UA-111326531-1
Friday, June 22, 2018

CITTÀ DI ETÀ ROMANA (18): CORI (CORA)

Posted by Maurizio Miranda On dicembre - 18 - 2014 Commenti disabilitati su CITTÀ DI ETÀ ROMANA (18): CORI (CORA)

Con Cori il Presidente dell’Istituto Mercati Internazionali, Maurizio Miranda (autore del volume ‘Città e Province di Età Romana), continua per Punto Continenti il racconto di un viaggio nel mondo romano. L’iniziativa rientra nelle celebrazioni del secondo millennio della scomparsa di Augusto. Foto: Tempio di Ercole a Cori. 

 

Nel Lazio, a circa 70 chilometri da Roma, si trova la suggestiva Cori abitata da poco più di 11 mila persone. Si tratta dell’antica città di Cora le cui origini risalgono al XIII secolo a.C. A Cori si erano sistemati i Volsci che hanno fatto parte della Lega Latina che si era opposta, sotto la guida di Anco Publicio di Cora, all’espansione di Roma. La Lega venne sconfitta nel 642 a.C. da Tullo Ostilio, terzo Re di Roma (672 a.C. – 640 a.C.) che concesse a Cora la condizione di città federata, cioè di città alleata, un privilegio rimasto inalterato fino alla riforma amministrativa complessiva intrapresa a Roma dopo la guerra civile.

 

Cora svolse un ruolo importante anche nel corso delle guerre puniche e venne coinvolta nel conflitto tra Mario e Silla. Nel I sec. a.C. ottenne la cittadinanza romana con l’elevazione della cittadina a Municipium. Nel medioevo la cittadina subì un progressivo degrado per poi entrare nei domini della chiesa. Dopo il 1832 venne incorporata nella legislazione di Velletri. Attualmente la città è suddivisa nella parte alta e quella a valle.

 

Per gli appassionati dell’Antica Roma ci sono diverse testimonianze da visitare. Proprio nella parte più alta della città, l’Acropoli, si trova il Tempio di Ercole, risalente al I sec. a.C. Di stile dorico, cioè del più antico degli ordini architettonici greci, il Tempio offre una splendida veduta sull’intera vallata di Cori. Nella zona, poi, del foro dell’antica Cora  ci sono anche il resti del Tempio di Castore e Polluce risalente ugualmente al I sec. a.C. Il Tempio si sovrappone a un santuario del V sec. a.C. ed ha  favorito la nascita di un tempio corinzio (stile greco adattato a Roma).

 

Altre due località da visitare sono il Ponte romano della Catena (sempre del I sec a.C.) che permetteva di attraversare il ‘Fosso della Catena’ localizzata vicino alla porta Ninfina e il Pozzodorico, una grande cisterna sistemata su un edificio romano del II secolo. Buona parte di Cori è poi circondata dalle mura ciclopiche di circa 2 km. Lungo la via si possono ammirare diversi reperti archeologici. Da non perdere il Museo storico della città che comprende i resti di un tempio romano (IV-II sec. a.C.), una chiesa medievale (prima metà XII sec.) e un convento rinascimentale con sculture ed affreschi tra i più notevoli della Campagna Romana (1467-1480).  Infine, oltre ai reperti romani a Cori si possono anche visitare diverse chiese e palazzi medioevali.

 

Per chi fosse interessato, su www.puntocontinenti.it è possibile visionare in due modi un video su Cori realizzato in occasione di una visita compiuta da Christina Sainer del Gruppo ‘Amici dell’Antica Roma’ promosso dall’Istituto Mercati Internazionali (IMI).

 

1)      Andare su www.puntocontinenti.it Rubrica Video Città di Età  Romana / Sezione Siti Romani in Italia n.02

2)      https://www.youtube.com/watch?v=kkeAymmcFSs

 

NOTE

L’ Istituto Mercati Internazionali (IMI), con sede a Roma, è un’Associazione senza finalità di lucro incentrata sullo studio dei rapporti culturali, economici, archeologici, turistici e sociali che legano ancora oggi i Paesi che hanno fatto parte del mondo romano. Nell’ambito delle sue attività l’IMI organizza convegni, dibattiti, mostre, filmati, studi, pubblicazioni e demanda l’organizzazione di viaggi nel mondo romano alle agenzie specializzate. Molti dei documenti, foto e filmati raggruppati negli archivi dell’IMI sono frutto di donazioni dei propri associati, molti dei quali viaggiano insieme al Gruppo Amici dell’Antica Roma. Per maggiori informazioni: Tel. 3393479223 – Fax. 065744836; istitutomercatiinter@libero.it

 

Precedenti servizi

Ostia Antica: Viaggio tra le città di età romana (17)

Tarragona (Tarraco): Viaggio tra le città di età romana (16)

Cahors (Cadurcorum): Viaggio tra le città di età romana (15)

Alesia (Alise): Viaggio tra le città di età romana (14)

Ducortorum (Reims): Viaggio tra le città di età romana (13)

Samorobriva: Viaggio tra le città di età romana (12)

Gesoriacum: Viaggio tra le città di età romana (11)

Quiberon: Viaggio tra le città di età romana (10)

Ostia Antica: Viaggio tra le città di età romana (9)

Noviodunum (Nyon): Viaggio tra le città di età romana (8)

Formia: Viaggio tra le città di età romana (7)

Autun: Viaggio tra le città di età romana (6)

Betica: Viaggio tra le città di età romana (5)

Legnago: Viaggio tra le città di età romana (4)

Arelate (Arles):Viaggio tra le città di età romana (3)

Dripisinum (Vicenza): Viaggio tra le città di età Romana (2)

Aquincum (Budapest): Viaggio tra le città di età Romana (1)

 

Filmati.

Cliccando su www.puntocontinenti.it è possibile visionare diversi video riguardanti le ‘Città di età romana’. Si trovano in alto a destra nella Rubrica ‘Video Notizie’ sotto la voce ‘Città di età romana’.

Suggerimenti da e per gli associati IMI.

Ai visitatori di Cori si suggerisce di fare un veloce salto anche a Giulianello, una frazione con meno di 4 mila abitanti: si tratta di un piccolo borgo rinascimentale, a due passi dalla catena dei monti Lepini. Da visitare la Chiesa di S. Giovanni Battista (XVI secolo), il Palazzo Salviati e il Lago Giulianello. A Giulianello si trova anche un Castello che risulterebbe appartenuto alla famiglia Giulia, ovvero alla famiglia di Giulio Cesare.

Notizie utili.

Ristoranti e Alberghi. Dal Gruppo degli Amici dell’Antica Roma è stato suggerito il ristorante ‘Da Checco’. Sul fronte degli alberghi, il Gruppo si é trovato bene all’Hotel Nespolo d’Oro a Lariano (11 km da Cori), situato alle pendici del Monte Ariano, nelle vicinanze del parco a tema Rainbow MagicLand e del Centro Equestre Federale dei Pratoni del Vivaro. Telefono dell’Hotel: 069655050.

 Maurizio Miranda

UNDESA: PRONTO IL NUOVO PROGRAMMA JPO PER I GIOVANI

Posted by Maurizio Miranda On ottobre - 8 - 2014 Commenti disabilitati su UNDESA: PRONTO IL NUOVO PROGRAMMA JPO PER I GIOVANI

 Gherardo Casini, Direttore dell’Ufficio UNDESA di Roma 

Riportiamo i termini per partecipare al programma riservato ai giovani interessati a lavorare come Esperti Associati e Funzionari delle Organizzazioni Internazionali. Nel riquadro: Gherardo Casini, Direttore dell’Ufficio dell’UNDESA che gestisce il Programma (Roma in Via Vittorio Emanuele II, numero 251).

 

Il Programma Esperti Associati e Giovani Funzionari delle Organizzazioni Internazionali, noto anche come JPO Programme, è un’iniziativa di cooperazione tecnica multilaterale finanziata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, che permette a giovani italiani qualificati di 30 anni o di età inferiore, di avere un’esperienza formativa e professionale nelle organizzazioni internazionali del sistema ONU per un periodo di due anni.

 

Lo scopo del Programma è duplice. Da una parte esso favorisce le attività di cooperazione tecnica delle organizzazioni internazionali associando giovani funzionari ad iniziative di sviluppo, dall’altra consente a giovani interessati alle carriere internazionali di compiere rilevanti esperienze professionali che nel futuro ne potrebbero favorire il reclutamento da parte delle organizzazioni stesse o in ambito internazionale.

 

I requisiti necessari per poter accedere alla pre-selezione sono:

  • Essere nati il o dopo il 1 gennaio 1984 (1 gennaio 1981 se laureati in medicina)
  • Possedere la nazionalità italiana
  • Avere un’ottima conoscenza della lingua inglese e italiana
  • Avere ottenuto uno dei seguenti titoli accademici:

–          laurea specialistica/magistrale/ciclo unico;

–          laurea accompagnata da un titolo di Master universitario.

 

I candidati in possesso di un Bachelor’s Degree o di un titolo equivalente devono aver conseguito un titolo universitario di Master o Maîtrise.

 

La scadenza per l’inoltro delle domande è il 12 novembre 2014 alle ore 15:00 (ora locale italiana).

Le domande incomplete o pervenute in ritardo non saranno prese in considerazione

 

Le candidature dovranno essere inviate in forma digitale utilizzando un modulo elettronico (e-form) reperibile nel sito www.undesa.it

 

I candidati dovranno fornire i seguenti documenti  in formato digitale:

a)    Formulario di candidatura firmato e datato;

b)   Copia dell’ultimo titolo universitario conseguito alla data di presentazione della domanda (o modello di autocertificazione).

Le candidature ricevute via posta, e-mail, fax o consegnate personalmente non saranno accettate.

Per ulteriori informazioni consultare www.undesa.it o scrivere a jpoinfo@undesa.it. In caso di dubbio si può sempre telefonare al numero 06.68136320. 

 

CITTÀ DI ETÀ ROMANA (17): OSTIA ANTICA

Posted by Maurizio Miranda On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su CITTÀ DI ETÀ ROMANA (17): OSTIA ANTICA

 Maurizio Miranda

 

Di Maurizio Miranda

Con Ostia Antica il Presidente dell’Istituto Mercati Internazionali, Maurizio Miranda (riquadro) continua per Punto Continenti il racconto di un viaggio tra le ‘Città di età romana’. L’iniziativa rientra nelle celebrazioni del secondo millennio della scomparsa di Augusto.  Foto: Ostia Antica. Nel riquadro Maurizio Miranda

 

Un evento straordinario mi porta a parlare nuovamente di Ostia Antica (l’avevo già fatto col numero 9 della presente serie): mi riferisco al recente annuncio dato dalla Soprintendente Speciale ai Beni Archeologici di Roma, Maria Rosaria Barbera, relativamente alla scoperta della vera ed eccezionale dimensione  di Ostia Antica e delle parti finora nascoste del grande porto di Roma. Le scoperte sono frutto di sette anni di indagini condotte con la tecnologia del georadar (magnetometria), grazie ad una èquipe di archeologi e geofisici guidata dalla Paola  Germoni e Angelo Pellegrino, in rappresentanza della Soprintendenza, da Simon Keay (University of Southampton) e Martin Millet (University of Cambridge). Su questa scoperta si è pronunciato anche il noto Archeologo Fausto Zevi, che già nel 1968 aveva scoperto nell’area un grande magazzino non ha dubbi: “Si rimette in discussione la funzione urbana di Ostia, che ora appare grande il doppio di Pompei”.

 

Paradossalmente, pochi chilometri separano il ritrovamento in questione dall’aeroporto Internazionale Leonardo Da Vinci, luogo dal quale la squadra italo – inglese ha avviato indagini geofisiche nell’area fra gli antichi scali marittimi di Portus ed Ostia. L’Area è nota come Isola Sacra nel Comune di Fiumicino. La notizia è rimasta a lungo ‘segreta’ a fronte di un intenso e laborioso percorso di indagini archeologiche che hanno svelato come  Ostia era molto più vasta di quanto si credesse fino al 2007. Da allora in poi è stato scientificamente possibile ricorrere al metodo magnetometrico che ha consentito di scansionare il paesaggio, permettendo ai geofisici di verificare le anomalie e identificare le antiche mura sepolte, i tracciati stradali e le strutture presenti nel sottosuolo, ritrovando nella zona di Isola Sacra gli antichi scali marittimi e fluviali di Portus e Ostia.

 

E’ emersa una traccia molto chiara delle mura perimetrali di Ostia antica e di 4 grandi edifici, tre dei quali presentano caratteristiche similari a quelle dei magazzini presenti nelle aree già scavate di Ostia con una pianta di 83 metri per 75  per il più grande.” Infatti nel I secolo a.C. il Tevere non chiudeva  la città (ora si può ben dire) di Ostia a nord, ma la divideva in due parti. A testimoniare l’originale estensione di Ostia è un sistema di mura di cinta, finora mancanti, lungo cui spiccano sei torri monumentali (di 6 metri per 8). Non un quartiere periferico, ma una nuova porzione di città che si sviluppa al di là del fiume, fino ad oggi considerato solo il confine nord della città. “Lo sviluppo urbanistico di Ostia antica complessivamente aumenta così del 45%. Supera ormai i centomila metri quadrati”, precisa la Germoni.

 

Le sorprese non sono finite. Nell’area indagata tra il Tevere e le nuove mura (la “Trastevere Ostiense”) sono stati identificati i resti delle strutture di quattro edifici. Tre sono considerati magazzini, sfoggiando una pianta di 83 metri per 75 articolati in celle allineate. Ma a rimanere ancora un caso irrisolto è il quarto edificio che vanta 142 metri di lato per 110, svelando la caratteristica di due fila di colonne disposte lungo gli assi nord – sud. Le dimensioni, in questo caso, diventano un aspetto determinante di conoscenza trattandosi “dell’Edificio più grande di Ostia antica” dice la Germoni. In effetti basta un confronto con il Piazzale delle Corporazioni (110×80 metri), il Foro (135×30) e i Grandi Horrea (85×125) per comprendere più che bene la  rilevantissima dimensione.

 

E’ nella parte meridionale di Isola Sacra  che indagini archeologiche preventive e con il georadar hanno individuato le  mura perimetrali della nuova Ostia antica che correvano per 540 metri da est a ovest, piegando poi verso sud in direzione del Tevere. E sempre qui si è potuto capire che sulle mura, a intervalli regolari, compaiono sei grandi torrioni rettangolari. La magnetometria ha consentito poi di scansionare le antiche strutture presenti nel sottosuolo, compresi i tracciati stradali. “Sapevamo che la grossa alluvione del 1560 avesse tagliato la  città, ma il sedime fangoso invece di distruggere ha, in fondo, conservato sotto il velo della terra le fondazioni della città nuova”, aggiunge la Germoni.

 

Il  Tevere non chiude a nord Ostia, ma attraversa la città, proprio come fa a Roma. “Il nostro compito ora è di pianificare piccoli e chirurgici interventi di scavo per definire con precisione la datazione delle mura”, avverte la Germoni lanciando l’ipotesi che risalgano al I secolo d.C. E’ nella parte meridionale di Isola Sacra  che indagini archeologiche preventive e con il georadar hanno individuato le  mura perimetrali della nuova Ostia antica che correvano per 540 metri da est a ovest, piegando poi verso sud in direzione del Tevere. E sempre qui si è potuto capire che sulle mura, a intervalli regolari, compaiono sei grandi torrioni rettangolari.

 

La magnetometria ha consentito poi di scansionare le antiche strutture presenti nel sottosuolo, compresi i tracciati stradali. “Sapevamo che la grossa alluvione del 1560 avesse tagliato la  città, ma il sedime fangoso invece di distruggere ha, in fondo, conservato sotto il velo della terra le fondazioni della città nuova”, aggiunge la Germoni. Il  Tevere non chiude a nord Ostia, ma attraversa la città, proprio come fa a Roma. “Il nostro compito ora è di pianificare piccoli e chirurgici interventi di scavo per definire con precisione la datazione delle mura”, avverte la Germoni lanciando l’ipotesi che risalgano al I secolo d.C.

 

A conclusione di questa carrellata non possiamo che rallegrarci con la Soprintendente Speciale ai Beni Archeologici di Roma, Maria Rosaria Barbera, ricordando come l’IMI (Istituto Mercati Internazionali) insieme ad altri organismi come la FIEI (Federazione Italiana Esportatori – Importatori), l’IIITT (Indo – Italian Institute for Trade and Technology) e l’IKC (Indian Knowledge City), in oltre 10 anni di collaborazione, ha sempre manifestato la massima attenzione e cooperazione sulle tematiche della logistica integrata e intermodale, dei commerci e dei mercati internazionali e che ancora una volta trovano riscontro nello stoccaggio delle merci che hanno transitato ad Ostia. Una tematica di ulteriore novità è rappresentata dalle indagini che sono state compiute dalla squadra italo – inglese che ha aumentato del 50% lo spazio dedicato ai depositi di merci, che si attestano ora a 70 mila metri quadrati. Tali dati riaprono il tema delle dimensioni degli scambi commerciali: Ostia si conferma una delle città portuali più importanti del Mediterraneo.

 

NOTE

L’ Istituto Mercati Internazionali (IMI), con sede a Roma, è un’Associazione senza finalità di lucro incentrata sullo studio dei rapporti culturali, economici, archeologici, turistici e sociali che legano ancora oggi i Paesi che hanno fatto parte del mondo romano. Nell’ambito delle sue attività l’IMI organizza convegni, dibattiti, mostre, filmati, viaggi culturali, studi e pubblicazioni. Molti dei documenti, foto e filmati raggruppati negli archivi dell’IMI sono frutto di donazioni dei propri associati. Per maggiori informazioni: Tel. 3393479223 – Fax. 065744836; istitutomercatiinter@libero.it

 

Precedenti servizi

 

Tarragona (Tarraco): Viaggio tra le città di età romana (16)

Cahors (Cadurcorum): Viaggio tra le città di età romana (15)

Alesia (Alise): Viaggio tra le città di età romana (14)

Ducortorum (Reims): Viaggio tra le città di età romana (13)

Samorobriva: Viaggio tra le città di età romana (12)

Gesoriacum: Viaggio tra le città di età romana (11)

Quiberon: Viaggio tra le città di età romana (10)

Ostia Antica: Viaggio tra le città di età romana (9)

Noviodunum (Nyon): Viaggio tra le città di età romana (8)

Formia: Viaggio tra le città di età romana (7)

Autun: Viaggio tra le città di età romana (6)

Betica: Viaggio tra le città di età romana (5)

Legnago: Viaggio tra le città di età romana (4)

Arelate (Arles):Viaggio tra le città di età romana (3)

Dripisinum (Vicenza): Viaggio tra le città di età Romana (2)

Aquincum (Budapest): Viaggio tra le città di età Romana (1)

 

Filmati.

Cliccando su www.puntocontinenti.it è possibile visionare diversi video riguardanti le ‘Città di età romana’. Si trovano in alto a destra nella Rubrica ‘Video Notizie’ sotto la voce ‘Città di età romana’.

Suggerimenti da e per gli associati IMI.

Ostia Antica è stata essenzialmente una città commerciale e di raccordo tra importantissime vie di comunicazione (Tevere e Tirreno) con la capitale del mondo antico. Ostia è  stata una città cosmopolita dove al suo interno convivevano razze e culture differenti. I suoi abitanti erano, a seconda della professione, raggruppati in sodalizi, con lingue e religioni differenti.  Da visitare nelle vicinanze anche il Castello di Giulio II.

Notizie utili.

Alberghi. Dagli associati IMI sono pervenute ottime referenze su questi due alberghi:

Hotel Rodrigo de Vivar. Via Rainaldo 18 Roma. Quattro stelle a 0,1 km da Ostia Antica. Si trova nelle vicinanze dell’Aeroporto Leonardo da Vinci ed è dotato di ogni comfort. Molto buona anche la cucina.

Hotel Ostia Antica Park. Via dei Romagnoli 1041, Roma. Tre stelle a 1,5 km da Ostia Antica. Ottanta belle stanze corredate da ogni comfort, nonché una grande piscina e centro benessere. Non distante dall’aeroporto di Fiumicino Leonardo da Vinci.

 

 

 

 

MAURIZIO MIRANDA: DALLA CULTURA 76 MLD E 1,4 MLN DI OCCUPATI

Posted by Maurizio Miranda On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su MAURIZIO MIRANDA: DALLA CULTURA 76 MLD E 1,4 MLN DI OCCUPATI

 Maurizio Miranda

 

Di Maurizio Miranda

Con l’avvio del nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei per gli anni 2014-2020 (che attraverso il Programma EUROPA CREATIVA assegna alla cultura e all’industria creativa 1,8 miliardi di euro), è l’intero sistema-paese che deve ripensare le strategie di politica economica per una nuova qualità della crescita.

 

Recenti studi, infatti, hanno evidenziato che le industrie culturali e creative rappresentano circa il 4,5% del PIL dell’UE e il 3,8% dell’occupazione ed equivalgono a 8,5 milioni di posti di lavoro diretti (e molti di più se si considerano le ricadute in altri settori).

 

A livello nazionale la cultura frutta al Paese il 5,4% della ricchezza prodotta equivalente a quasi 76 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 1,4 milioni di persone, ovvero al 5,6% del totale degli occupati, con un peso specifico assai superiore al settore primario o alla meccanica.

 

‘L’indicazione di porre la cultura al centro delle politiche di sviluppo è supportata anche dai più recenti studi promossi dal Parlamento Europeo che hanno anche suggerito di considerare la cultura come dimensione trasversale e integrata a tutte le altre politiche di coesione che possono contare su risorse molto più significative, arrivando a circa 380 md di euro’.

 

L’obiettivo è di fornire un contributo a tutti i policy-makers, ai diversi livelli istituzionali, per introdurre nelle politiche pubbliche le straordinarie potenzialità della cultura anche a sostegno della coesione sociale.

 

‘E’ indispensabile, a livello nazionale, un più stretto coordinamento tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e il Ministero dello Sviluppo Economico e, a livello europeo, l’inserimento della cultura nelle priorità strategiche del nuovo programma dei fondi comunitari 2014-2020’.

 

Le città e i territori saranno i protagonisti di queste nuove sfide, accanto ad una maggiore consapevolezza dell’intera classe dirigente, pubblica e privata, del ruolo della cultura nelle politiche di sviluppo (si veda la best practice europea di pianificazione strategica a base culturale rappresentata dalle Capitali Europee della Cultura e che interesserà il nostro Paese nel 2019).

 

Sarà necessario introdurre strumenti di ingegneria finanziaria che favoriscano la progettualità integrata tra pubblico e privato e tra i diversi livelli istituzionali. ‘A questo riguardo sarebbe importante la creazione di un Fondo per la progettualità culturale in grado di qualificare l’azione delle Amministrazioni Pubbliche nell’immaginare nuovi percorsi di sviluppo basati sulla valorizzazione integrata dello straordinario e diffuso patrimonio culturale dell’Italia’.

VIRGILIO DASTOLI: NEL 2014 AVREMO UN EMBRIONE DI GOVERNO

Posted by Maurizio Miranda On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su VIRGILIO DASTOLI: NEL 2014 AVREMO UN EMBRIONE DI GOVERNO

Per dieci anni è stato assistente parlamentare di Altiero Spinelli, considerato uno dei padri nobili dell’Unione Europea e promotore insieme a Ernesto Rossi, negli anni dell’esilio a Ventotene, del Manifesto per un’Europa libera e unita. E’, comunque, da una vita che il Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, Virgilio Dastoli, originario di Anzio (piccola località alle porte di Roma) è impegnato a dare forma e sostanza alla nascita degli Stati Uniti d’Europa. Di temperamento molto pacato Dastoli è uno che, come si suol dire,  ‘non molla la presa’ e che ama scendere sul terreno concreto.

Notevole è stato, ad esempio, il suo contributo alla definizione dell’ammontare pluriennale del primo Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, al rigetto da parte del Parlamento Europeo del bilancio delle comunità europee per l’esercizio 1980, alla nascita e alle attività del Club del Coccodrillo, all’elaborazione del Rapporto sulle risorse proprie ed in particolare alla prima proposta europea di Euro-bonds, nonché alla redazione del progetto istitutivo dell’Unione Europea. Dal 2003 al 2009 è stato anche direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’integrazione comunitaria, dal 2010 Dastoli presiede il Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), espressione di tutte le forze democratiche (partiti, sindacati, enti, organizzazioni e associazioni varie) consapevoli della rilevanza per l’Italia del conseguimento dell’Unità europea.

 

Lei si è sempre battuto per la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Si tratta di un sogno o crede che in tempi ragionevoli si possa realmente raggiungere quest’obiettivo?

 

Intanto cominciamo col dire che alcuni significativi passi in avanti sono stati fatti. Pensiamo all’elezione diretta del Parlamento Europeo, all’abolizione delle frontiere, all’introduzione della moneta unica e a tante altre conquiste. Comunque già per il 2014, in occasione del rinnovo del Parlamento Europeo, ci sarà un’altra importante novità: ogni partito europeo indicherà il proprio candidato alla Presidenza della Commissione Europea. Diciamo che in embrione si sta formando un Governo europeo. Naturalmente rimangono ancora molti passi da fare.

 

Attualmente si fa fatica a capire tra partiti di destra e di sinistra chi sul piano politico è più europeista o più euroscettico. Secondo lei com’è la situazione?

 

Per quanto riguarda l’Europa non credo che abbia molto senso parlare di destra o sinistra. Sostenitori e scettici sull’Europa si trovano trasversalmente in tutti i raggruppamenti politici, sia in Italia che in Europa. La divisione non passa tra destra e sinistra ma tra innovatori e immobilisti. Per quanto riguarda l’Italia, il fronte degli immobilisti va da Berlusconi e Lega fino ai radicali di sinistra, coinvolgendo personaggi come Oscar Giannino o movimenti di protesta come Cinque stelle fino ad alcuni membri del PD. Eppure in ognuno di questi partiti o movimenti ci sono esponenti convinti che, a differenza di quanto si dica in giro, non occorre meno Europa ma, al contrario, più Europa.

 

Come vede il possibile referendum in Gran Bretagna sull’uscita dall’Europa?

 

Abbiamo a che fare con la solita tattica o, se vogliamo, capacità diplomatica di Londra. Siccome nel 2015 verrà rinegoziato il Trattato di Lisbona, gli inglesi cominciano ad alzare il tiro paventando il pericolo di un’uscita dall’Europa. Spero che questa volta gli altri Paesi europei sappiano agire di conseguenza. Mi spiego: non v’è dubbio che il ruolo della Gran Bretagna in Europa è fondamentale. Tuttavia, gli altri Paesi non possono vivere in eterno sotto la spada di Damocle targata Londra. Se proprio gli inglesi vogliono uscire, ma non ci credo, allora pazienza, dobbiamo farci una ragione.

 

Insomma, in parole povere, secondo lei si tratta di un bluff?

 

Diciamo una trovata elettorale.

 

Comunque, si ha la sensazione che anche gli italiani stiano diventando euroscettici. Non è così?

 

Certo, la generale sfiducia della gente verso le istituzioni nazionali si riverbera anche a livello europeo. Dare, comunque, la colpa delle nostre disgrazie all’Europa è anche un modo per scaricarsi dalle proprie responsabilità. Spesso è pura demagogia anche se non si può negare che molte politiche europee si siano rivelate sbagliate.

 

Tipo?

 

L’Europa è stata la culla del welfare, della necessità di collocare l’uomo al centro delle sue politiche. Questa impostazione si sta gradualmente dissolvendo nel momento stesso in cui al di sopra di tutto viene messo il rigore, senza alcune preoccupazione per la crescita. Questo eccessivo rigore allontana la gente dall’Europa e rischia di produrre dei disastri sociali. La storia di altre realtà nel mondo ci dovrebbe insegnare qualcosa.

 

Lei si riferisce, ad esempio, all’America Latina?

 

Certamente, quel Continente insieme all’India e alla Cina è riuscito a contenere molto bene gli effetti della crisi mondiale preoccupandosi soprattutto di non lasciare indietro la parte più povera della popolazione. La cosa straordinaria è che i governi latino americani, sia di centro destra che quelli di centro sinistra, hanno compiuto scelte politiche e sociali molto similari. Del resto, oltre a crescere del 4-5% e ad aver appianato gli ingenti debiti internazionali, in quasi tutti i Paesi dell’America Latina milioni di esseri umani sono usciti dalla povertà, sono diventati classe media e oggi contribuiscono attivamente alla crescita dei loro Paesi.

 

Quali sono i Progetti futuri del Cime?

 

Attualmente stiamo lavorando in tre direzioni. Innanzitutto stiamo già preparando il semestre di presidenza italiana che inizierà il primo luglio del 2014. Inoltre stiamo organizzando una grande Conferenza interparlamentare proprio per discutere e trovare delle possibili soluzioni ai gravi problemi che in questo momento attanagliano il nostro Continente. Infine, ci proponiamo di elaborare delle strategie in grado d’ informare e avvicinare maggiormente i cittadini alle istituzioni comunitarie.

MADAGHIELE: ‘GENERE FEMMINILE’ FA RIMA CON INCLUSIONE SOCIALE

Posted by Maurizio Miranda On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su MADAGHIELE: ‘GENERE FEMMINILE’ FA RIMA CON INCLUSIONE SOCIALE

In fondo cercano di dare delle risposte a tre esigenze tipiche della società moderna: l’ isolamento affettivo (mentre si moltiplicano le amicizie virtuali su facebook diminuiscono drasticamente i rapporti di vera amicizia); la crescente violenza e conflitto tra uomo e donna; la sete di conoscenza messa in evidenza da un deserto culturale che ormai avanza ovunque. Parliamo dell’Associazione  ‘Genere Femminile’  presieduta da Cotrina Madaghiele (nella foto), laureata in Sociologia presso l’Università La Sapienza di Roma, con una vasta esperienza presso il Centro  Nazionale Opere Salesiane, soprattutto nell’ambito di progetti di ricerca su tematiche socio-educative e formative.  Con lei abbiamo cercato di sapere qualcosa di più su quest’associazione  che dovrebbe espandersi anche in altre Regioni italiane.

 

Come è nata e strutturata la vostra associazione? Sono previste quote associative? Che tipo di attività svolgete?

 

L’Associazione di Promozione Sociale “Genere Femminile” persegue finalità di solidarietà e di inclusione sociale in favore delle donne. Non ha fini di lucro e si propone di promuovere iniziative volte al miglioramento della qualità della vita delle donne e all’accrescimento del loro benessere favorendo la loro partecipazione attiva alla vita sociale, economica e culturale.   Priorità dell’Associazione è diffondere una cultura di parità e di non discriminazione e favorire un’immagine non stereotipata di donne e uomini. L’eliminazione dei pregiudizi e degli stereotipi di genere nell’ambito dell’istruzione, della formazione, della cultura, del mercato del lavoro e dei mezzi di comunicazione rientra fra le principali linee d’ intervento dell’Associazione.

 

Come siete organizzati e sono previste quote associative?

 

L’Associazione ‘Genere Femminile’ è iscritta nel   Registro Regionale delle Associazioni della Regione Lazio,    Registro delle Associazioni e degli Enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni presso l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali),    nell’Albo delle Associazioni della Provincia di Roma e nell’  Elenco delle Associazioni Culturali IX Municipio di Roma.   Al momento non sono previste quote associative ma si può diventare ‘Amica o Amico dell’Associazione Genere Femminile’ previa approvazione del Consiglio Direttivo.

 

Ma cosa significa essere amici dell’Associazione Genere Femminile?

 

Significa sentirsi parte di un progetto culturale e di valore sociale; essere informato sulle attività e partecipare alle iniziative dell’Associazione; proporre iniziative. L’attrice Patrizia Pellegriono, ad esempio, è amica dell’Associazione.   Le nostre ultime iniziative sono state l’apertura, a luglio 2012, del ‘Centro Ascolto Donna’ che offre consulenza psicologica e legale per donne in difficoltà; l’attivazione del gruppo di amicizia ‘La felicità di stare insieme’ che si riunisce tutti i giovedì dalle 17:30 alle 19:00 a Roma in via A. Crivellucci 3.   Nel mese di luglio del 2011 l’Associazione ha organizzato ogni lunedì una serie di incontri per discutere ed approfondire il tema della donna nel tempo dal titolo “Mille volti, mille storie: la Donna testimone del suo tempo. Personaggi e fatti di apparente ordinarietà”.

 

L’iniziativa ha ottenuto il Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Provincia di Roma e del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico.   Attualmente stiamo programmando alcune visite guidate e di studio su Santa Caterina da Siena e abbiamo in programma un progetto per prevenire la violenza sulle donne: ‘Gli stereotipi di genere: cosa sono e come si formano’ che prevede una ricerca teorica su cosa sono gli stereotipi e come si formano; una serie di incontri in alcune scuole di Roma al fine di consegnare delle schede informative sulla tematica. I risultati della ricerca verranno raccolti in una pubblicazione.

 

Nella vostra pagina Web avete indicato come vostro obiettivo principale quello di raggiungere ‘La felicità di stare insieme’. Obiettivo molto bello ma in concreto cosa significa?

 

‘La felicità di stare insieme’ è il nome del gruppo di amicizia che abbiamo attivato a Roma per tutte quelle persone adulte che avvertono l’esigenza di condividere con altre persone una parte del loro tempo; che vogliono trovare amicizie. Siamo convinti che la rete di relazioni dà senso alla vita: aiutare gli altri accresce la propria autostima e permette di sviluppare le competenze. Insieme parliamo delle nostre emozioni, delle nostre esperienze, invitiamo persone esterne che tengono lezioni su tematiche proposte dal gruppo, organizziamo visite guidate.

 

La vostra associazione si chiama Genere Femminile. Come vi collocate rispetto al femminismo?

 

Tutte noi abbiamo beneficiato delle conquiste femministe ma, rispetto al movimento degli anni ’70, noi esaltiamo le differenze tra il maschile e il femminile, crediamo nel reciproco aiuto. In sostanza, crediamo che uomini e donne debbano stare insieme.

 

Associazione Genere Femminile

tel. 347 9091265 fax 178 2229493

info@generefemminile.it www.generefemminile.it

www.facebook.com/generefemminile

ANGELA NISI VINCE IL CONCORSO LIRICO ‘OTTAVIO ZIINO’

Posted by Maurizio Miranda On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su ANGELA NISI VINCE IL CONCORSO LIRICO ‘OTTAVIO ZIINO’

Per Angela Nisi è stato un successo completo: non solo ha vinto l’undicesima edizione del Concorso Lirico Internazionale ‘Ottavio Ziino’, che si è svolto a Roma all’interno del prestigioso Conservatorio di Santa Cecilia ma ha ottenuto dal Teatro di Essen in Germania il ruolo di Musetta nella Bohème di Puccini, oltre ad aggiudicarsi il Premio Angelica Tuccari (grande soprano degli anni cinquanta) e ad essere invitata a cantare San Paolo del Brasile. Dotata di un bella e calda voce, con una buona estensione e un timbro molto chiaro, la Nisi si è distinta anche per un’incisiva presenza scenica oltre che per il coraggio di affrontare un’aria molto popolare che porta automaticamente a pericolosi confronti con le grandi del passato (pensiamo solo alla Callas e alla Tebaldi).

 

Nata a Brindisi, ha debuttato nel ruolo di Micaela in Carmen di Bizet nel 2010 al Festival OperaEstate di Bassano del Grappa e a Rimini. Nel 2011 e nel 2012, ha interpretato il ruolo del titolo in Pinocchio di Pierangelo Valtinoni al Teatro Regio di Torino e il ruolo di Lucia in Lucia di Lammermoor al Festival di Bassano del Grappa. La sua esperienza teatrale comprende inoltre i seguenti titoli: Pulcinella finto maestro di musica di Giacomo Insanguine (Rosaura); La vedova allegra di Franz Lehar (Hanna Glawari); Le sorelle Brontë, di De Zogheb e Andrea Chenna (Festival Biennale Teatro di Venezia, Teatro Baretti di Torino, 2009) con la regia di Davide Livermore; Il Demetrio di Leonardo Leo (Olinto); Dorina e Nibbio di Domenico Sarro (Dorina) a Basilea.  Da registrare, infine, che la Nisi fa parte anche del Direttivo dell’Associazione Cantori Professionisti d’Italia  che punta a includere l’Opera Lirica Italiana nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.

 

Insime alla Nisi sono stati premiatati al secondo posto il soprano Sun Hyung Cho della Corea del Sud (ha cantato ‘Pleurez, mes yeux” da Le Cid di Massenet), e al terzo, a pari merito, il basso sud coreano Chaejun Lim (con ‘Mentre gonfiarsi l’anima’ da Attila di Verdi)  e il tenore italiano Edoardo Milletti (con ‘Ah!Mes amis’ da La fille du Regiment di Donizetti). Per la giuria della critica è stato premiato il giovane basso italianoAntonio Carmelo di Matteo (con ‘Il lacerato spirito’ da Simon Boccanegra di Verdi). Il pubblico ha votato invece per Filippo Mineccia, controtenore italiano (con ‘Pompe vane di morte’ da Rodelinda di Haendel). Infine, sono entrati in finale il mezzosoprano russo Ksenia Leonidova, il baritono della Corea del SudSungwan Lee, il soprano italiano Francesca Tiburzi, il tenore brasiliano Max Jota, e il baritono moldavoValeriu Caradja.

 

Il Concorso Lirico che porta il nome del grande Direttore d’Orchestra e compositore Ottavio Ziino gode dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma e del Ministero dei Beni Culturali. Le vere anime della manifestazione sono Wally Santarcangelo e Lorenzo di Pace, rispettivamente Direttrice artistica della manifestazione e Presidente dell’Associazione Culturale ‘Il Villaggio della Musica’ che promuove la manifestazione.

 

Il presidente della giuria di quest’anno è stato il soprano di fama mondiale Mariella Devia che per tre giorni ha esaminato i numerosi concorrenti provenienti da diverse nazioni. In questo lavoro è stata affiancata daHein Mulders (Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Essen (Germania), Alberto Triola, coordinatore artistico del Maggio Fiorentino, Marco Tutino compositore e presidente della Scuola dell’Opera Italiana,Giovanna Lomazzi, Vice presidente Aslico, Ilias Tzempetonidis, casting manager della Scala di Milano,Filippo Anselmi, agente lirico di New York, Vincenzo De Vivo direttore dell’Accademia d’Arte lirica di Osimo e Giuseppe Sabbatini, direttore d’orchestra. La ‘Commissione della critica’ è stata guidata da Maria Adele Ziino, figlia di Ottavio.  Tutti i cantanti sono stati accompagnati al pianoforte dal maestro Marco Forgione.

SOCIALISMO? PUNTO E A CAPO, SUBITO. PAROLA DI MANUEL SANTORO

Posted by Maurizio Miranda On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su SOCIALISMO? PUNTO E A CAPO, SUBITO. PAROLA DI MANUEL SANTORO

Classe 1972, residente a Tivoli (vicino Roma), dottorato in matematica alla Portland State University USA, ex assistente ricercatore al Laboratorio nazionale di Argonne (USA) e presso il Dipartimento di energia degli Stati Uniti (Università di Chicago), nonché ricercatore di matematica applicata alla fisica-chimica in Germania al Max Planck (Stoccarda), Manuel Santoro è tornato in Italia nel Luglio del 2008 e, sin dalla sua permanenza in Germania, è stato Responsabile dell’Organizzazione del movimento politico “Radicali di Sinistra”.

Nel 2010 è stato tra i fondatori del movimento politico “Libertà ed Eguaglianza” di cui è stato coordinatore nazionale sino alla confluenza del gruppo nella Lega dei Socialisti, nel Giugno del 2011. Iscritto al Partito Socialista Italiano, è ora membro del Direttivo nazionale della Lega dei Socialisti. Anche se, come vedremo più avanti, a Santoro non piace il termine rottamatore, non v’è dubbio che in questo momento sta tentando un’operazione di rottura e rilancio a tutto campo all’interno del Partito Socialista Italiano, attualmente guidato da Riccardo Nencini.

Per Santoro, in sostanza, si tratta dell’ultima possibilità storica di non decretare la morte definitiva della rappresentanza socialista. E per raggiungere questo scopo intende puntare decisamente su un crescente numero di giovani (in massima parte quarantenni) intenzionati a rilanciare in chiave moderna i ‘vecchi ideali socialisti’, insieme ai ‘vecchi socialisti’ rimasti giovani nella volontà di non arrendersi alla progressiva degenerazione e dissolvenza del partito. Ma ecco cosa Santoro ha detto a Euronews.

In questo momento storico sembra che tutte le ideologie siano morte e, quindi, anche una gloriosa come quella socialista. Se è così che senso ha rispolverare il nome di un vecchio partito che, tra l’altro è finito in maniera ingloriosa? Non teme di rivolgersi solo a una minuscola compagine di nostalgici senza alcune presa sui giovani?

 

L’ideale socialista è sempre esistito, esiste ed esisterà sempre. Certo, è un ideale ormai spoglio di una vera progettualità fatta di speranze, idee e militanza, intorno alla quale si possano raccogliere energie nuove. Quello che manca, oggi, è un degno rappresentante dell’ideale socialista nella politica e nella società e, penso, sia arrivato il momento di riprendere un filo interrotto, una ragione d’essere che vede nella povera gente, nelle ingiustizie sociali, nelle ineguaglianze, le ragioni dell’esistenza e della lotta di un partito socialista.

 

Il partito socialista odierno è del tutto insufficiente a rappresentare queste istanze di riscatto sociale visto il suo graduale scivolamento verso un centrismo in salsa democratica che vive solo di laicità e diritti civili, avendo dimenticato totalmente la sua funzione propositiva e propulsiva della ricerca di nuovi processi economici e sociali. Un nuovo soggetto politico socialista dovrebbe, finalmente, “portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”. Se riuscissimo a riproporre un minimo di nuova progettualità socialista, con i suoi reali valori politici ed umani, riusciremmo senza dubbio a coinvolgere tantissimi giovani i quali non cercano altro che una sponda, un rifugio entro il quale rigenerare anima e mente, rielaborando un nuovo modello di convivenza civile che metta in dubbio l’assetto socio-economico attuale, orami brutalizzato e brutalizzante.

 

Nel mondo i vecchi partiti della sinistra prendevano spunto del concetto di lotta di classe per elaborare le loro teorie politiche con alcuni importanti distinguo: i comunisti auspicavano la dittatura proletaria (anche se il Pci, per la verità, su questo terreno si è distinto da quasi tutti gli altri partiti comunisti nel mondo) mentre i socialisti auspicano il raggiungimento del potere per vie democratiche. Oggi nessuno parla più di lotta di classe eppure mai come oggi l’assioma di Marx appare avverarsi: i ricchi diventano sempre più ricchi ma in numero sempre minore mentre i poveri diventano sempre più poveri ma in un numero sempre maggiore. Di fronte a questa realtà come si pone un nuovo partito socialista?

 

Prima di tutto un nuovo partito socialista dovrebbe prendere atto che le crisi susseguitesi nei decenni a causa dell’evolversi di incontrollati cortocircuiti dei processi finanziari hanno prodotto un indebolimento globale delle società sviluppate, dei loro modelli di sviluppo e di welfare. L’effetto complessivo è stato tremendo visto l’annullamento delle prospettive di sostenibilità di lungo periodo dei tessuti produttivi. Oggi, come spesso è successo, l’economia reale paga i danni prodotti dall’imbarbarimento dei processi finanziari complice una politica internazionale che tendenzialmente privilegia l’arricchimento dei più ricchi attraverso l’impoverimento delle società e l’espropriazione della ricchezza collettiva per fini privatistici.

 

Se volessimo fare un’analisi seria dell’ultima crisi iniziata nel 2008 capiremmo come sia in atto un cambiamento di sistema profondo che lentamente modificherà i processi economici, sociali e comportamentali globali. Penso che possiamo essere tutti d’accordo nel dire che l’impatto di questa crisi sul tessuto produttivo e sull’economia reale sia l’effetto di una voluta e ricercata autoregolamentazione del sistema finanziario e bancario multinazionale, le cui politiche egoistiche vengono calate a livello nazionale attraverso lo strumento e l’avvallo della politica.

 

Penso che oggi ci sia un’incapacità certa della politica nazionale, europea ed internazionale, di contrapporre un modello di progresso sostenibile alternativo.  Di certo, il nodo principale da risolvere oggi è l’incapacità di chi si richiama alla cultura e all’azione socialista di delineare un percorso di rottura rispetto a schermi pensati decenni fa dalle forze conservatrici del pianeta. Forze che, in politica, riprendono i dettami della grande finanza e dei grandi istituti bancari, ormai globalizzati e transazionali nei processi, in grado di autoregolarsi oltrepassando le deboli regole nazionali e internazionali.

 

Un nuovo partito socialista, quindi, è necessario oggi più che mai in quanto sarebbe l’unico mezzo per riacquisire dignità, coraggio e solidarietà per rompere le catene del degrado sociale ed umano del nostro presente e futuro.

 

E’ nota la sua forte critica all’attuale incapacità del Partito Socialista di distinguersi sulla scena nazionale. Del resto la maggior parte della gente neanche sa che esiste, almeno sulla carta, un Partito Socialista Italiano. Possiamo dire che lei si propone come una specie di Renzi del Partito Socialista, cioè, un rottamatore intenzionato a ricominciare tutto da zero?

 

Così com’è strutturato oggi, il partito socialista è destinato a estinguersi. Non amo il termine “rottamatore” ma sono convinto della necessità di ricostruire una nuova soggettività socialista. Il partito socialista attuale continuerà ad esistere come soggetto di rappresentanza, con un nome, un simbolo, ma niente più. E’ evidente, quindi, che non ci sarà bisogno di rottamarlo in quanto tutte le sue energie vitali saranno presto azzerate all’interno dell’accordo con il PD.

 

Sarà necessario dare un’alternativa a tutte quelle potenzialità umane deluse dall’attuale dirigenza socialista e, penso, lo si possa fare iniziando a ragionare sulla costruzione di un altro partito socialista in Italia. Un partito che raccolga l’eredità ideale dello storico PSI e lo rilanci con una visione aggiornata al XXI secolo e che contribuisca a una ricomposizione della sinistra italiana e del socialismo in Europa. Riprendiamo il cammino di liberazione della condizione umana dai soprusi e dalle ingiustizie sociali portato avanti dalla gloriosa tradizione socialista, perseguendo con forza gli assiomi ideali di libertà e di democrazia, indissolubilmente connessi agli assiomi fondamentali dell’eguaglianza e della giustizia sociale.

 

Come pensa di muoversi politicamente in vista delle prossime elezioni?

 

Sempre nel solco della costruzione di un nuovo soggetto socialista. Penso che le elezioni possano essere un primo banco di prova per capire le forze in campo, chiarire tante ambiguità e verificare la volontà politica di costruire una nuova progettualità socialista. Ad ogni modo, lavorerò per rendere visibile quest’opportunità.

 

Parliamo dei contenuti, che è poi quello che interessa alla gente. Ormai una moltitudine in Italia vive al di sotto della soglia di povertà. Spesso le persone non hanno neanche il minimo indispensabile per mangiare. Ebbene, in quasi tutti i Paesi d’Europa è previsto un sussidio minimo per gli indigenti di qualunque età. Su questo terreno qual’ è la proposta socialista?

Partirei da un ragionamento di sistema. E’ necessario, secondo me, premettere che un’economia nazionale immersa in un meccanismo economico globalizzato, essenzialmente di stampo liberista, rischia, durante crisi di sistema come l’ultima, di vedersi proiettata verso una nuova organizzazione sociale e politica, non prevedibile, caratterizzata essenzialmente dal prosciugamento di diritti e di benessere collettivo. Naturalmente, in tutto questo la nostra classe politica ha responsabilità enormi.

Fatta questa doverosa premessa, la situazione in Italia è grave e non ci sono segnali di miglioramento. I dati dell’Istat sono impietosi. Nel 2011 l’Italia si è ritrovata con più di 8 milioni di poveri, i quali rappresentano quasi il 14% dell’intera popolazione e l’11% delle famiglie. Fa rabbia che quasi 3 milioni di famiglie, composte da due persone, sia al di sotto della soglia di povertà (pari a 1.011,03 euro mensili). Aumenta la povertà di coppie con un figlio, pari al 10,4%; delle famiglie con cinque o più componenti, pari al 28,5%. Le famiglie a rischio povertà sono il 7,6% mentre al Sud la situazione si aggrava visto che una famiglia su quattro è considerata povera.

 

Penso che lo Stato e le istituzioni abbiano il dovere di intervenire celermente con misure atte a calmierare gli effetti nefasti della crisi, soprattutto con l’istituzione di un reddito minimo. Io guardo ai Paesi più evoluti da un punto di vista del welfare e dei servizi e, quindi, penso sia indispensabile il massimo della solidarietà collettiva. E’ vero che tutti i Paesi europei prevedono qualche forma di reddito minimo tranne Italia, Grecia e Bulgaria e, certamente, questo dato non ci fa onore. Pensiamo a uno dei Paesi più all’avanguardia sul reddito minimo. La Norvegia, la quale offre ai suoi cittadini un reddito di esistenza, senza limiti, che garantisce un importo mensile di circa 500 euro.

 

Se noi supponessimo, secondo la proposta di ‘Intelligence Precaria’, di erogare 600 euro mensili per garantire a tutti un reddito di base pari a 7.200 euro all’anno, a tutti indipendentemente dall’età e dallo status, la collettività dovrebbe sopportare un costo annuo di quasi 18 miliardi di euro. Ma tenendo conto che, a oggi, si stima che il costo attuale del welfare sia di 15,5 miliardi di euro annui, il costo extra da sopportare si aggirerebbe intorno ai 5 miliardi di euro annui. 5 miliardi, pari al gettito ricavabile da un’ imposta ordinaria, di certo non pesante, sul patrimonio, incluso quello mobiliare, con aliquota progressiva al di sopra di un milione 200 mila euro.

 

L’ultimo politico in Italia a elaborare un grande piano di edilizia popolare è stato nel 1949 (sic!) Amintore Fanfani. L’attuale situazione vede soprattutto i giovani impossibilitati non solo di comprare una casa ma nemmeno di affittare due stanze per creare una nuova famiglia. Come pensa di affrontare questo problema cruciale?

 

Il problema principale è nello squilibrio evidente tra offerta abitativa e domanda. In particolare, non c’è, in Italia, una offerta abitativa capace di assorbire una domanda che rivendica prezzi moderati. Abbiamo un invenduto rilevante mentre l’emergenza abitativa cresce per i prezzi troppo elevati, per gli effetti che la crisi sta avendo sui redditi e sulla capacità delle famiglie di pagare affitti e mutui bancari, e per l’abbandono da parte dello Stato di una politica di edilizia economica e popolare.

 

Da una stima condotta da Federcasa sembra che le famiglie in attesa di una casa siano circa 583-mila mentre gli alloggi invenduti si aggirino intorno alle 300-mila unità. Certamente lo Stato dovrebbe riprendere una sua centralità propositiva avviando da subito, nel caso questi numeri venissero confermati, la costruzione di abitazioni a prezzi popolari per soddisfare una domanda di circa 280-mila famiglie e, contemporaneamente, avviare politiche di assorbimento dell’invenduto che vadano a soddisfare le esigenze delle famiglie in attesa di una abitazione. Nel suo complesso, lo Stato deve essere garante del benessere dei suoi stessi cittadini e, quindi, avviarsi verso un cambiamento di tipo culturale prima che politico che vede nell’abitazione un diritto.

Nonostante tutti i guai il sistema sanitario italiano rimane uno dei migliori del mondo anche se è diventato il principale fattore di corruzione. Come pensa di impedire che la giusta esigenza di risparmiare ad ogni costo non finisca per incidere drammaticamente sulla parte più debole della popolazione?

 

La tutela alla salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività” è sancito dall’Articolo 32 della nostra Costituzione e, penso, che tale principio vada osservato e promosso con l’azione costante delle istituzione affinché rientri l’effettivo e progressivo scollamento, tutt’ora in corso, tra norme scritte e norme applicate.

 

A mio avviso l’Italia dovrebbe iniziare a essere uno Stato moderno ed efficiente soprattutto con la modernità e l’efficienza del suo sistema sanitario e con la funzionalità dei suoi servizi essenziali. Il diritto alla salute è di tutti i cittadini. Oggi, però, testimoniamo uno smarrimento politico sul come rendere questo diritto fondamentale una realtà, viste le sue disfunzioni e i suoi costi. L’egoismo e gli interessi personali, oltre all’inadeguatezza delle strutture, sono cancri del sistema sanitario nazionale. Il pensiero neo-liberista sponsorizza un sostanziale programma di privatizzazione degli enti pubblici, sostenendo che i problemi della sanità italiana si possono risolvere solamente con la privatizzazione di molti settori del servizio sanitario. Questo, però, implicherebbe una sanità in balia delle leggi di mercato andando contro i più deboli e i più poveri.

 

In Europa, poi, spendiamo molto meno rispetto ad altri paesi. L’Italia, infatti, spende circa 115 miliardi di euro per la sanità, pari al 7,2 per cento del P.I.L. Non vorrei che si usasse la tesi dell’alto costo della spesa sanitaria pubblica per smantellarla e avviare un processo di privatizzazione del tutto a scapito dei più deboli. Il sistema sanitario deve essere pubblico e le risorse vanno ricercate nelle inefficienze del sistema paese. Dal sommerso, all’evasione, dalla corruzione alla concussione. Basti pensare che solo il sommerso vale tra i 529 e i 540 miliardi di euro. Sarebbe auspicabile una radicale riforma del sistema sanitario nazionale, in senso pubblico, responsabile e razionale, e con la fine immediata della lottizzazione delle Unità Sanitarie Locali da parte dei partiti.

 

Il diritto allo studio non è solo un diritto costituzionalmente garantito ma anche una condizione indispensabile per far crescere economicamente un Paese. Per i socialisti di vecchio stampo era fondamentale garantire l’accesso allo studio, soprattutto ai più meritevoli, fino a livello Universitario. La cosiddetta divisione di classe passava anche tra chi aveva una famiglia in grado di pagare le spese universitarie e tra chi, al massimo, poteva sperare di trovare un lavoro part time capace di supportare queste spese. Lei cosa ne pensa?

 

Sono dell’idea che il diritto allo studio sia tra i diritti fondamentali che consente l’attuazione di altri diritti della persona. Avere la possibilità dell’istruzione, infatti, permette alla collettività di essere consapevole nelle scelte da fare, in modo del tutto autonomo. Naturalmente, reputo che il diritto allo studio non debba avere vincoli calati dall’alto in quanto non è una merce a pagamento ma un diritto che solo una scuola pubblica efficiente, gratuita ed aperta a tutti può perseguire. Reputo che ci si debba muovere verso la valorizzazione del pubblico attraverso l’intervento dello Stato. Lo Stato abbia cura del pubblico. I privati, e solo i privati, delle istituzioni private.

 

Penso, quindi, che la linea di demarcazione tra intervento pubblico e privato debba essere chiara e netta. Sono consapevole del fatto che solo la scuola pubblica possa aprire la nostra società ai cambiamenti, senza recinti identitari separati, nel solco della coesione sociale e verso un approccio multiculturale e multirazziale.

 

Parliamo di giustizia. Oggi il gratuito patrocinio è quasi una burla. Chi non ha soldi e non può permettersi un buon avvocato rischia di andare in galera per aver rubato una mela. Inutile parlare degli altri. Quest’assurdità è un tema che vi interessa?

 

Certo. Dovremmo occuparci di raddrizzare tutte quelle storture che danneggiano i meno abbienti, i più bisognosi. In questo caso, il DPR 115/2002 regolamenta la possibilità che le spese del proprio avvocato siano pagate dallo Stato per chi ha generalmente un reddito inferiore a 10.628,16 euro annui, ma non ripara dalle spese degli avvocati della controparte. Il tema è senza dubbio da approfondire tenendo conto di due fattori che andrebbero valutati attentamente. La qualità della difesa offerta e l’esperienza degli avvocati disponibili.

 

Da un punto di vista più generale, invece, mi preme dire che il nostro Paese è in una situazione giudiziaria disastrata in termini di risorse umane e logistiche. Penso sia non più rinviabile una revisione dei reati e delle relative pene tenendo conto del danno sociale e collettivo prodotto. Per fare un esempio, penso sia necessario perseguire gravi e dolosi falsi di bilancio con pene severe e certe.

 

Infine, ci può dire qual è la sua maggiore ambizione politica?

 

Senza dubbio dare rappresentanza al socialismo in questo Paese. Con un partito socialista smunto di ogni vitalità e distante anni luce dai problemi della gente che soffre, l’inizio di un lavoro serio su una nuova soggettività socialista non è rinviabile. Penso che tale soggettività debba farsi promotore di un processo di sintesi tra i vari filoni del socialismo italiano all’interno di una ricostituita sinistra italiana e di perseguire l’unione di tutti coloro che, pur provenendo da diverse scuole politiche, riconoscono nella difesa dei deboli del mondo e nella lotta al grande capitale ed alla grande finanza la motivazione primaria del fare una politica socialista, prospettando, così, un modello di movimento non dogmatico ma aperto a tutti gli strati della società.

 

Perseguo l’idea della costituzione di un movimento largo, costruito democraticamente, autonomo, che aspiri alla realizzazione di radicali riforme di struttura nella società. Naturalmente, ritengo che non si possa perseguire come fine la democrazia senza praticarla anche all’interno del futuro movimento. La democrazia interna implica la più grande attivazione e partecipazione critica dei partecipanti, e consente la manifestazione di tendenze diverse, elevando il necessario spirito di solidarietà e di collaborazione.

MIRANDA: AL VIA IL PROGETTO ‘LE CITTÀ DI ETÀ ROMANA’

Posted by Maurizio Miranda On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su MIRANDA: AL VIA IL PROGETTO ‘LE CITTÀ DI ETÀ ROMANA’

La mappatura completa di 5.627 ‘Città di Età Romana’ (ben 2.433 sono di maggiore entità); analisi dettagliata dei commerci e mercati durante l’Impero; conoscenza più approfondita dei rapporti di Roma con l’Asia, in particolare con l’India: questi i principali obiettivi perseguiti dal Progetto ‘Città di Età Romana’ elaborato e presentato dall’Istituto Mercati Internazionali. Questo Progetto, che ha coinvolto per due anni un gruppo di ricercatori specializzati in storia romana, è stato lanciato nel 2010 presso il Museo della via Ostiense di Roma (vicino alla Piramide e al centro del complesso delle Mura Aureliane), in occasione di un Seminario sull’India, al quale hanno partecipato oltre a diplomatici e studiosi, una settantina di imprenditori. L’iniziativa è stata promossa dalla Federazione delle Imprese Esportatrici e Importatrici (FIEI), in collaborazione con l’Air France-KLM (in particolare la divisione cargo).

 

 

Il Progetto ha messo in evidenza come le Città Romane rappresentino un grandissimo, se non il più grande, patrimonio culturale capace di unire tutti i popoli europei e mediterranei. Infatti, è stata proprio la presenza delle Città di Età Romana in gran parte dei territori dell’Occidente e dell’Oriente (così come nel nord e nel sud del Continente), a consentire che vaste regioni conoscessero una rapida urbanizzazione, ponendo le premesse e le basi per la nascita dell’Europa e dei suoi ingenti commerci. Questa presenza romana, è bene ricordarlo, ha registrato la sua massima espansione al tempo di Traiano (98-117 d.C.) e riguarda più di 55 Stati moderni Europei e del Mediterraneo.

 

Il Progetto si è soffermato,  inoltre, su alcune interessanti osservazioni dal punto di vista economico. E’ stato rilevato, ad esempio, che il prossimo avvio operativo della ‘Zona di libero scambio doganale’ tra l’Unione Europea ed i Paesi del Mediterraneo e successivamente del ‘Golfo Arabico’, rispecchia fedelmente il perimetro geografico dei liberi commerci del Mondo Romano.

 

Il completamento del Progetto rappresenta, comunque, solo il primo traguardo di una serie di nuove iniziative che vedranno sempre il Museo della via Ostiense (ribattezzato simbolicamente dalla FIEI la ‘Porta del Commercio Internazionale) protagonista assoluto come centro di studi, ricerche ed esposizioni. Tra queste iniziative figura anche la creazione del ‘Museo Diffuso di Roma e del Mondo Romano per il Commercio Internazionale’ specializzato nella ricostruzione storica e visiva dell’Antica Rete del Commercio Internazionale delle ‘Città di Età Romana’. Nell’ambito di questo Museo  verranno messe a confronto le odierne Reti stradali, marittime, fluviali e portuali con quelle del Mondo Romano. Il tutto, naturalmente,  con uno sguardo sul futuro: nella proiezione degli scambi futuri sono state analizzate non solo le Reti dei trasporti aerei tutto cargo ma anche le ‘Reti immateriali telematiche’ legate alle transazioni commerciali elettroniche.

 

Da rilevare, inoltre, che il Progetto dell’Istituto Mercati Internazionali (aderente alla FIEI) non si è fermato ai rapporti tra Roma e gli attuali stati europei e del Mediterraneo. La ricerca ha cercato di approfondire anche i legami tra Roma e l’Asia, in particolare l’India. Anche in questo caso lo spunto è stato preso da un’interessante mostra organizzata dalla FIEI (durata ben sei mesi) presso il Museo della Via Ostiense intitolato significativamente: ‘India-Antica Roma: Export Import. Passato, Presente, Futuro’ e che ha permesso di identificare ben 40 ‘Empori Romani’ localizzati in Stati del Vicino, Medio ed Estremo Oriente asiatico, al di fuori dei confini del ‘limes’ romano.

 

In conclusione possiamo affermare che la valenza del Progetto ‘Città di Età Romana’ può essere declinata dal punto di vista politico, economico e turistico. Per quanto riguarda l’aspetto ‘politico’, non v’è dubbio che la valorizzazione delle comuni radici storiche rappresenta una carta fondamentale per avvicinare le popolazioni martoriate e coinvolte nelle ‘Primavere arabe’; dal punto di vista ‘economico’ è evidente che il fattore ‘comunanza culturale’ costituisce un’eccellente chiave per le imprese italiane interessate ai mercati del Mediterraneo e dell’Asia; infine, dal punto di vista turistico, l’elaborazione di un grande piano capace di coinvolgere appassionati, studiosi o semplici fruitori di un turismo culturale, oltre a rivitalizzare una delle industrie fondamentali della nostra economia esprime un’arma molto efficace per combattere l’abbandono e il degrado di buona parte del nostro immenso patrimonio culturale.

Maurizio Miranda

Presidente FIEI                                                                                                                                             fiei.fedexportimport@libero.it

MIRANDA: L’INDIA VINCE CON L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA

Posted by Maurizio Miranda On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su MIRANDA: L’INDIA VINCE CON L’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA

Giornata speciale al Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali dell’Università La Sapienza di Roma. Su iniziativa del professore Raffaele Torella, Ordinario di Lingue e Letteratura Sanscrita, è stato invitato a tenere una Conferenza Maurizio Miranda, Presidente dell’Indo – Italian Institute for Trade and Technology, nonché dell’Indian Knowledge City. Insieme ai numerosi studenti hanno partecipato all’incontro anche diverse personalità del mondo della cultura e dell’impresa, tra cui Luigialberto Ciavoli Cortelli (Vice presidente dell’ASAS, associazione delle imprese dello spazio aderente alla Confindustria), Giuseppe Cordario, (manager della Ars et Inventio, società altamente specializzata nel settore dell’innovazione tecnologica),Massimo Cittadini (uno dei maggiori esperti in logistica) e Grazia Geiger (docente ed esperta di comunicazione a livello internazionale). Ma, come detto in precedenza, il vero protagonista è stato Maurizio Miranda con una relazione che ha spaziato dagli antichi rapporti tra India e Roma fino ai giorni nostri, che vede affermarsi nella terra di Gandhi l’Economia della conoscenza: un modo di progettare lo sviluppo che potrebbe  essere molto utile all’Italia.

 

Nell’auspicare una maggiore collaborazione tra le Università italiane e quelle indiane, Miranda si è soffermato sulla convergenza dell’Economia dei Patrimoni Culturali, Scientifici,Tecnologici e Digitali, in funzione di collaborazioni in Reti a distanza con Università e Imprese Indo-Italiane. Le tematiche sono state affrontate ed offerte in modo originale ed atipico rispetto alle abitudini correnti in Italia nella presentazione dei rapporti e scenari economici, imprenditoriali e culturali Indo-Italiani.

 

A differenza, infatti, di quanto avviene solitamente nel quadro italiano, Miranda ha evidenziato un’ insolita e libera Visione strategica ed operativa nell’approccio e nell’attitudine da tenere da parte italiana con l’India, grazie ad una esperienza maturata sul campo in circa 27 anni di relazioni con entrambi gli Stati. Nel corso della sua Conferenza, emblematicamente intitolata Dalle spezie allo Spazio, Miranda ha anche delineato la cosiddetta Strategia delle 5 A che, sinteticamente cercheremo di riportare di seguito.

Prima A come Augusto che, con la sua Visione di Roma in Asia rivelò tutta la sua lungimiranza politica e commerciale nell’apertura dei rapporti con l’India e con gli ulteriori 17 Paesi Asiatici fino alla Cina inclusa. Relazioni per un legame storico bilaterale indelebile e un’opportunità culturale e competitiva eccezionale da cavalcare visto il grandissimo  interscambio che fu generato annualmente per 100 milioni di sesterzi tra l’India e Roma. Il tutto grazie allo sviluppo di 23 Empori Romani in tutta l’India e flotte mercantili dedicate da ambo le Parti. Ora si presenta un’incredibile occasione in campo archeologico per valorizzare il patrimonio di Età Romana, con infinite collaborazioni tecnico scientifiche per le piccole e medie imprese italiane in India.

Seconda A come Aryabhata, matematico ed astronomo nato in India agli albori del declino dell’Impero Romano nel 476 d.C., e che oltre ad elaborare eccezionali nuovi teoremi matematici da vita, inconsapevolmente, all’informatica grazie alla generazione del codice binario in uso oggi per le valenze e le applicazioni infinite dell’ ICT nelle vaste aree della Economia della Conoscenza e della Economia della Cultura.

Terza A come Alleanza nella collaborazione del patrimonio culturale indiano (Heritage) urbano e rurale nell’ ambito del quale l’India ha grandissime necessità di sviluppare assistenza tecnica per incrementare la conoscenza nei campi della prevenzione, restauro, conservazione e sistemi museali pubblici e privati. La Commissione Indiana della Conoscenza ed il Consiglio Nazionale dell’Innovazione Indiano hanno la volontà di sviluppare ulteriori sinergie con l’Italia in campo scientifico e tecnologico con Reti di Università  e Imprese.

Quarta A come Applicazioni e servizi satellitari dallo spazio sulla terra, utili alla comprensione delle eccellenze italiane e indiane nonché ai rispettivi Enti Spaziali nel campo dei beni archeologici, dei beni architettonici,  artistici, storici,  bibliografici,  archivistici, ed etno-antropologici, con una particolare attenzione agli ambiti trasversali delle applicazioni ed interventi ICT nei Beni Culturali.

Quinta A come Alta Sapienza per il ricorso di eventuali start up o spin off del Consorzio la Sapienza in collaborazione con un Parco Tecnologico Indiano. L’attenzione deve essere focalizzata sulle tecnologie, sui sistemi e strumenti per la salvaguardia dei contenuti digitali, proteggendo la loro autenticità e integrità evitando la perdita di informazioni.

 

In conclusione, per Miranda questi cinque blocchi rappresentano un ‘filo di Arianna’ che consente di analizzare l’evoluzione del mercato indiano. Sono, infatti, tutti aspetti che impattano sulla competitività dei due Sistemi Indo-Italiani.

VIDEO – PER UN NUOVO STATO SOCIALE Dalle città all’Europa

  SPOT REA PER UN EFFICIENTE STATO SOCIALE – Videolink SERIE VIDEO  1 MINUTO PER LO STATO SOCIALE  o1 – […]

VIDEO – LA ROMA DI REA SILVIA

La Roma di Rea Silvia riguarda una serie di servizi giornalistici (scritti e in video) realizzati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) […]

VIDEO – MEDIA E PROTAGONISTI

MONDO DELLA COMUNICAZIONE 01 – RADIO MAMBO – Renato Dionisi – Videolink 02 – Tele Ambiente – Stefano Zago – […]

VIDEO – ESSENZIALISTI IN VIAGGIO

  ESSENZIALISTI IN VIAGGIO Patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Incontri e confronti. Dopo numerosi incontri, scambi di opinioni, interviste, interventi […]