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Sunday, March 24, 2019

TECNOLOGIA E STAMPA PER UNA PACIFICA RIVOLUZIONE SOCIALE

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 13 - 2019 Commenti disabilitati su TECNOLOGIA E STAMPA PER UNA PACIFICA RIVOLUZIONE SOCIALE

 

Premessa. Nella diffusa consapevolezza che la corretta informazione è alla base di tutto e che senza una libera informazione non si arriverà mai a costruire uno Stato Sociale realmente efficiente, un gruppo di giornalisti gravitante inizialmente intorno alla REA, Radiotelevisioni Europee Associate (presieduta da Antonio Diomede), nonché diverse persone impegnate nel sociale, ha avviato un’intesa attività di ricerca, dibattiti, inchieste e pubblicazione di articoli e libri riguardanti i diritti sociali (tra cui: Radio e Tv al bivio, I 7 Diritti Capitali e Reddito Universale, tutti acquistabili su Amazon.)

 

Il punto di partenza è stata la constatazione del grave pericolo determinato dalla prepotente entrata in scena delle nuove tecnologie. Entrata che, se non governata correttamente, invece di migliorare la qualità della vita delle persone finirà per creare (come indicato da autorevoli studi) milioni di nuovi disoccupati e poveri assoluti. A questa iniziativa si sono collegate successivamente diverse organizzazioni e associazioni imprenditoriali e giornalistiche italiane ed estere. L’obiettivo finale è di costringere il mondo politico a rendere la tecnologia a servizio dell’uomo e non l’uomo a servizio della tecnologia. Altrimenti, s’allargherà a dismisura la forbice tra i pochissimi detentori e gestori dell’intelligenza artificiale, dei robot e delle grandi reti di comunicazione e una massa sterminata di persone alla quale non verrà assicurato nemmeno il più elementare dei diritti: il diritto alla sopravvivenza.

 

Caratteristiche del Progetto. In estrema sintesi il Progetto intende tutelare i 7 Diritti Capitali: 1) Avere una fonte di sostentamento; 2) Nutrirsi e vestirsi; 3) Avere un Tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi; 6) Avere un’assistenza legale umanitari; 7) Ricevere e dare una corretta Informazione. Il Progetto per un Nuovo Stato Sociale è un Progetto politico ma non partitico. Quindi segnalerà, sosterrà o criticherà qualunque iniziativa provenga da qualsiasi orientamento politico e che riguardi specifiche tematiche sociali. È convinzione dei promotori dell’iniziativa che una piena attuazione degli obiettivi del Progetto (che verranno integrati e aggiornati in continuazione) agevolerà la realizzazione di una grande e pacifica rivoluzione sociale a livello mondiale.

Uno dei principali obiettivi del Progetto è quello di valorizzare le aziende che oltre al profitto contribuiscono anche, attraverso l’innovazione tecnologica, a migliorare anche la qualità della vita delle persone. 

 

Primi obiettivi del Progetto. D’ora in poi la valutazione dei singoli politici terrà conto del loro impegno a garantire i 7 Diritti Capitali.

1 – Fonte di sostentamento

Le nuove tecnologie sono destinate a sostituire nei prossimi anni quasi integralmente il lavoro umano. Per evitare che una crescente disoccupazione di massa determini una catastrofe sociale dalle dimensioni inimmaginabili, è necessario che gli Stati si preparino a introdurre a medio termine un Reddito Universale.

Nel frattempo a tutti deve essere assicurata la possibilità di mantenersi dignitosamente esercitando un lavoro socialmente utile.

Il diritto a una dignitosa fonte di sostentamento va codificata in Costituzione.

 

2 – Nutrirsi e vestirsi

Nell’attesa che tutti possano accedere a un dignitoso reddito da lavoro, ai più poveri vanno distribuite immediatamente delle tessere prepagate per l’acquisto di generi di prima necessità (cibo e vestiario). Non è più ammissibile che 800 milioni di persone nel mondo continuino a patire e morire di fame.

 

2 – Avere un Tetto

Grazie alle nuove tecnologie oggi è possibile costruire (ad esempio, con le stampanti 3D) delle case in un solo giorno e al costo di 4 mila dollari, o anche di meno. Ci sono, quindi, tutte le condizioni per varare un vasto piano di edilizia popolare in grado di assicurare almeno una stanza a tutti, e quindi evitare che degli esseri umani debbano dormire al freddo per le strade e sotto i ponti.

 

4 – Curarsi

Un efficiente Stato sociale deve assicurare un sistema sanitario semi gratuito, sia per i ricoveri che per la distribuzione dei medicinali. Vanno evitati solo gli abusi. Una particolare assistenza va accordata alle malattie gravi come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, la Sla, la cecità, ecc.

Inoltre, grazie alle nuove tecnologie è possibile attuare una vasta politica di prevenzione utilizzando, ad esempio, i sensori corporei in grado di fare delle diagnosi veloci. Infine, vanno riconosciute velocemente alcune nuove malattie (come la fibromialgia) che in molti Paesi non godono delle necessarie protezioni.

 

5 – Istruirsi

Alla pari della Sanità anche l’Istruzione dovrà essere semi gratuita, dalle elementari all’Università. Mediante corsi on line, tablet, internet, robot e altri avanzati mezzi tecnologi l’istruzione gratuita diventa un obiettivo raggiungibile senza costi eccessivi.

Per migliorare, poi, sensibilmente i rapporti sociali, profondamente alterati negli ultimi anni, appare fondamentale che a tutti i livelli d’insegnamento vengano eseguiti dei seri corsi di educazione civica capaci di affrontare problemi legati all’educazione ambientale, all’educazione alimentare, allo scempio della criminalità organizzata, al bullismo, alla droga, alla violenza sulle donne, alla violenza negli stadi, al corretto uso dei computer e telefonini, al valore dell’onestà, ai diritti degli animali, all’integrazione dei popoli, alla piaga della povertà, al senso del fair play, ecc.

 

6 – Assistenza legale Umanitaria

Avere il diritto di difendersi legalmente significa avere la possibilità di far valere i propri diritti anche nell’impossibilità di pagare un solo centesimo.

Il patrocinio gratuito non può limitarsi alla fase processuale ma va esteso anche alle fasi precedenti e collaterali, nonché nelle trattative stragiudiziali, arbitrali e amministrative.

Vanno, quindi, incentivati gli studi professionali di avvocati disposti ad assistere per alcune ore giornaliere in modo gratuito le persone prive dei necessari mezzi economici. Ai giovani sensibili e impegnati su questa tematica potranno essere accordati dei crediti formativi.

 

7 – Ricevere e dare una corretta informazione

Il sostegno e la tutela della libertà di stampa sarà determinante per la costruzione di un efficiente Stato Sociale.

In un momento di massificazione e globalizzazione dell’informazione diventa fondamentale garantire la sopravvivenza dell’informazione locale, l’unica in grado di controllare che le decisioni prese a livello nazionale e internazionale vengano poi attuate correttamente sul territorio.

A medio termine anche l’utilizzo del Wi-FI dovrà diventare gratuito per salvaguardare il diritto universale ad essere informati senza discriminazioni.

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Nota: I promotori del Progetto auspicano che si costituiscano dei gruppi di studio e di pressione su specifici progetti rientranti nei 7 Diritti Capitali. Per maggiori informazioni scrivere a: nuovostatosociale@gmail.com

Video suggerito (2 minuti): ONU e nuove tecnologie.

 

 

 

FABRIZIO DE JORIO: IL GIORNALISMO VERSO UNA SVOLTA

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 4 - 2019 Commenti disabilitati su FABRIZIO DE JORIO: IL GIORNALISMO VERSO UNA SVOLTA

Nel riquadro Fabrizio De Jorio

 

Nell’ambito della stampa è nato un nuovo gruppo sindacale con il nome Giornalisti Italiani Uniti: si tratta di un gruppo molto agguerrito guidato dal Coordinatore Nazionale Fabrizio De Jorio, giornalista Televideo/Rai News e membro del Consiglio Direttivo della Stampa Romana. Una delle caratteristiche distintive di questo gruppo è quello di volersi aprire completamente alla società, e quindi non limitarsi a difendere corporativamente gli interessi dei giornalisti ma fare della libertà d’informazione una tutela efficace dei diritti sociali. Tutto ciò con il proposito di avvicinare nuovamente  i giornalisti alla gente, ridare credibilità e rivalutare una professione per molti versi in profonda crisi. In questo quadro anche l’utilizzo delle nuove tecnologie e della Rete va vista in chiave positiva e nell’interesse di tutti.  Ma lasciamo la parola a De Jorio. 

 

Da alcuni anni il gruppo Giornalisti Italiani Uniti è impegnato a portare nel sindacato, ma in generale nell’universo del giornalismo e dell’informazione, modelli alternativi che consentano di uscire dalla crisi, non solo economica, nella quale da anni versa il giornalismo e l’informazione. In sintesi quali sono gli obiettivi principali che vi proponete di raggiungere?

 

Partiamo dall’analisi: il giornalismo in Italia da alcuni anni soffre per la crisi economica, che ha colpito l’editoria, a seguito della quale hanno chiuso decine di giornali, settimanali, agenzie di stampa, televisioni, radio, non solo nazionali, ma soprattutto locali. La categoria, in generale l’informazione, sconta anche una profonda crisi di identità e di credibilità. Un giornalismo  troppo autoreferenziale,  dilaniato da contrasti interni, sotto pressione per mano degli editori che cercano di massimizzare i profitti, attaccato anche dalla politica che recentemente ha usato parole irripetibili insultando tutta la categoria, che non ha saputo cavalcare la trasformazione, le nuove sfide venute dalla Rete, i nuovi linguaggi del digitale, della cross medialità, ecc… insomma questo tipo di giornalismo non ha saputo rispondere con adeguatezza alle reali esigenze dei lettori, non ha intercettato il cambiamento della società ma soprattutto è stata sorda agli appelli che continuano a venire dall’opinione pubblica che desidera un’informazione autonoma, credibile e  libera dall’abbraccio soffocante della politica e dei poteri forti. In Inghilterra un giornalista non si accompagnerebbe con un politico nemmeno per prendere un caffè! Qui in Italia si fa a gara per mettersi sotto la copertura di partiti e uomini politici, con la conseguente perdita di autonomia e di quella terzietà di cui abbiamo da tempo smarrito le tracce… La disaffezione dei lettori ha origine anche da questo.

 

Cosa si può fare per arginare questo processo? Con i grandi cambiamenti tecnologici che stanno avvenendo su scala globale come sarà il futuro del giornalismo?

 

Alcuni mesi fa, i direttori dei tre più autorevoli quotidiani americani, ma direi anche a livello internazionale, New York Times, il Washington Post e il Wall Street Journal, hanno convenuto che il giornalismo del futuro sarà inevitabilmente sempre più connesso ai colossi del calibro di Google, Facebook e Twitter, compreso Youtube perché sono predominanti nella raccolta pubblicitaria. La sinergia tra informazione di qualità, autorevole e social, tra contenuti e piattaforme sui quali veicolare le informazioni, è già una realtà ma nei prossimi anni sarà implementata e regolata anche attraverso accordi di collaborazione e contratti economici tra i grandi players dell’universo dei media e dei social. Lo stesso CEO del New York Times, Mark Thompson, ritiene che i social network siano un canale indispensabile per veicolare i contenuti del quotidiano. Sinergia non significa che i media debbano giocare un ruolo di subalternità rispetto ai social e agli Over the top, bensì devono saper sfruttare le potenzialità dei social per metterle al servizio del lettore e dell’impresa editoriale.

 

Da quando Jeff Bezos, patron di Amazon ha comprato il Washington Post nel 2013, cioè in piena crisi dell’editoria mondiale, la prima azione che ha compiuto è stata assumere un centinaio di giornalisti per rilanciare il settore delle inchieste e degli approfondimenti, cioè il core business del quotidiano, e ha investito nell’edizione on line con una campagna di abbonamenti a pagamento, soprattutto per il digitale implementando in 5 anni del 200% le sottoscrizioni al quotidiano.  Ciò significa che quando l’editore investe in qualità, soprattutto durante periodi di crisi, il mercato e il lettore lo premiano.

 

Detto ciò, come sarà il futuro del giornalismo?

 

Tra 5 forse 10 anni, nessun quotidiano, qui in Italia, sopravvivrà  se gli editori non cambieranno strategia, investendo nelle tecnologie, assumendo forza lavoro altamente professionalizzata che risponda alle reali esigenze del cittadino/lettore che desidera essere informato senza filtri e soprattutto con tempestività. Il giornalista deve essere il watch dog della società, sempre al servizio del lettore, mai acquiescente verso il potere, non supino alle lobbies e autorevole. La sfida si gioca sul digitale: i quotidiani, periodici e in generale le testate sul digitale crescono del 5-6% l’anno. Tra poco più di 5 anni ci sarà il superamento rispetto alla carta. Se pensiamo che gli abbonamenti negli Stati Uniti crescono a fronte di una informazione di qualità, vuol dire che investire sui contenuti è l’unica chance per fare business. Insomma abbonamenti e pubblicità hanno fatto tornare a macinare utili per i grandi quotidiani americani che però hanno puntato sui contenuti e per questo si contendono i lettori a suon di inchieste e notizie. I lettori sono disposti a pagare a condizione che trovino sul quel particolare quotidiano notizie che non troverebbero da nessun’altra parte.

 

Certamente in Italia la crescita dei ricavi dei quotidiani online non si può paragonare a quella degli Usa, e indubbiamente gli editori non hanno la medesima strategia economica, industriale ed editoriale degli omologhi americani.  Lo stesso Urbano Cairo, Ad di Rizzoli Corriere della Sera, ritiene che per stare al passo con i tempi “bisogna investire molto ma la carta non va in pensione nell’editoria, resta una componente molto importante, specie per una realtà come Rcs nella quale, tra Italia e Spagna, rappresenta ancora oggi l’84% del fatturato“.  I grandi gruppi potranno infatti resistere con il cartaceo per qualche anno ma dovranno cedere il passo al digitale in tempi brevi.

 

Secondo il Global digital 2018, condotta da We Are social in collaborazione con Hootsuite, la piattaforma di social media management più utilizzata al mondo, dall’analisi dei dati provenienti da 239 Paesi, è emerso che ci sono più di 4 miliardi di utenti connessi sul web in tutto il mondo. In pratica più della metà della popolazione mondiale è connessa su internet. Un record storico che appunto ci dice quanto sta crescendo l’universo del web.

 

Parliamo di casa nostra. Il Dpr 146/17 rischia di far chiudere 1200 piccole radio e tv su 1600, imponendo diversi obblighi ‘impossibili’ per le piccole emittenti. Inoltre, è molto probabile che 9 Regioni su 20 resteranno senza una radio e una tv locale, che 5.800 mila persone (senza considerare l’indotto) saranno a spasso e che più di 700 giornalisti delle piccole emittenti non avranno più un lavoro. Non ritiene che questa sia una grave stortura poco seguita dalla stampa? 

 

I fondi pubblici previsti dal decreto 146/17 sono irrisori e impiegati male. A beneficiarne, sulla base di dati Auditel profondamente viziati da scarsa trasparenza e dal metodo non omogeneo, sono una decina di realtà editoriali in 10 regioni italiane, dimenticando tutte le altre. Sulla base di parametri incomprensibili quanto anticostituzionali, le piccole emittenti radiotelevisive locali che hanno un ruolo importante per il pluralismo dell’informazione e per la copertura delle notizie sul territorio, ricevono poche migliaia di euro, mentre  alcune “fortunate” come, per esempio, il gruppo Telenorba, hanno incassato fino a 6,5 milioni di euro lo scorso anno, drenando praticamente la maggior parte dei fondi a disposizione.

 

A seguito delle forti pressioni fatte, ad esempio, dal sindacato della REA, Radio Televisioni Europee Associate, il ministro per lo sviluppo economico Di Maio ha posto all’ordine del giorno del tavolo TV 4.0 le modifiche al DPR. Mi risulta che si sono delineate posizioni divergenti dalla REA da parte di Confindustria Comunicazione (alla quale Telenorba è iscritta) che non desidera apportare delle modifiche. Ora spetta al Ministro Di Maio decidere se il Dpr va modificato o se preferisce lasciarlo così com’è, penalizzando di conseguenza la maggioranza del comparto. A mio avviso sarebbe opportuno che il Ministro concordasse con tutti i players nuovi parametri e nuove linee guida per l’erogazione dei contributi.

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Video suggerito . ONU e Nuove Tecnologie

COSTA RICA: ALL’IILA LA VICE PRESIDENTE EPSY CAMBELL BARR

Posted by Rainero Schembri On ottobre - 18 - 2018 Commenti disabilitati su COSTA RICA: ALL’IILA LA VICE PRESIDENTE EPSY CAMBELL BARR

Foto: sullo sfondo della bandiera del Costa Rica, la sala dell’incontro e la vice Presidente del Costa Rica Epsy Campbell Barr.

 

Nell’ambito degli incontri internazionali promossi dall’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, la vice Presidente del Costa Rica Epsy Campbell Barr ha tenuto una Conferenza sulle Linee programmatiche e di priorità della politica estera del Costa Rica e le relazioni con l’Italia”. A fare gli onori di casa c’erano il nuovo Presidente dell’IILA Luiz Iberico Nunez (Ambasciatore del Perù), il Segretario Generale Donato di Santo e il nuovo Ambasciatore del Costa Rica Ronald Flores Vega.

 

Il Costa Rica è dei Paesi più sviluppati dell’America centrale. Si tratta, inoltre, dell’Unica Nazione nel mondo che 70 anni fa, nel 1948, ha abolito l’esercito dopo una sanguinosa guerra civile. Con Capitale San José, è stato poi uno dei 51 Paesi che ha dato vita all’Onu nel 1945. Tra i suoi Presidente ha avuto anche un Premio Nobel per la pace Oscar Arias Sanchez, e una donna, Laura Chinchilla Miranda. Con una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, il Costa Rica in passato è stata sempre considerata la ‘Svizzera’ dell’America Centrale, per la sua stabilità, pace sociale, sviluppo economico e rispetto della democrazia.

 

Negli ultimi anni anche questo piccolo Paese ha dovuto naturalmente fare i conti con la crisi economica mondiale, con i problemi dell’emigrazione di massa (dal Nicaragua, El Salvador, Colombia, Venezuela, Cuba e altri Paesi) e con la lotta al narco traffico, nella veste di Paese di transito verso gli Stati Uniti. Tutti problemi che l’attuale Presidente Carlo Alvarado Quesada sta cercando di risolvere tra mille difficoltà.

 

Nella sua visita a Roma, la Vice Presidente Epsy Cambel ha cercato di rassicurare gli imprenditori italiani che le cose si stanno aggiustando all’interno del Paese e che le prospettive di collaborazione con l’Italia sono notevoli, soprattutto nel campo dell’innovazione (in Costa Rica hanno sede moltissime aziende tecnologiche di livello internazionale). Altri fattori positivi: la , situazione ambientale (è stato varato un vasto programma indirizzato all’eliminazione dei combustibili fossili), un articolato  programma di elevazione culturale e inclusione sociale, l’avvio di una serrata lotta alla corruzione, la ricerca continua della trasparenza nelle gare, nonché la certezza del diritto.

 

Nell’ambito degli incontri internazionali promossi dall’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, la vcha tenuto una Conferenza sulle Linee programmatiche e di priorità della politica estera del Costa Rica e le relazioni con l’Italia”. A fare gli onori di casa c’erano il nuovo Presidente dell’IILA Luiz Iberico Nunez (Ambasciatore del Perù), il Segretario Generale Donato di Santo e il nuovo Ambasciatore del Costa Rica Ronald Flores Vega.

 

Il Costa Rica è dei Paesi più sviluppati dell’America centrale. Si tratta, inoltre, dell’Unica Nazione nel mondo che 70 anni fa, nel 1948, ha abolito l’esercito dopo una sanguinosa guerra civile. Con Capitale San José, è stato poi uno dei 51 Paesi che ha dato vita all’Onu nel 1945. Tra i suoi Presidente ha avuto anche un Premio Nobel per la pace Oscar Arias Sanchez, e una donna, Laura Chinchilla Miranda. Con una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, il Costa Rica in passato è stata sempre considerata la ‘Svizzera’ dell’America Centrale, per la sua stabilità, pace sociale, sviluppo economico e rispetto della democrazia.

 

Negli ultimi anni anche questo piccolo Paese ha dovuto naturalmente fare i conti con la crisi economica mondiale, con i problemi dell’emigrazione di massa (dal Nicaragua, El Salvador, Colombia, Venezuela, Cuba e altri Paesi) e con la lotta al narco traffico, nella veste di Paese di transito verso gli Stati Uniti. Tutti problemi che l’attuale Presidente Carlo Alvarado Quesada sta cercando di risolvere tra mille difficoltà.

 

Nella sua visita a Roma, la Vice Presidente Epsy Cambel ha cercato di rassicurare gli imprenditori italiani che le cose si stanno aggiustando all’interno del Paese e che le prospettive di collaborazione con l’Italia sono notevoli, soprattutto nel campo dell’innovazione (in Costa Rica hanno sede moltissime aziende tecnologiche di livello internazionale). Altri fattori positivi: la , situazione ambientale (è stato varato un vasto programma indirizzato all’eliminazione dei combustibili fossili), un articolato  programma di elevazione culturale e inclusione sociale, l’avvio di una serrata lotta alla corruzione, la ricerca continua della trasparenza nelle gare, nonché la certezza del diritto.

 

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SPOT REA SULLO STATO SOCIALE

 

CARRERAS A OPERA IN PIAZZA NEL RICORDO DI GIUSEPPE DI STEFANO

Posted by Rainero Schembri On luglio - 18 - 2018 Commenti disabilitati su CARRERAS A OPERA IN PIAZZA NEL RICORDO DI GIUSEPPE DI STEFANO

Foto da sinistra: Miro Solman, José Carreras e Maria Grazia Patella. Nei riquadri: Il mosaico gigante dedicato al grande tenore Giuseppe Di Stefano e la copertina del volume di presentazione della manifestazione e dell’Opera il Trovatore andato in scena a Oderzo.

 

Diceva il grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht: ‘Beati i popoli che non hanno bisogno di Eroi’. Potremmo aggiungere: ‘Poveri i popoli che dimenticano velocemente i grandi personaggi’. E’ il caso dell’Italia che quasi sempre stende un velo di silenzio sui suoi figli più prestigiosi. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, riguarda Giuseppe Di Stefano, uno dei più grandi tenori (insieme a Caruso, Gigli e Pavarotti) della storia della lirica mondiale. Se non fosse stato per Opera in Piazza di Oderzo (in provincia di Treviso), sicuramente tra le più efficienti organizzazioni liriche italiane guidate da Miro Solman e Maria Grazia Patella, il decennale della morte di questo grande artista sarebbe passato completamente inosservato. Per fortuna a dare man forte a questa celebrazione ci ha pensato anche José Carreras, tenore di fama internazionale e grande amico di Di Stefano, venuto apposta dalla Spagna. Carreras si è prestato volentieri a scoprire il mosaico gigante che Opera in Piazza ha deciso di dedicare a ‘Pippo’, come comunemente veniva chiamato l’indimenticabile tenore siculo-meneghino. In quella circostanza sono stati festeggiati anche i trent’anni della Fondazione Josè Carreras per la lotta contro la leucemia.

 

Al Maestro Carreras è stato, quindi, consegnato il Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano, su decisione di una giuria composta da Monika Curth Di Stefano (Moglie del tenore Di Stefano), Adua Veroni (prima moglie di Luciano Pavarotti), Carlo Fontana (ex Sovrintendente Teatro alla Scala di Milano), Carla Fracci (Etoile Internazionale della danza), Beppe Menegatti (Regista), Maria Chiara (Soprano) e Maria Grazia Patella (Presidente di Opera in Piazza Giuseppe Di Stefano). La celebrazione è stata, infine, completata con una splendida esecuzione di Il Trovatore di Giuseppe Verdi, una produzione fatta in collaborazione con il Teatro Nazionale di Maribor (Slovenia). Per l’occasione hanno cantato diversi artiti di fama internazionale, tra cui Renzo Zulian, Marta Torbidoni, Paolo Rumez, Irena Petkova, sotto la direzione del maestro Loris Voltolini e la regia di Filippo Tonon (vedere video sotto e l’articolo Opera in Piazza: Trovatore. http://puntocontinenti.it/?p=12839).

 

Ogni anno gli spettacoli estivi di Opera in Piazza vengono seguiti, anche dall’estero, da migliaia di appassionati della lirica, che spesso arrivano anche con gruppi organizzati. La manifestazione gode, inoltre, del patrocinio della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e da gruppi ad essa collegati,  come il Gruppo Turistico Culturale guidato da Yvonne Pincelli. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla partecipazione e al sostegno di numerose ditte del territorio, dell’Unindustria e della Camera di Commercio di Treviso, nonché dell’Amm.ne Comunale, della Regione del Veneto e di numerosi volontari.

 

Da registrare che l’ultima apparizione in pubblico del tenore Di Stefano (prima di essere stato assalito da un gruppo di criminali in Kenya, tragedia dalla quale non si è più ripreso) è avvenuta proprio a Oderzo, il 24 ottobre del 2004. Pippo era stato invitato come ospite d’onore al Palasport della città, in occasione dell’Ouverture dell’Opera La gazza ladra di Rossini e dell’esecuzione dell’Opera Pagliacci di Leoncavallo, mentre d’estate era andata in scena all’aperto la Madama Butterly di Puccini. Da quella data Opera in Piazza è diventata Opera in Piazza Giuseppe Di Stefano, rievocando ogni anno i successi e la vita del grande tenore. Non è, quindi, un caso che Maria Grazia Patella e Miro Solman siano stati quasi gli unici (se escludiamo qualche manifestazione collaterale) a ricordare probabilmente la più bella voce della storia della lirica.

 

Vedere video della REA (Premiazione di Carreras e Il Trovatore). Nella foto Carreras con Adua Veroni

 

MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

Posted by Rainero Schembri On luglio - 5 - 2018 Commenti disabilitati su MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

 

Foto: Nei riquadri: Rosalia Martinez e il Presidente Andres Manuel Lopez Obrador

 

Il Messico ha appena eletto un nuovo Presidente: Andres Manuel Lopez Obrador che sostituisce Enrique Pena Nieto. Ma chi è questo nuovo Presidente, pressoché sconosciuto in Italia e in Europa? Lo abbiamo chiesto a Rosalia Martinez, Presidente della Pyme (Associazione di piccole medie imprese messicane) e Responsabile del Centro Stampa Sociale, con sedi a Città del Messico e nel Chiapas, collegato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Ecco cosa ci ha riferito.

 

Il Presidente Obrador ha iniziato la sua carriera politica nel 1976 come membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nel sud-est del Messico, stato di Tabasco che successivamente gli ha voltato le spalle perché si è rifiutato di entrare nella sua cerchia di corruzione. Nel 1989 è entrato a far parte del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) che lo ha lanciato come candidato alla carica di Governatore nel 1994, trasformandolo in un leader nazionale oltre che sindaco della Capitale Città del Messico nel 2000.

 

In Europa alcuni lo descrivono come un populista. Cosa c’è di vero? 

Lo hanno sempre descritto come populista e nazionalista perché sorveglia sugli interessi della gente, in particolare su quelli meno avvantaggiati, oltre ad aver denunciato e combattuto la corruzione. Per gli eccellenti risultati raggiunti in favore delle persone della terza età, i disabili, le ragazze madri e i bambini poveri, Obrador negli ultimi anni è stato il politico più amato della popolazione ma anche il più odiato dall’aristocrazia politica, da molti definiti i mafiosi del potere. Nel luglio del 2006 si era presentato una prima volta come candidato alle elezioni. In quella circostanza non ha vinto per una manciata di voti. Nel 2012 si è ripresentato in coalizione con altri partiti e solo gravissimi imbrogli hanno impedito la sua vittoria.

 

Entrato in contrasto con alcuni dirigenti del partito, Obrador è uscito dal PRD per fondare il Movimento – Partito Morena (Rigenerazione Nazionale). Il suo prestigio è cresciuto velocemente tanto da portarlo alla recente vittoria con oltre il 53% dei voti: il secondo più votato è stato Ricardo Anaya con il 22,5% (il candidato del partito di governo PRI si è collocato al terzo posto con solo il 16% dei voti). Da registrare che per la prima volta un candidato alla presidenza, Ricardo Anaya, si è presentato in coalizione con un partito di sinistra e con uno di destra (PAN e Movimento cittadino).  Si è trattato di un’alleanza strategica nata al solo scopo di sconfiggere Lopez Obrador: ebbene, insieme i due partiti hanno avuto meno della metà dei voti di Obrador che, più veniva attaccato (anche dai grandi industriali), più aumentava il suo consenso presso la gente. A questo punto possiamo dire che il trionfo di Lopez Obrador è stato travolgente alimentando grande speranze per i prossimi sei anni del suo mandato (dal 1 dicembre 2018 al 1 Dicembre 2024).

 

Possiamo approfondire l’aspetto della sua clamorosa uscita dal Partito e la conseguente creazione di un nuovo movimento politico.

 

Quando per lui si sono chiuse le porte del suo partito Obrador ha deciso di organizzare una nuova formazione politica. Per molti commentatori politici si trattava di un vero salto nel buio. Ma il Presidente è un uomo tenace che non prende neanche in considerazione la possibilità di fallire. In quel periodo la sinistra era divisa ma il popolo era con lui. Lui ha scommesso il tutto per tutto perché non aveva niente da perdere: e così con niente ha vinto tutto. López Obrador è un uomo di speranza e di fede ma soprattutto di visione. Non solo ha progettato il suo trionfo, ma ha visto, giudicato e dato vita a ciò che il PRI in 80 anni ha fatto finta di non vedere: la corruzione. E’ andato oltre.

 

Diciamoci francamente: negli ultimi dodici anni i due partiti PRI (Centro-destra-sinistra) e PAN (estrema destra) hanno fatto tutto il possibile e l’impossibile per cancellare la presenza politica di Obrador. Per 12 anni hanno blindato la Presidenza, facendo in modo che pochi ancora credessero in un futuro. Oggi ha vinto la presidenza del Messico. Obrador ha fatto tutto da solo e contro tanti nemici. Lui non è un prodotto della politica o delle cricche di amici, né in quella dei lussi o dei lignaggi. Non è il figlio di antiche e potenti famiglie del centro o del nord del Paese, ma di una umile famiglia di periferia, o meglio, della periferia della periferia. Si è fatto da solo velocemente. E dato che nessun altro candidato ha attraversato il paese da un capo all’altro con modestia e umiltà, per anni ha viaggiato in autobus per farsi conoscere nei villaggi più remoti con pochi sostenitori. Oggi riempie le più importanti piazze delle più grandi città, riscuotendo un tifo da stadio come se il Messico giocasse la finale della coppa del mondo.

 

Ora però si trova davanti alla sua sfida più grande: Governare. Sarà capace di sconfiggere i suoi tanti nemici? 

 

Penso proprio di sì. Del resto, come si dice in Italia, lui si è fatto le ossa nella battaglia politica, dove i limiti del possibile sono infranti, dove l’accettabile viene messo in discussione. La sua unicità è rilevante. Possiamo dire che all’orizzonte messicano sta emergendo una leadership radicalmente diversa, allo stesso tempo autentica e indomabile, profonda e sfrenata. Obrador sarà il primo leader sociale a occupare la presidenza del Messico. Parliamo di un uomo d’istinto, percettivo, audace, fantasioso, misteriosamente eloquente, che provoca un’enorme consenso da parte della popolazione e grandi timori da parte dei suoi avversari. Alcuni lo hanno definito il politico più strano ma anche più talentuoso nato in Messico nel secolo scorso.

 

Eppure, López Obrador ha denunciato soprattutto l’ovvio, quel cancro che pervade il Messico e che molti politici, dal PRI al PAN hanno fatto finta di non conoscere. La corruzione è presente in tutti gli uffici, in tutti i comuni e Stati del Paese. Solo Lopez Obrador ha avuto il coraggio di puntare contro l’oligarchia artefice di tante ingiustizia. Lui ha interpretato lo spirito anti-elitario dei cittadini del Messico e del mondo. La sua ascesa non è dovuta, comunque, solo alla sua capacità di rivolgersi alla sua gente, al suo carisma, alla sua strategia politica: il popolo ha voluto anche punire l’arroganza e gli abusi del PRI al potere. Obrador ha messo in luce: la sfacciata corruzione del partito che ha governato per quasi 80 anni; la mancanza di opportunità per milioni di persone; le atrocità che la corruzione ha causato ai cittadini; l’importanza delle piccole e medie imprese, della campagna, dell’industria, delle esportazioni, dell’ambiente e della competitività generale del paese. Un certo modo di gestire la politica ha determinato in passato uno stato sociale molto precario e sempre in vendita al miglior offerente nazionale o estero: parliamo della terra, dei mari, delle foreste, delle miniere, dello spazio aereo e di recente anche dell’acqua. Senza parlare, poi, dello sfruttamento della manodopera intensiva al costo orario di 2,90 euro per una giornata lavorativa di otto ore: una cosa che non accade nemmeno in Cina.

 

Probabilmente in futuro avrà ancora molti più nemici in patria e all’estero.

 

Può essere. Fino ad ora, comunque, più sono aumentati i nemici più lui si è rafforzato. Il suo pragmatismo gli impedisce di fare scelte pericolosamente radicali. Non a caso è stato eletto negli anni passati come secondo miglior sindaco del mondo, superando i sindaci di Parigi, New York e Berlino. Nel governare Città del Messico è stato efficace e disciplinato. Per anni è stato accusato di essere un grande pericolo per il Messico. Ma il vero pericolo per il Paese era continuare sulla scia del precedente governo che si è distinto per dodici anni di violenze, uccisioni e corruzione. Uno degli slogan di Obrador recita: “Né con Maduro né con Donald Trump. Saremo rispettosi dei governi esteri, ma chiediamo rispetto per il Messico e per i messicani che vivono negli Stati Uniti”.

 

PROGRAMMA SOCIALE

Riportiamo di seguito una sintesi del programma politico del nuovo Presidente

  • Equa distribuzione del bilancio nazionale per generare nuovi posti di lavoro, per riattivare l’economia e per garantire il benessere minimo alla maggioranza dei messicani, senza dover ricorrere ad altre fonti di finanziamento.
  • Monitorare che i poco più di 3,5 miliardi di pesos del bilancio pubblico siano gestiti con onestà e trasparenza
  • Governare per tutti, ascoltando tutti ma con una particolare attenzione ai poveri.
  • Cambiare radicalmente il modo di fare politica, riattivando le attività produttive e stimolando la creazione di lavoro e opportunità di studio per i giovani.
  • Incrementare le risorse alimentari per tutti gli anziani del paese, a partire dall’età di 68 anni, ma questa età verrà ridotta a 65 anni, nei casi in cui gli anziani vivano nelle zone rurali.
  • Concessione a tutti gli anziani di una pensione sociale (è stato il primo governatore a varare un programma pensionistico in Messico)
  • Sostenere la parità di genere e maggiori opportunità per le donne
  • Rispettare i diritti sessuali della persona
  • Sostenere l’agricoltura con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza alimentare e promuovere il consumo di ciò viene prodotto in Messico. Sostenere la piccole e medie imprese che complessivamente generano più del 90% dei posti di lavoro a livello nazionale.
  • Creare nuove opportunità occupazionali e professionali capaci di rafforzare la forza produttiva nei luoghi di origine, contrastando l’emigrazione negli Stati Uniti d’America e la fuga di cervelli all’estero, attraverso la creazione di nuovo opportunità in Messico.
  • Valutare attentamente tutti i decreti, autorizzazioni e offerte pubbliche fatte dal governo precedente. Verrà rimosso solo ciò che contrasta gli interessi nazionali
  • Concessione di borse di studio alle madri single, alle persone con disabilità e agli studenti che frequentano le scuole superiori.
  • Severa lotta alla corruzione, alle ingiustizie, all’oppressioni e ai privilegi
  • Maggiore impegno pubblico per la maggioranza della popolazione, soprattutto per i più poveri.
  • Seguire attentamente la grave e delicata questione dei 43 studenti scomparsi ad Ayotzinapa
  • Difesa della sovranità e degli interessi del Messico e dei messicani che vivono negli Stati Uniti.
  • Rispetto della Costituzione in materia di sovranità e non intervento negli affari interni di altri paesi.

 

Tel  +52 (55)  5395 6231
Cel +52-1 (55) 3016 4592

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INFORMAZIONE E STATO SOCIALE: L’IMPEGNO REA NEL 2017

SPOT REA SULLO STATO

 

MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

Posted by Rainero Schembri On giugno - 30 - 2018 Commenti disabilitati su MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

Foto: Nei riquadro: Rosalia Martinez e il Presidente Andres Manuel Lopez Obrador

 

Il Messico ha appena eletto un nuovo Presidente: Andres Manuel Lopez Obrador che sostituisce Enrique Pena Nieto. Ma chi è questo nuovo Presidente, pressoché sconosciuto in Italia e in Europa? Lo abbiamo chiesto a Rosalia Martinez, Presidente della Pyme (Associazione di piccole medie imprese messicane) e Responsabile del Centro Stampa Sociale, con sedi a Città del Messico e nel Chiapas, collegato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Ecco cosa ci ha riferito.

 

Il Presidente Obrador ha iniziato la sua carriera politica nel 1976 come membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nel sud-est del Messico, stato di Tabasco che successivamente gli ha voltato le spalle perché si è rifiutato di entrare nella sua cerchia di corruzione. Nel 1989 è entrato a far parte del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) che lo ha lanciato come candidato alla carica di Governatore nel 1994, trasformandolo in un leader nazionale oltre che sindaco della Capitale Città del Messico nel 2000.

 

In Europa alcuni lo descrivono come un populista. Cosa c’è di vero? 

Lo hanno sempre descritto come populista e nazionalista perché sorveglia sugli interessi della gente, in particolare su quelli meno avvantaggiati, oltre ad aver denunciato e combattuto la corruzione. Per gli eccellenti risultati raggiunti in favore delle persone della terza età, i disabili, le ragazze madri e i bambini poveri, Obrador negli ultimi anni è stato il politico più amato della popolazione ma anche il più odiato dall’aristocrazia politica, da molti definiti i mafiosi del potere. Nel luglio del 2006 si era presentato una prima volta come candidato alle elezioni. In quella circostanza non ha vinto per una manciata di voti. Nel 2012 si è ripresentato in coalizione con altri partiti e solo gravissimi imbrogli hanno impedito la sua vittoria.

 

Entrato in contrasto con alcuni dirigenti del partito, Obrador è uscito dal PRD per fondare il Movimento – Partito Morena (Rigenerazione Nazionale). Il suo prestigio è cresciuto velocemente tanto da portarlo alla recente vittoria con oltre il 53% dei voti: il secondo più votato è stato Ricardo Anaya con il 22,5%.  Da notare che il candidato del partito di governo PRI si è collocato al terzo posto con solo il 16% dei voti. Da registrare, poi, un fatto curioso: per la prima volta nella storia del Messico un candidato alla presidenza si è presentato in coalizione sia con un partito di sinistra (PRD) che con uno di destra (Movimento dei cittadini). Il trionfo di Lopez Obrador è stato travolgente alimentando grande speranze per i prossimi sei anni del suo mandato (2008 – 2014).

 

Possiamo approfondire l’aspetto della sua clamorosa uscita dal Partito e la conseguente creazione di un nuovo movimento politico.

 

Quando per lui si sono chiuse le porte del suo partito Obrador ha deciso di organizzare una nuova formazione politica. Per molti commentatori politici si trattava di un vero salto nel buio. Ma il Presidente è un uomo tenace che non prende neanche in considerazione la possibilità di fallire. In quel periodo la sinistra era divisa ma il popolo era con lui. Lui ha scommesso il tutto per tutto perché non aveva niente da perdere: e così con niente ha vinto tutto. López Obrador è un uomo di speranza e di fede ma soprattutto di visione. Non solo ha progettato il suo trionfo, ma ha visto, giudicato e dato vita a ciò che il PRI in 80 anni ha fatto finta di non vedere: la corruzione. E’ andato oltre.

 

Diciamoci francamente: negli ultimi dodici anni i due partiti PRI (Centro-destra-sinistra) e PAN (estrema destra) hanno fatto tutto il possibile e l’impossibile per sparire dalla scena politica. Per 12 anni hanno blindato la Presidenza, facendo in modo che pochi ancora credessero in un futuro. Oggi ha vinto la presidenza del Messico. Obrador ha fatto tutto da solo e contro tanti nemici. Lui non è un prodotto della  politica o delle cricche di amici, né in quella dei lussi o dei lignaggi. Non è il figlio di antiche e potenti famiglie del centro o del nord del Paese, ma di una umile famiglia di periferia, o meglio, della periferia della periferia. Si è fatto da solo velocemente. E dato che nessun altro candidato ha attraversato il paese da un capo all’altro con modestia e umiltà, per anni ha viaggiato in autobus per farsi conoscere nei villaggi più remoti con pochi sostenitori. Oggi riempie le più importanti piazze delle più grandi città, riscuotendo un tifo da stadio come se il Messico giocasse la finale della coppa del mondo.

 

Ora però si trova davanti alla sua sfida più grande: Governare. Sarà capace di sconfiggere i suoi tanti nemici? 

 

Penso proprio di sì. Del resto, come si dice in Italia, lui si è fatto le ossa nella battaglia politica, dove i limiti del possibile sono infranti, dove l’accettabile viene messo in discussione. La sua unicità è rilevante. Possiamo dire che all’orizzonte messicano sta emergendo una leadership radicalmente diversa, allo stesso tempo autentica e indomabile, profonda e sfrenata. Obrador sarà il primo leader sociale a occupare la presidenza del Messico. Parliamo di un uomo d’istinto, percettivo, audace, fantasioso, misteriosamente eloquente, che provoca un’enorme consenso da parte della popolazione e grandi timori da parte dei suoi avversari. Alcuni lo hanno definito il politico più strano ma anche più talentuoso nato in Messico nel secolo scorso.

 

Eppure, López Obrador ha denunciato soprattutto l’ovvio, quel cancro che pervade il Messico e che molti politici, dal PRI al PAN hanno fatto finta di non conoscere. La corruzione è presente in tutti gli uffici, in tutti i comuni e Stati del Paese. Solo Lopez Obrador ha avuto il coraggio di puntare contro l’oligarchia artefice di tante ingiustizia. Lui ha interpretato lo spirito anti-elitario dei cittadini del Messico e del mondo. La sua ascesa non è dovuta, comunque, solo alla sua capacità di rivolgersi alla sua gente, al suo carisma, alla sua strategia politica: il popolo ha voluto anche punire l’arroganza e gli abusi del PRI al potere. Obrador ha messo in luce: la sfacciata corruzione del partito che ha governato per quasi 80 anni; la mancanza di opportunità per milioni di persone; le atrocità che la corruzione ha causato ai cittadini; l’importanza delle piccole e medie imprese, della campagna, dell’industria, delle esportazioni, dell’ambiente e della competitività generale del paese. Un certo modo di gestire la politica ha determinato in passato uno stato sociale molto precario e sempre in vendita al miglior offerente nazionale o estero: parliamo della terra, dei mari, delle foreste, delle miniere, dello spazio aereo e di recente anche dell’acqua. Senza parlare, poi, dello sfruttamento della manodopera intensiva al costo orario di 2,90 euro per una giornata lavorativa di otto ore: una cosa che non accade nemmeno in Cina.

 

Probabilmente in futuro avrà ancora molti più nemici in patria e all’estero.

 

Può essere. Fino ad ora, comunque, più sono aumentati i nemici più lui si è rafforzato. Il suo pragmatismo gli impedisce di fare scelte pericolosamente radicali. Non a caso è stato eletto negli anni passati come secondo miglior sindaco del mondo, superando i sindaci di Parigi, New York e Berlino. Nel governare Città del Messico è stato efficace e disciplinato. Per anni è stato accusato di essere un grande pericolo per il Messico. Ma il vero pericolo per il Paese era continuare sulla scia del precedente governo che si è distinto per dodici anni di violenze, uccisioni e corruzione. Uno degli slogan di Obrador recita: “Né con Maduro né con Donald Trump. Saremo rispettosi dei governi esteri, ma chiediamo rispetto per il Messico e per i messicani che vivono negli Stati Uniti”.

 

PROGRAMMA SOCIALE

Riportiamo di seguito una sintesi del programma politico del nuovo Presidente

  • Equa distribuzione del bilancio nazionale per generare nuovi posti di lavoro, per riattivare l’economia e per garantire il benessere minimo alla maggioranza dei messicani, senza dover ricorrere ad altre fonti di finanziamento.
  • Monitorare che i poco più di 3,5 miliardi di pesos del bilancio pubblico siano gestiti con onestà e trasparenza
  • Governare per tutti, ascoltando tutti ma con una particolare attenzione ai poveri.
  • Cambiare radicalmente il modo di fare politica, riattivando le attività produttive e stimolando la creazione di lavoro e opportunità di studio per i giovani.
  • Incrementare le risorse alimentari per tutti gli anziani del paese, a partire dall’età di 68 anni, ma questa età verrà ridotta a 65 anni, nei casi in cui gli anziani vivano nelle zone rurali.
  • Concessione a tutti gli anziani di una pensione sociale (è stato il primo governatore a varare un programma pensionistico in Messico)
  • Sostenere la parità di genere e maggiori opportunità per le donne
  • Rispettare i diritti sessuali della persona
  • Sostenere l’agricoltura con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza alimentare e promuovere il consumo di ciò viene prodotto in Messico. Sostenere la piccole e medie imprese che complessivamente generano più del 90% dei posti di lavoro a livello nazionale.
  • Creare nuove opportunità occupazionali e professionali capaci di rafforzare la forza produttiva nei luoghi di origine, contrastando l’emigrazione negli Stati Uniti d’America e la fuga di cervelli all’estero, attraverso la creazione di nuovo opportunità in Messico.
  • Valutare attentamente tutti i decreti, autorizzazioni e offerte pubbliche fatte dal governo precedente. Verrà rimosso solo ciò che contrasta gli interessi nazionali
  • Concessione di borse di studio alle madri single, alle persone con disabilità e agli studenti che frequentano le scuole superiori.
  • Severa lotta alla corruzione, alle ingiustizie, all’oppressioni e ai privilegi
  • Maggiore impegno pubblico per la maggioranza della popolazione, soprattutto per i più poveri.
  • Seguire attentamente la grave e delicata questione dei 43 studenti scomparsi ad Ayotzinapa
  • Difesa della sovranità e degli interessi del Messico e dei messicani che vivono negli Stati Uniti.
  • Rispetto della Costituzione in materia di sovranità e non intervento negli affari interni di altri paesi.

 

 

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INDAGINE REA SULL’IMPEGNO SOCIALE DEI PARLAMENTARI

Posted by Rainero Schembri On aprile - 26 - 2018 Commenti disabilitati su INDAGINE REA SULL’IMPEGNO SOCIALE DEI PARLAMENTARI

Foto: Il Presidente della REA Antonio Diomede mentre viene intervistato davanti a Montecitorio dal giornalista Stefano Zago di TeleAmbiente. 

 

L’esempio americano. Una delle cose che sorprende quando si va negli Stati Uniti è sentir dire da un qualsiasi comune cittadino: “Se ho qualcosa di cui lamentarmi alzo il telefono e chiamo il mio Senatore”. Comportamento del tutto inimmaginabile in Italia. Quante sono, infatti, le persone che da noi seguono o si interessano di quello che fanno i Deputati o i Senatori ai quali hanno accordato la loro preferenza? Ebbene, in un momento in cui in molti Paesi la democrazia rischia di entrare in corto circuito a causa dell’incapacità dei partiti di mettersi d’accordo, seguire e valorizzare il ruolo del singolo rappresentante del popolo (e non solo dei capi partito) può risultare di estrema utilità.

Superamento delle contrapposizioni partitiche. Si tratta di individuare in Parlamento chi è disponibile a sostenere una giusta causa sociale a prescindere da chi l’abbia proposta. Soprattutto in materia di diritti sociali. Diritti che spesso richiedono ampi consensi trasversali, sia nel Paese che in Parlamento, coinvolgendo parlamentari magari di schieramenti opposti ma ugualmente interessati a far prevalere un interesse generale. Questa scelta rappresenta, è bene precisarlo subito, il modo veramente corretto di interpretare il cosiddetto dettame costituzionale che prevede l’esercizio dell’attività parlamentare senza alcun vincolo di mandato. Quindi non ha niente a che vedere con i noti ‘cambi di casacca’, attuati spesso per opportunismi e convenienze personali e non per convinzioni più nobili. Nel nostro caso il parlamentare aderisce a un’idea, a un progetto, che personalmente ritiene giusto, indipendentemente da chi l’ha formulata.

Compito della stampa. Sia nel bene che nel male, valorizzare senza pregiudizi politici comportamenti e attività dei singoli parlamentari, soprattutto quelli meno noti, è un compito fondamentale che ogni organo d’informazione dovrebbe esercitare in nome della tutela democratica del Paese. L’autentica difesa democratica non può, infatti, limitarsi a informare sulle grandi scelte nazionali ma deve anche verificare come queste grandi scelte possano poi trovare una concreta applicazione sul territorio. E su questo piano il ruolo dei singoli parlamentari è determinante.

La REA (Radiotelevisioni Europee Associate) come è noto da diverso tempo sta promuovendo attraverso i suoi servizi giornalistici, libri e raccolte di opinioni, una grande riforma sociale. Da qui il suo impegno a informare, sia a livello nazionale che locale, l’opinione e le posizioni dei singoli parlamentari nei riguardi del progetto di costituzione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale: obiettivo che fondamentalmente coinvolge tutti i cittadini e sul quale nessuno dovrebbe aspirare a metterci semplicemente il cappello.

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Vedere lo Spot REA sullo Stato Sociale

L’ARRESTO DI LULA? INEVITABILE. PAROLA DI ALBERTO AGGIO

Posted by Rainero Schembri On aprile - 8 - 2018 Commenti disabilitati su L’ARRESTO DI LULA? INEVITABILE. PAROLA DI ALBERTO AGGIO

Foto: a sinistra Alberto Aggio. A destra l’ex Presidente Lula. 

 

Non solo in Brasile ma in tutto il mondo ha destato profonda impressione l’arresto in Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva, meglio conosciuto con il soprannome di Lula. Trentacinquesimo Capo di Stato di questo gigante dell’America Latina (dal 2003 al 2011), Lula vanta origini umilissime: è stato operaio metalmeccanico e sindacalista, ma soprattutto un’icona della sinistra mondiale, avendo raggiunto importanti risultati sul piano della lotta alla fame, della mancanza d’istruzione, della sanità pubblica, delle disuguaglianze sociali. Ora è stato accusato e condannato a 12 anni e un mese per corruzione e spedito in una cella di 15 metri quadrati. Insieme a lui si trova sotto accusa gran parte del mondo politico brasiliano che ha Governato il Paese negli ultimi 15 anni, tra cui anche Dilma Rousseff che è succeduta a Lula e che è stata costretta alle dimissioni. Insieme a loro si trovano sul banco degli imputati moltissimi membri del PT, lo storico Partito dei Lavoratori. Senza retorica possiamo dire che oggi mezzo Brasile festeggia, l’altra metà è in lacrime. Ma sentiamo il parere su questa intricata vicenda di Alberto Aggio, Professore di Storia Contemporanea nello Stato di San Paolo del Brasile e autore di diversi libri (alcuni anche su Gramsci), nonché uno dei più importanti collaboratori del prestigioso giornale ‘O Estado de Sao Paolo’. 

 

Professore, cosa ci può dire in merito all’arresto dell’ex Presidente Lula?

 

L’arresto rappresenta il normale percorso di un Paese che vuole preservare la giustizia, che vuole vedere il Brasile come un Paese repubblicano in cui la legge è uguale per tutti. Ovviamente questo è un caso molto speciale. Per la prima volta nella storia un ex Presidente viene processato, condannato e imprigionato per un crimine comune. Lula non è un prigioniero politico. Questa è una narrazione che non regge. Ha utilizzato, quando era Presidente, i beni di tutti i brasiliani a proprio vantaggio. E questo processo, per il quale è stato condannato, è solo uno dei processi: ci sono diversi altri capi d’accusa contro l’ex Presidente.

 

Molti, però, sollevano il dubbio che l’arresto di Lula sia finalizzato essenzialmente a impedire che lui possa partecipare ed eventualmente vincere le prossime elezioni presidenziali in calendario a ottobre di quest’anno. Lei che ne pensa?

 

In effetti, c’è questa coincidenza. Lula risulta in vantaggio nei sondaggi. Ma il punto è che le azioni legali contro di lui riguardano crimini comuni. Non sarebbe possibile per il sistema giudiziario brasiliano non dare corso alle denunce, che non sono poche e soprattutto sono gravissime. I vari processi a suo carico non riguardano reati politici ma reati comuni, che necessariamente debbono essere perseguitati. Noi li chiamiamo crimini dei “colletti bianchi”. Lula attualmente è solo un ex operaio e un ex leader sindacale milionario. Il suo coinvolgimento negli appalti e in altri settori economici è stato provato ed è stato abbastanza dannoso per il Paese.

 

A Lula non verrà impedito di partecipare alle elezioni a causa del suo arresto ma a causa della mancanza di una fedina penale pulita, esigenza che il suo stesso partito PT ha contribuito a far approvare in Parlamento. Questa norma impedisce di candidarsi a tutti coloro che sono stati condannati in appello. Lula e il PT sanno molto bene che è così ma cercano di politicizzare i processi nel tentativo di recuperare il consenso perso tra la gente dopo l’impeachment (della Presidente Rousseff, N.d.R.) e le elezioni comunali del 2016, quando hanno perso più della metà delle città che governavano.

 

Se la popolarità di Lula è talmente vasta vuol dire che buona parte della popolazione brasiliana giudica positivamente i suoi due Governi, soprattutto sul piano sociale. Il suo arresto non potrebbe creare dei seri problemi? 

 

La popolarità di Lula è indiscutibile. Tuttavia lui non ha la maggioranza assoluta. Il suo consenso s’aggira tra il 20 e il 30%. Si tratta di una forza importante soprattutto in considerazione del frazionamento del quadro politico in una misura mai registrata prima. Lula è certamente un mito politico. Ingloba l’idea dell’eroe dei poveri, una specie di Robin Hood, per essendo stato un grande amico dei ricchi. Negli ultimi anni si è addirittura trasformato in una specie di lobbista della Oldebrecht (una delle più grandi multinazionali brasiliane, n.d.r.). L’altro giorno si è paragonato a Gesù Cristo dicendo alla gente ‘Io vivo in te’ . Si tratta di una nuova strategia per la campagna ‘Lula Libero’: una visione elitaria, tipica dei cosiddetti discorsi populisti.

 

Non teme che andando in prigione alla fine Lula diventi ancora più forte, diventi una vittima e una leggenda brasiliana e internazionale? 

 

Lula è già un mito. E come per ogni mito se non vogliamo restare soggiogati, dobbiamo essere critici, pensare e rimanere in grado di analizzarlo. Non penso che Lula finisca per rafforzarsi a seguito del suo arresto. Al contrario.  Ciò che è emerso con il suo arresto è che Lula è ormai politicamente isolato all’interno di una sinistra anacronistica, che fa un discorso anacronistico, incapace di affrontare il mondo attuale. Oggi Lula fa un discorso di stampo bolivariano (il professore si riferisce all’ideologia portata avanti in Venezuela dal deceduto Presidente Ugo Chávez, N.d.R.) con ricordi nostalgici dell’era del sindacalismo di quasi 40 anni fa, senza più alcuna seria proiezione orientata verso il futuro. E peggio, senza riconoscere che il suo secondo governo e i due successivi governi di Dilma Rousseff hanno portato la nazione verso la più grande crisi economica della sua storia, con una disoccupazione record e una crescente polarizzazione politica mai vista prima nel Paese. Credo che ormai sia un bene per il Brasile superare il mito Lula e il suo periodo, in modo da potersi reintegrare nel mondo, fare le necessarie riforme e guardare avanti. Lula ancora dispone di una certa forza ma ormai rappresenta il passato.

NOTA: Vedere il video con Alberto Aggio

 

VITO BRUSCHINI RACCONTA IL SEQUESTRO DI PAUL GETTY III

Posted by Rainero Schembri On dicembre - 13 - 2017 Commenti disabilitati su VITO BRUSCHINI RACCONTA IL SEQUESTRO DI PAUL GETTY III

Foto: Vito Bruschini a Piazza Navona (riquadro: copertina del suo ultimo libro)

Questa volta Vito Bruschini con il suo libro Rapimento e Riscatto ha compiuto una vera impresa: rendere appassionante una storia condita da tantissima mediocrità. Non ci sono eroi positivi. Tutti i personaggi brillano per nullità. A cominciare dal protagonista, il sequestrato Paul Getti III: chi lo ha conosciuto per davvero lo descrive come un moccioso e arrogante ragazzetto, che si divertiva a fare il povero per scroccare pranzi e cene o a dormire nelle case degli altri a sbaffo.

Poi c’è Paul Getty II, il padre, che buon padre non era, nemmeno buon marito, e ancor meno buon figlio. E così arriviamo al nonno, l’uomo più ricco del mondo indisponibile a pagare un solo penny per riscattare il nipote. La sua morale era: “Se pago per uno metto a repentaglio tutti i familiari”. Una morale che probabilmente non si basava tanto sulla preoccupazione di tutelare i propri congiunti quanto sul pericolo di depauperare eccessivamente il suo immenso patrimonio.

Che dire a questo punto dei rapitori? Che non fossero educati a Oxford lo si può facilmente immaginare. La descrizione che Bruschini fa dei vari personaggi è strabiliante: si passa da un film di Totò al Padrino di Francis Coppola per finire con un James Bond all’americana: parliamo del grande investigatore ingaggiato dal nonno negli USA (a due mila dollari al giorno) per scoprire se si  trattava veramente di un rapimento o solo di una burla del nipote. Un dubbio che neanche l’orecchio della vittima spedita per posta dai carcerieri é riuscito a scalfire nella mente del nonno. “Non pago un penny”.

Per la verità un eroe in questa squallida storia c’è. Anzi un’eroina. La mamma. Questo è l’unico personaggio con il quale il lettore può identificarsi. Nel descrivere le sofferenze di questa madre, le sue lunghe attese davanti al telefono, il continuo arrivare di notizie incoraggianti alternate a drammatiche docce fredde, la sua ferrea determinazione a non mollare, rappresentano sicuramente uno dei passaggi più coinvolgenti del libro.

Per i più anziani, poi, il lavoro di Bruschini ha comunque il pregio di far rivivere un momento particolare della nostra storia. Gli anni degli hippies, dei figli dei fiori, di una gioventù che si concentrava nel centro di Roma (soprattutto a Piazza Navona e a Piazza Farnese) per fare la rivoluzione sociale, sessuale e anti autoritaria.  Allora molti schifavano i soldi. Poi sono cambiati. Anche la fidanzata del rapito pare che abbia accettato volentieri un milione di dollari per abbandonare il suo ‘amore’ .

C’è comunque un punto che deve far riflettere a tutti. Parliamo della fine di questa tragica vicenda. Dei nove imputati solo due gregari sono stati condannati. Nel frattempo i mandanti con i soldi del sequestro hanno potuto comprare un ingente quantitativo di droga proveniente dalla Turchia e quindi consentire alla ndrangheta calabrese di diventare una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo. Un vero schifo anche se ‘degno finale’ del sequestro più incredibile della storia.

 

Rapimento e Riscatto

Vito Bruschini

Newton Compton Editori

Pag. 312

Euro 10.

 


La REA si batte per un nuovo Stato Sociale

 

SALVATAGGIO DI RADIO E TV? PER LA REA SIAMO ALL’ULTIMO ATTO

Posted by Rainero Schembri On novembre - 29 - 2017 Commenti disabilitati su SALVATAGGIO DI RADIO E TV? PER LA REA SIAMO ALL’ULTIMO ATTO

Foto: Antonio Diomede intervistato davanti a Montecitorio in occasione di una recente manifestazione organizzata dalle radio e televisioni locali.  

Sta per compiersi da parte della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) l’ultimo tentativo per evitare la chiusura di poco meno di 400 emittenti locali a causa del DPR numero 146 del 23 agosto 2017. In estrema sintesi, questo decreto stabilisce che, a seconda del numero di abitanti del territorio per cui è stata presentata la domanda, le televisioni debbano avere da 8 a 14 dipendenti, da due a quattro giornalisti per poter beneficiare dei contributi pubblici (130 milioni di euro complessivi). Per quanto riguarda le radio, dei due dipendenti in organico almeno uno deve essere un giornalista a tempo pieno.

Conseguenza: la grande ventata di innovazione e libertà avviata verso la fine degli anni settanta con la nascita delle radio e televisioni locali rischia di svanire completamente fra qualche mese. Infatti, la maggior parte delle radio e televisioni private saranno costrette a chiudere mandando a casa migliaia di lavoratori. La ragione è semplice: la piccola e media emittenza televisiva locale, stante la crisi economica e il conseguente mercato della pubblicità, non può in alcun modo permettersi un simile onere occupazionale.

La legge mi sembra eccessiva”, ha dichiarato uno che di televisione s’intende, parliamo di Pippo Baudo, “perché dare un peso di quattordici persone a una piccola televisione significa caricarla di spese enormi che non vengono ovviamente coperte nel rapporto con il territorio mentre l’importanza delle televisioni e radio locali è notevole perché allineano il territorio ai problemi locali. C’è un rapporto di fidelizzazione del pubblico con le emittenti locali molto forte. Ovviamente con quattro giornalisti professionisti e altri dieci tecnici non ci si fa. È come dichiarare la morte.  Mi dispiace”.

L’ultima carta che la REA sta giocando in questi giorni è quella di attivare alcuni emendamenti al Disegno di Legge di Bilancio in grado di dare un minimo di ossigeno a un comparto che rischia di scomparire. Ecco le principali:

  1. Associazione di scopo. Occorre consentire la nascita di Associazioni di scopo temporanea in modo da raggiungere il duplice obiettivo: 1) assicurare l’occupazione attuale senza creare lo spettro della disoccupazione per la chiusura di centinaia di emittenti; 2) creare i presupposti di un incremento dell’occupazione nel settore, attraverso una sana competizione tra le emittenti per superare la soglia minima degli occupati in modo da acquisire alti punteggi nelle graduatorie per beneficiare di un maggiore contributo.
  2. Facoltà per le radio di assumere un giornalista. Al fine di evitare che le radio siano costrette per motivi economici di licenziare uno dei due lavoratori in organico (come previsto dalla legge) per sostituirlo con un giornalista (compiendo, tra l’altro, un’azione antisindacale), l’emendamento proposto prevede di cancellare tale obbligo lasciando alle emittenti la discrezionalità di assumere un giornalista. Da registrare che la quasi totalità delle emittenti radiofoniche si avvale dei servizi giornalistici confezionati dalle agenzie in abbonamento che perderebbero il loro lavoro.  
  3. No alla legittimazione dell’Auditel. Il Regolamento assegna all’Auditel la possibilità di incidere per il 30% sul punteggio di assegnazione dei contributi. Un’assurdità considerato che l’Auditel è una società privata partecipata dalle Reti nazionali Mediaset, la 7 e RAI, cioè, dalle dirette concorrenti delle locali. Tanto più che le Tv locali iscritte ad Auditel si contano sulle dita di una mano.
  4. Una più equa spartizione dei contributi. L’attuale Regolamento prevede di assegnare il 95% dei contributi alle prime 100 emittenti e solo il 5% alle restanti. In altri termini, per altre 400 Tv è prevista solo una piccola mancia del tutto inutile. L’emendamento richiesto dalla REA è che il monte contributi sia ripartito equamente al 50% tra emittenti collocate ai primi cento posti in graduatoria e il rimanente 50% alle altre.

Ultima considerazione. Secondo gli estensori della legge il Regolamento deve servire al sostegno dell’intero settore con i fini di “…assicurare la piena attuazione dei principi di cui all’articolo 21 della Costituzione, in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione, nonché di incentivare l’innovazione dell’offerta informativa…”. Il timore è che l’obiettivo vero sia invece quello di garantire una consistente fetta della torta a un gruppo di 100 emittenti amiche per lasciare le altre 380 al proprio destino. Cioè, l’esatto contrario  di quello che prevede la Costituzione.

 

Nota: per chi fosse interessato ad approfondire la complessa tematica riguardante la storia delle Radio e Tv e la concentrazione su scala internazionale del potere mediatico, suggeriamo il libro-intervista con Antonio Diomede Radio e Tv al Bivio (acquistabile su Amazon). 

NUOVO STATO SOCIALE NEL MONDO

RUBRICA ‘INFORMARE PER CREARE UN NUOVO STATO SOCIALE NEL MONDO’ Video di Rainero Schembri ONU e Nuove Tecnologie Di Rainero […]

VIDEO – STORIA, CULTURA ED EDITORIA

                                        […]

VIDEO – MEDIA E PROTAGONISTI

MONDO DELLA COMUNICAZIONE 01 – RADIO MAMBO – Renato Dionisi – Videolink 02 – Tele Ambiente – Stefano Zago – […]

VIDEO – ESSENZIALISTI IN VIAGGIO

  ESSENZIALISTI IN VIAGGIO Patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Incontri e confronti. Dopo numerosi incontri, scambi di opinioni, interviste, interventi […]