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Friday, July 20, 2018

VENEZUELA: MARINELLYS E VANESSA, SPINE D’ACCIAIO PER MADURO

Posted by Rainero Schembri On aprile - 8 - 2017 Commenti disabilitati su VENEZUELA: MARINELLYS E VANESSA, SPINE D’ACCIAIO PER MADURO

Foto: sullo sfondo di una contestazione in Venezuela i riquadri della Marinellys Tremamunno, con affianco la copertina del suo libro dedicata a Nicolas Maduro (Presidente del Venezuela) e a destra Vanessa Ledezma, figlia del sindaco di Caracas Antonio Ledezma, fatto arrestare dal Presidente. 

 

Entrambe sono nemiche giurate del governo di Nicolas Maduro in Venezuela. Entrambe sono agguerrite e instancabili. Entrambe sono molto belle, cosa che non guasta mai. La prima è Marinellys Tremamunn0, venezuelana di origine italiana (in napoletano il suo cognome significherebbe ‘fa tremare il mondo’), giornalista impegnata a Roma con una televisione messicana; la seconda, residente a Carpi, è la figlia di Antonio Ledezma, sindaco di Caracas, fatto arrestare il 19 febbraio del 2015 dal Presidente venezuelano (perché accusato di tentativo di colpo di Stato) e che attualmente si trova  agli arresti domiciliari. Entrambe rappresentano in Italia e in Europa le vere spine d’acciaio nel fianco del Governo venezuelano, che si trova sempre più in difficoltà.

 

Con una popolazione di poco superiore ai 30 milioni di persone, un reddito medio di 14 mila euro procapite e un’età media di 28 anni, il Venezuela è  uno dei maggiori produttori di Petrolio al Mondo. Dal 1999 al 2013 il Paese è stato governato da Ugo Chavez, ex militare, che sognava di esportare in America Latina e nel mondo il Socialismo del XXI secolo. Dopo la sua morte e la drastica caduta del prezzo del petrolio, aggravata dall’ascesa al potere del suo delfino Nicolas Maduro (sicuramente meno carismatico e abile politicamente) il Paese è sprofondato nella peggiore crisi della sua storia a causa anche di una corruzione dilagante. Parliamo di una crisi politica, economica (l’inflazione è alle stelle, quasi all’800%) e sociale senza precedenti. Ormai per le strade di Caracas si vedono lunghe file per acquistare del pane, non si trovano molti medicinali, la criminalità è aumentata sensibilmente e l’insoddisfazione popolare genera una serie di proteste e rivolte popolari che, secondo il Governo viene alimentata da potenze straniere (in primo luogo gli USA) interessate a distruggere un esperimento politico di stampo socialista.

 

In ogni caso il Governo di Caracas ha perso gran parte del consenso popolare tanto è vero che alle elezioni legislative avvenute nel dicembre del  2015 le opposizioni sono diventate maggioranza (99 seggi su 167). Come risposta il Presidente Maduro ha indotto recentemente il Tribunale Supremo di Giustizia, massimo organo giudiziario del Venezuela, ad attribuirsi tutto il potere legislativo togliendolo all’Assemblea Nazionale. Tuttavia, sotto la minaccia di una vera rivoluzione popolare, il Governo ha dovuto fare marcia indietro restituendo i poteri formali dell’Assemblea Nazionale, anche se nella sostanza tutte le iniziative parlamentari vengono bloccate dal Tribunale Supremo. In questo momento sono numerosi gli oppositori arrestati e incarcerati (si parla di 118) tra cui il padre di Vanessa, Antonio Ledezma.

 

“Io non mi batto solo per la libertà di mio padre ma per il ritorno a una vera democrazia nel mio Paese”, ha spiegato la Vanessa in un incontro organizzato recentemente a Roma dalla Fondazione Craxi, organizzato da Stefania Craxi (figlia di Bettino Craxi) con la partecipazione di Fabrizio Cicchito e Pier Ferdinando Casini (rispettivamente Presidenti delle Commissioni esteri di Camera e Senato). Sposata con due figli, Vanessa Ledezma, vive da diversi anni a Carpi. “Ormai”, dice, “viviamo una vera crisi umanitaria, con il 72% della popolazione in povertà, tra cui molti italiani e oriundi italiani. Da un Paese che in passato rappresentava una fonte di speranza e ricchezza il Venezuela è diventato incredibilmente uno dei Paesi più poveri del mondo”.

 

Nel corso dell’incontro alla fondazione Craxi è stato presentato anche il libro “Venezuela: Il crollo di una rivoluzione” (edizioni Arcoiris) scritto dall’amica di Vanessa, la giornalista Marinellys Tremamunno (ormai le due si muovono in sintonia su tutti i fronti). “Come tantissimi venezuelani”, dice la Marinellys, “anch’io sono stata costretta ad espatriare per poter lavorare. Voglio ricordare che sono circa 5 mila imprenditori che si sono visti espropriare le proprie aziende o che sono stati costretti a dichiarare fallimento. Praticamente è impossibile esercitare il mestiere di giornalista in Venezuela e l’insicurezza personale è pressoché totale”.

 

Da registrare, infine, che secondo molti esperti esiste il reale pericolo che tutto finisca in un bagno di sangue o che i militari decidano di sostituire il Presidente Maduro per prendere direttamente il potere e quindi instaurare un vera e propria dittatura militare. Ed è proprio per scongiurare  questo epilogo drammatico, che ormai le ‘due amiche’ stanno cercando ogni consenso possibile da parte di governi e istituzioni estere,  soprattutto quelle italiane che, come minimo, non dovrebbero dimenticare che in Venezuela vivono circa due milioni di connazionale e oriundi, molti dei quali in uno stato di profonda sofferenza.

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Vedere il video Il seme di un nuovo Stato Sociale prodotto dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate)

GUALTIERO CROZZOLI: LA NUOVA VISIONE DEGLI ARTIGIANI

Posted by Rainero Schembri On marzo - 31 - 2017 Commenti disabilitati su GUALTIERO CROZZOLI: LA NUOVA VISIONE DEGLI ARTIGIANI

Foto: Gualtiero Crozzoli davanti alla sua azienda

 

L’obiettivo è certamente ambizioso: riunire il maggior numero di artigiani possibile per introdurre quelle modifiche legislative indispensabili per rilanciare l’Artigianato: un settore che oggi rischia di scomparire completamente sotto una babele di norme fiscali e adempimenti burocratici. Autore di questo sforzo collettivo è Gualtiero Crozzoli, nato come fabbro ma oggi titolare della nota azienda Revisteel, localizzata a Lariano (in provincia di Roma) e specializzata nella creazione di persiane blindate e altri dispositivi metallici.

 

Di origine friulana, Crozzoli oltre ad essere un innovatore (ben 28 brevetti portano la sua firma) è anche un combattente nato: raggiunta una certa serenità e appagamento professionale, invece di limitarsi a godere i frutti del suo lavoro ha deciso di intraprendere una vera battaglia per riformare lo Stato. A tale fine ha creato insieme a un’ottantina di colleghi l’Associazione Culturale l’Artigiano. “Ora”, ci dice, “sono oltre mille che hanno manifestato la propria disponibilità a collaborare. Ma presto saremo un gruppo di pressione che le forze politiche non potranno continuare a ignorare”:

 

Come primo passo L’Artigiano ha lanciato un appello contro “la scellerata burocrazia, l’ingiusta, iniqua imposizione delle tasse. Lo Stato aiuta grandi industrie, società, banche, mentre allo stesso tempo artigiani, imprenditori e commercianti sono abbandonati a se stessi, sfruttati, munti fino allo sfinimento, a tutto beneficio di tanti corrotti politici e parassiti che ruotano intorno a loro”.

 

Per Crozzoli, “la nascita di un nuovo e forte Stato Sociale deve partire dalla base, dall’Artigianato, un settore che se correttamente incentivato potrebbe risolvere tutti i problemi occupazionali, soprattutto in Italia che vanta numerosi artigiani di livello mondiale”. L’appello lanciato da Crozzoli si estende dal fabbro al falegname, dal fornaio al vinaiolo, dal vaccaro all’ortolano, dal commerciante all’imprenditore, dal manovale al professore, dall’inventore all’artista.

 

“Simbolicamente”, conclude Crozzoli, “intendiamo costruire la città dell’Artigiano, un luogo dove vengono difesi i diritti inalienabili, premiati gli operai e lavoratori onesti, incentivati e consigliati i futuri imprenditori, creatori, inventori e artisti. Il nostro unico desiderio è di mettere a disposizione dello Stato e, quindi, dei nostri figli, l’enorme esperienza maturata nel corso della nostra vita lavorativa, che quasi sempre è stata una lotta contro la burocrazia, l’ignoranza e spesso la mala fede di una parte del mondo politico”.

Vedere il Video Il Rilancio dell’Artigianato

 

 

 

 

L’ARCILIUTO DEI SAMARITANI: UN MITO CHE FESTEGGIA I 50 ANNI

Posted by Rainero Schembri On marzo - 26 - 2017 Commenti disabilitati su L’ARCILIUTO DEI SAMARITANI: UN MITO CHE FESTEGGIA I 50 ANNI

Foto: Enzo Samaritani (a destra) con il figlio Giovanni. Sullo sfondo il teatro dell’Arciliuto. 

 

E’  sicuramente un dei luoghi più cult di Roma che sta per festeggiare il suo cinquantesimo anno di vita (l’inaugurazione è avvenuta l’11 novembre del 1967). Parliamo dell’Arciliuto, considerato da molti un vero tempio della cultura localizzato all’interno di una dimora cinquecentesca alle spalle della famosa Piazza Navona (più precisamente in Piazza Montevecchio 5). Qui si mangia, si canta, si fa poesia, si fa teatro e si riflette sui valori sociali. Il locale è frequentato da artisti, filosofi, giornalisti, imprenditori, scienziati e anche da tanta gente comune che ogni tanto ama evadere dalle bruttezze e asprezze quotidiane per immergersi nel bello e colto rievocato in modo leggero e mai banale. Artefice di questo piccolo-grande mondo è Enzo Samaritani, fondatore dell’Arciliuto, un accogliente ristorante abbinato a un piccolo teatro che dagli anni sessanta (in coincidenza con la contestazione studentesca) fino ai giorni nostri, ha coinvolto diverse generazioni in una riflessione collettiva sulla necessità di coltivare l’arte come migliore antidoto a ogni forma di arroganza fisica e intellettuale. Ma sentiamo cosa ci dice Samaritani.

 

A distanza di cinquant’anni dall’inaugurazione dell’Arciliuto, quale è l’aspetto che giudica più positivo di questa esperienza e quale, invece, rappresenta il suo maggiore rimpianto?

 

Cominciamo col dire che non ho alcun rimpianto. La maggiore soddisfazione? Aver ‘allevato’, se possiamo usare questa parola, ben quattro generazioni di persone felici di stare insieme e di confrontarsi ogni sera con mentalità, esperienze e conoscenze diverse.  E’ incredibile come nonostante tutte le difficoltà, soprattutto quella di raggiungerci per la totale mancanza di posti auto, abbiamo un pubblico di fedelissimi che ci segue da mezzo secolo e che si rinnova in continuazione. Un pubblico che supera la paura di uscire di casa e quella di riflettere ad alta voce, in allegria e con spirito costruttivo.

 

Ma nel concreto come è cambiato questo pubblico nel corso degli anni?

 

L’arciliuto ha sempre avuto la capacità di amalgamare persone di origini diverse, di orientamenti politici, culturali e sociali a volte anche contrastanti. Parlando e cantando, riunendosi nel nostro piccolo teatrino, la gente si è sempre sentita a casa propria. Da noi non ci sono profeti o possessori della verità: siamo tutti amici, anche se per una sera sola, e tutti disposti non solo a parlare ma anche ad ascoltare. Purtroppo, lo debbo ammettere, un certo pubblico giovanile sta scomparendo, attratta da altri generi musicali, da internet, dai telefonini, da un diverso modo di rapportarsi agli altri. Però ci sono anche tanti giovani che vanno in controtendenza.

 

Lei come si definirebbe?

 

Un menestrello, che ama certi poeti come Eugenio Montale, che crede nella potenza spirituale della musica e del teatro, che lotta per il mantenimento della purezza della lingua italiana (la più bella e musicale del mondo), che non si rassegna alla volgarità e alla violenza, anche in televisione.

 

Quali sono i suoi progetti futuri?

 

Intanto donare tutta la mia vasta libreria al Comune di Alvito, in Provincia di Frosinone nel Lazio, dove sono nato. Poi sto assistendo mio figlio Giovanni che ha deciso di dedicarsi interamente all’Arciliuto, e questo mi da una gioia immensa. In questo modo non si disperde un bagaglio enorme di esperienze, relazioni, scambi culturali e conoscenze. Infine, mi sto dedicando a un personalissimo genere culturale che ho chiamato Poesia Sinfonica della Terza via. In due battute, si tratta della lettura a due voci di un testo ispirato da una grande opera musicale. Comunque se qualcuno fosse interessato, più che dare una spiegazione suggerisco di collegarsi su Youtube e visionare il video “E’ musica cadenza” di Enzo Samaritani.

 

Vedere il Video: L’Arciliuto il Tempio della cultura. 

 

Vedere il video

OLTRE 20 MILA VISUALIZZAZIONI PER UN NUOVO STATO SOCIALE

Posted by Rainero Schembri On marzo - 9 - 2017 Commenti disabilitati su OLTRE 20 MILA VISUALIZZAZIONI PER UN NUOVO STATO SOCIALE

 

Nei primi giorni di marzo sono state oltre 20 mila le visualizzazioni di filmati riguardanti il Progetto REA (Radiotelevisioni Europee Associate) di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’assoluta necessità di creare in Italia e nel mondo un nuovo Stato Sociale. Solo il filmato Il seme di un Nuovo Stato Sociale (che sintetizza le varie tappe del Progetto) in poco più di due mesi (è stato messo in rete nel mese di dicembre del 2016) ha registrato più di 1.300 visualizzazioni sui social media. Sono risultati più che confortanti per un argomento complesso e impegnativo. Qualcuno potrebbe obiettare: Ma cosa sono 20 mila visualizzazioni rispetto a 60 milioni di cittadini? Certamente sono pochi, anzi, pochissimi. Tuttavia, chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la rete, sa benissimo quanto sia difficile catturare l’interesse per filmati che non siano musicali, leggeri, divertenti o erotici, e che abbiano una durata superiore ai due minuti.

 

 

Per la cronaca, tutto è iniziato un anno fa (marzo 2016) quando, a seguito di una serie di episodi di ingiustizia quotidiana, un gruppo di giornalisti che gravitano intorno alla REA, ha deciso di intraprendere, in forma autonoma e indipendente  dai partiti e dalle forze economiche e sociali, una battaglia con due obiettivi precisi: 1) Ridurre sensibilmente i costi dei servizi essenziali con l’aiuto della tecnologia; 2) Consentire a tutti di guadagnare l’indispensabile per condurre una vita minimamente dignitosa.

 

I 7 Bisogni Capitali

Considerata la complessità della materia si è deciso di delimitare il campo d’azione per puntare sui cosiddetti 7 Bisogni Capitali che ogni Stato Sociale degno di questo nome dovrebbe assolutamente tutelare. Eccoli: 1 – Nutrirsi, 2 – Vestirsi, 3 – Avere un Tetto, 4 – Curarsi, 5 – Istruirsi, 6 – Avere una tutela legale, 7 – Avere una corretta informazione. Il passo successivo è stato quello di interpellare, ascoltare e coinvolgere esperti e persone sensibili a queste problematiche. Furono così progettati 9 video realizzati in modo molto semplice ed economico: uno di presentazione, sette dedicati ai singoli Bisogni Capitali e uno riassuntivo e conclusivo. Inoltre, dai vari archivi video sono state selezionate e proiettate numerose testimonianze di personaggi illustri. In aggiunta a tutto ciò sono stati creati diversi siti e gruppi in rete (tra cui anche nuovostatosociale su face book), pubblicati articoli, inchieste, interviste, ecc.

 

Da sottolineare che quasi tutte le persone coinvolte (oltre una cinquantina) hanno continuato a collaborare al Progetto costituendo praticamente il nucleo storico che via via si propone di ridare slancio all’esistenza di un forte Stato Sociale non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo. L’unico modo, infatti, per contrastare le diverse conseguenze nefaste della globalizzazione economica è proprio quella di stimolare tutti i Paesi a favorire una concreta globalizzazione sociale. Tornando all’Italia, va rilevato che un ruolo fondamentale nell’ambito del Progetto è stato affidato all’arte e alla cultura, nella consapevolezza che le insuperabili bellezze naturali, artistiche e archeologiche italiane, se gestite al massimo delle loro potenzialità, potrebbero da sole alimentare i fondi necessari per uno Stato sociale dignitoso.

 

Prossimi passi

Nel breve e medio periodo verranno organizzate una serie di manifestazioni (incontri con forze politiche, economiche e sociali, partecipazione a convegni, pubblicazione e presentazione di libri, realizzazione di video e documentari, organizzazione di spettacoli musicali e teatrali) intese a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’assoluta necessità di fermare il graduale smantellamento di ogni forma di solidarietà e assistenza sociale. Nel frattempo verrà elaborata anche una carta dei Bisogni Capitali.

 

Naturalmente le resistenze saranno notevoli, su tutti i fronti. Ma ciò non deve scoraggiare. Al contrario, occorre proseguire in fretta nell’opera di sensibilizzazione sui pericoli a cui stiamo andando incontro tutti. E per ‘tutti’ s’intende ovviamente anche i ricchi.  Quell’1% della popolazione mondiale che detiene il 99% di tutte le ricchezze prodotte dovrebbe essere il primo a capire che questa situazione è ormai insostenibile. Senza adeguati ammortizzatori sociali, le emigrazioni di massa, la disoccupazione dilagante, l’esistenza di milioni di affamati, le malattie endemiche, il fanatismo religioso, il terrorismo, l’ignoranza, le nuove schiavitù, rischiano di provocare un vero e nuovo Big Bang dalle conseguenze incalcolabili.

 

Certo, non sarà un piccolo gruppo di persone a poter evitare questa catastrofe generale. Nemmeno un piccolo Paese come l’Italia, anche se storicamente può vantare il fatto che già duemila anni fa l’Imperatore Traiano aveva creato a Roma il primo sistema organico di Stato Sociale, ancora oggi superiore a quello di molti Paesi del mondo. Quello che invece un piccolo gruppo di persone può fare, (soprattutto se supportato da una rete di giornali, radio e televisioni, nonché da enti culturali, economici e sociali) è quello di lanciare il Seme di una vasta riflessione collettiva fino ad elaborare un disegno di legge di iniziativa popolare da portare in Parlamento. Se questo disegno di legge riuscirà a raccogliere almeno un milione di firme, difficilmente il Legislatore potrà fare finta di niente. A quel punto, un’Italia più sociale potrà contribuire, avendo le carte in regola, a rendere anche Europa e il mondo maggiormente a dimensione d’uomo.

 

 

 

Da vedere: Il Seme di un nuovo Stato Sociale

SALVATORE VIGLIA: NASCE ALL’ESTERO “INSIEME PER GLI ITALIANI”

Posted by Rainero Schembri On marzo - 4 - 2017 Commenti disabilitati su SALVATORE VIGLIA: NASCE ALL’ESTERO “INSIEME PER GLI ITALIANI”

Foto: sullo sfondo di San Paolo del Brasile, dove vivono 3 milioni di italiani e oriundi italiani, la foto di Salvatore Viglia e il  simbolo del nuovo partito. 

 

 

A poco più di 15 anni dalla nascita della legge Tremaglia (dal nome del parlamentare che si batté a lungo per il voto degli italiani all’estero) e che porta la data del 27 dicembre 2001 (n. 459, con relativo regolamento applicativo approvato con decreto del Presidente della Repubblica il 2 aprile 2003) nasce un nuovo partito degli italiani residenti all’estero: INSIEME per gli italiani. Secondo molti esperti politici, questa nuova formazione potrebbe stravolgere gli attuali equilibri parlamentari. Sentiamo cosa ne pensa il suo Segretario Generale Salvatore Viglia, un avvocato internazionalista che da diversi anni si occupa dei problemi e dell’assistenza legale degli italiani residenti all’estero.

 

Come e per quale motivo è nato il movimento di INSIEME per gli italiani?

 

E’ nato spontaneamente in centro e nord America con una motivazione su tutte: uscire dalle retoriche che hanno intriso la storia degli italiani all’estero di demagogia spicciola. La necessità l’hanno sentita i loro fondatori soprattutto per elevare la qualità e l’impegno partecipativo di quanti desiderano dare un futuro propulsivo a tutta la vicenda che staziona intorno agli italiani residenti all’estero. Nell’arco degli anni abbiamo assistito a discorsi sempre ripetitivi e privi non solo di novità e di innovazioni, ma sterili: il made in Italy, la lingua italiana e la cultura, italiani all’estero risorsa ecc. Chi è stato eletto all’estero si è limitato a gestire uno stato di fatto senza mai approcciare a nessun tipo di proposta partecipativa che desse un senso e che migliorasse la posizione di milioni di connazionali all’estero nei riguardi dell’Italia. Insomma, si è vivacchiato sul mantenimento dell’acquisito senza volontà né verve propositiva. Lo si è visto anche dalle elezioni all’estero: brogli diffusi, eletti e rieletti sempre gli stessi, apatia delle grandi masse, gestione territoriale da parte di pochi, soprattutto disinteresse quasi totale da parte di quanti rappresentano le eccellenze all’estero. Questo la dice lunga sull’intero impianto che risulta malaticcio ed impantanato. Se l’eccellenza, in quanto tale rinuncia ad impegnarsi, significa che la “storia” non interessa perché inutile. Altra prova del nove è la mancanza di tali personalità tra gli eletti all’estero.

 

Quali sono i principali obiettivi che intende raggiungere?

 

Il miglioramento complessivo dello status quo. Innovazione e partecipazione delle classi e delle individualità italiane all’estero di eccellenza; correzioni alla legge Tremaglia introducendo il voto elettronico in primo luogo per dare la possibilità ai residenti all’estero di votare presso i collegi in Italia senza per questo essere costretti a portarsi personalmente in loco con enormi aggravi di spesa e poi di azzerare i brogli che l’attuale sistema imbelle di buste e schede permette a larghe mani. La circoscrizione estero è una invenzione che ha introdotto una forzatura anomala nel sistema di voto sottolineando e mettendo in evidenza molti profili di incostituzionalità tra italiani residenti all’estero ed italiani residenti in Italia. Si pensi che attualmente un italiano residente all’estero può candidarsi in Italia mentre uno residente in Italia per candidarsi all’estero ha bisogno della residenza. Con questa opportunità gli italiani potranno scegliere di votare o per la Circoscrizione estero come avviene attualmente oppure scegliere di votare in Italia senza venire in patria. I risvolti potrebbero essere strabilianti. Oltre i 18 eletti all’estero, potrebbero candidarsi ed essere eletti anche molti altri connazionali presentandosi in Italia ed essere votati dai connazionali dall’estero. Ecco qui una novità, una innovazione che renderebbe il tutto veramente utile.

 

Come valuta l’impegno che fino ad ora hanno esercitato i rappresentanti degli italiani all’estero nel nostro parlamento?

 

Quasi inutile. E’ ovviamente importante adoperare dei distinguo tra parlamentari. Ora senza fare nomi il che non sarebbe corretto in questo consesso, è palese il disinteresse di molti mascherato da impossibilità di operare in un Parlamento ostile ed il muoversi di altri in modo più procedurale,  seguendo canali indicati più dal vecchio sindacato intesi come salvaguardia di diritti acquisiti che come innovazione e miglioramento di tutto l’impianto che gravita intorno agli italiani all’estero. Una cosa è bene chiarire immediatamente è che gli italiani all’estero sono considerati solo come un bacino elettorale. I partiti, anche quelli che predicano l’abolizione della Circoscrizione estero, sono sempre vigili e consegnano le proprie liste all’estero di candidati. Dopo il voto tutto ritorna nei dimenticatoi della politica inutile.

 

Lei ha aderito al Progetto di costituzione di un nuovo stato sociale promosso da REA. Sul piano sociale cosa pensa di fare per gli italiani all’estero?

 

Il nuovo stato sociale promosso da REA è una disarmante e lucida presa d’atto della realtà e allo stesso tempo una decisa consapevolezza che avanti di questo passo il paese procederà a marcia indietro. Guardi, parlare di sociale immediatamente fa scattare nella testa dell’uditore una repulsione condizionata: comunismo. Questo è un problema mediatico con il quale bisogna fare i conti. Si sa che la politica è anche malafede e allora io abolirei l’aggettivo “sociale” e lo sostituirei con “umano”. Sul piano umano e stazionando nel mare di problemi “umani” con i quali si è costretti ad avere a che fare, noi ci siamo prefissati un obiettivo principe: uguaglianza tra italiani ovunque residenti senza disparità di trattamento e con la Costituzione in mano. Poi l’introduzione della “Carta dei bisogni primari” ed uguale trattamento sanitario ovunque residenti. “La carta dei bisogni primari” è un bancomat con il  quale accedere a ciò che serve all’alimentazione e basta. Aiuti in denaro che consentano di fare il resto dignitosamente potrebbero riguardare cifre meno onerose per lo Stato di quelle di cui si discute oggi. Insomma i “bisogni” sono Diritti impossibili da ignorare: mangiare, respirare, vivere e non diritti revocabili una volta acquisiti. Insieme alla carta dei “bisogni primari” è necessario assicurare agli italiani all’estero lo stesso trattamento sanitario offerto dall’Italia attraverso convenzioni e ratifiche di patti tra nazioni che prevedano reciprocità di trattamento.

 

Quale strategia intende perseguire per ottenere il necessario peso presso le nostre comunità all’estero?

 

Trasformare questo film in bianco e nero con il suo fascino passato e grondante di nostalgia in uno a colori restituendo dignità ai connazionali residenti all’estero.

L’ARTE DEGLI ‘ESSENZIALISTI’ PER UN NUOVO STATO SOCIALE

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 2 - 2017 Commenti disabilitati su L’ARTE DEGLI ‘ESSENZIALISTI’ PER UN NUOVO STATO SOCIALE

 

Nell’ambito degli artisti e persone di cultura che hanno aderito al Progetto di costruzione di un nuovo e forte Stato Sociale promosso dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) è nato il gruppo artistico degli Essenzialisti. Obiettivo principale del nuovo gruppo è di mettere a disposizione di quest’obiettivo la propria arte e capacità inventiva creando brani musicali, quadri, sculture, libri, fotografie, commedie, balli, ispirati ai 7 Bisogni capitali: 1) Nutrirsi, 2)Vestirsi, 3)Avere un Tetto, 4) Curarsi, 5) Istruirsi, 6) Difendersi Legalmente 7) Avere una Corretta Informazione. Tutto ciò nella consapevolezza che l’arte e la cultura sono il modo migliore per veicolare e sensibilizzare l’opinione pubblica.

 

In un lontano passato gli Essenzialisti rispecchiavano una visione della vita basata su concetti filosofici risalenti ai presocratici, a Platone e ad Aristotele. Il nuovo gruppo si propone soprattutto hdi partecipare e intervenire con le proprie capacità creative nell’ambito di dibattiti, mostre, concerti, presentazioni di libri, seminari, feste popolari, ecc.

 

La creazione di un Nuovo Stato Sociale richiede, infatti, anche l’affermazione di una nuova filosofia di vita, almeno nella parte più sensibile della popolazione. Solo la riscoperta di certi valori essenziali può rendere fertile il terreno e solide le basi di uno Sato Sociale non basato certamente sul dio denaro. Distinguere i veri problemi dai falsi problemi, le vere fonti di arricchimento personale dal possesso effimero di beni spesso inutili, la valorizzazione degli esseri umani per quello che sono e non per quello che possiedono, sono solo alcuni dei segni distintivi di una persona filosoficamente Essenzialista e di uno Stato più giusto ed equilibrato.

A SANREMO IL ‘SOCIALE’ NON E’ DI CASA? IL PARERE DI TONY RIGGI

Posted by Rainero Schembri On gennaio - 27 - 2017 Commenti disabilitati su A SANREMO IL ‘SOCIALE’ NON E’ DI CASA? IL PARERE DI TONY RIGGI

Foto: sullo sfondo di Sanremo Tony Riggi nel riquadro

 

Chi vi scrive confessa subito di non essere un esperto di musica leggera e di essere consapevole che di norma chiunque rimanga escluso da una competizione si senta in qualche modo ingiustamente danneggiato. Tuttavia ci sono alcune esclusioni che fanno comunque riflettere. E’ il caso di Tony Riggi, cantautore e poliziotto, che è stato escluso dalla prossima edizione del festival di Sanremo. Ma chi è Riggi?

 

Nato a Velletri e residente a Latina (entrambe città del Lazio), per vivere Riggi fa il poliziotto (e già questo sarebbe una bella novità mediatica al Festival) e non è certamente il cantante della domenica. Anzi, è cresciuto in un’autentica famiglia di artisti, ha composto numerose canzoni e ha ricevuto anche diversi premi sia in Italia che all’estero, tra cui il Premio Discografia e il premio Giustizia sociale al Cantagiro 2016. Inoltre, è arrivato secondo al The voice of the world di Malta. Oltre a scrivere (secondo molti esperti) una musica accattivante, Riggi si è distinto soprattutto per suoi testi impegnativi e a forte contenuto sociale. E qui nasce il problema.

 

Secondo il cantautore la sua iscrizione, protocollata con il numero 54, sarebbe stata bocciata dal conduttore del Festival Carlo Conti  proprio perché raccontava una tematica umana e sociale riguardante un rappresentante delle forze dell’ordine. “Certo”, spiega Riggi, “non me lo ha detto in faccia, ma persone che gravitano intorno al Festival mi hanno fatto capire chiaramente che non era il caso di portare a Sanremo una canzone che, per quanto bella, non rientrava nello spirito del Festival”.

 

Tradotto in italiano?

 

Che questo genere di testo non tira discograficamente e rende pesante l’atmosfera. In parole povere, se non scrivi che ‘amore’ fa rima con ‘cuore’ rischi di diventare un elemento di disturbo. .

 

Ma non potrebbe essere che la ragione vera di questa esclusione sia il fatto che sei un poliziotto?

Guardi che non faccio niente di nascosto. La mia lunga attività di cantautore è ben conosciuta dai colleghi e dai superiori che, anzi, mi hanno incoraggiato e visto nella mia attività un modo di avvicinare la gente alle problematiche umane della polizia.

 

Le risulta che il suo sia un caso isolato o anche altri cantanti impegnati hanno avuto problemi?

 

Io partecipo anche a un’altra manifestazione che si chiama la Milano Sanremo della canzone italiana promossa dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Ebbene, questa manifestazione privilegia solo i testi a forte contenuto umano e sociale. Ebbene, non mi risulta che qualcuno dei miei colleghi sia riuscito negli ultimi anni ad andare a Sanremo portando un testo impegnativo.

 

Ma forse è vero che i testi un po’ pesanti non rendono discograficamente?

 

A parte che non è così e poi perché non approfittare di una grande vetrina internazionale per richiamare l’attenzione su alcune grandi tematiche sociali? Una volta le canzoni impegnate trovavano il loro spazio a Sanremo. Oggi, forse sull’onda di una dilagante superficialità, bisogna sempre creare un artificiale clima di allegria. Peccato.

 

Ma aldilà della sua bocciatura cosa lei pensa di Sanremo nel suo insieme?

 

Non so se sia arrivato il momento di cambiare radicalmente la sua formula o se sarebbe meglio incentivare la nascita di manifestazioni alternative, possibilmente anche in qualche altra città. So che la REA, ad esempio, propone di trasferire o di creare una nuova manifestazione a Milano. Mi sembra un’idea giusta, soprattutto per tre motivi: la prima perché Milano rimane obiettivamente la capitale europea della musica classica e leggera; secondo perché le strutture organizzative, logistiche e alberghiere di Sanremo sono ormai del tutto inadatte; terzo, infine, perché alcune strutture dell’Expo di Milano potrebbero ospitare benissimo una manifestazione musicale italiana a livello mondiale.

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Riportiamo di seguito il video in cui Tony Riggi parla della sua esclusione. 

 

 

 

 

TRAIANO – TRUMP: NASCITA E MORTE DELLO STATO SOCIALE

Posted by Rainero Schembri On gennaio - 22 - 2017 Commenti disabilitati su TRAIANO – TRUMP: NASCITA E MORTE DELLO STATO SOCIALE

Foto: sullo sfondo del memorial di Thomas Jefferson a Washington, il Presidente Donald Trump e la statua dell’imperatore romano Traiano. 

 

Il primo atto del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato quello di limitare gli effetti della già timidissima riforma sanitaria introdotta dall’ex Presidente Barack Obama. Ormai possiamo essere sicuri che l’obiettivo finale della nuova amministrazione americana sarà quello di cancellare definitivamente ogni traccia di assistenza sociale ai più poveri. D’ora in poi ognuno per se, Dio per tutti.

 

Non hai una casa? Non sai come sfamare, vestire e curare i tuoi figli? Come mandarli a scuola? Pazienza. Per una parte dell’elite americana (e non solo) non è compito della Stato e della Comunità sopperire alle tue debolezze, manchevolezze e incapacità di mantenere te e la tua famiglia.

 

Per ironia della storia, lo Stato sociale che il nuovo imperatore americano intende distruggere completamente è stato avviato e organizzato strutturalmente poco meno di due millenni fa da un altro imperatore il cui nome inizia ugualmente per T: parliamo del grande imperatore romano Marco Ulpio Nerva Traiano che ha regnato dal 98 fino alla morte avvenuta nel 117 (esattamente 1900 anni fa).

 

Come viene dettagliatamente ricordato dal giornalista e scrittore Ennio Caretto nel suo libro ‘Il Welfare State nell’Antica Roma’, anche se altre civiltà avevano ideato interessanti forme di Stato sociale (Grecia, Israele, Mesopotamia, Egitto, Cina) sicuramente con Roma l’assistenza pubblica si è trasformata nel corso dei decenni in un sistema ordinato e ben codificato, anche se con tutti i limiti determinati dalla cultura e dalla mentalità del tempo. Ecco qualche esempio:

  • Attraverso il sistema dell’Annona si arrivò a distribuire grano, vino, olio, ungenti, somme di denaro;
  • I figli dei poveri mangiavano a spese dello Stato;
  • Per i figli dei poveri c’erano orfanotrofi e insegnamento gratuito;
  • Nei municipi i poveri venivano assistiti da medici pagati dallo Stato;
  • Negli ospedali pubblici le cure e le operazioni erano gratuite;
  • Si lavorava otto ore al giorno e numerose erano le feste;
  • I collegia rappresentavano le prime forme di sindacato;
  • I soldati avevano un sistema d’istruzione, sanitario e pensionistico avanzatissimo;
  • Sia le terme (in certi orari), sia gli anfietari e luogi di divertimento (in certe zone) erano gratuiti;
  • Molti avvocati fornivano ai propri clienti un’assistenza legale gratuita.

Certo, Roma era un’economia basata essenzialmente sulla schiavitù. Tuttavia è bene ricordare, che solo a Roma gli schiavi potevano coltivare la speranza di diventare un giorno liberi e di assumere posti grande rilievo. Molti degli schiavi vivevano, tra l’altro, con più sicurezze e in condizioni migliori dei poveri.

 

In ogni caso, non pochi dei 7 Bisogni capitali dell’uomo (Nutrirsi; Vestirsi; Un Tetto; Curarsi; Istruirsi; Tutela Legale; Corretta Informazione) venivano soddisfatti meglio sotto gli antichi romani che oggi in Italia e nel mondo. E questo grazie anche al fatto che Roma aveva capito che l’esistenza di uno Stato sociale è nell’interesse di tutti, anche dei ricchi (purtroppo, da questo punto di vista, scarseggiano ovunque ricchi illuminati).

 

Un esempio di questa attenzione per il raggiungimento di un equilibrio generale si è avuto con la scelta di Traiano di creare una specie di banca pubblica che concedeva ai ricchi prestiti a tassi molto agevolati: in compenso, tutti gli interessi andavano a rimpinguare le casse assistenziali dello Stato. Noi invece preferiamo aiutare le banche corrose dalla cattiva gestione piuttosto che utilizzare gli ingenti aiuti pubblici per trasformarli in banche pubbliche a servizio dei cittadini, dell’agricoltura, dell’edilizia popolare, del commercio e di altri settori già sostenuti nell’Antica Roma.

 

In ogni caso quello che è certo è che ancora prima delle scelte economiche, le possibilità di creare in Italia, in Europa e nel mondo un nuovo e forte Stato sociale dipendono dalle iniziative culturali e dalla libera informazione: sono queste, infatti, i veri argini alla cancellazione di ogni forma di assistenza sociale e di abbandono dei poveri al loro destino. La globalizzazione dei mercati e dell’economia non va contrastata con una politica scellerata che punti sul protezionismo e sul nazionalismo: elementi che nella storia dell’umanità sono sempre stati artefici di guerre e miserie. La globalizzazione economica va sostituita, o almeno integrata, da una globalizzazione sociale che preservi i diritti fondamentali di ogni essere umano (una scelta che, tra l’altro, offrirebbe le maggiori prospettive occupazionali). Ebbene, su questo terreno, l’Italia, grazie al suo passato storico e al suo imenso patrimonio culturale, potrebbe giocare un ruolo di primaria importanza nel nuovo contesto internazionale.

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Nota

Per chi fosse interessato alle tematiche sociali promosse dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) suggeriamo di vedere il filmato ‘Il sempre di un Nuovo Stato Sociale’

 

FRANCESCO DI FAZIO: DA CATANIA UNA VERA ‘MISSION’ TELEVISIVA

Posted by Rainero Schembri On gennaio - 18 - 2017 Commenti disabilitati su FRANCESCO DI FAZIO: DA CATANIA UNA VERA ‘MISSION’ TELEVISIVA

Foto: Giuseppe Di Fazio

 

Nella nostra inchiesta sulle Radio e Televisioni Locali (1) e sul loro impegno soprattutto in campo sociale, è la volta del Circuito televisivo D Network di Catania (2), guidato dal giovane e dinamico Francesco Di Fazio. La storia di questa importante emittente siciliana è per certi versi emblematica: nata oltre trent’anni fa, ha dovuto superare difficoltà di ogni genere, da quelle economiche determinate dalla profonda crisi che ha investito negli anni scorsi l’intero Paese, alle continue manchevolezze e disattenzioni politiche e burocratiche, che hanno reso estremamente difficile la vita delle piccole emittenti, soprattutto in occasione del passaggio al digitale terrestre e all’assegnazione da parte dello Stato di frequenze purtroppo spesso ‘fasulle’, tanto è vero che  l’Europa ha finito per imporre a molte di esse la chiusura perché infastidivano emittenti di altre nazioni.

 

Di Fazio, che ha ereditato l’azienda dal padre, non è comunque uno che si arrende facilmente: dopo una breve chiusura ha rilanciato il gruppo puntando sia sulla serietà dell’informazione che sul graduale coinvolgimento di settori sempre più ampi della società catanese e siciliana. Inoltre, condivide e collabora al Progetto REA (Radiotelevisioni Europee Associate) di Costituzione di un nuovo e forte Stato Sociale (3).

 

 

Come è nata la vostra TV e quali sono le sue caratteristiche principali?

 

E’ nata per soddisfare un bisogno sociale, quello di portare nelle case di una piccola comunità a fine degli anni 70, le riprese realizzate durante i matrimoni da un fotografo (Giuseppe Di Fazio) il quale il più delle volte consegnava il filmato in VHS che rimaneva chiuso nel cassetto nella speranza di acquistare un videoregistratore.

 

Per sopperire a tale bisogno, quel fotografo pensò di trasmettere via etere i filmati matrimoniali al fine di permettere a tutti tramite il televisore di casa di poterli vedere, previo consenso ad un’ora prestabilita. Ben presto però quel fotografo tra il 1981/83 si accorse che aveva in mano uno strumento di comunicazione ben più complesso e potenzialmente utile per la sua comunità che poteva estendersi in altre province.

 

Come vede il futuro delle televisioni locali?

 

Ristretto e marginale se non si ritrova l’autonomia della gestione delle frequenze e l’accentramento dei problemi territoriali che ne caratterizzano la reale identità unica e determinate per le problematiche sociali locali.

 

Cosa pensa del progetto REA di sensibilizzazione della gente verso la creazione di un nuovo e forte Stato Sociale attraverso le piccole e medie radio e tv locali?

 

Occorre fare rete al fine di riconoscere il ruolo delle radio e tv locali che per 40 anni hanno diffuso informazioni e programmi locali facendo un reale “pubblico servizio” che ha permesso lo sviluppo economico e il raggiungimento di importanti risultati. Non bisogna, pertanto, sprecare questo patrimonio culturale che appartiene a tutta la nazione.

 

Nella vostra Tv trovano spazio i problemi sociali?

 

Ricordo che si iniziò nel 1982 con le prime immagini degli scioperi per l’acqua pubblica di alcuni paesi dove le amministrazioni dell’epoca disattendevano i bisogni dei cittadini, continuando poi nel tempo a dare spazio a diverse comunità religiose, sociali e ad altri apparati sindacali e politici, i quali hanno potuto comunicare le loro idee nella più ampia libertà democratica.

 

Cosa pensa dell’idea che solo le emittenti che dedicano uno spazio alle questioni sociali vanno sostenute con contributi statali?

 

Le radio e Tv locali hanno a mio avviso il compito primario di informare gli utenti soprattutto sulle questioni sociali per i bisogni primari. In secondo luogo, dovrebbero svolgere l’attività preposta in base alle logiche economiche pur tuttavia evitando di trasmettere contenuti scadenti solo per fini commerciali. A fronte di impegni etici ben precisi e mantenuti da parte delle radio e Tv locali andrebbero ridistribuite le risorse dei contributi statali.

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Nota:

1)In precedenza sono stati intervistati su Punto Continenti

Radio Mambo (Lazio) – Renato Dionisio (30 novembre 2016)

TVRS (Marche) – Gabriele Betti (19 dicembre 2016)

Tele Ambiente (Lazio) – Stefano Zago (28 dicembre 2016)

 

2)Il Circuito televisivo siciliano D-Network è composto da:

D1 Television sul canale 186;

D2Channel sul  188;

D4-VideoArt sul 656;

D5 – Cartoons 657;

D7-News 24 sul 818;

D-10 Music sul  873.

 

3) Per maggiori informazioni sul Progetto REA guardare il Video

Il seme di un nuovo Stato Sociale

 

 

 

MIRELLA SANTAMATO: QUANDO TROIA ERA SOLO UNA CITTA’

Posted by Rainero Schembri On gennaio - 12 - 2017 Commenti disabilitati su MIRELLA SANTAMATO: QUANDO TROIA ERA SOLO UNA CITTA’

Foto: Mirella Santamato e copertina del libro

 

Per i romani si presentano tre occasioni per conoscere da vicino Mirella Santamato: una delle scrittrici più originali del panorama letterario italiano ma anche un vero personaggio spumeggiante, nell’accezione più nobile del termine. Nei giorni 27, 28 e 30 gennaio presenterà nella Capitale il suo libro Quando TROIA era solo una città. E ancora una volta le sorprese non mancheranno.

 

Ma cosa suggerisce in genere il nome Troia?

 

Per gli storici, una delle battaglie greche più famose della storia, che ha visto attorno al 1184 a.C.  diversi principi greci guidati da Agamennone distruggere la potente città di Troia. Perché? Secondo la mitologia e i sublimi versi dell’Illiade firmati dal grande Omero, l’audace Paride (figlio di Priamo, Re di Troia) aveva rapito la bellissima Elena, moglie di Menelao, Re di Sparta.

Per gli amanti dell’Antica Roma, il nome Troia evoca la città originaria del valoroso guerriero Enea, mitologicamente fondatore di Roma. Per la gente comune, Troia viene spesso associata al famoso cavallo di legno che ha consentito con un tranello ai greci di entrare e conquistare la città. Infine, nella terminologia degli amici del bar, la parola Troia viene comunemente associata a ‘mignotta’, visto che la brava Elena si è lasciata rapire per amore, tradendo il marito e provocando una guerra senza precedenti durata ben dieci anni.

 

Ebbene, da quale angolatura parte il libro della sofisticata Santamato?

 

Dagli amici del bar, s’intende. Cioè, dalla più grande mistificazione della storia di una donna e di una città. In una maniera a dir poco sorprendente, l’autrice ricorrendo ai verso dell’Illiade dimostra come nell’antico Poema si possa scoprire  il passaggio da una società Matrilienare durata millenni,  a una società Patriarcale di dominio assoluto che, da allora fino ad adesso, ha cambiato  le sorti dell’umanità. Secondo lo scrittore Mauro Biglino (autore della prefazione) “La ricerca dell’autrice porta a rivoluzionarie scoperte sul mondo antico e a decodificare i molti enigmi del mondo moderno”.

 

Ma lasciamo per ora la bella Elena riposare nel mitologico letto della storia e occupiamoci un po’ della Santamato. Nata a Roma ma residente a Ravenna, giornalista, scrittrice, da bambina ha dovuto combattere con un terribile virus. I medici temevano che non avrebbe potuto più camminare. Ma non sapevano con quale temperamento avevano a che fare. Non solo con la forza della volontà è riuscita a guarire (anche se si deve aiutare con un bastone per le camminate più lunghe) ma è diventata madre di due splendide figlie.

 

Nel frattempo ha cominciato a occuparsi di problemi sociali: cioè, a infondere negli altri il coraggio e la forza per superare i problemi. Tra i suoi libri possiamo citare ‘Le principesse ignoranti. I codici delle fiabe iniziatiche’” o “L’economia del bene comune: l’utopia diventa realtà’.

 

Quello che in ogni caso non sopporta sono le persone tristi, depresse, annoiate e che rubano energia. Infatti, una delle sue attività preferite è quella di tenere conferenze su come ‘vivere felici e contenti’. Ecco perché è comunque consigliabile sentire la Santamato, anche qualora la storia di Troia non si trovi proprio in cima ai nostri interessi. Come minimo si tornerà a casa con una bella spruzzata di ottimismo. E di questi tempi, non è cosa da poco.

 

 

Quando Troia era solo una città

Mirella Santamato

Uno editori 2016

ISBN 8898829906, 9788898829903

Lunghezz 190 pagine

Incontri a Roma

27 gennaio Libreria Tion

Via Federico Nansen 14

28 febbario  Associazione Faciviltà

Via Lici 28 ore 19

 

30 gennaio Calcio  Sociale

Via Poggio Verde 455

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