UA-111326531-1
Tuesday, April 24, 2018

MILOS ALCALAY: IL VENEZUELA RISCHIA LA GUERRA CIVILE

Posted by Rainero Schembri On novembre - 14 - 2016 Commenti disabilitati su MILOS ALCALAY: IL VENEZUELA RISCHIA LA GUERRA CIVILE

 Milos Alcalay

Di passaggio a Roma abbiamo incontrato in un noto albergo Milos Alcalay, Ambasciatore di lungo corso e uno dei personaggio di punta dell’opposizione venezuelana al Governo del Presidente Nicolas Maduro, che dal 2013 ha preso il posto di Ugo Chavez. Dopo la caduta del prezzo del petrolio, il Venezuela è sprofondato in una crisi economica, sociale e politica senza precedenti. Ormai milioni di venezuelani soffrono la fame e sempre più apertamente il governo viene accusato da molti osservatori internazionali di aver instaurato un regime illiberale.

 

Di questi problemi Alcalay è venuto a parlare all’Università degli Studi Link Campus di Roma, insieme ad Anna Maria Cossiga, professoressa di Geografia Politica, Marco Emanuele, professore di “Totalitarismi e Democrazia”, Vanessa Ledezma, figlia di Antonio Ledezma, Sindaco di Caracas, attualmente in carcere con l’accusa di cospirazione e Stefano Pelaggi, docente di “Development and processes of colonization and decolonization” alla Sapienza. Moderatrice sarà Marinellys Tremamunno, giornalista italo-venezuelana, opinionista di “La Nuova Bussola Quotidiana”, ormai diventata un vero punto di riferimento per la stampa italiana e per i tanti venezuelani residenti in Italia.

 

Ambasciatore, esiste veramente il rischio di guerra civile in Venezuela?

Purtroppo si, anche se tutti siamo perfettamente consapevoli che sarebbe un disastro. La situazione peggiora di giorno in giorno. Molti sono ormai alla fame. I diritti e le libertà vengono sempre più limitate. Il Presidente Maduro governa contro un Parlamento che per due terzi è rappresentato dai Partiti che stanno all’opposizione. Dalla sua ha, invece, il Tribunale Supremo di Giustiza e il Tribunale elettorale, che bocciano ogni significativa legge emanata dal Parlamento e ogni iniziativa intesa a promuovere nuove elezioni. Quindi lo scontro tra popolo ed esecutivo diventa sempre più duro e dagli esiti imprevedibili.

 

Come si esce da questa situazione?

Molto semplice: con libere elezioni. Il problema è che il Governo non ha alcuna intenzione di indire questa consultazione popolare e, quindi, cerca con tutti i mezzi di evitarli. Del resto andrebbe incontro a una sconfitta cruciale.

 

Però si è dichiarato dispobile a trattare con l’opposizione.

Certo ma si tratta di ‘autentica farsa, solo un modo per allungare i tempi. Il Governo vuole parlare, trattatare, confrontarsi a parole: nella realtà non ha alcun desiderio di cedere il potere. L’unica cosa che teme è il giudizio politico internazionale e la crescita dei movimenti pacifici di protesta popolare. E mentre il Governo parla, parla, la situazione sia dei poveri che della classe media diventa sempre più difficili.

 

Come giudica il tentativo di mediazione che sta facendo la chiesa?

La chiesa, in buona fede, sta cercando di dare una mano alla soluzione del problema. Il Governo, invece, cerca solo di strumentalizzare il rapporto con il Vaticano. Una dimostrazione evidente lo si è avuto in occasione della recente visita del Presidente Maduro a Roma, fatto quasi in clandestintà. In Venezuela sono state distribuite delle foto che vedevano il Papa intento a benedire il Presidente. Nella realtà era un falso fortunatamente scoperto dalla giornalista Tremamunno: le foto risalivano ad alcuni anni fa e non all’ultimo incontro.

 

Lei come vede l’elezione Trump alla presidenza americana? Cambierà qualcosa nei riguardi del Venezuela?

Allo stato attuale è molto diffcile dare una risposta. Io credo, almeno spero, che il Trump Presidente sia molto diverso dal Trump candidato. In ogni caso, occorre aspettare chi sarà il segretario di Stato per capire quale sarà la politica estea degli Stati Uniti e quale sarà l’atteggiamento degli americani nei confronti non solo del Venezuela ma dell’intera America Latina.

 

Cosa ci può dire per quanto riguarda i rapporti con l’Italia?

Per molto tempo l’Italia è stata all’avanguardia nella difesa della democrazia e dei diritti umani in America Latina. Gradualmente, però, il suo ruolo è stato ridimensionato dal maggiore attivismo della Spagna. In questo momento le priorità dell’Italia sono concentrate soprattutto in Africa e sulla questione dell’immigrazione. Lo capisco, anche se considero un errore trascurare l’America Latina dove vive, tra l’altro, una grandissima comunità di italiani. A questo proposito, dei numerosi italiani e italo-venezuelani che risiedono in Venezuela, posso solo parlare bene: hanno sempre dato un grande contributo alla crescita del Paese e storicamente hanno sempre difeso la democrazia e la convivenza civile.

 

RENZO ZULIAN: UN GRANDE TENORE CHE AMA IL JAZZ-ROCK

Posted by Rainero Schembri On luglio - 30 - 2016 Commenti disabilitati su RENZO ZULIAN: UN GRANDE TENORE CHE AMA IL JAZZ-ROCK

Quest’anno il successo del tenore veneziano Renzo Zulian è stato semplicemente strepitoso a Oderzo (provincia di Treviso) nel ruolo di Calaf in Opera in Pizza: un avvenimento annuale gestito dalla coppia di cantanti lirici Maria Grazia Patella e Miro Solman (vedere http://puntocontinenti.it/?p=9523). Di temperamento molto schivo anche se cordialissimo, amante della chitarra (non a caso sogna di organizzare un gruppo di musica jazz rock), Zulian raramente si esibisce in Italia, anche se la critica lo ritiene uno dei migliori tenori italiani in circolazione. Dotato di un timbro di voce dolce e con una grande estensione, in certi passaggi Zulian fa ricordare per le sue intonazioni calde e accattivanti il grande Di Stefano. Ma ecco cosa dichiarato a Punto Continenti.  

 

Come spiega il crescente successo di Opera in Piazza che si svolge in una piccola località come Oderzo ma che ormai compete con i grandi teatri italiani?

 

Il successo di Opera in piazza, secondo il mio parere, è dovuto a una serie di fattori quali: la bellezza della città di Oderzo e la sua piazza; gli spettacoli già collaudati nella città di Maribor con minimo un mese di prove; il lavoro certosino di Miro Solman per quanto riguarda l’adeguamento delle scene (che è un lavoro difficilissimo); il lavoro straordinario di Mariagrazia nel promuovere gli spettacoli con grandissima passione e professionalità!  Fattori che ovviamente non sono in ordine d’importanza, Anche i cantanti hanno, ovviamente, la loro importanza ma io ho un piccolo conflitto d’interessi e quindi passo a Lei la palla!

 

Lei canta ed è famoso soprattutto all’estero. E’ una scelta professionale o ci  sono altri motivi?

 

Per la verità ho cantato molto anche in Italia. Ad esempio a Roma, Napoli, Modena, Catania, Palermo, Parma, Torre del lago e altre decine di località. All’estero mi sono esibito negli Stati Uniti, Canada, Cina, Corea, Giappone e naturalmente in diversi Paesi europei. Per quanto riguarda il presente, è vero che non canto molto in Italia, ma non per una mia ragione specifica. Penso che sia dovuto a due fattori: un cambio generazionale e il fatto che non esistono più frontiere.
Come vede lei il futuro della lirica?

 

Come diceva il mio grande Maestro Franco Corelli, l’uso della tecnologia e del microfono hanno cambiato il modo di cantare, adesso può cantare chiunque o quasi, invece prima dell’avvento del microfono i cantanti studiavano per cantare sul fiato per espandere la voce oltre l’orchestra e quindi dare emozioni agli ascoltatori con la vibrazione degli armonici.

 

Com’è possibile che in Paesi lontani come la Cina e la Corea assistiamo a una vera scoperta delle opere italiane mentre da noi, che rappresentiamo la patria della lirica, l’interesse per questa espressione artistica sta diminuendo sensibilmente, soprattutto tra i giovani?

 

Dobbiamo ricordarci che la Cina e Corea sono in continua espansione e qualsiasi cosa  venga dall’Europa viene studiata per competere con il resto del mondo. Quindi anche l’opera lirica. In Italia ci sono troppi “maestri” che non hanno mai cantato e che insegnano in modo sbagliato. L’ho imparato a mie spese per circa 10 anni fino all’incontro nei primi anni 90 con il grande maestro Franco Corelli!

 

Quali sono i suoi progetti futuri?

 

Da grande mi piacerebbe formare un gruppo di musica jazz rock e aprire un bel posto dove si suona e ci si trova in buona compagnia. Ovviamente cercherò di proseguire con il canto lirico che tante emozioni e gratificazioni mi ha dato.

 

 

Nota. Sotto immagini dell’esibizione di Renzo Zulian nella Turandot di Oderzo

TOMAS FERRARI: ECCO COME L’ARGENTINA HA VOLTATO PAGINA

Posted by Rainero Schembri On giugno - 22 - 2016 Commenti disabilitati su TOMAS FERRARI: ECCO COME L’ARGENTINA HA VOLTATO PAGINA

 L’Ambasciatore dell’Argentina Tomas Ferrari

 

E’ una delle prime uscite pubbliche del nuovo Ambasciatore dell’Argentina in Italia Tomas Ferrari. L’occasione è stata offerta da uno degli abituali incontri internazionali promossi dall’Osservatorio Mediatrends America-Europa, organizzati e coordinati dal giornalista peruviano Roberto Montoya, che è anche Segretario Generale della stampa estera in Italia. La circostanza era  ghiotta anche per conoscere la nuova realtà di questo grande Paese Sud Americano dove vivono milioni di italiani e oriundi italiani e che da circa sei mesi ha anche un Presidente di origine italiana: Mauricio Macri, che guida un governo classificato come centro destra anche se nella realtà il Presidente sfugge alla classica catalogazione della politica argentina, che ha spesso ha visto contrapposti i radicali ai peronisti. Dopo essere stato brutalmente sequestrato da un gruppo di banditi, Macri ha fondato nel 2003 il partito di destra «Impegno per il Cambiamento», il quale dal 2005 fa parte della coalizione Proposta Repubblicana (PRO) da lui guidata. Per due volte è stato anche sindaco della Capitale Buenos Aires. Ingegnere, politico e imprenditore Macri ha preso il posto nella Casa Rosada (la residenza presidenziale) a Cristina Kirchner.

 

Come non poteva essere diversamente, considerato il nome, anche il nuovo Ambasciatore può vantare un nonno ligure originario delle Cinque Terre. Quindi se da sempre l’Argentina e il Brasile vengono considerate le seconde patrie degli italiani, possiamo dire che in Piazza Esquilino 2 a Roma (sede dell’Ambasciata) oggi praticamente giochiamo in casa. Ad ogni modo, In margine all’incontro con diplomatici e giornalisti italiani ed esteri (al quale ha partecipato con una relazione anche Hernan Reyes Alcaide, corrispondente dell’agenzia argentina Telam) abbiamo chiesto all’Ambasciatore Ferrari, come si pone il nuovo governo di Buenos Aires rispetto alla questione sociale, visto che durante la campagna elettorale l’opposizione di sinistra aveva paventato il pericolo di uno smantellamento dello Stato Sociale. Ecco cosa ci ha detto.

 

“Il governo attuale si è trovato con un numero di poveri superiore a quanto esisteva dieci anni fa. Negli ultimi due anni la povertà in Argentina è aumentata consistentemente. L’amministrazione precedente cercava di affrontare il problema con sussidi, aiuti e prestiti pubblici. L’attuale amministrazione sta analizzando in profondità la situazione con un criterio più razionale e concreto. Il problema è che abbiamo più poveri e meno soldi. Cercheremo, comunque, di mantenere i sussidi per le persone in maggiori difficoltà, di tenere basse le tariffe sociali pubbliche come l’elettricità e il gas, di garantire un servizio gratuito per l’istruzione e la sanità. Ma l’obiettivo principale del Governo non è quello di mantenere in piedi il sistema dei sussidi ma di creare più lavoro e di fare investimenti allo scopo di diminuire il numero dei poveri. Una politica di eccessiva assistenza finisce fatalmente per creare una serie di clientelismi. Occorre, quindi, puntare decisamente sulla riduzione della povertà che a lungo termine dovrà diventare povertà zero. In sintesi, bisogna creare lavoro e compiere ogni sforzo per integrare un crescente numero di poveri nel sistema produttivo.

 

Nel corso della sua relazione l’Ambasciatore Ferrari ha sostenuto che attualmente i problemi maggiori per l’Argentina sono l’inflazione, il deficit fiscale, le difficoltà sul fronte delle esportazioni, la disoccupazione, gli esuberi nell’amministrazione pubblica e la recessione. “Il Governo”, ha dichiarato Ferrari, “si propone di avviare un aggiustamento graduale in modo da evitare traumi. Purtroppo nella storia argentina abbiamo assistito a continue e profonde oscillazioni sul piano degli andamenti economici. Bisogna, invece, arrivare a una stabilizzazione della crescita”.

 

Per l’Ambasciatore il Governo punterà molto sugli investimenti, soprattutto nei settori in grado di incrementare l’occupazione. In questa prospettiva vanno anche analizzati, senza preconcetti ideologici, gli attuali rapporti internazionali con la Cina, la Russia, il Mercosur, l’Alleanza del Pacifico e anche con l’Unione Europea. L’accordo Mercosur – UE va riattivato e concluso presto all’insegna di una linea mediana che soddisfi le aspettative degli agricoltori sud americani e delle industrie europee. Per quanto riguarda specificamente l’Italia, l’Ambasciatore ha sostenuto: “Non so se avremo una relazione speciale ma di sicuro il Presidente è intenzionato a incrementare i rapporti istituzionali tra i due Paese. Del resto, sul piano delle relazioni commerciali tra privati, questi rapporti già sono eccellenti. Recentemente il Presidente del Consiglio Renzi è stato in Argentina e presto verrà anche il Presidente della Repubblica Mattarella. Queste visite sono state già ricambiate dal Presidente Macri e presto assisteremo ad altri incontri ad alto livello. In ogni caso le possibilità di incrementare gli scambi commerciali sono notevoli”.

 

Per l’Ambasciatore, poi, il fatto che il Governo sia in minoranza in Parlamento, se per certi versi può rappresentare un problema dall’altro lato costringe tutti a una gestione più condivisa ed equilibrata. Non sono inoltre mancati riferimenti alle crisi politiche che stanno vivendo Paesi come il Brasile e il Venezuela: “Stiamo seguendo” ha detto Ferrari, “con molta attenzione l’evolversi della situazione, con la speranza e l’auspicio che tutto si risolva pacificamente e democraticamente”.  Sul piano generale per l’America Latina l’Ambasciatore si augura che le varie organizzazioni territoriali, come ad esempio l’Unasur, insieme ai buoni propositi trovino anche una maggiore concretezza.  Per quanto riguarda, infine, la delicata questione dei crimini perpetrati durante il regime militare, le torture  e la ricerca dei figli strappati ai genitori, l’Ambasciatore ha assicurato che niente cambierà sul piano delle ricerca della verità e della giustizia. “Cercheremo solo di impedire”, ha concluso, che qualcuno utilizzi impropriamente la bandiera di una tragica realtà per fare delle speculazioni di tipo personalistico”.

Vedere il video

 

L’ IMPEGNO DEL PRESIDENTE DEL COSTA RICA LUIS GUILLERMO SOLIS

Posted by Rainero Schembri On maggio - 29 - 2016 Commenti disabilitati su L’ IMPEGNO DEL PRESIDENTE DEL COSTA RICA LUIS GUILLERMO SOLIS

 Presidente del Costa Rica Luis Guillermo Solís

 

 

Nato nella Capitale San José, 58 anni, origini afro-caraibiche e cinesi, Luis Guillermo Solís è stato eletto Presidente del Costa Rica, piccolo e dinamico Paese dell’America Centrale,  il 6 aprile del 2014. Al secondo turno Solís ha vinto con oltre il 77% dei voti, il più grande margine mai registrato per una libera elezione in quel Paese. Buona parte di questo consenso il Presidente lo deve al suo impegno a migliorare le condizioni sociali della popolazione. Da registrare che in questo campo il Costa Rica da sempre rappresenta un esempio per tutta l’area: unico Stato al mondo a non avere un esercito, il Costa Rica invece di acquistare armamenti ha sempre puntato sullo Stato Sociale. Ma sentiamo cosa ci ha detto a proposito il Presidente Solis.

 

Signor Presidente quale impegno il suo Governo ha assunto in merito alla lotta alla povertà?

 

Il mio Governo si è impegnato a seguire in maniera prioritaria la lotta alla povertà estrema. Ci siamo trovati subito nella necessità di assistere ben 90 mila famiglie in condizioni difficilissime: un numero molto più elevato di quanto immaginavamo prima di essere insediati. Il nostro impegno elettorale è stato quello di ridurre già entro due anni il numero delle famiglie indigenti, portandole a a 54 mila. Uno sforzo coordinato dal Programma Ponte verso lo sviluppo. Ebbene, siamo già ben oltre agli obiettivi programmati. Attualmente la nostra amministrazione deve ancora risolvere la situazione drammatica di 28 mila e 700 famiglie. In ogni caso stiamo andando avanti in maniera molto accelerata a quanto programmato.

 

Su quale strategia si basa il vostro impegno?

 

Il punto fondamentale nella lotta alla povertà è, secondo noi, il rilancio del lavoro. Dobbiamo assolutamente riuscire a incrementare l’occupazione. Non sarà mai possibile, infatti, colmare la povertà solo con aiuti sociali. In questo senso abbiamo rivitalizzato l’economia che stava crescendo troppo lentamente. Per fortuna oggi il Costa Rica ha un trend di crescita sostenuto.

 

Ci può dare qualche dato?

 

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale quest’anno cresceremo del 4,2%  mentre prevedevamo di crescere solo del 3,5%. Posso assicurare che tutti i  fattori macro economici sono consolidati, con eccezione del deficit che è del 6% e che stiamo cercando di abbassare attraverso una riforma fiscale. In ogni caso il processo di crescita proseguirà nei prossimi mesi. Nel 2018 dovremmo superare il 5% : ciò ci consentirà probabilmente di risolvere in maniera definitiva il problema della povertà che attualmente riguarda il 20% della popolazione, circa un milione di persone. In ogni caso stiamo lavorando intensamente per andare incontro alle esigenze di questa parte della popolazione.

 

Gli impegni del Presidente in Italia.

Nel corso della sua visita in Italia il Presidente Solis ha avuto un importante incontro con gli imprenditori italiani presso la UnionCamere, insieme a una delegazione composta dal Ministro degli Affari Esteri Manuel A. González Sanz e dal Ministro del Commercio Esteroe Presidente del Consiglio di Amministrazione di Procomer Alexander Mora. A questo incontro hanno partecipato oltre 100 aziende italiane in settori quali aeronautica, cibo, servizi, industria, infrastrutture, camera di commercio, università e istituzioni. Inoltre, il Presidente Solis ha firmato diversi accordi bilaterali tra cui: il Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra i governo della Repubblica italiana ed il governo della Repubblica del Costa Rica; il Protocollo d’intesa sulla cooperazione in materia di vulnerabilità al cambiamento climatico, gestione del rischio, adattamento e mitigazione; l’accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica; l’accordo in materia finanziaria.

 

 

ERNESTO SAMPER: L’UNASUR PER LA CITTADINANZA SUDAMERICANA

Posted by Rainero Schembri On maggio - 27 - 2016 Commenti disabilitati su ERNESTO SAMPER: L’UNASUR PER LA CITTADINANZA SUDAMERICANA

 

  Ernesto Samper Segretario Generale dell’UNASUR

Sicuramente nel Continente sudamericano (oltre 350 milioni di abitanti) uno dei progetti d’integrazione più ambiziosi è rappresentato dall’Unasur (l’Unione delle Nazioni Sudamericane). Questa Comunità politica ed economica è nata il 23 maggio del 2008 con il trattato di Brasilia (la sede centrale si trova a Quito, capitale dell’Ecuador). Costituita da 12 Paesi l’Unasur si propone di: eliminare tutti i dazi doganali per i prodotti comuni; stabilire un Parlamento comune, una moneta comune e un passaporto unico; coordinare le politiche in campo agricolo, diplomatico, energetico, scientifico, culturale, sociale e in altri ambiti.

In un  albergo romano Punto Continenti ha avuto la possibilità di intervistare Ernesto Samper, ex Presidente della Colombia (1994-98) e attuale Segretario Generale dell’Unasur (dal primo agosto del 2014), nel corso del suo viaggio in Europa. Con studi alla Columbia University, Samper, già Ambasciatore presso l’Assemblea delle Nazioni Unite,  oltre ad essere avvocato vanta anche una grande esperienza come economista.

 

Quali sono in questo momento i principali temi in discussione all’Unasur?

 

Siamo molto impegnati a seguire alcune situazioni politiche abbastanza complesse. La prima riguarda il consolidamento della pace in Colombia che ha visto per molti anni i governi di Bogotà a doversi confrontare con i guerriglieri e i narco trafficanti. E’ fondamentale per lo sviluppo economico del Paese che gli accordi di cessazione dei combattimenti vengano rispettati da tutte le parti. Il secondo caso riguarda l’incandescente situazione vissuta in questo momento dal Venezuela. Dobbiamo stare molto attenti affinché i conflitti interni non finiscano per minare la stabilità politica ed economica del Paese, con gravi pericoli per la stessa democrazia.

 

Stiamo, poi, seguendo con molta attenzione quello che sta avvenendo in Brasile a seguito dell’impeachment votato dal Parlamento contro la Presidentessa Dilma Rousseff. Noi non entriamo negli affari interni del Brasile. La nostra unica preoccupazione è che i procedimenti nei riguardi della Presidentessa siano equilibrati, corretti e che le accuse siano giuridicamente comprovate. Inoltre, che alla presidentessa venga offerta ogni possibilità di difendersi adeguatamente.

 

Una cosa che rimane un po’ difficile da capire è il proliferare in America Latina dei vari accordi interregionali. Sono ormai oltre venti. Insieme all’Unasur troviamo, infatti, il Mercosul, la Comunità Andina, la Celac, l’Alca e tante altre aggregazioni. Non sarebbe forse il caso di riunirle tutte anche per ottenere un maggiore impatto sul piano internazionale?

 

E’ vero, in America Latina ci sono tantissimi accordi interregionali. Forse troppi. Sicuramente da parte dell’Unasur, che è decisamente uno dei progetti d’integrazione più ambiziosi, è stato avviato uno sforzo importante di convergenza negli intenti e negli obiettivi con le altre organizzazioni. Non so se riusciremo un giorno ad arrivare a un’organizzazione unica ma sicuramente in futuro ci sarà una sempre maggiore e incisiva armonizzazione delle politiche e delle economie tra i vari Paesi. E già questo rappresenta un importante passo in avanti.

 

Ma qui parliamo di governi e di Stati. In quale considerazione l’Unasur tiene invece i problemi sociali?

 

Parte dei problemi che stiamo esaminando riguarda proprio la necessità di allontanare la sfortunata situazione caratterizzata da un crescente numero di poveri che, a un certo punto, erano riusciti a non essere più poveri ma che ora stanno tornando a esserlo. Secondo le ultime statistiche della CEPAL (la Commissione economica per l’America Latina con sede a Santiago del Cile, n.d.r.) nell’ultimo anno ben 7 milioni di sudamericani usciti dalla povertà sono tornati a vivere in grande miseria. Cinque milioni, poi, si trovano addirittura in uno stato di povertà estrema. Questo ci dice che lo sviluppo sociale sta facendo passi indietro e ciò é terribile anche sul piano del consolidamento democratico che, negli ultimi anni, é avanzato proprio a seguito di una maggiore partecipazione degli investimenti sociali all’interno del Pil: una  realtà positiva che ha consentito a circa 180 milioni di poveri di diventare classe media bassa.

 

Come pensa di caratterizzare il suo mandato?

 

Ho un sogno, che spero di riuscire a trasformare in realtà. Mi riferisco al progetto di creare una cittadinanza sudamericana. In questo modo persone, beni e capitali potranno circolare liberamente all’interno del Continente. Inoltre, rafforzerebbe nella popolazione una coscienza sudamericana che potrebbe innescare un circolo virtuoso in grado di determinare effetti positivi sul piano delle garanzie democratiche, delle politiche estere congiunte,  della lotta comune alla povertà, delle condizioni di vita di tutti i sudamericani. E’ un progetto difficile, ambizioso, estremamente impegnativo ma a lungo termine destinato a produrre risultati molto positivi.

 

Vorrei, comunque, aggiungere una cosa cosa per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea. Anche noi, come l’Europa, abbiamo diversi problemi sociali che stiamo cercando risolvere  con specifiche politiche in materia d’inclusione sociale, di competitività e di partecipazione dei cittadini. Quindi riteniamo che ci dovrebbe essere un’agenda molto più ricca di relazioni tra l’Europa e l’America Latina. Purtroppo, ci sembra che l’America Latina non si trovi in cima alle priorità dell’Unione Europea, nonostante che negli ultimi dieci anni siano arrivati consistenti flussi di investimenti europei nel nostro Continente e che stia aumentando la presenza di emigranti europei qualificati a causa della crisi europea. Una situazione che, purtroppo, non trova riscontro nel dialogo politico. Il superamento di questa incongruenza rappresenta, del resto, una delle ragioni della mia visita in Europa.

CONVERGENZA SOCIALISTA UNISCE NEL NOME DEL WELFARE

Posted by Rainero Schembri On marzo - 19 - 2016 Commenti disabilitati su CONVERGENZA SOCIALISTA UNISCE NEL NOME DEL WELFARE

Riportiamo di seguito il commento del giornalista Rainero Schembri all’iniziativa promossa dal nuovo Partito della Convergenza Socialista guidato da Manuel Santoro che si propone di riunificare tutti i socialisti italiani nel nome di un nuovo e forte Stato Sociale. Tra gli invitati anche Paolo Bagnoli, Presidente della Federazione per il Socialismo. Foto: un momento dell’incontro.  

 

Come Coordinatore dell’Osservatorio sullo Stato Sociale nel mondo (vedere la pagina Facebook www.facebook.com/osservatoriostatosociale/) ho assistito con grande interesse e soddisfazione l’iniziativa lanciata al Teatro Petrolini di Roma dal nuovo Partito della Convergenza Socialista, che oltre collegarsi con diversi movimenti in vista di una probabile unificazione di tutti i socialisti italiani, ha fatto della nascita di un nuovo e forte Stato Sociale una sua bandiera. Ma prima di andare avanti è bene fare una precisazione.

 

L’Osservatorio sullo Stato Sociale è un laboratorio di idee promosso in maniera del tutto autonoma da giornalisti ed esperti, di diversi orientamenti politici, tutti collegati alla REA (l’Associazione delle piccole e medie Radio e Televisioni guidata da Antonio Diomede) e a Punto Continenti. L’obiettivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica e le forze politiche sulla necessità di creare un Nuovo Stato Sociale in grado di tutelare  i 7 Bisogni Capitali: 1) Nutrirsi; 2) Vestirsi; 3) Avere un tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi; 6) Difendersi legalmente; 7) Garantire una Libera informazione. Su questi argomenti vengono anche realizzati diversi video. L’ultimo è stato appena messo in rete con il titolo ‘Nel segno della Pubblica Utilità ( https://youtu.be/Smht_yXXYTg ).

.

 

Ebbene, Convergenza Socialista ha sposato integralmente questo obiettivo. Ecco cosa ha dichiarato, infatti, il Segretario Generale, Manuel Santoro, nella sua relazione introduttiva: “La creazione di un Nuovo Stato Sociale deve diventare la priorità delle priorità, da effettuare a qualsiasi costo e sacrificio. E’ un’esigenza che riguarda e che andrà a beneficio di tutti, in termini d’inclusione sociale, capacità di spesa, sicurezza e sviluppo ordinato. Per Stato Sociale”, ha proseguito Santoro,  non s’intende Stato Assistenziale, caritatevole. Per raggiungere questi obiettivi lo Stato dovrà tornare ad essere il principale erogatore e controllore dei servizi essenziali come la sanità, l’istruzione, l’elettricità, il gas, l’acqua, l’ambiente”. Il finanziamento”, ha concluso Santoro, “del Nuovo Stato Sociale richiederà la creazione di un capitolo di spesa autonomo, identificabile con un Fondo Sociale gestito da una banca pubblica senza finalità di lucro e socialmente utile”.

 

Ed è su queste basi che Convergenza Socialista si sta adoperando per riunire tutti i socialisti che non si sentono più rappresentati dal PSI. Tra questi figura anche la Federazione per il Socialismo, guidata dal professore universitario ed ex Senatore Paolo Bagnoli, che ha tenuto una lunga relazione sull’importanza di una rinascita socialista in Italia e in Europa.  Altri gruppi hanno espresso pubblicamente il loro interesse per l’iniziativa. Lo slogan unificante è “Per portare avanti chi è rimasto indietro”.

 

Numerosi sono stati anche gli interventi dei partecipanti, soprattutto giovani che hanno sollevato questioni molto concrete. Ecco le principali: rendere pubblico tutto quello che è di pubblica utilità, dalle risorse naturali ai servizi di base, incluso quello bancario; piena ed equa redistribuzione della ricchezza; piena rappresentatività nelle istituzioni affinché nazionalizzazione equivalga a socializzazione e non sia un processo in mano a pochi; particolare attenzione a quello che sta avvenendo all’estero, soprattutto in alcuni Paesi dell’America Latina; importanza della formazione permanente per contrastare la disoccupazione, nonché diversi altri argomenti.

 

A coordinare i lavori ci hanno pensato il manager Giancarlo Amante e il giornalista Pietro Spagnuolo. Per maggiori informazioni vedere www.convergenzasocialista.com o scrivere a convergenzasocialista@gmail.com

LA REA PORTA IN EUROPA LO STATO SOCIALE E I MEDIA AUDIOVISIVI

Posted by Rainero Schembri On marzo - 10 - 2016 Commenti disabilitati su LA REA PORTA IN EUROPA LO STATO SOCIALE E I MEDIA AUDIOVISIVI

Foto: Un momento dell’incontro. Nel riquadro (da sinistra verso desta), Isabella Adinolfi (euro parlamentare), Roberto Fico, Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai e Antonio Diomede(Presidente della REA, Radio e Televisioni Europee Associate).

 

Riportiamo di seguito una sintesi dell’intervento di Antonio Diomede (Presidente della REA, Radio e Televisioni Europee Associate)  al Parlamento Europeo. La Conferenza si è tenuta nel pomeriggio del 3 marzo 2016. Il titolo completo è stato: Riforma della direttiva sui servizi media audiovisivi (tv . radio web e ruolo delle concessionarie pubbliche). Oltre a Diomede hanno partecipato come relatori Isabella Adinolfi (euro parlamentare 5 Stelle e promotrice dell’incontro), Roberto Fico (Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai), Marco Orofino (Professore di diritto costituzionale e diritto delle comunicazioni elettroniche all’Università di Milano), Piero Ricca (Blogger e Giornalista). Moderatore è stato il giurista Fulvio Sarzana.  Durante il suo intervento Diomede si è soffermato anche sul Progetto Nuovo Stato Sociale e i 7 Bisogni Capitali promosso congiuntamente da REA e Punto Continenti. Inoltre sono stati proiettati alcuni spezzoni dell’omonimo format televisivo (vedere in fondo all’articolo).

 

Sintesi dell’intervento di Antonio Diomede

L’impegno della REA. La REA (Radiotelevisioni Europee Associate è l’Associazione italiana a vocazione europea che tutela gli interessi di 412 imprese radiotelevisive locali, delle quali 327 radio e 85 televisioni, ivi comprese le transfrontaliere delle minoranze linguistiche. La REA cura i rapporti con la Pubblica Amministrazione, le autorità TLC e Antitrust e le controparti private. La REA è strutturata a livello regionale con rappresentanze in tutte le Regioni italiane. La REA è apartitica, ma non apolitica. E’ l’associazione italiana di categoria che persegue l’obiettivo del cambiamento politico del Paese per fronteggiare il continuo attacco allo Stato Sociale dei cittadini da parte del potere dominante. La REA, attraverso le proprie strutture, diffonde format radiofonici e televisivi sulle tutele dei bisogni primari dello Stato Sociale tra cui la Libera Informazione.

 

Libera Informazione. Un esempio è rappresentato dal format televisivo I 7 Bisogni Capitali: 1) Nutrirsi; 2) Vestirsi; 3) Avere un tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi); 6) Difendersi legalmente; 7) Libera Informazione (diritto ad informare ed essere informati). Vediamo ora uno stralcio del format (ha riguardato la terza trasmissione Dalle Barelle all’Escozul, n.d.r.). La Libera Informazione è al settimo posto dei Bisogni Capitali, ma non questo è l’ultimo in ordine di importanza. Anzi la Libera Informazione, ovvero il il diritto a informare ed essere informati, è il comune denominatore degli altri 6 Bisogni che, altrimenti, verrebbero elusi, dimenticati, distorti, considerati atti caritatevoli e clientelari anziché diritti fondamentali dell’uomo.

 

Principio giuridico dell’informazione. Se, come crediamo, è la Libera Informazione a veicolare qualsiasi Bisogno Capitale, dobbiamo necessariamente chiederci a quale principio giuridico fondante deve attenersi il soggetto che la esercita. In concreto, parlando di riforma dei servizi dei media audiovisivi, occorre definire il carattere giuridico del servizio tra: 1) interesse pubblico) 2) servizio pubblico; 3) pubblico servizio; 4) servizio di pubblica utilità. Ciò premesso la REA ritiene che, in fatto di esercizio radiotelevisivo via etere, si debba riformulare la nozione di servizio pubblico, ricomprendendo il fine di pubblica utilità in modo da obbligare l’esercente, pubblico e privato a cui è stata assegnata in uso una risorsa dello Stato, ad adempiere a precisi obblighi di qualità.

 

Lo ha detto la TV. La Tv ti fa pensare come lei vuole; ti fa portavoce dei suoi pensieri in ogni circostanza; le notizie della tv si diffondono con un passa parola popolare. Ecco la necessità di legare il servizio radiotelevisivo pubblico e privato alla Pubblica utilità piuttosto che a un generico servizio pubblico. A qusto punto la questione diventa politica.  Ma davvero possiamo pensare che la Commissione Europea, largamente rappresentata da personaggi neoliberali, sia disposta ad affrontare un simile rivoluzionario cambiamento del servizio radiotelevisivo, dalla cui funzione dipende il pensare di gran parte della popolazione? Intanto vediamo ciò che è accaduto in Italia.

 

La TV in  Italia. Il panorama mediatico radiotelevisivo italiano e’ molto complesso per quantità e qualità di servizi offerti al pubblico da 9 reti televisive nazionali; 16 emittenti radiofoniche nazionali; 457 emittenti televisive e 1171 emittenti radiofoniche locali. La forza lavoro delle locali è (era) di circa 7 mila dipendenti. La qualità della programmazione televisiva nazionale e locale e’ medio bassa mentre l’etere e’ affollato da segnali interferenti con i Paesi confinanti per cui 125 emittenti televisive locali (a breve) saranno costrette a chiudere battenti con il conseguente licenziamento di circa 1800 dipendenti.

 

Cause della crisi della TV. Ma quali sono le vere cause della crisi della Tv italiana? Eccone alcune: Per l’attuazione di alcune direttive CE, in occasione dello switch over televisivo analogico/digitale si e’ voluto scindere la tradizionale figura dell’impresa televisiva in due separate attività indipendenti: a) operatore di rete legato alla gestione degli impianti e relative frequenze; b) fornitore di contenuti (servizi media audiovisivi). Ci stiamo ancora chiedendo se tale decisione, indipendentemente dal nostro ordine costituzionale, sia stata saggia e opportuna per la tutela della libertà d’informazione dal momento che scorporando il mezzo di comunicazione (la rete) dalla fornitura del contenuto audiovisivo: la libertà d’informazione verrebbe inevitabilmente sottomessa alle condizioni imposte dalla proprietà della rete: inoltre, le reti saranno oggetto di accentramento in pochissime mani per lo più private capaci di pericolosissimi trust di potere politico. Un esempio che vale per tutti e’ stato, e lo e’ ancora, l’interesse di El Towers di acquisire RAI Way.

 

Altri fattori di crisi. Gli altri fattori di crisi della Tv italiana sono: a) la pianificazione delle frequenze effettuate in base a criteri di semplice assegnazione allo stesso soggetto di una frequenza analogica anche per l’uso digitale; b) la pianificazione della numerazione dei canali sul telecomando (LCN – Logical channel number) senza tenere conto della storicità delle emittenti locali sul telecomando analogico. Gli addetti ai lavori del broadcast televisivo sanno che un programma è validamente fruibile solo se viene trasmesso su una buona frequenza e se è posizionato sul telecomando con una numerazione bassa (massimo 1-30). In sostanza, una buona frequenza con un pessimo LCN rende l’emittente invisibile. Per una buona visibilità occorre una buona frequenza più un ottimo LCN.

 

Cosa è successo. E’ accaduto che alle emittenti locali sono state assegnate frequenze non coordinate a livello Europeo ed extra Europeo e, nella maggior parte dei casi, LCN con numerazioni altre con il risultato di aver demolito dal basso uno dei diritti fondamentali dello Stato Sociale ovvero: a) il diritto a informare ed essere informati; b) il diritto alla libertà d’impresa; c) la distruzione di un comparto della comunicazione che in 40 anni ha creato più di 7 mila posti di lavoro (indotto escluso). Nella radiofonia le cose non vanno meglio. L’Italia resta l’unico Paese al mondo che non ha attuato la pianificazione dell frequenze della banda 88-108 MHz lasciando il comparto nel caos interferenziale interno ed estero. Nel settore radiofonico vige la strategia della lobby delle reti nazionali che continua a fare pressione sul Legislatore e sull’AGCOM per non attuare la pianificazione in modo da distruggere le locali attraverso la sovrapposizione di fortissimi segnali dalle vette più alte del Paese per costringerle alla chiusura o alla cessione degli impianti.

 

Altre sofferenze. Le piccole e medio radio e televisioni devono competere nel mercato della pubblicità con le grandi reti nazionali con dati di ascolto prodotti dalle società partecipate dalle stesse Reti come ad esempio ‘Auditel’ per la tvù. Mentre nella radio la società tedesca ‘Eurisko’ la fa da padr0na con indagini manipolate secondo le necessità delle agenzie di pubblicità e dei Network. Tutto ciò accade mentre l’AGCOM sta a guardare nonostante la legge 249-97 le abbia attribuito il compito di cura e vigilanza sulle indagine di ascolto. Esaminate le cause del disastro italiano, vediamo in quale modo è possibile intervenire con un provvedimento di riforma dei servizi media audiovisivi per ricreare le condizioni di Libera Informazione, ovvero il diritto ad informare ed essere informati, quale bisogno primario dello Stato Sociale e di recupero dei 1800 posti di lavoro persi.

 

I punti per una sana riforma televisiva e radiofonica. I punti di intervento per una sana riforma televisiva nazionale e locale sono i seguenti: 1) anticipare la codifica T2 dal 2022 al 2018. Questo cambiamento consentirà di elevare di oltre cinque volte il numero di canali televisivi per ogni frequenza (da 6 a 35), salvando tutte l’emittenti televisive; 2) ripianificare secondo il criterio della capacità trasmissiva ovunque sia disponibile con le frequenze coordinate; 3) ripianificare la numerazione dei programmi sul telecomando tenendo conto della storicità sul territorio dell’emittente quando trasmetteva in analogico; 4) definire i requisiti di qualità della programmazione per renderla di pubblica utilità istituendo il “QualTel”; 5) affidare all’AGCOM e Istat le indagini di ascolto. I punti di intervento per una sana riforma radiofonica nazionale e locale sono i seguenti: 1) costituire il catasto degli impianti e delle frequenze; 2) pianificare con la tecnica isofrequenziale; 3) definire i requisiti di qualità della programmazione per renderla di pubblica utilità istituendo il “QualRadio”. Vanno premiate le televisioni che dedicano un congruo spazio a programmi socialmente utili; 4) Affidare all’AGCOM e Istat le indagini di ascolto.

 

Sostegno alle locali. Bisogna prendere atto che l’emittenza radiofonica e televisiva locale non riesce a sopravvivere con le residue quote della pubblicità lasciate dalle Reti nazionali. Infatti, nel 2015 la Tv ha fatturato 7,1 miliardi, di cui l’89,8% delle nazionali; il 10,2% delle locali (dati AGCOM). La radio ha fatturato 373 milioni di euro (dato Nielsen) lasciando solo 19,7% alle locali.  Premesso che il Regolamento di assegnazione dei contributi statali riservati alle tv non è indecente, ma è semplicemente truffaldino e che quello relativo alle Radio locali è da considerarsi caritatevole, occorre fare una scelta. O sopprimere totalmente i contributi, prevedendo la chiusura del 90% dell’emittenza locale o mantenere il sostegno attraverso una percentuale di almeno il 15% di contribuzione da accollare alle reti nazionale sgravando così lo Stato da simile incombenza.

xxxxxxxxxxxxxxxx

 

PROGETTO REA –  PUNTO CONTINENTI

La REA e Punto Continenti stanno elaborando congiuntamente un Progetto intitolato Per un Nuovo Stato Sociale e i 7 Bisogni capitali. Il Progetto prevede una serie di video sperimentali, collegamenti con altri organi d’informazione, una pagina Facebook (www.facebook.com/osservatoriostatosociale) e la pubblicazione, entro la fine dell’anno, di una ricerca sul rapporto tra Tecnologia e Nuovo Stato Sociale.  Le trasmissioni video vengono condotte dal giornalista Rainero Schembri mentre il Presidente della REA Antonio Diomede cura una rubrica fissa sull’Informazione. In ogni trasmissione viene dedicato uno spazio alla Storia e alla cultura italiana, considerate il nostro vero ‘Petrolio’ in grado di dare un contributo determinante alla creazione di un forte Stato Sociale.

Nel corso della conferenza al Parlamento Europeo Diomede ha fatto proiettare alcuni spezzoni del terzo video sperimentale intitolato Dalle barelle all’Escazul (https://www.youtube.com/watch?v=0WXk2Z5l2lQ) con testimonianze del manager Massimo Miranda, della naturopata Myriam Spaziani, dello showman Renzo Arbore, del giornalista Alessandro Zarlatti, nonché di Christine Sainer per la parte storica.

Alle prima trasmissione I 7 Bisogni Capitali sono intervenuti il regista Pupi Avati, l’ex pugile campione del mondo Nino Benvenuti, il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick e il Ministro plenipotenziario argentino Carlos Cerniak.  Alla seconda trasmissione L’assistenza legale umanitaria (https://www.youtube.com/watch?v=ZpNNm-LpbXI) sono intervenuti l’Avvocato Salvatore Viglia,  il Consigliere Delegato dell’Unione Buddhisti Italiani Raffaello Longo, l’artista Moni Ovadia, il Presidente della Bolivia Evo Morales.

Recentemente è stato messo in rete il quarto filmato intitolato Nel segno della Pubblica Utilità con testimonianze di alcuni artisti di OperaIncanto, dell’insegnante Barbara Riccardi (considerata una delle migliori cinquanta insegnanti del mondo da una giuria internazionale riunita a Dubai), dall’Ambasciatore del Cile Luis Fernando Ayala.  Inoltre interverrà l’attrice Emilia Marra per la parte storica.

 

 

 

 

 

 

ANTONIO NICOLOSI: UN ACUTO PER LA LIBERTA’ DI CANTARE

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 11 - 2016 Commenti disabilitati su ANTONIO NICOLOSI: UN ACUTO PER LA LIBERTA’ DI CANTARE

Foto: due immagini del tenore Antonio Nicolosi davanti al Pantheon di Roma 

 

Alle porte del Pantheon di Roma, dove riposano grandi personaggi della storia e della cultura italiana, da Vittorio Emanuele II di Savoia (padre della Patria) al divino pittore Raffaello Sanzio e al grande compositore barocco Arcangelo Corelli, risuona la voce di uno dei più famosi artisti di strada della Capitale: il tenore Antonio Nicolosi. Quasi ogni pomeriggio, verso le 16, appena Nicolosi emette le sue prime note, immediatamente una folla di turisti, visitatori e anche appassionati della lirica si sistema in cerchio per ascoltarlo. E alla fine di ogni esibizione nel suo cappellino fioccano monete di ogni continente. Ma in questo momento a Roma per Nicolosi, come per tutti gli artisti di strada, tira una brutta aria. Ce lo spiega lui stesso in quest’intervista.

    

Qual è il problema?

 

Che sta diventando sempre più difficile cantare. Veniamo continuamente bloccati dai vigili ma io non c’è l’ho con loro: anzi, spesso vedo che sono profondamente imbarazzati ed eseguono gli ordini  con gentilezza e comprensione. Il problema è a monte: c’è un tentativo generalizzato di togliere dalle strade di Roma tutti coloro che si esibiscono, dai gladiatori ai funambolieri, dai suonatori ai cantanti.

 

Ma come viene regolamentata questa materia in Italia?

 

Dopo che nel 2001 è stato abrogato l’articolo 121 del TULPS, il Testo Unico della Legge sulla Pubblica Sicurezza, praticamente ogni Comune si regola come crede. Insomma, è un vero caos. Quindi abbiamo città dove tutto è vietato è città come Milano dove dal 2012 vige una regolamentazione considerata da una ricerca internazionale tra le migliore nel mondo. In pratica sono stati fissati 250 luoghi dove si possono esibire a rotazione gli artisti con l’unico impegno di registrare il proprio nome in una piattaforma online.

 

Lei sarebbe favorevole alla creazione di un Albo di artisti autorizzati ad esibirsi nelle pubbliche piazze?

 

Io sono uno spirito libero e quando sento parlare di Albo francamente mi vengono i brividi. In Italia, purtroppo, Albo spesso fa rima con autorizzazioni arbitrarie, raccomandazioni, segnalazioni degli amici, ecc. ecc. La mia riflessione è semplice: se esiste la libertà di parola, tutelata dalla Costituzione, allora deve esistere anche la libertà di suonare e cantare. Una libertà che viene ampiamente concessa negli Stati Uniti e in quasi tutti i Paesi europei. Vorrei, poi, ricordare che io mi esibisco davanti al Pantheon, uno dei grandi simboli dell’Antica Roma: ebbene, già nelle leggi delle XII Tavole, impresse quattro secoli prima di Cristo, veniva concessa la libertà d’espressione artistica per le strade e nelle piazze, purché non si facesse delle parodie nei confronti di qualcuno.

 

Come vede qualche regola ci vuole?

 

Ma certo, però debbono essere regole, diciamo così, limitate agli aspetti tecnici. Vanno, cioè, rispettati alcuni orari, il volume non deve essere troppo forte, non bisogna intralciare il traffico o gli spostamenti pedonali. Poi sarà la gente a giudicare con le proprie offerte  se quell’artista, o presunto tale, è meritevole o meno di esibirsi.

 

Com’è la vita di un artista di strada?

 

E’ una vita fatta di libertà, di poche sicurezze ma anche di grandi emozioni. Non a caso alcuni dei più grandi artisti come la rockstar Sting, il cantautore Bruce Springsteen, il grande violinista americano Joshua Bell, il cantante John Bon Jovi o il nostro Biagio Antonacci, hanno voluto almeno per una volta assaporare il brivido di cantare per strada. Personalmente, se mi lasciano lavorare, sono felice della mia scelta che, tra l’altro, mi consente di condurre in piena libertà una vita sufficientemente decorosa.

 

Ecco, per concludere, ci racconti un po’ la sua storia.

 

Sono nato a Catania, città dell’indimenticabile tenore Giuseppe Di Stefano. Da ragazzo ho cominciato a cantare soprattutto nella mia città e poi ad Agrigento. Nel 2002 mi sono trasferito Weimar in Germania, insieme a una grande fisioterapista tedesca della quale mi ero follemente innamorato. Per tre anni ho avuto modo di lavorare in quel Paese come animatore e cantante.  Poi, d’improvviso, mi è venuto una forte nostalgia per l’Italia, soprattutto per Roma, città che amo profondamente. Quindi sono tornato insieme a lei. Purtroppo, per una serie di motivi, dopo un anno ci siamo lasciati e lei è tornata in Germania. Da romantico siciliano ho sofferto moltissimo, tant’è vero che non mi sono mai sposato.

 

Sul piano professionale posso dire che ho visitato e ho fatto esperienze in diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’Australia dove ho partecipato a importanti concerti. Inoltre ho avuto la fortuna di conoscere importanti maestri e personalità del mondo della lirica, tra cui il Maestro Filippo Sapienza, il Maestro Carlo Bergonzi, Il Maestro Nazzareno Antinori, nonché Alberto del Monaco, fratello del grande Mario.

 

Certo, non posso negarlo, mi piacerebbe tanto cantare un giorno anche in un importante teatro italiano. Pazienza. Mi consolo nel pensare che il mio palcoscenico abituale, piazza del Pantheon a Roma, è uno dei più belli del mondo. E non mi manca certo l’affetto della gente e dei turisti che spesso chiedono il mio indirizzo per poi scrivermi quando ritornano a casa.

 

 

REPUBBLICA CENTRAFRICANA: L’ESPERIENZA DI SALVATORE VIGLIA

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 7 - 2016 Commenti disabilitati su REPUBBLICA CENTRAFRICANA: L’ESPERIENZA DI SALVATORE VIGLIA

 Salvatore Viglia

 

Il patto con l’avvocato Salvatore Viglia è stato preciso: niente nomi delle persone coinvolte e non solo per una questione di privacy ma perché nessuno è interessato a farsi conoscere. Le buone azioni non hanno bisogno di pubblicità. E se siamo riusciti a farci raccontare questa sua esperienza professionale è solo perché Viglia, insieme ad altri avvocati impegnati nel sociale, è interessato a lanciare un forte messaggio sia all’Ordine professionale che ai nostri organi legislativi. Ma andiamo per ordine.

 

Avvocato Viglia, come sono andate le cose.

 

Tutto è cominciato in un pomeriggio del 2008. Stavo lavorando nel mio studio quando ricevetti una telefonata niente di meno che dalla Repubblica Centrafricana. Dall’altro capo del telefono c’era la rappresentante di una Onlus operante in questo martoriato Paese. “Mi hanno suggerito”, disse, “il suo nome come persona sensibile e competente. La prego, mi aiuti”. Il problema consisteva nel fatto che al suo fidanzato, un giovane del posto, non veniva data per motivi burocratici (diciamo così), l’autorizzazione a uscire dal Paese per visitare l’Italia. Insomma, una delle tante problematiche che spesso rendono estremamente complessi i rapporti con i cittadini residenti in Paesi afflitti da guerre e profondi contrasti sociali. Per risolvere il caso ho dovuto coinvolgere un Parlamentare italiano della Commissione esteri, l’Ambasciata italiana di Yaoundé nel Cameroon (competente anche per la Repubblica Centrafricana) e l’Ambasciata francese. Alla fine tutta la questione si è risolta in maniera positiva. Ma, per quanto complicato, questo episodio di per se non sarebbe stato certamente meritevole di essere raccontato.

 

Ma è servito da spunto per un altro caso, questa volta decisamente serio.

 

Esattamente. Qualche anno dopo, nel 2011, la stessa responsabile dell’ONLUS mi chiamò per chiedermi un aiuto disperato per una ragazzina di tre anni che per errore aveva bevuto dell’acido muriatico con tutte le conseguenze immaginabili. Il problema era di trovare velocemente una struttura ospedaliera in grado di far fronte in maniera efficace all’emergenza, nonché di ottenere tutte le autorizzazioni per il trasporto del paziente e dei familiari. E’ stata una folle corsa contro il tempo, contro la burocrazia, contro le difficoltà di ogni tipo.

 

Per fortuna grazie all’Ospedale pediatrico Gaslini di Genova, alla grande disponibilità di tutta l’equipe medica, alla sollecitudine di alcuni funzionari del Ministero degli esteri, siamo riusciti nel miracolo di salvare la bambina. Personalmente ho seguito con grande impegno e profonda preoccupazione l’intera vicenda, immedesimandomi profondamente nel dolore anche dei genitori: la bambina aveva esattamente la stessa età di mio figlio. Per questo motivo, nonostante tutte le insistenze della ONLUS, che già si era caricata delle spese di trasporto, non volli alcun compenso.

 

Ma poi avvenne il caso più assurdo e drammatico allo stesso tempo.

 

Pochi mesi dopo venni contattato per la terza volta. Cos’era successo? Un fatto barbarico. Un’insegnate per punire un ragazzino di tredici anni lo aveva appeso con la testa in giù. Purtroppo la corda si è spezzata e il bambino è caduto tragicamente con gravi danni per la colonna vertebrale. Ancora una volta c’era da fare l’impossibile. Ancora una volta siamo riusciti a trovare un Ospedale disponibilissimo come le Molinette di Torino, medici meravigliosi e tanta disponibilità da parte di funzionari italiani e anche locali. Purtroppo l’esito è stato relativo: il bambino si è salvato ma è rimasto paralizzato. Per me è stato terribile. Sono caduto in una profonda depressione. Quasi mi sentivo responsabile di qualcosa, pur avendo fatto tutto il possibile. Anche in quella circostanza  non volli assolutamente nulla dalla ONLUS ma poi, dopo lunghe insistenze, accettai un regalo simbolico: rifiutarlo sarebbe stato semplicemente scortese.

 

Tutto questo per dire cosa?

 

Ecco, qui andiamo alla vera ragione di questa intervista. Come tutte le professioni anche l’avvocatura offre degli spazi enormi per compiere delle azioni umanitarie a beneficio della società. Fin qui, però, siamo ancora nel campo personalistico. Ognuno si regola secondo coscienza. Però una certa attività umanitaria andrebbe comunque incoraggiata dagli Ordini professionali e anche dal Legislatore. Un esempio concreto? Perché non riconoscere a certe attività o impegni sociali il valore degli odierni corsi di aggiornamento e di formazione, concedendo gli opportuni crediti formativi. Corsi che spesso vengono seguiti distrattamente e per pura formalità. A mio avviso cercare di risolvere dei casi come quelli appena descritti risulta molto più formativo e coinvolgente per tutti, a qualsiasi età ed esperienza maturata.

 

Ma questo è solo un esempio. Se realmente vogliamo costruire un nuovo Stato Sociale allora anche gli Ordini professionali e il Legislatore debbono fare la loro parte. Bisogna trovare degli incentivi a compiere delle azioni umanitarie anche per coloro che non hanno una naturale predisposizione a farlo. Del resto solo compenetrandosi in certe situazione si riesce a crescere veramente sul piano professionale.

GIAMPAOLO GRASSI: LA VERITA’ SULLA CANNABIS TERAPEUTICA

Posted by Rainero Schembri On gennaio - 13 - 2016 Commenti disabilitati su GIAMPAOLO GRASSI: LA VERITA’ SULLA CANNABIS TERAPEUTICA

Laureato in Scienze Agrarie Giampaolo Grassi dal 1994 si occupa di cannabis terapeutica in un ente pubblico di ricerca e sperimentazione per l’agricoltura localizzato a Rovigo. In passato  le ricerche erano circoscritte alle piante di interesse industriale. Per quanto riguarda in maniera specifica la Cannabis, essa veniva successivamente distrutta come previsto dalla legge. Gradualmente in tutto il mondo si è cominciato a notare che i farmaci a base cannabinoidi avevano effetti positivi, ad esempio, sugli spasmi, sul controllo della vescica e nei riguardi di certi dolori.  Di passo in passo si è quindi arrivati, recentemente anche in Italia, a riconsiderare completamente la questione avviando addirittura a una forma di legalizzazione del consumo per fini terapeutici. Ma sentiamo cosa ha da dire sull’argomento uno dei maggiori esperti della coltivazione di cannabis.

 

Per cominciare una domanda da semplice uomo della strada. Fino a ieri ci è stato detto che  cannabis e marijuana erano droghe pericolose, o meglio, il primo passo sul tragico cammino verso l’uso di droghe sempre più pesanti. Oggi scopriamo che, al contrario, possono far bene. Come stanno esattamente le cose?   

 

Ogni sostanza può essere buona o dannosa in funzione della dose con cui è assunta. L’azione teraputica viene esplicata a dosi di 5-10 mg del principio attivo più noto, il THC, ma questo è l’unico composto con azione stupefacente prodotto dalla Cannabis. Ad esempio ora si prepara un farmaco che contiene anche il CBD che è prodotto dalla Canapa industraile, cioè quella coltivabile  liberamente da tutti gli agricoltori italiani ed europei. Combinando il THC ed il CBD in rapporto 1:1 si riducono gli effetti stupefacenti del primo e si aggiunge l’azione antiepilettica del secondo. La Cannabis per uso ricreativo viene usata a dosi ben più elevate e di solito se ne fa un’abuso. La Cannabis che si consuma per fini ricreativi non viene fornita con il titolo noto e non viene prodotta rispettando le condizioni richieste per ottenere un prodotto salubre e sicuro. Oltretutto viene fumata, mentre la Cannabis medica viene assunta sotto forma di vapori o bevande (decotto) o ingerita esattamente a dosi note e senza il minimo rischio di assumere contaminanti chimici o sostanze pericolose. Infatti, la Cannabis grado farmaceutico non ha mai ucciso nessuno perché la dose letale è pressochè non raggiungibile.

 

Con il “Decreto Lorenzin” del 30 novembre scorso è stata regolamenta per la prima volta la coltivazione, produzione e distribuzione su tutto il territorio nazionale dei medicinali di origine vegetale a base di cannabis. Eppure la notizia è passato completamente in sordina. Come spiega questo fatto?

 

Probabilmente perché non è una notizia così entusiasmante. Infatti sono già 12 le Regioni che hanno una legge che prevede la fornitura dei farmaci a base di Cannabis o cannabinoidi, da parte del Servizio sanitario regionale e di coprire il loro costo per alcune classi di pazienti che ne hanno bisogno. In Olanda questa decisione  era stata presa più di 10 anni fa. I malati oramai sono delusi e demoralizzati perché da anni leggono che in altri Paesi la Cannabis è utilizzata da tempo: Canada, Israele, Olanda, Germania persino in quasi la metà degli stati americani,  mentre in Italia per vedere un progresso in questo campo è necessario aspettare anni.

 

E’ vero che i farmaci cannabinoidi sono in grado di curare diverse patologie tra cui l’Epilessia, il Parkinson e l’Alzheimer, ma in base alla nuova legge possono essere impiegati solo dopo il fallimento di altre terapie?

 

Prevalentemente la Cannabis riduce i sintomi di numerose malattie, spasmi nei malati di sclerosi multipla e SLA, dolore in diverse malattie neurologiche, nausea dovuta a terapie farmacologiche pesanti o altro. Solo in alcuni casi si hanno degli effetti curativi, ma questi casi possono riguardare anche il cancro. Sono ancora dati sperimentali, derivati da prove fatte in vitro su cellule tumorali o su modelli animali. Servono ancora verifiche e studi più approfonditi. Comunque non ci sono più dubbi sul fatto che i cannabinoidi di origine vegetale mimano l’azione biologica dei cannabinoidi che il nostro corpo produce per regolare un meccanismo essenziale per la nostra vita, quello del sistema endocannabinoide.

 

Come giudica la notizia che a New York, in pieno centro, sia stata aperta una farmacia dove i pazienti terminali o affetti da malattie debilitanti hanno accesso a prodotti a base di marijuana, sotto forma sia liquida, che in pillole o vaporizzata. Ritiene che presto avremo qualcosa del genere anche in Europa e in Italia?

 

Il mese scorso sono stato a Rosolini in provincia di Siracusa dove è stata inaugurata una iniziative del genere. Un medico esperto prescrive ai malati che ne hanno bisogno i farmaci a base di cannabinoidi compresa la Cannabis medicinale ed un farmacista con laboratorio galenico, prepara le singole dosi per i malati. Il problema da risolvere è il costo di queste terapie che in prevalenza i pazienti devono interamente sostenere da soli.

 

Quale futuro prevede per i farmaci cannabinoidi?

 

Le aziende farmaceutiche metteranno in circolazione farmaci costituiti da miscele di vari cannabinoidi, soprattutto quelli non psicotropi come il CBD.  Con il tempo i medici ed i farmacisti recupereranno le competenze ralative a questa classe di sostanze. Con il rapido accumulo di esperienze e dati, l’interesse verso questa classe di sostanze aumenterà sino ad attrarre l’interesse di numerose case farmaceutiche e da questo scaturirà un più ampio repertorio di farmaci a base di cannabinoidi. Rimarrà però prevalente l’interesse da parte dei pazienti e spero anche dei medici verso l’insieme delle sostanze che la Cannabis può produrre. Infatti il fitocomplesso può esplicare un azione trapeutica molto spesso superiore a quella delle singole molecole isolate. L’importante sarà selezionare le piante che stabilmente producano la miscela ottimale e si riuscire a studiare direttamente sull’uomo, gli effi positivi di queste terapie che dovramnno essere sempre più presonalizzate. La genetica dell’individuo permetterà di prevedere quali sostanze avranno il miglior effetto e si potranno progettare in farmacia le combinazioni ottimali in funzone del profilo genetico del paziente.

_____________

Maggiori informazioni sullo Stato Sociale

www.facebook.com/osservatoriostatosociale

Trasmissioni della REA (Piccole e medie radio e Tv europee associate)

1) I 7 Bisogni Capitali – https://www.youtube.com/watch?v=XbfDTMeAYXQ

2) L’assistenza legale umanitaria – https://www.youtube.com/watch?v=ZpNNm-LpbXI&feature=youtu.be

VIDEO – PER UN NUOVO STATO SOCIALE Dalle città all’Europa

Serie Video della REA: 1 MINUTO PER LO STATO SOCIALE  o1 – Rainero Schembri, giornalista, introduce la nuova rubrica REA […]

VIDEO – BENI STORICI E CULTURALI DOC

A – SITI ROMANI – URBE 01 – Circo Massimo – Videolink 02 – Ostia Antica – URBE  Videolink 03 – […]

VIDEO – MEDIA E PROTAGONISTI

MONDO DELLA COMUNICAZIONE 01 – RADIO MAMBO – Renato Dionisi – Videolink 02 – Tele Ambiente – Stefano Zago – […]

VIDEO – FINESTRA SUL MONDO

01 – Dubai – A spasso con Giulia – Videolink 02 – Christine ad Assisi – Videolink 03 – Con Stefano a Valencia […]