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Sunday, October 21, 2018

CONVERGENZA SOCIALISTA UNISCE NEL NOME DEL WELFARE

Posted by Rainero Schembri On marzo - 19 - 2016 Commenti disabilitati su CONVERGENZA SOCIALISTA UNISCE NEL NOME DEL WELFARE

Riportiamo di seguito il commento del giornalista Rainero Schembri all’iniziativa promossa dal nuovo Partito della Convergenza Socialista guidato da Manuel Santoro che si propone di riunificare tutti i socialisti italiani nel nome di un nuovo e forte Stato Sociale. Tra gli invitati anche Paolo Bagnoli, Presidente della Federazione per il Socialismo. Foto: un momento dell’incontro.  

 

Come Coordinatore dell’Osservatorio sullo Stato Sociale nel mondo (vedere la pagina Facebook www.facebook.com/osservatoriostatosociale/) ho assistito con grande interesse e soddisfazione l’iniziativa lanciata al Teatro Petrolini di Roma dal nuovo Partito della Convergenza Socialista, che oltre collegarsi con diversi movimenti in vista di una probabile unificazione di tutti i socialisti italiani, ha fatto della nascita di un nuovo e forte Stato Sociale una sua bandiera. Ma prima di andare avanti è bene fare una precisazione.

 

L’Osservatorio sullo Stato Sociale è un laboratorio di idee promosso in maniera del tutto autonoma da giornalisti ed esperti, di diversi orientamenti politici, tutti collegati alla REA (l’Associazione delle piccole e medie Radio e Televisioni guidata da Antonio Diomede) e a Punto Continenti. L’obiettivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica e le forze politiche sulla necessità di creare un Nuovo Stato Sociale in grado di tutelare  i 7 Bisogni Capitali: 1) Nutrirsi; 2) Vestirsi; 3) Avere un tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi; 6) Difendersi legalmente; 7) Garantire una Libera informazione. Su questi argomenti vengono anche realizzati diversi video. L’ultimo è stato appena messo in rete con il titolo ‘Nel segno della Pubblica Utilità ( https://youtu.be/Smht_yXXYTg ).

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Ebbene, Convergenza Socialista ha sposato integralmente questo obiettivo. Ecco cosa ha dichiarato, infatti, il Segretario Generale, Manuel Santoro, nella sua relazione introduttiva: “La creazione di un Nuovo Stato Sociale deve diventare la priorità delle priorità, da effettuare a qualsiasi costo e sacrificio. E’ un’esigenza che riguarda e che andrà a beneficio di tutti, in termini d’inclusione sociale, capacità di spesa, sicurezza e sviluppo ordinato. Per Stato Sociale”, ha proseguito Santoro,  non s’intende Stato Assistenziale, caritatevole. Per raggiungere questi obiettivi lo Stato dovrà tornare ad essere il principale erogatore e controllore dei servizi essenziali come la sanità, l’istruzione, l’elettricità, il gas, l’acqua, l’ambiente”. Il finanziamento”, ha concluso Santoro, “del Nuovo Stato Sociale richiederà la creazione di un capitolo di spesa autonomo, identificabile con un Fondo Sociale gestito da una banca pubblica senza finalità di lucro e socialmente utile”.

 

Ed è su queste basi che Convergenza Socialista si sta adoperando per riunire tutti i socialisti che non si sentono più rappresentati dal PSI. Tra questi figura anche la Federazione per il Socialismo, guidata dal professore universitario ed ex Senatore Paolo Bagnoli, che ha tenuto una lunga relazione sull’importanza di una rinascita socialista in Italia e in Europa.  Altri gruppi hanno espresso pubblicamente il loro interesse per l’iniziativa. Lo slogan unificante è “Per portare avanti chi è rimasto indietro”.

 

Numerosi sono stati anche gli interventi dei partecipanti, soprattutto giovani che hanno sollevato questioni molto concrete. Ecco le principali: rendere pubblico tutto quello che è di pubblica utilità, dalle risorse naturali ai servizi di base, incluso quello bancario; piena ed equa redistribuzione della ricchezza; piena rappresentatività nelle istituzioni affinché nazionalizzazione equivalga a socializzazione e non sia un processo in mano a pochi; particolare attenzione a quello che sta avvenendo all’estero, soprattutto in alcuni Paesi dell’America Latina; importanza della formazione permanente per contrastare la disoccupazione, nonché diversi altri argomenti.

 

A coordinare i lavori ci hanno pensato il manager Giancarlo Amante e il giornalista Pietro Spagnuolo. Per maggiori informazioni vedere www.convergenzasocialista.com o scrivere a convergenzasocialista@gmail.com

LA REA PORTA IN EUROPA LO STATO SOCIALE E I MEDIA AUDIOVISIVI

Posted by Rainero Schembri On marzo - 10 - 2016 Commenti disabilitati su LA REA PORTA IN EUROPA LO STATO SOCIALE E I MEDIA AUDIOVISIVI

Foto: Un momento dell’incontro. Nel riquadro (da sinistra verso desta), Isabella Adinolfi (euro parlamentare), Roberto Fico, Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai e Antonio Diomede(Presidente della REA, Radio e Televisioni Europee Associate).

 

Riportiamo di seguito una sintesi dell’intervento di Antonio Diomede (Presidente della REA, Radio e Televisioni Europee Associate)  al Parlamento Europeo. La Conferenza si è tenuta nel pomeriggio del 3 marzo 2016. Il titolo completo è stato: Riforma della direttiva sui servizi media audiovisivi (tv . radio web e ruolo delle concessionarie pubbliche). Oltre a Diomede hanno partecipato come relatori Isabella Adinolfi (euro parlamentare 5 Stelle e promotrice dell’incontro), Roberto Fico (Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai), Marco Orofino (Professore di diritto costituzionale e diritto delle comunicazioni elettroniche all’Università di Milano), Piero Ricca (Blogger e Giornalista). Moderatore è stato il giurista Fulvio Sarzana.  Durante il suo intervento Diomede si è soffermato anche sul Progetto Nuovo Stato Sociale e i 7 Bisogni Capitali promosso congiuntamente da REA e Punto Continenti. Inoltre sono stati proiettati alcuni spezzoni dell’omonimo format televisivo (vedere in fondo all’articolo).

 

Sintesi dell’intervento di Antonio Diomede

L’impegno della REA. La REA (Radiotelevisioni Europee Associate è l’Associazione italiana a vocazione europea che tutela gli interessi di 412 imprese radiotelevisive locali, delle quali 327 radio e 85 televisioni, ivi comprese le transfrontaliere delle minoranze linguistiche. La REA cura i rapporti con la Pubblica Amministrazione, le autorità TLC e Antitrust e le controparti private. La REA è strutturata a livello regionale con rappresentanze in tutte le Regioni italiane. La REA è apartitica, ma non apolitica. E’ l’associazione italiana di categoria che persegue l’obiettivo del cambiamento politico del Paese per fronteggiare il continuo attacco allo Stato Sociale dei cittadini da parte del potere dominante. La REA, attraverso le proprie strutture, diffonde format radiofonici e televisivi sulle tutele dei bisogni primari dello Stato Sociale tra cui la Libera Informazione.

 

Libera Informazione. Un esempio è rappresentato dal format televisivo I 7 Bisogni Capitali: 1) Nutrirsi; 2) Vestirsi; 3) Avere un tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi); 6) Difendersi legalmente; 7) Libera Informazione (diritto ad informare ed essere informati). Vediamo ora uno stralcio del format (ha riguardato la terza trasmissione Dalle Barelle all’Escozul, n.d.r.). La Libera Informazione è al settimo posto dei Bisogni Capitali, ma non questo è l’ultimo in ordine di importanza. Anzi la Libera Informazione, ovvero il il diritto a informare ed essere informati, è il comune denominatore degli altri 6 Bisogni che, altrimenti, verrebbero elusi, dimenticati, distorti, considerati atti caritatevoli e clientelari anziché diritti fondamentali dell’uomo.

 

Principio giuridico dell’informazione. Se, come crediamo, è la Libera Informazione a veicolare qualsiasi Bisogno Capitale, dobbiamo necessariamente chiederci a quale principio giuridico fondante deve attenersi il soggetto che la esercita. In concreto, parlando di riforma dei servizi dei media audiovisivi, occorre definire il carattere giuridico del servizio tra: 1) interesse pubblico) 2) servizio pubblico; 3) pubblico servizio; 4) servizio di pubblica utilità. Ciò premesso la REA ritiene che, in fatto di esercizio radiotelevisivo via etere, si debba riformulare la nozione di servizio pubblico, ricomprendendo il fine di pubblica utilità in modo da obbligare l’esercente, pubblico e privato a cui è stata assegnata in uso una risorsa dello Stato, ad adempiere a precisi obblighi di qualità.

 

Lo ha detto la TV. La Tv ti fa pensare come lei vuole; ti fa portavoce dei suoi pensieri in ogni circostanza; le notizie della tv si diffondono con un passa parola popolare. Ecco la necessità di legare il servizio radiotelevisivo pubblico e privato alla Pubblica utilità piuttosto che a un generico servizio pubblico. A qusto punto la questione diventa politica.  Ma davvero possiamo pensare che la Commissione Europea, largamente rappresentata da personaggi neoliberali, sia disposta ad affrontare un simile rivoluzionario cambiamento del servizio radiotelevisivo, dalla cui funzione dipende il pensare di gran parte della popolazione? Intanto vediamo ciò che è accaduto in Italia.

 

La TV in  Italia. Il panorama mediatico radiotelevisivo italiano e’ molto complesso per quantità e qualità di servizi offerti al pubblico da 9 reti televisive nazionali; 16 emittenti radiofoniche nazionali; 457 emittenti televisive e 1171 emittenti radiofoniche locali. La forza lavoro delle locali è (era) di circa 7 mila dipendenti. La qualità della programmazione televisiva nazionale e locale e’ medio bassa mentre l’etere e’ affollato da segnali interferenti con i Paesi confinanti per cui 125 emittenti televisive locali (a breve) saranno costrette a chiudere battenti con il conseguente licenziamento di circa 1800 dipendenti.

 

Cause della crisi della TV. Ma quali sono le vere cause della crisi della Tv italiana? Eccone alcune: Per l’attuazione di alcune direttive CE, in occasione dello switch over televisivo analogico/digitale si e’ voluto scindere la tradizionale figura dell’impresa televisiva in due separate attività indipendenti: a) operatore di rete legato alla gestione degli impianti e relative frequenze; b) fornitore di contenuti (servizi media audiovisivi). Ci stiamo ancora chiedendo se tale decisione, indipendentemente dal nostro ordine costituzionale, sia stata saggia e opportuna per la tutela della libertà d’informazione dal momento che scorporando il mezzo di comunicazione (la rete) dalla fornitura del contenuto audiovisivo: la libertà d’informazione verrebbe inevitabilmente sottomessa alle condizioni imposte dalla proprietà della rete: inoltre, le reti saranno oggetto di accentramento in pochissime mani per lo più private capaci di pericolosissimi trust di potere politico. Un esempio che vale per tutti e’ stato, e lo e’ ancora, l’interesse di El Towers di acquisire RAI Way.

 

Altri fattori di crisi. Gli altri fattori di crisi della Tv italiana sono: a) la pianificazione delle frequenze effettuate in base a criteri di semplice assegnazione allo stesso soggetto di una frequenza analogica anche per l’uso digitale; b) la pianificazione della numerazione dei canali sul telecomando (LCN – Logical channel number) senza tenere conto della storicità delle emittenti locali sul telecomando analogico. Gli addetti ai lavori del broadcast televisivo sanno che un programma è validamente fruibile solo se viene trasmesso su una buona frequenza e se è posizionato sul telecomando con una numerazione bassa (massimo 1-30). In sostanza, una buona frequenza con un pessimo LCN rende l’emittente invisibile. Per una buona visibilità occorre una buona frequenza più un ottimo LCN.

 

Cosa è successo. E’ accaduto che alle emittenti locali sono state assegnate frequenze non coordinate a livello Europeo ed extra Europeo e, nella maggior parte dei casi, LCN con numerazioni altre con il risultato di aver demolito dal basso uno dei diritti fondamentali dello Stato Sociale ovvero: a) il diritto a informare ed essere informati; b) il diritto alla libertà d’impresa; c) la distruzione di un comparto della comunicazione che in 40 anni ha creato più di 7 mila posti di lavoro (indotto escluso). Nella radiofonia le cose non vanno meglio. L’Italia resta l’unico Paese al mondo che non ha attuato la pianificazione dell frequenze della banda 88-108 MHz lasciando il comparto nel caos interferenziale interno ed estero. Nel settore radiofonico vige la strategia della lobby delle reti nazionali che continua a fare pressione sul Legislatore e sull’AGCOM per non attuare la pianificazione in modo da distruggere le locali attraverso la sovrapposizione di fortissimi segnali dalle vette più alte del Paese per costringerle alla chiusura o alla cessione degli impianti.

 

Altre sofferenze. Le piccole e medio radio e televisioni devono competere nel mercato della pubblicità con le grandi reti nazionali con dati di ascolto prodotti dalle società partecipate dalle stesse Reti come ad esempio ‘Auditel’ per la tvù. Mentre nella radio la società tedesca ‘Eurisko’ la fa da padr0na con indagini manipolate secondo le necessità delle agenzie di pubblicità e dei Network. Tutto ciò accade mentre l’AGCOM sta a guardare nonostante la legge 249-97 le abbia attribuito il compito di cura e vigilanza sulle indagine di ascolto. Esaminate le cause del disastro italiano, vediamo in quale modo è possibile intervenire con un provvedimento di riforma dei servizi media audiovisivi per ricreare le condizioni di Libera Informazione, ovvero il diritto ad informare ed essere informati, quale bisogno primario dello Stato Sociale e di recupero dei 1800 posti di lavoro persi.

 

I punti per una sana riforma televisiva e radiofonica. I punti di intervento per una sana riforma televisiva nazionale e locale sono i seguenti: 1) anticipare la codifica T2 dal 2022 al 2018. Questo cambiamento consentirà di elevare di oltre cinque volte il numero di canali televisivi per ogni frequenza (da 6 a 35), salvando tutte l’emittenti televisive; 2) ripianificare secondo il criterio della capacità trasmissiva ovunque sia disponibile con le frequenze coordinate; 3) ripianificare la numerazione dei programmi sul telecomando tenendo conto della storicità sul territorio dell’emittente quando trasmetteva in analogico; 4) definire i requisiti di qualità della programmazione per renderla di pubblica utilità istituendo il “QualTel”; 5) affidare all’AGCOM e Istat le indagini di ascolto. I punti di intervento per una sana riforma radiofonica nazionale e locale sono i seguenti: 1) costituire il catasto degli impianti e delle frequenze; 2) pianificare con la tecnica isofrequenziale; 3) definire i requisiti di qualità della programmazione per renderla di pubblica utilità istituendo il “QualRadio”. Vanno premiate le televisioni che dedicano un congruo spazio a programmi socialmente utili; 4) Affidare all’AGCOM e Istat le indagini di ascolto.

 

Sostegno alle locali. Bisogna prendere atto che l’emittenza radiofonica e televisiva locale non riesce a sopravvivere con le residue quote della pubblicità lasciate dalle Reti nazionali. Infatti, nel 2015 la Tv ha fatturato 7,1 miliardi, di cui l’89,8% delle nazionali; il 10,2% delle locali (dati AGCOM). La radio ha fatturato 373 milioni di euro (dato Nielsen) lasciando solo 19,7% alle locali.  Premesso che il Regolamento di assegnazione dei contributi statali riservati alle tv non è indecente, ma è semplicemente truffaldino e che quello relativo alle Radio locali è da considerarsi caritatevole, occorre fare una scelta. O sopprimere totalmente i contributi, prevedendo la chiusura del 90% dell’emittenza locale o mantenere il sostegno attraverso una percentuale di almeno il 15% di contribuzione da accollare alle reti nazionale sgravando così lo Stato da simile incombenza.

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PROGETTO REA –  PUNTO CONTINENTI

La REA e Punto Continenti stanno elaborando congiuntamente un Progetto intitolato Per un Nuovo Stato Sociale e i 7 Bisogni capitali. Il Progetto prevede una serie di video sperimentali, collegamenti con altri organi d’informazione, una pagina Facebook (www.facebook.com/osservatoriostatosociale) e la pubblicazione, entro la fine dell’anno, di una ricerca sul rapporto tra Tecnologia e Nuovo Stato Sociale.  Le trasmissioni video vengono condotte dal giornalista Rainero Schembri mentre il Presidente della REA Antonio Diomede cura una rubrica fissa sull’Informazione. In ogni trasmissione viene dedicato uno spazio alla Storia e alla cultura italiana, considerate il nostro vero ‘Petrolio’ in grado di dare un contributo determinante alla creazione di un forte Stato Sociale.

Nel corso della conferenza al Parlamento Europeo Diomede ha fatto proiettare alcuni spezzoni del terzo video sperimentale intitolato Dalle barelle all’Escazul (https://www.youtube.com/watch?v=0WXk2Z5l2lQ) con testimonianze del manager Massimo Miranda, della naturopata Myriam Spaziani, dello showman Renzo Arbore, del giornalista Alessandro Zarlatti, nonché di Christine Sainer per la parte storica.

Alle prima trasmissione I 7 Bisogni Capitali sono intervenuti il regista Pupi Avati, l’ex pugile campione del mondo Nino Benvenuti, il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick e il Ministro plenipotenziario argentino Carlos Cerniak.  Alla seconda trasmissione L’assistenza legale umanitaria (https://www.youtube.com/watch?v=ZpNNm-LpbXI) sono intervenuti l’Avvocato Salvatore Viglia,  il Consigliere Delegato dell’Unione Buddhisti Italiani Raffaello Longo, l’artista Moni Ovadia, il Presidente della Bolivia Evo Morales.

Recentemente è stato messo in rete il quarto filmato intitolato Nel segno della Pubblica Utilità con testimonianze di alcuni artisti di OperaIncanto, dell’insegnante Barbara Riccardi (considerata una delle migliori cinquanta insegnanti del mondo da una giuria internazionale riunita a Dubai), dall’Ambasciatore del Cile Luis Fernando Ayala.  Inoltre interverrà l’attrice Emilia Marra per la parte storica.

 

 

 

 

 

 

ANTONIO NICOLOSI: UN ACUTO PER LA LIBERTA’ DI CANTARE

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 11 - 2016 Commenti disabilitati su ANTONIO NICOLOSI: UN ACUTO PER LA LIBERTA’ DI CANTARE

Foto: due immagini del tenore Antonio Nicolosi davanti al Pantheon di Roma 

 

Alle porte del Pantheon di Roma, dove riposano grandi personaggi della storia e della cultura italiana, da Vittorio Emanuele II di Savoia (padre della Patria) al divino pittore Raffaello Sanzio e al grande compositore barocco Arcangelo Corelli, risuona la voce di uno dei più famosi artisti di strada della Capitale: il tenore Antonio Nicolosi. Quasi ogni pomeriggio, verso le 16, appena Nicolosi emette le sue prime note, immediatamente una folla di turisti, visitatori e anche appassionati della lirica si sistema in cerchio per ascoltarlo. E alla fine di ogni esibizione nel suo cappellino fioccano monete di ogni continente. Ma in questo momento a Roma per Nicolosi, come per tutti gli artisti di strada, tira una brutta aria. Ce lo spiega lui stesso in quest’intervista.

    

Qual è il problema?

 

Che sta diventando sempre più difficile cantare. Veniamo continuamente bloccati dai vigili ma io non c’è l’ho con loro: anzi, spesso vedo che sono profondamente imbarazzati ed eseguono gli ordini  con gentilezza e comprensione. Il problema è a monte: c’è un tentativo generalizzato di togliere dalle strade di Roma tutti coloro che si esibiscono, dai gladiatori ai funambolieri, dai suonatori ai cantanti.

 

Ma come viene regolamentata questa materia in Italia?

 

Dopo che nel 2001 è stato abrogato l’articolo 121 del TULPS, il Testo Unico della Legge sulla Pubblica Sicurezza, praticamente ogni Comune si regola come crede. Insomma, è un vero caos. Quindi abbiamo città dove tutto è vietato è città come Milano dove dal 2012 vige una regolamentazione considerata da una ricerca internazionale tra le migliore nel mondo. In pratica sono stati fissati 250 luoghi dove si possono esibire a rotazione gli artisti con l’unico impegno di registrare il proprio nome in una piattaforma online.

 

Lei sarebbe favorevole alla creazione di un Albo di artisti autorizzati ad esibirsi nelle pubbliche piazze?

 

Io sono uno spirito libero e quando sento parlare di Albo francamente mi vengono i brividi. In Italia, purtroppo, Albo spesso fa rima con autorizzazioni arbitrarie, raccomandazioni, segnalazioni degli amici, ecc. ecc. La mia riflessione è semplice: se esiste la libertà di parola, tutelata dalla Costituzione, allora deve esistere anche la libertà di suonare e cantare. Una libertà che viene ampiamente concessa negli Stati Uniti e in quasi tutti i Paesi europei. Vorrei, poi, ricordare che io mi esibisco davanti al Pantheon, uno dei grandi simboli dell’Antica Roma: ebbene, già nelle leggi delle XII Tavole, impresse quattro secoli prima di Cristo, veniva concessa la libertà d’espressione artistica per le strade e nelle piazze, purché non si facesse delle parodie nei confronti di qualcuno.

 

Come vede qualche regola ci vuole?

 

Ma certo, però debbono essere regole, diciamo così, limitate agli aspetti tecnici. Vanno, cioè, rispettati alcuni orari, il volume non deve essere troppo forte, non bisogna intralciare il traffico o gli spostamenti pedonali. Poi sarà la gente a giudicare con le proprie offerte  se quell’artista, o presunto tale, è meritevole o meno di esibirsi.

 

Com’è la vita di un artista di strada?

 

E’ una vita fatta di libertà, di poche sicurezze ma anche di grandi emozioni. Non a caso alcuni dei più grandi artisti come la rockstar Sting, il cantautore Bruce Springsteen, il grande violinista americano Joshua Bell, il cantante John Bon Jovi o il nostro Biagio Antonacci, hanno voluto almeno per una volta assaporare il brivido di cantare per strada. Personalmente, se mi lasciano lavorare, sono felice della mia scelta che, tra l’altro, mi consente di condurre in piena libertà una vita sufficientemente decorosa.

 

Ecco, per concludere, ci racconti un po’ la sua storia.

 

Sono nato a Catania, città dell’indimenticabile tenore Giuseppe Di Stefano. Da ragazzo ho cominciato a cantare soprattutto nella mia città e poi ad Agrigento. Nel 2002 mi sono trasferito Weimar in Germania, insieme a una grande fisioterapista tedesca della quale mi ero follemente innamorato. Per tre anni ho avuto modo di lavorare in quel Paese come animatore e cantante.  Poi, d’improvviso, mi è venuto una forte nostalgia per l’Italia, soprattutto per Roma, città che amo profondamente. Quindi sono tornato insieme a lei. Purtroppo, per una serie di motivi, dopo un anno ci siamo lasciati e lei è tornata in Germania. Da romantico siciliano ho sofferto moltissimo, tant’è vero che non mi sono mai sposato.

 

Sul piano professionale posso dire che ho visitato e ho fatto esperienze in diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’Australia dove ho partecipato a importanti concerti. Inoltre ho avuto la fortuna di conoscere importanti maestri e personalità del mondo della lirica, tra cui il Maestro Filippo Sapienza, il Maestro Carlo Bergonzi, Il Maestro Nazzareno Antinori, nonché Alberto del Monaco, fratello del grande Mario.

 

Certo, non posso negarlo, mi piacerebbe tanto cantare un giorno anche in un importante teatro italiano. Pazienza. Mi consolo nel pensare che il mio palcoscenico abituale, piazza del Pantheon a Roma, è uno dei più belli del mondo. E non mi manca certo l’affetto della gente e dei turisti che spesso chiedono il mio indirizzo per poi scrivermi quando ritornano a casa.

 

 

REPUBBLICA CENTRAFRICANA: L’ESPERIENZA DI SALVATORE VIGLIA

Posted by Rainero Schembri On febbraio - 7 - 2016 Commenti disabilitati su REPUBBLICA CENTRAFRICANA: L’ESPERIENZA DI SALVATORE VIGLIA

 Salvatore Viglia

 

Il patto con l’avvocato Salvatore Viglia è stato preciso: niente nomi delle persone coinvolte e non solo per una questione di privacy ma perché nessuno è interessato a farsi conoscere. Le buone azioni non hanno bisogno di pubblicità. E se siamo riusciti a farci raccontare questa sua esperienza professionale è solo perché Viglia, insieme ad altri avvocati impegnati nel sociale, è interessato a lanciare un forte messaggio sia all’Ordine professionale che ai nostri organi legislativi. Ma andiamo per ordine.

 

Avvocato Viglia, come sono andate le cose.

 

Tutto è cominciato in un pomeriggio del 2008. Stavo lavorando nel mio studio quando ricevetti una telefonata niente di meno che dalla Repubblica Centrafricana. Dall’altro capo del telefono c’era la rappresentante di una Onlus operante in questo martoriato Paese. “Mi hanno suggerito”, disse, “il suo nome come persona sensibile e competente. La prego, mi aiuti”. Il problema consisteva nel fatto che al suo fidanzato, un giovane del posto, non veniva data per motivi burocratici (diciamo così), l’autorizzazione a uscire dal Paese per visitare l’Italia. Insomma, una delle tante problematiche che spesso rendono estremamente complessi i rapporti con i cittadini residenti in Paesi afflitti da guerre e profondi contrasti sociali. Per risolvere il caso ho dovuto coinvolgere un Parlamentare italiano della Commissione esteri, l’Ambasciata italiana di Yaoundé nel Cameroon (competente anche per la Repubblica Centrafricana) e l’Ambasciata francese. Alla fine tutta la questione si è risolta in maniera positiva. Ma, per quanto complicato, questo episodio di per se non sarebbe stato certamente meritevole di essere raccontato.

 

Ma è servito da spunto per un altro caso, questa volta decisamente serio.

 

Esattamente. Qualche anno dopo, nel 2011, la stessa responsabile dell’ONLUS mi chiamò per chiedermi un aiuto disperato per una ragazzina di tre anni che per errore aveva bevuto dell’acido muriatico con tutte le conseguenze immaginabili. Il problema era di trovare velocemente una struttura ospedaliera in grado di far fronte in maniera efficace all’emergenza, nonché di ottenere tutte le autorizzazioni per il trasporto del paziente e dei familiari. E’ stata una folle corsa contro il tempo, contro la burocrazia, contro le difficoltà di ogni tipo.

 

Per fortuna grazie all’Ospedale pediatrico Gaslini di Genova, alla grande disponibilità di tutta l’equipe medica, alla sollecitudine di alcuni funzionari del Ministero degli esteri, siamo riusciti nel miracolo di salvare la bambina. Personalmente ho seguito con grande impegno e profonda preoccupazione l’intera vicenda, immedesimandomi profondamente nel dolore anche dei genitori: la bambina aveva esattamente la stessa età di mio figlio. Per questo motivo, nonostante tutte le insistenze della ONLUS, che già si era caricata delle spese di trasporto, non volli alcun compenso.

 

Ma poi avvenne il caso più assurdo e drammatico allo stesso tempo.

 

Pochi mesi dopo venni contattato per la terza volta. Cos’era successo? Un fatto barbarico. Un’insegnate per punire un ragazzino di tredici anni lo aveva appeso con la testa in giù. Purtroppo la corda si è spezzata e il bambino è caduto tragicamente con gravi danni per la colonna vertebrale. Ancora una volta c’era da fare l’impossibile. Ancora una volta siamo riusciti a trovare un Ospedale disponibilissimo come le Molinette di Torino, medici meravigliosi e tanta disponibilità da parte di funzionari italiani e anche locali. Purtroppo l’esito è stato relativo: il bambino si è salvato ma è rimasto paralizzato. Per me è stato terribile. Sono caduto in una profonda depressione. Quasi mi sentivo responsabile di qualcosa, pur avendo fatto tutto il possibile. Anche in quella circostanza  non volli assolutamente nulla dalla ONLUS ma poi, dopo lunghe insistenze, accettai un regalo simbolico: rifiutarlo sarebbe stato semplicemente scortese.

 

Tutto questo per dire cosa?

 

Ecco, qui andiamo alla vera ragione di questa intervista. Come tutte le professioni anche l’avvocatura offre degli spazi enormi per compiere delle azioni umanitarie a beneficio della società. Fin qui, però, siamo ancora nel campo personalistico. Ognuno si regola secondo coscienza. Però una certa attività umanitaria andrebbe comunque incoraggiata dagli Ordini professionali e anche dal Legislatore. Un esempio concreto? Perché non riconoscere a certe attività o impegni sociali il valore degli odierni corsi di aggiornamento e di formazione, concedendo gli opportuni crediti formativi. Corsi che spesso vengono seguiti distrattamente e per pura formalità. A mio avviso cercare di risolvere dei casi come quelli appena descritti risulta molto più formativo e coinvolgente per tutti, a qualsiasi età ed esperienza maturata.

 

Ma questo è solo un esempio. Se realmente vogliamo costruire un nuovo Stato Sociale allora anche gli Ordini professionali e il Legislatore debbono fare la loro parte. Bisogna trovare degli incentivi a compiere delle azioni umanitarie anche per coloro che non hanno una naturale predisposizione a farlo. Del resto solo compenetrandosi in certe situazione si riesce a crescere veramente sul piano professionale.

GIAMPAOLO GRASSI: LA VERITA’ SULLA CANNABIS TERAPEUTICA

Posted by Rainero Schembri On gennaio - 13 - 2016 Commenti disabilitati su GIAMPAOLO GRASSI: LA VERITA’ SULLA CANNABIS TERAPEUTICA

Laureato in Scienze Agrarie Giampaolo Grassi dal 1994 si occupa di cannabis terapeutica in un ente pubblico di ricerca e sperimentazione per l’agricoltura localizzato a Rovigo. In passato  le ricerche erano circoscritte alle piante di interesse industriale. Per quanto riguarda in maniera specifica la Cannabis, essa veniva successivamente distrutta come previsto dalla legge. Gradualmente in tutto il mondo si è cominciato a notare che i farmaci a base cannabinoidi avevano effetti positivi, ad esempio, sugli spasmi, sul controllo della vescica e nei riguardi di certi dolori.  Di passo in passo si è quindi arrivati, recentemente anche in Italia, a riconsiderare completamente la questione avviando addirittura a una forma di legalizzazione del consumo per fini terapeutici. Ma sentiamo cosa ha da dire sull’argomento uno dei maggiori esperti della coltivazione di cannabis.

 

Per cominciare una domanda da semplice uomo della strada. Fino a ieri ci è stato detto che  cannabis e marijuana erano droghe pericolose, o meglio, il primo passo sul tragico cammino verso l’uso di droghe sempre più pesanti. Oggi scopriamo che, al contrario, possono far bene. Come stanno esattamente le cose?   

 

Ogni sostanza può essere buona o dannosa in funzione della dose con cui è assunta. L’azione teraputica viene esplicata a dosi di 5-10 mg del principio attivo più noto, il THC, ma questo è l’unico composto con azione stupefacente prodotto dalla Cannabis. Ad esempio ora si prepara un farmaco che contiene anche il CBD che è prodotto dalla Canapa industraile, cioè quella coltivabile  liberamente da tutti gli agricoltori italiani ed europei. Combinando il THC ed il CBD in rapporto 1:1 si riducono gli effetti stupefacenti del primo e si aggiunge l’azione antiepilettica del secondo. La Cannabis per uso ricreativo viene usata a dosi ben più elevate e di solito se ne fa un’abuso. La Cannabis che si consuma per fini ricreativi non viene fornita con il titolo noto e non viene prodotta rispettando le condizioni richieste per ottenere un prodotto salubre e sicuro. Oltretutto viene fumata, mentre la Cannabis medica viene assunta sotto forma di vapori o bevande (decotto) o ingerita esattamente a dosi note e senza il minimo rischio di assumere contaminanti chimici o sostanze pericolose. Infatti, la Cannabis grado farmaceutico non ha mai ucciso nessuno perché la dose letale è pressochè non raggiungibile.

 

Con il “Decreto Lorenzin” del 30 novembre scorso è stata regolamenta per la prima volta la coltivazione, produzione e distribuzione su tutto il territorio nazionale dei medicinali di origine vegetale a base di cannabis. Eppure la notizia è passato completamente in sordina. Come spiega questo fatto?

 

Probabilmente perché non è una notizia così entusiasmante. Infatti sono già 12 le Regioni che hanno una legge che prevede la fornitura dei farmaci a base di Cannabis o cannabinoidi, da parte del Servizio sanitario regionale e di coprire il loro costo per alcune classi di pazienti che ne hanno bisogno. In Olanda questa decisione  era stata presa più di 10 anni fa. I malati oramai sono delusi e demoralizzati perché da anni leggono che in altri Paesi la Cannabis è utilizzata da tempo: Canada, Israele, Olanda, Germania persino in quasi la metà degli stati americani,  mentre in Italia per vedere un progresso in questo campo è necessario aspettare anni.

 

E’ vero che i farmaci cannabinoidi sono in grado di curare diverse patologie tra cui l’Epilessia, il Parkinson e l’Alzheimer, ma in base alla nuova legge possono essere impiegati solo dopo il fallimento di altre terapie?

 

Prevalentemente la Cannabis riduce i sintomi di numerose malattie, spasmi nei malati di sclerosi multipla e SLA, dolore in diverse malattie neurologiche, nausea dovuta a terapie farmacologiche pesanti o altro. Solo in alcuni casi si hanno degli effetti curativi, ma questi casi possono riguardare anche il cancro. Sono ancora dati sperimentali, derivati da prove fatte in vitro su cellule tumorali o su modelli animali. Servono ancora verifiche e studi più approfonditi. Comunque non ci sono più dubbi sul fatto che i cannabinoidi di origine vegetale mimano l’azione biologica dei cannabinoidi che il nostro corpo produce per regolare un meccanismo essenziale per la nostra vita, quello del sistema endocannabinoide.

 

Come giudica la notizia che a New York, in pieno centro, sia stata aperta una farmacia dove i pazienti terminali o affetti da malattie debilitanti hanno accesso a prodotti a base di marijuana, sotto forma sia liquida, che in pillole o vaporizzata. Ritiene che presto avremo qualcosa del genere anche in Europa e in Italia?

 

Il mese scorso sono stato a Rosolini in provincia di Siracusa dove è stata inaugurata una iniziative del genere. Un medico esperto prescrive ai malati che ne hanno bisogno i farmaci a base di cannabinoidi compresa la Cannabis medicinale ed un farmacista con laboratorio galenico, prepara le singole dosi per i malati. Il problema da risolvere è il costo di queste terapie che in prevalenza i pazienti devono interamente sostenere da soli.

 

Quale futuro prevede per i farmaci cannabinoidi?

 

Le aziende farmaceutiche metteranno in circolazione farmaci costituiti da miscele di vari cannabinoidi, soprattutto quelli non psicotropi come il CBD.  Con il tempo i medici ed i farmacisti recupereranno le competenze ralative a questa classe di sostanze. Con il rapido accumulo di esperienze e dati, l’interesse verso questa classe di sostanze aumenterà sino ad attrarre l’interesse di numerose case farmaceutiche e da questo scaturirà un più ampio repertorio di farmaci a base di cannabinoidi. Rimarrà però prevalente l’interesse da parte dei pazienti e spero anche dei medici verso l’insieme delle sostanze che la Cannabis può produrre. Infatti il fitocomplesso può esplicare un azione trapeutica molto spesso superiore a quella delle singole molecole isolate. L’importante sarà selezionare le piante che stabilmente producano la miscela ottimale e si riuscire a studiare direttamente sull’uomo, gli effi positivi di queste terapie che dovramnno essere sempre più presonalizzate. La genetica dell’individuo permetterà di prevedere quali sostanze avranno il miglior effetto e si potranno progettare in farmacia le combinazioni ottimali in funzone del profilo genetico del paziente.

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Maggiori informazioni sullo Stato Sociale

www.facebook.com/osservatoriostatosociale

Trasmissioni della REA (Piccole e medie radio e Tv europee associate)

1) I 7 Bisogni Capitali – https://www.youtube.com/watch?v=XbfDTMeAYXQ

2) L’assistenza legale umanitaria – https://www.youtube.com/watch?v=ZpNNm-LpbXI&feature=youtu.be

BARBARA RICCARDI: ITALIANA PER IL ‘NOBEL’ DEGLI INSEGNANTI

Posted by Rainero Schembri On dicembre - 23 - 2015 Commenti disabilitati su BARBARA RICCARDI: ITALIANA PER IL ‘NOBEL’ DEGLI INSEGNANTI

Nel riquadro Barbara Riccardi

 

Romana, insegnante presso l’ Isitituto Frignani di Spinaceto a Roma, Barbara Riccardi è la sola italiana finalista al Global Teacher Prize, considerato ormai l’Oscar dell’insegnamento. Per questa seconda edizione (quella precedente è stata vinta dall’americana Nanci Atwll) sono stati selezionati in ‘incognito’ 50 insegnanti su 8 mila candidati provenienti da quasi tutti i Paesi del Mondo. La scelta finale avverrà nel prossimo mese di  marzo a Dubai quando verrà  eletto il migliore insegnante del mondo e che riceverà come Premio la bellezza di un milione di dollari.

 

Ideato Sunny Varkey, fondatore della Varkey Gems Foundation e sostenuto dall’Unesco, il premio, giunto alla sua seconda edizione, viene patrocinato dalla Gems Education, colosso dell’istruzione privata con sede a Dubai, con uffici in dieci Nazioni, dagli Usa a Singapore, e scuole frequentate da 150mila studenti. A consegnare il Global Teacher Prize sarà in persona lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, attuale Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti, nonché emiro di Dubai.

 

Da registrare che a questa iniziativa partecipano personalità internazionali come l’ex Presidente USA Bill Clinton, l’attore Kevin Spacey, il filosofo David Rodin o l’imprenditrice Martha Lane Fox (fondatrice di Lastminute.com). Ma cerchiamo di sapere qualcosa di più di questa candidata italiana, ricordando che nella passata edizione sono selezionati per l’Italia Daniela Boscolo di Rovigo e Daniele Mani di Lecce.

 

A cosa attribuisce il merito della sua nomina?

 

Sinceramente non so chi mi abbia proposto e per quali meriti. A rileggere successivamente il regolamento del Premio ho capito che vengono premiati gli insegnanti che s’impegnano oltre il normale lavoro con iniziative originali e particolarmente utili ai ragazzi. Questo mi fa credere che sono state apprezzate alcune mie iniziative come, ad esempio, la collaborazione alla rivista on line ‘La scuola possibile’,  l’avvio di un TG della scuola, di un orto didattico con i nonni insieme alla Protezione civile, nonché alcuni gemellaggi e interscambi con scuole francesi e del Kenya. Mi sono anche molto impegnata nella creazione di reti tra la scuola e le istituzioni territoriali. Infine, voglio ricordare l’iniziativa, alla quale ci tengo particolarmente, realizzata con l’Ospedale IFO di Roma che consente ai bambini ammalati di assistere alle nostre lezioni in collegamento Skype.

 

Tutta quest’attività ha già avuto dei riconoscimenti in Italia?

 

A dire la verità Si. Il più prestigioso riguarda la Medaglia al merito e il Cavalierato che mi è stata consegnata dalla Presidenza della Repubblica  nel 2012.  In quella circostanza venne premiata l’iniziativa di creare dei campi estivi per bambini alla periferia di Roma.

 

Quindi per lei l’insegnamento è quasi una missione?

 

Diciamo che è un impegno sociale e formativo. Oggi si parla molto di rilanciare lo Stato sociale in tutti i Paesi. Ebbene, se veramente vogliamo migliorare le condizioni delle persone occorre necessariamente partire dalla scuola e dalla capacità dei Presidi di saper cogliere le occasioni e di coinvolgere tutte le persone che operano nella scuola. Parole come integrazione, solidarietà, spirito umano sono certamente delle belle parole che, tuttavia, per diventare realtà hanno assolutamente bisogno di essere imparate in famiglia e rinforzate a scuola: ecco, in questo senso possiamo dire che l’insegnamento rappresenta una vera missione sociale e di rispetto delle diversità come fonte di arricchimento, sotto ogni punto di vista.

 

D’accordo, ma un milione di dollari sono un milione di dollari. Se dovesse vincere il primo premio come pensa di spenderli?

 

Tranquillo, non scapperei mai in qualche località turistica. Amando profondamente la vita faccio ogni cosa con passione e, quindi, anche il mio lavoro. Sono tantissime le iniziative da realizzare. Penso ad esempio, alla creazione di ambienti polivalenti dove fare formazione a tutti i livelli, coinvolgendo i principali attori che ruotano interno al mondo sella scuola (ragazzi, insegnanti, genitori, ecc.), a garanzia di un ambiente educativo di qualità. In questo modo il mondo adulto diventa competitivo e al passo con i tempi della società di oggi che ha i ragazzi come protagonisti. Comunque, inutile in questa fase fare progetti, prima cerchiamo di vincere questo premio e poi ci pensiamo.

 

Una cosa, comunque, mi preme di dire: il fatto di arrivare in finale o addirittura vincere il Premio, più che premiare Barbara Riccardi premia la scuola italiana che nonostante tutte le difficoltà economiche e organizzative rimane una delle migliori del mondo. E’ ciò viene reso possibile perché la maggioranza degli 800 mila insegnanti italiani, quasi sempre con stipendi molto limitati, dedica la maggior parte delle loro giornate all’insegnamento e ai rapporti con i ragazzi, senza tenere conto del tempo che scorre.

 

STEPHANIE HOCHSTETTER: ‘COSA VORREI FARE DELL’IILA’

Posted by Rainero Schembri On dicembre - 14 - 2015 Commenti disabilitati su STEPHANIE HOCHSTETTER: ‘COSA VORREI FARE DELL’IILA’

 Stephanie Hochstetter Skinner-Klée

 

Nel mese di febbraio del 2015 l’Ambasciatrice del Guatemala,  Stephanie Hochstetter Skinner-Kléeè stata nominata Presidentessa dell’IILA, l’Istituto Italo Latino Americano con sede a Roma. Si tratta del più grande Istituto in Europa che si occupa dei venti Paesi Latino Americani e che è stato fondato  nel 1966 dall’allora ministro degli esteri Amintore Fanfani. Attualmente l’IILA è Osservatore Permanente presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e per lo svolgimento delle sue attività collabora con organismi intergovernativi, istituzioni ed enti specializzati che si occupano dell’America Latina: Commissione Europea, Unesco, Banca Interamericana di Sviluppo, Organizzazione degli Stati Americani, Associazione Latino-Americana di Integrazione, Sistema Economico Latinoamericano, Segreteria Generale Iberoamericana, etc

  

Di origine europea, dai modi decisamente affabili anche se dotata, a sentire chi la conosce da vicino, di un carattere molto forte, la nuova Presidentessa sostituisce nell’incarico l’Ambasciatore del Messico Miguel Ruíz-Cabañas Izquierdo che, nel frattempo, è diventato vice ministro degli esteri del Messico. Con termini certamente poco consoni alla diplomazia, si potrebbe dire che la Hochstetter ha preso in mano una vera ‘patata bollente’: in questo momento di profonda crisi economica non sono, infatti, pochi coloro che per i corridoi della Farnesina si domandano se è giusto che il nostro Ministero degli esteri continui a sostenere economicamente quest’Istituto, anche se poi sono in tanti a riconoscere che l’America Latina, oltre ai profondi vincoli storici e culturali con l’Italia,rappresenta sicuramente uno dei più importanti mercati di sbocco per il ‘made in Italy’. Ma vediamo cosa ne pensa la diretta interessata.  

 

Come intende caratterizzare la sua Presidenza?

 

Diciamo che la domanda più corretta sarebbe: Come le piacerebbe caratterizzare l’IILA? Ebbene, cominciamo col dire che l’IILA è una istituzione unica. Nessun altro Paese può contare su un organismo internazionale istituito allo scopo di rafforzare le relazioni bilaterali e regionali. Si tratta di un organismo con una grande tradizione, con risorse umane e di conoscenza che rappresentano una ricchezza meritevole di essere utilizzata. Certo, le ristrettezze economiche restringono l’ambito dei suoi interventi ma il potenziale per realizzare un grande lavoro esiste.

 

Detto ciò, appare inutile negare che la situazione economica è molto complicata, sia per l’Italia che per l’America Latina e i Caraibi. In un certo senso siamo di fronte alla classica immagine del ‘cane che si morde la coda’. Con pochi soldi possiamo fare poco. Facendo poco non si giustificano altri soldi. Inoltre il personale vive uno stato di grande incertezza sul proprio futuro e non sappiamo nemmeno se saremo costretti, per risparmiare, a spostare per la terza volta la nostra sede in pochi anni. Tutto ciò non rappresenta certamente il clima ideale per svolgere un’efficace azione di promozione economica, culturale e sociale.

 

Facciamo allora finta, per un momento, che ci siamo liberati dai problemi economici. In questo caso quale dovrebbe essere la missione dell’IILA?

 

Io vedo l’Istituto come un formidabile strumento di promozione storica, culturale, economica, sociale e anche politica tra l’Italia e l’intero continente latino americano. Una promozione, si capisce, attuata in entrambe le direzioni. In questo quadro sono numerose le iniziative che l’Istituto potrebbe intraprendere: penso, ad esempio, alla pubblicazione di una collana di libri sui singoli Paesi, con descrizioni sintetiche della storia dei singoli Stati, delle tradizioni, della cultura, delle prospettive; penso all’organizzazione di una serie di dibattiti e seminari su problemi di grande attualità; penso a incontri ristretti con operatori e imprenditori per illustrare le possibilità commerciali, d’investimento e di costituzione di società miste. E così tante altre cose.

 

Credo, poi, che l’IILA debba partecipare a eventi significativi non solo a Roma e, qualche volta, a Milano, ma in tutte le più importanti città, soprattutto nel centro sud italiano, da dove proviene buona parte dell’emigrazione italiana del secolo scorso. Questo significa anche creare un collegamento, se non un vero gemellaggio, tra città italiane e città latino americane, nonché forme di promozione turistica e culturale rivolte soprattutto ai giovani.

 

Quanta parte di questi progetti lei crede di poter realizzare?

 

Ma io parto con l’obiettivo di realizzarle tutte anche attraverso il ricorso a sponsor esterni. Per fortuna l’’IILA gode ancora di una buona immagine e quindi potrebbe coinvolgere nelle sue iniziative importanti organismi italiani e latino americani. Molto, e questo va detto, dipende anche dagli Ambasciatori degli Stati membri dell’IILA. Anch’essi debbono fare la loro parte convincendo, ad esempio, i propri Governi dell’opportunità offerta dalla presenza dell’IILA in Italia.

 

Se è vero, poi, che il nostro Istituto può servire soprattutto ai Paesi più piccoli per far sentire la loro voce è anche vero che quando si tratta di problemi generali, che riguardano vaste aree come l’America centrale o l’America del Sud, parlare a nome collettivo attraverso l’IILA può risultare molto utili ai grandi Paesi. Il mio sforzo principale sarà proprio quello di mettere in evidenza quanto l’IILA potrebbe essere utile sia per l’Italia che per tutti gli Stati latino americani.

 

Per chiudere, due parole sul suo Paese, il Guatemala, che ha visto arrivare recentemente alla presidenza della Repubblica Jimmy Morales, un comico che è riuscito ad affermarsi come Grillo in Italia.

 

E’ vero che l’ascesa di Morales è stata sorprendente e per molti versi folgorante. La sua candidatura ha preso corpo, come è avvenuto in varie parti del mondo,  sull’onda della protesta e indignazione popolare a causa soprattutto di alcuni fenomeni di corruzione. Anche se è troppo presto per esprimere dei giudizi debbo dire il Presidente attraverso i suoi primi passi ha mostrato una natura saggia, equilibrata e fermamente intenzionata a portare a termine i profondi cambiamenti auspicati dalla gente. E qui sta la grande vera novità del Guatemala: dopo essere uscita dalla guerra civile e dopo aver ottenuta nel 1996 la pace sociale, ora il popolo guatemalteco è fermamente intenzionato a raggiungere alcuni importanti obiettivi sul piano sociale, sanitario, educativo, assistenziale, ecc.

 

Suggerirei all’Italia e agli operatori economici italiani di seguire con molta attenzione ciò che sta avvenendo in Guatemala. Il Paese ha intrapreso con decisione la via della democrazia e della modernizzazione e quindi si stanno apprendo interessanti prospettive in settori come la meccanica, l’ambiente, le energie rinnovabili, ecc. E’ vero che siamo un piccolo Paese ma è anche vero che in questo momento siamo inseriti in una delle aree più interessanti e con maggiori prospettive di crescita. In questo contesto si tratta di approfittare, ad esempio, dell’accordo di Associazione tra l’Unione europea e l’America centrale e della legge di riforma della cooperazione italiana, con la costituzione di un fondo per le Joint Ventures delle piccole e medie imprese. Ecco, questa è una tipica situazione in cui l’IILA può svolgere un ruolo importantissimo.

MEHEDI HASAN: IL BANGLADESH STA SCONFIGGENDO LA FAME

Posted by Rainero Schembri On novembre - 29 - 2015 Commenti disabilitati su MEHEDI HASAN: IL BANGLADESH STA SCONFIGGENDO LA FAME

 Mehedi Hasan

 

Con una popolazione che supera i 160 milioni di persone la Repubblica Popolare del Bangladesh (che significa Paese del Bengala) confina oltre che con l’India anche con la Birmania nell’estremo sud. La sua capitale è Dacca. Si tratta di uno dei Paesi più popolati del mondo per densità e che per molti anni è stato anche poverissimo. Da ricordare che mentre la civiltà della regione del Bengala risale a ben 4 mila anni fa, la storia del Bangladesh moderno porta la data del 26 marzo del 1971, quando è diventato indipendente. In precedenza faceva parte del Pakistan che, a sua volta, si era staccato dall’India nel 1947. Per molti anni, infatti, lo Stato del Pakistan é rimasto suddiviso in due territori non confinanti: quello occidentale e quello orientale.  

 

Il Bangladesh è una Repubblica parlamentare e democratica guidata dal primo ministro Sheikh Hasina, mentre il Capo di Stato è una donna, Abdul Hamid. La maggioranza della popolazione è di fede islamica (i cristiani, in prevalenza cattolici, rappresentano circa l’1%) ma esiste un’ampia libertà religiosa. Negli ultimi anni il Paese ha registrato importanti risultati sul piano dell’alfabetizzazione, dell’assistenza sociale, dei diritti delle donne e dello sviluppo economico.

 

Per scambiare qualche opinione sul nuovo Bangladesh abbiamo sentito Mehdi Hassan, uno studente in contabilità e finanza del business, residente nella capitale Dacca (14,5 milioni di abitanti) e che recentemente si è messo in contatto con l’Osservatorio sullo Stato Sociale ( www.facebook.com/osservatoriostatosociale ). Da registrare che in Italia, tra regolari e irregolari, vive la più grande comunità di cittadini del Bangladesh in Europa, circa 150 mila (15 mila solo a Roma).   

 

Come giudica la lotta intrapresa dal Governo alla fame nel Paese?

 

Direi positiva. Nel periodo che va dal 1997 al 2002 la povertà riguardava il 48,9% della popolazione. Oggi siamo intorno al 24,8%. Possiamo dire che il Governo è fortemente impegnato a ridurre il problema della fame. Teniamo, comunque, presente che il Bangladesh è un Paese essenzialmente agricolo. Siamo, ad esempio, il quinto Paese produttore di pesce e l’anno scorso abbiamo esportato riso allo Sri Lanka. Il Governo prevede dei prestiti agevolati nell’agricoltura e ha elaborato una visione Paese orientata fino al 2021. Inoltre, nel Bangladesh si sta rafforzando sempre di più la classe media.

 

E per quanto riguarda il vestiario? 

 

A questo proposito è bene ricordare che il Bangladesh è uno dei maggiori esportatori del mondo di capi di abbigliamento.  Da noi, quindi, non è difficile trovare qualche abbigliamento a un costo bassissimo.

 

Cosa ci può dire invece per quanto riguarda il problema abitativo?

 

So che sono stati assegnati diversi appartamenti alla parte più povera della popolazione. Ci sono poi diversi mutui agevolati erogati dalla banche per l’acquisto di case popolari.

 

Come giudica il sistema sanitario?

 

Oltre a una trentina di Ospedali universitari pubblici abbiamo diversi centri medici dislocati in varie parti del Paese. Per fortuna il costo di una prestazione sanitaria è abbastanza contenuto.

 

Cosa prevede il sistema scolastico?

 

Fino a un certo livello, l’Istruzione è gratuita come anche la distribuzione dei libri scolastici. Abbiamo, poi, molte università pubbliche. Anch’io frequento una di esse: l’Università Nazionale del Bangladesh.

 

Ritiene efficiente il sistema giudiziario?

 

Esiste il patrocinio gratuito per i più poveri. L’intero sistema giudiziario è, comunque, abbastanza complicato e aggravato da una diffusa corruzione. Inoltre, i tempi decisionali sono spesso lunghissimi.

 

Avete una stampa libera?

 

Generalmente si. Naturalmente alcuni organi di stampa fanno riferimento ai singoli partiti politici.

 

 

 

MAURO MOSCATI CON ‘ABILE 2.0’ APRE GLI OCCHI AI VEDENTI

Posted by Rainero Schembri On novembre - 26 - 2015 Commenti disabilitati su MAURO MOSCATI CON ‘ABILE 2.0’ APRE GLI OCCHI AI VEDENTI

 Mauro Moscati

 

Negli ultimi tampi la stampa si è occupata più volte dei ‘finti’ ciechi. E ha fatto bene. Tuttavia, sarebbe auspicabile che la stessa stampa si occupasse ugualmente anche dei numerosi problemi dei ‘veri’ non vedenti. In uno Stato Sociale moderno, infatti, queste persone meriterebbero sicuramente un’attenzione speciale, anche sul piano  dell’assistenza che può fornire la tecnologia. Ed è questo che ha messo in evidenza Mauro Moscati con il suo mediometraggio ‘Abile2.O’. Nato in provincia di Milano nel 1978, Moscati ha frequentato le scuole elementari e medie (integrate per bambini ipo/non-vedenti e normovedenti) a Milano, le superiori a Rho e ora studia Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Informatico fino al midollo Moscati ha iniziato a “studiare” la programmazione fin dalle elementari e nonostante abbia il problema della vista ha sempre creduto nella “forza” delle arti multimediali. Negli ultimi anni ha scritto alcuni racconti (alcuni autopubblicati) e viaggiato “da solo”, sviluppando diversi siti Internet. Ma sentiamo come si è sviluppata questa sua ultima esperienza.

 

Come è nata l’idea di realizzare il mediometraggio?

Il concepimento di “Abile 2.0” è piuttosto anomalo. Un anno e mezzo fa circa mi trovavo in un negozio di informatica di un centro commerciale che frequento ormai da anni e parlando con alcuni impiegati ho raccontato loro di un documentario amatoriale che avevo realizzato una decina di anni or sono e, prima di uscire dal negozio, mi hanno proposto di produrre un video (usando i loro applicativi) così da poterne proiettare alcuni minuti all’interno di un evento che si sarebbe tenuto nel loro negozio.   L’idea mi piaceva; avevo già prodotto un documentario, un videoclip e alcuni reportage ma nulla di troppo impegnativo anche perché non ho alle mie spalle una struttura produttiva e il mio problema di vista mi ha sempre imposto un profilo “basso” (tutto quello che so sulla produzione foto/cinemato-grafica l’ho appreso da autodidatta grazie al web e ad alcuni corsi a fascicoli).

 

Uscito dal negozio avevo quindi la scusa per realizzare un film “organico” con una trama e dei personaggi; avevo il pretesto per produrre qualcosa. Il problema era cosa produrre. Per trovare la storia da raccontare mi sono rivolto ai miei amici e ho chiesto loro di proporre un soggetto. Alla fine ho scelto ben tre temi proposti: giornalismo e finti ciechi; in che modo la tecnologia può facilitare la vita ai ciechi; la tecnologia studiata per i ciechi come ausilio anche per i normovedenti.

Cosa racconta il filmato?

‘Abile 2.0’ racconta una storia inventata che parte però da alcuni spunti reali. Il tema principale è quello relativo al giornalismo e ai finti ciechi. Anni fa ero a cena con Egle Clivio, co-sceneggiatrice e collaboratrice a vario titolo alla produzione del film, quando le raccontai del malessere che provavo ogni qualvolta leggevo o sentivo certi articoli relativi ai finti ciechi (una piaga del nostro Stato) nei quali venivano (e purtroppo vengono tutt’ora) descritte alcune azioni compiute da tali soggetti e nel farlo si lasciava intendere che tali azioni non possono essere compiute da una persona che abbia realmente dei seri problemi di vista. Il mio sfogo la colpì e tornata a casa fece una ricerca online, una mezz’ora più tardi mi scrisse un messaggio nel quale concordava pienamente con me. Sia ben chiaro: io non ce l’ho coi giornalisti che producono articoli sui finti ciechi, piuttosto su come vengono presentati certi casi. 

 

Basta fare una ricerca online per trovare articoli che contengono, a volte anche nel titolo, frasi del tipo “finto cieco giocava al lotto”, “finto cieco attraversava la strada”, “finto cieco scendeva le scale” o, la mia preferita, “finto cieco beveva al bar”. Sia ben chiaro: se una persona dichiarata cieca è in grado di compilare da sola e senza ausili la schedina del lotto ci vede più di quel che dovrebbe ma se entra in una ricevitoria e dice alla cassiera quali numeri segnare sulla schedina non sta forse giocando al lotto? Personalmente attraverso decine di strade ogni settimana, certo, ho fatto un corso, uso un bastone bianco per gli ostacoli e mi aiuto con i rumori del traffico ma ciò non significa che io ci veda.

 

Partendo da queste riflessioni abbiamo sviluppato la storia principale: una giovane neolaureata è in cerca di un lavoro stabile come giornalista, in seguito all’ennesimo rifiuto decide di provare con un sito web che però richiede la presentazione di un articolo da parte del candidato; alla ricerca di una storia da raccontare inizia a pedinare un ragazzo all’apparenza non vedente i cui atteggiamenti appaiono però equivoci; incuriosita decide di avvicinarlo e di chiedergli un’intervista durante la quale lui le racconta alcuni aspetti della sua vita ed il suo rapporto con la tecnologia.

Come pensate di divulgarlo?

La divulgazione/distribuzione è, purtroppo, un problema ancora in sospeso. Di sicuro ci piacerebbe presentarlo a qualche festival e quasi sicuramente lo pubblicheremo online. Per il resto ogni opzione è aperta: trasmissioni televisive, pubbliche proiezioni, distribuzione tramite DVD, … 

Quali sono i suoi progetti futuri?

Per quel che mi riguarda il prossimo traguardo sarà l’esame di Elettronica, del resto mi mancano sei esami per la laurea magistrale in Ingegnerie Informatica mentre per la carriera nel mondo del cinema .. beh, vedremo.


TRINIDAD: IN GUATEMALA VINCE LA RIVOLUZIONE DEI CITTADINI

Posted by Rainero Schembri On novembre - 2 - 2015 Commenti disabilitati su TRINIDAD: IN GUATEMALA VINCE LA RIVOLUZIONE DEI CITTADINI

 Alfredo Trinidad

 

E’ forse l’epoca in cui i molti politici sono diventati comici (per non dire patetici) mentre i veri comici diventano politici. Dopo Grillo in Italia un altro comico è diventato non solo un politico ma addirittura il Capo dello Stato. Parliamo di Jimmy Morales, eletto recentemente Presidente del Guatemala. Per parlare di questo ‘fenomeno’ e presentare il nuovo volto del Guatemala (uscito da un passato caratterizzato da una feroce guerra civile) abbiamo intervistato Alfredo Trinidad, ex Ambasciatore a Roma ed ex Presidente dell’Istituto Italo Latino Americano. In passato Trinidad è stato anche due volte vice Ministro degli esteri e ha occupato diversi incarichi statali e Universitari, nonché ruoli importanti in organismi internazionali coma la Fao e il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo. E’ stato, poi, anche il rappresentante del Guatemala all’Expo di Milano.    

 Attualmente Trinidad è impegnato a Città del Guatemala con le riforme dello Stato nell’ambito di centri di ricerca, ordini professionali e all’interno della Piattaforma Nazionale per la riforma dello Stato, organismo promosso dalle più autorevoli Università del Guatemala. A questa Piattaforma hanno aderito le nove Università Statali del Guatemala, coordinate dal Rettore Magnifico della storica (oltre trecento anni) Università di San Carlo. In Italia Trinidad si è distinto per un grande lavoro di coordinamento tra l’Ambasciata, gli uffici consolari (anche quelli onorari) e il mondo delle imprese italiane. 

 

Nel corso della sua campagna elettore Jimmy Morales aveva lanciato lo slogan “Vi ho fatto ridere come comico, non vi farò piangere come Presente”.  Secondo lei sarà così?

 

C’è una realtà nel contesto guatemalteco chiamata ‘Rivoluzione dei cittadini’ che si è espressa nelle principali piazze dei capoluoghi di provincia, da sabato 25 Aprile 2015 fino al 29 agosto, prima del primo e del secondo turno delle elezioni e che ha provocato inizialmente le dimissioni della Vice Presidente Roxana Baldetti (8 maggio) e poi la rinuncia del Presidente Otto Pérez Molina. Tutto ciò ha innescato un processo di riforma del sistema politico. Il margine di manovra per garantire la governabilità del Presidente eletto Jimmy Morales dipende dalla sua capacità di mantenere la promesse in materia di lotta alla corruzione e all’impunità. “Né corrotto, nè ladro” è stato, infatti, uno dei suoi slogan in campagna elettorale.

 

Anche in Italia un comico, Beppe Grillo, ha rivoluzionato la politica creando il Movimento 5 Stelle che è diventato il secondo partito italiano. Secondo lei ci sono delle analogie tra le due realtà e i due personaggi?

 

L’unica somiglianza esistente è che Beppe Grillo capitalizza come Jimmy Morales il malcontento dei cittadini contro i sistemi politici esistenti. In Guatemala, al cospetto di un sistema politico dominato da gruppi illegali e apparati clandestini di sicurezza, che hanno operato come reti di scambio basati su fondi pubblici, è nato un movimento di cittadini, composto prevalentemente da giovani, in una maniera molto simile alla Primavera egiziana. Dalla rete sociale il movimento si è esteso a 22 piazze di 22 Province. Il Presidente eletto Jimmy Morales è un prodotto del movimento dei cittadini.

 

Quali sono i maggiori problemi che nei prossimi mesi il Guatemala dovrà affrontare?

 

Tra le molte sfide c’è anche la tenuta e la rappresentatività del partito del Presidente, il ‘Frente de Convergencia Nacional’, presente nel Congresso della Repubblica con soli 11 deputati in rappresentanza del 7% dei voti. Le sfide principali sono: l’approvazione del bilancio generale della Nazione (per il periodo 2016) e le riforme della legge elettorale e dei partiti politici, nonché la legge sugli appalti e sul servizio civile dello Stato.

Poi c’è la situazione riguardante il bilancio dello Stato. Il Guatemala è il paese con la tassazione più bassa dell’America Latina: 11,3 %. Inoltre, il Paese registra i peggiori livelli di sviluppo sociale; più della metà della sua popolazione (56%) vive in condizioni di povertà, il 16%  in condizioni di estrema povertà. In un certo senso, gli accordi di pacificazione nazionale hanno tracciato dei percorsi che il Paese dovrebbe seguire per superare queste condizioni, ma debbono essere assunti come impegni dello Stato.

 

Non c’è dubbio che la grande corruzione politica che ha travolto l’ex Presidente Otto Perez Molina ha favorito la vittoria del uomo venuto dal nulla. Però l’onestà è importante ma non sufficiente. Fino a che punto Morales è anche preparato?

 

Il Presidente Jimmy Morales deve confrontarsi con i processi guidati dal movimento dei cittadini. La sfida principale della società guatemalteca riguarda il cambiamento del modello di sviluppo e questo è un processo già iniziato con la Piattaforma nazionale per la riforma. Il Presidente si trova a combattere con reti di corruzione e impunità, delle quali già alcuni membri si trovano in stato di detenzione come, ad esempio, i membri appartenenti alla rete delle frodi all’Autorità Fiscale guidata dall’ex Presidente Otto Pérez Molina, dall’ex Vice Presidente Roxana Baldetti, e per altri reati dall’ex Presidente del Congresso della Repubblica, Pedro Muadi, nonché dal Segretario Generale della Presidenza, da ex Sindaci e Deputati, da funzionari e fornitori dell’Istituto di Previdenza Sociale. In ogni caso, già nella fase di transizione e ancora prima di assumere la Presidenza, sono diminuite le critiche sulla preparazione politica di Morales.

 

Nel 2012 Morales ha fatto parte, appunto, del Fronte di convergenza nazionale (Fcn), piccolo partito espressione dei veterani dell’esercito. Un settore estremista di destra, che nega la selvaggia repressione e lo sterminio dei contadini maya durante la guerra civile degli anni ’80. Questo suo passato suscita qualche perplessità in Europa. Lei cosa ne pensa?

 

Morales ha partecipato nel 2011 come candidato a Sindaco di Mixco vicino a Città del Guatemala senza riuscire a essere eletto. Nell’attuale contesa politica ha iniziato con una bassa percentuale di voti, ma la crisi del sistema politico iniziata nel mese di aprile ha dato un largo spazio all’anti-voto. Così Morales è risultato il più eletto sia nel primo turno che in occasione del ballottaggio. La percezione è che se è vero che il Fronte nazionale di convergenza è nato dall’Associazione dei Veterani militari del Guatemala (NGF) è anche vero che in passato non ha mai avuto un significativo ruolo nella politica nazionale. Il voto che ha fatto eleggere il presidente Morales è essenzialmente il voto dei giovani cresciuti al di fuori del conflitto armato. Questi giovani sono immersi in una nuova dinamica e hanno un modo diverso di vedere le cose. Inoltre, l’Esercito per la prima volta da quando è stato istituito nel 1871, è completamente assente dalla crisi politica del paese.

 

Uno dei problemi maggiori per il Guatemala è rappresentato dall’insicurezza e dalla violenza. Non c’è il pericolo che il Presidente nell’affrontare questo problema finisca per sconfinare in un nuovo autoritarismo anti democratico?

 

Non esistono più nel paese le condizioni per soluzioni autoritarie non democratiche. La questione della violenza ha diverse radici: una è legata alla struttura stessa dello Stato e al dibattito sul suo fallimento. L’altra riguarda i livelli e le condizioni di crescita del Guatemala. Inoltre, siamo un Paese di transito per il traffico della droga. La questione della violenza riguarda la responsabilità della società nel suo insieme. La violenza spinge i nostri emigranti, compresi i minorenni, a trasferirsi negli Stati Uniti d’America. In questo contesto s’inserisce positivamente il processo d’ integrazione centroamericana nell’ambito dell’accordo-quadro sulla sicurezza democratica.

 

Lei che conosce molto bene l’Italia, come vede il futuro della collaborazione imprenditoriale e commerciale tra i due Paesi?

 

Esistono due strumenti importanti: l’accordo di Associazione tra l’Unione europea e l’America centrale e la legge di riforma della cooperazione italiana, con la costituzione di un fondo per le Joint Ventures delle piccole e medie imprese e che vede l’IILA svolgere un’attività d’eccellenza. I risultati dipendono dai nostri Paesi. Nel caso del Guatemala si sta dando corso al Piano Sperimentale realizzato con i Consoli onorari. I risultati sono ancora limitati a causa della crisi dell’Unione europea e della situazione economica italiana. Ad ogni modo, l’Enel ha mantenuto, ad esempio, la sua presenza nel settore dell’energia idroelettrica. C’è, poi, un progetto di promozione delle tecnologie italiane portata avanti dall’Agenzia di cooperazione Asti con la promozione in Guatemala di iniziative nel settore del trattamento delle acque reflue, degli zuccherifici, del trattamento dei rifiuti urbani e della meccanizzazione dell’agricoltura e dell’agroalimentare. Infine, segnalo la grande attività esercitata dalla Camera di Commercio italo-guatemalteca.

VIDEO – STATO SOCIALE e SERVIZI (RIFLESSIONI, INTERVISTE)

001 – SPOT REA per un efficiente Stato Sociale – Videolink 0o2 – Rainero Schembri – Giornalista, introduce la nuova […]

VIDEO – LA ROMA DI REA SILVIA

La Roma di Rea Silvia riguarda una serie di servizi giornalistici (scritti e in video) realizzati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) […]

VIDEO – MEDIA E PROTAGONISTI

MONDO DELLA COMUNICAZIONE 01 – RADIO MAMBO – Renato Dionisi – Videolink 02 – Tele Ambiente – Stefano Zago – […]

VIDEO – ESSENZIALISTI IN VIAGGIO

  ESSENZIALISTI IN VIAGGIO Patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Incontri e confronti. Dopo numerosi incontri, scambi di opinioni, interviste, interventi […]