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Friday, June 22, 2018

GOVERNO: ANTONIO DIOMEDE UNA NOMINA EVOCATA DAL BASSO

Posted by Varo De Maria On giugno - 2 - 2018 Commenti disabilitati su GOVERNO: ANTONIO DIOMEDE UNA NOMINA EVOCATA DAL BASSO

Foto: nel riquadro Antonio Diomede mentre illustra al Parlamento Europeo la realtà italiana. 

 

Competenza ed esperienza. Politici o tecnici? Secondo molte indagini demoscopiche questa distinzione che tanto appassiona il mondo dell’informazione interessa meno alla gente comune che sostanzialmente vuole una cosa sola: l’uomo giusto al posto giusto. In sostanza, va bene che la guida sia politica ma è bene che questa guida si avvalga di persone altamente preparate e con una lunga esperienza nelle varie materie.

 

Informazione e telecomunicazione. Come sappiamo, uno dei capisaldi del nuovo Governo è l’introduzione del Reddito di cittadinanza e la corretta applicazione, anche a livello locale, di tutta una serie di provvedimenti di tutela dei diritti sociali. Ma ciò sarà possibile solo se verrà garantita la libertà e la pluralità dell’informazione, oggi pesantemente minacciata a livello nazionale e internazionale mentre in Italia l’80% delle radio e televisioni locali per motivi interferenziali e di sleale concorrenza sulla pubblicità delle Reti Nazionali sono a rischio di chiusura. Sul piano internazionale 6 – 7 grandi società di telecomunicazione e telefonia stanno acquistando tutte le frequenze esistenti. E chi possiede le frequenze controlla tutto: telefoni, radio, tv e perfino internet.

 

La posta in gioco. Dalla gestione dell’informazione dipende il successo del Governo del Cambiamento. Si tratta di garantire la corretta interpretazione dell’articolo 21 della Costituzione sul diritto d’informare e di essere informati.  Non è quindi un caso che in questi giorni nell’ambito degli esperti e rappresentanti del mondo dell’informazione stia maturando la richiesta al nuovo Governo di essere rappresentati nella sua compagine da persone di elevata esperienza.  A sentire i responsabili di molte emittenti radio-televisive locali, uno dei nomi che che circola con maggiore insistenza è quello di Antonio Diomede, che vanta ben 43 anni di esperienza nel campo della comunicazione. A partire dal 1976 è stato anche uno dei maggiori protagonisti nella lotta per la liberalizzazione dell’etere (sentenza della Corte 202/1976 ).

Attualmente si trova, invece, impegnato in una battaglia in corso in AGCOM per recuperare circa 2 miliardi di euro attraverso l’assegnazione di sei/nove frequenze televisive: frequenze inutilizzate ma assegnate alle Reti Nazionali gratuitamente dallo Stato con l’evidente scopo di accentrare in poche mani il Potere mediatico detenuto storicamente da Mediaset.  Non sono, poi, da dimenticare le scadenze che a breve il Governo del Cambiamento dovrà affrontare con il trasferimento della Banda 700 ai telefonici e il contestuale passaggio al DVB-T2 che comporta una notevole ulteriore spesa per l’utenza la quale dovrà provvedere a cambiare il decoder o il televisore e, in alcuni casi, l’impianto d’antenna la cui spesa è valutata tra i 300 e 700 euro a famiglia.

Una testimonianza di quanto queste problematiche siano avvertite a livello locale lo dimostra il successo dell’invito formulato nel 2016 da Diomede (in occasione del quarantennale delle radio-tv locali) a tutti i sindaci di intitolare una strada o un parco alle radio libere: invito già raccolto da una ventina di Comuni.

 

Presenza internazionale. L’esperienza di Antonio Diomede potrebbe, inoltre, risultare estremamente efficace a livello europeo, ad esempio, nella trattativa riguardante l’entrata in scena delle compagnie telefoniche alle quali verranno assegnate numerose frequenze (questo è stato, tra l’altro, uno degli argomenti affrontati da Diomede nella Conferenza tenuta al Parlamento Europeo il 3 marzo del 2016).  In ogni caso Diomede è sicuramente uno dei pochi esperti italiani in grado di condurre una seria battaglia per un Wi-Fi libero, per una corretta entrata in scena dei sistemi di quinta generazione 5G, per un contrasto al tentativo delle multinazionali di controllare entro il 2030 tutta l’informazione radiofonica, televisiva, internet e telefonia. Tutto ciò Diomede lo spiega molto bene nel libro intervista “ Radio e TV al Bivio”, in distribuzione su Amazon.it

 

Ultima riflessione. Nel ricevere l’incarico di formare il Governo, Giuseppe Conte si è presentato come l’avvocato degli italiani. Ebbene,  Diomede  da anni sostiene che le frequenze dello Stato devono essere impiegate per un servizio di pubblica utilità sociale e culturale in favore dei 7 Diritti Capitali: 1) avere una fonte di sostentamento; 2) avere un tetto; 3) nutrirsi e vestirsi; 4) curarsi; 5) istruirsi; 6) avere un’assistenza legale umanitaria; 7) ricevere e dare una corretta informazione. Anche se in questo elenco la corretta informazione si trova all’ultimo posto, è convinzione diffusa tra gli esperti che la libera informazione sia alla base di tutto. Senza di essa nessuna lotta per i diritti sociali, per un reddito di cittadinanza o altri provvedimenti ha la possibilità di affermarsi. E di questo un avvocato sensibile per le tematiche sociali come Conte ne è sicuramente consapevole per essersi definito “L’avvocato degli Italiani”.

 

 

 

 

 

 

 

STATO SOCIALE: DUE NUOVI LIBRI DEL PROGETTO REA

Posted by Varo De Maria On aprile - 13 - 2018 Commenti disabilitati su STATO SOCIALE: DUE NUOVI LIBRI DEL PROGETTO REA

Foto: Copertine dei due nuovi libri della REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Inoltre, il Presidente Antonio Diomede (a sinistra) mentre illustra il Progetto REA per un nuovo Stato Sociale e il giornalista Rainero Schembri che cura la collana. 

 

E’ stato appena pubblicato il secondo libro della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) riguardante il Progetto di costituzione di un Nuovo ed efficiente Stato Sociale. Titolo: I SETTE DIRITTI CAPITALI. Il volume porta la firma del giornalista Rainero Schembri che ha cercato di mettere sotto la lente d’ingrandimento i seguenti diritti: 1)  Avere una fonte di sostentamento; 2) Nutrirsi e Vestirsi; 3) Avere un Tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi; 6) Avere un’Assistenza legale umanitaria; 7) Ricevere e dare una corretta informazione. La prefazione è di Antonio Diomede (Presidente della REA) che ha avuto la possibilità di illustrare il Progetto di un Nuovo Stato Sociale al Parlamento Europeo. Inoltre, nel primo libro, RADIO E TV AL BIVIO Diomede si è soffermato, nell’ambito di una lunga intervista, sul ruolo decisivo della stampa locale (giornali, radio e TV) e sui gravissimi pericoli determinati dall’enorme concentrazione del potere mediatico in Italia e nel mondo. Ma vediamo maggiormente nei dettagli  il contenuto delle due pubblicazioni, entrambe acquistabili su Amazon.

 

I 7 Diritti Capitali. Con l’avvento dell’era dei Robot il 50% della popolazione mondiale rischia di rimanere disoccupata. Si profila, quindi, il concreto pericolo di una catastrofe dalle conseguenze inimmaginabili. Per contrastare questa terrificante realtà occorre assolutamente creare un nuovo e più efficiente Stato Sociale, in grado di assicurare a tutti dignitose condizioni di vita. Il libro descrive lo sforzo collettivo promosso dalla REA che sta coinvolgendo giornalisti, esperti e anche tanta gente comune, tutta ugualmente convinta che la difesa della qualità della vita non dipende tanto dalla mancanza di risorse economiche quanto da una precisa volontà politica. Le nuove tecnologie, infatti, potenzialmente già sarebbero in grado di soddisfare I 7 Diritti Capitali dell’uomo. Inoltre, per la prima volta nella storia dell’umanità si potrebbe materializzare il sogno di un Reddito Universale. Obiettivo che sta già impegnando in tutto il mondo numerosi politologi, scienziati, studiosi e operatori sociali, e che ha già registrato i suoi primi successi. La seconda parte del libro (che riporta in copertina un quadro della pittrice Sonia Bucci dedicato allo Stato Sociale) contiene anche numerosi articoli, interviste e riflessioni sulle problematiche sociali

 

Radio e Tv al Bivio. La grande ventata di innovazione e libertà avviata verso la fine degli anni settanta con la nascita delle radio e televisioni locali rischia di svanire completamente nei prossimi anni. Le piccole e medie emittenti (circa 480 Tv e 1.200 radio locali) si trovano davanti a un bivio: o riescono a coinvolgere e ottenere il sostegno dell’opinione pubblica nella loro battaglia per la sopravvivenza o sono destinate a sparire in larga misura. E con loro verranno cancellati non solo 4 mila posti di lavoro ma anche una grande fetta del pluralismo informativo. In questo libro il Presidente della REA, Antonio Diomede,  descrive le varie tappe di un disegno politico che partendo da lontano rientra perfettamente in una logica internazionale voluta da alcuni grandi gruppi economici (operanti soprattutto nel campo delle telecomunicazioni) intenzionati a restringere notevolmente la libertà d’informazione, ultimo argine alla più grande concentrazione del potere politico ed economico della storia. Anche questa pubblicazione è stata arricchita da numerosi interventi di personalità e studiosi interessati alle tematiche sociali.

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Rete REA nel Mondo.  Oltre a raggruppare gruppi di professionisti, Associazioni ed Enti sociali e culturali, la REA patrocina diversi Centri Stampa Sociali in Italia e nel mondo. Ecco un elenco aggiornato al mese di marzo del 2018.

ESTERO: Argentina (Buenos Aires – Responsabile Rosana Botana); Belgio (BruxellesMargherita Salvador); Brasile (San PaoloIsaura Quentin e Porto AlegreTeresa Schembri); Giappone (Tokyo Marco Patella); Grecia (AteneAngelo Saracini); Inghilterra (LondraCarmine Gonnella); Marocco (CasablancaGiovanni Mezzadri); Messico (Città del Messico e ChiapasRosalia Martinez); Olanda (AIASanda Sudor); Russia (MoscaCarlomaria Tura); Stati Uniti (New YorkIsabella Susy De Martini e WashingtonMelo Cicala); Svizzera (ZurigoDino Suppa).
ITALIA: Basilicata (PotenzaAntonio Perugine); Campania (Ariano Irpino – Floriana Mastandrea); Lazio (RomaDirezione REA, Formia – Myriam Spaziani Testa e GrottaferrataValentina Biscozzi); Lombardia (MilanoAlessio De Bernardi), Puglia (BariAntonio Perugine); Sicilia (PalermoMirta Bajamonte); Toscana (VolterraSimone Migliorini) e Veneto (ChioggiaBertilla Ugolin e VicenzaVincenzo Gigli).

VIDEO (1 min.45 sec.): SPOT REA PER UN EFFICIENTE STATO SOCIALE

 

GIUSEPPE GALLINGANI: PRIMA L’UOMO, POI LA TECNOLOGIA

Posted by Varo De Maria On marzo - 21 - 2018 Commenti disabilitati su GIUSEPPE GALLINGANI: PRIMA L’UOMO, POI LA TECNOLOGIA

Foto: nel riquadro Giuseppe Gallingani

 

Non è semplice intervistare il Prof. Giuseppe Gallingani, autentico vulcano di idee, progetti e iniziative. Oltre ad essere Vice Presidente della Confassimpresa (la Confederazione delle sedi autonome di ASSIMPRESA), Gallingani svolge anche un’intensa attività di consulente di aziende pubbliche e private che spaziano dalle energie rinnovabili all’agricoltura, dal turismo alla promozione di eventi, ecc. Abbiamo quindi deciso di limitarci a sentire il suo autorevole parere su alcune tematiche che riguardano direttamente il progetto di costituzione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale promosso dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Ecco cosa ci ha detto. 

 

Lei crede molto nell’innovazione tecnologica come fattore determinante per rendere le nostre imprese, anche di piccole e medie dimensioni, competitive sui mercati internazionali e quindi in grado di garantire e creare nuovi sbocchi di lavoro. Tuttavia, è stato calcolato che nei prossimi decenni il 50% di tutti i lavori saranno realizzati dai robot e dall’intelligenza artificiale. Quindi, rischiamo di avere la metà dell’umanità disoccupata. Lei condivide questa preoccupazione?

 

La persona deve sempre essere al centro.  Il paradigma classico e inamovibile è: Natura, uomo, intuizione. L’ultima testimonianza se serviva, seppure macabra, l’uccisione di un pedone da parte di un’auto a guida automa. L’Uomo al centro, la tecnologia deve essere agevolativa e neanche troppo. Sono contro ogni forma di rincoglionimento, quindi, la tecnologia deve agevolare il Ben’essere o Bendessere (secondo il noto Vittorino Andreoli) e  stimolare il lusso ‘interiore’, ovvero, il lusso funzionale dello star bene dentro.

 

In diverse parti del mondo si sta studiando e sperimentando l’introduzione di un Reddito Universale di Base auspicato dal filosofo, economista e giurista belga Philippe Van Parijs. Si tratterebbe di una delle soluzioni in grado di garantire una vita dignitosa a tutti e di evitare le possibili conseguenze catastrofiche di una disoccupazione di massa. Lei cosa ne pensa? 

 

L’ Uomo nasce per migliorarsi fin dalla notte dei tempi. Il principio inclusivo è contenuto anche nella nuova economia comportamentale elaborata da Richard Thaler (Nobel 2017). Si tratta di un principio prezioso sul piano civile. Occorre inserirsi in un contesto che i professori Chan Kim e Renée Mauborgne hanno chiamato Oceano Blu: cioè, uno spazio di mercato inesplorato che si distingue dall’Oceano Rosso, gli oceani insanguinati dove nuotano gli squali della concorrenza. L’Oceano Blu pur non essendo competitivo stimola la meritocrazia e la volontà di migliorarsi.

 

Lei crede che dalla storia, dall’arte, dalla cultura e dall’archeologia italiana possano arrivare i fondi necessari per creare un nuovo ed efficiente Stato Sociale in Italia?  

 

Innanzitutto credo che Roma Caput Mundi meriti un Ministero con portafoglio di arte, cultura e archeologia. La risposta è assolutamente sì, nel senso che quando l’Europa avrà trovato il senno si accorgerà che paradossalmente il mondo sta ritornando a girare sul Mediterraneo, soprattutto per arte, cultura, spiritualità.

 

Lei ama parlare di Lusso Francescano e della ricchezza dei valori interiori. Cosa pensa dell’idea che stiamo andando incontro a una doppia economia: da un lato continueremo ad avere un’economia competitiva basata essenzialmente sul profitto e dall’altro un’economia essenzialista o della condivisione, come ama chiamarla il politologo americano Jeremy Rifkin. Due economie che potrebbero perfettamente convivere. 

 

Armonia, natura, uomo: possono perfettamente convivere con l’aiuto della tecnologia e della circolazione delle informazioni. Le convenzioni della vita vanno contrattate con un gioco di squadra nel benessere collettivo. Occorre riequilibrare l’economia finanziaria e l’economia reale. In questo quadro l’economia comportamentale può essere la giusta mediazione culturale.

 

Un altro fenomeno che sta caratterizzando la nostra società è il numero esponenziale single, di divorziati, di persone che vivono sole ma che vorrebbero tanto convivere in piccoli villaggi fatti da amici veri e fidati. Lei ha affrontato questo tema creando l’associazione per la sussidiarietà abitativa. Ci può illustrare questa esperienza? 

 

Quale Direttore del Comitato scientifico di una Social Housing Milanese seguo il fenomeno dagli anni ’80. In particolare la polverizzazione della famiglia tradizionale che richiede risposte di sistema. Da parte nostra abbiamo cercato di corrispondere in modo etico e in buona prassi, recuperando nella massima parte aree adibite ad altri usi per creare strutture di ospitalità che hanno nella genetica la socialità. Le persone devono star bene insieme partendo dall’assunto che l’uomo è un animale sociale.

 

Ci parli, infine, del suo progetto intitolato ‘Turismo Medicale Transnazionale’.

 

Trattasi di una direttiva UE, la 24 /2011, convertita in legge in Italia da una legge del Presidente della Repubblica nel 2013. La Schengen della Sanità rappresenta una grande opportunità per le strutture alberghiere e recettive consentendo, in genere, una destagionalizzazione naturale. Grazie al suo clima ameno l’Italia si presenta come alveo naturale del nord Europa. L’iniziativa è favorita dal fatto che la persona è finanziata per la parte primaria dal paese d’origine e, quindi, deve solo aggiungere o gli optional della stella in più in albergo e /o degli sfizi. Questa mobilitazione agevola una nuova pianificazione sistemica che consente anche di recuperare strutture in stand by. Importante nella nostra filosofia universale è ottimizzare e semplificare.

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Video sullo Stato Sociale

BERTILLA UGOLIN: LE STORTURE DELLA SANITÀ REGIONALIZZATA

Posted by Varo De Maria On febbraio - 5 - 2018 Commenti disabilitati su BERTILLA UGOLIN: LE STORTURE DELLA SANITÀ REGIONALIZZATA

Nel riquadro: Bertilla Ugolin

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo inviatoci da Bertilla Ugolin, da diversi anni impegnata nel sociale e molto attiva sui social in difesa delle persone che hanno problemi soprattutto di salute. Oltre a lavorare presso la Camera di Commercio Delta Lagunare di Venezia, la Ugolin è impegnata anche con la Onlus FINCOPP Veneto (un ’Associazione di volontariato che si prefigge l’aggregazione e il reinserimento sociale dei cinque milioni di cittadini incontinenti). Inoltre, cura a Chioggia un Centro Stampa Sociale patrocinato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate).

 

Recentemente ho ricevuto una lettera da parte di una persona che ha bisogno di particolari cure mediche e che mi ha fatto riflettere molto. Parlo del signor Alberti (uso, ovviamente, per discrezione un nome di fantasia) che ogni due mesi è costretto a spostarsi in macchina da Bolzano a Treviso (circa 600 chilometri, tra andata e ritorno) per ricaricare la pompa di Baclofen (utile per inviare il farmaco direttamente al midollo spinale) e per  effettuare contestualmente gli aumenti di dosaggio del medicinale.

 

Il problema del signor Alberti è che la responsabile della terapia antalgica dell’Ospedale di Treviso e della Direzione Sanitaria dell’Ospedale non gli permette di farsi ricoverare per dei cicli di fisioterapia presso il Centro di Riabilitazione dell’Ospedale. Motivo: il Primario del Centro sostiene che una delibera regionale prevede che possono essere presi in carico solo i pazienti della Regione Veneto.

 

Lo stesso viene sostenuto anche da un altro Centro di Alta Riabilitazione a Motta di Livenza (sempre in provincia di Treviso). Al signor Alberti non è servito a niente spiegare la difficoltà di compiere questi spostamenti, a causa soprattutto di una serie di problematiche che lo costringono a fare uso di oppiacei molto forti per il dolore, come consigliato dal Primario delle Palliative di Bolzano.

 

Che dire a questo punto?

 

Che siamo di fronte all’ennesima assurdità della regionalizzazione del nostro sistema avvenuta con la riforma Costituzionale dell’8 novembre 2001. Una regionalizzazione che intendeva migliorare l’assistenza puntando sulla suddivisione dei poteri tra i diversi livelli territoriali di governo, stabilendo una nuova ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. Questa riforma, purtroppo, oltre ad aumentare il divario delle prestazioni nelle varie Regioni ha causato una serie di sperperi e ingiustizie a danno soprattutto della parte più sofferente della popolazione. Pensiamo solo alle numerose difficoltà burocratiche alle quali vanno incontro, ad esempio, le persone colpite da malattie rare e che, secondo la rete Ophanet Italia sono circa 2 milioni di persone (il 70 per cento bambini in età pediatrica).

 

Per correggere simili storture occorre necessariamente fare affidamento anche su una stampa vigile e impegnata sul piano sociale, nonché su un’incessante attività di informazione su internet. Il guaio è che stiamo assistendo, grazie ad altre assurdità legislative, a una graduale chiusura degli organi d’informazione, soprattutto a livello locale, che sono poi i più adatti a seguire casi come quello capitato al signor Alberti: casi che certamente non trovano spazio sui grandi network televisivi e giornali a carattere nazionale.

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Spot REA sullo Stato Sociale

 

 

 

DINO SUPPA: LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO UNA VERA DELUSIONE

Posted by Varo De Maria On gennaio - 16 - 2018 Commenti disabilitati su DINO SUPPA: LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO UNA VERA DELUSIONE

Dino Suppa (nel riquadro) sullo sfondo del suo Bar dedicato alla moglie

 

Nell’ambito della nostra serie di interviste con i responsabili dei Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) siamo andati a sentire Dino Suppa (dino.suppa@libero.it), originario di Sant’Agata dei Goti (Campania).  In precedenza abbiamo intervistato Marco Patella da Tokyo (http://puntocontinenti.it/?p=12141).

 

Dopo che è andato in pensione Suppa ha deciso di gestire insieme alla moglie il noto Caffé Shop Kiosk Christina (dal nome di sua moglie) che si trova a Rudolfstetten (alle porte di Zurigo). Ormai Suppa rappresenta un preciso punto di riferimento per gli italiani residenti in Svizzera. Oltre a curare il Centro Stampa Sociale ‘Zurigo’, organizza incontri conviviali, alimenta uno spirito comunitario tra gli italiani e si occupa anche di questioni sociali. Inoltre, conserva alcune tradizioni del suo Paese: nel suo bar, ad esempio, ha introdotto spiritosamente l’abitudine napoletana del ‘caffè sospeso’ che ha riscontrato un grande gradimento presso la cittadinanza. Alcuni hanno, comunque, battezzato il suo caffè come il migliore della Svizzera, ma lui si schermisce sostenendo che sono ‘troppo buoni’.

 

Cosa l’ha spinta a lasciare l’Italia?

 

Alla fine del 1960 l’Italia offriva ai giovani pochissime possibilità d’impiego. Completato gli studi a Milano e il servizio militare a Roma, nel 1968 andai in Svizzera per una visita a mio fratello e d’allora vi sono rimasto.

 

 Che tipo di attività ha svolto in Svizzera?

 

Appena arrivato, trovai subito lavoro presso una grande azienda, la ABB. Mi assegnarono a un reparto di costruzioni meccaniche in attesa che imparassi il tedesco. Poi mi hanno trasferito nel loro centro meccanografico, perché ero diplomato da “Operatore Meccanografico” per computer Olivetti e IBM. L’italiano, il francese e l’inglese scolastico non erano sufficienti per questo lavoro. Dopo poco tempo lasciai la ABB per andare a fare il capo officina in una ditta che produceva bilance. A questa esperienza ne seguirono altre in diversi settori che mi portarono ad acquisire qualità tecniche, direttive molto avanzate, oltre ad avere una buona padronanza della lingua locale. La mia carriera di dipendente si concluse come impiegato presso una banca svizzera di Zurigo. Ora da pensionato, assieme a mia moglie conduciamo un’attività in proprio (Caffè Shop). Parallelo alle attività lucrative ho sempre coltivato interesse per la famiglia, per lo sport (sono stato arbitro di calcio per un ventennio), per il giardinaggio che mi consente di passare diverse ore rilassanti curando piante e verdure e, dulcis in fundo, da decenni seguo l’emigrazione e dirigo una Associazione di connazionali in Svizzera.

 

Anche se è stato bocciato da un referendum oggi la Svizzera si sta collocando all’avanguardia nel Mondo per quanto riguarda l’introduzione di un Reddito Universale per tutti i cittadini. Il parlamento di Zurigo ha adottato, ad esempio, la sperimentazione di un reddito di base incondizionato e universale che potrebbe essere il primo passo verso l’estensione di questa misura a tutti i cittadini della città svizzera. L’importo sarà di 2.500 franchi mensili, quasi 2.200 euro per gli adulti e 625 franchi, circa 550 euro, per i bambini. Sia il suo finanziamento che i tempi e modi d’applicazione non sono ancora chiari, visto che al legislativo di Zurigo la proposta è passata con soli due voti di scarto. L’esecutivo ha, in effetti, due anni di tempo per stabilire come metterla in pratica. Lei come vede questa situazione?

 

La giudico una vera chimera. In Svizzera comanda il popolo e non il singolo politico! Qualsiasi iniziativa, legge, o decisione di qualche parlamentare, prima di diventare legge ufficiale passa all’approvazione del popolo. Il popolo svizzero è sovrano, conservatore e calcolatore. Questa proposta non passerà mai perché è stata definita uno strumento che rovinerebbe la competitività e l’interesse a rendersi attivi. Non è moderno dare uno stipendio a persone che non hanno interesse a voler lavorare. Lo Stato svizzero da volentieri aiuti e sussidi a chi vuol fare ma non è in grado di operare, o casi eccezionali.  Gli svizzeri decidono con la testa e non col cuore!

 

In ogni caso, di quali benefici gode attualmente in Svizzera un cittadino disoccupato o in gravi difficoltà economiche?

 

Il sistema di disoccupazione in Svizzera è finanziato dai dipendenti e dai datori di lavoro che versano una somma mensile.  Il disoccupato potrà usufruirne per circa due anni, ma deve settimanalmente dimostrare di essere sempre alla ricerca di un lavoro. Superato questo periodo, se dimostra di non avere beni di qualsiasi tipo per mantenersi diventa un problema sociale e viene sostenuto col minimo essenziale di sopravvivenza dallo Stato. Anche il sistema sanitario che tanti ci invidiano, è finanziato essenzialmente dai cittadini. In Svizzera ogni cittadino è obbligato ad assicurarsi con una Cassa Malattia (molto cara!)

 

Presto andremo a votare anche per i candidati italiani eletti all’estero. Come giudica l’esperimento della Circoscrizione estero per come sono andate le cose fino ad oggi?

 

I politici eletti all’estero sono stati una vera delusione. Qualcuno ha ridicolizzato chi li ha eletti. Altri pur essendo partiti con tanta buona volontà e progetti, non hanno potuto realizzare molto perché manipolati dai loro dirigenti di partiti.

 

Cosa si aspetta soprattutto dai candidati eletti all’estero?

 

Non molto perché non hanno molto da poter dare, sia qualitativamente, sia quantitativamente.  In Italia, su circa 60 milioni di abitanti ci sono oltre 900 parlamentari e senatori. Per gli italiani che vivono all’estero (oltre 60 milioni), di cui 6 milioni registrati all’AIRE, hanno solo 18 fra deputati e senatori che li rappresentano.

Oltre al danno anche la beffa…. Prossimamente verranno eletti cittadini che vivono in Italia per rappresentare i connazionali che vivono all’estero.

Queste assurdità succedono solo in Italia. I signori che si fanno chiamare Onorevoli o Senatori, una volta eletti, dimenticano di dover operare per il popolo e fanno quello che vogliono. Con la loro incompetenza, arroganza e opportunismo, continuano a fare e abolire leggi che portano solo scompiglio ai cittadini. E il popolo accetta tutto con “rassegnazione”. E’ risaputo che la Costituzione italiana è una delle migliori al mondo.   Per far funzionare il Paese:

a) Basterebbe far rispettare l’attuale Costituzione senza continuare a fare modifiche insensate;

b) Basterebbe rendere lo Stato più presente nel Paese ed evitare che le forze dell’ordine siano costrette a fare, ad esempio, la scorta o ad accompagnare “Onorevoli” a fare la spesa o a portare il cane al parco;

c) Basterebbe eliminare e non far eleggere politici indagati o addirittura già condannati;

d) Basterebbe limitare a due legislature l’eleggibilità dei politici;

e) Basterebbe eliminare il vitalizio per i politici;

f) Basterebbe limitare le costanti interferenze e invasione della Chiesa nelle attività dello Stato e della vita comune dei cittadini.

 

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Nota: attualmente fanno parte della Rete di Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA:

ESTERO: Argentina (Buenos Aires), Belgio (Bruxelles), Brasile (San Paolo e Porto Alegre), Giappone (Tokyo), Grecia (Atene), Marocco (Casablanca), Messico (Città del Messico e Chiapas) e Stati Uniti (New York e Washington).

ITALIA: Basilicata (Potenza); Campania (Ariano Irpino), Lazio (Roma, Grottaferrata, Formia), Lombardia (Milano), Puglia (Bari); Sicilia (Palermo), Veneto (Chioggia e Vicenza).

SPOT REA SULLO STATO SOCIALE

MIRELLA SANTAMATO E LA SUA INIZIAZIONE SEGRETA ALLA FELICITA’

Posted by Varo De Maria On novembre - 29 - 2017 Commenti disabilitati su MIRELLA SANTAMATO E LA SUA INIZIAZIONE SEGRETA ALLA FELICITA’

Foto: Copertina del libro e Mirella Santamato

 

Scrittrice, poetessa e giornalista, Mirella Santamato ha pubblicato vari libri di successo tra cui ‘L’altro centesimo del Cielo’ (ed. Inedito), ‘Io sirena fuor d’acqua’ (ed. Mondadori), ‘The Texas Death Row Hotel’ (ed. Phoebus), ‘La Trappola Invisibile’ ( ed. M.I.R.), ‘Il Segreto della Vita’ ( ed; Hobby & Work) da cui è stata tratta una pièce teatrale dal titolo “VIOLA”, ‘L’Uomo che non c’è – Perché l’uomo non c’è?’ (Equilibrisospesi), ‘Le Principesse Ignoranti’, ed. La Nuova, da cui è stato tratto uno spettacolo di Teatro Iniziatico dal titolo ‘Il labirinto degli archetipi’, ‘Quando Troia era solo una città’, edito da Unoeditori con Prefazione di Mauro Biglino. Ora, con lo stesso editore, presenta il nuovo libro dal titolo intrigante: con prefazione Gudrun Dalla Via. Sentiamo direttamente dall’autrice il messaggio che questa ricerca vuole trasmettere.  

 

Cominciamo dal titolo. Perché ‘iniziazione’ e perché ‘segreta’?

 

La parola “iniziazione” è una parola poco conosciuta oggi, e molti non sanno neanche a che cosa si riferisse nel lontano passato. Anticamente, prima dell’avvento delle religioni monoteiste attuali, esistevano delle Scuole Iniziatiche, definite anche Scuole Misteriche. Molto famosi erano i Misteri Eleusini, i misteri Orfici e quelli Dionisiaci. Tutte queste iniziazioni portavano conoscenza di come condure una vita felice e una morte serena. Queste antiche conoscenze si sono completamente perdute nel corso dei millenni o si sono “nascoste” da qualche parte? Credo che si siano tramandate oralmente, con pazienza infinita, da una generazione all’altra sotto una particolare forma narrativa che io definisco, nel libro, Fiaba Iniziatica.

 

Nel suo libro lei parla di una falsa narrazione del mondo. In che senso?

Nel senso che i libri di storia andrebbero completamente riscritti, visto che le narrazioni del mondo sono state tramandate con una distorsione di fondo spaventosa, cioè al fine di esaltare la Guerra e il Dominio. Tutta la Storia che abbiamo studiato a scuola è una lunga, ininterrotta sequenza di battaglie, di guerre, di genocidi e distruzioni che devono essere considerate “vittorie”.

 

Gli eroi sono quelli che muoiono dilaniati in battaglia. L’esaltazione della morte e del sacrificio umano ha preso il posto della  bellezza e dell’amore. Adoriamo come simbolo religioso uno strumento di tortura, perché tale era una croce. Sarebbe come se oggi mettessimo sull’altare una sedia elettrica e dicessimo che questo oggetto è sacro. Quale distorsione è mai questa?

 

Perché attribuisce tanta importanza alle fiabe per raggiungere la felicità?

Perché sono le uniche narrazioni che ci giungono da un lontanissimo passato che portano conoscenza di come “vivere felici e contenti”. Ovviamente il potere, per neutralizzare il loro insegnamento profondo, ci ha detto che sono roba per bambini, quindi stupida e inutile. Addirittura la parola Favola è sinonimo di Falsità. Quale luogo migliore per nascondere la verità, laddove nessuno più sarebbe andato ad indagare? Inoltre, il potere, non pago di aver, in questo modo, praticamente cancellato tutta la conoscenza umana della felicità, ha creato molte altre narrazioni di tipo fiabesco, che non sono iniziatiche, creando così ancora più confusione ed impedendo, definitivamente, a chiunque di venirne a conoscenza. E’ chiaro che una persona infelice è debole e manipolabile, mentre una felice è libera e vede gli inganni, quindi diventa pericolosa.

 

Secondo Lei oggi l’essere umano, sul piano generale, è più o meno felice rispetto al passato?

 

Credo che nell’ultimo secolo si sia fatto un grande passo avanti per la ricerca della felicità. Dopo l’ultima, devastante Guerra Mondiale, per alcuni decenni l’umanità ha cercato finalmente di stare bene ed, immediatamente, ci è riuscita, almeno in questa parte del mondo. Poi, man mano si è tornati indietro, verso un mondo sempre più buio, dominato dal potere delle droghe e dei soldi.

 

Credo che la più grande rivoluzione possibile sia essere felici. Chi è felice non si ammala e quindi se una grande massa critica di persone fosse felice, tutte le multinazionali del farmaco salterebbero. Stesso discorso per tutte le altre categorie di Potere. Ecco perché tutto il sistema di dominanza ormai imperante non vuole che le persone raggiungano questo grado di consapevolezza, ed è per questo, invece, che io scrivo questi libri!!!

 

Qual è il principale messaggio che il libro si propone di trasmettere al lettore

 

Credo che quelle pochissime storie (sono solo quattro, ma famosissime) che sono giunte fino a noi da un remoto passato, raccontate con pazienza di generazione in generazione per millenni, contengano la chiave per rivoluzionare la vita e vivere felici. Gli insegnamenti nascosti in queste Fiabe Iniziatiche sono terribili e ci vuole molto coraggio per superare tutte le prove, ma, alla fine il dono di Conoscenza ripaga tutte le fatiche. È chiaro che non è data felicità senza il coraggio di andare nell’ignoto e incontrare tutti i personaggi malvagi che la vita ci porta a conoscere. Dante era un grande Iniziato e anche lui, come Cappuccetto Rosso o Biancaneve, deve entrare nella “selva oscura”, dove anche lui incontra la Lupa… non notate qualcosa di simile, anzi di identico? Gli archetipi sono sempre gli stessi, solo che quelli della Fiabe sono più semplici da capire, perché pensati per bambini.  Perché non approfittarne?

 

INIZIAZIONE SEGRETA ALLA FELICITA

Autrice Mirella Santamato

Prefazione Gudrun Dalla Via

Unoeditori

 

 

 

 

 

 

RADIO E TV AL BIVIO. LIBRO-INTERVISTA CON ANTONIO DIOMEDE

Posted by Varo De Maria On novembre - 20 - 2017 Commenti disabilitati su RADIO E TV AL BIVIO. LIBRO-INTERVISTA CON ANTONIO DIOMEDE

Foto: Schembri mentre intervista Diomede

 

Come si presenta il futuro delle radio e televisioni? Che ruolo stanno giocando le grandi società di telecomunicazioni nell’ambito del processo di concentrazione dell’informazione a livello mondiale? Per quale motivo il 90% delle emittenti locali italiane rischia di chiudere nei prossimi anni? In che misura la libertà d’informazione rappresenta un elemento fondamentale per la nascita di un nuovo ed efficiente Stato Sociale? Queste sono solo alcune delle 50 domande alle quali Antonio Diomede, Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) cerca di dare una risposta nel libro Radio e Tv al Bivio (acquistabile su Amazon, prezzo di copertina € 9,57).  La pubblicazione nasce in un momento molto delicato per l’informazione, sia in Italia che nel mondo. Stiamo, infatti, assistendo alla più grande concentrazione del potere mediatico a livello internazionale.

 

Oltre all’intervista con Diomede, curata dal giornalista Rainero Schembri, il libro contiene 47 articoli e interviste con personaggi importanti italiani e stranieri operanti nel campo del giornalismo, del sociale, della cultura, della produzione. Molti degli interventi riguardano il rapporto tra la libertà di stampa e i diritti sociali. Ma andiamo per ordine.

 

Nella prima parte del libro Diomede, descrive le varie tappe di un disegno politico che partendo da lontano rientra perfettamente in una logica internazionale voluta da alcuni grandi gruppi economici (operanti soprattutto nel campo delle telecomunicazioni) intenzionati a restringere notevolmente la libertà d’informazione, ultimo argine alla più grande concentrazione del potere politico ed economico della storia.

 

La grande ventata d’innovazione e libertà avviata in Italia verso la fine degli anni settanta con la nascita delle radio e televisioni locali rischia di svanire completamente nei prossimi anni. Le piccole e medie emittenti (circa 480 Tv e 1.200 radio locali) si trovano davanti a un bivio: o riescono a coinvolgere e ottenere il sostegno dell’opinione pubblica nella loro battaglia per la sopravvivenza o sono destinate a sparire in larga misura, a seguito di una serie di provvedimenti legislativi penalizzanti. E con loro verranno cancellati non solo migliaia di posti di lavoro ma anche una grande fetta del pluralismo informativo.

 

RADIO E TV AL BIVIO. Antonio Diomede intervistato da Rainero Schembri

Reperibile su AMAZON

Pagg. 162

EUR 9,57

 

GRAZIA PATELLA RACCONTA OPERA IN PIAZZA DI ODERZO

Posted by Varo De Maria On luglio - 13 - 2017 Commenti disabilitati su GRAZIA PATELLA RACCONTA OPERA IN PIAZZA DI ODERZO

Foto: il pubblico di Opera in Piazza; nel riquadro la nota ballerina Carla Fracci con il microfono, la Patella e il regista Beppe Menegatti, marito della Fracci.

 

Gli ingredienti sono essenzialmente tre: primo, una suggestiva e operosa località a 50 km. da Venezia; secondo, la magia della lirica; terzo, l’impegno di una straordinaria coppia di artisti. Parliamo di Oderzo in provincia di Treviso; di Opera in Piazza (uno spettacolo che si ripete da oltre 25 anni) e di Maria Grazia Patella (soprano e Presidente dell’Associazione culturale Oder Atto II), sposata con Miro Solman, tenore di livello internazionale. Insieme questi due artisti hanno fatto qualcosa di straordinario, coinvolgendo il Teatro nazionale di Maribor (Slovenia) e la Fondazione Arena di Verona. Il risultato è che ogni anno nel mese di luglio vengono organizzati 2 o 3 spettacoli che oltre ad attirare turisti da vari Paesi si collocano ormai al top delle manifestazioni liriche estive, senza temere confronti, ad esempio, con il teatro di Caracalla a Roma o l’Arena di Verona.

 

Quest’anno Opera in Piazza ha presentato un famosissimo balletto: Zorba il Greco, musicata da Mikis Theodorakis. Poco prima dell’inizio dello spettacolo abbiamo incontrato la vera anima della manifestazione: Maria Grazia Patella. Affianco al marito, il direttore artistico Miro Solman, la Patella è diventata un vero personaggio del mondo musicale, riuscendo con il suo particolare modo di fare a risolvere tanti problemi e a superare i numerosi ostacoli che la burocrazia italiana normalmente frappone a ogni buona iniziativa privata.

 

Signora Patella, ci racconti in estrema sintesi la storia di Opera in Piazza? 

 

Opera in Piazza è nata nel 1991 con la trasferta per la prima volta nella storia di un teatro sloveno da noi. Insieme abbiamo fatto la Traviata. Nel ’93 abbiamo inaugurato la Piazza Nuova di Oderzo con il Nabucco di Verdi. Dopodiché sono trascorsi 27 anni durante i quali il festival è cresciuto notevolmente. Dal 2008, poi, è diventato Opera in Piazza Giuseppe Di Stefano per volontà della moglie Monica Kurth Di Stefano che è la nostra madrina.  

 

Per la cronaca, l’ultima apparizione pubblica di Di Stefano (dotato secondo molti della più bella voce della storia della lirica)  è stata proprio a Opera in Piazza di Oderzo nel 2004, alla vigilia del suo viaggio in Kenya a Diany, dove lui e la moglie sono stati assaliti da un gruppo di balordi. Di Stefano venne colpito da un terribile pugno che lo lasciò in uno stato di semi coscienza fino alla sua morte, avvenuta il 3 marzo del 2008. Ma torniamo alla Patella.

 

Siete soddisfatti del risultati raggiunti?

 

Siamo arrivati a un livello qualitativo eccellente. Abbiamo collaborato, ad esempio,  con la fondazione Arena di Verona per l’allestimento di una splendida Aida,  con una Piramide alta 27 metri e scenografie prime di Ettore Fagiuoli del 1913. Quest’anno abbiamo sostituito l’Opera con un balletto in chiave moderna: parliamo di Zorba il Greco. La madrina di questo avvenimento è stata la grande

étoile Carla Fracci che è rimasta entusiasta della qualità dell’evento ed è rimasta fortemente impressionata anche da un fatto molto particolare: il ballerino che interpretava la parte di John è stato un giovanissimo artista giapponese Yuya  Omaki che in tre giorni ha imparato il ruolo di John perché il titolare  Anton Bogov ha avuto un incidente a un piede. Straordinario.

 

E per il futuro?

 

Abbiamo tantissimi progetti molto importanti. L’obiettivo è di portare qui un personaggio di fama internazionale: un personaggio che ci deve aiutare a ricordare, nel decimo anno della sua scomparsa, la voce più bella del mondo, quella di Giuseppe Di Stefano.

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Vedere il video sulla Storia di Opera in Piazza

 

KATIA ANEDDA: IL DRAMMA DEGLI ITALIANI ARRESTATI ALL’ESTERO

Posted by Varo De Maria On aprile - 13 - 2017 Commenti disabilitati su KATIA ANEDDA: IL DRAMMA DEGLI ITALIANI ARRESTATI ALL’ESTERO

Foto: Katia Anedda con la copertina del suo libro.

 

Nell’ambito del progetto di costituzione di un nuovo e forte Stato Sociale promosso dalla REA, Radiotelevisioni Europee Associate,  come Sesto Bisogno Capitale viene indicata la possibilità di difendersi legalmente (gli altri Bisogni riguardano: la necessità di nutrirsi; vestirsi; avere un tetto; curarsi; istruirsi; avere una corretta informazione). Ebbene, questa tutela legale non può limitarsi a chi risiede in Italia ma deve estendersi a tutti coloro che sono di passaggio o che vivono stabilmente all’estero. Eppure dei diritti di questi italiani se ne parla molto poco, quasi per niente.

 

Una delle pochissime persone che invece si batte da anni per i detenuti all’estero è Katia Anedda, Presidente della Onlus ‘Progionieri del Silenzio” e autrice dell’importante volume ‘Prigionieri dimenticati” (edito da Historia) e del lavoro teatrale Legami – A morte Don Giovanni. . “Le ragioni”, spiega la Anedda, “che ci hanno indotto a dar vita all’associazione sono evidenti: spesso i detenuti italiani vengono sottoposti a condizioni di vita lesive dei più elementari diritti dell’uomo e assolutamente non sono compatibili con l’obiettivo della riabilitazione cui la pena deve essere finalizzata”.

 

L’autrice del libro parla sicuramente con cognizione di causa: per anni ha seguito l’assurda vicenda di Carlo Parlanti (con il quale all’epoca era legata sentimentalmente) e che negli Stati Uniti è stato condannato a 9 anni di prigione per aver, secondo l’accusa, violentato e picchiato una donna: un processo talmente iniquo e, per certi versi assurdo, che la sua esperienza è diventata col tempo un caso emblematico, alimentando numerosi articoli e libri. La sua storia è stata più volte accostata a quella di Chico Forti, altro italiano in prigione  e sempre negli Stati Uniti, per un omicidio dai contorni a dir poco oscuri e dubbiosi.

 

Attualmente gli italiani all’estero sono poco meno di 3.500. “Può sembrare un numero esiguo”, dice la Anedda, ”ma dietro ognuna di queste storie ci sono almeno dieci persone che soffrono, tra parenti e amici. Quindi parliamo di un fenomeno che riguarda circa 35 mila persone”. Nel suo libro (che può contare su una significativa presentazione dell’ex ministro degli esteri e Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata),  la Anedda racconta unidici storie emblematiche: due si sono svolte negli Stati Uniti, le altre in Canada, Messico, Colombia, Venezuela, Marocco, Mali, Filippine, Grecia e Spagna. Storie che in certi casi hanno visto come protagonisti ingenui ragazzi inclini a una qualche bravata ma anche persone preparate e colte, come l’Ambasciatore Daniele Bosio, che è stato vittima di circostanze imprevedibili e totalmente artefatte. Comunque, la Anedda non esprime mai dei giudizi sulla colpevolezza o meno degli imputati: si limita a descrivere situazioni oggettive di mancanza di ogni forma di rispetto umano e di garanzie giuridiche.

 

“Purtroppo”, conclude la scrittrice, “mancano idonei strumenti di assistenza, con la conseguenza che sovente i detenuti all’estero non ricevono neppure le cure mediche del caso, né un’appropriata difesa legale. L’Italia, non prevede infatti, per i nostri cittadini l’istituto del gratuito patrocinio e anche gli aiuti che possono essere concessi dai Consolati italiani sono solo facoltativi. In Italia si fanno tanti e giusti cortei per il sovraffollamento delle carceri ma quasi nessuno s’interessa dei nostri concittadini imprigionati all’estero, spesso innocenti”. Forse l’amara consolazione finale è che probabilmente nella ‘patria del diritto’ ancora oggi il detenuto sul piano generale viene rispettato più che in tanti altri Paesi, anche del mondo occidentale e sviluppato.

 

Note:

Per maggiori informazioni: www.prigionieridelsilenzio.com

Vedere il video Katia Anedda e gli italiani prigionieri all’estero

 

 

IL BENEGIORNALE: RIVOLUZIONARIO FORMAT DI MASSIMO MARZI

Posted by Varo De Maria On febbraio - 13 - 2017 Commenti disabilitati su IL BENEGIORNALE: RIVOLUZIONARIO FORMAT DI MASSIMO MARZI

Foto: copertina del libro e Massimo Marzi

 

Se il format riuscirà ad andare in porto sarà una conquista rivoluzionaria: parliamo del progetto che Massimo Marzi ha elaborato nell’ambito del suo libro Il BeneGiornale  edito dalla Armando Editore. Si tratta di un volume ponderoso (303 pagine) in otto capitoli: Scenari mediatici: un cambiamento indispensabile; Comunità collettiva: miglioramenti possibili; La persona al centro di un nuovo sistema valoriale; relazioni e forme di comunicazione; Informazione: nutrimento per l conoscenza; Il tempo una risorsa preziosa: usiamolo bene; Copertura informativa a 360°. Format il BeneGiornale; il nostro rapporto con i media.

 

Le analisi di contesto sviluppate da Marzi  sugli attuali scenari mediatici dimostrano come sia necessario e urgente cominciare a promuovere e diffondere  buone notizie, esempi di umanità eccellenti, principi etici e valori che ai nostri giorni sono ignorati dal giornalismo omologato e distratto…occorre dire basta alla dilagante diffusione di notizie negative su omicidi, corruzione, disastri, violenze, atti terroristici, ecc. Dirigente d’azienda dal 1988 nel settore della multimedialità, Marzi ha acquisito una lunga esperienza nella gestione delle informazioni, nella comunicazione e nella formazione in campo militare e manageriale. Ora ha deciso  di implementare una nuova informazione “valoriale”e cross-mediale, capace di portare un profondo cambiamento (positivo ed ottimistico) dei contenuti da trasmettere  attraverso tutti i media: radio, televisione, web, stampa, telefonia mobile ecc.

 

Cosa l’ha spinta ad avventurarsi in un campo così complesso e difficile?

 

Mi piacciono le sfide, sono un uomo di fede, amo la ricerca  e sono abituato ad occuparmi  di innovazione e progresso; la mia idea è partita dal disagio indotto dai moderni palinsesti dei “TELEGIORNALI”  e dalla evidente percezione  che il  mondo dell’informazione  è monopolizzato dalle cronache del peggio; purtroppo  oggi la televisione racconta una sola parte della vita: si dedica alla realtà “negativa” e ignora quella positiva. L’immagine che esce ed è reiterata dai media è quella di un Paese in mano a delinquenti, a corrotti e corruttori, a persone ignobili e indegne. Invece, la situazione è completamente diversa. La stragrande maggioranza delle persone è responsabile, onesta, paga le tasse, lavora con impegno e dedizione. Il problema è che queste persone non fanno, come si suol dire, notizia, non hanno voce né spazio nelle cronache quotidiane… tutto questo “sbilanciamento informativo” sta producendo dei danni  significativi  sul clima sociale e sui comportamenti  relazionali.

 

In che senso?

 

Dare un’immagine falsata e parzializzata della realtà comporta automaticamente da parte della gente un senso di sfiducia, di negatività, di impotenza. Gli effetti possono essere catastrofici soprattutto sulla psiche dei giovani. Se cresce la convizione che chi è onesto è stupido e che contro la prepotenza dei disonesti non si può fare nulla, insieme alla rassegnazione si alimenta nuova criminalità ed il dilagare  della nostra incurabile furbizia . Gli esempi che vengono dall’alto non sono incoraggianti  per questo occorre divulgare anche tutto quello che di bello e buono esiste nella nostra società: dobbiamo mettere in moto un circolo virtuoso di azioni esemplari e  reazioni  di buon senso. Voglio dire, se è vero che violenza genera violenza, è altrettanto vero che la valorizzazione delle buone azioni crea quel clima di fiducia, di speranza e volontà  indispensabili per contribuire a migliorare il senso civico ed i rapporti interpersonali.

 

In estrema sintesi, il suo format si propone di raccontare le buone azioni 24 ore su 24. E’ così?

 

Non 24 ore su 24  ma ogni giorno sui media per diffondere “quanto basta”  per alimentare la speranza, sviluppare  una volontà di miglioramento, suggerire con esempi eccellenti le giuste vie da seguire per conquistare il benessere individuale e collettivo…le pagine del libro raccontano  i dettagli di questo ambizioso e strutturato progetto.

 

Comunque più che raccontare le singole buone azioni, la mia intenzione è quella di mettere in rilievo tutti i processi sociali, tecnologici e culturali positivi che potrebbero nascere o che sono già nati ma che non trovano il loro spazio e sostegno proprio per il clima di paura e sfiducia che tiene bloccato l’intero Paese. Dire come stanno esattamente le cose, nelle loro giuste proporzioni, ridimensionare quella sensazione che tutto è negativo può determinare un’inversione di tendenza con esiti molto incoraggianti. L’attuale sfiducia generalizzata, induce ad esempio molti giovani a rischiare di intraprendere un’attività lavorativa all’estero, con tutti i problemi pratici ed affettivi connessi, obbligando ad abitudini e modi di vita spesso completamente diversi, piuttosto che poter essere riconosciuti ed inseriti adeguatamente nel proprio Paese.

 

Concretamente, considerando la mentalità esistente, che possibilità di successo prevede per l’affermazione del suo format?

 

Il suo dubbio è fondato nel clima di “inerzia al cambiamento” a cui dobbiamo sottostare tutte le volte che cerchiamo di migliorare qualcosa in questo Paese.  Io  penso sempre in modo positivo, so che niente riesce al primo tentativo e che comunque dopo un periodo di gestazione i buoni progetti  riescono ad avere applicazione e a conquistare il successo. Non ho certezze, ma posso affermare a seguito di contatti preliminari  che per fortuna esistono  menti illuminate disposte a investire sul BeneGiornale (la faccia migliore dell’informazione) completamente alternativo agli attuali MaleGiornali. Ho in corso diverse trattative e sto scoprendo che ci sono tantissime persone orientate al bene comune con la  volontà di mettere nell’impresa B.G. cuore, intelligenza e capitali.

 

Spero di poter dare presto la prima grande notizia positiva: cari italiani ecco finalmente il vero BeneGiornale  che aspettavamo, che ci meritiamo e che sa raccontare  anche le nostre numerose virtù.

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Video consigliato su youtube: Il Seme di un nuovo Stato Sociale

 https://www.youtube.com/watch?v=WqI_YhRpNpU

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