Tuesday, October 24, 2017

PIENZA: JULIA MUZYCHENCO VINCE IL CONCORSO LIRICO

Posted by Punto Continenti On ottobre - 17 - 2017 Commenti disabilitati su PIENZA: JULIA MUZYCHENCO VINCE IL CONCORSO LIRICO

Foto: da sinistra Adua Veroni, Fabrizio Fé e Julia Muzychenk (la vincitrice)

“Anche quest’anno è stata notevole la partecipazione dei cantanti al Concorso lirico di Pienza. Siamo veramente soddisfatti del risultato raggiunto. Ormai arrivano giovani e grande promesse da Paesi lontani come la Cina, il Giappone e la Corea. E’ nostra intenzione continuare su questa strada nella piena convinzione che è la cultura la chiave giusta per stabilire rapporti sempre più stretti a livello politico, sociale e turistico”. A parlare è Fabrizio Fé, Sindaco della storica e suggestiva Pienza, in provincia di Siena. Qui si sono svolte, infatti, le tre giornate dell’ VIII edizione del concorso lirico Benvenuto Franci, noto baritono nato da queste parti nel 1891. La vincitrice di quest’anno è stata il soprano russo Julia Muzychenko, che ha concluso la manifestazione con una strepitosa interpretazione del noto brano ‘E’ strano’ della Traviata di Giuseppe Verdi (quando si dice che gli ultimi saranno i primi). Al secondo posto si è classificata l’italiana Floriana Cicio (soprano) mentre il terzo  posto è stato assegnato a Mariam Pirtskhalaishvili (soprano della Giorgia). 

 

Nota curiosa: quest’anno c’è stata una predominanza quasi assoluta di partecipanti donne; inoltre, spicca l’assenza di italiani. Pur giocando in casa, mancano all’appello giovani cantanti lirici italiani proprio nell’espressione artistica più tipicamente italiana. E questo dovrebbe far riflettere anche il mondo politico sempre molto avaro nel sostenere iniziative come quella Pienza, basate essenzialmente sul volontariato e sul grande impegno politico del Sindaco Fabrizio Fé e dell’assessore alla cultura Giampietro Colombini, nonché della direttrice artistica e vera anima della manifestazione Monica Faralli. Pienza è riuscita comunque a creare intorno a se una rete di altre località che sostengono la manifestazione come i Comuni di Trequanda (Si), Radicofani (Si) e Lucignano (Ar). Non è quindi una caso che la cittadina è stata premiata ben due volte dalla Presidenza della Repubblica: sia per la conservazione del suo grande patrimonio culturale (riconosciuto livello mondiale dall’UNESCO), sia per questa manifestazione lirica che ormai si è affermata a livello nazionale e internazionale.

 

La giuria era composta dalla Presidente Adua Veroni (mogli di Luciano Pavarotti)Cristina Pavarotti, Pippo Baudo, Rolando Panerai, Baritono, Francesca Franci, Mezzosoprano, Francesca Barbieri, Consulente musicale, Umberto Finazzi, Docente dell’Accademia del Teatro alla Scala, Marc Cleméur, Directeur Général de l’OnR Opera National du Rhin Strasburgo, Thomas Hermann, Casting-Manager Stiftung Staatstheater Nürnberg, Markus Laska, Agente Lirico Melos Opera. La giuria della critica era composta dal giornalista e Presidente Rainero Schembri e dai giornalisti e critici Francesca Andruzzi, Fabrizio Camastra, Massimo Cherubini e Leonardo Mattioli. I cantanti sono stati accompagnati al pianoforte dal grande Maestro Paolo Andreoli, mentre la conduzione della serata finale è stata affidata a Valentina Lo Surdo, una delle presentatrici più preparate in campo musicale, oltre che bella e sempre elegante.

 

Tra i soggetti promotori del Concorso figurano: Comune di Pienza, Regione Toscana, Provincia di Siena, Conservatorio San Carlo Borromeo e Rotary Club di Chianciano-Chiusi-Montepulciano in collaborazione con la Pro Loco di Pienza, la Corale di Pienza, la Filarmonica “A. Marrangoni”, il Centro Commerciale Naturale “Città di Pienza”, MPS e Banca CRAS. Di seguito riportiamo l’elenco completo dei vincitori.

 

Premi

1° classificatoJulia Muzychenko (Russia) Premio Città di Pienza, borsa di studio 2500€

2° classificato: Floriana Cicìo (Italia) Premio Città di Pienza, borsa di studio offerto da «Fondazione San Carlo Borromeo» 2000€

3° classificato: Mariam Pirtskhalaishvili (Georgia) borsa di studio Offerto da «Rotary» Club di Chianciano-Chiusi-Montepulciano 1000€ 

  • Premio speciale Città di Pienza per la voce di Baritono – Sungjin Lee (Corea)  borsa di studio 500€
  • Premio della Critica – Angelica Mele (Italia) offerto da «Banca CRAS» 500€
  • Premio speciale «Giovani Talenti» Borsa di Studio Adua Veroni Pavarotti – Rossana Giardullo (Italia) 1000€ (nati dopo il 1 gennaio 1992)
  • Premio speciale «Pasquale Forte» – Ivana Canovic (Montenegro) Borsa di Studio Podere Forte 1000€
  • Premio «Opéra National du Rhin Strasbourg» – Julia Muzychenko (Russia) e Mariam Pirtskhalaishvili (Georgia) audizione per due cantanti presso l’Opéra National du Rhin Strasbourg
  • Premio «Staatstheater Nürnberg» – Mariam Pirtskhalaishvili (Georgia) e Ivana Canovic (Montenegro) audizione per due cantanti presso lo Staatstheater Nürnberg stagione 2018
  • Premio «Melos Opera» a discrezione di Markus Laska – Mariam Pirtskhalaishvili (Georgia) e Julia Muzychenko (Russia). Saranno presi in considerazione dall’agenzia di management che collabora con Opera Pienza per la promozione dei giovani cantanti lirici nell’ “avviamento alla carriera”  e un’audizione con Christoph Seuferle Deutsche Opera Berlin  
  • Premio Borsa di Studio offerta dall’Accademia degli Oscuri di Torrita di Siena – Mariia Babilua (Ucraina) Borsa di studio 250€
  • Comune di Trequanda – Asami Fujii Shimizu  (Giappone) 300€
  • Riconoscimento Comune di Lucignano – Mariia Babilua (Ucraina)

Vedere il Video del Concorso

UN MARCHIO PER L’AMERICA LATINA CERCASI

Posted by Punto Continenti On ottobre - 13 - 2017 Commenti disabilitati su UN MARCHIO PER L’AMERICA LATINA CERCASI

Foto: da sinistra Juan De La Torre, Donato Di Santo e Roberto Montoya (in piedi).

 

E’ possibile creare per il Continente latino americano un marchio vendibile in tutto il mondo? A questa impegnativa domanda hanno cercato di dare una risposta Donato Di Santo, Segretario Generale dell’IILA (Istituto Italo Latino Americano con sede a Roma) e Juan De La Torre, CEO della società di comunicazione La Machi, con sede a Roma, Barcellona, Buenos Aires e San Francisco. All’incontro organizzato da MediatrendsAmerica (prestigioso Osservatorio sull’America Latina) e svoltosi nel noto albergo Giustiniano di Roma, hanno partecipato numerosi rappresentanti del mondo diplomatico accreditato in Italia, nonché giornalisti italiani ed esteri. Moderatore è stato il giornalista peruviano Roberto Montoya.

Il Segretario Generale dell’IIlA Di Donato ha iniziato il suo intervento ricordando che l’Istituto sta festeggiando il suo cinquantesimo compleanno. Fortemente voluto a suo tempo da Amintore Fanfani, questo organismo non ha uguali nel mondo. Col tempo è diventato un preciso punto di riferimento per tutti i Paesi Latino Americani presenti in Italia ma anche un ponte per gli italiani interessati a visitare, vivere o investire nel subcontinente americano.

Si tratta, secondo Di Donato, di valorizzare due concetti: la pace e la stabilità. Premesse indispensabili per rafforzare ulteriormente i rapporti con un Continente che in passato ha ospitato milioni di italiani. Di Donato ha poi ricordato una serie di iniziative avviate dell’Istituto che ha acquisto anche lo status di osservatore presso le Nazioni Unite.

Uno dei cavalli di battaglia dell’IILA sarà comunque quello di favorire la collaborazione tra le piccole e medie imprese italiane e le omologhe latino americane. Ciò potrebbe comportare, tra l’altro, la possibilità per i giovani italiani di fare degli stage presso aziende dislocate nell’America Latina, e per i giovani di quel Continente di effettuare una esperienza in Italia.

Il responsabile della società La Machi, Juan della Torre, ha messo in rilievo l’importanza di presentare l’America Latina con un’immagine forte. Da una veloce raccolta di pareri tra le persone intervenute all’incontro è emerso che l’America Latina evoca soprattutto colore, gioventù, allegria, integrazione sociale e razziale. L’aspetto più negativo è rappresentato dalla sicurezza. “Ed è su questo aspetto preciso”, ha sottolianto De La Torre, “che i Governi Latino Americani debbono fare molto e comunicare meglio”.

In chiusura dell’incontro il moderatore Montoya a ricordato che MediatrendsAmerica è intenzionata ad allargare la sua attività di ricerca anche gli Stati Uniti e al Canada. Ma sul prossimo appuntamento ha mantenuto il più assoluto Top Secret.

 

PRESENTATO IL CARTELLONE DEL TEATRO VASCELLO DI ROMA

Posted by Punto Continenti On settembre - 29 - 2017 Commenti disabilitati su PRESENTATO IL CARTELLONE DEL TEATRO VASCELLO DI ROMA

Foto: presentazione del programma del Vascello. Riquadro: Manuela Kustermann

 

Riportiamo di seguito il cartellone del Teatro Vascello di Roma per la stagione 2017/2018  presentato dalla direttrice artistica Manuela Kustermann. “Il Teatro Vascello”, ha sostenuto la Kustermann, “si conferma un luogo vivo,  aperto a tutti e per tutti, con un’offerta culturale  di grande varietà. Un teatro che mette a disposizione anche il suo foyer per una sana pausa Bio di ricreazione e di ristoro dove non mancano anche mostre d’arte, presentazioni di libri, letture, incontri e conferenze. Ma ecco l’elenco completo dei titoli in cartellone.

7/8 ottobre 2017 sabato h 17 – domenica h 15
Teatro delle Marionette degli Accettella
Concerto Cappuccetto
Ideazione, drammaturgia, regia: Alessandro Accettella e Silvia Grande
Con: Alessandro Accettella, Silvia Grande, Maria Giuditta Santori (percussioni), Raffaele Magrone (clarinetto e sassofono), Andrea Moriconi (chitarre)
Musiche originali: Maria Giuditta Santori
Tecnica: Teatro di figura e teatro d’attore e musica dal vivo

21-22 ottobre 2017 (sala Studio) sabato h 17 – domenica h 15
Compagnia Grandangolo
Pollicina
di e con Luisa Piazza
Realizzazione burattini: Valentina Bazzucchi e Matteo Rigola
Mixage musiche: Daniele Incudine

4-5 novembre 2017 sabato h 17 – domenica h 15
(disponibile anche in matinèe il 3 novembre h 10.30)
produzione Associazione Sosta Palmizi
Col naso all’insù
da un’idea di Giorgio Rossi
una creazione di Giorgio Rossi, Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti
percorso drammaturgico Nadia Terranova
interpreti Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti
costumi Roberta Vacchetta
illustrazioni e scenografie Francesco Manenti
una produzione Associazione Sosta Palmizi con il supporto di MIBACT e Regione Toscana con il sostegno di Armunia

18-19 novembre 2017 (sala Studio) sabato h 17 – domenica h 15
Compagnia Grandangolo
Girotondo
Di Gerolamo Alchieri
con Augusto Terenzi, Luisa Piazza
Scenografia e costumi Antonella Abbatiello 2 dicembre h 17 – 3 dicembre h 15 – 8-9 dicembre h 17 – 10 dicembre h 15
Nomen Omen
L’Isola del tesoro: una storia di pirati
Liberamente tratto da Robert Louis Stevenson – Adattamento teatrale: Danilo Zuliani
Musiche e canzoni: Michele Piersanti
Con: Riccardo Grandi, Alessandra Maccotta, Alessandra Cavallari, Marco Zordan, Danilo Zuliani Regia: Danilo Zuliani

dal 27 dicembre al 7 gennaio 2018
repliche tutti i giorni alle ore 17 tranne la domenica 7 gennaio h 15
matinée 22 dicembre h 10.30
(riposo il 31 dicembre e 1 gennaio)
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
Peter Pan
da James Matthew Barrie
scritto da Valerio Russo
con Valentina Bonci, Isabella Carle, Matteo Di Girolamo, Marco Ferrari, Valerio Russo, Pierfrancesco Scannavino
canzoni Claudio Corona
scene e costumi Clelia Catalano
regia di Maurizio Lombardi

dal 20 gennaio al 25 febbraio 2018 sabato h 17 – domenica h 15
speciale matinée di carnevale martedì grasso 13 febbraio h 10.30
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
In cammino per Oz
di F. Baum
regia Giancarlo Nanni
ripresa da Manuela Kustermann
assistente alla regia Gaia Benassi

10-11 marzo 2018 (disponibile anche in matinèe e programmato anche in repliche serali dal 6 al 10 marzo) sabato h 17 – domenica h 15
Cantieri Teatrali Koreja
Paladini di Francia
di Francesco Niccolini
con Carlo Durante, Francesco Cortese, Anna Chiara Ingrosso, Emanuela Pisicchio
ideazione scene Iole Cilento realizzazione scene Porziana Catalano, Iole Cilento
musiche originali Pasquale Loperfido
voce di Carlo Magno Fabrizio Saccomanno regia Enzo Toma

17-18 marzo 2018 sabato h 17 – domenica h 15
Teatro dell’Acquario di Cosenza
Giufà e il mare
da Calvino ai racconti popolari arabi
di Antonello Antonante
Con Maurizio Stammati e Dilva Foddai
Musiche Ambrogio Sparagna
Scene e pupazzi Dora Ricca
Luci e audio Giuseppe Canonaco
Scene e pupazzi Dora Ricca
Regia Antonello Antonante

UGO BENTIVEGNA: S’APRE IL SIPARIO ITALIANO SUI DESAPARECIDOS

Posted by Punto Continenti On settembre - 27 - 2017 Commenti disabilitati su UGO BENTIVEGNA: S’APRE IL SIPARIO ITALIANO SUI DESAPARECIDOS

Nella foto: da sinistra Maria Cristina Moglia, Liana Garcia Sosa e Roberto Burgia. Nel riquadro grande, Ugo Bentivegna. 

 

E’ stata una tragedia dalle dimensioni incalcolabili che ha devastato negli anni settanta il cono sud dell’America Latina: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay. Migliaia di persone sono sparite e uccise sotto le feroci dittature militari. I loro figli presi e adottati spesso dagli stessi carnefici. Parliamo  di una ferita che alla pari dell’Olocausto continua a sanguinare e in molti casi a gridare ‘giustizia’. Ora la questione viene riproposta in tutta la sua drammaticità da un lavoro teatrale ideato dall’attrice e regista uruguaiana Liliana Garcia Sosa: parliamo del lavoro ‘Operazione Condor. L’ultimo volo di Laura’ che andrà in scena in prima mondiale al Teatro Marcello di Roma (dal 28 al 30 settembre).

 

Condor era il nome in codice che i governi militari avevano adottato per operare congiuntamente nella ricerca ed eliminazione degli oppositori politici. ‘L’ultimo volo’ ricorda la tecnica usata: cioè, quella di gettare le vittime dagli aerei in mare aperto. Laura è una giovane studentessa realmente vissuta e amica della regista Garcia Sosa. Anche lei è stata una vittima del volo della morte. Ed è per parlare di questo importante impegno teatrale che abbiamo incontrato durante le prove Ugo Bentivegna, che ha partecipa come attore e regista a questa iniziativa che ha avuto un alto riconoscimento dal Ministero Italiano per i Beni e le attività culturali. 

 

Come è avvenuto il suo incontro con la Garcia Sosa e come è nato questo progetto teatrale?

 

Il nostro è stato un incontro del tutto casuale. Quando la regista a ha saputo che in passato ero stato impegnato in altri lavori a sfondo sociale, mi ha chiesto se volevo collaborare a questo progetto che tra l’altro riguarda anche l’Italia. Infatti, molte delle persone scomparse durante gli anni della dittatura erano italiane e figli di italiani. Inoltre, secondo le denunce delle ‘Madri e nonne di Plaza de Mayo’, diversi bambini sottratti ai genitori assassinati si troverebbero in Italia sotto falso nome. Complessivamente si parla dell’assassinio di non meno di 50 mila persone, 30mila prigionieri desaparecidos e 400 mila detenuti. Inoltre, in Italia si è celebrato e concluso nel mese di gennaio un processo basato su quindici anni di indagini contro i maggiori responsabile di questi crimini. Alcuni generali hanno avuto condanne pesanti e sono finiti anche in galera. Altri, purtroppo, sono stati assolti a causa anche delle difficoltà di reperire le necessarie prove. Contro di essi è stato comunque presentato appello.

 

Ci parli di questo lavoro.

 

Posso dire che che tutti noi abbiamo avvertito molto forte la responsabilità a tenere viva la memoria di un passato storico terribile. Laura era una brillante studentessa e una militante coraggiosa. Ritengo che il teatro si uno strumento formidabile per sensibilizzare le persone sui pericoli che sono sempre in agguato. Recentemente, nella democratica argentina è nuovamente scomparso in circostanze misteriose  un giovane oppositore. Parlo di Santiago Maldonado che lottava per i diritti degli indigeni Mapuche. Si vocifera che ci siano stati altri casi di desaparecidos a testimonianza  che nessuno, in nessun Paese, può sentirsi del tutto sicuro o pensare che certe atrocità rappresentino solo un retaggio del passato.

 

Scheda tecnica: 

OPERAZIONE CONDOR, Il volo di Laura, Idea originale di Liliana García Sosa, Drammaturgia di Daniella Lillo Traverso, Regia e messa in scena di Liliana García Sosa e Ugo Bentivegna. Recitano Liliana García Sosa, Maria Cristina Moglia, Roberto Burgio, Ugo Bentivegna; Nibia López Balao (video testimonianza);  Musica Originale Inti Illimani-Camilo Salinas; Scene e costumi Erminia Calmieri; Disegno luci Luca Barbati; Aiuto regia Gianluca Mozzanti; Dir. di Produzione Rosina Zímbaro e Paolo Monaci Freguglia; Produttore per l’America Latina María Fernanda García Iribarren. Una produzione Fattore K., Soc. Coop. Teatro Stabile delle Arti Medioevali, ForteresseAsbl,Polifemo.

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Video consigliato: Il Seme di un Nuovo Stato Sociale. 

 

 

VIDEO-REA: PIU’ DI 30 MILA VISUALIZZAZIONI SULLO STATO SOCIALE

Posted by Punto Continenti On settembre - 25 - 2017 Commenti disabilitati su VIDEO-REA: PIU’ DI 30 MILA VISUALIZZAZIONI SULLO STATO SOCIALE

http://puntocontinenti.it/wp-content/uploads/2017/09/IMG_7582-2.jpg

Foto: la pagina YouTube dei video REA che indica in alto le 30.131 visualizzazioni e i 59 iscritti. 

 

Il 25 ottobre del 2017 sono state superate le 30mila visualizzazione dei filmati messi in rete dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) riguardanti la nascita di un nuovo ed efficiente Stato Sociale. Più precisamente è stata raggiunta quota 30.131 (con una crescita di ben 10mila visualizzazioni solo negli ultimi sei mesi). Tra i filmati più seguiti figura Il Seme di un nuovo Stato Sociale (vedere in fondo alla pagina) che riassume il lavoro fatto da un gruppo di esperti e gente comune sensibile alla tematica dei diritti sociali (filmato che ha raggiunto quota 1.500 visualizzazioni).

 

Considerata la complessività della materia affrontata si tratta sicuramente di un grande successo che premia lo sforzo della REA e dei giornalisti e appassionati che hanno deciso di impegnarsi in forma autonoma e indipendente in una battaglia che punta decisamente su due obiettivi: 1) ridurre sensibilmente i costi dei servizi essenziali con l’aiuto della tecnologia; 2) consentire a tutti di guadagnare l’indispensabile per condurre una vita  dignitosa. In questo sforzo sono stati anche indicati i 7 Bisogni Capitali di un moderno ed efficiente Stato Sociale: 1) Avere un lavoro di sostentamento; 2) Nutrirsi e Vestirsi; 3) Avere un Tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi, 6) Avere una tutela legale; 7) Avere una corretta informazione.

 

Oltre a una vasta produzione video sono stati riportati in rete numerosi articoli, interviste e pareri di gente comune e grandi esperti. E’ stata, poi, ampliata la rete di siti collegati al Progetto di costituzione di un nuovo Stato Sociale, tra cui il sito nuovostatosociale su face book. Infine sono incrementate le organizzazioni, associazioni, uffici stampa ed enti italiani ed esteri che hanno aderito al Progetto Rea, tra cui: ADB Comunica, AREF International Onlus, Armando Editore, Associazione Costa Rica Italia, Cendic – Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana, D&C Communication, Convergenza Socialista, Giornalisti per il Sociale, Gruppo Turistico Culturale, Insieme per gli Italiani, Italian Institute for Trade and Technology, Festival Teatro Romano di Volterra, Festival Cereali, La Zattera di nessuno, Music International Theatre – M.Th.I, Opera in Piazza di Oderzo, Osservatorio Mediatrens Europa, Prigionieri del Silenzio – Onlus, ValentinaBEventi&Comunicazione

 

Per la fine dell’anno è prevista, poi, la pubblicazione del volume I 7 Bisogni Capitali di un Nuovo Stato Sociale. Nel frattempo verranno organizzati diversi incontri e manifestazioni, spettacoli musicali e teatrali, tutti incentrati sulla necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’assoluta importanza di fermare il graduale smantellamento di ogni forma di solidarietà e assistenza sociale.

 

Oltre a lanciare il Seme di una vasta riflessione collettiva sulla tematica dei diritti sociali, gli organizzatori del Movimento puntano  ad elaborare, con l’aiuto di esperti, un Disegno di legge di iniziativa popolare da portare in Parlamento con l’intento di potenziare il Sistema di protezione sociale che, pourtroppo, non solo in Italia ma in tutto il mondo viene smantellato quotidianamente.

Video consigliato: Il Seme di un Nuovo Stato Sociale

 

 

 

GIORGIA VICENTI: IL BENESSERE CON LA DANZATERAPIA

Posted by Punto Continenti On settembre - 13 - 2017 Commenti disabilitati su GIORGIA VICENTI: IL BENESSERE CON LA DANZATERAPIA

Foto: un gruppo impegnato nella danzaterapia. Nel riquadro Giorgia Vicenti.

 

Nell’ambito dell’indagine promossa dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) sulle possibilità di creare un nuovo Stato Sociale (vedere il video a fondo pagina) abbiamo intervistato Giorgia Alma Vicenti, una giovane danzaterapeuta italiana, disciplina che trova in Italia adeguati campi di applicazione a livello istituzionale ma che sta avendo un grande successo all’estero, soprattutto in alcuni Paesi europei e nelle Americhe. Romana, molto determinata anche se un po’ timida, dopo essersi laureata al DAMS di Roma (Università delle arti, della musica e dello spettacolo) la Vicenti ha deciso di seguire a Milano per tre anni il metodo di danzaterapia di Elena Cerruto presso la scuola Sarabanda. Inoltre, ha seguito un corso di Musicarterapia nella Globalità dei linguaggi a Roma, utile per maturare i necessari crediti universitari.

Questa esperienza ha inciso profondamente sulla sua vita professionale. Oltre a essere impegnata come performer, ha iniziato a svolgere un’intensa attività di danzaterapista sia in Italia che all’estero (in particolare in Grecia e Spagna), grazie anche ai contributi previsti dal programma Erasmus Plus, il nuovo programma dell’Unione europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport che ha sostituito e integrato il precedente programma per l’apprendimento permanente LLP (Lifelong Learning Programme).

 

Ma in cosa consiste esattamente la danzaterapia.

 

E’ una disciplina che affonda le sue radici nella danza moderna. Nasce e si sviluppa negli anni 40 del secolo scorso, in Europa, in Nordamerica e in Argentina, grazie al lavoro e alle straordinarie intuizioni di danzatrici che ricercavano nella danza un senso più pieno, profondo, in relazione all’altro e ai suoi bisogni. La danzaterapia utilizza il canale del movimento insegnandoci nuovamente a parlare il linguaggio del corpo, con una modalità accessibile a tutti. La metodologia a cui faccio riferimento è quella di Elena Cerruto, che ha unito i principi della metodologia di Maria Fux integrandoli con alcuni insegnamenti provenienti dall’Oriente, come la meditazione, lo shiatsu e la medicina tradizionale cinese, e il lavoro sui 5 elementi del Chorten tibetano, i quali corrispondono ad altrettante qualità motorie, espressive e relazionali.

 

Lei ha citato due personaggi forse non molto conosciuti dal grande pubblico. Ci può dire qualcosa in più?

 

Elena Cerruto è una delle più affermate danzaterapeute, nonché supervisore dell’APID, l’Associazione professionale italiana DanzaMovimentoTerapia. Inoltre, è responsabile a Milano della scuola di formazione Sarabanda e ha collaborato con numerose Università come la Bicocca, la Cattolica di Milano, l’Università di Verona e di San Paolo del Brasile, nonché con la Scuola del Teatro alla Scala di Milano. Dagli anni settanta è fortemente impegnata nella diffusione della DanzaMovimentoTerapia nelle scuole, carceri e centri psichiatrici e socio educativi.

Per quanto riguarda Maria Fux, parliamo di una danzatrice e scrittrice argentina che si è distinta anche come coreografa e danzaterapista. In Argentina viene riconosciuta come fondatrice di un proprio metodo di terapia.

 

A chi può risultare utile ricorrere alla Danzaterapia?

 

In assoluto può far bene a tutti. Diciamo che le applicazioni della danzaterapia sono vaste e spaziano dall’ambito clinico a quello educativo, di prevenzione e crescita personale. Nella mia esperienza ho potuto sperimentare l’efficacia di questa pratica tanto in ambiti di disagio (lavorando con persone diversamente abili in senso fisico o psichico) quanto con bambini e anche con adulti. Ogni persona è parte attiva del gruppo ed è indispensabile.

 

La danzaterapia richiede una disponibilità a lavorare sia dal punto di vista fisico sia interiore ed emozionale. Essa ci offre la possibilità di danzare la nostra vita, esplorare la sua intensità. Non richiede di essere esperti danzatori, ma presuppone semplicemente il desiderio e la volontà di ascoltare il proprio corpo e di affidarsi alla sua saggezza, sperimentando la possibilità di vivere le proprie emozioni attraverso il movimento, in un contesto accogliente. Da questo punto di vista, può essere un’utile e interessante per chiunque.

 

Come tutte le artiterapie, la danzaterapia aiuta moltissimo a stare meglio con se stessi, a essere più sereni e felici, a reagire positivamente alle avversità, nonché a stabilire buone relazioni sociali. Ebbene, trovare il nostro giusto equilibrio interiore rappresenta decisamente un’ottima cura per preservare la nostra salute fisica e spirituale.

 

Quante persone partecipano ai corsi?

 

I gruppi variano moltissimo, a seconda delle esigenze e circostanze. Lo stesso vale per la durata: da un breve incontro collettivo programmato nell’ambito di un fine settimana allo svolgimento di corsi che possono durare anche mesi.

 

Nota: Dal 1 all’8 ottobre prossimo ci sarà la settimana della DanzaMovimentoTerapia a Roma e la celebrazione del ventennale APID. In quell’occasione verranno proposti laboratori, presentazioni di libri e tavole rotonde. Per informazioni: pagina Facebook APID e Danzaterapia GiorgiaVicenti. Per contattare la Vicenti scrivere a giorgia.v@gmail.com – www.giorgialmavicenti.com

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Video suggerito: Il seme di un nuovo Stato Sociale

 

ELENA D’ELIA: IL MIRACOLO DELLA MUSICOTERAPIA

Posted by Punto Continenti On settembre - 12 - 2017 Commenti disabilitati su ELENA D’ELIA: IL MIRACOLO DELLA MUSICOTERAPIA

Foto: nel riquadro Elena d’Elia

Nell’ambito dell’indagine promossa dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) sulle possibilità di creare un nuovo Stato Sociale (vedere il video a fondo pagina) abbiamo intervistato Elena D’Elia, una delle maggiori esperte in Italia di musicoterapia.  Riconosciuta a livello internazionale, la musicoterapia affianca la medicina tradizionale e il bisogno di curarsi anche con sistemi alternativi.   

 

La D’Elia ha conosciuto la musicoterapia durante il suo primo percorso accademico, mentre era intenta a laurearsi in Storia della Musica presso l’Università “La Sapienza” di Roma. L’interesse verso le applicazioni della musica in contesti preventivi, riabilitativi e terapeutici l’ha portata a iscriversi presso la Scuola di Formazione “Glass Harmonica” di Roma, sotto la supervisione della Dott.ssa M. Emerenziana D’Ulisse: è iniziato così un percorso triennale, professionalmente qualificante, secondo il modello Benenzon, dal nome del suo fondatore Roland Omar Benenzon, psichiatra argentino nato  a Buenos Aires nel 1939. Questo metodo si basa sui  principi di un intervento non verbale con il paziente, dove l’obiettivo è la relazione terapeutica mediata solamente dal suono. Dopo il diploma, ha cominciato a collaborare con una cooperativa sociale di Ladispoli (alle porte di Roma), per l’avvio di un laboratorio di musicoterapia rivolto ad utenti affetti da plurihandicap medio – grave, prevalentemente autistici o portatori di altre sindromi (Sindrome di Down, Sindrome dell’X fragile). Ma sentiamo direttamente dalle sue parole come si è sviluppata la sua esperienza professionale.

 

“Data l’eterogeneità del gruppo”, dice la D’Elia, “ho dovuto affiancare i principi del modello benenzoniano alle mie esperienze di insegnante di musica, avviando così delle attività di gruppo con un intervento misto tra verbale e non verbale. Nel tempo, abbiamo iniziato a sonorizzare piccole storie e sequenze narrative attraverso l’uso dello strumentario Orff (percussioni prevalentemente non intonate), dando inconsapevolmente vita a un percorso che ci avrebbe portato alla drammatizzazione scenica in maniera strutturata”.

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“Qui è accaduto in misura maggiore quello che, in genere, si verifica durante un trattamento individuale, nella relazione paziente – terapeuta: molti degli utenti hanno subito una vera e propria catarsi dovuta all’immedesimazione nei personaggi interpretati, perlopiù legati a storie per l’infanzia molto valide soprattutto dal punto di vista pedagogico. Ciò ha favorito ulteriormente il potenziamento delle parti sane del paziente, attraverso le quali ogni ragazzo ha potuto scoprire e mettere in gioco altre risorse fino ad allora sopite, con una sorprendente ricaduta positiva su se stesso e nella relazione con in compagni, l’équipe e la terapista stessa”.

 

Dove operate generalmente?

 

La nostra attività di drammatizzazione, che cammina di pari passo con quella musicale, ci ha condotto fuori dal nostro ambiente. Ogni anno siamo ospiti degli Istituti Comprensivi del territorio, dove bambini e adolescenti ascoltano le nostre favole in musica: racconti che parlano di rispetto, d’inclusione, di abilità sociali e relazionali e soprattutto della reale possibilità di abbattere le differenze, in un’autentica dimensione di giustizia sociale.

 

Purtroppo, la musicoterapia non gode del giusto riconoscimento a livello nazionale: sebbene sia una terapia di supporto che integra quelle più specificamente mediche, non esiste, ad oggi, un albo nazionale dei musicoterapisti (così come avviene anche per altre professioni, ad esempio i fisioterapisti), ma solamente un albo regionale. Inoltre, le cooperative e le piccole e medie realtà socio-assistenziali soffrono per la crescente indisponibilità di fondi, strutture e personale, che lavora anche per 8 – 10 ore al giorno per pochi euro l’ora.

 

Cosa si aspetta dagli enti pubblici?

 

Sarebbe auspicabile un intervento più massiccio dello Stato, dall’incremento delle ore di assistenza domiciliare a quello delle risorse disponibili per il cosiddetto Dopo di noi, che assicurino agli utenti le giuste cure una volta che i loro familiari non saranno più in vita. Come considerazione personale, infine, ritengo che valorizzare la musicoterapia, in quanto terapia integrata con quelle più strettamente mediche, migliorerebbe sensibilmente la qualità della vita degli utenti, con un potenziamento degli effetti delle cure farmacologiche ma soprattutto con un innalzamento del benessere psicofisico che allevi la sofferenza degli utenti e la fatica dei badanti, quali familiari e operatori.

Per maggiori informazioni: eledelia@libero.it

Vedere Il Seme di un Nuovo Stato Sociale

 

 

 

GIOVANNI MEZZADRI: ATTENTI A NON TRASCURARE IL MAROCCO

Posted by Punto Continenti On agosto - 29 - 2017 Commenti disabilitati su GIOVANNI MEZZADRI: ATTENTI A NON TRASCURARE IL MAROCCO

Foto: Giovanni Mezzadri

 

Nato a Messina, Giovanni Mezzadri praticamente ha respirato aria di Marocco sin dalla più tenera età. Suo padre lavorava al consolato d’Italia di Casablanca. Laureato in Ingegneria, Mezzadri in gioventù ha vissuto anche a Nantes in Francia. Inoltre, ha conseguito una seconda laurea negli Stati Uniti. Nel 1987 Mezzadri ha creato la Airclima, SA. un’impresa familiare con sede a Bouskoura, a 20 km da Casablanca, capitale economica del Marocco. Di temperamento molto sereno, Mazzadri ha rappresentato per molti anni un vero punto di riferimento per gli italiani residenti Marocco.

 

Per cominciare ci parli della sua azienda.

 

Siamo specializzati in impianti di climatizzazione, riscaldamento, ventilazione e idraulica. Diamo lavoro a un centinaio di dipendenti con un fatturato che supera i 7 milioni di euro. Inoltre, abbiamo due filiali, una a Marrakech e l’altra ad Agadir. Posso affermare con orgoglio che AIRCLIMA ha costruito una solida reputazione basata su tre valori fondamentali e inevitabili: il know-how, il rigore e l’innovazione tecnologica. Tutto ciò ci ha consentito di diventare un’azienda leader sul mercato marocchino nel campo dell’aria condizionata e dell’efficienza energetica. 

 

Lei è soddisfatto dell’assistenza ricevuta dalla Istituzioni italiane? 

 

Già nel 1999 ero stufo di dover sopportare una Camera di Commercio inesistente. Così, insieme ad dodici colleghi ho fondato un’associazione in grado di rappresentare tutte quelle ditte italiane insoddisfatte. Parlo del COIM (Comitato degli Operatori Italiani). Per qualche anno le cose sono andate benissimo, tanto è vero che siamo arrivati a superare le 120 iscrizioni nel 2004. Ho rappresentato il COIM alla riunione organizzata dal Ministro Tremaglia a Roma. Se non sbaglio, all’epoca l’Italia copriva il 5 o il 6% dei scambi commerciali del Marocco, mentre la Spagna era arrivata al 16% e la Francia al 25%.

Da qualche anno ho smesso di mantenere strette relazioni stretti con gli operatori e con le Istituzioni italiane. Ho l’impressione, comunque, che l’Italia continui a trascurare l’enorme potenziale economico rappresentato dal Marocco, determinato anche dell’entrata in vigore nel 2000 dell’accordo di partenariato con l’Unione Europea. A mio avviso, l’Africa è destinata ad avere un grande sviluppo nei prossimi anni e in questo quadro il Marocco giocherà un ruolo importantissimo. Purtroppo in Italia si parla solo dei problemi dell’immigrazione e non delle potenzialità che i singoli Paesi africani posso dare alle imprese italiane.

 

Lei ha fatto riferimento al suo incontro a Roma con l’ex ministro Tremaglia, notoriamente considerato il padre della legge istitutiva della Circoscrizione Estero. A questo proposito, lei si ritiene soddisfatto di come è stata attuata questa legge?

 

Per nulla. Intanto perché considero che le Aree siano troppo grandi. E poi non mi sembra che questa esperienza abbia prodotto dei risultati esaltanti. A dire il vero, non mi viene in mente assolutamente nulla di veramente significativo. A questo punto preferisco che mi sia dia la possibilità di votare per posta o elettronicamente per i candidati residenti in Italia. Del resto, i moderni mezzi di comunicazione ci consentono di seguire facilmente ciò che avviene all’estero e di avere sufficienti notizie sul profilo e sulle attività dei candidati residenti in Italia.

 

AIRCLIMA

Parc Industriel de Bouskoura, Lot. 91 bis, 27182 Bouskoura – CASABLANCA
Tel. 212-522-592517/592591
Fax 0021-522-592523
Sig. Giovanni Mezzadri
e-mail: mezzadri.airclima@wanadoopro.ma

ALMA DADDARIO PORTA IN SCENA MATILDE DI CANOSSA

Posted by Punto Continenti On agosto - 20 - 2017 Commenti disabilitati su ALMA DADDARIO PORTA IN SCENA MATILDE DI CANOSSA

Foto: da sinistra Alma Daddario insieme agli attori Edoardo Siravo e Alessandra Fallucchi.

 

Quest’anno nella splendida Anagni (provincia di Frosinone), in occasione del Festival Medioevale, andrà in scena il lavoro della giornalista e scrittrice Alma Daddario, Matilde Di Canossa (la legge, il cuore, la fede) con la regia di Consuelo Barilari, gli attori Edoardo Siravo e Alessandra Fallucchi, le videoproiezioni di  Roberto Rebaudengo e la musica di Paolo Vivaldi (Compagnia Schegge di Mediterraneo). Ma chi era nella realtà Matilde di Canossa? Indomabile e solitaria guerriera, fu un personaggio di grande spiritualità, ma anche di lungimiranza politica e capacità diplomatica. Fu la donna più potente del suo tempo: al tempo delle Crociate, delle battaglie feroci, guerre, tradimenti, scomuniche, della rivalità fra re e imperatori e potere papale, Matilde riuscì a dominare come una regina un panorama politico complesso, dove nessuna donna mai aveva trovato spazio.

Il personaggio Matilde interpretato da Alessandra Fallucchi prende forma con il fascino moderno e inquieto di una “dark lady” e la potenza drammatica di Giovanna d’Arco. Il frate, Donizone di Canossa, realmente esistito, suo fedele confessore fino alla morte, che scrisse per lei Vita Matildis una biografia in forma epica, interpretato qui da Edoardo Siravo, l’accompagna in un dialogo avvincente, sempre teso nel contrasto tra l’amore e la ragione. Sullo sfondo rivive un medioevo pieno di ombre dove la suspense per il destino dei personaggi e dell’umanità aggiunge mistero alla tensione drammatica della storia.

 

Filmati di animazione, con la musica di Paolo Vivaldi, proiettati sulla scena contribuiscono a creare ambiguità nella storia. Si tratta di immagini di animazione in colore e ombre che raffigurano il pensiero e i desideri nascosti dei personaggi, mentre essi vivono il dialogo e l’azione sulla scena. Le immagini proiettate raccontano allo spettatore, il pensiero inconfessabile creando un secondo piano narrativo tra i personaggi in una drammaturgia che si sviluppa ad intreccio offrendo costantemente un doppio punto di vista.

 

Matilde non ebbe un’infanzia tranquilla: quando il padre fu assassinato aveva solo otto anni. A diciotto anni vinse la sua prima battaglia, al comando delle truppe del patrigno Goffredo contro quelle dell’antipapa. I matrimoni, perlopiù combinati per motivi di alleanze politiche, furono tutti brevi e infelici, pur trattandosi di una donna di grande bellezza e fascino. All’età di trent’anni, dopo le turbolente vicende di guerra che si erano succedute dalla morte del padre Bonifacio di Canossa e dall’assassinio dei fratelli, si era trovata a regnare e amministrare un territorio vastissimo: dal Lazio al Lago di Garda, dimostrando doti e capacità amministrative notevoli.

 

Dopo anni di lotte e vicende alterne, Matilde si ritirò a Bondanazzo di Reggiolo nel 1115, e a 69 anni vi morì. Per volere di papa Urbano VIII fu trasportata a Castel Sant’Angelo. Nel 1645 fu definitivamente tumulata in San Pietro, in una tomba scolpita dal Bernini: “Onore e gloria d’Italia”. Lo spettacolo ha la durata di h. 1,15 e può essere realizzato in spazi non teatrali. Le proiezioni possono essere effettuate sia su schermi autoportanti, fondali, oppure sulle pareti di saloni storici o monumenti.

 

NOTA BIOGRAFICA DI ALMA DADDARIO.

Alma Daddario vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con diverse testate giornalistiche. Nel 1997 premiata per “Siamo tutti…libertini” (testo ispirato al carteggio tra il filosofo illuminista Denis Diderot e Sophie Volland – regia di Walter Manfrè) con il premio “Stanze Segrete”.  Nel 2004 ha ricevuto, invece, il  premio Fondi la Pastora per: “Io Ero” (rivisitazione contemporanea del mito di Ero e Leandro). Ha inoltre rappresentato:  “Albertine o della gelosia”, “L’anima e la voce”, “Le confessioni”(progetto di Walter Manfré), “Ritmo spezzato” (progetto di Maddalena Fallucchi), e “Mare Nostrum”(spettacolo con musiche ispirato all’Odissea) rappresentato alle Orestiadi di Gibellina (2008) e successivamente al Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra.  Nel 2011 è stato messo in scena il dramma “Le attese-moods for love”, con l’interpretazione di Valeria Ciangottini e la regia di Lorenzo Costa, replicato nel 2012.

La Daddario ha realizzato anche una serie di puntate radiofoniche per Radio 3, per la trasmissione “Lampi d’inverno” (1997), intitolate: “Signore in nero”, e ispirate a scrittrici noir, gotiche e gialliste, dal 1500 ai giorni nostri. Ha poi pubblicato saggi sulla scrittura creativa, e tre i libri: “Notti e giorni” (racconti noir – Paguro edizioni), “Se scrivere potesse dire” (interviste a scrittrici internazionali – Selene edizioni – prefazione di Sandra Petrignani) e “Strani frutti e altri racconti”(nel 2008) per le edizioni Il Filo, con una nota introduttiva di Dacia Maraini e la prefazione del Prof. Aldo Carotenuto. Con la scrittrice Dacia Maraini ha inoltre collaborato, presso il Centro Internazionale Alberto Moravia di Via del Falco a Roma, alla realizzazione di seminari di scrittura creativa e teatrale, privilegiando il contatto diretto dell’autore con la figura dell’attore. I seminari, diretti a un pubblico sia di professionisti che amatori, prevedevano sempre l’allestimento di uno spettacolo finale presso un teatro della capitale. Infine, Dal 2003 è membro della giuria del premio teatrale: “Ombra della Sera” per il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra. Inoltre, è membro onorario della prestigiosa “Accademia dei Sepolti” di Volterra per meriti teatrali e letterari, e della Consulta Regionale Femminile della Regione Lazio. E’ membro della giuria del premio letterario “Coppedè”.

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Video consigliato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate)

IL SEME DI UN NUOVO STATO SOCIALE

 

MARINELLYS TREMAMUNNO: IL CROLLO DI UNA RIVOLUZIONE

Posted by Punto Continenti On agosto - 18 - 2017 Commenti disabilitati su MARINELLYS TREMAMUNNO: IL CROLLO DI UNA RIVOLUZIONE

Foto: sullo sfondo di una manifestazione Marinellys Tremamunno con il suo libro

 

C’è chi l’ha definita la Giovanna D’Arco del Venezuela. In verità si tratta di un paragone un tantino esagerato. Ma non v’è dubbio che Marinellys Tremamunno, giornalista televisiva residente a Roma (lavora per una televisione messicana e collabora con pubblicazioni vaticaniste) sta ormai calamitando l’attenzione di tutta l’opposizione venezuelana in Italia. Quasi ogni giorno la troviamo da qualche parte, presente in qualche manifestazione, in qualche stazione di radio e tv, sui giornali, a spiegare le sofferenze che in questo momento sta subendo il suo popolo. E ora è uscito anche con un suo libro esplosivo: Venezuela, il crollo di una rivoluzione (edito da Arcoiris).

 

 

Sono 245  pagine suddivise in sei capitoli che raccolgono buona parte dell’impegno della Tremamunno: articoli, interviste, raccolte di informazioni, interventi di importanti personaggi politici e della società, nonché da una serie di vignette firmate da Fernando Pinilla. In estrema sintesi possiamo dire che gli scopi principali della Tremamunno sono: smontare il mito del ex presidente Ugo Chavez, che aveva conquistato gran parte delle simpatie della sinistra latino americana ed europea; spiegare le ragioni per cui un Paese che galleggia sul petrolio oggi si trova alla fame endemica; illustrare i limiti e la pericolosità dell’attuale Presidente Nicolas Maduro; descrivere il ruolo di Cuba; parlare dei militari venezuelani che rischiano, a oltre mezzo secolo di distanza, di ripetere le ‘gesta’ dei militari cileni e argentini durante gli anni più bui della dittatura; commentare il ruolo della chiesa che, forse, un po’ ingenuamente, ancora che crede che sia possibile dialogare con il Governo. La Tremamunno non manca poi di disegnare alcuni possibili scenari futuri, tra cui quello terribile della guerra civile (che per certi versi è già in corso).

 

 

Leggere il libro della Tremamunno è quasi un dovere, anche per rispetto dei numerosissimi italiani che vivono in questo grande paese e che stanno anch’essi pagando un prezzo notevole (a volte con la vita) per questa terribile crisi condita da caos, incremento esponenziale della criminalità, commistione con i narcotrafficanti,  corruzione a livelli mai immaginabili.

 

 

Certo, la Tremamunno è di parte, e questo va a suo merito. A differenza di tanti altri colleghi che pontificano indossando dietro il computer una finta veste di neutralità, le ci mette la faccia, lei rischia in proprio e per i suoi cari oltreoceano.  Lasciamo quindi a lei anche la spiegazione del perché ha scritto questo libro, nella speranza che esso possa in qualche modo dare un contributo alla soluzione di una via pacifica del problema: altrimenti dovremmo tutti sentirci un po’ responsabili. Ma ecco la conclusione del libro scritto dalla Tremamunno:

 

 

Sicuramente questo libro non è un compendio metodologico, nemmeno scientifico, sul crollo della rivoluzione venezuelana, ma è una vera testimonianza raccontata dai protagonisti. Quel Paese esempio di democrazia e di progresso dell’America Latina è finito nel baratro: ecco a cosa ci ha portato la megalomania di Hugo Chávez, arrivato al potere grazie alla propaganda contro il sistema e contro la corruzione. Il risultato? La distruzione di una intera nazione in nome del Socialismo del XXI Secolo. Questa realtà, violenta quanto ingiustificabile, invoca una presa di coscienza. La grande minaccia dei nostri tempi  è il populismo. L’esperienza del Venezuela deve servire per lanciare un allarme, per evitare che la storia possa ripetersi ad altre latitudini.

 

Nota: Vedere il video: Venezuela, giornalisti sotto il tiro. 

 

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