Sunday, August 20, 2017

ALMA DADDARIO PORTA IN SCENA MATILDE DI CANOSSA

Posted by Punto Continenti On agosto - 20 - 2017 Commenti disabilitati su ALMA DADDARIO PORTA IN SCENA MATILDE DI CANOSSA

Foto: da sinistra Alma Daddario insieme agli attori Edoardo Siravo e Alessandra Fallucchi.

 

Quest’anno nella splendida Anagni (provincia di Frosinone), in occasione del Festival Medioevale, andrà in scena il lavoro della giornalista e scrittrice Alma Daddario, Matilde Di Canossa (la legge, il cuore, la fede) con la regia di Consuelo Barilari, gli attori Edoardo Siravo e Alessandra Fallucchi, le videoproiezioni di  Roberto Rebaudengo e la musica di Paolo Vivaldi (Compagnia Schegge di Mediterraneo). Ma chi era nella realtà Matilde di Canossa? Indomabile e solitaria guerriera, fu un personaggio di grande spiritualità, ma anche di lungimiranza politica e capacità diplomatica. Fu la donna più potente del suo tempo: al tempo delle Crociate, delle battaglie feroci, guerre, tradimenti, scomuniche, della rivalità fra re e imperatori e potere papale, Matilde riuscì a dominare come una regina un panorama politico complesso, dove nessuna donna mai aveva trovato spazio.

Il personaggio Matilde interpretato da Alessandra Fallucchi prende forma con il fascino moderno e inquieto di una “dark lady” e la potenza drammatica di Giovanna d’Arco. Il frate, Donizone di Canossa, realmente esistito, suo fedele confessore fino alla morte, che scrisse per lei Vita Matildis una biografia in forma epica, interpretato qui da Edoardo Siravo, l’accompagna in un dialogo avvincente, sempre teso nel contrasto tra l’amore e la ragione. Sullo sfondo rivive un medioevo pieno di ombre dove la suspense per il destino dei personaggi e dell’umanità aggiunge mistero alla tensione drammatica della storia.

 

Filmati di animazione, con la musica di Paolo Vivaldi, proiettati sulla scena contribuiscono a creare ambiguità nella storia. Si tratta di immagini di animazione in colore e ombre che raffigurano il pensiero e i desideri nascosti dei personaggi, mentre essi vivono il dialogo e l’azione sulla scena. Le immagini proiettate raccontano allo spettatore, il pensiero inconfessabile creando un secondo piano narrativo tra i personaggi in una drammaturgia che si sviluppa ad intreccio offrendo costantemente un doppio punto di vista.

 

Matilde non ebbe un’infanzia tranquilla: quando il padre fu assassinato aveva solo otto anni. A diciotto anni vinse la sua prima battaglia, al comando delle truppe del patrigno Goffredo contro quelle dell’antipapa. I matrimoni, perlopiù combinati per motivi di alleanze politiche, furono tutti brevi e infelici, pur trattandosi di una donna di grande bellezza e fascino. All’età di trent’anni, dopo le turbolente vicende di guerra che si erano succedute dalla morte del padre Bonifacio di Canossa e dall’assassinio dei fratelli, si era trovata a regnare e amministrare un territorio vastissimo: dal Lazio al Lago di Garda, dimostrando doti e capacità amministrative notevoli.

 

Dopo anni di lotte e vicende alterne, Matilde si ritirò a Bondanazzo di Reggiolo nel 1115, e a 69 anni vi morì. Per volere di papa Urbano VIII fu trasportata a Castel Sant’Angelo. Nel 1645 fu definitivamente tumulata in San Pietro, in una tomba scolpita dal Bernini: “Onore e gloria d’Italia”. Lo spettacolo ha la durata di h. 1,15 e può essere realizzato in spazi non teatrali. Le proiezioni possono essere effettuate sia su schermi autoportanti, fondali, oppure sulle pareti di saloni storici o monumenti.

 

NOTA BIOGRAFICA DI ALMA DADDARIO.

Alma Daddario vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con diverse testate giornalistiche. Nel 1997 premiata per “Siamo tutti…libertini” (testo ispirato al carteggio tra il filosofo illuminista Denis Diderot e Sophie Volland – regia di Walter Manfrè) con il premio “Stanze Segrete”.  Nel 2004 ha ricevuto, invece, il  premio Fondi la Pastora per: “Io Ero” (rivisitazione contemporanea del mito di Ero e Leandro). Ha inoltre rappresentato:  “Albertine o della gelosia”, “L’anima e la voce”, “Le confessioni”(progetto di Walter Manfré), “Ritmo spezzato” (progetto di Maddalena Fallucchi), e “Mare Nostrum”(spettacolo con musiche ispirato all’Odissea) rappresentato alle Orestiadi di Gibellina (2008) e successivamente al Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra.  Nel 2011 è stato messo in scena il dramma “Le attese-moods for love”, con l’interpretazione di Valeria Ciangottini e la regia di Lorenzo Costa, replicato nel 2012.

La Daddario ha realizzato anche una serie di puntate radiofoniche per Radio 3, per la trasmissione “Lampi d’inverno” (1997), intitolate: “Signore in nero”, e ispirate a scrittrici noir, gotiche e gialliste, dal 1500 ai giorni nostri. Ha poi pubblicato saggi sulla scrittura creativa, e tre i libri: “Notti e giorni” (racconti noir – Paguro edizioni), “Se scrivere potesse dire” (interviste a scrittrici internazionali – Selene edizioni – prefazione di Sandra Petrignani) e “Strani frutti e altri racconti”(nel 2008) per le edizioni Il Filo, con una nota introduttiva di Dacia Maraini e la prefazione del Prof. Aldo Carotenuto. Con la scrittrice Dacia Maraini ha inoltre collaborato, presso il Centro Internazionale Alberto Moravia di Via del Falco a Roma, alla realizzazione di seminari di scrittura creativa e teatrale, privilegiando il contatto diretto dell’autore con la figura dell’attore. I seminari, diretti a un pubblico sia di professionisti che amatori, prevedevano sempre l’allestimento di uno spettacolo finale presso un teatro della capitale. Infine, Dal 2003 è membro della giuria del premio teatrale: “Ombra della Sera” per il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra. Inoltre, è membro onorario della prestigiosa “Accademia dei Sepolti” di Volterra per meriti teatrali e letterari, e della Consulta Regionale Femminile della Regione Lazio. E’ membro della giuria del premio letterario “Coppedè”.

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Video consigliato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate)

IL SEME DI UN NUOVO STATO SOCIALE

 

MARINELLYS TREMAMUNNO: IL CROLLO DI UNA RIVOLUZIONE

Posted by Punto Continenti On agosto - 18 - 2017 Commenti disabilitati su MARINELLYS TREMAMUNNO: IL CROLLO DI UNA RIVOLUZIONE

Foto: sullo sfondo di una manifestazione Marinellys Tremamunno con il suo libro

 

C’è chi l’ha definita la Giovanna D’Arco del Venezuela. In verità si tratta di un paragone un tantino esagerato. Ma non c’è dubbio che Marinellys Tremamunno, giornalista televisiva residente a Roma (lavora per una televisione messicana e collabora con pubblicazioni vaticaniste) sta ormai calamitando l’attenzione di tutta l’opposizione venezuelana in Italia. Quasi ogni giorno la troviamo da qualche parte, presente in qualche manifestazione, in qualche stazione di radio e tv, sui giornali, a spiegare le sofferenze che in questo momento sta subendo il suo popolo. E ora è uscito anche con un suo libro esplosivo: Venezuela, il crollo di una rivoluzione (edito da Arcoiris).

 

 

Sono 245  pagine suddivise in sei capitoli che raccolgono buona parte dell’impegno della Tremamunno: articoli, interviste, raccolte di informazioni, interventi di importanti personaggi politici e della società, nonché da una serie di vignette firmate da Fernando Pinilla. In estrema sintesi possiamo dire che gli scopi principali della Tremamunno sono: smontare il mito del ex presidente Ugo Chavez, che aveva conquistato gran parte delle simpatie della sinistra latino americana ed europea; spiegare le ragioni per cui un Paese che galleggia sul petrolio oggi si trova alla fame endemica; illustrare i limiti e la pericolosità dell’attuale Presidente Nicolas Maduro; descrivere il ruolo di Cuba; parlare dei militari venezuelani che rischiano, a oltre mezzo secolo di distanza, di ripetere le ‘gesta’ dei militari cileni e argentini durante gli anni più bui della dittatura; commentare il ruolo della chiesa che, forse, un po’ ingenuamente, ancora che crede che sia possibile dialogare con il Governo. La Tremamunno non manca poi di disegnare alcuni possibili scenari futuri, tra cui quello terribile della guerra civile (che per certi versi è già in corso).

 

 

Leggere il libro della Tremamunno è quasi un dovere, anche per rispetto dei numerosissimi italiani che vivono in questo grande paese e che stanno anch’essi pagando un prezzo notevole (a volte con la vita) per questa terribile crisi condita da caos, incremento esponenziale della criminalità, commistione con i narcotrafficanti,  corruzione a livelli mai immaginabili.

 

 

Certo, la Tremamunno è di parte, e questo va a suo merito. A differenza di tanti altri colleghi che pontificano indossando dietro il computer una finta veste di neutralità, le ci mette la faccia, lei rischia in proprio e per i suoi cari oltreoceano.  Lasciamo quindi a lei anche la spiegazione del perché ha scritto questo libro, nella speranza che esso possa in qualche modo dare un contributo alla soluzione di una via pacifica del problema: altrimenti dovremmo tutti sentirci un po’ responsabili. Ma ecco la conclusione del libro scritto dalla Tremamunno:

 

 

Sicuramente questo libro non è un compendio metodologico, nemmeno scientifico, sul crollo della rivoluzione venezuelana, ma è una vera testimonianza raccontata dai protagonisti. Quel Paese esempio di democrazia e di progresso dell’America Latina è finito nel baratro: ecco a cosa ci ha portato la megalomania di Hugo Chávez, arrivato al potere grazie alla propaganda contro il sistema e contro la corruzione. Il risultato? La distruzione di una intera nazione in nome del Socialismo del XXI Secolo. Questa realtà, violenta quanto ingiustificabile, invoca una presa di coscienza. La grande minaccia dei nostri tempi  è il populismo. L’esperienza del Venezuela deve servire per lanciare un allarme, per evitare che la storia possa ripetersi ad altre latitudini.

 

Nota: Vedere il video: Venezuela, giornalisti sotto il tiro. 

 

SERGIO BATTISTA FOTOGRAFA 21 DONNE CHE PARLANO DI VIOLENZA

Posted by Punto Continenti On agosto - 13 - 2017 Commenti disabilitati su SERGIO BATTISTA FOTOGRAFA 21 DONNE CHE PARLANO DI VIOLENZA

Foto: La copertina del libro di Sergio Battista (nel riquadro a destra in alto). 

 

Interessante iniziativa dell’impegnato fotografo Sergio Battista: 21 donne accettano di farsi fotografare e raccontare le proprie sensazioni, esperienze, timori, speranze in merito al grave problema del femminicidio (ogni due giorni una donna viene uccisa dal compagno) e della violenza degli uomini sulle donne in generale. Titolo dell’opera: La voce delle donne. Le donne intervistate sono: Arianna Nunchi (attrice); Silvia Siravo (attrice); Valentina Catoni (speaker radiotelevisiva ); Ottavia Orticello (attrice); Luciana Delle Fratte (contabile); Valentina Bernardini (attrice); Giada Bernardini (musicista ); Marika Campeti (impiegata); Claudia Contadini (biologa ricercatrice); Livia Esperanza Neves Gomes (impiegata); Elena D’Elia (insegnante); Giulia Contadini (ufficio stampa); Lara Calisi (speaker); Serena Sanesi (insegnante); Silvia Basilici (percussionista); Francesca Maggiolini (promotrice editoriale); Doriana Basilici (personal trainer); Linda Bori (psicologa); Laura Stefanelli (terapista occupazionale); Flavia Fazzi (violinista); Letizia Forte (mamma).

 

Ad ogni donna Battista riserva quattro scatti e una pagina di commento: ma più che una raccolta di testimonianze il libro, edito da Cultura e d’intorni (con introduzione di Giulia Maselli e Lorenza Fruci, nonché la partecipazione di Arianna Ninchi e Silvia Siravo), rappresenta un formidabile spunto di riflessione. La sua lettura è raccomandabile soprattutto agli uomini che, per quanto siano sensibili al problema (che rappresenta una vergogna per tutto il genere) spesso non colgono le diverse sfaccettatura di una violenza fatta da sopraffazioni secolari dei quali siamo, in fondo, anche tutti vittime.

 

Scrive Battista nella premessa del libro: “Le donne protagoniste del progetto non sono state ritratte unicamente con una finalità estetica, ma si è voluto rappresentarle come persone che esprimono liberamente la loro versione dei fatti su una tematica di urgente rilevanza sociale come la violenza sui loro corpi, sulle loro menti e in definitiva su ciò che sono riflettendo sulla limitazione della libertà di scelta della propria vita: come si usa dire in questi casi, “ci mettono la faccia” e in questo progetto nel vero senso della parola”.

 

Sergio Battista, nato a Roma nel 1969, divide da sempre i suoi interessi artistici tra la musica e la fotografia. Predilige la fotografia di scena, musicale e ritrattistica: ha partecipato a mostre personali e collettive in Italia e all’estero, collabora con il blog di critica teatrale e musicale ‘Brainstorming Culturale’; alcune sue immagini sono state rappresentate dall’Agenzia ART+Commerce di New York e dalla Galleria SpoazioGMArte di Milano. Nel 2015 ha pubblicato il libro fotografico L’infinita Bellezzaritratti femminili a Roma., a cura di Mino Freda.   

Nota: La voce delle donne (77 pagine, costo 14 euro) è pubblicato da Cultura e dintorni Editore (via Volsino 28, 00199 ROMA – www.culturaedintorni.it ).

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Vedere il video: Il Seme di un nuovo Stato Sociale della REA (Radiotelevisioni Europee Associate)

PIA ZIRPOLO SPIEGA AL PRESIDENTE MATTARELLA LA FIBROMIALGIA

Posted by Punto Continenti On agosto - 9 - 2017 Commenti disabilitati su PIA ZIRPOLO SPIEGA AL PRESIDENTE MATTARELLA LA FIBROMIALGIA

Foto: Pia Zirpolo

 

E’ il classico caso emblematico. Parliamo di una malata e di una malattia. La persona è Pia Zirpolo, la malattia è la fibromialgia. Di cosa si tratta? Lo leggerete nella commovente lettera che la Pia ha mandato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Del resto nessuno meglio di lei sarebbe in grado di descrivere in maniera comprensibile i devastanti risvolti di questa malattia. A noi della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e a tutti coloro che sono impegnati a battersi per un nuovo ed efficiente Stato Sociale interessa rimarcare che ormai si tratta di un problema che interessa 8 milioni di persone (ma sarebbe lo stesso anche se riguardasse solo Pia): un problema, del quale si è interessato anche il Papa ma che stenta a trovare una soluzione ragionevole a livello istituzionale.

 

Ma cosa chiedono in sostanza questi malati? Semplicemente che la fibromialgia venga considerata una malattia altamente invalidante per poterla inserire nei LEA cioè, tra quelle prestazioni che il Servizio Sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). La domanda che ci poniamo è come è possibile che lo Stato Italiano continui a definire la fibromialgia una ‘sindrome’ (proprio per svilirne la morbosità) quando lo stesso Parlamento europeo ha riconosciuto ampiamente la natura nefasta di questa malattia già nel lontano 13 gennaio 2009, con un documento firmato da ben 393 europarlamentari? Per chi volesse approfondire l’argomento suggeriamo di leggere (possibilmente per intero, anche se lunga) la lettera inviata da Pia al Presidente Mattarella. (R.S.)

 

Egregio Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

 

Mi chiamo Pia Zirpolo, nata il 30/11/1960,a Metz( Francia),residente a Lodi. Le scrivo per renderLa partecipe del mio dolore e per chiedere il Suo aiuto: soffro di fibromialgia, una malattia “invisibile per chi non ne soffre” e di parecchie altre patologie: sono autoimmune, ho avuto 24 Polmonite e 20 Varicelle in due anni-un record praticamente. La fibromialgia è una bestia, ti uccide tutti gli organi, ho perso un occhio per una maculopatia retinica e sto perdendo anche l’altro, soffro di ipertensione e grazie a lei sono in ipotiroidismo, accuso fortissimi dolori 24 ore su 24 che variano di giorno in giorno ed anche di ora in ora. È qualcosa che non posso prevedere. Purtroppo,  nel mio vocabolario non esiste più la parola domani! Vorrei farLe capire che io devo ancora imparare ad accettare il mio corpo con i suoi limiti e non è facile.

 

 

Non vi è una cura per la fibromialgia ma cerco di alleviare i sintomi ogni giorno con mille farmaci. Uso anche la Morfina e ben altro (oggi faccio uso anche di Metrotrexate, un chemioterapico che mi pratico nella gamba ogni sabato e che mi porta disturbi quali vomito, nausea e perdita dei capelli). Spettabile Senatore ,non ho chiesto io di avere questo male che mi succhia il midollo ogni giorno, che mi tormenta di giorno e di notte, che mi impedisce di uscire di casa, di lavorare o semplicemente di andare a mangiare una pizza con gli amici. A volte, per due o più giorni consecutivi, non sono in grado neanche di alzarmi dal letto a causa dei forti dolori e dell’enorme stanchezza. CERCO DI SOPRAVVIVERE A DEI DOLORI COSTANTI OGNI SINGOLO MOMENTO e non è facile. Certe persone credono che non sia possibile che IO STIA così male perché ai loro occhi il dolore non si vede. Non si vede ma c’è, mi creda, io il dolore di questa rara patologia cronica lo percepisco, per colpa sua ho dovuto persino smettere di lavorare.

 

 

Sono un’invalida anche se la mia malattia non è riconosciuta come malattia invalidante e di conseguenza non ho una pensione; godo di una pensione di inabilità lavorativa pari a 1000 euro, ma purtroppo questi soldi non bastano per pagare il fitto di casa, le bollette, il cibo e le medicine che servono per lenire i sintomi della mia malattia. Io non vivo ma sopravvivo lottando contro i mulini al vento; delle cose che possono sembrare facili da fare possono non esserlo. Non necessariamente qualcosa che sono in grado di fare il giorno prima lo posso rifare il giorno dopo, ad esempio, rifare il letto. Ultimamente non ci riesco più, non apro nemmeno le persiane, vivo al buio in una camera da letto da sola con due gatti che mi fanno compagnia e sono diventati testimoni del mio dolore fisico e morale. A volte mi deprimo, ma chi non lo farebbe con un dolore cosi forte e costante? Non è facile parlare della mia malattia e del mio dolore, il rischio è che la rabbia e il rancore prendano il sopravvento, che il lamento diventi fine a se stesso e che le lacrime velino gli occhi e la realtà. Eppure, se dopo 5 anni di QUESTA MALATTIA sono qui a scrivere di convivenza con la malattia, vuol dire che su questa avventura che mi è capitato di vivere è possibile gettare uno sguardo diverso. Vuol dire che, tra le righe incise quotidianamente dal dolore, esistono spazi di libertà che ciascuno può imparare a riempire di sentimenti, emozioni, sensazioni sottili, azioni imprevedibili.

 

 

C’è un’altra storia, parallela a quella della sofferenza, che può riscattare una vita altrimenti invivibile. Perché la convivenza tra noi, quell’altra parte di noi che è la malattia e, da non dimenticare, ciò che sta intorno a noi, è tremendamente difficile, ma possibile e, soprattutto, necessaria. È come in una di quelle famiglie un po’ speciali nelle quali ciascuno ha una personalità forte e libera: ciascuno ha bisogno dei suoi spazi e dei suoi tempi, e capita che si prendano strade diverse e contrastanti, succede che ci siano incomprensioni, distacchi, separazioni. Ma alla fine ci si ritrova, ci si riscopre, ci si ricongiunge quando, di fondo, ci sono rispetto e amore. Così, ci vuole un grande amore per il nostro piede sinistro quando decide di non volerci più sostenere, ci vuole rispetto per il piede destro quando, da un giorno all’altro, segue le imprese del fratello. Se penso a quante volte mi sono ostinata a indossare scarpe normali, non dico quelle con tacchi alti e punte strette, ma scarpe normali, sandaletti estivi.Quante volte, dopo averle portate per qualche ora, nella speranza che avessero pietà per i miei piedi e comprensione per il mio desiderio di apparire una donna normale, ho dovuto rinunciare all’estetica .Quanto tempo ho impiegato per capire che non erano le scarpe a fare male, ma i piedi e che piedi nuovi non si trovano al negozio neppure pagandoli a peso d’oro. Così, lentamente, ho imparato a rispettare i miei piedi malandati calzando le solite vecchie scarpe ortopediche, purtroppo bucate.

 

 

Può sembrare una sciocchezza, lo so ma nelle brevi pause che la malattia mi ha concesso ( ora di pause non ne ho più), ho preso a piene mani tutto quello che ho potuto. Nei periodi di tregua ho vissuto 10 minuti di una vita normale, non sapendo che l’indesiderata compagna continuava a lavorare nell’ombra. Ho vissuto. Ogni istante di quella vita piena, ha corroso le mia vita, ogni nuova esperienza ha rinvigorito il mio carattere e dato senso all’esistenza. Avrei potuto fare altrimenti? Non voglio suicidarmi, non voglio sopravvivere ma vivere fino alla fine, ne ho il diritto. Ho raccontato dei miei piedi e ora posso raccontare delle mie, delle nostre mani e del nostro corpo. Dobbiamo amarli enormemente, gli oggetti, per prenderli con queste mani dolenti: di un bicchiere studiamo la forma per capire come afferrarlo, lo soppesiamo per essere sicuri che riusciremo a portarlo alla bocca, ne tastiamo bene la superficie perché non scivoli via. Conosciamo a fondo ogni oggetto per farcelo amico, per non dover rinunciare troppo presto alla sua utilità. E quando questo accade, ecco venirci in aiuto i cosiddetti “ausili”, che scopriamo quasi sempre per caso perché nessuno ci dice che sono lì proprio per noi. E li compriamo, carissimi come sono, a caso perché nessuno ci dice quale esattamente fa per noi o anche perché proprio non esiste l’ausilio ideale.

 

 

Quell’apribottiglie che fino a ieri ci era amico, oggi non vuole saperne delle nostre mani e diventa estraneo, un pezzo di ferro inutile. Comincia la ricerca, cominciano i soldi buttati al vento per un utensile al quale la gente normale non fa troppo caso mentre per noi può essere vitale. E qualcosa di simile può accadere per le maniglie delle porte e delle finestre, per i cassetti di vecchi mobili che amiamo, d’improvviso sembrano fatti di piombo, per leve e pulsanti, rubinetti ed interruttori che si ribellano alle nostre fragili dita e non si lasciano più comandare. È un ammutinamento generale! Per non parlare dei tutori (scarpe, plantari, tutori per gomiti, polsi, caviglie…) che non vanno quasi mai bene, o della fisioterapia che, ai malati cronici e non tanto giovani, si tende a non prescrivere più. ed essendo una malattia non riconosciuta dobbiamo pagare tutto. E quando neppure gli ausili ci vengono in aiuto e i tutori ammaccano la pelle e ci fanno sentire dei marziani, c’è bisogno di altre mani, delle mani di qualcun altro.

 

 

Anch’io ora ho bisogno di altre mani, ma nella mia testa che, memore di corse a perdifiato, ancora crede di essere piantata su un corpo sano, sopravvive con tenacia l’idea che a 54 anni ci si dovrebbe lavare e vestire da soli, si dovrebbe assaporare il piacere di affettare il pane o di sbucciare la frutta, si dovrebbe poter godere della libertà di uscire di casa senza farne domanda in carta bollata. C’è da imparare a convivere con tutto questo perché la malattia è tutto questo, non solo dolore fisico, pillole colorate e terapie innovative. La malattia è anche tutto quel dolore in più che l’ignoranza, nostra e di chi ci sta intorno, contribuiscono a determinare. Per imparare a riconoscere, accettare e curare amorevolmente la nostra ferita ci vuole tempo. A me ne è servito parecchio per accettare di sentirmi classificata come “handicappata-disabile” o diversamente abile che dir si voglia-invalida più o meno grave-inabile al lavoro-, per imparare a dire grazie di questi riconoscimenti, un grazie a denti stretti per le medaglie al valore via via conquistate sul campo, per imparare a capire che gli altri possono non capire un bel niente di tutta questa nostra sofferenza, di questo indurirsi del carattere che loro chiamano di volta in volta coraggio o ingratitudine, ma che non è altro che una seconda pelle, spessa e coriacea, che va a ricoprire ferite sempre nuove.

 

 

Bisogna imparare a ritrovare dentro di noi, nel profondo, quel che resta della nostra tenerezza, della nostra inventiva, della fantasia e del sogno. Si procede per tentativi ed errori, si fanno piccoli passi avanti, qualcuno indietro. La nostra testa ribelle che si ostina a restare piantata sul collo, nonostante le paurose oscillazioni del dente dell’epistrofeo, comincia piano piano ad accogliere un corpo che, ormai anch’essa lo ha capito, non è più così sano. È un corpo limitato come lo sono i corpi umani per loro natura: alcuni di più, altri di meno, alcuni prima, altri dopo. Accogliere questi limiti, farne un punto di forza per ripartire ogni volta, per scoprire e mettere in moto le infinite potenzialità della mente, stare al loro interno da protagonisti riempiendo di vita ogni spazio libero: c’è da imparare tutto questo ed è dura. E sarebbe meno dura se le persone intorno a noi ci dessero una mano, se si fermassero ad ascoltare i nostri silenzi, a condividere un po’ della nostra obbligata immobilità fisica e del fermento interiore. Ma è raro che accada perché, mentre per noi è vitale apprendere modalità sempre nuove del vivere e del concepire la vita, l’apprendimento degli altri non è sempre necessario, a loro.

 

 

Siete i ben accetti nel mio mondo dove la follia diviene quotidianità, dove la mattina ci si sveglia col sorriso e si fanno i conti di ciò che ti fa male e si sorride al mondo, dove non si può lavorare perché il nostro lavoro ora è affrontare gli ostacoli, dove quasi sempre timbriamo il cartellino in ospedale per fare il mestiere più duro: il paziente. Dove vivere diviene la priorità, dove si fa amicizia con qualcuno che casualmente è inciampato nello stesso percorso e si comprende come la vita è fatta di cose povere e umili, dove si trova sempre un assoluto equilibrio, un senso di pace e di gratitudine verso una condizione che meno lo meriterebbe. Ecco,questo è la mia sopravvivenza. Assurda se si pensa che ci sono, invece, persone che abusano dei loro diritti, fingendo di essere ammalate. Personalmente, ho subito una serie infinita di umiliazioni, e al di là dei dolori fisici che con grande volontà ho sopportato è sopporto, oggi mi rendo conto di quanto la medicina tradizionale sia volta spesso a curare solo gli effetti, e quanta poca attenzione si dia al malato che in venti minuti deve raccontare tutto il suo excursus e ricevere la diagnosi, quanta aria di superiorità ci sia nell’approccio con il paziente, quanto poco tempo si dedichi all’interpretazione dei sintomi e quanto facile sia la prescrizione dei farmaci senza spiegare a cosa il paziente potrebbe andare incontro e quanto sia facile prescriverli senza aver accertato un vero e proprio disturbo.

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o devo ringraziare il mio Medico di famiglia, il mio reumatologo.Dot Orazio De Lucia. La mia Amica Cristina Vercellone ( giornalista del Cittadino di Lodi ) alla signora Claudia Buccellati e al Dot Francesco D’Agostino,che mi hanno ascoltato e mi hanno capita. Ecco, questa sono io, nella mia quotidianità. Penso di meritare almeno una risposta, spero che si apra uno spiraglio per tutti e mi auguro che un giorno queste rare malattie possano essere riconosciute, a beneficio delle altre persone affette da diverse defaillance fisiche. In attesa di un Suo riscontro La ringrazio per aver letto la mia lettera e Le porgo i miei più distinti saluti.

Pia Zirpolo

 

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Vedere il video  Il Seme di un nuovo Stato Sociale

VOLTERRA: UN FESTIVAL PER L’ARTE E PER IL SOCIALE

Posted by Punto Continenti On agosto - 7 - 2017 Commenti disabilitati su VOLTERRA: UN FESTIVAL PER L’ARTE E PER IL SOCIALE

FOTO: Momento finale della premiazione l’Ombra della Sera di Volterra. Foto di Sergio Battista.

 

Tra i più soddisfatti c’è sicuramente Simone Migliorini, ideatore del Premio Volterra, ormai considerato l’Oscar del Teatro. “Quest’anno” dice Migliorini, “oltre a valorizzare l’arte, premiando alcuni dei suoi più autorevoli interpreti a livello internazionale, abbiamo concretizzato il gemellaggio con il Progetto REA (Radiotelevisioni Europee Associate, ndr.) di promozione di un nuovo  e forte Stato Sociale. Infatti, l’arte e, in particolare, il teatro, rappresenta lo strumento ideale per rilanciare l’idea di una società più giusta e sicura”. Da consumato regista e attore, Migliorini si è esibito anche in una parte recitante insieme alla brava attrice e ballerina Giorgia Vicenti.

 

Questi due ingredienti, arte e sociale, messi in sintonia hanno finito per valorizzare ulteriormente la consegna a Volterra (splendida località in provincia di Pisa) dei Premi Ombra della Sera: una manifestazione giunta alla sua XV edizione e che ha avuto per la prima volta come direttore artistico Andrea Mancini. Tra gli ospiti illustri va segnalato sicuramente Fernando Arabal, il grande drammaturgo, saggista, regista, sceneggiatore, poeta, scrittore e pittore spagnolo. L’edizione 2017 ha premiato sei grandi personaggi del Teatro e della lirica. Al coreografo Micha Van Hecke è andato il Premio alla Danza Ernestina Fenzi; al violoncellista Luca signorini il premio al volterrano distinto nelle arti e nei mestieri Franco Porretti; al regista e promotore del festival di Segesta Nicasio Anzelmo il premio Dino Lessi all’organizzazione teatrale; al regista e attore Renato Giordano il premio Giovanni Villifranchi alla drammaturgia; al tenore Fabio Armiliato il Premio ‘Bruno Landi’ alla lirica; all’attore Giuseppe Pambieri il Premio Tommaso Fedra Inghirami alla carriera. La manifestazione è stata accompagnata dall’orchestra Jazz Cep. Da registrare che ogni premio è intestato a un personaggio volterrano che nei secoli si è distinto nella disciplina che viene premiata (es. teatro, lirica, danza, drammaturgia). Il premio consiste nella riproduzione, in formato originale, del famoso bronzetto etrusco denominato: Ombra della Sera,  realizzato da un ignoto scultore vissuto circa 3000 anni fa. Secondo la tradizione, fu Gabriele D’Annunzio a dare alla filiforme statuetta votiva questo nome.

 

Ad assegnare questi premi è stata un’autorevole giuria di giornalisti, scrittori e artisti, presieduta dal  prof. Giovanni Antonucci, e composta da: Vito BruschiniMaura CatalanMaria Letizia CompatangeloAlma DaddarioElena d’EliaNatalia di BartoloLia GayFloriana MastandreaCarmela PiccioneMariano RigilloAnna Teresa RossiniRainero SchembriEdoardo Siravo. La serata è stata presentata da Alida Mancini mentre la regia della premiazione è stata di Vito Bruschini. Infine, i rapporti con la stampa sono stati curati da Alma Daddario.

 

Da registrare che nelle scorse edizioni hanno ricevuto il premio Ombra della Sera tra gli altri: Massimo Ranieri, Gabriele Lavia, Arnoldo Foà, Giuliana Lojodice, Franca Valeri, Alessandro Gassman, Giorgio Albertazzi, Antonio Calenda, Leo Gullotta, Maria Grazia Patella, Miro Solman, Edoardo Erba, Manlio Santanelli, Ugo Chiti, Nuccio Messina, Pino Strabioli, Paola Gassman, Maria Rosaria Omaggio, Paolo Ferrari, Maurizio Giammusso, Roberto Herlitzka, Glauco Mauri, Ivana Monti, Franco Cordelli, Masolino d’Amico, Eros Pagni, Alan Rickman, Fernando Arrabal, Isabel Russinova, Simone Cristicchi.

 

Di seguito riportiamo alcuni pareri espressi dai partecipanti al Festival (artisti, giuria, pubblico) sul sostegno dato dalla manifestazione al Progetto REA di rilancio dello Stato Sociale. Dice Giovanni Antonucci, Presidente della Giuria: Il problema dello Stato Sociale è un problema molto serio che riguarda anche gli artisti, gli uomini di cultura, gli intellettuali. Inoltre è fondamentale valorizzare il mondo della scuola.  Aggiunge Maria Letizia Compatangelo, membro della giuria oltre che drammaturga e Presidente del Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, Cendic: Non posso che essere d’accordo con questa scelta di Volterra e appoggiare l’iniziativa della REA che chiede la ricostituzione di un forte Stato Sociale. Del resto molti dei temi affrontati dalla drammaturgia riguardano proprio la società. Come diceva De Filippo, non sono i fatti che interessano il teatro ma le conseguenze dei fatti. Per l’artista Giuseppe Pambieri, Come attore poso dire che siamo alla frutta quindi posso solo appoggiare questa iniziativa. Mi dicono che stanno, ad esempio, smantellando l’ospedale di Volterra. Ma allora se dovessi cominciare a sentirmi veramente male che fanno, mi portano a Siena? Che assurdità. 

 

Anche altri partecipanti al Premio Volterra hanno accettato di intervenire sull’argomento. Dice il tenore Fabio Armiliato:  Essere un artista e avere la possibilità di condividere la propria arte con tanta gente è sempre stato per me e per la mia compagna Daniela Dessì (la grande cantante lirica scomparsa proprio un anno fa, ndr.) un vero stimolo a trasmettere qualcosa di bello e solidale alle persone che hanno bisogno di essere aiutate, magari con concerti o attività didattiche. Più volte, infatti, siamo andati in Comunità di recupero per cercare di portare dei messaggi positivi. Dare e ricevere per il sociale è qualcosa di straordinario. Aggiunge il regista Nicasio Anzelmo (che ha ridato vita a un altro grande teatro greco nel Comune di Calatafimi Segesta in Sicilia):  “Sono convinto anch’io che l’arte debba sostenere una ricrescita sociale, un impegno sociale. E’ assolutamente necessario. Per lo scrittore Vito Bruschini, Purtroppo, lo Stato Sociale ha anche dei grandi e potentissimi nemici che sono il mondo delle banche e della finanza che non hanno alcun interesse che la massa delle persone sia libera da condizionamenti economiciEd è per questo che il Festival ha deciso di sostenere con convinzione questa battaglia per il sociale.

 

Su queste posizioni si è allineato l’intero Comune di Volterra in appoggio agli sforzi dei giornalisti della REA. Spiega il Sindaco della città Marco Buselli: Siamo ben lieti di ospitare questo gemellaggio tra il Festival e lo Stato Sociale. Come Comune ci troviamo fortemente impegnati su questo tema, in particolare sulla tutela della salute. Penso al nostro Ospedale. Le leggi impostate solo sui numeri fanno sì che un Comune che non ha un bacino di utenza di almeno 80 mila persone non ha diritto a un Ospedale vero. E’ il teorema della legge Balduzzi. I diritti alla salute, però, non si misurano  solo con i numeri. Bisogna riprendere il concetto di diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione: diritti che non possono essere vincolati semplicemente al pareggio di bilancio. 

 

A questo punto rimane solo da segnalare che la manifestazione ha goduto del patrocinio del Comune di Volterra, della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona  e  della soprintendenza ai beni archeologici della Toscana, ed è stata realizzata in collaborazione con: Comune di Volterra, Associazione Culturale Gruppo Progetto Città, Associazione Volterra Jazz, Associazione Pro Pomarance e Filarmonica Giacomo Puccini. Tra gli sponsor figurano la Società Chimica Lardello,  la Cassa Risparmio Volterra spa, Unicoop Firenze,  Altair chimica  e Knauff spa.

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Da vedere il video sulla manifestazione

Dall’Ombra una Luce sullo Stato Sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PATRIZIA CIOFI E SIMONE MIGLIORINI UNISCONO OPERA E PROSA

Posted by Punto Continenti On agosto - 4 - 2017 Commenti disabilitati su PATRIZIA CIOFI E SIMONE MIGLIORINI UNISCONO OPERA E PROSA

Foto: Patrizia Ciofi e Simone Migliorini sullo sfondo del Teatro Romano di Volterra.

 

L’ 8 agosto alle ore 21,30, al Teatro Romano di Volterra  andrà in scena ‘La sposa e i suoi carnefici” con il soprano Patrizia Ciofi e l’attore e il regista Simone Migliorini (al piano Laura Pasquletti). Si tratta di Opera e Prosa: protagoniste tre delle eroine più famose e amate del teatro di tutti i tempi, Giulietta Capuleti, Lucia di Lammermoor e Desdemona, emblemi dell’essere femminile assoggettato a una cultura patriarcale violenta, accomunate dall’essere spose e vittime innocenti rispettivamente di padre, fratello e marito, divenuti spietati carnefici.  Uno spettacolo originalissimo, che si fa forte di due grandissimi talenti dell’Arte del Teatro, che percorrono un sentiero mai battuto prima. Lo splendido scenario di Volterra e del suo storico Teatro Romano, dotato d’acustica sublime, fanno da cornice amplificando atmosfera e emozione. I testi sono di Natalia Di Bartolo. Al piano Laura Pasqualetti.

 

La sfida è quella di far duettare una grande interprete dell’Opera – che si cimenterà anche in duetti recitati – con un grande interprete della Prosa, accompagnati al pianoforte da Laura Pasqualetti, altra star del cast. Tre eroine rivivranno in brani scelti da: “I Capuleti e I Montecchi” di Bellini e “Roméo et Juliette” di Gounod; “Lucia di Lammermoor” di Donizetti e ”Otello di Verdi” e la grande Patrizia Ciofi ne eseguirà i brani più celebri e virtuosistici, debuttando in assoluto nella parte di Desdemona dall’Otello di Verdi. Un evento nell’evento.

 

Il fine dello spettacolo è anche quello di mettere in risalto la valenza poetica dei libretti delle opere suddette, spesso dimenticati e mai prima d’ora “declamati” da un fine dicitore. Dunque Romani, Barbier, Carré, Cammarano e Boito, si affiancheranno a Shakespeare e Scott e, per la prima volta, “parleranno” con la voce di Simone Migliorini.

 

Commento del Regista Simone Migliorini 

Da tempo cercavo di capire come poter contaminare l’Otello di Shakespeare con l’Otello di Boito e Verdi e perché no, con l’Otello di Rossini. Un pensiero che mi porto dentro da molti anni.

Tutto è nato per caso, quando ho incontrato una stella della lirica mondiale: Patrizia Ciofi.  Parlando di cose fatte e cose da fare, ci siamo intrigati su questa idea di contaminare la lirica con la prosa e viceversa..ma proprio ci siamo intestarditi a realizzare un recital innanzitutto che avesse una tematica ben precisa e che poi si dipanasse tra arie cantate e brani recitati.

Così a Natalia di Bartolo critica musicale, da sempre collaboratrice del Festival Internazionale, è venuta l’idea de LA SPOSA e I SUOI CARNEFICI ovvero riunire le tre più importanti eroine del teatro e della letteratura tradotte in Opera, vittime chi del Padre, chi del Fratello, chi del Marito. Stiamo parlando di Giulietta, Lucia di Lammermoor e Desdemona.

Patrizia Ciofi nei panni delle tre protagoniste si cimenterà tra l’altro in prima assoluta con Desdemona che nella sua stellare carriera non ha mai cantato, io invece impersonerò i rispettivi carnefici ma anche alcuni altri personaggi maschili che aiutino a capire lo sviluppo della trama scegliendo i brani più simbolici e funzionali alla sintesi.

Non è stato un lavoro semplice, non è un recital di arie o un recital di prosa ma quasi uno spettacolo perché i brani interagiscono tra di loro, non sono staccati, come se facessimo ognun per sé..ma abbiamo cercato di dare uno sviluppo drammatico alle tre Opere e un’intersezione tra le voci che deve tener conto dei cambi di atmosfera, delle difficoltà tecniche espressive del canto ma anche del recitato, dei fiati, delle musiche dei tempi delle partiture di tutta una serie di accorgimenti di tecnica artistica che alla fine hanno reso uno spettacolo che avrebbe dovuto essere un divertissement estivo in un vero e proprio estenuante lavoro.

Per me la grande difficoltà sarà anche quella di riuscire a mantenere recitativamente il grande pathos che solo il canto riesce a infondere nel pubblico, e la difficoltà è riuscire a interpretare alcuni brani che i librettisti hanno scritto per il canto e non certo per la recitazione. Vero è che la tradizione italiana del recitare in versi, molto in voga nell’ottocento e ormai dimenticata, pochi ricordano autori come Carlo Marenco o Pietro Cossa, Alfieri, o Cammarano. Il teatro nasce da una tradizione versificata, fin dagli albori dai tragici greci a shakespeare, versi che nelle traduzioni abbiamo eliminato sempre di più per rincorrere un verismo, prima, un naturalismo e un neorealismo poi.

Forse oggi più che mai potrebbe esserci la necessità di provare a ripristinare il verso. Anche Eliot sosteneva che il mezzo più naturale per la poesia fosse il teatro.

Una bella sfida, ma è anche questo il bello, mettersi sempre di fronte a nuove sfide, senza presunzione naturalmente, ma con stupor voglia di sperimentarsi e sperimentare accettare nuove sfide.

Devo dire che tra Patrizia Ciofi e me è nata subito un’empatia umana e artistica per cui anche il duro lavoro è di fatto stato un piacere oltre che, per me, un grande onore poter lavorare al suo fianco. Spero che il pubblico si diverta e si emozioni come lo abbiamo fatto noi. Al pianoforte ci accompagnerà in quest’avventura Laura Pasqualetti una pianista d’eccezione già collaboratrice del maestro Riccardo Muti.

Vorremmo con questo spettacolo di chiusura della XV edizione del Festival Internazionale evidenziare ancora la necessità e l’opportunità del recupero delle gradinate della cavea  affinché il teatro romano e il festival possano diventare motore produttivo ed economico della città e del territorio.

 

Nota: Patrizia Ciofi, soprano di fama mondiale, è una dei grandi ospiti della XV edizione del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra e chiuderà la rassegna 2017 con questo spettacolo inedito, in prima assoluta, realizzato per lei e per Simone Migliorini da Natalia Di Bartolo.

 Informazioni Pro Volterra 058886150 Consorzio Turistico 058887257 www.teatroromanovolterra.it

Ufficio Stampa D&C Communication 347 2101290 – 338 4030991

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIENZA: LA FARALLI PRESENTA LA MASTERCLASS DI PANERAI

Posted by Punto Continenti On luglio - 26 - 2017 Commenti disabilitati su PIENZA: LA FARALLI PRESENTA LA MASTERCLASS DI PANERAI

Nella foto da sinistra Adua Veroni, Fabrizio Fè, Monica Faralli e Rolando Panerai.

 

Sabato 29 luglio, alle ore 18,00, nel cortile di Palazzo Piccolomini, con l’alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l ‘organizzatrice e Soprano Monica Faralli presenta il concerto di chiusura della Masterclass del Maestro Rolando Panerai. Si esibiranno i vincitori della edizione 2016 del Concorso Internazionale per cantanti lirici “Benvenuto Franci”. Apre il concerto il tenore Francesco Lucii con “M’apparì tutto amor”, aria di Lyonel, tratta da Martha, di Friedrich von Flotow, a celebrare il ricordo di un amore ritenuto impossibile. A seguire, il soprano Giada Borrelli, che intonerà la celebre aria di Norina, “So anch’io la virtù magica”, tratta dal Don Pasquale di Gaetano Donizetti, tema: l’arte della seduzione. Sempre di Donizetti, l’aria di Marcello “Angelo casto e bel”, dal Duca d’Alba, verrà interpretata dal tenore Mario Corberan, tanto per rimanere sugli amori difficili.

 

Si passerà, poi, all’amatissimo e popolarissimo Giuseppe Verdi: Michelle Ruata, soprano, eseguirà l’aria di Nannetta, “Sul fil d’un soffio etesio”, dal Falstaff, che ci porterà in un mondo incantato e popolato da fate e folletti. E chi non ricorda Violetta, che sarà interpretata dal soprano Valentina Iannone, con la celebre aria “E’ strano… ah forse lui…sempre libera”, dalla Traviata. E poi ancora Verdi, Donizetti, Puccini, per il piacere del pubblico, che avrà l’onore di assistere all’espressione di bravura di queste giovani promesse del bel canto, premiati lo scorso anno e che  tornano a Pienza, quasi per ringraziarla dell’opportunità che questa bella Città ha fornito loro.

 

E poiché il tema di tutte le arie è l’amore, potevano mancare le canzoni napoletane. ‘O surdato ‘nnamuratoMarechiare, Torna a Surriento (a dire la verità quest’ultima ritenuta erroneamente una canzone d’amore; l’autore, infatti, su richiesta di Guglielmo Tramontano, allora sindaco di Sorrento, compose la celebre canzone per ricordare al Presidente del Consiglio, Giuseppe Zanardelli, di mantenere la promessa fatta in relazione ad una serie di opere pubbliche da eseguire nella bella località campana). E quando i vincitori intoneranno O’ sole mio (di Capurro e Di Capua), probabilmente alle belle voci di soprani e tenori si unirà, non senza una buona dose di temerarietà, quella del pubblico in sala.  E’ noto, infatti, che le canzoni napoletane fanno dimenticare ogni pudore, anche ai meno intonati.

 

Il maestro collaboratore al pianoforte sarà Guglielmo Pianigiani. Primo violino Aldo Capicchioni; secondo violino, Gaia Paci; viola, Michela Zanotti; violoncello, Anselmo Pelliccioni; arpa, Alice Caradente.Il direttore artistico dell’Opera di Pienza, il soprano Monica Faralli  (decretato personaggio del mese di giugno dall’organo d’informazione Centritalianews.it , diretto da Leonardo Mattioli) appare orgogliosa del proprio duro lavoro e di quello di tutti i suoi collaboratori. “Manca poco”, ha dichiarato, “e sono emozionata come se dovessi cantare io. Voglio ringraziare il Sindaco, Fabrizio Fè e l’Assessore alla Cultura, Giampietro Colombini, per il sostegno e la passione che profondono a favore della lirica. Ottobre si avvicina e con esso il concorso “Benvenuto Franci” edizione 2017, che donerà altre voci nuove provenienti da tutto il mondo. Ringrazio anche Adua Veroni Pavarotti, vera anima del concorso. A tutti noi fa poi piacere pensare che anche Big Luciano (come lo chiamavano oltreoceano), sarà presente nel Cortile di Palazzo Piccolomini, con in mano l’immancabile foulard bianco, un orecchio ai cantanti, l’altro all’orchestra, gli occhi per la sua Adua. Perché un grande amore resta tale per l’eternità”.

 

Da vedere: 

Riflessioni sull’Europa di Rolando Panerai – https://www.youtube.com/watch?v=S6uNRRZoiXE

Pienza Concorso lirico 2016 – https://www.youtube.com/watch?v=Y0t_CZdioHk

Da Leggere

Pienza Concorso lirico 2016 – http://puntocontinenti.it/?p=11097

 

SDEGNO DELLA REA SUL REGOLAMENTO CONTRIBUTI RADIOTV

Posted by Punto Continenti On luglio - 22 - 2017 Commenti disabilitati su SDEGNO DELLA REA SUL REGOLAMENTO CONTRIBUTI RADIOTV

Riportiamo di seguito la lettera-protesta inviata dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) alla Camera e al Senato sulle procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali.

 

Alla Commissione Trasporti Camera

Alla Commissione Cultura Camera

Alla Commissione 8a Senato

Oggetto: Sdegno della REA – Radiotelevisioni Europee Associate su proposta del Governo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali (429)”

Lo schema di Regolamento con annessa relazione è stato consegnato il  12 07 2017  alle competenti Commissioni Parlamentari per il parere di legge. Tale parere non è vincolante per il Governo e dovrà essere espresso entro 30 giorni per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri che si riunirà l’11 agosto 2017. Leggendo attentamente l’articolato abbiamo constatato che il Governo e la lobby della comunicazione  non hanno cambiato idea. Vogliono ridurre a tutti i costi il numero delle emittenti locali a pochi soggetti in modo da poter controllare agevolmente tutta la comunicazione dalla RAI alle Radio/TV locali. Il modo è molto semplice. Approfittando della crisi economica del comparto  vorrebbero introdurre il principio, ovviamente fuorviante, di assegnare i contributi statali solo a quelle emittenti, già risapute e catalogate (i loro amici)  che dimostrano di avere un congruo numero di dipendenti, che operano in ambiti territoriali molto popolati con riguardo (ciliegina) che siano in possesso dei dati  Auditel (quasi nessuno tranne pochi intimi). Per quanto detto, vale  il dettato integrale dello schema di Regolamento, articolo 4 – requisiti ammissione delle tv , il quale afferma:  “Il numero di dipendenti e giornalisti, a tempo determinato e indeterminato affettivamente applicati all’attività, rapportati alla popolazione relativa al territorio in cui trasmette l’emittente (bacino per il quale è autorizzata alle trasmissioni………….:

  • Pari ad almeno 18 dipendenti, con almeno 5 giornalisti, su un territorio avente più di 4,5 milioni di abitanti;
  • Pari ad almeno 16 dipendenti, con almeno 4 giornalisti, su un territorio avente tra 1,5 e di 4,5 milioni di abitanti;
  • Pari ad almeno 12 dipendenti, con almeno 3 giornalisti, su un territorio avente tra 500.000  e  1,5 milioni di abitanti
  • Pari ad almeno 8 dipendenti, con almeno 2 giornalisti, su un territorio avente fino a  000  abitanti

Le Radio, invece dovranno assumere  almeno un giornalista.

Ogni altro commento è superfluo. Vogliono eliminare le radio e tv locali dal dibattito territoriale  per il rinnovamento democratico e pluralista della società italiana.

La REA denuncia ancora una volta la svolta autoritaria neoliberale del Governo in tutti i campi, dall’economia alla comunicazione, dalla scuola alla sanità, invitando i Parlamentari delle competenti Commissioni a chiedere al Governo una diversa impostazione del Regolamento che, per essere giusto e trasparente dovrebbe sostenere la qualità della programmazione radiotelevisiva tenendo presente “la pubblica utilità di ciascun programma”  che certamente non si misura né con il numero dei dipendenti, né con la popolazione servita,  nè con i falsanti dati Auditel la cui compagine societaria è di RAI, Mediaset e La7 cioè le dirette concorrenti delle locali a cui dovrebbero assegnati i contributi.

Pertanto, la REA – Radiotelevisioni Europee Associate invita i Parlamentari delle competenti Commissioni ad esprimere parere negativo sullo Schema di DPR recante regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali (429) con particolare riferimento ai discriminanti requisiti per l’accesso ai contributi statali (numero dipendenti, popolazione e dati auditel). Si propone di sostituire detti iniqui requisiti di qualità proposti dal Governo  con l’individuazione di filoni editoriali radiotelevisivi a scopo sociale, economico, culturale, artistico, scientifico contenuti anche sotto forma documentaristica o d’inchiesta giornalistica.

Tanto per opportuna conoscenza.

Cordiali saluti.

Antonio Diomede

Presidente REA

San Cesareo, 13 luglio 2017

L’IILA PORTA A ROMA LA MAGIA DELLA MODA LATINO AMERICANA

Posted by Punto Continenti On luglio - 19 - 2017 Commenti disabilitati su L’IILA PORTA A ROMA LA MAGIA DELLA MODA LATINO AMERICANA

Foto: un momento della sfilata; nel riquadro Esperanza Anzola.

 

Tra le più soddisfatte per la riuscita della manifestazione Show Room Party è sicuramente Esperanza Anzola della Segreteria Socio-Economica dell’Istituto Italo Latino Americano con sede a Roma. “Siamo riusciti” ha dichiarato la Anzola, “a presentare a Roma la moda latino americana, un’iniziativa che ha riscosso un grande successo di pubblico e anche tra gli esperti. Si è trattata di un’eccellente occasione per avviare una serie di scambi di idee e proposte tra stilisti italiani e latino americani. Sicuramente nasceranno nuove e più intense forme di collaborazione. Per l’IILA questi incontri sono di notevole rilevanza perché oltre a diffondere in Italia la conoscenza della realtà latino americana offrono l’occasione per avviare nuovi rapporti economici e per introdurre giovani stilisti latino americani su un piano internazionale”

 

Alla rassegna, dedicata a note figure dell’industria della moda latinoamericana, hanno partecipato quest’anno creatori e stilisti provenienti da Argentina, Colombia, Guatemala, Messico, Perù e Repubblica Dominicana. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Accademia Italiana Estesia Moda e Cultura, è inserita nella serie di appuntamenti internazionali previsti per il mese di luglio nell’ambito di “AltaRoma”. E’ stata anche l’occasione per illustrare i progetti della Cooperazione Italiana che l’IILA sta realizzando per promuovere le capacità delle donne artigiane latinoamericane all’interno delle filiere di produzione della moda.

 

La sfilata ha consentito di far conoscere le creazioni argentine delle collezioni “Pura Argentina” di Elvio Acevedo e “Cielo” di Gustavo Guerrero. Il Messico (grazie alla collaborazione dell’Associazione di Commercio Italia-Messico di Milano) è stata presente con la collezione “Enamoramex” della stilista Milagros Ancheita; dalla Repubblica Dominicana è stato possibile ammirare la linea di foulard “Tropical Sweet“, creati dalla pittrice e stilista Grey Est; ha completato la sfilata una collezione maschile interamente prodotta in Colombia dal marchio “Luxused” degli stilisti David Peppicelli e Tommaso Pecchioli. Nello spazio della mostra, inoltre, sono stati esposti i gioielli della scultrice colombiana Alba Lucia Ortiz Monsalve, la serie “YofiGioielli“, creazioni fatte a mano con tessuti guatemaltechi, della disegnatrice Laura Fernando e la collezione privata di cappelli di paglia peruviani della imprenditrice Elena Tricoli.

 

Oltre che da Esperanza Anzola, la serata della VI edizione dello Show Room Party-IILA è stata curata da Ino Mantilla e Maurizio Passeri  mentre la presentazione è stata affidata a e Nino Graziano Luca, che nel suo impegno di valorizzare sia l’eccellenza del Made in Italy come altre realtà internazionali, ha ideato la passerella “World of Fashion”, inserita nel calendario ufficiale della settimana di AltaRoma.

 

La VI edizione dello Show Room Party-IILA ha potuto, infine, contare sulla generosa collaborazione di tre imprese italiane, fortemente coinvolte nel recupero delle zone colpite dal terremoto dell’Italia centrale e che hanno offerto delle eccellenze enogastronomiche italiane: L’Antica Norcineria Viola, la Divino Piacere e la CantinAmena.

 

Nate nel 2011, le passerelle dell’IILA rappresentano la vetrina finale delle filiere produttive dell’industria culturale della moda latinoamericana, dove giocano un ruolo di primo piano le numerose donne artigiane della regione.

Per ulteriori informazioni

Esperanza Anzola, Segreteria Socio-Economica dell’IILA

Tel. +39 06 68492 220, e-mail: e.anzola@iila.org

AL VIA IL PREMIO ‘CENDIC 2017’ PER LA DRAMMATURGIA

Posted by Punto Continenti On luglio - 13 - 2017 Commenti disabilitati su AL VIA IL PREMIO ‘CENDIC 2017’ PER LA DRAMMATURGIA

Sullo sfondo del noto teatro romano di Segesta un momento della presentazione della terza edizione del premio Cendic.

 

Una smagliante Maria Letizia Compatangelo, Presidente del Cendic (Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea) ha presentato la Terza Edizione del Premio dedicato alla drammaturgia italiana contemporanea, promosso dal Cendic con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, in collaborazione con il C.T.M. (Centro Teatrale Meridionale di Locri) e con la partecipazione del Teatro di Roma, delle Biblioteche di Roma, del Comune di Calatafimi Segesta e del ‘Calatafimi-Segesta Festival le Dionisiache’, che ospiterà il debutto nazionale dell’Opera vincitrice. All’incontro hanno partecipato anche Simona Cives, Responsabile Attività culturali Biblioteche di Roma, Domenico Pantano, Direttore del Centro Teatrale Meridionale, Veronica Cruciani, Direttrice artistica Teatro Biblioteca Quarticciolo, Marcantonio Lucidi, Critico Teatrale e Maria Borsellino d’Angelo, Notaio.

 

Nato con lo scopo di favorire la promozione e diffusione della scrittura teatrale e della lingua italiana, ideato da drammaturghi per i drammaturghi, il Premio Cendic Segesta vuole assicurare ai partecipanti ciò che ogni autore auspica di trovare quando partecipa ad un concorso: un giudizio qualificato (assicurato dalla giuria dei drammaturghi Cendic e da una giuria tecnica composta da Veronica Cruciani, Carmelo Grassi, Marcantonio Lucidi, Manuela Mandracchia, Domenico Pantano  e Orazio Torrisi); premi concreti, quali allestimento e repliche; attenzione e diffusione continuativa delle opere finaliste; un meccanismo di selezione trasparente e la conoscenza delle valutazioni. Il premio non prevede tasse di partecipazione e nemmeno spese di spedizioni postali, poiché vi si partecipa solo per via telematica. Le opere in concorso dovranno essere inviate entro il 31 agosto 2017. L’Edizione di quest’anno ha per tema la GIUSTIZIA.

 

Il Premio è aperto a tutti gli autori, iscritti o non iscritti al Cendic, ad altre associazioni di autori o alla Siae. L’Edizione 2017 ha come tema la GIUSTIZIA. Delle opere presentate, di cui sarà garantito l’anonimato assoluto dal notaio Maria Borsellino D’Angelo, che ne curerà la ricezione secondo le modalità indicate nel bando, ne saranno selezionate cinque che concorreranno all’assegnazione del premio finale. Nella prima fase di selezione la giuria sarà composta (unico caso in Italia) da drammaturghi, ovvero dagli autori iscritti al Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, ed effettuerà una prima valutazione, esprimendo tre preferenze sui testi pervenuti in forma anonima. La graduatoria dei voti ricevuti sarà a disposizione dei partecipanti dopo la proclamazione del testo vincitore.

 

Le cinque opere prescelte accederanno alla seconda fase, in cui la giuria tecnica (che invece rappresenta le professioni del teatro ma non comprende i drammaturghi) decreterà il vincitore. Il Premio Cendic-Segesta consiste nell’allestimento e nella rappresentazione dell’opera vincitrice al Festival di Segesta 2018 e a Locri e Roma, a cura del Centro Teatrale Meridionale  diretto da Domenico Pantano e nella Rassegna dei testi finalisti, che avrà luogo da dicembre 2017 alla primavera del 2018, ospitata dal Teatro di Roma e dalle Biblioteche di Roma.

Per maggiori informazioni: www.centrodrammaturgia.it . Chiedere anche di Monica Brizzi 3345210057

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