Tuesday, October 24, 2017

AL VASCELLO DI ROMA ‘L’UOMO NEL DILUVIO’

Posted by Punto Continenti On settembre - 12 - 2014 Commenti disabilitati su AL VASCELLO DI ROMA ‘L’UOMO NEL DILUVIO’

Il 19 settembre (ore 20.30) nell’ambito del Festival ‘Teatri di Vetro’ andrà in scena al Teatro Vascello di Roma (via Giacinto Carini, 78) L’Uomo nel diluvio. Il lavoro si confronta con lo spettatore su un’urgenza generazionale, sociale, della società e del paese in cui siamo costretti a vivere, in un momento in cui la parola emigrazione è così tragica e reale. Con una narrazione originale, percorrendo la linea sottile che separa la verità della persona e quella del personaggio, lo spettacolo inscena una storia individuale che diventa collettiva, per una necessità condivisa di speranze, di possibilità da realizzare.

 

Dopo la vittoria del Premio In-Box ‘per le eccellenze della scena contemporanea’, lo spettacolo inaugura a Roma una stagione che lo vedrà in giro per l’Italia fino a maggio 2015, ospite di alcune tra le più prestigiose realtà del paese. L’appuntamento romano rientra nell’8° edizione di Teatri di Vetro, festival delle arti sceniche contemporanee che, dal 15 al 23 settembre 2014, porta in scena teatro, danza, arte performativa, musica, processi di ricerca e definisce il proprio territorio estetico come un paesaggio in cui convivono una pluralità di linguaggi e formati.   Dallo spazio teatrale del Vascello all’ultimo pascolo metropolitano di Monte Cucco al Trullo, Teatri di Vetro risponde alla multiforme creazione contemporanea e alla sua necessità di abitare i luoghi, creando un contesto sensibile, plurale e diffuso capace di coinvolgere la comunità artistica e cittadina.

 

Interprete  Valerio Malorni Idea, Testo e Regia Simone Amendola, Valerio Malorni Una produzione Blue Desk Residenza produttiva Carrozzerie n.o.t. In collaborazione con Zètema Progetto Cultura Durata 75′ .   “Siamo arrivati”, hanno dichiaratoglia utori, “alla sintesi di un linguaggio che è la sinitesi di due storie diverse. Simone Amendola, uno sguardo affinato nel cinema documentario, costruendo narrazioni partendo dalle vite reali. Valerio Malorni, un corpo a corpo col pubblico in ogni luogo, trasformando in teatro ogni luogo. Il progetto nasce dall’incontro con un’immagine in un libro per bambini. Vi è raffigurata la moglie del patriarca di fronte alla porta di casa, nell’atto di mangiarsi le unghie. Il marito, impegnato nella costruzione dell’arca, le ha chiesto di scegliere ciò che intende salvare dal diluvio, ma lei, di fronte all’uscio di casa, non entra, indugia.

 

Simone Amendola Regista e autore di cinema e teatro.  Per i suoi lavori ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui Premio Ilaria Alpi (2010) e Premio Solinas (2014). Il suo documentario pluripremiato Alisya Nel Paese Delle Meraviglie (2010)più volte trasmesso dalla Rai, ha contribuito al dibattito sulle seconde generazioni e lo ius soli in Italia. Tra i suoi lavori teatrali Nessuno può tenere Baby in un angolo ePorta Furba (premiato, con la pubblicazione, dal Premio Oreste Calabresi). Nel 2011 ha partecipato alla Biennale d’Arte di Venezia con il video Narciso realizzato con l’artista iracheno Ali Assaf.

 

Valerio Malorni Attore, danzatore, autore. È parte del Teatro delle Apparizioni. Recita in spettacoli e performance in Italia e all’estero, tracui Metafisico Cabaret e Paradiso di Giorgio Barberio Corsetti. Collabora con Amnesia Vivace, Areté Ensemble, Terre Vivaci, La Bottega delPane, e altre realtà nazionali. Tra i suoi lavori, come autore, Con Chi e Lo Stato di Saluto. È parte del gruppo Mimesilab dell’Università diRoma Tre e collabora con la Casa dello Spettatore. Ritiene parte fondante del proprio percorso artistico l’attività con l’infanzia e in ambito sociale.

CONCERTO DI CHIUSURA DEL ‘GOODBYE SUMMER FESTIVAL’

Posted by Punto Continenti On settembre - 2 - 2014 Commenti disabilitati su CONCERTO DI CHIUSURA DEL ‘GOODBYE SUMMER FESTIVAL’

PLATINUM GUITARS NIGHT, il concerto di chiusura del Goodbye Summer Festival si annuncia come un momento imperdibile del popolo del rock: dalle 22,30 di sabato 27 settembre, sullo spettacolare palco allestito all’interno degli spazi del Roma Vintage Village, nell’ex aeroporto romano di Centocelle, otto straordinari chitarristi scelti nell’eccellenza del panorama europeo faranno rivivere al pubblico una suggestiva sintesi di ben sei decadi di puro rock attraverso i riff di chitarra che l’hanno reso immortale ed immediatamente riconoscibile. Si tratta di: Max Cottafavi (Ligabue, Clan Destino), Andrea Fornili (Stadio), Phil Palmer (Dire Straits, George Michael, Renato Zero), Alberto Radius (Formula 3, Lucio Battisti), Luigi Schiavone (Ruggeri, Decibel, Champagne Molotov), Mario Schilirò (Zucchero), Maurizio Solieri (Vasco Rossi) e Rocco Ziffarelli (Ennio Morricone).

Insieme alle Custodie Cautelari, una band scintillante che conta in un ventennio di attività oltre 2000 concerti a supporto dei più grandi nomi del pop-rock italiano, e con alcune incursioni a sorpresa di special guest,  gli otto virtuosi evocheranno, in un viaggio fantastico di brani senza tempo, ricordi e passioni,  storie di un passato recente e fantasie di un futuro ancora tutto da scoprire in un programma che per la prima volta si baserà non sulle canzoni ma su accordi e note divenute in assoluto l’asse portante di una liturgia perfettamente convincente che solo il rock dal vivo sa creare.

In circa sei decadi, questo specifico genere musicale, con i suoi corsi e ricorsi storici, è diventato un linguaggio sonoro universale che spesso è riuscito e riesce, caso unico e raro, a mettere d’accordo varie generazioni abbattendo differenze sociali e connettendo culture diversificate: merito dei suoi mitici protagonisti e della loro musica che è diventata un’insostituibile colonna sonora per milioni e milioni di persone. Platinum Guitars Night si concentra proprio sull’atto finale della sua comunicazione, il concerto: un finale unico e irripetibile per l’appuntamento più sensazionale dell’anno che per ben due giorni vedrà alternarsi 18 band e 100 musicisti per una maratona di 20 ore e che, nelle ore precedenti, vedrà esibirsi artisti del calibro di Edoardo Bennato, Marco Masini, Enrico Ruggeri, Finley, Velvet, Andrea Mirò, Gianni Guarracino con Enzo Gragnaniello e moltissimi altri.

Il biglietto unico per due giorni al Goodbye Summer Festival, che comprende anche l’evento Platinum Guitars Night, è di 35 Euro.

 

TACCHI MISTI AL FONTANONE DI ROMA CON 4 GRANDI INTERPRETI

Posted by Punto Continenti On agosto - 22 - 2014 Commenti disabilitati su TACCHI MISTI AL FONTANONE DI ROMA CON 4 GRANDI INTERPRETI

Carla Ferraro, Corinna Lo Castro, Valentina Martino Ghiglia e Silvia Siravo: ecco le quattro grandi interpreti dello spettacolo Tacchi Misti in scena il 26 agosto a Roma al Fontanone (Parco della Rimembranza).   La regia è di Ferdinando Ceriani e lo spettacolo è tratto dal libro Accessories della scrittrice americana Gloria Calderòn Kellett. In pratica il pubblico potrà divertirsi con sedici divertenti e irreverenti personaggi femminili: dalla vigilessa alla donna incinta, dalla suora alla venditrice di olio di serpente, dalla ragazza Emo alla donna manager, solo per citarne alcune.

 

Le quattro interpreti, con un ritmo veloce e serrato, raccontano, ballano e cantano dipingendo una spassosa sequenza di ritratti femminili. Le esperienze che condividono con il pubblico sono ironiche, graffianti, audaci, in una parola “divertentissime.  Da registrare che Gloria Calderon Kellett è stata anche autrice e co-produttrice della serie della CBS How I Met Your Mother per tre stagioni, durante le quali ha vinto un Alma Award for Outstanding Script. È diplomata al Writer’s Guild Showrunner Training Program e ha venduto sceneggiature a Fox, ABC Studios, CBS e FTVS. Ha scritto diversi spettacoli che hanno ottenuto un buon successo di critica: In Her Shoes (Hudson Avenue Theatre); Baggage (Hudson Avenue Theatre/argomento di seminario al The Mark Taper Forum), Left Overs (Odyssey Theatre), Disconnect (Elephant Theater), Skirts & Flirts (Hudson Mainstage Theatre/Kraine Theatre, NYC), Bedtime Stories (National Comedy Theater), Snapshots (Pico Playhouse), Identity Theft (Elephant Theatre), Drinking Games (Pico Playhouse); Just Friends (Chalk Rep) e Blind (Stella Adler Theatre).  

 

Fontanone Estate. Parco della Rimembranza ore 21.00. Biglietto: 18.00 € intero / 12.00 € ridotto. Info e prenotazioni 06.5883226   –  info@fontanonestate.it

GOOGLE ART PROJECT: ORA SONO 15 LE SEDI MUSEALI PARTNER

Posted by Punto Continenti On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su GOOGLE ART PROJECT: ORA SONO 15 LE SEDI MUSEALI PARTNER

Servizio di Punto Continenti

A due anni dall’ingresso dei Musei Capitolini nel Google Art Project, il Sistema Musei Civici di Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (gestione servizi museali di Zètema Progetto Cultura) aderisce con 14 nuove sedi museali alla piattaforma sviluppata dal Google Cultural Institute per promuovere la conoscenza dei più importanti musei del mondo: Google Art Project.

 

Google Art Project ospita ora ben 15 siti museali e archeologici del Sistema valorizzando le specificità di ognuno: Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo della Civiltà Romana, Museo delle Mura, Museo di Roma, Museo Napoleonico, Casa Museo Alberto Moravia, Galleria d’Arte Moderna, Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica, Museo di Roma in Trastevere, Musei di Villa Torlonia.

 

Dopo l’Annunciazione di Garofalo dei Musei Capitolini, 7 nuove opere sono state fotografate e caricate online in giga pixel dando la possibilità di osservare ad altissima definizione – con circa 7 miliardi di pixel a disposizione – dettagli impossibili da vedere ad occhio nudo: i doni offerti dal defunto rappresentati nella lunga iscrizione in geroglifico nella Stele del Dignitario Nefer (Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco); i frammenti di colore sui tasselli del Mosaico con scene di caccia da Santa Bibiana (Centrale Montemartini); i volti degli spettatori e i fantastici costumi per il Carosello a Palazzo Barberini in onore di Cristina di Svezia (Museo di Roma); i particolari dell’abito e dei gioielli indossati da Elisa Bonaparte Baciocchi con la figlia Napoleona Elisa (Museo Napoleonico); le pennellate infuocate di rosso nel Cardinal Decano di Scipione; lo sguardo scettico e partecipe di Alberto Moravia nel ritratto di Guttuso (Casa Museo Alberto Moravia) e, infine, le tonalità pietrificate dell’olio di de Chirico Archeologi misteriosi (Museo Carlo Bilotti).

 

Su www.google.com/artproject 15 gallery fotografiche, per un totale di 800 immagini, raccolgono le opere più significative delle singole collezioni museali di Roma. Un immenso patrimonio che potrà essere utilizzato da studenti, turisti e semplici curiosi, desiderosi di navigare tra i capolavori dei musei romani, ma anche di scoprirne i tesori più nascosti.

E così al Galata morente o ai dipinti di Guercino, Caravaggio e Rubens dei Musei Capitolini si aggiungono le antiche sculture ospitate dalla Centrale Montemartini; i capolavori di Mafai, Afro e Balla della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale; i reperti risalenti all’età augustea, flavia e traianea dei Mercati di Traiano; le opere di de Chirico, il Warhol e il Rivers del Museo Bilotti; il plastico di Roma del Museo della Civiltà Romana; le opere di Caffi e Batoni del Museo di Roma e, ancora, i reperti di arte egizia, cipriota, greca, romana e le preziose lastre assire del Museo Barracco; le opere d’arte e i cimeli legati alla famiglia Bonaparte del MuseoNapoleonico; marmi, bozzetti e studi del Museo Canonica e, infine, le opere ospitate dai Musei Villa Torlonia, da Casa Moravia, dal Museo delle Mura, dal Museo dell’Ara Pacis e dal Museo di Roma in Trastevere.

 

Infine, da oggi è possibile visitare virtualmente le sale di 12 musei del sistema grazie alla tecnologia Street View che consente di muoversi a 360° e avvicinarsi alle opere, approfondendole con le schede di dettaglio.

 

Google Art Project, parte di Google Cultural Institute, è una piattaforma online attraverso cui il pubblico di tutto il mondo può accedere a immagini ad alta risoluzione delle opere d’arte più importanti messe a disposizione dai musei partner dell’iniziativa, con l’obiettivo di “democratizzare” l’accesso alla cultura e promuovere la sua conservazione per le generazioni future.

Il progetto, lanciato a febbraio 2011 in collaborazione con 17 musei conta oggi oltre 63.000 opere e 345 partner e il numero è destinato a crescere.

 

Su www.google.com/artproject i visitatori della piattaforma possono sfogliare le opere in base a: nome dell’artista, titolo illustrativo, tipo di arte, museo, paese, collezioni, e periodo temporale.  Facebook, Twitter, Google+ e video sono integrati nella piattaforma, consentendo agli utenti di invitare i loro amici a vedere e discutere le loro opere preferite. Tra le altre funzioni a disposizione degli utenti, ‘Le mie Gallerie” permette di salvare viste specifiche delle opere d’arte selezionate e di costruire la propria galleria personale. I commenti possono essere aggiunti a ogni dipinto e l’intera galleria può essere condivisa con gli amici. Inoltre, la funzione ‘Confronta’ consente di esaminare due opere d’arte “fianco a fianco” nella stessa schermata, per vedere più da vicino come lo stile di un artista si è evoluto nel tempo, collegare le tendenze artistiche, o osservare in profondità due particolari di un’opera.

Google Art Project si qualifica quindi come un tool digitale che permette agli utenti collegati da ogni parte del mondo di avvicinarsi alle opere d’arte, ai reperti storici e ai manufatti artistici, con un semplice “click”, scoprendone i dettagli più nascosti.
In Italia, tra i musei partner, le Gallerie degli Uffizi (anche con Street View), Palazzo Vecchio, Firenze, i Musei Capitolini, il Museo Poldi Pezzoli e il Museo Diocesano di Milano, il Museo Archeologico di Ferrara, i Musei di Strada Nuova di Genova, la Fondazione Musei Senesi, la Venaria Reale (anche con Street View) di Torino e, a Venezia, ben 6 musei della Fondazione Musei Civici di Venezia – Palazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro, Palazzo Mocenigo e Museo del Vetro di Murano – oltre a Palazzo Grassi (anche con Street View).

L’OPERA ITALIANA DIVENTERA’ PATRIMONIO DELL’UMANITA’

Posted by Punto Continenti On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su L’OPERA ITALIANA DIVENTERA’ PATRIMONIO DELL’UMANITA’

Servizio di Punto Continenti

 

L’iniziativa ha decisamente una valenza internazionale e, soprattutto, italiana: far riconoscere dall’Unesco che l’Opera (la più tipica espressione artistica italiana) è un Patrimonio Immateriale dell’Umanità. E’ dal 2003, infatti, che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura rilascia simili attestati di riconoscimento allo scopo di assicurare e salvaguardare il patrimonio culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui.

 

A promuovere questa importante iniziativa è un’associazione fondata nel 2011 e conosciuta come Cantori Professionisti d’Italia (CPI). Sono tutti cantanti lirici (oltre 200) coadiuvati da esperti (come la ricercatrice Alessandra Broccolini o il docente economista Michele Trimarchi), registi, compositori, direttori d’orchestra, musicologi e semplici appassionati della lirica. Inoltre hanno aderito importanti organismi, teatri, conservatori, associazioni e istituti di cultura internazionali. Infine, non sono mancati appoggi di altissimo livello del mondo della cultura come il Premio Nobel Dario Fo o il grande soprano Renata Scotto.

 

Per spiegare il senso della sua proposta la CPI ha organizzato due eventi a Roma: il primo è stato un recital realizzato in collaborazione l’associazione Music Theatre International-MThI, presieduta da Paola Sarcina, e che ha visto la partecipazione gratuita di sei artisti lirici italiani affermati a livello internazionale: Micaela Carosi, Marco Frusoni, Enrico Marrucci, Federico Sacchi, Angela Nisi e Pietro Spagnoli (al pianoforte i maestri Rita Lo Giudice, Antonio Sorgi e Paolo Tagliapietra).

 

La seconda manifestazione è stata una conferenza stampa organizzata in un importante albergo romano e coordinata dal soprano Micaela Carosi. Anche se addolcita da una splendida voce lirica al femminile, si è trattato collettivamente di un vero ‘do’ di petto, da far invidia al grande Caruso, nell’accusare il disinteresse del mondo politico italiano a preservare il nostro vero oro nero, fatto da arte, musica e, in ultima analisi, dalla lirica che, tra l’altro, dà lavoro a migliaia di cantanti, ballerini, musicisti, scenografi, maestranze di grandi e piccoli teatri sparsi lungo la penisola.

 

A questo punto rimane da sperare che questo possibile e probabile riconoscimento internazionale possa rappresentare un’ultima barriera alla cecità di una classe dirigente che tenacemente tende a portare il Paese a farsi del male, cioè a distruggere anche una delle poche fonti di invidia e ammirazione rimaste per l’Italia a livello internazionale.

 

C’è da scommettere che in queste condizioni anche il grande Giuseppe Verdi avrebbe firmato con piacere l’iniziativa del CPI che proprio nell’anno del suo bicentenario intende divulgare ovunque il concetto che l’opera italiana serve non solo per trasmettere il piacere dell’ascolto ma, nel corso degli anni, si è rivelato anche un formidabile ‘strumento’ di diffusione della lingua italiana e dell’immagine del nostro Paese che, certamente, in questo momento non gode di particolare considerazione.

LIBERALIZZAZIONI? NUOVA OCCASIONE SPRECATA IN PARLAMENTO

Posted by Punto Continenti On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su LIBERALIZZAZIONI? NUOVA OCCASIONE SPRECATA IN PARLAMENTO

La liberalizzazione delle professioni inserita nella manovra finanziaria è stata subito stralciata per l’opposizione degli avvocati parlamentari che, con molto spirito corporativo e scarso senso dello Stato, hanno minacciato di non votare la manovra, con le prevedibili conseguenze sulla tenuta del Governo e sull’economia del Paese, se non fosse stato ritirato l’emendamento. Il quale, nella versione approvata della manovra, è stato ridotto ad un “il Governo formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche” e ad un richiamo all’art. 33, V° comma della Costituzione che prevede un esame di Stato per alcune attività ma non cita affatto gli ordini.
Continua così ad esserci un pezzo del Paese che fa sacrifici e una parte che, nonostante la grave crisi economica, rivendicando una sua specificità ed al di un, molto discutibile, ruolo pubblico, fa prevalere logiche corporative. La grave crisi economica che avrebbe consentito di fare quelle riforme “serie” del sistema professionale che perfino la Grecia, in pieno default, è riuscita a realizzare, è stata sprecata. Ma, purtroppo, in Italia la ricerca del consenso supera tutti i limiti anche quello della decenza. L’Europa, che abbiamo ritenuto in grado di darci delle regole e di costringerci a rispettarle, formula solo progetti senza avere la forza di imporne agli stati membri l’attuazione. Le Direttive restano dichiarazioni di principio, ignorate ed eluse, la giurisprudenza della Corte di Giustizia, tenuta in scarsa considerazione mentre i singoli Stati contrabbandano la difesa dei privilegi locali con la tutela di vaghi ed indefiniti interessi generali.
Il mondo giuridico è quello che meglio rappresenta le difficoltà del processo di armonizzazione anche perché è il crocevia in cui si incontrano e si scontrano culture, interessi e assetti di potere. In esso si annidano consolidate rendite di posizioni che frenano la realizzazione del mercato unico. Le restrizioni impediscono al mercato interno di funzionare e privano tanto le imprese che i cittadini europei della possibilità di scegliere tra una più vasta e migliore gamma di servizi a prezzi contenuti.
Il modello comunitario di professione forense, ad esempio, è ancora tutto da definire ma con un’unica certezza: la precisa ed acquisita equiparazione della professione legale all’attività d’impresa: le certezze europee, però, possono essere ignorate dai Paesi membri. L’Europa, nata per integrare le economie dei Paesi membri e fondata sul principio di concorrenza e di libertà di mercato, continua a dilatarsi senza avere ancora deciso dove andare. La paura dei lavoratori della vecchia Europa della concorrenza dei colleghi della nuova e il rischio di “dumping sociale” ha sepolto un progetto di direttiva (Bolkenstein), che avrebbe impresso una forte accelerazione al processo di unificazione. La “competitività rispettosa del modello sociale europeo” consiste nell’affidare ai politici locali il controllo dei servizi professionali spesso usati come merce di scambio nel mercato elettorale.
Forse ha ragione Alberto Alesina (economista italiano e professore all’Università Harvard a Cambridge) quando afferma che l’Europa, grande potenza del XXI° secolo e contrappeso degli Stati Uniti, non esiste più”. Forse non è mai esistita, forse “è rimasta sotto le macerie provocate dalla caduta del muro di Berlino o è stata uccisa dalla bulimìa da allargamento.

Riccardo Cappello
cappello@cappelloassociati.com

TEATRO OPERA DI ROMA: PRESENTATA LA PROSSIMA STAGIONE

Posted by Punto Continenti On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su TEATRO OPERA DI ROMA: PRESENTATA LA PROSSIMA STAGIONE

Un aumento del numero degli spettacoli senza mai perdere la qualità, l’eccellenza che il Teatro ha conquistato grazie alla presenza del Maestro Riccardo Muti sul podio e quale Direttore onorario a vita. Questa è la formula anti crisi che il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, Carlo Fuortes, ha presentato al primo incontro con il pubblico e la stampa. Il disavanzo delle precedenti gestioni, la crisi economica in atto nel Paese e la conseguente diminuzione dei finanziamenti pubblici, in Teatro si possono superare con una decisa crescita della produttività.

 

Ma l’ultima parola è pur sempre quella dei numeri: nella stagione 2014-2015 andranno in scena 14 spettacoli di opera e balletto, (rispetto ai 12 della passata stagione), tra questi 5 nuovi allestimenti (3 lo scorso anno); ma soprattutto è il numero delle recite che cresce con un totale di 115 (sulle 89 della passata stagione); le repliche passano mediamente a 8-10 rispetto alle 5-7 dell’anno scorso.

 

La ripresa economica del Teatro dell’Opera passa soprattutto dal botteghino, cioè dal pubblico, spiega il sovrintendente Carlo Fuortes: “Si può reagire in due modi alla crisi. Tagliare spettacoli e recite permette certamente una riduzione dei costi, ma è una strada che porta all’agonia e all’asfissia di un teatro. È giusto, invece, scommettere sulla produttività, sulla qualità e sul pubblico aumentando e non riducendo l’attività. Il Teatro deve soprattutto guardare a sé stesso per trovare nuova forza culturale, musicale ed economica. La storia ci insegna che le crisi possono diventare opportunità di sviluppo“. Un rilancio, dunque, un new deal, di cui questa nuova stagione 2014-2015 ne è chiara, precisa e decisa dimostrazione.

 

La produzione, la qualità, il futuro del Teatro dell’Opera quindi, ma anche un richiamo alla memoria, alla Storia di questa Fondazione che tra Ottocento e Novecento è stata al centro di debutti che hanno fatto la storia dell’opera, della musica, della cultura. Così nasce l’idea del sovrintendente del recupero della memoria con la ripresa (almeno una produzione l’anno) di allestimenti storici. Uno sguardo filologico, affettuoso, culturale al passato.

 

La stagione 2014-2015 vola sulla storia della musica dal Settecento al Novecento, un percorso affascinante da Mozart ad Adams, uno stupendo, musicalmente avventuroso viaggio da Le nozze di Figaro (1786) a I was looking at The Ceiling Then I saw the Sky (1995) e così per il balletto da Adam e Čajkovskij con Giselle e Loschiaccianoci a Stravinskij e Duke Ellington con Le chant du rossignol e The River. Titoli di grande repertorio, ma anche opere che saranno una vera e propria scoperta.

 

Quel percorso che un teatro d’opera ha il dovere di offrire al proprio pubblico così da accontentare ogni gusto e far conoscere nuove creazioni, i nuovi orizzonti della musica, del canto, della danza. Per attirare anche un pubblico eterogeneo che vada da chi ama l’opera ai turisti che affollano la Capitale, dai melomani più esigenti ai giovani con tanta voglia di scoprire i diversi confini della musica.

 

Un cartellone ricco – che ha pochi confronti in Italia e in Europa – di nomi prestigiosi, amati dal pubblico, di fama internazionale. Direttori, registi, cantanti che hanno fatto, e fanno, la storia dell’interpretazione e della messa in scena. A cominciare dal Maestro Riccardo Muti, il quale ha dato nuova identità all’Orchestra e al Coro del Teatro dell’Opera considerati oggi, dalla critica specializzata, tra le compagini musicali più importanti d’Europa. Un valore dimostrato con gli spettacoli al Costanzi e con due recenti tournée, a Salisburgo e in Giappone. Un vero e proprio trionfo decretato dal pubblico e dalla stampa. Infatti, le richieste di tournée internazionali crescono e già nell’estate del 2015 il Teatro dell’Opera di Roma Capitale tornerà a Salisburgo, con la direzione del Maestro Muti, per proporre l’Ernani di Giuseppe Verdi.

 

Il Maestro Riccardo Muti aprirà la nuova stagione, in novembre, con l’Aida di Giuseppe Verdi e quindi in maggio tornerà sul podio per dirigere Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart. Saranno due eccezionali interpretazioni per due capolavori che troveranno nuova vita, riveleranno tutti gli incanti musicali e vocali che si nascondono nella partitura. Ed è facile prevedere che sarà, come hanno scritto numerosi critici per le precedenti opere dirette dal Maestro Muti, “come ascoltare l’opera per la prima volta”. Quindi l’incontro e la riscoperta con due capolavori assoluti. Meravigliosi classici che si mostreranno in due nuovi allestimentiche porteranno la firma di Pier’Alli per l’Aida e Andrea De Rosa per Le nozze di Figaro. Il cast vocale è quanto di meglio si possa avere su un palcoscenico per tali opere. Per Verdi, Krassimira Stoyanova, Violeta Urmana, Aleksandrs Antonenko, Luca Salsi. Per Mozart, Rosa Feola, Markus Werba, Michaela Selinger e Carlo Lepore.

 

E’ il balletto del Natale, è la favola che si rinnova sempre con grande successo per la festa più importante dell’anno: Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Uno spettacolo, è il caso di dirlo con una frase abusata, per piccoli e grandi. La coreografia è firmata da Amedeo Amodio, favola nella favola le scene di Emanuele Luzzati, alla direzione Nir Kabaretti. E sempre con il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, in febbraio arriverà un dittico che unirà Le chant du Rossignol di Stravinskij e i Carmina burana di Orff, il primo con la coreografia di Leonide Massine e il secondo con la firma di Micha van Hoecke (Direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera). Ancora balletto in aprile, ancora coreografi moderni, geniali, che hanno segnato la storia della danza con un trittico su musiche di Bach, Ellington e Purcell, rispettivamente con le coreografie di Forsythe, Ailey e Limón. Si torna al grande Ottocento tra ottobre e novembre con Giselle di Adam, nella versione di Patrice Bart, e quindi con Coppélia nella mitica, si può ben dire, edizione di Roland Petit. Le due direzioni d’orchestra sono affidate a David Garforth.

 

La stagione 2014-2015 offrirà sempre eccellenza e prestigio sul podio e sul palcoscenico. In gennaio il Maestro Jesús López-Cobos, raffinato direttore spagnolo, che debutta a Roma con l’opera lirica, sarà sul podio del Werther di Massenet, in un allestimento (della Frankfurt Opera) che porta la firma di Willy Decker. Protagonista Francesco Meli, oggi uno dei più importanti tenori internazionali: un artista che il pubblico del Costanzi ben conosce per i successi del Simon Boccanegra e del recente Ernani; accanto a Meli il prestigio di un astro nascente: Veronica Simeoni.

 

In febbraio Gaetano d’Espinosa, applaudito nella scorsa stagione alle Terme di Caracalla, dirigerà il Rigolettodi Verdi, un allestimento del Teatro dell’Opera che vede protagonista un baritono di grande forza e capacità interpretative quale è George Petean, già applaudito protagonista del Simon Boccanegra. Petean si sta rivelando uno dei più importanti baritoni del panorama internazionale. Accanto a lui Irina Lungu e Ivan Magrì.

 

La memoria storica del Teatro dell’Opera tornerà con un nuovo-vecchio allestimento: la messa in scena, sui bozzetti originali di Adolf Hohenstein, della prima edizione di Tosca di Giacomo Puccini che debuttò il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi. Un recupero che non è mera filologia, ma un omaggio alla memoria per ricordare quanto il Costanzi sia stato fondamentale per la storia dell’opera lirica. Sul podio Donato Renzetti, cast delle grandi occasioni con Roberto Frontali, Yonghoon Lee e Oksana

Dyka. La Tosca sarà proposta in marzo e quindi ripresa in giugno.

 

Un nuovo allestimento firmato da Luca Ronconi – un regista che non smette mai di meravigliare ed esaltare ad ogni suo spettacolo – e diretto da Roberto Abbado che porteranno in scena, nel mese di marzo, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Il capolavoro del belcanto, la radice del grande romanticismo italiano d’opera, sarà interpretato da Jessica Pratt, cantante dalla voce che perfettamente si adatta ai colori e alla “follia” romantica della protagonista. Accanto a lei il tenore Stefano Secco.

 

Sarà James Conlon, il Maestro che si divide con eguale successo tra Stati Uniti ed Europa, a dirigere in giugnoLa dama di picche, uno dei capolavori d’opera di Pëtr Il’ič Čajkovskij. L’allestimento porta la firma di uno dei più famosi registi di opere liriche e di prosa: Peter Stein. In scena Maksim Aksënov, Oksana Dyka, Ludovic Tézier (oggi uno dei più apprezzati baritoni sui palcoscenici di tutto il mondo).

 

Un salto nel passato prossimo, al 1995 anno in cui fu composta l’opera I Was Looking at the Ceiling then I Saw the Sky (Stavo guardando il soffitto e poi ho visto il cielo) di John Adams. La storia si svolge all’indomani del terremoto del 1994 a Los Angeles, e racconta, rivela in musica le reazioni al sisma di sette giovani, di diversa estrazione sociale ed etnica. Adams, uno dei più famosi e apprezzati autori contemporanei, crea le proprie opere su temi forti, legati alla cronaca sociale e politica. Per esempio Nixon in Cina (1985) oppure La morte di Klinghoffer (1991), quest’ultima tornata recentemente in scena tra molte polemiche.  Per I Was Looking at the Ceiling then I Saw the Sky dichiara di essersi ispirato ai musical statunitensi e alle opere di Kurt Weill. L’allestimento del Théâtre du Châtelet, è diretto da Alexander Briger e porta la firma del regista Giorgio Barberio Corsetti.

 

E sarà proprio un’opera di Kurt Weill, su testo di Bertolt Brecht, a chiudere nell’ottobre del 2015 la stagione lirica: Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny (Ascesa e caduta della città di Mahagonny), un’opera del 1930 che – con L’opera da tre soldi – ha fortemente segnato la musica del Novecento oltre a diventare un simbolo dell’opposizione musicale e politica al nazismo. Alla direzione d’orchestra John Axelrod. Il nuovo allestimento è affidato a Graham Vick, regista tra i più inventivi nel panorama odierno. Il cast conta Willard White, Measha Brueggergosman, Roberto Saccà, Iris Vermillion.

 

Quest’anno è stato chiesto a Gianluigi Toccafondo di illustrare, percorrere con la visione personale di artista, tutti i titoli della nuova stagione. Il risultato è nei disegni originali che accompagneranno la comunicazione sul cartellone 2014-2015 del Teatro dell’Opera di Roma Capitale.

‘IL SECCHIO’ RIVIVE LO STORICO PROCESSO AD ADOLF EICHMANN

Posted by Punto Continenti On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su ‘IL SECCHIO’ RIVIVE LO STORICO PROCESSO AD ADOLF EICHMANN

Anche se è un lavoro teatrale, il primo paragone che viene in mente è il film che ha vinto tre premi Oscar: ‘La vita è bella’.  La ragione è semplice. Come Roberto Benigni anche l’autore Fabio Salvati e la regista Daniela Coppola sono riusciti in un’impresa difficilissima e molto coraggiosa, cioè, trasformare in commedia uno dei processi più tragici della storia (anche per il suo valore simbolico). Parliamo di quello perpetuato nel 1961 contro il criminale nazista Adolf Eichmann, considerato uno dei grandi responsabili dell’Olocausto. Inoltre, alla fine del lavoro ‘Il Secchio’, l’autore riserva agli spettatori uno scoop clamoroso (che però ancora non è stato dimostrato scientificamente). Si tratta di un ‘vero colpo di teatro’ che non sarebbe corretto anticipare ma che tutti possono conoscere andando il 3 e 4 giugno al Teatro della Cometa di Roma.

 

Prima di andare avanti cerchiamo di riepilogare velocemente gli avvenimenti storici. Eichmann con il grado di SS-Obersturmbannfuhrer ed esperto di questioni ebraiche,  organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento. Sfuggito al processo di Norimberga riuscì a nascondersi  in Argentina, dove catturato in maniera rocambolesca dal servizio segreto israeliano del Mossad, fu processato e condannato a morte  per aver spietatamente perseguito lo sterminio degli ebrei. Impiccato nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962, il corpo di Eichmann fu cremato e le sue ceneri trasportate in un secchio (da qui il titolo del lavoro teatrale) per essere disperse nel Mar Mediterraneo

 

Da precisare che gli attori sono quasi tutti avvocati con la passione per il teatro e questo non fa che avvalorare ulteriormente l’impegno della regista Daniela Coppola. Dal freddo burocrate Eichman al misterioso Ettore, dagli scanzonati costruttori della forca al drammatico personaggio dell’avvocato del criminale, dalla conflittuale moglie di Eichmann al ‘superbo’ consigliere governativo, dai perplessi giudici ai passionali ‘rapinatori’ del protagonista: tutti insieme riescono a tenere per due atti un ritmo calzante e sempre viva l’attenzione del pubblico presente al saggio finale che si è svolto al Teatro Arvalia di Roma. Molto applaudito, ad esempio, è risultato il siparietto delle giornaliste accreditate e composte da una sofisticata corrispondente francese, una spumeggiante napoletana e un’intellettuale e bella americana.

 

Per la cronaca i nomi degli artisti  corrispondono a: Luciano Ciamillo (Adolf Eichmann); Roberto Di Michele (Ettore); Francesco Notari (Augusto); Corrado Castellano (Leone); Angelica Addessi (Maria Masenbacher); Andrea Meloni (Manus Diamont); Vincenzo Marano (Zvi Aroni); Stenio Salzano (Malkin); Alessandra Coppola (Veronica Eichmann); Aldo Minghelli (Elia Dviri); Fabrizio Fornicella (Presidente M. Landau); Andrea Masotta (giudice a latere); Fabio Salvati (giudica a latere); Roberto Catalano (Procuratore Hausner); Salvatore Viglia (Avv. Servatius); Carla Ghezzi (Marisa Pistilli); Emilia Marra (Hannah Arendt); Laura Dipaola (Chantal); Viviana Manotta (donna del pubblico). Da segnalare, inoltre, l’assistente alla regia Alessandra Coppola, assistente di scena Cristina Bonanno, scenografia Riccardo Polimeni, luci e audio Alberto Aschelter, grafica Corrado Castellano, foto Stefano Dipaolantonio.

 

UNDESA: AI GIOVANI APRE LE PORTE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Posted by Punto Continenti On luglio - 19 - 2014 Commenti disabilitati su UNDESA: AI GIOVANI APRE LE PORTE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Per i giovani preparati e appassionati di problematiche internazionali è sicuramente una delle vie  d’ingresso più interessanti sul piano lavorativo. Il suo portone si trova a Roma in Via Vittorio Emanuele II, numero 251. Fuori c’è la targa UNDESA –  sede romana dell’United Nations Department of Economic and Social Affairs. Intendiamoci: non è che il lavoro si trovi in queste stanze ma è qui che vengono compiute le selezioni del programma Junior Professional Officer (JPO), interamente finanziato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri italiano. Sulle modalità di partecipazione (le domande vanno presentate entro il 31 ottobre)  la cosa più semplice è andare sul sito www.undesa.it . Se poi rimane ancora qualche dubbio si può sempre telefonare al numero 06.68136320 o scrivere a JPOinfo@undesa.it.

 

In estrema sintesi, il Programma è riservato a giovani laureati che non hanno superato i 30 anni (33 per i laureati in medicina e chirurgia). I profili ricercati sono vari: si va dal giurista all’economista, dal medico all’ingegnere, fino agli esperti in materia di alimentazione, ambiente, sviluppo, politica internazionale, diritti umani. Naturalmente, oltre all’ottima conoscenza dell’inglese, che è un requisito indispensabile per proporre la propria candidatura, la conoscenza di almeno un’altra lingua ufficiale delle Nazioni Unite è valutata molto positivamente. Per i candidati selezionati si prospetta la possibilità di lavorare stipendiati fino a due anni (livello P2) in una delle tante Organizzazioni internazionali. E quasi sempre, a quel punto, un lavoro presso un’Istituzione internazionale, non governativa o privata è assicurato.

 

Per cercare di sapere qualcosa in più rispetto alle informazioni ‘ufficiali’, siamo andati a trovare Gherardo Casini, dal 2001 direttore dell’ufficio in Italia di UNDESA, aperto a Roma nel 1992 e che opera in sintonia con la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari esteri. In precedenza ha lavorato alcuni anni presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York su temi emergenti dello sviluppo, nonché per un’ organizzazione non governativa in Ecuador e nel settore privato in Italia.

 

Sulla carta il Programma appare interessantissimo. Ma poi nella realtà come si presenta la situazione?

 

Non è certamente una passeggiata. I candidati sono tantissimi, circa 3 mila ogni anno e la maggior parte di essi è molto preparata. Purtroppo, i posti riservati sono pochi: l’anno scorso ci siamo limitati a 16 per i noti motivi di risparmio, mentre in passato si raggiungevano le 40 unità. Quest’anno, tuttavia, si è avuto un leggero miglioramento, auspicabile indice di una ripresa. Fatta questa premessa ritengo che per un giovane che ami operare in un clima internazionale, che abbia certe inclinazioni, che sappia lavorare all’interno di un team, tentare questa strada rappresenti un’ottima scelta.

 

Quali consigli pratici se la sente di dare?

 

E’ importante innanzitutto che il candidato presenti un curriculum fatto molto bene e che dia l’immagine di una professionalità specifica. La conoscenza di più lingue, l’aver compiuto dei master, aver frequentato alcuni stage presso organismi internazionali o grandi società private e avere un bagaglio professionale solido rappresentano  indubbiamente dei titoli preferenziali, insieme a eventuali pubblicazioni.

 

Come avviene la selezione?

 

Consideriamo che mediamente dagli organismi internazionali arrivano ogni anno una settantina di richieste di lavoro JPO italiani. A quel punto il Ministero degli Affari esteri dopo una prima scrematura delle posizioni disponibili seleziona quelle che saranno finanziate, tenendo in considerazione le priorità della cooperazione allo sviluppo. La pre-selezione, portata avanti dall’ufficio UNDESA e nella fase finale da una Commissione apposita, tiene conto dei profili richiesti e identifica un piccolo gruppo di circa 8 candidati per ogni posizione. Solo allora arrivano a Roma i rappresentanti degli organismi richiedenti per avere un colloquio diretto con i candidati, in inglese, francese o altra lingua collegata al piano di lavoro (in genere questi incontri avvengono nei mesi di giugno e luglio). Da ogni gruppo esce un solo candidato selezionato, vincitore della posizione, che per un anno rinnovabile si trasferisce all’estero o in una delle organizzazioni internazionali con sede in Italia, come la Fao, l’Ifad o il World Food Program. Così come per altri programmi JPO finanziati da vari donatori, il costo del contratto dei candidati selezionati è a carico del Ministero degli Affari esteri italiano.

 

E dopo cosa succede?

 

Dalla nostra esperienza pregressa possiamo dire che quasi sempre tutti i candidati vincitori hanno poi trovato uno sbocco professionale, sia negli organismi internazionali che nel privato o nel terzo settore. Da un nostra precedente indagine è emerso, infatti, che il 60% ha trovato una collocazione presso le grandi Istituzioni internazionali, un 15% presso le Organizzazioni non governativa (ONG) e il restante presso Università, multinazionali o grandi imprese.

 

Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un candidato.

 

Non esiste un candidato tipo.  Diciamo che tra le lauree che si sono affermate figurano ai primi posti Scienze Politiche, Economia, Legge, Scienza dell’Amministrazione, Scienze naturali e matematiche, Discipline umanistiche, Medicina e Agricoltura. Assistiamo poi a un crescente numero di donne che ormai superano gli uomini, mentre non ci sono grandi differenze tra nord e sud del Paese. La maggior parte dei candidati è orientata sull’Africa. Cresce poi il numero di giovani che conoscono anche lingue come l’arabo, il russo, il portoghese, ecc.

 

Ma aldilà di questi titoli, gli esaminatori guardano molto alle motivazioni, agli interessi personali, alla capacità di rapportarsi con gli altri, alle esperienze maturate all’estero, alla facilità di fare in rete, alle conoscenze degli usi e costumi tra i popoli. Naturalmente, come per tutte le cose della vita, ci vuole anche un po’ di fortuna che, in questo caso, consiste nel fatto che proprio in quel determinato anno sia pervenuta una richiesta internazionale corrispondente al profilo del singolo candidato, sia dal punto di vista della preparazione professionale che della lingua. In ogni caso, consigliamo sempre ai giovani non selezionati di non scoraggiarsi ma di ripresentare le proprie candidature per tutti gli anni in cui hanno diritto.

 

La vostra attività si limita al programma JPO?

 

Assolutamente no. Gestiamo programmi di sviluppo, organizziamo conferenze su temi di cooperazione, collaboriamo a seminari, svolgiamo attività d’informazione e abbiamo anche assistito il Parlamento dal 2006 al 2013, portando avanti un’iniziativa globale volta a rafforzare la capacità dei Parlamenti a utilizzare le nuove tecnologie per raggiungere una maggiore apertura, trasparenza ed efficienza. Inoltre, e questo potrebbe interessare molto i giovani, gestiamo anche il programma Fellowships riguardante borse di studio annuali, ugualmente finanziate dalla Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri, in collaborazione con il Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite.

 

In questo caso il limite di età è di 28 anni e le borse sono circa 35 ogni anno. Anche per questo programma esiste una selezione e una preselezione molto competitiva fatta insieme ai funzionari di UNDESA di New York. I candidati preselezioni hanno un colloquio a ottobre mentre per i selezionati è previsto un tirocinio a dicembre a Torino presso il Campus dell’ILO, prima della loro partenza verso uno dei Paesi richiedenti. I vincitori verranno stipendiati in moneta locale sulla base del costo della vita. Il prossimo bando di gara è in attesa di pubblicazione sul sito.

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