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Monday, October 22, 2018

INDAGINE REA: IMPRENDITORI CHE CREDONO NEL SOCIALE

Posted by Punto Continenti On maggio - 9 - 2018 Commenti disabilitati su INDAGINE REA: IMPRENDITORI CHE CREDONO NEL SOCIALE

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Nell’ambito del Progetto inteso a favorire la nascita di un nuovo ed efficiente Stato Sociale la REA (Radiotelevisioni Europee Associate) si propone di seguire e valorizzare giornalisticamente le scelte economiche compiute dalle imprese e dai singoli imprenditori che, anche se fatte a fini di lucro, hanno dei risvolti positivi e utili per la società. E questo per una ragione molto semplice. In un’era in cui assistiamo al sopravvento delle multinazionali, delle public company, delle grandi aziende internazionali senza volto, bandiera o nazionalità, diventa fondamentale scoprire la natura umana e la sensibilità del singolo capo azienda rispetto alle problematiche sociali che, ormai, hanno assunto una dimensione planetaria. Spieghiamoci meglio.

 

Il buon affare deve essere anche un affare buono. Secondo molti esperti, scienziati, studiosi, sociologi, nei prossimi decenni le nuove tecnologie (robot, sistemi di automazione, intelligenza artificiale) assorbiranno oltre il 50% del lavoro umano. Tutto ciò rischia di condurre l’intera società verso un burrone collettivo fatto da fame endemica, emigrazioni di massa, guerre di religioni, terrorismo, iperconcentrazione del potere economico e mediatico, prevaricazione della piccola e grande criminalità organizzata. Per fortuna cresce anche il numero degli imprenditori consapevoli che non basta più inseguire il “buon affare” ma è necessario che il frutto della propria scelta sia anche un ‘affare buono’ per la società vista nel suo insieme. A che serve, infatti, produrre sempre di più se contemporaneamente assistiamo a una costante e diffusa riduzione del potere d’acquisto dei cittadini? Il rischio è che a breve e medio termine lo stock di invenduto raggiunga livelli colossali.

 

Detto ciò, sappiamo anche che non è cosa semplice produrre con un occhio attento al sociale, al rispetto dell’ambiente, alla salute, al benessere fisico e spirituale. Da un ‘buon imprenditore’ la maggior parte degli azionisti, dei collaboratori e delle persone collegate alle singole società s’aspettano una cosa sola: la massimizzazione del profitto. ‘Non siamo un ente di beneficenza’, amano ripetere pedissequamente.  “Al sociale ci debbono pensare gli altri, il governo, gli enti caritatevoli, gli organismi preposti”.

 

Ecco perché diventa importante valorizzare le scelte imprenditoriali che oltre ad essere profittevoli presentano anche dei risvolti realmente utili alla società. In che modo? Attraverso incontri, interviste, articoli, filmati e libri dedicati a rendere noto al grande pubblico la vita sia degli imprenditori che delle aziende. E sarà proprio questa una delle attività che la REA intende mettere in campo per agevolare la nascita di un nuovo ed efficiente Stato Sociale.

 

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Vedere Spot REA sullo Stato Sociale

 

 

 

GAIA SAITTA: IN TEATRO IL DRAMMA DI IRINA E’ UN ANTICO MITO

Posted by Punto Continenti On maggio - 9 - 2018 Commenti disabilitati su GAIA SAITTA: IN TEATRO IL DRAMMA DI IRINA E’ UN ANTICO MITO

 

Foto: Gaia Saitta

 

Fino al 13 maggio 2018 la giovane attrice Gaia Saitta è impegnata al Teatro India di Roma nell’adattamento teatrale del libro di Concita De Gregorio ‘Mi sa che fuori è primavera’ pubblicato dalla Feltrinelli. Lei interpreta la tragica storia di Irina Lucidi, una donna alla quale un giorno vengono sottratte dal marito le due figlie gemelle di sei anni. L’uomo si uccide e le bambine non saranno mai più ritrovate.  Una storia vera che si trasforma in una terribile materia poetica. Una storia raccontata in mezzo al pubblico che viene interpellato e quindi rappresenta una parte viva dello Spettacolo. Ma sentiamo cosa ne pensa di questa assurda vicenda l’attrice e regista dello spettacolo.

 

Saitta, questo lavoro teatrale racconta la storia di Irina, una donna che davanti alla più terribile delle tragedie, l’uccisione dei propri figli, cerca di ritrovare l’equilibrio e forse anche la felicità. In che misura lei, come donna, s’identifica con questo personaggio?

 

Il dramma di Irina, così atrocemente assurdo, disegna i confini del dolore e assume il valore antico del mito. Ci contiene tutti, per questo un sentimento di vicinanza è immediato, non solo come donna, ma come persona tout-court.  Il libro della De Gregorio è potente e pieno di grazia. Nel leggerlo, immediatamente ci si sente legati a Irina. I grandi temi della perdita, dell’assenza, del sopravvivere al dolore, dell’amore nonostante, fanno parte del nostro vivere quotidiano. Ogni momento. La mia Irina, verso la fine dello spettacolo, dice: « Non c’è bisogno di immaginare l’esperienza delle essere privati dei propri figli. Ognuno di noi sa che mestiere sia convivere con la mancanza della persona amata. È un assedio. La presenza di chi manca è un’assedio». È così. Ognuno di noi conosce quell’assedio. Non si tratta tanto di identificarsi, ma piuttosto di condividere la radice di un dolore che noi tutti conosciamo.

 

C’è qualcosa che questa storia possa insegnare a ognuno di noi?

 

Il grande miracolo che Irina compie è di non cedere a questo dolore inconcepibile. Irina è una donna che trova la forza di rilanciare, di ridisegnarsi, di continuare a vivere. L’insegnamento allora si situa esattamente in questo glorioso inno alla vita che Irina porta nel suo resistere. Il non fermarsi. L’aprirsi ad una visione altra, più ampia e profonda delle cose del mondo. E poi l’amore. L’amore, sempre e comunque. La resistenza di Irina è un atto d’amore.

 

Oggi si parla molto della violenza degli uomini sulle donne. Anche il delitto dell’ex marito di Irina, Mathias Scherpp, va inquadrata in questa dinamica o il fatto che egli soffrisse di gravi disturbi mentali lo colloca in un’altra dimensione?

 

Io credo che la violenza sia sempre un disturbo mentale e resti sempre ingiustificata. La violenza degli uomini sulle donne è un fenomeno tragicamente antico, diffusissimo. Credo che questo ne sia un crudele esempio. Esempio non solo della violenza di un uomo su una donna, di un marito sulla moglie, ma di un’intera società chiusa e distante, profondamente maschile e maschilista, che di fronte al dramma di Irina, un’italiana in Svizzera, si è dimostrata totalmente sorda e indifferente, essendo lei donna e straniera. La testimonianza di Irina è monito per tutti noi. È tempo di levarci, uomini e donne, contro la violenza sulle donne e non farne solo un problema di genere. Non è un problema delle donne, è un problema di tutti. È un fenomeno di cui finalmente si parla, allora è nostro compito non cedere alla semplificazione, alla banalizzazione. Perché non ci si abitui. Perché non diventi mai l’ennesimo caso di violenza sulle donne, a cui le nostre orecchie sono purtroppo ben preparate. Troppo spesso il dibattito su questo tema, se da un lato restituisce attenzione al fenomeno, dall’altro tende a reiterare soprattutto linguisticamente la discriminazione e un sistema maschilista che è tempo di smantellare.

 

Qual è la principale sensazione che lei spera di riuscire a trasmettere al pubblico recitando la parte di Irina?

 

Io vorrei restituire il contagioso esempio di Irina nel riprendersi il suo diritto alla felicità. Appartiene ad ognuno e ci viene rubato dalle mani ogni giorno. Con modelli fasulli che è ormai d’obbligo imitare, con falsi bisogni e regole societarie del successo, che ci gettano nella frustrazione e nell’ansia di non riuscire. Non riuscire rispetto a cosa? A quali canoni? È tempo di rientrare nei nostri corpi e rispettarli. Riscoprire la bellezza individuale e specifica di ciascuno. È tempi di riabitarci e riconnetterci con un sé più intimo, più vero. Ricominciare da lì.

 

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Vedere lo SPOT REA sullo Stato Sociale

 

I NUOVI TRAGUARDI DEL PROGETTO REA SULLO STATO SOCIALE

Posted by Punto Continenti On aprile - 28 - 2018 Commenti disabilitati su I NUOVI TRAGUARDI DEL PROGETTO REA SULLO STATO SOCIALE

Foto: da sinistra manifestazione della REA e del suo Presidente Antonio Diomede davanti a Montecitorio in difesa delle piccole e medie radio e TV; Copertina dei due libri editi dalla REA e acquistabili su Amazon.it (‘Radio e TV al Bivio’ e ‘I 7 Diritti Capitali’); indicazione su YouTube delle oltre 40 mila visualizzazioni raggiunti dai video REA sullo Stato Sociale

 

Riportiamo di seguito una sintesi del Documento Illustrativo delle Attività  REA e Obiettivi futuri elaborato dalla direzione dell’Associazione Radiotelevisioni Europee Associate.

In difesa delle piccole emittenti locali.

La tutela della libertà di stampa e il potenziamento degli organi d’informazione a livello locale (Radio e Tv) rimane il compito principale della REA (Radiotelevisioni Europee Associate), associazione nata nel 1978. L’attuale presidente della REA, l’ing. Antonio Diomede è stato tra i principali sostenitore delle sviluppo delle piccole e medie radio e televisioni avvenuta con la fine del monopolio RAI determinato con la sentenza della Corte Costituzionale nel 1976.

Recentemente la REA ha avviato un’intensa battaglia per la sopravvivenza delle emittenti locali (circa 400) pesantemente minacciate dal DPR 146 del 12 Ottobre 2017 che ha introdotto pesantissime condizioni per poter accedere ai contributi pubblici per l’editoria. Nel caso delle televisioni si è arrivati a chiedere l’assunzione fino a 14 dipendenti, dei quali 4 giornalisti professionisti assunti a tempo pieno. Nel caso delle radio, uno dei due dipendenti deve necessariamente essere un giornalista. Condizioni che la maggior parte delle radio e tv non è in grado di soddisfare.

 

Tutela dello Stato Sociale. Articoli e Video.

Oltre a tutelare i diritti delle piccole e medie radio e tv locali, la REA è fortemente impegnata anche nella creazione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale: un obiettivo che necessita di un’attenta e libera informazione. Su questo fronte il 2017 si è chiuso con alcuni risultati più che soddisfacenti: ad esempio, i vari video prodotti allo scopo di promuovere la nascita del nuovo Stato Sociale hanno superato le 40 mila visualizzazioni su YouTube.

Considerata la complessità della materia affrontata si tratta sicuramente di un grande successo che premia lo sforzo della REA a impegnarsi in un ambizioso progetto che punta decisamente su due obiettivi: 1) ridurre sensibilmente i costi dei servizi essenziali per i cittadini con l’aiuto della tecnologia; 2) consentire a tutti di condurre una vita dignitosa. A tale fine sono stati anche indicati i 7 Diritti Capitali di un moderno ed efficiente Stato Sociale e che saranno oggetto di un nuovo libro: 1) Avere un lavoro di sostentamento (in prospettiva un Reddito Universale); 2) Nutrirsi e Vestirsi; 3) Avere nTetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi, 6) Avere una tutela legale; 7) Avere una corretta informazione. 

 

Editoria.

Gli ultimi due libri editi dalla REA e acquistabili su Amazon sono intitolati: ‘Radio e TV a un Bivio’ e ‘i 7 Diritti Capitali’.

Libro ‘Radio e TV a un Bivio’. In questo libro-intervista con il Presidente della REA Antonio Diomede (acquistabile su Amazon) viene descritta la grande ventata di innovazione e libertà avviata verso la fine degli anni settanta con la nascita delle radio e televisioni locali: una realtà che rischia di svanire completamente nei prossimi anni. Le piccole e medie emittenti (circa 480 Tv e 1.200 radio locali) si trovano davanti a un bivio: o riescono a coinvolgere e ottenere il sostegno dell’opinione pubblica nella loro battaglia per la sopravvivenza o sono destinate a sparire in larga misura. E con loro verrà cancellata anche una grande fetta del pluralismo informativo.

I 7 Diritti Capitali. Con l’avvento dell’era dei Robot il 50% della popolazione mondiale rischia di    rimanere disoccupata. Si profila, quindi, il concreto pericolo di una catastrofe dalle conseguenze inimmaginabili. Per contrastare questa terrificante realtà occorre assolutamente creare un nuovo e più efficiente Stato Sociale, in grado di assicurare a tutti dignitose condizioni di vita. Il libro descrive lo sforzo collettivo promosso dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) che sta coinvolgendo giornalisti, esperti e anche tanta gente comune, tutta ugualmente convinta che la difesa della qualità della vita non dipende tanto dalla mancanza di risorse economiche quanto da una precisa volontà politica. 

Indagine REA: Imprenditori che credono nel sociale.

Nell’ambito del Progetto inteso a favorire la nascita di un nuovo ed efficiente Stato Sociale la REA (Radiotelevisioni Europee Associate) si propone di seguire e valorizzare giornalisticamente le scelte economiche compiute dalle imprese e dai singoli imprenditori che, anche se fatte a fini di lucro, hanno dei risvolti positivi e utili per la società. E questo per una ragione molto semplice. In un’era in cui assistiamo al sopravvento delle multinazionali, delle public company, delle grandi aziende internazionali senza volto, bandiera o nazionalità, diventa fondamentale scoprire la natura umana e la sensibilità del singolo capo azienda rispetto alle problematiche sociali che, ormai, hanno assunto una dimensione planetaria.

12 obiettivi per gli Italiani all’estero

La creazione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale non può prescindere dall’esaminare le possibilità di estendere i suoi benefici anche agli italiani residenti all’estero. A tale fine la REA ha elaborato 12 proposte (pubblicate nel libro I 7 Diritti Capitali) per migliorare le condizioni di vita degli italiani all’estero

Milano Sanremo della canzone italiana. Da diversi anni si svolge la manifestazione“La Milano Sanremo della Canzone Italiana” promossa dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) in collaborazione con il  Gruppo REA 100 Radio – Circuito Radiofonico Nazionale. Si tratta di uno dei più importanti concorsi nazionali per brani originali e di forte impatto sociale rivolto a Cantautori/Cantautrici, interpreti e Gruppi.

 

Nuove Iniziative.

Tra le nuove iniziative messe in cantiere dalla REA figurano: la creazione di un Premio dell’Arte per il sociale; l’organizzazione di viaggi essenzialmente culturali e sociali; la costruzione simbolica di una grande Piramide dedicata allo Stato Sociale.

Premio Arte per il Sociale. Il premio è riservato a scrittori, giornalisti, pittori, fotografi e videomaker (italiani ed esteri) che hanno dedicato un lavoro alla creazione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale.

Viaggi degli essenzialisti. In ambito REA si è creato un gruppo affiatato di personedisposte a conoscere non solo le bellezze naturali, storiche e culturali in varie parti del mondo ma anche a partecipare attivamente al programma di appuntamenti che la REA mantiene con personalità pubbliche,scienziati, ricercatori, artisti, esperti, nonché con redattori di giornali, radio e tv. Il carattere ‘essenzialista’ della partecipazione a questi incontri consiste proprio nella ricerca delle cose essenziali, utili ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze. Tutto ciò serve da spunto per sempre nuovi studi, articoli, interviste, video, interventi su siti selezionati e inserimenti nei libri editi dalla REA.

Piramide per lo Stato Sociale. E’ allo studio la realizzazione di una grande Piramide di 7 lati (in rappresentanza dei 7 Diritti Capitali) con all’interno una soluzione tecnologica di altissimo livello.

 

Rapporti Internazionali

Rete di Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA.

Dal 2017 la REA ha attivato una rete di contatti in Italia e all’estero. L’obiettivo è di alimentare uno scambio continuo di informazioni coinvolgendo soprattutto le persone interessate alle tematiche sociali e gli italiani residenti all’estero. Già sono stati attivati diversi Centri Stampa Sociali sia all’estero, sia in Italia. Vedere elenco allegato.

Italia: Basilicata (Potenza); Campania (Ariano Irpino), Lazio (Roma, Formia, Grottaferrata), Lombardia (Milano), Puglia (Bari); Sicilia (Palermo), Toscana (Volterra)  e Veneto (Chioggia e Vicenza).

Estero:Argentina (Buenos Aires), Belgio (Bruxelles), Cina (Hong Kong), Brasile (San Paolo e Porto Alegre), Giappone (Tokyo), Grecia (Atene), Inghilterra (Londra), Marocco (Casablanca), Messico (Città del Messico e Chiapas), Portogallo (Porto), Olanda (AIA), Russia (Mosca), Stati Uniti (Washington), Svizzera (Zurigo).

Organismi collegati 

Nel 2017 hanno partecipato o si sono collegati alle iniziative culturali e sociali promossi dalla REA numerosi organismi tra cui: APS Comunità Italiana nel Mondo; Aref International Onlus; Armando Editore; Associazione Amicizia Italia Costa Rica (Roma); Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana (CENDIC); Convergenza Socialista; Festival Internazionale Teatro Romano di Volterra; Giornalisti per il Sociale; Gruppo Turistico Culturale; Indo Italian Institute for Trade and Technology; Insieme per gli Italiani; La Zattera di nessuno; M.Th-I; Onlus Prigionieri del Silenzio; Opera in Piazza di Oderzo; Osservatorio Mediatrends Europa; Studio Commercialisti Carnevale; teatro Vascello di Roma. Si stanno, inoltre, ampliando i Gruppi di giornalisti, avvocati e giuristi, commercialisti, collegati alla REA.

 

Vedere video sullo Stato Sociale

 

IL PIANO FREQUENZE REA PER RECUPERARE 1800 MILIONI DI EURO

Posted by Punto Continenti On aprile - 24 - 2018 Commenti disabilitati su IL PIANO FREQUENZE REA PER RECUPERARE 1800 MILIONI DI EURO

Foto il Presidente della REA al Parlamento Europeo

 

Riportiamo di seguito l’articolato documento presentato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) insieme al CTRL (Comitato Radio Tele visivo Locale) all’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) sul rilascio delle frequenze televisive. Il Piano Frequenze liberazione banda 700 Mhz – passaggio al T2 è stato presentato il 16 aprile 2018. 

 

Presto una nuova rotamazione dei televisori. La proposta AGCOM di Ripianificazione conseguente al rilascio delle frequenze televisive della banda 700 per via dell’imminente passaggio al T2 non può essere avulsa dalla storia dello switc off italiano del 2009 che avremmo preferito fosse stato portato per mano durante il difficile percorso dell’evoluzione tecnologica, anziché averlo visto incautamente abbandonato nelle mani della lobby dell’elettronica di consumo e di quella di produzione delle reti. Un appuntamento così importante andava seguito, passo dopo passo, considerata la importante ricaduta che avrebbe avuto sulla società dell’informazione. La REA e il CRTL (Comitato Radio Televisivo Locale) ritengono che rispetto a tale argomento lo switch off del DVB-T, il cosiddetto T1, poteva essere saltato per rinviarlo al DVB- T2 cioè al nuovo standard europeo. Invece, così non è stato. Nel giro di pochissimi anni, l’utenza si troverà a dover subire un secondo switc off che comporta una nuova rottamazione dei televisori, dei decoder e il rifacimento dell’impianto dell’antenna ricevente, con esborso di danaro per le famiglie. Alcuni Operatori, ovviamente, dovranno traslocare su altri mux o rottamare. Tutto questo movimento può far pensare a un mercato dinamico in crescita. In realtà le nostre imprese non hanno nessun vantaggio, perché tutti i televisori con decoder integrati e i decoder nuovi vengono prodotti all’estero. Il Governo italiano ha solo fatto un grandissimo favore alle aziende asiatiche, dal Giappone alla Cina, e a quelle di Olanda, Stati Uniti e Germania. In pratica, ci viene data solamente una tecnologia nuovamente cambiata senza che le nostre aziende usufruiscano di nessun beneficio. Per la cronaca, ponemmo questo grosso interrogativo alla IX Commissione Trasporti, Poste, Telecomunicazioni della Camera nella audizione del 3 dicembre 2014 (Governo Renzi).

 

In crisi centinaia di emittenti locali. Con le citate considerazioni si vuole indurre l’AGCOM a ragionare diversamente dalla prima pianificazione impostata come un “travaso di risorse da una contenitore tecnologico ad un altro più evoluto” senza badare all’uso efficiente dello spettro e al migliore impiego possibile delle risorse disponibili. L’assegnazione delle frequenze secondo il concetto canale analogico = canale digitale, da sempre contestato dalla REA, è una testimonianza della disastrosa condizione dello spettro radiotelevisivo italiano e della crisi di centinaia di emittenti locali con la perdita di oltre duemila posti di lavoro. Pertanto, nel passaggio dalla tecnologia T1 al T2, si raccomanda, come la legge impone, di pianificare secondo la regola di assegnazione della “capacità trasmissiva” realmente necessaria per la diffusione dei programmi anziché secondo la concezione “canaleT1=canaleT2”. Ciò detto, un giudizio di tecnico di merito sulla pianificazione non può prescindere dalla puntuale descrizione dei valori relativi ai livelli di emissione ERP. Con la nuova pianificazione del T2 non accada ciò che è accaduto con il T1 dove confrontando le ERP locali e nazionali risulta una emissione media per le locali di 30 dB inferiore. Non possiamo pensare che si possa ripetere questo disastro che ha portato agli spegnimenti forzati e delle forzate rottamazioni a carico dello Stato. Dobbiamo impedire che si facciano ulteriori gare e investimenti a vuoto. A tale scopo si invita AGCOM ad attivare altri tavoli come quello del 16 aprile 2018 per percorrere una strada che porti a soluzioni condivise e collaborative prima della stesura definitiva del Piano.

 

Conta il criterio d’uso non la capacità di accaparramento. Le frequenze televisive disponibili sono 15 di cui un terzo, quindi 5, per legge, dovrà essere assegnato alle locali. Ma nella proposta AGCOM si leggono 4. E’ il solito balletto dei numeri per confondere, ancora una volta, le acque per agevolare le Reti nazionali? E’ lecito supporre che la 5a derivi dalla frequenza resa obbligatoriamente alla RAI? Se fosse affermativo non sarebbe rispettata la riserva di legge per le locali; con quella frequenza da condividere con la RAI in VHF si avrebbe una evidente discriminazione per la diversità di trattamento con le emittenti operanti in UHF. La scelta di “confinare” le emittenti locali sul Mux Rai è vistosamente dannosa e dirigistica. Le frequenze debbono essere assegnate con criterio d’uso e non per accaparramento. Chi ha uno o piu mux (frequenze) non può pretendere di averne a prescindere dall’uso. Si richiede di non procedere con assegnazioni gratuite di tutto il parco frequenze disponibili, ma lasciare frequenze da cedere a titolo oneroso per evitare accaparramenti e per permettere un corposo introito per lo Stato da cessioni. Considerando i dati forniti da AGCOM nella ipotesi di pianificazione abbiamo che ogni frequenza diffonderà 40 Mbit/sec. Con la compressione HEVC- H265 (obbligo sui televisori e decoder in commercio dal 2018) un programma SD impegna circa 0,8 Mbit/sec. Un programma in HD impegna 1,8 Mbit/s. Se ne ricava che ogni mux ha una capacità di diffusione di 50 programmi in SD e di 25 programmi in HD ben al disopra delle necessità in termini di programmi diffusi al momento dai principali gruppi nazionali.

 

Cessione delle ulteriori frequenze su base economica. Nella fase di avvio delle trasmissioni digitali, nei Paesi della UE, si è seguito una procedura opposta a quella Italiana. Le frequenze sono state concesse in base all’uso degli ex canali analogici nella logica di garantire il mantenimento del servizio e dei posti di lavoro. In questo modo rimasero frequenze, messe a gara economica con importanti introiti, disponibili per ulteriori soggetti nuovi entranti. La logica di non far pagare le frequenze (o capacità trasmissiva) alle nazionali va corretta. Ne consegue che una frequenza potrebbe essere attribuita senza costi fino alla concorrenza dell’uso effettivo della capacità trasmissiva Le eventuali ulteriori necessità andrebbero pagate in ragione importante. Si potrebbe ipotizzare il seguente schema:

 

RAI n. 1 mux in banda VHF (come da legge vigente salvo modifiche) n. 1 mux in banda UHF
Mediaset n. 1 mux in banda UHF
Persidera n. 1 mux in banda UHF
Operatori minori (uniti) Locali n. 2 mux (tv+DAB) n. 6
Totale frequenze impiegate n.6

Frequenze disponibili n. 15

Eccedenza n. 9 frequenze

 

Infatti delle 10 frequenze rese disponibili a termini di legge per le nazionali ne avanzano 6. Per le emittenti locali abbiamo uno schema similare, ma ne avanzano 3. In gran parte delle regioni bastano due sole frequenze per la tv + DAB per le esigenze di tutto il sistema, e se anche alcune emittenti volessero utilizzare il servizio in HD sembra impossibile che si superi la capacità di un mux per i canali operanti su singola regione. Si ritiene opportuno comunque ipotizzare l’assegnazione sulla base di una gara basata sull’uso effettivo della capacità trasmissiva, con un preaccordo d’uso per FMSA locali. Facendo l’ipotesi di mettere all’asta le nove frequenze rimaste con una cifra annua di 20 milioni cadauna abbiamo un introito stimabile di 180 milioni annui per i 10 anni a seguire, e della probabile vita del servizio in DVB-T2, abbiamo una stima di introito nelle casse dello Stato di 1,8 miliardo di euro. 

 

Previsioni assegnazione LCN. Le previsioni della effettuazione di una nuova assegnazione di numeri LCN debbono essere applicate solo al momento dello switch – off al T2 e non prima al fine di scongiurare due o più risintonizzazioni estremamente dannose per il comparto locale. Quindi si chiede che, in caso di una nuova graduatoria, la stessa trovi applicazione non prima della transizione all’altra tecnologia T2.

 

Assegnazione frequenza Radio DAB. E’ ormai noto che le reti DAB sono considerate un mezzo fallimento nelle varie nazioni Europee. Ne alcune forzature imminenti come in Svizzera e Norvegia risolveranno l’affermazione del DAB stante la rapidissima estensione della diffusione e ascolto della radio attraverso la rete anche nei mezzi mobili condivisa con le autoradio FM.

 

Una delle ragioni individuate del fallimento del DAB è che la pianificazione ha previsto una copertura con probabilità prossima al 100% solo in esterno (outdoor) e quindi una pessima ricezione dentro le case (indoor). In termini energetici ciò è dovuto alla pianificazione con potenze dell’ordine di un decimo rispetto al necessario per avere ricezione indoor. Ciò ha qualificato il DAB un servizio da fruire in auto e poco più, scollegando lo stesso dalla visione Broadcast (per tutti) che di sua natura deve avere la RADIO. Evidentemente Agcom ha previsto un livello di campo talmente precario in vista di una possibile morte prenatale del DAB. Inoltre si è riscontrata la presenza pianificata di un solo canale in alcune regioni. Naturalmente non possiamo ritenere che sia così; quindi è incompleta o errata? Quando gli altri blocchi saranno comunicati? Quelli presenti nella proposta di pianificazione non sono certamente solo per le locali, ma allora non si comprende cosa si voglia proporre.

 

NUOVA GUIDA ON LINE DEI LUOGHI CULTURALI DI ROMA

Posted by Punto Continenti On aprile - 20 - 2018 Commenti disabilitati su NUOVA GUIDA ON LINE DEI LUOGHI CULTURALI DI ROMA

Foto panorama di Roma

 

Sabato 21 aprile, alle ore 19 alla Stazione di Posta, all’interno del Mattatoio di Roma (ex MACRO Testaccio), in occasione del Natale di Roma verrà presentata la nuova i piattaforma web che aiuterà turisti e cittadini romani ad orientarsi tra i luoghi culturali della città. Parliamo di cosavederearoma.com un motore di ricerca delle attrazioni culturali di Roma, geolocalizzate, divise per categorie e per periodi storici, e descritte da un team di professionisti (architetti, archeologi, restauratori, designer, storici dell’arte) con cenni storici e curiosità. Una guida online che fornirà le informazioni necessarie per esplorare la città da una prospettiva diversa.

 

Protagonisti dell’iniziativa sono Francesco Nardi (Founfer & Art Director), Livia Artibani (Consulente Architetto), Claudia Di Falco (Consulente Architetto), Andrea Simeoni (Consulente Archeologo), Maria Clelia Scuteri (Consulente Architetto) e Jessica Congiunti (Mediatrice linguistico culturale).

 

La Mission del sito è valorizzare i luoghi culturali: non solamente quelli famosi e frequentati ma anche e soprattutto quelli meno pubblicizzati e conosciuti. Invitare i cittadini romani e i turisti a non fermarsi e a scoprire fino in fondo le bellezze di questa meravigliosa città. Per il lancio del sito è in calendario un evento che si svolgerà il 21 aprile dalle ore 19 nella bellissima location di Stazione di Posta, ristorante stellato presente all’interno del Mattatoio di Roma (ex MACRO Testaccio) e vedrà coinvolti professionisti del settore e docenti delle Università La Sapienza e Roma Tre. Dopo una breve presentazione del portale sarà possibile conoscere il team, raccogliere le informazioni utili per godere della piattaforma e dei suoi contenuti e comprendere i possibili scenari futuri.

 

«Vorremmo avviare una sensibilizzazione al patrimonio artistico e culturale della città, a partire da una maggiore conoscenza del territorio», sostiene Francesco Nardi, ideatore del progetto e Art Director di cosavederearoma.com «valorizzando i luoghi culturali e permettendo a residenti, turisti e passanti di acquisire nozioni spesso sconosciute, con il desiderio di rendere questo un mezzo di diffusione della storia e delle tradizioni cittadine, spesso ignorate anche da chi vive qui da molti anni.»

 

Racconta Elena Ippoliti, architetto, professore associato alla Sapienza Università di Roma (Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura) e direttrice del Master di I livello in “Comunicazione dei Beni Culturali”: «Per valorizzare una città, il suo patrimonio e la sua comunità, è necessario trovare forme comunicative che sappiano rappresentarla proponendo percorsi ed itinerari alla sua scoperta e riscoperta. Oggi un uso intelligente e consapevole delle tecnologie digitali può efficacemente contribuire alla valorizzazione della principale risorsa del nostro Paese, le città, rendendo i suoi valori accessibili e comprensibili a fasce sempre più ampie di possibili interlocutori. Nuovi modelli comunicativi che, integrando sapientemente parole e immagini, mettano al centro il visitatore proponendogli esperienze di visita creative e partecipative.»

 

L’aperitivo e la presentazione del portale dalle 19 alle 21 saranno aperti al pubblico previa richiesta di partecipazione a info@cosavederearoma.com. Dalle 21 in poi ingresso libero e prosecuzione dell’evento con l’esibizione del gruppo di Jazz Rock sperimentale QROrchestra e successivo Dj set dalle ore 23.

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Spot REA (Radiotelevisioni Europee Associate) per un efficiente Stato Sociale

ALMA DADDARIO E IL SUO CORSO DI SCRITTURA DRAMMATURGICA

Posted by Punto Continenti On marzo - 19 - 2018 Commenti disabilitati su ALMA DADDARIO E IL SUO CORSO DI SCRITTURA DRAMMATURGICA

Foto: nel riquadro Alma Daddario

“Un racconto è una storia che viene narrata in tempi rapidi e precisi, caratterizzata da un linguaggio sintetico e diretto, basato più sulla sottrazione di dettagli che sulla loro diluizione. Il tutto condito da una buona dose di “suspense”, un’aspettativa che possa tenere alta l’attenzione del lettore. Il linguaggio teatrale rappresentato dalle tre S  (sintesi, simbolicità,  sonorità), ha molto in comune con la narrativa propria del racconto breve. Per questo un racconto ha tutte le caratteristiche per poter diventare una sceneggiatura, o meglio una perfetta partitura scenica”. In questi termini la giornalista e scrittrice Alma Daddario ha presentato il suo nuovo Corso di scrittura drammaturgica, promosso dall’Istituto Teatrale Europeo fondato nel 1973 e accreditato dal Ministero dell’Istruzione (d.m. 90 del 1/12/2003)

 

In questo campo la Daddario, che vive e lavora a Roma, è sicuramente un garanzia. Nella Capitale  svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche. E’ anche autrice teatrale: premiata per “Siamo tutti…libertini” con il premio “Stanze Segrete”, ha inoltre rappresentato “Albertine o della gelosia”, “L’anima e la voce”, “Le confessioni”, “Ritmo spezzato”, “Le attese: moods for love”, “Come nebbia sottile o lieve sogno”, “Matilde di Canossa: la legge, il cuore, la fede”, “L’anima e la voce”,  “Clitennestra”, “Pancrazio, la libertà di avere paura”.  Inoltre, ha pubblicato narrativa e saggi sulla scrittura creativa. Con la scrittrice Dacia Maraini ha collaborato, presso il Centro Internazionale Alberto Moravia, alla realizzazione di seminari di scrittura teatrale e creativa. Fa parte della giuria del premio teatrale: “Ombra della Sera” per il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra e del concorso internazionale di drammaturgia contemporanea: L’Artigogolo, organizzato dall’Editrice ChiPiùNeart. E’ membro del CENDIC: Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea.

 

Il corso della Daddario, realizzato con altri autori (verrà presentato il 28 marzo al Teatro Abarico di Roma), prevede otto incontri (un incontro a settimana della durata di due ore e trenta). Gli incontri consistono in una parte teorica e una pratica. Sono inoltre previsti momenti di confronto con attori professionisti e registi. Prevista una sessione successiva di perfezionamento, cui potranno accedere gli allievi che abbiano seguito la prima, con altri otto incontri al termine dei quali i testi migliori saranno pubblicati in antologia. Ma vediamo alcuni aspetti caratterizzanti il corso che si svolge a Roma presso il Teatro Abarico in Via dei Sabelli 116.

 

PROGRAMMA

  • Si prevedono otto incontri (un incontro a settimana della durata di due ore e trenta)
  • Gli incontri prevedono una parte teorica e una pratica. Sono inoltre previsti momenti di confronto con attori professionisti e registi.
  • Prevista una sessione successiva di perfezionamento, cui potranno accedere gli allievi che abbiano seguito la prima, con altri otto incontri al termine dei quali i testi migliori saranno pubblicati in antologia.
  • La tecnica dell’ascolto: memorizzare, prendere appunti, congelare
  • Narrativa da recitare e teatro da leggere: contaminazioni possibili
  • La grammatica della drammaturgia e le regole delle 3 S. La differenza nella punteggiatura
  • Scrivere per il corpo: l’adattamento di un testo letterario per il teatro. Affiancare gli attori
  • Dal monologo al dialogo
  • Linguaggio e ascolto: sintesi e sonorità. Esercitazioni pratiche.
  • Suspense e ritmo: creare le attese
  • L’importanza dell’incipit
  • Prendere appunti, memorizzare, congelare
  • Consigli bibliografici

 

LA PAROLA DELLA NARRATIVA DECLINATA A TEATRO

Franz Kafka, Julio Cortàzar, Dino Buzzati, Italo Calvino, Don De Lillo, Paul Auster, Katherine Mansfield, Joyce Carol Oates, Alice Munro, Flannery O’ Connor, Raymond Carver, Tennessee Williams e altri ancora: le storie brevi di questi autori, pur diversissime fra loro, contengono i germi di una potente teatralità. Il fantastico, il mistero, la frammentarietà, il gioco fra i piani di realtà e sogno, passato e immaginazione, la presenza-assenza di certi personaggi, l’approfondita indagine psicologica degli stessi e anche uno spiazzante senso dell’imprevisto, sono tutte caratteristiche che accomunano le opere narrative brevi.

 

Queste caratteristiche, quasi spontaneamente, chiamano queste opere a un approdo scenico. Si tratta di una teatralità obliqua, anomala, indiretta, inaspettata: una teatralità tutta contemporanea, modulata sulla simbolicità di un linguaggio che spesso lascia più spazio all’intuizione che all’azione, che ha a che fare più con Beckett che con Shakespeare. Alcuni racconti brevi e brevissimi di un autore come Dino Buzzati, per esempio, appaiono molto più contemporanei e più “teatrali” delle opere che lo stesso Buzzati ha scritto appositamente per le scene. Altro esempio eccellente è quello del drammaturgo Tennesee Williams che ha iniziato cimentandosi in brevi racconti, ritratto di un’America generosa e al contempo spietata, trasformando alcuni di questi in magnifici testi teatrali, come Ritratto di ragazza in vetro, divenuto per le scene: Lo zoo di vetro.

 

MODALITÀ DI ADESIONE

Il corso di Scrittura Drammaturgica prevede un contributo associativo di €. 200,00 –  Invitiamo coloro che fossero interessati a prenotare la propria partecipazione scrivendo a info@istitutoteatraleuropeo.it . Per ulteriori informazioni: 3485483107

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Video sullo Stato Sociale

 

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EMANUELA SILVI: IL MIO IMPEGNO PER LA SANITÀ NEL LAZIO

Posted by Punto Continenti On febbraio - 26 - 2018 Commenti disabilitati su EMANUELA SILVI: IL MIO IMPEGNO PER LA SANITÀ NEL LAZIO

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Nel riquadro Emanuela Silvi

 

Insieme alle elezioni politiche in diverse Regioni si svolgono anche le elezioni Regionali che purtroppo vengono completamente trascurate dai giornali e dalle televisioni. Eppure, si tratta di elezioni molto importanti, soprattutto per la Sanità che ormai viene gestita soprattutto a livello Regionale. Conoscere, quindi, il profilo  di un candidato può essere molto importante. Lo abbiamo fatto con Emanuela Silvi che vanta, appunto, una lunga esperienza in campo sanitario. Laureata in Farmacia la Silvi  vanta numerosi incarichi professionali di prestigio ed è autrice di diverse pubblicazioni. Attualmente la Silvi è direttore dell’unità Operativa Complessa  farmacia ospedale S.Eugenio – cto e appropriatezza prescrittiva ospedale territorio. Ora si presenta alle elezioni regionali del Lazio nel centro destra con Fratelli d’Italia. Con quali obiettivo? lo abbiamo chiesto direttamente a lei. 

 

Cosa l’ha spinta a scendere in politica e come pensa di conciliare la sua attività professionale con quella politica?

 

Lavoro nella sanità pubblica dal 1984 e da quasi vent’anni ricopro ruoli apicali e da sempre sono stata particolarmente sensibile alle necessità dei più deboli sia nell’ambito della mia professione che a titolo personale. Costantemente ho cercato di esercitare la mia particolare capacità di ascolto anche oltre le semplici necessità materiali delle persone, ma ho dovuto prendere atto che non è sufficiente a cambiarne la condizione. Attraverso il mio impegno in politica intendo tentare di modificare quei meccanismi operativi che a monte dettano le condizioni socio-politiche del settore della sanità regionale che per complessità, burocratizzazione e inefficienza, spesso vanificano quanto fatto tutti i giorni dalle persone di buona volontà. Mi candido dunque per mettere a disposizione della comunità l’esperienza maturata in una vita intera spesa nel settore della sanità con l’obiettivo di migliorare il Servizio Sanitario.

Sono una donna sposata con due figli ormai grandi che è sempre stata molto impegnata nel lavoro e come tutte le donne di questo Paese sono abituata a contemperare le esigenze lavorative con quelle della famiglia. L’impegno politico non cambierà la mia condizione.

 

Oggi sono in molti a criticare la scelta di regionalizzare il sistema sanitario nazionale che ha creato, tra l’altro, una grande disparità di trattamento tra Regione e Regione.  Lei cosa ne pensa?

 

Penso semplicemente che la regionalizzazione del Sistema Sanitario può avere avuto delle connotazioni positive determinando una risposta più specifica alle richieste del territorio ma a condizione, imprescindibile per il mantenimento del sistema regionale, che le disparità di trattamento che un cittadino può ricevere da una Regione all’altra vengano eliminate. A tale scopo è necessario un grande lavoro di omogeneizzazione e omologazione che determini un identico trattamento per il cittadino del Sud rispetto a quello del Centro e del Nord, con particolare riferimento alle liste d’attesa, ai costi standard ed all’accesso alle alte specialità.

 

Com’è la situazione della Sanità nella Regione Lazio? Quali sono i suoi punti critici?

 

Una risposta sintetica ed esaustiva a questa domanda non è possibile. È però evidente che negli ultimi anni la politica non ha fatto altro che tagli orizzontali indiscriminati con logica ragionieristica determinando le condizioni attuali di grave scadimento della qualità delle prestazioni sanitarie che mantengono un livello sufficiente soltanto grazie al diuturno sacrificio personale degli operatori sanitari. La mancata adozione della cartella clinica informatizzata e del fascicolo sanitario elettronico, la scarsa integrazione ospedale-territorio, l’affollamento dei Pronto Soccorso, la difficoltà o impossibilità ad erogare i servizi socio-sanitari al domicilio del paziente, sono solo i punti critici più evidenti.

 

Uno dei maggiori problemi riguarda, appunto, la drammatica situazione del sovraffollamento dei Pronto Soccorso? Come si può risolvere questo problema?

 

I tentativi effettuati negli ultimi anni per risolvere il problema del sovraffollamento dei Pronto Soccorso, ad esempio con l’istituzione delle Case della Salute, sono tutti miseramente falliti. È certamente un problema complesso che andrà affrontato in più fasi. Una maggiore digitalizzazione del Sistema Sanitario Regionale con l’adozione della Cartella clinica informatizzata e del fascicolo individuale elettronico determinando un maggiore coordinamento tra ASL, Medici di Medicina Generale, Ares 118 e Ospedali, contribuiranno, insieme alla rete delle Farmacie a prevenire il fenomeno della congestione delle Sale d’Attesa dei Pronto Soccorso definendo inoltre superiori standard di sicurezza per i pazienti. Ma non c’è dubbio che poi andrà riorganizzata la rete degli Ospedali sul territorio e dunque andrà riorganizzata la rete delle Emergenze.

 

Se verrà eletta quali sono i punti essenziali che caratterizzeranno il suo impegno?

 

La Regione Lazio ha già a propria disposizione una serie di strumenti che, se ben modulati, integrati e sfruttati a fondo possono fornire alla popolazione una risposta immediata in termini di qualità e di efficienza dei servizi socio-sanitari. In particolare, la grande rete delle Farmacie costituisce un prezioso strumento che ha in sé grandi potenzialità ulteriori in termini di risposta al bisogno di salute e di erogazione dei servizi sanitari in tutte quelle realtà dove il Sistema Sanitario Regionale ha maggiori difficoltà nel raggiungere l’utente che per la sua condizione si trovi a vivere una situazione di emarginazione e per tale motivo non riesca ad usufruire dei servizi offerti dalla Sanità pubblica.

 

L’attuale legislazione consente il potenziamento della rete delle farmacie dove è già possibile  usufruire di alcuni servizi, con l’attivazione di nuove ulteriori convenzioni. Presso le farmacie può essere istituita una postazione con canali di accesso al CUP regionale per la prenotazione di prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, per il pagamento dei relativi tickets e per la stampa dei relativi referti. Inoltre le Farmacie possono avvalersi oltre che di un servizio infermieristico, anche di altre figure professionali come psicologi, nutrizionisti, podologi, ortottisti, fisioterapisti, etc., e possono inoltre offrire servizi come la telemedicina, il telesoccorso, l’autoanalisi,  gamma di prestazioni che potrebbe essere ulteriormente ampliata.

 

Si può infatti aprire una nuova fase di potenziamento del Servizio Sanitario Regionale del Lazio che potrà attivare nell’ambito della Farmacia dei Servizi ad esempio anche una convenzione con tutte le Farmacie interessate per la consegna di farmaci e parafarmaci a domicilio, aggiungendo così un prezioso servizio per quegli utenti che sono costretti in casa ed eventualmente anche per tutte quelle prestazioni socio-assistenziali, infermieristiche, fisioterapiche, etc. che il nostro territorio ha maggiori difficoltà ad erogare, con i CAD che si occuperebbero in tal modo solo dei casi a più elevato impegno riabilitativo ed assistenziale.

 

La riorganizzazione del Sistema Sanitario Regionale dovrà dunque iniziare dal basso andando incontro alle necessità degli utenti e degli operatori. Lo scopo è di accorciare la filiera rendendo più veloce, amichevole, inclusiva e moderna l’erogazione dei servizi sanitari, riducendo al contempo le liste di attesa. Come già detto, altro punto qualificante sarà la digitalizzazione delle cartelle cliniche che con la creazione del fascicolo sanitario elettronico individuale, favorendo l’interscambio di informazioni, determini una maggiore integrazione ospedale-territorio. Ed inoltre la riorganizzazione della rete degli Ospedali sul territorio e della rete delle emergenze che insieme alla maggiore informatizzazione del Servizio Sanitario Regionale e con l’apporto della Rete della Farmacia dei Servizi, non potrà che determinare una decongestione dei Pronto Soccorso. Saranno inoltre previsti incentivi, anche fiscali, per chi aderisce ai programmi di prevenzione.

 

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Spot REA sullo Stato Sociale

 

 

 

 

 

ACCADEMIA DEL CERIMONIALE: UN BON TON PER LE ELEZIONI

Posted by Punto Continenti On gennaio - 13 - 2018 Commenti disabilitati su ACCADEMIA DEL CERIMONIALE: UN BON TON PER LE ELEZIONI

Nei riquadri: Sandro Gori (a sinistra) e Massimo Sgrelli

 

Di seguito riportiamo un lavoro compiuto da Sandro Gori (per oltre un decennio a capo del Cerimoniale della Presidenza della Repubblica) e  Massimo Sgrelli (per quasi vent’anni a capo del Cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e autore de “Il Cerimoniale” e del manuale “Galateo istituzionale”) per conto dell’Accademia del Cerimoniale (ne fanno parte i principali esperti di protocollo e cerimoniale dei maggiori organismi pubblici). L”obiettivo è di riportare la campagna elettorale ai toni della regolarita’, lealta’ e correttezza. In sostanza un vero  Galateo Elettorale a tutela delle istituzioni e della vita civile.

 

Bon ton istituzionale per i candidati alle prossime elezioni. Per tentare di riportare la campagna elettorale ai toni della regolarita’, lealta’ e correttezza e conseguire il meritato successo, l’Accademia del Cerimoniale (ne fanno parte i principali esperti di protocollo e cerimoniale dei maggiori organismi pubblici) ha redatto il Galateo Elettorale a tutela delle istituzioni e della vita civile, per rafforzare la democrazia con una giusta scelta nell’urna, per rispettare la Carta Costituzionale, per un regolare successo della sfida, ma anche per contenere gli infausti eccessi che hanno contraddistinto i confronti politici del passato.

 

Promotori del Galateo Elettorale sono il presidente dell’Accademia del Cerimoniale, Sandro Gori (per oltre un decennio a capo del Cerimoniale della Presidenza della Repubblica) e il presidente del Comitato scientifico della stessa Accademia Massimo Sgrelli (per quasi vent’anni a capo del Cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e autore de “Il Cerimoniale” e del manuale “Galateo istituzionale”). La premessa e’ essenziale: “Chi si candida alle elezioni come rappresentante del popolo sovrano non deve porsi fuori dalle regole istituzionali e costituzionali. Infatti l’articolo 54 della Costituzione invoca e pretende “disciplina e onore” da tutti coloro che svolgono funzioni pubbliche. A tali norme si ispira il Galateo Elettorale”, hanno sottolineato Gori e Sgeli.

 

Secondo i due esperti “ciascun candidato deve ammettere che le idee che lo uniscono agli avversari politici sono più numerose di quelle che lo dividono. Al seggio i candidati hanno in comune tra loro diversi ‘nemici’: gli astensionisti, i terroristi, la globalizzazione sfrenata, gli ignoranti, i pregiudizi, le bufale (fake news)”, hanno detto Gori e Sgrelli. Secondo il Galateo Elettorale per avere un corretto confronto politico si deve: avere un atteggiamento, anche oratorio, improntato ad una totale onesta’ e coerenza; riconoscere che c’e’ qualcosa di buono anche nel programma degli avversari; ammettere che in passato tutti i partiti si sono avvicendati al governo della Nazione e delle Amministrazioni locali e tutti hanno sbagliato qualcosa (“chi e’ senza peccato”); favorire l’armonia del contesto per favorire scelte migliori; l’esempio e’ importante, non vanno forniti cattivi modelli pubblici, soprattutto ai piu’ giovani; non offendere l’avversario e i suoi elettori accampando una scontata superiorita’ intellettuale; adottare comportamenti e valutazioni istituzionalmente corretti, applicandoli e invocandoli; non delegittimare gli organi pubblici di garanzia e ispirarsi ai princi’pi di leale collaborazione; rispettare la simbologia, le dignita’ e le forme istituzionali pubbliche; evitare di non dire il vero e tacere la verita’, non esplicitare solo la parte di verita’ che fa comodo; non indicare presunti mostri quali causa di ogni male; non proporre presunti e mendaci rimedi come soluzione di ogni problema; accompagnare le critiche anche con onesti apprezzamenti; non invocare le regole della riservatezza (privacy) per omettere informazioni e trasparenza.

 

Gori e Sgrelli hanno infine ribadito che “e’ piu’ che mai opportuno e utile che i candidati e i loro sostenitori si attengano scrupolosamente al dettato Costituzionale per porre nuovamente al centro della campagna elettorale la correttezza e l’onesta’ dei comportamenti e delle informazioni, ispirati a consolidati principi e valori etici, recentemente offuscati e vituperati, per sortire risultati piu’ efficaci e leali, non piu’ incerti ma coerenti nel rispetto della democrazia. Insomma, osservare il Galateo Elettorale proposto dall’Accademia del Cerimoniale e’ l’unica strada per dare ancora un senso al confronto elettorale, per garantire al popolo sovrano gli elementi necessari per ben esercitare il diritto al voto e, non ultimo, per invertire la preoccupante crescente tendenza negativa a disertare le urne”.

 

Nota:
L’Accademia del Cerimoniale organizza corsi di perfezionamento e aggiornamento in campo cerimoniale. Inoltre, affianca associazioni, aziende e pubblica amministrazione nella gestione delle relazioni sociali e lavorative. Per la formazione si avvale di riconosciuti esperti in materia di protocollo nazionale, comunitario e diplomatico, pubblico e privato e che hanno maturato una lunga esperienza nei settori istituzionale e d’impresa.
Presidente: Sandro Gori;
Presidente del Comitato Scientifico: Massimo Sgrelli;
Amministratoiri: Alessandro Diotallevi e Francesco Natale;
Segretario Generale Laura Terranova;
Tesoriere: Luciana Narducci.
Membri: Daniela Anessi, Maria Antonietta Biasella, Antonio Galli, Michele D’Andrea, Giovanni Mascioli, Daniela Salvati, Liliana Terranova, Giovanna Silvestri, Massimo Morichetti Franchi, Dario De Marchi.
Per maggiori informazioni:
Accademia del Cerimoniale,
via Tommaso Gulli, n. 11 – 00195 Roma.
Sede corsi: Via Sabotino, n. 17 – 00195 Roma.

LAVORARE IN GIAPPONE? LA STRADA LA CONOSCE MARCO PATELLA

Posted by Punto Continenti On dicembre - 31 - 2017 Commenti disabilitati su LAVORARE IN GIAPPONE? LA STRADA LA CONOSCE MARCO PATELLA

Foto: Nel riquadro di una strada di Tokyo, Marco Patella

 

Marco Patella nasce a Motta di Licenza (TV) nel 1983. Sin da bambino si dimostra una persona estremamente curiosa, infatti oltre alla passione per la musica (studi di sax, piano e basso elettrico) dal 1997 si dedica allo studio dell’arte marziale WingTsun Kung Fu, diventando istruttore nel 2004. Oltre a questo si dedica alla fotografia con risultati apprezzabili (il suo lavoro viene pubblicato in Italia, Giappone, Hong Kong, Taiwan, US, Inghilterra e Nuova Zelanda). Dopo la laurea in Economia Aziendale, nel 2007,  si trasferisce a Tokyo, dove tutt’ora risiede, e lavora come recruiter per la maggiore azienda del settore in Giappone. Patella è anche Responsabile del Centro Stampa Sociale Tokyo che fa parte della rete internazionale dei Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Vedere elenco allegato (1) insieme allo Spot REA sullo Stato Sociale (2).

Cosa l’ha portata a vivere in Giappone? Pensa di tornare in Italia?

Ho sempre considerato il Giappone un paese estremamente affascinante. Sin da bambino l’ho immaginato come qualcosa di estremamente “distante” dalla nostra cultura, mi affascinava la cerimoniosità dei piccoli gesti quotidiani ed il fatto che le tradizioni siano ancora estremamente presenti e vivide in un paese così tecnologicamente avanzato.

Correva l’anno 2007, dopo la laurea in Economia Aziendale ho voluto fare una esperienza all’estero per vedere un po’ di mondo prima di mettere radici da qualche parte. Decisi dunque di mandare il mio curriculum a tutte le istituzioni italiane (ambasciate, ICE ecc.) fuori dall’Europa, in quanto volevo vivere una esperienza in un paese completamente diverso dalla realtà a cui ero abituato. Ricevetti la prima risposta dalla Camera di Commercio Italiana in Giappone, che mi invitava a fare un tirocinio presso il loro ufficio di Tokyo.

Per una persona come me, nata e cresciuta in un paese di diecimila anime, arrivare in una megalopoli di oltre quindici milioni di abitanti è stata un’esperienza dall’impatto piuttosto forte, in quanto, ovviamente, non conoscevo nessuno ed il mio inglese scolastico serviva a ben poco. Anche le azioni quotidiane più banali come lo spostarsi in treno non erano semplici, ma proprio per questo ho trovato la vita in Giappone molto stimolante: ogni giorno c’era qualcosa di nuovo da imparare, e persone dal passato affascinante delle quali volevo sentire le storie.

Ci parli un po’ delle difficoltà linguistiche.

Ovviamente per poter vivere in un paese straniero la conoscenza della lingua locale è un obbligo. Ragionando al contrario, potrebbe mai un, diciamo, Thailandese vivere in Italia senza conoscerne la lingua? Così il mio allora superiore mi disse “vuoi stare in Giappone? Impara la lingua e cerca un lavoro”. Consiglio piuttosto banale, a primo acchito, ma fu decisamente uno dei migliori consigli che abbia mai ricevuto finora: se vuoi una cosa è inutile girarci intorno, investi tutte le tue risorse (monetarie e temporali) per raggiungere il tuo obiettivo.

Così decisi di frequentare un corso di lingua giapponese presso una scuola di Tokyo, dalla quale mi diplomai nel 2011 al corso di giapponese commerciale, e da li iniziai la mia carriera in questo bellissimo paese. Direi, dunque, che la mia esperienza nel paese del sol levante nasce un po’ per una fortunata coincidenza.

Ovviamente mi mancano la famiglia e gli amici, ma devo anche ammettere che quando ritorno in Italia non la sento più come casa mia. Anche se giorno per giorno non me ne accorgo immagino che quasi dieci anni a Tokyo mi abbiano cambiato. In effetti ci sono situazioni ed esperienze che è difficile condividere con gli amici d’infanzia in quanto, semplicemente, non potrebbero capire. E’ un po’ come diventare genitore e provare a spiegarlo a chi non lo è. Difficile. Inoltre ad oggi mi sono creato un buon network a Tokyo, ed ho un buon lavoro. Sinceramente non credo che morirò in Giappone, ma allo stesso tempo non considero di rientrare in Italia. Non per il momento, almeno.

Lei aiuta a trovare lavoro agli italiani che desiderano trasferirsi in Giappone. E’ una cosa molto difficile?

In quanto recruiter Il mio lavoro consiste, più precisamente, nell’aiutare i miei clienti a chiudere le posizioni che hanno aperte. La mia area di specializzazione è l’IT (Information Technology), pertanto lavoro molto da vicino con aziende quali IBM, Microsoft, PHILIPS eccetera. In altre parole queste aziende cercano di assumere personale a Tokyo, ed il mio compito è di presentargliele.

Nella stragrande maggioranza dei casi i miei clienti cercano di assumere persone giapponesi che parlano la lingua inglese. Anche qui il ragionamento speculare può aiutare a capire meglio: l’azienda italiana Pinco Pallino SPA sarebbe mai interessata ad assumere il signor Kobayashi per una posizione di direttore vendite, anche se non parla una parola di italiano?

Ovviamente nel nostro database ci sono diversi candidati stranieri, anche italiani, e parte del mio lavoro consiste nel valutare il loro livello linguistico, in modo da poter gestire le aspettative dei miei clienti. Infatti per posizioni più tecniche, dove l’interfaccia con il cliente non è necessaria, il candidato straniero può rappresentare un valore aggiunto. Diciamo che se il candidato straniero non ha una conoscenza almeno business (commerciale) della lingua giapponese c’è ben poco da fare. Penso che, realisticamente, se si decide di abitare in un paese dove la madrelingua non è l’inglese uno studio approfondito dell’idioma locale sia d’obbligo.

Quanto tempo ci vuole per imparare discretamente una lingua così diversa?

Nonostante conosca diversi stranieri che non mastichino più di tre parole di giapponese, non potrei essere più d’accordo: la conoscenza della lingua locale è decisamente indispensabile. Tuttavia dipende molto anche dal tipo di impiego che si fa. Per esempio il vocabolario di cui necessita un cameriere è diverso dal vocabolario che serve ad un ingegnere nucleare. La lingua giapponese è molto complessa: in realtà la grammatica è molto più semplice della nostra, e per noi italiani anche la pronuncia non è complicata.

La difficoltà consiste più che altro nel creare un vocabolario nuovo, sopratutto perché la lingua giapponese è molto espressiva e comprende una miriade di sfumature, quindi per poter parlare ad un buon livello occorre una conoscenza di molti vocaboli. Dall’altra parte della medaglia, scrivere e leggere sono un altro paio di maniche: dopo qualche mese in Giappone chiunque è in grado di imparare qualche frase e poter lavorare in un ristorante. Altra cosa è, invece, scrivere una e-mail commerciale.

Detto ciò, penso che chiunque abbia studiato una lingua straniera sia d’accordo con me quando affermo che l’apprendimento sia una questione di tempo e di dedizione (i giapponesi stessi hanno impiegato anni a scuola per imparare tutti i caratteri che conoscono, come si può pretendere che in due anni un italiano, adulto, ne possa imparare quattromila?), e che il solo fatto di essere nato in un certo Paese non significhi necessariamente conoscerne alla perfezione l’idioma (ogni giorno leggo cose scritte da ragazzi italiani, molti dei quali in possesso di una laurea, completamente sgrammaticate e con i verbi coniugati in modo incorretto). Vivere in un paese asiatico richiede una buona conoscenza della lingua locale, oltre che dell’inglese, e per noi è come ritornare bambini: dobbiamo letteralmente ricominciare dall’ABC.

Lei come se l’è cavata?

Ricordo la mia prima lezione di giapponese, abbiamo cominciato da “io mi chiamo…”. Ammetto che sia stato un po’ frustrante a volte avere in testa dei concetti e non avere i mezzi per esprimerli, ma sono cose che bisogna mettere in conto prima di intraprendere questo genere di strada. A tal proposito, ricordo un proverbio molto carino: tutti vorrebbero stare in cima alla montagna, ma il gusto sta tutto nello scalarla. Chi decide di intraprendere lo studio di una lingua straniera che utilizza caratteri diversi dal nostro alfabeto (arabo, cinese, coreano ecc.) dovrebbe concentrarsi di più nella parte in cui si è più deboli, ossia la scrittura e la lettura: ovviamente un taiwanese è molto più avvantaggiato di un italiano nello studio della lingua giapponese come, al contrario, un italiano è più avvantaggiato dello stesso taiwanese nello studio della lingua spagnola.

Io personalmente ho fatto diversi esami di lingua con risultati anche apprezzabili (i vari JLPT, BJT ecc.), ma dopo essere entrato nel mondo del lavoro devo dire che hanno un peso decisamente marginale, per non dire nullo. Quel che voglio dire è che gli esami linguistici dovrebbero essere un traguardo personale, certo, ma non l’unico obiettivo: il fatto di possedere il livello N1 del JLPT (il più alto) – piuttosto che il massimo punteggio dell’IELTS – non ti garantisce di trovare un lavoro, anzi, i giapponesi non hanno nemmeno idea di che cosa sia. Esiste una certificazione ufficiale di lingua giapponese per gli stranieri, il JLPT (Japanese Language Proficiency Test) che si divide in cinque livelli, dove il livello 5 rappresenta il gradino più basso e l’1 quello più alto (quasi madrelingua, direi). Chi scrive ha superato il livello 2 dopo quindici mesi di studio. Lungi da me dal dire che il mio giapponese sia perfetto, anzi, ma con un po’ di buona volontà si può raggiungere un livello discreto in un anno.

Quali sono le maggiori difficoltà per ambientarsi e adattarsi alla mentalità giapponese?

Tiziano Terzani scrisse in un suo libro che l’azienda giapponese sforna macchine perfette, e che la miglior azienda giapponese è la scuola. Devo ammettere che anche oggi le cose non sono cambiate molto: in generale la mentalità giapponese è molto precisa e poco flessibile. Esattamente il contrario di noi italiani che siamo estremamente flessibili e non precisi. Per esempio andare in un McDonald ed ordinare un hamburger senza ketchup manderà nel panico totale il cassiere, che non riuscirà concepire un ordine non presente nel menu.

A me piace anche l’esempio del samurai aziendale, come lo chiamo io: come una volta il samurai dedicava la sua intera esistenza al suo padrone, oggi l’impiegato si comporta analogamente nei confronti dell’azienda. Perciò i giapponesi lavorano tante ore, c’è una sorta di regola implicita per cui lavorare tanto è meglio che lavorare in modo efficiente. Chiaramente questo non è sempre vero, ma purtroppo lo è molto spesso: io stesso ho dato le dimissioni alla mia azienda precedente quando mi è stato chiesto di lavorare più a lungo senza aver ricevuto nessuna giustificazione a riguardo.

Pertanto, secondo me, la maggiore difficoltà sta sicuramente nel fatto di dover accettare delle cose senza essere in grado di comprenderle (il panino arriverà con il ketchup, e in azienda si lavora fino a tardi perché si deve). Allo stesso modo non si può pretendere che certe nostre usanze vengano comprese dai giapponesi.

Che immagine hanno generalmente i giapponesi dell’Italia?

In generale ai giapponesi piace molto l’Italia. Il cibo italiano in Giappone è sicuramente quello che va per la maggiore ma a volte mi chiedo se non sia solamente un fatto di “esoticità” in quanto anche per noi italiani il sushi è una moda. Noi italiani siamo un popolo di poeti, artisti e sognatori, credo siano le cose che mancano ai giapponesi, e che per questo il nostro paese goda di un’ottima reputazione. Solitamente sono le persone di una certa età che apprezzano l’Italia maggiormente, le persone interessate all’arte, alla musica ed alla storia. I giovani solitamente prediligono di più l’America o l’Australia e preferiscono viaggiare lì piuttosto che in Europa.

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Note

(1) Attualmente fanno parte della Rete di Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA:

Estero: Argentina (Buenos Aires), Belgio (Bruxelles), Brasile (San Paolo e Porto Alegre), Giappone (Tokyo), Marocco (Casablanca), Messico (Città del Messico e Chiapas) e Stati Uniti (New York).

Italia: Campania (Ariano Irpino),  Lazio (Roma, Grottaferrata, Formia), Lombardia (Milano), Sicilia (Palermo), Veneto (Chioggia e Vicenza).

(2) Spot REA sullo Stato Sociale

INFORMAZIONE E STATO SOCIALE: L’IMPEGNO REA NEL 2017

Posted by Punto Continenti On dicembre - 31 - 2017 Commenti disabilitati su INFORMAZIONE E STATO SOCIALE: L’IMPEGNO REA NEL 2017

Foto: Antonio Diomede, Presidente della REA, intervistato davanti a Montecitorio. Le copertine dei due libri pubblicati dalla REA: ‘Radio e Tv al Bivio’ e ‘I 7 Diritti Capitali’ (in distribuzione su Amazon). 

 

In difesa delle piccole emittenti locali.

Nel corso del 2017 si è svolta un’intensa battaglia da parte della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) per la sopravvivenza delle emittenti locali, pesantemente minacciate dal DPR 146 del 12 Ottobre 2017 che ha introdotto pesantissime condizioni per poter accedere ai contributi pubblici per l’editoria. Nel caso delle televisioni si è arrivati a chiedere l’assunzione fino a 14 dipendenti, dei quali 4 giornalisti professionisti assunti a tempo pieno. Nel caso delle radio, uno dei due dipendenti deve necessariamente essere un giornalista. Condizioni che la maggior parte delle radio e tv non è in grado di soddisfare.

Tra le varie iniziative intraprese dalla REA, figura la dimostrazione organizzata davanti a Montecitorio contro la legge subito definita Ammazza emittenti. Ebbene, dire che in quella circostanza la maggioranza dei politici ha fatto orecchie da mercante, è un eufemismo. Nel corso, poi, dell’approvazione della legge di bilancio di fine anno la REA ha cercato di presentare una serie di emendamenti, molti dei quali sono stati accolti ma poi con il voto di fiducia tutto è andato disperso. Il timore è che nei prossimi mesi il 90% delle radio e televisioni locali rischi di chiudere, mandando a casa 4 mila lavoratori. E insieme ai lavoratori andrà in soffitta anche un bel pezzo della libertà di stampa, nonché il diritto dei cittadini a essere informati.

Nuove iniziative verranno, comunque, intraprese nella prossima legislatura. Si ipotizza anche un ricorso in sede europea. In ogni caso nulla resterà intentato affinché non venga definitivamente cancellata una delle esperienze più entusiasmanti nata verso la fine degli anni settanta e che per oltre quarant’anni ha caratterizzato il mondo giornalistico italiano.

Video per lo Stato Sociale

Oltre a tutelare i diritti delle piccole e medie radio e tv locali, la REA è fortemente impegnata anche nella creazione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale: un obiettivo che necessita di un’attenta e libera informazione. Su questo fronte il 2017 si è chiuso con alcuni risultati più che soddisfacenti: ad esempio, i vari video prodotti allo scopo di promuovere la nascita del nuovo Stato Sociale hanno superato le 35 mila visualizzazioni su YouTube (per la precisione 35.594). Più di 5 mila solo negli ultimi due mesi dell’anno.

Considerata la complessità della materia affrontata si tratta sicuramente di un grande successo che premia lo sforzo della REA a impegnarsi in un ambizioso progetto che punta decisamente su due obiettivi: 1) ridurre sensibilmente i costi dei servizi essenziali per i cittadini con l’aiuto della tecnologia; 2) consentire a tutti di condurre una vita dignitosa. A tale fine sono stati anche indicati i 7 Diritti Capitali di un moderno ed efficiente Stato Sociale e che saranno oggetto di un nuovo libro: 1) Avere un lavoro di sostentamento (in prospettiva un Reddito Universale); 2) Nutrirsi e Vestirsi; 3) Avere un Tetto; 4) Curarsi; 5) Istruirsi, 6) Avere una tutela legale; 7) Avere una corretta informazione.

Libro ‘Radio e TV a un Bivio’. In questo libro-intervista con il Presidente della REA Antonio Diomede (acquistabile su Amazon) viene descritta la grande ventata di innovazione e libertà avviata verso la fine degli anni settanta con la nascita delle radio e televisioni locali: una realtà che rischia di svanire completamente nei prossimi anni. Le piccole e medie emittenti (circa 480 Tv e 1.200 radio locali) si trovano davanti a un bivio: o riescono a coinvolgere e ottenere il sostegno dell’opinione pubblica nella loro battaglia per la sopravvivenza o sono destinate a sparire in larga misura. E con loro verrà cancellata anche una grande fetta del pluralismo informativo.

Nel libro (curato dal giornalista Rainero Schembri) vengono illustrate le varie tappe di un disegno politico che partendo da lontano rientra perfettamente in una logica internazionale voluta da alcuni grandi gruppi economici (operanti soprattutto nel campo delle telecomunicazioni), intenzionati a restringere notevolmente la libertà d’informazione, ultimo argine alla più grande concentrazione del potere politico ed economico della storia.

Nella seconda parte del libro vengono, invece, riportati numerosi e qualificati articoli e interviste (complessivamente 46) con personalità ed esperti di problemi sociali, suddivisi in: Mondo dell’Informazione; Informazione e Stato Sociale; Contesto Internazionale. Si tratta di un utilissimo contributo al Progetto REA alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’assoluta necessità di creare un nuovo ed efficiente Stato Sociale.

Rete di Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA. Dal mese di novembre del 2017 la REA ha attivato una rete di contatti in Italia e all’estero. L’obiettivo è di alimentare uno scambio continuo di informazioni coinvolgendo soprattutto le persone interessate alle tematiche sociali e gli italiani residenti all’estero. Già sono stati attivati diversi Centri Stampa Sociali sia all’estero, sia in Italia. Vedere elenco allegato.

Organismi collegati

Nel 2017 hanno partecipato o si sono collegati alle iniziative culturali e sociali promossi dalla REA numerosi organismi tra cui: APS Comunità Italiana nel Mondo; Aref International Onlus; Armando Editore; Associazione Amicizia Italia Costa Rica (Roma); Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana (CENDIC); Convergenza Socialista; Festival Internazionale Teatro Romano di Volterra; Giornalisti per il Sociale; Gruppo Turistico Culturale; Indo Italian Institute for Trade and Technology; Insieme per gli Italiani; La Zattera di nessuno; M.Th-I; Onlus Prigionieri del Silenzio; Opera in Piazza di Oderzo; Osservatorio Mediatrends Europa; Studi dio Commercialisti Carnevale; teatro Vascello di Roma. Si stanno, inoltre, ampliando i Gruppi di giornalisti, avvocati e giuristi, commercialisti, collegati alla REA.

Nuove Iniziative.

Nel 2018 verrà pubblicato un nuovo libro intitolato i 7 Diritti Capitali a cura di  Rainero Schembri. Sarà il lancio ufficiale di una serie di iniziative intese a tutelare la libertà di stampa, soprattutto quella locale, in funzione della nascita di un nuovo ed efficiente Stato Sociale in Italia e nel mondo. Sono poi allo studio altre iniziative tra cui la

  • Realizzazione di nuovi video (storici e sull’evoluzione tecnologica);
  • Incontri e presentazione di libri in Italia e all’estero;
  • Rafforzamento della Rete dei Centri Stampa Sociali;
  • Collegamento con radio e televisioni estere;
  • Organizzazione di un Premio Internazionale riguardante lo Stato Sociale;
  • Attivazione di un’iniziativa di grande impatto mediatico.
  • Avvio del programma I viaggi di REA Silvia

 

ALLEGATI – Centri Stampa Sociali patrocinati dalla REA

 

                                                                    ESTERO 

ARGENTINA

Buenos Aires

Donne in Azione

Responsabile Rosana Botana.

Via Peluffo 810

San Miguel Buenos Aires

presidenza.donneinazione@gmail.com

BELGIO

Bruxelles

Centro Stampa Sociale Leonardo da Vinci

Responsabile Margherita Salvador

Bruxelles

Via Rue Jourdan 128

margherita.salvador@gmail.com

BRASILE

1 San Paolo

Centro Stampa Sociale Sao Paolo

Responsabile Isaura Quentin

Aruja

Rua Euripides Antonio do Carmo 74

isaurasq@yahoo.com

2 Porto Alegre

Centro Stampa Sociale Luigi Rossetti

Responsabile Teresa Schembri

Porto Alegre (Rio Grande do Sul)

Via Fernandes Vieira 140/22

e-mail schembri.teresam@gmail.com

CINA

Hong Kong

Responsabile: Fabrizio De Luca

33 Apex Horizon Building blk 1

Office 23B Wo Yi Hop Road

Kwai Chung NT – Hong Kong

e-mail fdeluca.fbconsulting@gmail.com

GIAPPONE

Tokyo

Centro Stampa Sociale Tokyo

Responsabile Marco Patella

Nerima-ku Shakujiidai 3-31-5

RicoMii 206

e – mail dott.patella@gmail.com

GRECIA

Atene

Centro Stampa Sociale ‘Grecia’

Responsabile Angelo Saracini

Atene

via Markora 56

e-mail angisar@yahoo

INGHILTERRA

Londra

Centro Stampa Sociale Britalyca

Responsabile Carmine Gonnella

In via 32 Fletchres Close

lavocealternativa@gmail.com

MAROCCO

Casablanca

Centro Stampa Sociale Italia – Marocco

Responsabile Giovanni Mezzadri

Casablanca in via Lotissement la Belle Vue N° 121

Sidi Maarouf,20520

e-mail g.mezzadri@airclima.ma

MESSICO 

1 Città del Messico

Centro Stampa Sociale Mexico

Responsabile Rosalia Martinez

Prolongacion Presa Don Martin, Loma Hermosa 7-

A – 304 Col. IRRIGACION C.P. 11200

Delegacion Miguel Hidalgo, Ciudad de Mexico.

2 Chiapas

Centro Stampa Sociale Mexico

Responsabile Rosalia Martinez

Tuxtla Gutierrez,

Chiapas CP 29023 Mexico,

Via Purpura 455

Fraccionamiento Monterreal,

e-mail exportmexico@gmail.com 

OLANDA

 AIA

Centro Stampa Sociale ‘Erasmus’

Responsabile Sanda Sudor

AIA

in via Laan van Meederfort 82

e-mail sandasudorart@gmail.com

RUSSIA

Mosca

Centro Stampa Sociale Mosca

Responsabile Carlomaria Tura

Mosca

In via Armyansky Pereulok 9/1/1

carlo@italia-club.ru

STATI UNITI

Washington

Centro Stampa Sociale Italicamente.com

Responsabile Melo Cicala

Washington  

3236 P Street, N.W. , Washington D.C, (cap) 20007,

e mail cicaladc@aol.com 

SVIZZERA

Zurigo

Centro Stampa Sociale ‘Zurigo’

Responsabile Dino Suppa

Zurigo

Rudolfstetten, in via untere Dorfstrasse 20,

e-mail dino.suppa@libero.it

 

                                                                     ITALIA

BASILICATA

Potenza

Centro Stampa Basilicata

Responsabile Antonio Peragine

(Corriere Nazionale e Mediterranea TV)

Sede principale (per Basilicata e Puglia):

Bari al viale della Repubblica 7 1N, 70125

e-mail direttore@corrierenazionale.net,

CAMPANIA

Ariano Irpino

Centro Stampa Sociale ‘Albert Schweitzer’

Responsabile Floriana Mastandrea

Ariano Irpino (AV)

in via Annunziata n.4,

florianamas@gmail.com

LAZIO

1 Roma

REA (Radiotelevisioni Europee Associate)

Coordinamento dei Centri Stampa Sociali

Presidente Antonio Diomede

San Cesario

Via dei Pioppi 20

0030 Roma

info@reasat.it

2 Formia

Centro Stampa Sociale ‘Otium Formianum’

Responsabile Myriam Spaziani Testa

Formia

Via Pietra Erta snc

myriamspazianitesta@gmail.com

3 Grottaferrata

Centro Stampa Sociale ‘Valentina B Eventi & Comunicazione’

Responsabile Valentina Biscozzi

Via G. Quattrucci 34

valentinabeventi2@gmail.com                                                               

LOMBARDIA

Milano

Centro Stampa Sociale ADBComunica

Responsabile Alessio de Bernardi

adb.comunicarte@gmail.com

PUGLIA

Bari

Cento Stampa ‘Puglia’

(Corriere Nazionale e Mediterranea TV)

Responsabile Antonio Peragine

Bari al viale della Repubblica 7 1N, 70125,

e-mail direttore@corrierenazionale.net

SICILIA

Palermo

Centro Stampa Sociale ‘Lente d’Ingrandimento’

Responsabile Mirta Bajamonte

Palermo

Via Noto 4

bajamonte.myrta.ivfmc@gmail.com

TOSCANA

Volterra

Centro Stampa Sociale Associazione Culturale Gruppo Progetto Città

Responsabile Simone Migliorini

Volterra

Via dei Sarti 37

info@teatroromanovolterra.it

VENETO

1 Chioggia

Centro Stampa Sociale FINCOPP VENETO

Responsabili Bertilla Ugolin

Chioggia

via Rebosola 134

fincopp.veneto@gmail.com

2 VICENZA

Centro Stampa Sociale Senior Veneto

Responsabile Vincenzo Gigli

Vicenza

Via C. Colombo 7

vincenzo.gigli@seniorveneto.org

 

GRUPPI COLLEGATI ALLA REA

Gruppo Avvocati per il Sociale

Coordinatore Salvatore Viglia

Roma

Avv.viglia@tiscali.it

Gruppo Giornalisti per il Sociale

Coordinatore Pietro Spagnuolo

p_spagnuolo@yahoo.it

Roma

 

 

SPOT REA SULLO STATO SOCIALE

 

 

VIDEO – STATO SOCIALE e SERVIZI (RIFLESSIONI, INTERVISTE)

001 – SPOT REA per un efficiente Stato Sociale – Videolink 0o2 – Rainero Schembri – Giornalista, introduce la nuova […]

VIDEO – LA ROMA DI REA SILVIA

La Roma di Rea Silvia riguarda una serie di servizi giornalistici (scritti e in video) realizzati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) […]

VIDEO – MEDIA E PROTAGONISTI

MONDO DELLA COMUNICAZIONE 01 – RADIO MAMBO – Renato Dionisi – Videolink 02 – Tele Ambiente – Stefano Zago – […]

VIDEO – ESSENZIALISTI IN VIAGGIO

  ESSENZIALISTI IN VIAGGIO Patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Incontri e confronti. Dopo numerosi incontri, scambi di opinioni, interviste, interventi […]