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Saturday, July 20, 2019

LA REA CRITICA IL MINISTRO DI MAIO PER I CONTRIBUTI A RADIO E TV

Posted by Antonio Diomede On giugno - 5 - 2019 Commenti disabilitati su LA REA CRITICA IL MINISTRO DI MAIO PER I CONTRIBUTI A RADIO E TV

Foto: a sinistra il Ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio; a destra il Presidente della REA Antonio Diomede.

 

Riportiamo di seguito la lettera fortemente critica della REA (Radiotelevisioni Europee Associate), a firma dal suo Presidente Antonio Diomede, sul modo in cui il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio sta gestendo il Tavolo 4.0, nonché tutta la politica di erogazione dei contributi pubblici alle radio e Tv. Per la REA, questa discutibile gestione compromette ogni seria politica di rilancio dello Stato Sociale che non può prescindere da un autentico pluralismo e una vera libertà d’informazione.

 

La convocazione del Tavolo TV 4.0 del 30 maggio, come al solito, è giunta solo poche ore prima senza un preciso ordine del giorno indicando genericamente l’aggiornamento del calendario per la transizione al T2. Questo insolito modo di procedere da parte del Ministro Di Maio, ovvero del suo consigliere Marco Bellezza, non consente di interloquire nel merito delle questioni ma semplicemente di ascoltare senza possibilità di replica. E’ la strategia “Ascolta e Taci” che questo governo ha messo in atto per non voler risolvere i gravi problemi che attanagliano il settore.  Molto brevemente ci è stato detto che il bando per gli operatori di rete verrà pubblicato a giorni senza specificarne il contenuto oltre a ciò che già sappiamo ,  per aver partecipato alla relativa consultazione unitamente a quello del FSMA del 6 maggio scorso.

 

Per il bando FSMA si prevede la pubblicazione entro il mese di luglio. E’ stato confermato il parametro di conversione 0,5 per cui in moltissimi casi sarà necessario costituire intese per poi formare consorzi per la gestione dei relativi mux. Nulla di nulla è stato detto sulla questione dello scandaloso Regolamento contributi come nulla è stato riferito sui requisiti per la partecipazione ai nuovi bandi per le frequenze e gli LCN. Pertanto tutto fa pensare che il nuovo Governo del cambiamento si è schierato dalla parte della nota lobby confindustriale della comunicazione e che le piccole e medie emittenti locali saranno costrette a continuare a navigare in brutte acque per resistere alla chiusura definitiva.

 

Il Ministro Di Maio si è dimostrato un brutto affare per il settore mentre il suo attaccante Salvini, a parole, continua a dire che nessuna emittente sarà chiusa. Speriamo sia vero ma c’è poco da credergli anche perché la comunicazione non è di sua competenza.  Sul piano legale l’avvocato Romano ed altri si stanno dando da fare ma incontrano enormi difficoltà dovute, credo, a un certosino lavoro fatto negli anni dal Ministero per falsamente convincere i magistrati, l’AGCOM e la opinione pubblica che chiudere un gran numero di  emittenti è necessario per la scarsa qualità della loro storica programmazione. Ovviamente è tutto falso ma la politica appoggia tale tesi e noi stessi editori e operatori di rete non siamo stati capaci di adeguatamente difenderci anche perché siamo dei benpensanti. Infatti,  mai avremmo potuto immaginare una simile antistorica situazione.

 

Tuttavia bene si farebbe a contrastare in sede TAR e Consiglio di stato le singole ingiustizie ricevute dal Ministero affidandosi all’ottimo Studio legale Romano (affiancato dagli avvocati Lioi e Di Pietro), il quale, oltretutto è difensore di Telemolise e della REA. Nel frattempo continuiamo a tallonare il Ministro Di Maio per tentare il rovesciamento delle carte in nostro favore, ma se non lo farà ora che ha subito una  clamorosa sconfitta elettorale non lo farà più e, dunque, come REA non ci resta che sfiduciarlo in sede politica. Speriamo bene.

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Video suggerito e commentato (in inglese e italiano, 2 minuti):

ONU e Nuove Tecnologie: Vera sfida per Guterres – UN and New Technologies: Real challenge for Guterres

 

FATTI E MISFATTI NEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Posted by Antonio Diomede On febbraio - 20 - 2019 Commenti disabilitati su FATTI E MISFATTI NEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Foto: Luigi Di Maio (a sinistra) e Antonio Diomede

 

Riportiamo di seguito la lettera inviata da Antonio Diomede (Presidente della REA, Radiotelevisioni Europoee Associate) a: Presidente della Repubblica, Prof. Sergio Mattarella; Ministro Sviluppo Economico nonché Capo Politico del Movimento 5Stelle On.le Luigi Di Maio; Ministero Sviluppo Economico, Direzione Generale Servizi Comunicazione Elettronica Radiodiffusione e Postali; Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; Gruppi Parlamentari di Camera e Senato; Commissioni Parlamentari di Camera e Senato (Trasporti – Cultura – Lavoro); al Dott. Giuseppe Pignatone Procuratore Generale Roma.

 

Con la Delibera AGCOM 39/19/CONS si è conclusa una importante tappa per l’attuazione del 5G che presuppone la consegna alle compagnie telefoniche delle frequenze UHF dal canale 49 al 60 entro il 2020. Il provvedimento AGCOM si attiene alle ultime disposizioni indicate nelle leggi di Bilancio 2018 e 2019 sempre più restrittive quando si tratta di regolamentare l’emittenza locale. Dal governo del cambiamento ci aspettavamo una inversione di tendenza rispetto alle tendenze neoliberali del passato, ma così non è stato. Ci aspettavamo coraggio, forza e capacità di soluzione del conflitto d’interessi divenuto imperante nel settore della comunicazione radiotelevisiva e della stampa di cui tanto ci si lamenta ma nulla si fa.

Pensare che il taglio generalizzato all’editoria possa essere lo strumento per debellare la posizione dominante delle grandi Reti è fuorviante quanto iniqua. Le grandi Reti, per definizione, sono di proprietà dei poteri forti i quali hanno tanta forza economica da non aver bisogno di quegli aiuti che considerano elemosine. Quelle elemosine tagliate anche alle piccole e medie imprese editoriali indipendenti sono indispensabili per non farle chiudere a tutto vantaggio della strategia dell’accentramento dei mezzi di comunicazione secondo la quale “meno siamo, meglio stiamo”. A questo punto il discorso si fa delicato e ci si chiede: ma il Governo del cambiamento a che gioco sta giocando? Infatti se con il DPR 146/17 il passato governo Gentiloni ci ha consegnati nelle mani degli ingordi oligopolisti, l’attuale governo del cambiamento ha saputo fare meglio. Ha saputo togliere la tutela di legge del terzo delle frequenze riservate alle tv locali giustamente a suo tempo considerata i soggetti più deboli del sistema radiotelevisivo. La decisione fu appresa al Tavolo TV 4.0 presieduto da Di Maio senza rendere conto del perché e del per come. Avevamo avuto qualche avvisaglia della contrarietà misto a disprezzo di Di Maio quando parlava di emittenza locale, ma mai avremmo potuto immaginare che lui, proprio lui, il promotore della lotta al dominio mediatico dei poteri forti sarebbe stato il boia finale dell’emittenza lasciando sul lastrico migliaia di famiglie per la chiusura di centinaia di piccole e medie imprese editoriali locali. L’azione è tanto più perversa quando si nota una certa riluttanza di Di Maio nel mettere mano alla modifica del famoso criminale Regolamento sui contributi, collegato indirettamente alla pianificazione, passato alla storia come decreto “Ammazza Emittenti Locali”.

Il governo del Cambiamento non solo non ha mosso un dito per modificarlo come la REA, il Consiglio di Stato, le Regioni, le Provincie autonome avevano proposto per renderlo “accettabile”. Ma lo ha fatto proprio fino al punto da sottrarlo al giudizio della Magistratura Amministrativa (TAR) con l’ingegnoso espediente di farne riferimento nella legge di bilancio 2019 in modo tale da renderlo intoccabile se non dalla Corte Costituzionale. In verità questo ricamo non è opera di Di Maio come persona e come Ministro, ma della famosa “manina” sempre pronta a storpiare ciò che non garba. Tutto questo succede in quanto nel Ministero dello Sviluppo economico, dal 2001, con l’avvento del Governo Berlusconi, nella dirigenza ministeriale si è diffuso il pensiero neoliberista secondo il quale l’emittenza locale, parificata ai piccoli negozi assorbiti dalle grandi catene commerciali, andava fortemente compressa in favore delle grandi Reti. Si potrà mai concepire una attività editoriale, per piccola che sia, ad un negozio commerciale o a una fabbrichetta di cioccolatini? A una emittente radiotelevisiva locale, autentica fabbrica di idee e di coesione sociale sul territorio, si potrà dire “se vuoi esistere vai a cercarti la pubblicità” quando sappiamo che non potrà mai essercene abbastanza per occupare 14 dipendenti come richiede il DPR 146/17? E se qualcuno dovesse affermare che ci sono emittenti che hanno tali capacità ci dica quante sono e quali sono. Nomi, cognomi e bilanci alla mano affinché possiamo segnalarli alla Guardia di Finanza per le opportune verifiche come quelle che hanno dichiarato di avere decine di dipendenti per entrare nella rosa dei primi in classifica nella graduatoria contributi 2016.

Questa volta però la Direzione di Viale America l’ha fatta grossa. Avrebbe nascosto alla valutazione del Consiglio di Stato documenti importanti per indurre i Magistrati al “lasciapassare” di quel DPR146/17 falsamente sostenendo di averlo condiviso con le associazioni. Quali associazioni? Quelle che millantano di rappresentare il 98% della categoria, ma che in realtà è un cartello minoritario formatosi a seguito di interessi economici e lucrativi ben individuati? E’ lo stesso cartello che oggi aderisce ad Auditel e Tvùsat (https://www.tivusat.tv/pages/tivusat/azienda.aspx ) quelli del bollino blu di DGTvi apposto sul decoder, a loro dire di qualità.? Sono gli stessi che, dandosi reciprocamente una mano con le Reti nazionali, hanno costituito la TER ossia la nuova Audiradio (http://www.tavoloeditoriradio.it/ ) per accaparrarsi la pubblicità nazionale e locale delle radio con dati di ascolto non certificati. Ma i dati di ascolto, secondo la legge 249/97 non dovrebbero essere rilevati o certificati dall’AGCOM?

Se è indecente tollerare una situazione del genere nel settore radiofonico, in quello televisivo, con i dati Auditel che determinano per legge la vita o la morte delle tv locali in quanto legate ai contributi, siamo alladeregolazione massima del conflitto d’interessi in cui soggetti giuridicamente “no profit”, come le associazioni sindacali, formano cartelli “profit” attraverso la partecipazione o costituzione di società per creare condizioni favorevoli a se stesse per maggiormente beneficiare di quelle risorse. Sarebbe come ritenere lecito che un sindacato dei lavoratori possa far parte del consiglio di amministrazione dell’azienda o che vi partecipi con quote societarie importanti e nello stesso tempo pretenda di esercitare la funzione sindacale di contrattazione collettiva! E’ esattamente ciò che è accaduto con il DPR 146/17 dove scandalosamente si legge che il dato della Società Auditel, partecipata da Confindustria Radio Tv sostenuta da Aeranti Corallo nel Comitato Tecnico, influisce il 40% del punteggio totale!!!! Vale a dire, in alcuni casi, per come è combinato l’algoritmo che determina la ripartizione del fondo, vale più della forza lavoro. Ma chi sono coloro che fanno parte della Benemerita Società Auditel Srl http://www.auditel.it/chi-e/#soci ? Oltre a tutto il gruppo delle Reti Nazionali, tra i soci, come già detto, troviamo Confindustria Radio TV rappresentata da Maurizio Giunco e nel Comitato Tecnico troviamo Fabrizio Berrini di Aeranti Corallo.

Per dipanare una volta per tutte la questione della rappresentativa nel settore sarebbe opportuno aprire presso il portale AGCOM (www.impresainungiorno.it ) lo sportello “Consultazioni Pubbliche” dove le emittenti possono esprimere il loro parere sui singoli punti posti in consultazione in modo da comprendere la volontà del settore a latere delle singole posizioni associative pur sempre legittime se filtrate dal conflitto d’interessi. Tuttavia nel caso in questione, documenti alla mano, la REA in fase di consultazione pubblica sul DPR 146/17 sostenne proprio il contrario con tanto di spiegazioni di merito e proposte alternative, ovviamente, mai ascoltate. Ma non c’è miglior sordo di chi non voglia sentire. Il Direttore Generale Antonio Lirosi non ha voluto sentire ragioni. Rifiutò una richiesta di audizione formalizzata dalla REA però accettò di buon grado di ascoltare i più docili AERANTI, Confindustria Radio TV e ALPI Radio Tv, (rispettivamente nelle persone di Marco Rossignoli e Maurizio Giunco e Luca Montrone) per incassare solo consensi associativi positivi da giocarsi come carta vincente davanti al Consiglio di Stato, alle Istituzione e alla Politica.

Non sappiamo se tale sleale azione abbia una rilevanza penale nei confronti del Signor Antonio Lirosi ma, per non saper leggere e scrivere, preferiamo sottoporre i fatti al Procuratore Generale, Giuseppe Pignatone, affinché li giudichi per quanto di sua competenza. Ed è questa la strada che d’ora in poi adotteremo per qualsiasi atto, norma o comportamento manifestamente compiuto in favore della nota lobby della comunicazione presente nel settore dal 2001. Intanto, sul piano politico-istituzionale, la REA, chiede al Ministro Di Maio le dimissioni di Antonio Lirosi dalle sue funzioni di Direttore Generale Servizi Comunicazioni Elettroniche e Postali in quanto con il suo comportamento avrebbe ingannato il Consiglio di Stato e il Presidente della Repubblica che sulla fiducia ha firmato un decreto (DPR 146/17) tutt’altro che condiviso nella categoria in quanto, come si sta dimostrando nella sua pratica attuazione, profondamente lesivo per il pluralismo, la libertà d’impresa e difesa dell’occupazione.

Esiste un’altra sede neoliberista in via Isonzo, 21 sede AGCOM presieduta dal Prof. Marcello Cardani, l’uomo venuto da Bruxelles, su nomina sostenuta da Mario Monti. A giugno scade il suo mandato. L’AGCOM è la fabbrica delle delibere. E come ogni fabbrica deve fare occupazione con introiti annuali che provengono dagli editori iscritti al ROC e con le salate sanzioni inflitte alle locali, ma difficilmente agli oligopolisti. . Ad esempio il telegiornale non può essere interrotto dalla pubblicità, ma alle Reti Mediaset si consente di farlo non sappiamo in base a quale deroga o strana interpretazione. Anche questo è un problema sul quale il Procuratore Giuseppe Pignatone potrebbe indagare come su tantissimi programmi spazzatura messi in rete dalle Reti nella fascia protetta. Non sarebbe male se la Procura, attraverso la Polizia Postale, monitorasse i programmi televisivi e radiofonici come “La Zanzara” del Sole 24 Ore per capire quanti atti comunicativi pericolosi per la pubblica decenza vengono tollerati da AGCOM.

Il lavoro sporco delle azioni ispettive alle locali, AGCOM lo fa fare ai Corecom composto da uomini di poca fattura, trombati dalla politica in cerca di una scrivania per concludere la carriera. Agcom e Corecom vanno ripensanti per la difesa dei diritti degli utenti e delle imprese editoriali. Ma è un’altra storia. Per dire che in AGCOM vige la regola di “non muovere foglia che governo non voglia” . A giugno 2019 scade la presidenza Cardani. Non ne sentiremo la mancanza. Prepariamoci all’alternanza . Uomini validi ce ne sono, basta saperli bene impiegare.

Con questo scenario shakespeariano costruito negli anni dalla grande abilità di quel partito che si è abbuffato di danaro pubblico sparito nel nulla, con la vendita delle frequenze tolte alle locali e con la svendita dell’articolo 21 della nostra Costituzione, siamo arrivati alla Terza Rivoluzione Industriale del digitale, per vederci sottoporre dal Governo del Cambiamento, attraverso AGCOM, un Piano Nazionale delle Frequenze che non appartiene né alla logica del pluralismo radiotelevisivo, né alla libertà d’impresa e crescita dell’occupazione, né agli interessi dello Stato, tanto meno agli interessi dei cittadini quali legittimi destinatari del diritto ad essere informati in modo pluralista per vivere una vita democratica e civile.

Si poteva cogliere l’occasione per una redistribuzione delle frequenze per un uso efficiente della capacità trasmissiva sulla base della programmazione effettivamente in uso liberando così preziosi spazi frequenziali da tenere a riserva per i nuovi entranti o da ricavarne importanti entrate per lo Stato. In sostanza la REA aveva proposto di considerare la capacità trasmissiva disponibile con le quindici frequenze UHF coordinate in sede UE; censire i programmi effettivamente trasmessi, sia nazionali che locali; quindi, di pianificare in base agli “esistenti programmi” nazionali e locali. Pianificando in tal modo, ci saremmo accorti che sarebbero bastate sei frequenze per pianificare sia i programmi nazionali che locali. Invece il nuovo pianoAGCOM, su specifica direttiva del Mise,

REGALA

– 12 Reti nazionali in banda UHF, di cui una decomponibile per macroaree e una integrata da frequenze della banda III-VHF; pari a circa 400 programmi in DVB-T2 SD estensibili in 600 programmi con la codifica H265 pari a circa 310 programmi in HD.

ASSEGNA

– 1 MISERA rete locale di 1° livello in banda UHF con copertura di popolazione non inferiore al 90% in ciascuna area tecnica (ad eccezione dell’area tecnica 3 in cui sono pianificate 2 reti locali di 1° livello e delle sub-aree tecniche 4a e 4b in cui sono pianificate ulteriori 3 reti locali di 1° livello);

– 1 MISERA o più reti locali di 2° livello in banda UHF senza vincolo di copertura, nel bacino di riferimento, in ciascuna area tecnica.
In considerazione della configurazione di pianificazione di riferimento (RPC) adottata nel PNAF per le reti locali di 1° livello su ogni rete di 1° livello potranno essere trasportati circa 40 programmi locali in SD o circa 15 in HD. A questi si aggiungono poi, i circa 23 ulteriori programmi SD o circa 8 in HD trasportabili da ciascuna rete di 2° livello senza vincolo di copertura di popolazione nel bacino di riferimento.

Criteri di assegnazione – scandaloso sarebbe utilizzare le graduatoria del DPR 146/17 – Regolamento contributi emittenza locale – per selezionare le emittenti nella assegnazione della capacità trasmissiva e degli LCN. Considerata la scarsa disponibilità di capacità trasmissiva disposta dal Governo da mettere a disposizione della emittenza locale, per salvare imprese FSMA e posti di lavoro, si spera che nella prima fase di attuazione del Piano, fino alla introduzione della codifica H265, la stessa sia per tutti limitata allo standard DVBT-SD. Ma la REA ritiene aperta la partita per una battaglia da svolgere fino in fondo per resistere a questa eventuale ulteriore “ingiustizia”.

Rottamazione – all’articolo 1, comma 1039, lett. b) Legge di Bilancio 2018, è stato previsto che le emittenti esistenti procedano al rilascio obbligatorio delle frequenze (attualmente detenute) a fronte dell’erogazione di un indennizzo. A seguito di tale “rottamazione obbligatoria”, i nuovi diritti d’uso frequenze DVB-T2 per il servizio televisivo digitale terrestre in ambito locale saranno assegnati dal Ministero dello sviluppo economico, ad esito di apposite “procedure di selezione”, a nuovi operatori di rete (nuovi soggetti rispetto ai precedenti titolari, anche nuovi entranti ed eventualmente anche operatori nazionali purché realizzino reti locali), che metteranno a disposizione la capacità trasmissiva di tali reti per il trasporto di fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito locale. Anche tali ultimi soggetti saranno, ai fini del trasporto sulle nuove reti, selezionati sulla base di apposite graduatorie gestite sempre dal Ministero dello sviluppo economico. Per tali finalità sono assegnate risorse per 230,3 milioni di euro per l’esercizio finanziario 2020 e 73,9 milioni di euro per l’esercizio finanziario 2021.

Si va diffondendo la notizia che il Mise starebbe per valutare la proposta di indennizzare anche Mediaset per quei canali che dovrà lasciare per il 5G a suo tempo ricevuti gratuitamente dalla Mammì. Non sarà mica vero!

In tutti i modi, la REA auspica che questa delicata partita, dopo la disastrosa gestione Lirosi, venga gestita da altra persona nella più assoluta Trasparenza.

Radio digitale DAB – L’Autorità si è riservata di emettere un provvedimento separato previa consultazione con le associazioni e soggetti interessati.

CONCLUSIONI

Il racconto della presente per dire che nel settore si sono consolidati interessi diversi, profit e no profit, intrecciati tra loro in modo tale da far felici coloro che per anni li hanno accuratamente coltivati. Il sogno dei neoliberisti si è realizzato. E’ nato “L’IPERMERCATO MEDIATICO NAZIONALE DELLE RADIOTV” dove tutti i mezzi per l’informazione nazionale e locale vengono incanalati in un unico grande centro, nel quale si gestiscono frequenze, contributi e LCN, per essere lavorati e poi mercificati. La cosa che non si potrà mai digerire è che siano stati quelli del cambiamento stupidamente a inauguralo ufficialmente. Ma non è troppo tardi per capire. Speriamo capiscano.

Il tono di questa lettera-esposto sicuramente non piacerà al Dottor Antonio Lirosi, alle associazioni Aeranti Corallo e Confindustria Radio TV, come non piacerà al neo Ministro Di Maio che sembra non avvertire il risentimento della sua base (e noi lo siamo ha stragrande maggioranza in quanto abbiamo creduto nel cambiamento). Assicuriamo Lor signori che siamo stati troppi educati ed istituzionali nel rappresentare le vostre manchevolezze. Vi sareste meritati fiumi di “ di latte” versato presso le vostre sedi per come siete staticapaci di ridurre questo settore. Ma se vi ostinate a non cambiare rotta presto verremo a gettare telecamere, microfoni, regie, antenne e trasmettitori in viale America e Via Molise. Il Reddito di cittadinanza lo lasciamo a voi. Vogliamo lavoro e massima occupazione per noi e per i nostri figli. A presto.

Si invita ancora una volta il Ministro Luigi Di Maio a convocare la REA per le opportuno modifiche al DPR146/17. Intanto la lotta continua.

Con riserva di esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

San Cesareo, 19 febbraio 2019

DOCUMENTO REA SU CONTRIBUTI E CAPACITA’ DI TRASMISSIONE

Posted by Antonio Diomede On gennaio - 10 - 2019 Commenti disabilitati su DOCUMENTO REA SU CONTRIBUTI E CAPACITA’ DI TRASMISSIONE

 

Riportiamo di seguito il Documento inviato da Antonio Diomede (nel riquadro), Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) ai propri associati in merito alle prossime battaglie riguardanti i contributi e l’assegnazione della capacità trasmissiva (l’obiettivo è garantire a tutti i programmi attualmente in rete). In allegato vengono riportati anche gli articoli inseriti nella legge di Bilancio 2019 che riguardano il settore. Si tratta di un documento significativo  non solo per le radio e tv ma per tutte le persone interessate al pluralismo dell’informazione. 

 

L’anno 2019 si avvia  con molta fatica, ma ce la faremo. Nei 43 anni  di vita dell’emittenza locale abbiamo superato momenti difficili. Supereremo anche questo.  Come sapete la questione più difficile è quella della applicazione del DPR 146/17 sulla ripartizione del fondo contributi. Abbiamo proposto alcuni emendamenti alla legge di Bilancio ma sono stati tutti regolarmente respinti per la fiducia posta dal Governo. Immediatamente abbiamo rinnovato la richiesta di incontro a Di Maio per rivedere quel Regolamento di sana pianta. Speriamo di ricevere la convocazione. In caso negativo dovremo organizzarci diversamente per fargli capire che non intendiamo arrenderci.

 

A nostro vantaggio vengono le elezioni europee per colpire duramente durante la campagna elettorale. Segue a ruota la revisione del PNAF per il quale saremo in audizione da AGCOM e MISE lunedì 14 gennaio. Sul tema è intervenuta la legge di Bilancio che ci ha tolto la riserva di un terzo delle frequenze. La nostra proposta è di rivedere il concetto di assegnazione della capacità trasmissiva che garantisca  a tutti gli  FSMA i programmi attualmente in rete. NESSUN FSMA DEVE RIMANERE SENZA CAPACITA’ TRASMISSIVA. Su questo concetto ci batteremo come non mai. Appena conclusa la consultazione vi daremo i dettagli della discussione. Altro tema da affrontare sono i diritti connessi.

 

La SCF ci invita a sottoscrivere una convenzione che riteniamo onerosa. Risponderemo con calma dopo aver elaborato una nostra proposta che sottoporremo alla approvazione degli associati. Pertanto nel caso riceveste sollecitazioni da parte della SCF per firmare la licenza, rispondete che la questione è all’esame della REA e che presto riceveranno una nostra proposta. Il mese di gennaio è zeppo di adempimenti. In allegato troverete il Calendario Adempimenti 2019 aggiornato salvo eventuali modifiche o integrazioni che sarà nostra cura comunicare tempestivamente. Nonostante i ripetuti solleciti alcune emittenti non hanno provveduto a mettersi in regola con le quote associative. Questa è l’ultima circolare inviata a tutti in senso circolare. Le prossime comunicazioni saranno inviate  UNICAMENTE alle associate in regola con le quote.

 

NOTA: Di seguito vengono riportati gli articoli inseriti nella legge di Bilancio 2019 che riguardano il settore. Appena la REA sarà in possesso del testo di legge coordinato lo esamineremo nel merito per valutare il contenuto in modo da regolarci di conseguenza in sede politica.

 

LEGGE BILANCIO 2019(articolo 1) TAGLI CONTRIBUTI E PROVVIDENZE EDITORIA 

808. Con decreto della Presidenza del Consiglio  dei  ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della  presente legge, sono stabilite le disposizioni applicative dei commi 806 e 807 anche con riferimento al monitoraggio ed al rispetto  dei  limiti di spesa ivi previsti.

809. Agli oneri derivanti dai commi da 806 a 808 si provvede:

  1. a) quanto a 13 milioni di euro nell’anno 2019 e a4  milioni di euro nell’anno 2020, mediante corrispondente  riduzione della  quota del  Fondo per  il  pluralismo e  l’innovazione   dell’informazione spettante  alla Presidenza  del  Consiglio dei  ministri  ai sensi dall’articolo 1, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198;
  1. b) quanto a 13 milioni di euro nell’anno2020,  a valere  sulle risorse disponibili  gia’  destinate al  credito  d’imposta di  cui all’articolo 4 del decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63,  convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 2012, n. 103. Il  Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge  7 ottobre  2008,  n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre  2008,  n.189, e’ ridotto di 13 milioni di euro per l’anno 2020.

810. Nelle more  di una  revisione  organica della  normativa  di  settore, che tenga conto anche delle  nuove  modalita’ di  fruizione dell’informazione da parte dei cittadini, i contributi diretti  alle imprese  editrici  di quotidiani  e  periodici di  cui  al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, sono progressivamente ridotti fino alla loro abolizione, secondo le seguenti previsioni:

  1. a) a decorrere dal 1° gennaio 2020:

1) la legge 7 agosto 1990, n. 230, e’ abrogata;

2) all’articolo 1, comma 1247, della legge 27 dicembre 2006,  n. 296, le parole: « , nonche’ alle imprese  radiofoniche  private che abbiano svolto attivita’ di informazione  di interesse  generale  ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 250 » sono soppresse;

  1. b) il contributo diretto erogato a ciascuna impresa editricedi cui all’articolo 2, comma 1,  lettere  a), b)  e  c), del  decreto legislativo 15 maggio 2017, n.  70,  in deroga  a  quanto stabilito all’articolo 8 del medesimo decreto legislativo 15  maggio 2017,  70, e’ ridotto progressivamente con le seguenti modalita’:

1) per l’annualita’ 2019, l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa  editoriale e’  ridotto  del  20  per cento  della  differenza tra l’importo spettante e 500.000 euro;

2) per l’annualita’ 2020, l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa  editoriale e’  ridotto  del  50  per cento  della differenza tra l’importo spettante e 500.000 euro;

3) per l’annualita’ 2021, l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale  e’  ridotto del  75  per cento  della differenza tra l’importo spettante e 500.000 euro;

  1. c) a decorrere dal1° gennaio  2022  non possono  accedere  al contributo le imprese  editrici di  cui  all’articolo 2,  comma  1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70;
  2. d) al fine di perseguire obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e delpluralismo dell’informazione, dell’innovazione tecnologica e digitale e della liberta’ di stampa,  con uno  o  piu’ decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri sono  individuate le modalita’ per il sostegno e  la  valorizzazione  di progetti,  da parte di soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione  plurale,  della comunicazione partecipata  e  dal basso,  dell’innovazione  digitale e   sociale, dell’uso dei media, nonche’ progetti volti  a  sostenere il  settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale, a valere sul Fondo per il pluralismo di cui all’articolo  1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198.

REVISIONE PIANO ASSEGNAZIONE FREQUENZE(uso capacità trasmissiva) 1101. All’articolo 8, comma 2, del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto  legislativo  31  luglio 2005, n. 177, le parole da: « e riserva, comunque, » fino  alla  fine del  comma  sono sostituite  dalle  seguenti: «   riservando   alla diffusione di contenuti in ambito locale una  quota  della capacita’ trasmissiva determinata con l’adozione  del  piano di  assegnazione delle frequenze per la diffusione televisiva su frequenze  terrestri ».

1102. All’articolo 8 del decreto legislativo 31 luglio 2005,  177, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:     « 2-bis. L’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni adotta il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze  da destinare  al servizio televisivo digitale terrestre, individuando in ciascuna area tecnica di cui al comma 1030 dell’articolo 1 della legge 27  dicembre 2017, n. 205, piu’ frequenze in banda UHF per  la  realizzazione di reti, di cui almeno una con copertura non inferiore al 90  per cento della popolazione dell’area, finalizzate alla messa a disposizione di capacita’ trasmissiva ai fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito locale ».

1103. All’articolo 1, comma 1030, della legge 27 dicembre 2017,  n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) le parole: « PNAF 2018 » sonosostituite  dalla seguente:  « PNAF »;
  2. b) dopo il primo periodo e’ inserito il seguente: « Entroil  31 gennaio 2019 l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni aggiorna il PNAF di cui al periodo precedente »;
  3. c) il terzo periodo e’ sostituito dai seguenti: « Le frequenze in banda III VHF sono pianificate sullabase dell’Accordo  di  Ginevra 2006 e  di  successivi accordi  internazionali   sottoscritti   dal Ministero dello sviluppo economico, per la radiofonia digitale e, ove necessario, per   il  servizio  televisivo   digitale   L’Autorita’ per le garanzie  nelle comunicazioni  pianifica  per  la realizzazione di un multiplex contenente l’informazione regionale  da parte del  concessionario   del  servizio   pubblico   radiofonico, televisivo e multimediale una rete con decomponibilita’ per macroaree con frequenze in banda UHF ».

1104. All’articolo 1, comma 1031, della legge 27 dicembre 2017,  n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) al secondo periodo, le parole: «30 settembre  2018  »  sono sostituite dalle seguenti: « 31 marzo 2019 »;     b) al terzo periodo, le  parole: «  30  settembre 2018  »  sono sostituite dalle seguenti: « 31 marzo 2019 » e le parole: « in  banda 470-694 MHz UHF » sono soppresse;
  2. c) al quarto periodo, le parole: « Entro il 28febbraio  2019  » sono sostituite dalle seguenti: « Entro il 30 giugno  2019  » e  le parole da: « , e assegna » fino alla fine del comma  sono  sostituite dalle seguenti: « L’Autorita’ per le  garanzie  nelle comunicazioni dispone le modalita’ e le condizioni economiche, orientate al  costo, secondo cui il concessionario del  servizio  pubblico nel  multiplex contenente l’informazione regionale ha l’obbligo di cedere una  quota della capacita’ trasmissiva assegnata, comunque non  inferiore  a  un programma, nel periodo transitorio, a favore di ognuno dei  soggetti legittimamente operanti in  ambito  locale assegnatari  dei  diritti d’uso dei canali CH 51 e 53 alla data  di entrata  in  vigore della presente disposizione che rilascino i rispettivi  diritti d’uso  nel periodo transitorio ai sensi del comma 1032 ».

1105. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dopo  il comma 1031 sono inseriti i seguenti:  « 1031-bis. L’assegnazione dell’ulteriore capacita’  trasmissiva disponibile  in ambito  nazionale  e delle   frequenze   terrestri, aggiuntive rispetto a quelle destinate alla conversione  dei  diritti d’uso di cui al  comma 1031  e  pianificate dall’Autorita’  per  le garanzie nelle comunicazioni  nel PNAF,  da  destinare al  servizio televisivo digitale terrestre per gli operatori di rete nazionali  e la   concessionaria   del  servizio   pubblico   radiotelevisivo   e multimediale,  avviene mediante  procedura  onerosa senza   rilanci competitivi, indetta entro il 30 novembre 2019 dal  Ministero  dello sviluppo economico, in attuazione delle procedure stabilite entro  il 30 settembre 2019 dall’Autorita’ per le garanzie nelle  comunicazioni ai  sensi  dell’articolo   29   del  codice   delle   comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003,  n. 259,sulla base dei seguenti principi e criteri: a) assegnare la capacita’ trasmissiva e le frequenze sulla base di lotti con  dimensione  pari alla meta’ di un multiplex; b) determinare  un  valore minimo  delle offerte sulla base dei valori di mercato  individuati  dall’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni; c) considerare il valore  delle offerte  economiche presentate;  d)  garantire la  continuita’  del servizio, la  celerita’ della  transizione  tecnologica nonche’  la qualita’ delle infrastrutture tecnologiche messe a disposizione dagli operatori di rete nazionali operanti  nel  settore, ivi  inclusa  la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e  multimediale;

  1. e) valorizzare le esperienze  maturate  dagli operatori  di  rete nazionali nel settore, con particolare riferimento alla realizzazione di reti di radiodiffusione  digitale; f)  valorizzare  la capacita’ strutturale di assicurare l’efficienza spettrale, le professionalita’e le competenze maturate nel settore,  l’innovazione  tecnologica e l’ottimale,  effettivo  e tempestivo  sfruttamento  della capacita’ trasmissiva e delle frequenze aggiuntive; g)  assicurare la  miglior valorizzazione dello spettro, tenendo conto  dell’attuale  diffusione di contenuti di buona  qualita’ in  tecnologia  televisiva digitale terrestre alla piu’ vasta maggioranza della popolazione italiana.  Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato  a  provvedere,con propri decreti, alla riassegnazione degli  introiti,  versati su apposito capitolo di entrata del bilancio dello  Stato, ad  appositi capitoli di spesa dello  stato  di previsione  del  Ministero dello sviluppo  economico  per  interventi   finalizzati   a  incentivare l’acquisto di apparecchiature di ricezione  televisiva di  cui  allalettera c) del comma 1039, nel rispetto del principio di  neutralita’tecnologica, e a favorire  la  sperimentazione  di nuove  tecnologie televisive, secondo modalita’ operative  e  procedure di  erogazione stabilite con decreto  del  Ministro dello  sviluppo  economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

1031-ter. La durata dei diritti d’uso delle frequenze  derivanti dalla conversione di cui al comma 1031 nonche’ di  quelle  derivanti dall’assegnazione mediante la procedura di cui al comma  1031-bis  e’ stabilita secondo quanto  previsto dal  codice  delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259.

1031-quater. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni  di  cui ai commi 1031 e 1031-bis, nel caso in cui il medesimo  diritto  d’uso della frequenza  sia assegnato  a  piu’ di  un  operatore di  rete nazionale, qualora sorga una controversia inerente  alla  gestione e all’utilizzo  della  stessa, l’Autorita’  per  le  garanzie   nelle comunicazioni, su istanza di una delle parti,  adotta  una decisione vincolante che risolve la controversia. La  decisione dell’Autorita’ deve    essere    motivata,   nonche’    pubblicata     nel    sito internet dell’Autorita’ stessa nel rispetto delle norme in materia  di riservatezza,  ha efficacia  dalla  data di  notifica  alle  parti interessate  ed  e’ ricorribile  in  via giurisdizionale.   Laddove l’Autorita’ accerti l’inottemperanza a tale decisione, il  Ministero dello  sviluppo economico  puo’  revocare il  diritto  d’uso sulla frequenza interessata. La procedura di  cui al  presente  comma non preclude  alle   parti  la   possibilita’   di  adire   un   organo giurisdizionale ».

1106. All’articolo 1, comma 1032, della legge 27 dicembre 2017,  n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) alla lettera b) e alla lettera e), le parole: «PNAF  2018» sono sostituite dalla seguente: « PNAF »;
  1. b) la lettera c) e’ sostituita dalla seguente:

« c) rilascio, alla scadenza di cui alla lettera  f),  da parte del concessionario del servizio pubblico  radiofonico, televisivo  e multimediale, delle frequenze utilizzate  alla  data di  entrata  in vigore  della  presente disposizione  dal  multiplex del   servizio pubblico   contenente  l’informazione   regionale   e   contestuale attivazione delle frequenze destinate dal PNAF per  la realizzazione del nuovo multiplex con decomponibilita’ per macroaree »;

  1. c) alla lettera d), le parole:«  nonche’ delle  frequenze  che risultino pianificate dal PNAF  2018 per  i  soggetti di  cui  alle lettere b) e c), » sono soppresse;
  2. d) alla lettera d), dopo le parole: « d’impresa »sono  aggiunte le seguenti: « nonche’ rilascio, alla scadenza di  cui  alla lettera f), da parte degli operatori di rete titolari dei  diritti d’uso  in ambito locale delle frequenze corrispondenti ai canali CH 51 e 53 per successive  aree geografiche  come  individuate alla  lettera   a), comunque nel periodo transitorio dal 1° gennaio 2020 al  31  dicembre 2021 »;
  1. e) la lettera f) e’ sostituita dalla seguente:

« f) individuazione  delle  scadenze, comunque  nel   periodo transitorio dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2021,  della  sequenza di rilasci e contestuali attivazioni di frequenze secondo i criteri e per gli operatori nazionali titolari dei diritti d’uso dei canali  CH 50 e 52 di cui alla lettera d), da  realizzare per  successive  aree geografiche come individuate  alla lettera  a),  della sequenza  di rilasci di frequenze secondo i criteri e per gli operatori in  ambito locale titolari dei diritti d’uso dei canali CH 51 e 53 di  cui  alla lettera d),  da realizzare  per  successive aree  geografiche  come individuate alla lettera a), comunque nel periodo transitorio dal  1° gennaio 2020 al 31 dicembre  2021, nonche’  delle  scadenze per  il rilascio delle  restanti frequenze  e  attivazione delle  frequenze previste dal PNAF e oggetto dei rimanenti diritti d’uso di cui  alle lettere b), c) ed e) »;

  1. f) dopo il primo periodo e’ aggiunto il seguente: «Il  Ministro dello sviluppo economico,  entro il  15  aprile 2019,  aggiorna  il decreto di cui al periodo precedente ».

1107. All’articolo 1, comma 1033, della legge 27 dicembre 2017,  n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) le parole:« 30  settembre  2018  » sono  sostituite  dalle seguenti: « 30 marzo 2019 »;
  1. b) le parole: « 30 giugno 2019 » sono sostituite dalle seguenti:

« 30 ottobre 2019 ».

1108. All’articolo 1, comma 1034, della legge 27 dicembre 2017,  n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) leparole: «  31  dicembre 2018  »  sono sostituite  dalle

seguenti: « 30 marzo 2019 »;

  1. b) le parole: « 30 giugno 2019 » sono sostituite dalleseguenti:

« 30 ottobre 2019 ».

1109. All’articolo 1, comma 1035, della legge 27 dicembre 2017, n.205, le parole: « 31 maggio 2019 » sono sostituite dalle seguenti:  «31 dicembre 2019 ».

1110. All’articolo 1, comma 1039, della legge 27 dicembre 2017,  n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. a) nell’alinea, le parole: « 293,4 milioni » sono sostitute dalle seguenti: « 344,4 milioni »;
  2. b) alla lettera c), le parole da:« 25  milioni  » fino  a:  «2019-2022 » sono sostituite dalle seguenti: « 25 milioni di euro  per l’esercizio finanziario 2019, 76  milioni  di euro  per  l’esercizio finanziario 2020 e 25 milioni di euro per  ciascuno  degli esercizi finanziari 2021 e 2022 ».

1111. Lo stanziamento  di  spesa di  conto   capitale  di   cui all’articolo 34-ter, comma 5, della legge 31 dicembre 2009,  n.  196, iscritto nello stato  di previsione  del  Ministero dello  sviluppo economico e’ ridotto di 51 milioni di euro per l’anno 2020.

 

 

ANTONIO DIOMEDE: I NUOVI OBIETTIVI DELLA REA PER IL 2019

Posted by Antonio Diomede On gennaio - 4 - 2019 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: I NUOVI OBIETTIVI DELLA REA PER IL 2019

In questo articolo il Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Antonio Diomede illustra gli obiettivi che la direzione dell’Associazione ha deciso di perseguire nel 2019 insieme alla ‘storica’ difesa della libertà e del pluralismo dell’informazione. Foto: Diomede mentre viene intervistato davanti a Montecitorio. 

 

É abbastanza noto l’impegno svolto nel 2018 dalla REA per difendere la libertà e il pluralismo dell’informazione, soprattutto delle Radio e Tv locali. In estrema sintesi, dopo una serie di iniziative (articoli, video, interpellanze) contro la legge Ammazza emittenti (DPR 146/17), il 2 ottobre è stata organizzata una grande manifestazione sotto il Ministero dello Sviluppo Economico alla quale hanno partecipato un centinaio di emittenti locali.

In seguito sono stati coinvolti diversi deputati e senatori di varie estrazioni politiche, al fine di cambiare in Parlamento una legge che rischia di far chiudere il 90 % delle nostre Radio e Tv, di lasciare 12 Regioni senza un’emittenza locale, di mandare a casa (considerando anche l’indotto) oltre 5 mila persone. Purtroppo ogni sforzo si è dovuto scontrare con due voti di fiducia in sede di approvazione della Legge di bilancio. Ma la REA non si arrenderà, consapevole che ogni limitazione dell’informazione rappresenti un pericolo per l’intero sistema democratico.

 

Nuova strategia e Stato Sociale. Dopo un ampio dibattito tra giornalisti, rappresentanti di emittenti locali e persone che gravitano intorno alla REA si è deciso di rafforzare ulteriormente il tentativo (avviato negli ultimi anni) di spingere le forze politiche e sociali verso la creazione di un nuovo ed efficiente Stato Sociale.

Non a caso diverse emittenti locali hanno cominciato a dedicare spazi sempre più consistenti al sostegno dei diritti sociali. Del resto, solo una libera e pluralistica informazione può garantire quelli che abbiamo identificato come I 7 Diritti Capitali: 1) Avere un lavoro di sostentamento; 2) Nutrirsi e Vestirsi; 3) Avere un Tetto;  4) Curarsi; 5) Istruirsi; 6) Avere una tutela legale; 7) Avere una corretta informazione.

In altri termini, si sta diffondendo la convinzione che le varie Radio e Tv continueranno ad avere un senso e una ragion d’essere solo se si metteranno a servizio della società: il tempo delle televendite, dei programmi d’evasione scadenti, degli spettacoli indecorosi sta irrimediabilmente per concludersi. Tra l’altro, solo con questo impegno sociale sarà possibile in futuro chiedere, ed eventualmente pretendere, un contributo pubblico.

 

Nuovi iniziative della REA. Insieme alla sua tradizionale attività di sostegno e rappresentanza delle piccole e medie radio e tv la REA intende per il futuro continuare a impegnarsi nelle seguenti iniziative:

  1. Realizzare una rubrica video intitolata ‘‘Informare per creare’ un Nuovo Stato Sociale;
  2. Realizzare piccoli servizi in video (in Italia e all’estero) incentrati sui 7 Diritti Capitali (gli attuali video hanno superato al 31 dicembre 2018 le 54 mila visualizzazioni);
  3. Aprire i propri spazi d’informazione sui social ad altre associazioni;
  4. Incrementare l’attività giornalistica con la pubblicazione di articoli, inchieste, interviste su puntocontinenti.it;
  5. Diffondere ed elaborare nuovi libri (attualmente sono stati pubblicati tre: Radio e Tv a un Bivio; I 7 Diritti CapitaliReddito Universale);
  6. Potenziare i Centri Stampa Sociali in Italia e all’estero;
  7. Caratterizzare maggiormente in chiave sociale la Manifestazione canora ‘Milano-Sanremo della canzone italiana’ promossa dalla REA;
  8. Organizzare in Puglia una volta all’anno “La Settimana di riflessione sulla corretta informazione”;
  9. Promuovere incontri, iniziative e viaggi culturali.
  10. Creare nuovi rapporti con organi d’informazioni esteri.

Per raggiungere questi scopi laREA intende collegarsi con altre organizzazioni e associazioni impegnate nel sociale. Questi collegamenti troveranno spazio sui siti e organi d’informazione collegati alla REA: Punto Continenti; Reasat.eu; Libertà d’Informazione; Italia chiama Europa; I circuiti delle 100 Radio e 100 Tv; Osservatorio sullo Stato Sociale; Club degli Essenzialisti; Libri, ecc.

 

Battaglie della REA.  Di seguito riportiamo alcune battaglie che vedranno impegnata la REA nel nuovo anno:

  1. Promuovere e sostenere a tutti i livelli la libertà e il pluralismo dell’informazione;
  2. Sostegno economico pubblico alle radio e tv locali con palinsesti di pubblica utilità;
  3. Introduzione in Costituzione dell’obbligo dello Stato di creare per tutti una fonte di sostentamento in grado di assicurare una vita dignitosa;
  4. Distribuzione ai più poveri delle tessere prepagate per l’acquisto di generi di prima necessità e abbigliamento;
  5. Avviare un vasto piano di edilizia popolare e sviluppo delle case estremamente economiche costruite con le stampanti 3D;
  6. Avviare un vasto piano sanitario basato sulla tecnologia più avanzata. Riconoscere come malattia invalidante la fibromialgia e la dislessia;
  7. Promuovere un’assistenza sanitaria domiciliare H24 completamente gratuita per le malattie gravi: SLA, Cancro, Alzheimer.
  8. Esezione IVA e Accise varie sui consumi di luce, acqua e gas delle famiglie con disabili di malattie gravi a carico;
  9. Promuovere l’istruzione gratuita a tutti i livelli, dalle elementari all’Università con corsi on line riconosciuti;
  10. Promuovere l’inclusione delle fasi preprocessuali e collaterali nell’ambito del patrocinio gratuito. Promuovere la nascita di studi di avvocati disponibili a dare un’assistenza legale alle persone in difficoltà economiche.

 

Impegno politico. Nel corso del tempo è maturata, infine, la convinzione che non basti più una forte pressione mediatica per modificare radicalmente le politiche sociali. È necessario creare anche un consistente gruppo di pressione formato dall’alleanza di varie associazioni impegnate nel sociale. Sono state anche formulate le seguenti 3 opzioni sulle quali si dovrà discutere nei prossimi mesi:

Prima opzioneCreare un forte Gruppo di pressione in grado di trattare con le forze politiche il perseguimento di alcuni obiettivi sociali ben precisi;

Seconda opzione. Concordare con una specifica forza politica l’inserimento nelle liste elettorali di persone impegnate nel sociale. Naturalmente le persone selezionate dovranno impegnarsi completamente nella realizzazione degli obiettivi prefissati.

Terza opzione. Esaminare la possibilità di presentare liste civiche autonome alle varie elezioni. Operazione notoriamente molto complessa a causa dell’obbligo di presentare un’elevata raccolta di firme autenticate.

Il programma è ampio come grande è la volontà della REA di incidere concretamente sulla realtà sociale.

LA REA DECRETA LO STATO DI AGITAZIONE: RADIO E TV A RISCHIO

Posted by Antonio Diomede On agosto - 10 - 2018 Commenti disabilitati su LA REA DECRETA LO STATO DI AGITAZIONE: RADIO E TV A RISCHIO

Nel riquadro Antonio Diomede, Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate)

Riportiamo di seguito il commento inviatoci da Antonio Diomede, Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate),  sulla drammatica situazione in cui versa il settore delle piccole e medie radio e televisioni. 

 

L’emittenza locale è in gravissima crisi occupazionale. Sono in atto 2500 licenziamenti a causa della distorta regolamentazione DPR 146/17 che avrebbe dovuto, per l’anno 2016, prevalentemente sostenere l’occupazione con un fondo di 89.671.995 di euro dei quali 78.706.670 alle tv e 10.965.325 alle radio locali. Il sistema prevedeva la partecipazione al bando con alcuni requisiti ritenuti fortemente sperequati rispetto alla popolazione regionale servita, per l’alto numero di dipendenti da assumere, per il fantomatico dato Auditel e per la mancato rispetto della direttiva europea sul “de minimis” che allo stato attuale l’importo complessivo dell’aiuto di Stato concesso ad una singola impresa non può superare i 200.000 euro in tre anni. Succede invece che il gruppo Telenorba di Confindustria nei tre anni 2016/17/18 incassa dallo Stato 19.731.930 euro mentre Telemare di Gorizia che pure occupa 8 dipendenti di cui due giornalisti riceve 15.222.

 

A cosa si deve tale enorme sperequazione di trattamento?

 

Principalmente l’anomalia, ma non è l’unica, dipende dall’elevato punteggio assegnato al dato Auditel. Infatti analizzando le graduatorie si nota che alle emittenti iscritte ad Auditel è stato paradossalmente assegnato un punteggio che supera di gran lunga 17% come tutti avevano ingenuamente pensato, ma arriva al 46% medio a discapito della forza lavoro che il punteggio medio dall’ 80% scende al 54,4%. Dov’è l’inganno? L’inganno consiste proprio nel fatto che il DPR 146/17 non prevede un limite minimo e massimo del contributo ricevuto da ciascuna emittente in favore dell’occupazione mentre prevede l’inserimento del dato spurio Auditel voluto dalla lobby con ndustriale per più facilmente accaparrarsi quasi l’intero fondo. Inoltre, in assenza di tali limiti di erogazione del contributo, secondo i nostri calcoli, all’emittente che, per assurdo, dovesse assumere 2.363 lavoratori, spetterebbe incassare l’intero fondo di 78 milioni di euro mettendo a zero la cassa!

 

Tenuto conto che tra retribuzione e contributi previdenziali e assistenziali per un singolo dipendente si sopporta un costo medio mensile di 3.000 euro, per mantenere gli 11 dipendenti tutto l’anno a tempo pieno, in Puglia, occorrono 33.000 euro mensili e 429.000 euro annuali nella migliore delle ipotesi. Di fronte a tali cifre non c’è contributo statale che tenga senza consistenti fatturati derivanti dalla vendita della pubblicità divenuta una chimera per tutte le regioni e peggio che mai in Molise, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Calabria e Campania. Ciononostante un regolamento impostato con il senso della onestà piuttosto che della ingordigia della lobby con ndustriale poteva aiutare l’occupazione e le piccole e medie imprese radiotelevisive, magari ridimensionando a quattro il numero dei dipendenti imposti già contemplati dalla ex legge 448 ed eliminando del tutto il dato Auditel essendo partecipata da RAI/Mediaset/Cairo/Confindustria RadioTv, quindi in con itto d’interessi con l’emittenza locale, oltre a non essere certi cata da AGCOM.

 

Ci sono altre ragioni per cui la REA in rappresentanza delle emittenti escluse dalla graduatoria o assegnatarie di contributi “elemosina”, eclatanti sono i casi di Telemare con 5.074 euro e Tele A 57 con 4.825 euro, PROCLAMA LO STATO DI AGITAZIONE DELL’EMITTENZA LOCALE. In mancanza di una urgentissima revisione del DPR 146/17 voluto dal Governo Renzi il cui materiale gestore è il Direttore Generale del Mise Antonio Lirosi, INDICE una manifestazione pubblica di protesta da svolgersi a Roma il 18 settembre 2018. IL DIRETTORE GENERALE ANTONIO LIROSI DEVE ESSERE DIMESSO. IL MINISTRO DI MAIO COSTITUISCA UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SULLA FORMAZIONE DELLE GRADUATORIE CONTRIBUTI 2016 RADIO E TV E GESTIONE DELLA PIATTAFORMA SICEM.

Roma, 10 agosto 2018

REA – Radiotelevisioni Europee Associate

 

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SPOT REA SULLA STATO SOCIALE

RADIO-TV: PREVISTI 2.500 LICENZIAMENTI. LA REA SCRIVE A DI MAIO

Posted by Antonio Diomede On luglio - 29 - 2018 Commenti disabilitati su RADIO-TV: PREVISTI 2.500 LICENZIAMENTI. LA REA SCRIVE A DI MAIO

 

Riportiamo di seguito la drammatica lettera che Antonio Diomede, Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate), ha mandato al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio in merito al Regolamento di riparto del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali. Inoltre vengono chieste le dimissioni  

 

La REA (Radiotelevisioni Europee Associate) scrive a Di Maio una disperata lettera nella quale si ribadisce la urgente necessità di audizione già formulata il 6 luglio 2018 per scongiurare il licenziamento in massa di circa 2.500 lavoratori del settore radiotelevisivo locale, a fronte della pubblicazione delle graduatorie relative al Regolamento DPR 146/17 “Regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali”.

 

A nostro parere, sostiene il Presidente Antonio Diomede, il predetto Regolamento firmato dal passato Governo Renzi è stato confezionato su misura di quelle emittenti organizzate in lobby da Confindustria per spartirsi un bottino di oltre 100 milioni di euro/anno in barba al pluralismo informativo e alla libertà  d’impresa.  Fra le emittenti facenti capo alla nota lobby Confindustriale del settore il  “Gruppo Telenorba” riesce ad incassare inverosimilmente dallo Stato la favolosa cifra di circa 21 milioni di euro nei tre anni 2016/17/18. Seguono a ruota altri gruppi di minore entità che sommati accumulano oltre il 95% delle risorse disponibili formando così un autentico “cartello contributi statali”che fa da “asso piglia tutto” lasciando solo il 5% delle risorse alle piccole e medie radiotv locali facendole così fallire”.

 

Stando così le cose, sostiene Diomede, quelle graduatorie devono essere immediatamente bloccate per rivedere il Regolamento in modo tale da salvare i 2.500 posti di lavoro in gioco”. La REA confida che il Ministro Di Maio non si faccia abbindolare dalla lobby confindustriale e che convochi subito un Tavolo di lavoro. Intanto dal 1° agosto partono le prime lettere di licenziamento per mancanza dei fondi necessari per il pagamento delle retribuzioni e dei relativi contributi previdenziali ed assistenziali.

Roma, 28 luglio 2018

REA – Radiotelevisioni Europee Associate

 

Di seguito riportiamo anche il Comunicato Stampa nel qual vengono chieste le dimissioni del direttore generale del Mise Antonio Lirosi.

La REA chiede le dimissioni del direttore generale del Mise Antonio Lirosi. Ancora una scandalosa situazione per il Governo 5Stelle-Lega. Si tratta dei 100 milioni e passa del Governo Renzi che ha voluto regalare alla lobby della comunicazione televisiva locale della confindustria con il DPR 146/17, Regolamento assegnazione contributi alle radiotv’ locali. Ecco i fatti. Dal 2007 l’emittenza locale, la quale garantisce il pluralismo dell’informazione, è sotto attacco da parte del PD che si è fatto in Italia paladino della idea neoliberale per l’accentramento dei mezzi di comunicazione per meglio manovrare le masse con la politica del “pensiero unico”che conduce alla teoria “o con me o contro di me”.

Così prima con Gentiloni, ministro delle comunicazioni, poi con Renzi, Forza Italia fa un accordo per ridurre le emittenti locali a una trentina di soggetti che naturalmente dovranno essere solo le loro capeggiate da Telernoba. L’operazione “ammazza emittenti locali ” si svolgerà in tre fasi: 1) in occasione del digitale televisivo terrestre togliendo alle locali le migliori frequenze per assegnarle alle nazionali; 2) emarginarle ai numeri alti del telecomando in modo da farle sparire dal video; 3) emanare un Regolamento sui contributi statali a “misura” delle trenta emittenti prescelte dalla lobby confindustriale che si spartiscono circa 80 milioni di euro mentre alle rimanenti 400 emittenti tv e alle 1200 radio locali rimarranno solo le briciole per costringerle a chiudere battenti con la conseguenza dei 2500 licenziamenti in atto per non fallire. Il bottino lo fa il gruppo Telenorba che racimola la modesta somma di 21 milioni di euro per il 2016/17/18.

Tutto il marchingegno ha dei nomi e cognomi che faremo al Ministro Di Maio appena si deciderà a convocarci. Intanto la responsabilità maggiore, per aver sostenuto il progetto Renzi “ammazza emittenti locali” è del direttore generale Antonio Lirosi che di Maio farebbe bene a dimetterlo senza indugi per aver generato un vero e proprio disastro occupazionale nel settore.
Roma, 30 luglio 2018 REA – Radiotelevisioni Europee Associate

 

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SPOT REA SULLO STATO SOCIALE

 

RICHIESTA AUDIZIONE DELLA REA AL MINISTRO LUIGI DI MAIO

Posted by Antonio Diomede On giugno - 16 - 2018 Commenti disabilitati su RICHIESTA AUDIZIONE DELLA REA AL MINISTRO LUIGI DI MAIO

Riportiamo di seguito il testo della richiesta di audizione formulata dal Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Antonio Diomede (riquadro a sinistra) al Ministro per lo sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio (riquadro a destra).

 

” La scrivente associazione REA (Radiotelevisioni Europee Associate) è l’associazione storica delle emittenti radiotelevisive locali, alla quale aderiscono 350 imprese radiofoniche e 125 imprese televisive, distribuite in tutte le regioni italiane. A seguito di annose irrisolte problematiche del settore, che potrebbero mettere a rischio l’occupazione di 2.500 posti di lavoro nell’arco di pochi mesi, chiede cortese audizione al fine di esporre il merito della questione che assume carattere di estrema urgenza.

 

Si anticipa che detta questione si riferisce alla proposta di modifica del DPR 23 agosto 2017, n. 146 “Regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali”, il quale prevede un riparto del fondo fortemente discriminante in favore delle emittenti notoriamente dominanti sul territorio collegate tra loro, direttamente o indirettamente, ai centri media radiotv nazionali.

 

L’audizione sarà utile anche per indicare il punto di vista della scrivente sul cambiamento della legislazione in vigore lì dove risulta essere in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione, carente nella trasparenza, non equa nella assegnazione delle risorse frequenziali e di sostegno economico, farraginosa nella pratica attuazione. Su quest’ultimo punto si chiede un appropriato tavolo di lavoro permanente per supportare il Ministro in una auspicata nuova legge di Riassetto del Sistema Radiotelevisivo.

 

Si informa che il 16 aprile 2018 la scrivente è stata audita da AGCOM sulla imminente adozione del nuovo piano si assegnazione delle frequenze (PNAF) conseguente alla introduzione del DVB-T2. Le conclusioni vengono esposte nel relativo verbale di audizione (con allegato documento prodotto dalla REA) nel quale si formula la necessità di pianificare sulla base della capacità trasmissiva per programmi effettivamente diffusi come prevede il Codice delle Comunicazioni con riferimento all’uso efficiente dello spettro in modo da poter risparmiare ben sei frequenze televisive nazionali dalle quali si potrebbe ricavare almeno 1,8 miliardi di euro in favore delle casse dello Stato.

 

A tal riguardo, la parte storica e più propriamente filosofica della proposta fu illustrata nella audizione del 3 dicembre 2014 innanzi alla IX Commissione Trasporti della Camera. Tanto per dirLe in breve l’importanza dei problemi sul tappeto e la necessità di rapide soluzioni per non far soccombere un settore ritenuto vitale per il pluralismo radiotelevisivo nella libertà d’informazione e d’impresa. Unitamente agli auguri di Buon lavoro, gradisca Signor Ministro l’espressione dei nostri migliori sentimenti per la imponente opera politica svolta per il Cambiamento del Paese. Si ringrazia anticipatamente per l’accoglimento della presente”.

Antonio Diomede

Presidente REA

 

ANTONIO DIOMEDE: SULL’INFORMAZIONE S’AVVICINA UNO TSUNAMI

Posted by Antonio Diomede On gennaio - 2 - 2018 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: SULL’INFORMAZIONE S’AVVICINA UNO TSUNAMI

Foto: Nel riquadro Antonio Diomede mentre illustra al Parlamento Europeo i rischi che sta correndo l’informazione

 

 

Per la libertà d’informazione la prossima legislatura potrebbe essere decisiva. Non solo in Italia ma in tutto il mondo sta avvenendo una incredibile contrazione del potere mediatico. Ormai anche la gente comune, che spesso segue la politica in maniera distratta, comincia ad avvertire che al di sopra delle nostre teste si sta creando un super potere mondiale capace di controllare tutto e di imporre le sue leggi senza alcuna possibilità di appello. Gli Stati contano sempre di meno e sempre di più sono subordinati ai voleri di questo impalpabile ma reale super potere. Quasi sempre la gente tende a identificare questo super potere solo nella grande finanza e nei banchieri che non hanno né bandiera né nazionalità al di fuori del dio denaro. Ma il Potere mediatico non scherza.

Il vero problema è il controllo della comunicazione che serve non solo a consolidare il potere ma anche a preparare il terreno ai grandi gruppi industriali interessati ad agire in regime di monopolio che rimane, inutile nasconderlo, la massima e unica aspirazione di ogni impresa capitalistica di stampo neo liberale. Ebbene Nel caso dell’informazione, veramente potente è chi gestisce frequenze radiotelevisive e torri telefoniche. Con il possesso delle frequenze e delle torri telefoniche è possibile gestire la comunicazione in modo “autarchico”, senza possibilità di partecipazione, per il controllo del Potere assoluto del Paese vantato come “controllo democratico”.

Il ruolo delle compagnie telefoniche è il controllo di gran parte delle frequenze radio televisive, nonché internet e l’intero web. A proposito di telefonia, vorrei ricordare che con il 5G, cioè, con i sistemi di quinta generazione, s’avvierà in tutto il mondo la terza rivoluzione industriale. Attraverso il 5G si potrà con il telefono colloquiare non solo con le persone ma anche con gli oggetti. Ad esempio, si potrà avviare e controllare una intera catena di montaggio da remoto, stando in altri Paesi lontani migliaia di chilometri. Il ruolo della telefonia quindi sarà fondamentale per lo sviluppo della produzione e dei servizi a livello globale determinando nuove relazioni tra i Paesi e i singoli individui con imprevedibili riflessi sui futuri assetti tra i poteri dominanti della finanza, della politica e del nascente nuovo potere della “tele produzione”.

 

Di fronte a tale rapida evoluzione tecnologica che cambierà la vita a milioni di persone il Governo italiano, con la compiacenza della Presidenza della Repubblica che ha avallato i relativi decreti legislativi,  ha svenduto ai telefonici il grande patrimonio frequenziale dello Stato gran parte del quale assegnato alle tv locali quale mezzo di trasmissione per la circolazione della libera espressione tra gli individui e le istituzioni territoriali ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione.

 

Il picconamento dell’articolo 21 della Costituzione coincide con lo switch off televisivo del 2009 ovvero con il martirio delle tv locali alle quali, per legge,  sono state sottratte le frequenze di lavoro nella più  completa indifferenza delle forze politiche di maggioranza, di opposizione e della presidenza della Repubblica.   Una conferma di tale menefreghismo l’abbiamo avuta con l’allegra gestione della conversione digitale della tv del 2010 che ha arricchito quelli del “decoder con il bollino blu”,  con la abusiva pianificazione  AGCOM che ha assegnato alle locali frequenze  non riconosciute dalla UE ora quasi tutte ritirate dal Ministero, con la indecente delibera AGCOM sulla numerazione dei programmi sul telecomando (LCN)  che ha visto le emittenti  locali emarginate sui numeri più alti del telecomando a vantaggio delle Reti nazionali, con la farsa dei bandi Ministeriali per l’assegnazione di quelle frequenze abusive che già si sapeva di doverle rottamare.

 

Ma il colpo di grazia è stato dato con DPR 146 del 23 agosto 2017 che, per farle chiudere, impone alle tv locali un numero spropositato di dipendenti quale condizione per ricevere un sussidio statale senza del quale, a causa della crisi del mercato della pubblicità, sarebbero costrette a chiudere battenti. Nel tentativo di attirare l’attenzione del Parlamento molte emittenti protestarono davanti a Montecitorio contro questa ennesima legge definita Ammazza emittenti, ma la manifestazione si concluse con la completa indifferenza dei parlamentari.

 

Nel corso, poi, dell’approvazione della legge di bilancio abbiamo cercato di presentare una serie di emendamenti, molti dei quali sono stati accolti ma poi con il voto di fiducia tutto è andato disperso. Il rischio è che nei prossimi mesi centinaia di radio e televisioni locali siano costrette a chiudere con l’inevitabile licenziamento di 4 mila lavoratori.

 

Ovviamente, insieme ai lavoratori verrà messo a riposo anche un bel pezzo della libertà di stampa, nonché il diritto dei cittadini ad essere informati su tutto ciò che accade nel territorio. E’ risaputo che la stampa nazionale non potrà mai sostituire il ruolo svolto dalla stampa locale. Solo una radio e televisione locale può controllare, ad esempio, se nelle singole città la distribuzione dei generi alimentari viene fatta correttamente, se esiste un efficiente sistema di riuso dei vestiti, se vengono utilizzati adeguatamente gli immobili abbandonati, se i pronti soccorso funzionano, se il livello di insegnamento nelle varie scuole è aggiornato, se sono state commesse delle ingiustizie meritevoli di un’adeguata tutela giuridica.

Ecco perché la tutela del diritto ad essere informato dovrà diventare uno dei uno dei nodi cruciali del prossimo programma di governo. Si tratta in sostanza di:

  1. Rivedere integralmente la politica di sostegno all’editoria e alle piccole e medie radio e tv;
  2. Premiare gli organi di stampa che danno largo spazio alle questioni sociali;
  3. Operare una più democratica e corretta gestione delle frequenze, oggi affidate quasi integralmente alle grandi emittenti nazionali.
  4. Evitare che si formi un monopolio nell’informazione da parte da parte dei grandi gruppi telefonici;
  5. Agevolare fiscalmente l’introduzione delle nuove tecnologie anche nell’ambito delle emittenti minori;
  6. Puntare su un Wi-Fi gratuito: obiettivo perseguito anche negli Stati Uniti e in altri Paesi.
  7. Rafforzare la vigilanza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sulla libertà dell’informazione, sulla segretezza delle comunicazioni, sul corretto esercizio della concorrenza, sui pericoli determinati dalle posizioni dominanti, sugli accordi internazionali, sui piani di assegnazione delle frequenze, sullo sviluppo tecnologico, sul controllo sui sondaggi, ecc.
  8. Riformare la Commissione di vigilanza della Rai consentendo la partecipazione alla sua composizione anche a membri esperti esterni al Parlamento, in modo da evitare l’assurdo che sia affidato esclusivamente ai politici il compito di vigilare sull’invadenza nella Rai degli stessi politici e partiti.

 

Tutto questo vogliamo perseguire, tutto questo vogliamo che sia realizzato dal prossimo Governo con persone oneste e di indiscussa esperienza.

Antonio Diomede

Presidente della REA

Radiotelevisioni Europee Associate

 

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RADIO E TV AL BIVIO (autore Antonio Diomede).

La grande ventata di innovazione e libertà avviata verso la fine degli anni settanta con la nascita delle radio e televisioni locali rischia di svanire completamente nei prossimi anni. Le piccole e medie emittenti (circa 480 Tv e 1.200 radio locali) si trovano davanti a un bivio: o riescono a coinvolgere e ottenere il sostegno dell’opinione pubblica nella loro battaglia per la sopravvivenza o sono destinate a sparire in larga misura. E con loro verranno cancellati non solo 4 mila posti di lavoro ma anche una grande fetta del pluralismo informativo.

In questo libro Antonio Diomede, Presidente della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) descrive le varie tappe di un disegno politico che partendo da lontano rientra perfettamente in una logica internazionale voluta da alcuni grandi gruppi economici (operanti soprattutto nel campo delle telecomunicazioni) intenzionati a restringere notevolmente la libertà d’informazione, ultimo argine alla più grande concentrazione del potere politico ed economico della storia.

Nella seconda parte del libro vengono riportati numerosi e qualificati articoli e interviste (complessivamente 46) con personalità ed esperti di problemi sociali, suddivisi in: Mondo dell’Informazione; Stato Sociale e Informazione; Contesto Internazionale. Si tratta di un utilissimo contributo al Progetto REA di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’assoluta necessità di creare un nuovo ed efficiente Stato Sociale.

Radio e TV al Bivio – 162 pagine (Acquistabile su Amazon).

 

SPOT REA SULLO STATO SOCIALE

SDEGNO REA SUL DECRETO SUL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE

Posted by Antonio Diomede On settembre - 17 - 2017 Commenti disabilitati su SDEGNO REA SUL DECRETO SUL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE

Foto: nel riquadro Antonio Diomede (Presidente della REA)                                                                                                                   mentre espone la situazione italiana al Parlamento Europeo

 

 

Riportiamo di seguito la Lettera-protesta inviata dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate), a firma del Presidente Antonio Diomede, alle Commissioni Trasporti e Cultura della Camera e alla Commissione 8a del Senato in merito alla proposta del Governo sullo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali (429).

 

Lo schema di Regolamento con annessa relazione è stato consegnato questa mattina, 12 07 2017,  alle competenti Commissioni Parlamentari per il parere di legge. Tale parere non è vincolante per il Governo e dovrà essere espresso entro 30 giorni per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri che si riunirà l’11 agosto 2017. Leggendo attentamente l’articolato abbiamo constatato che il Governo e la lobby della comunicazione  non hanno cambiato idea. Vogliono ridurre a tutti i costi il numero delle emittenti locali a pochi soggetti in modo da poter controllare agevolmente tutta la comunicazione dalla RAI alle Radio/TV locali. Il modo è molto semplice. Approfittando della crisi economica del comparto  vorrebbero introdurre il principio, ovviamente fuorviante, di assegnare i contributi statali solo a quelle emittenti, già risapute e catalogate (i loro amici)  che dimostrano di avere un congruo numero di dipendenti, che operano in ambiti territoriali molto popolati con riguardo (ciliegina) che siano in possesso dei dati  Auditel (quasi nessuno tranne pochi intimi). Per quanto detto, vale  il dettato integrale dello schema di Regolamento, articolo 4 – requisiti ammissione delle tv , il quale afferma:  “Il numero di dipendenti e giornalisti, a tempo determinato e indeterminato affettivamente applicati all’attività, rapportati alla popolazione relativa al territorio in cui trasmette l’emittente (bacino per il quale è autorizzata alle trasmissioni………….:

  • Pari ad almeno 18 dipendenti, con almeno 5 giornalisti, su un territorio avente più di 4,5 milioni di abitanti;
  • Pari ad almeno 16 dipendenti, con almeno 4 giornalisti, su un territorio avente tra 1,5 e di 4,5 milioni di abitanti;
  • Pari ad almeno 12 dipendenti, con almeno 3 giornalisti, su un territorio avente tra 500.000  e  1,5 milioni di abitanti
  • Pari ad almeno 8 dipendenti, con almeno 2 giornalisti, su un territorio avente fino a  000  abitanti

Le Radio, invece dovranno assumere  almeno un giornalista.

Ogni altro commento è superfluo. Vogliono eliminare le radio e tv locali dal dibattito territoriale  per il rinnovamento democratico e pluralista della società italiana.

La REA denuncia ancora una volta la svolta autoritaria neoliberale del Governo in tutti i campi, dall’economia alla comunicazione, dalla scuola alla sanità, invitando i Parlamentari delle competenti Commissioni a chiedere al Governo una diversa impostazione del Regolamento che, per essere giusto e trasparente dovrebbe sostenere la qualità della programmazione radiotelevisiva tenendo presente “la pubblica utilità di ciascun programma”  che certamente non si misura né con il numero dei dipendenti, né con la popolazione servita,  nè con i falsanti dati Auditel la cui compagine societaria è di RAI, Mediaset e La7 cioè le dirette concorrenti delle locali a cui dovrebbero assegnati i contributi.

Pertanto, la REA – Radiotelevisioni Europee Associate invita i Parlamentari delle competenti Commissioni ad esprimere parere negativo sullo Schema di DPR recante regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali (429) con particolare riferimento ai discriminanti requisiti per l’accesso ai contributi statali (numero dipendenti, popolazione e dati auditel). Si propone di sostituire detti iniqui requisiti di qualità proposti dal Governo  con l’individuazione di filoni editoriali radiotelevisivi a scopo sociale, economico, culturale, artistico, scientifico contenuti anche sotto forma documentaristica o d’inchiesta giornalistica.

Tanto per opportuna conoscenza.

Cordiali saluti.

San Cesareo, 13 luglio 2017

ANTONIO DIOMEDE: LE EMITTENZE LOCALI CONDANNATE A SPARIRE

Posted by Antonio Diomede On marzo - 6 - 2017 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: LE EMITTENZE LOCALI CONDANNATE A SPARIRE

Foto: Antonio Diomede espone al Parlamento Europeo le ragioni delle radio e televisioni locali

 

Il 13 marzo 2007, fui ascoltato dalla Commissione Trasporti della Camera in merito al disegno di Legge Gentiloni AC 1825 relativo al settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale. In quella autorevole sede rappresentai la preoccupazione della REA per lo scenario poco edificante che tale disegno di legge avrebbe potuto creare all’intero settore e all’emittenza locale in mancanza di disposizioni sul conflitto d’interessi con particolare riferimento sia al piano di assegnazione delle frequenze sia alla opportunità di rinviare Rete Quattro sul satellite per liberare frequenze. Infatti la mia fu l’accusa di “tradimento” al Governo Prodi per non aver rispettato il Programma elettorale “Più Informazione Più Libertà” nel quale avevamo creduto.

 

Nell’accusa si legge: “…In tema, poi, di redistribuzione delle risorse frequenziali destinate al cosiddetto terzo polo televisivo nazionale e all’emittenza locale di cui si parla nel “Programma” troviamo “scandalose” le proposte del DdL indicate all’articolo 3 dal momento che, in barba alla sentenza n. 466 del 20 novembre 2002 della Corte Costituzionale, che deliberò il trasferimento di Rete Quattro sul satellite già dal 1 gennaio 2004, la Legge Gasparri operò il salvataggio proprio per mantenere e rafforzare il Duopolio tanto caro al Governo Berlusconi. La norma proposta nel disegno di Legge curato dal Ministro Gentiloni, mentre da un lato elude e disattende gravemente l’inderogabile esigenza di liberare risorse radioelettriche a potenziale beneficio degli altri esercenti, dall’altro, nel digitale, precostituisce e rafforza la posizione dominante di Mediaset all’interno del duopolio”.

 

A tali mie affermazioni, per tutte risposta, Gentiloni, decise di sopprimere la Commissione per l’Assetto Radiotelevisivo (della quale la REA faceva parte) che lo obbligava a consultare prima di emettere nuove disposizioni di legge. Il tutto fu fatto nella massima discrezione con tacito accordo tra il Governo Prodi e Forza Italia appoggiato dai vertici di Aeranti/Corallo e FRT ai quali veniva promesso di inserirli nella costituenda associazione DGTvi. Per capirci quel soggetto del Bollino Blu apposto sul decoder tv che ha prodotto milioni e milioni di euro pagati dall’utenza. In quella sede parlamentare parlai anche della Legge 448/98, di Auditel e della difficoltà per l’emittenza locale di reperire risorse dalla pubblicità. Per farla breve, già nel 2007, l’allora Ministro alle Comunicazioni Gentiloni, attraverso il suo disegno di legge aveva espresso chiaramente le sue nascoste idee neoliberali secondo le quali, l’emittenza locale, non essendo funzionale al Potere e al Sistema, poteva essere cancellata.

 

Questa idea, come sappiamo, è andata avanti con i Governi successivi fino a determinare lo sterminio dell’emittenza televisiva locale oramai ridotta con “le pezze sul sedere” anche per la incapacità dei radiotelevisivi di difendersi. Ora Gentiloni è tornato al Governo non da Ministro ma da Premier. Coerentemente con le sue idee, in piena sintonia con l’inetto Giacomelli, altro non ha saputo fare che imbrigliare l’iter del nuovo Regolamento sulla 448/98 in modo tale da far saltare il sostegno economico all’emittenza locale che sa essere indispensabile per la vita di quelle emittenti indipendenti dal Potere politico, finanziario e dalla cerchia di Fininvest.

 

Per queste ragioni, in mancanza di alternative valide, il sottoscritto, come molti sanno, ha fatto una precisa scelta politica di campo. Agli editori radiotelevisivi locali non dico di seguirmi. Siete grandi e vaccinati per regolarvi come volete quando andremo a votare. Fate come meglio credete per fare i vostri interessi, ma smettete di farvi incantare dalle false promesse dei sottosegretari e ministri di turno. Soprattutto lottate per riacquistare la vostra dignità d’impresa e di uomini. Smettete di finanziare quelle associazione che vi hanno tradito arricchendosi alle vostre spalle. La REA è contro tutto questo sistema mafioso e se riusciremo a cambiare volto a questo Paese avremo fondate speranze di vittoria per uscire dall’attuale oscurantismo in nome dei principi costituzionali di libertà d’informazione e d’impresa a livello nazionale e locale. A voi la scelta per andare avanti e lottare a testa alta o miseramente soccombere.

 

NUOVO STATO SOCIALE NEL MONDO

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