Tuesday, October 24, 2017

SDEGNO REA SUL DECRETO SUL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE

Posted by Antonio Diomede On settembre - 17 - 2017 Commenti disabilitati su SDEGNO REA SUL DECRETO SUL PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE

Foto: nel riquadro Antonio Diomede (Presidente della REA)                                                                                                                   mentre espone la situazione italiana al Parlamento Europeo

 

 

Riportiamo di seguito la Lettera-protesta inviata dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate), a firma del Presidente Antonio Diomede, alle Commissioni Trasporti e Cultura della Camera e alla Commissione 8a del Senato in merito alla proposta del Governo sullo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali (429).

 

Lo schema di Regolamento con annessa relazione è stato consegnato questa mattina, 12 07 2017,  alle competenti Commissioni Parlamentari per il parere di legge. Tale parere non è vincolante per il Governo e dovrà essere espresso entro 30 giorni per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri che si riunirà l’11 agosto 2017. Leggendo attentamente l’articolato abbiamo constatato che il Governo e la lobby della comunicazione  non hanno cambiato idea. Vogliono ridurre a tutti i costi il numero delle emittenti locali a pochi soggetti in modo da poter controllare agevolmente tutta la comunicazione dalla RAI alle Radio/TV locali. Il modo è molto semplice. Approfittando della crisi economica del comparto  vorrebbero introdurre il principio, ovviamente fuorviante, di assegnare i contributi statali solo a quelle emittenti, già risapute e catalogate (i loro amici)  che dimostrano di avere un congruo numero di dipendenti, che operano in ambiti territoriali molto popolati con riguardo (ciliegina) che siano in possesso dei dati  Auditel (quasi nessuno tranne pochi intimi). Per quanto detto, vale  il dettato integrale dello schema di Regolamento, articolo 4 – requisiti ammissione delle tv , il quale afferma:  “Il numero di dipendenti e giornalisti, a tempo determinato e indeterminato affettivamente applicati all’attività, rapportati alla popolazione relativa al territorio in cui trasmette l’emittente (bacino per il quale è autorizzata alle trasmissioni………….:

  • Pari ad almeno 18 dipendenti, con almeno 5 giornalisti, su un territorio avente più di 4,5 milioni di abitanti;
  • Pari ad almeno 16 dipendenti, con almeno 4 giornalisti, su un territorio avente tra 1,5 e di 4,5 milioni di abitanti;
  • Pari ad almeno 12 dipendenti, con almeno 3 giornalisti, su un territorio avente tra 500.000  e  1,5 milioni di abitanti
  • Pari ad almeno 8 dipendenti, con almeno 2 giornalisti, su un territorio avente fino a  000  abitanti

Le Radio, invece dovranno assumere  almeno un giornalista.

Ogni altro commento è superfluo. Vogliono eliminare le radio e tv locali dal dibattito territoriale  per il rinnovamento democratico e pluralista della società italiana.

La REA denuncia ancora una volta la svolta autoritaria neoliberale del Governo in tutti i campi, dall’economia alla comunicazione, dalla scuola alla sanità, invitando i Parlamentari delle competenti Commissioni a chiedere al Governo una diversa impostazione del Regolamento che, per essere giusto e trasparente dovrebbe sostenere la qualità della programmazione radiotelevisiva tenendo presente “la pubblica utilità di ciascun programma”  che certamente non si misura né con il numero dei dipendenti, né con la popolazione servita,  nè con i falsanti dati Auditel la cui compagine societaria è di RAI, Mediaset e La7 cioè le dirette concorrenti delle locali a cui dovrebbero assegnati i contributi.

Pertanto, la REA – Radiotelevisioni Europee Associate invita i Parlamentari delle competenti Commissioni ad esprimere parere negativo sullo Schema di DPR recante regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali (429) con particolare riferimento ai discriminanti requisiti per l’accesso ai contributi statali (numero dipendenti, popolazione e dati auditel). Si propone di sostituire detti iniqui requisiti di qualità proposti dal Governo  con l’individuazione di filoni editoriali radiotelevisivi a scopo sociale, economico, culturale, artistico, scientifico contenuti anche sotto forma documentaristica o d’inchiesta giornalistica.

Tanto per opportuna conoscenza.

Cordiali saluti.

San Cesareo, 13 luglio 2017

ANTONIO DIOMEDE: LE EMITTENZE LOCALI CONDANNATE A SPARIRE

Posted by Antonio Diomede On marzo - 6 - 2017 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: LE EMITTENZE LOCALI CONDANNATE A SPARIRE

Foto: Antonio Diomede espone al Parlamento Europeo le ragioni delle radio e televisioni locali

 

Il 13 marzo 2007, fui ascoltato dalla Commissione Trasporti della Camera in merito al disegno di Legge Gentiloni AC 1825 relativo al settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale. In quella autorevole sede rappresentai la preoccupazione della REA per lo scenario poco edificante che tale disegno di legge avrebbe potuto creare all’intero settore e all’emittenza locale in mancanza di disposizioni sul conflitto d’interessi con particolare riferimento sia al piano di assegnazione delle frequenze sia alla opportunità di rinviare Rete Quattro sul satellite per liberare frequenze. Infatti la mia fu l’accusa di “tradimento” al Governo Prodi per non aver rispettato il Programma elettorale “Più Informazione Più Libertà” nel quale avevamo creduto.

 

Nell’accusa si legge: “…In tema, poi, di redistribuzione delle risorse frequenziali destinate al cosiddetto terzo polo televisivo nazionale e all’emittenza locale di cui si parla nel “Programma” troviamo “scandalose” le proposte del DdL indicate all’articolo 3 dal momento che, in barba alla sentenza n. 466 del 20 novembre 2002 della Corte Costituzionale, che deliberò il trasferimento di Rete Quattro sul satellite già dal 1 gennaio 2004, la Legge Gasparri operò il salvataggio proprio per mantenere e rafforzare il Duopolio tanto caro al Governo Berlusconi. La norma proposta nel disegno di Legge curato dal Ministro Gentiloni, mentre da un lato elude e disattende gravemente l’inderogabile esigenza di liberare risorse radioelettriche a potenziale beneficio degli altri esercenti, dall’altro, nel digitale, precostituisce e rafforza la posizione dominante di Mediaset all’interno del duopolio”.

 

A tali mie affermazioni, per tutte risposta, Gentiloni, decise di sopprimere la Commissione per l’Assetto Radiotelevisivo (della quale la REA faceva parte) che lo obbligava a consultare prima di emettere nuove disposizioni di legge. Il tutto fu fatto nella massima discrezione con tacito accordo tra il Governo Prodi e Forza Italia appoggiato dai vertici di Aeranti/Corallo e FRT ai quali veniva promesso di inserirli nella costituenda associazione DGTvi. Per capirci quel soggetto del Bollino Blu apposto sul decoder tv che ha prodotto milioni e milioni di euro pagati dall’utenza. In quella sede parlamentare parlai anche della Legge 448/98, di Auditel e della difficoltà per l’emittenza locale di reperire risorse dalla pubblicità. Per farla breve, già nel 2007, l’allora Ministro alle Comunicazioni Gentiloni, attraverso il suo disegno di legge aveva espresso chiaramente le sue nascoste idee neoliberali secondo le quali, l’emittenza locale, non essendo funzionale al Potere e al Sistema, poteva essere cancellata.

 

Questa idea, come sappiamo, è andata avanti con i Governi successivi fino a determinare lo sterminio dell’emittenza televisiva locale oramai ridotta con “le pezze sul sedere” anche per la incapacità dei radiotelevisivi di difendersi. Ora Gentiloni è tornato al Governo non da Ministro ma da Premier. Coerentemente con le sue idee, in piena sintonia con l’inetto Giacomelli, altro non ha saputo fare che imbrigliare l’iter del nuovo Regolamento sulla 448/98 in modo tale da far saltare il sostegno economico all’emittenza locale che sa essere indispensabile per la vita di quelle emittenti indipendenti dal Potere politico, finanziario e dalla cerchia di Fininvest.

 

Per queste ragioni, in mancanza di alternative valide, il sottoscritto, come molti sanno, ha fatto una precisa scelta politica di campo. Agli editori radiotelevisivi locali non dico di seguirmi. Siete grandi e vaccinati per regolarvi come volete quando andremo a votare. Fate come meglio credete per fare i vostri interessi, ma smettete di farvi incantare dalle false promesse dei sottosegretari e ministri di turno. Soprattutto lottate per riacquistare la vostra dignità d’impresa e di uomini. Smettete di finanziare quelle associazione che vi hanno tradito arricchendosi alle vostre spalle. La REA è contro tutto questo sistema mafioso e se riusciremo a cambiare volto a questo Paese avremo fondate speranze di vittoria per uscire dall’attuale oscurantismo in nome dei principi costituzionali di libertà d’informazione e d’impresa a livello nazionale e locale. A voi la scelta per andare avanti e lottare a testa alta o miseramente soccombere.

 

DIOMEDE: A CASA NOBEL LO SHARE DI SANREMO NON QUADREREBBE

Posted by Antonio Diomede On febbraio - 13 - 2017 Commenti disabilitati su DIOMEDE: A CASA NOBEL LO SHARE DI SANREMO NON QUADREREBBE

Foto: Dipinto di Mario Borella della casa che lo scienziato svedese Alfred Nobel aveva a Sanremo

 

Riportiamo un articolo di Antonio Diomede (riquadro) Presidente della REA, Radiotelevisioni Europee Asssociate, che mette in serio dubbio i dti di ascolto del Festival di Sanremo. Foto:  il dipinto di Mario Borella della casa a Sanremo dello scienziato Alfred Nobel che, secondo Diomede, oggi sarebbe entrato in crisi con i dati Auditel.  

 

A Sanremo vince ancora una volta l’Italia in maschera. Il massimo della finzione è rappresentato da quel 58,4% del dato Auditel che per farlo credere vero hanno creato la souspence dell’attesa nella pubblicazione.

 

In effetti il calcolo è complicatissimo. Per renderlo credibile è stato scomodato, sicuramente a pagamento, perfino un sociologo come Mario Morcellini che su RAI 1 lo ha definito come l’inizio di una rivoluzione culturale della Tv dei giovani grazie alla geniale trovata di Carlo Conti nell’aver condiviso il Festival con Maria De Filippi.

 

Con queste gratuite affermazioni, come rappresentanza culturale in RAI siamo davvero alla frutta ma facciamo la resa dei Conti. Se dal 58,4% togliamo una buona fetta di ascolto per la popolarità di Totti, dei comici nazionali, del cantanti delle canzoni del passato, degli imitatori, di Crozza, del Festival della Canzone Italiana rimane meno della metà del millantato ascolto.

 

È su questo dato reale che bisogna ragionare per rivalutare il nostro patrimonio artistico e culturale nel mondo che non può essere lanciato da un paesello scollegato dal resto del pianeta come Sanremo ma dalla vera città della musica ovvero Milano. Per il bene della musica italiana si faccia questa operazione prima possibile.

 

Una delle grandi attrazioni di Sanremo è la casa posseduta a suo tempo da Alfred Nobel, creatore del famoso Premio omonimo. Ebbene, ho l’impressione che se il grande scienziato svedese fosse vissuto ai nostri giorni, non solo non avrebbe premiato il Festival ma si sarebbe rinchiuso nelle sue stanze e sprofondato in una profonda crisi cercando analizzare e interpretare i dati Auditel.

ANTONIO DIOMEDE: SULL’INFORMAZIONE UNA SPADA DI DAMOCLE

Posted by Antonio Diomede On gennaio - 12 - 2016 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: SULL’INFORMAZIONE UNA SPADA DI DAMOCLE

Da Antonio Diomede, Presidente della REA (radio e televisioni europee associate) riceviamo un’analisi severa della situazione in cui si trovano oggi le piccole e medie radio e televisioni, molte delle quali rischiano letteralmente di scomparire. Per Diomede occorre anche un cambiamento culturale e organizzativo dell’associazionismo. 

 

Il 31 dicembre 2015, la REA, ex SRE, compie 38 anni di attività nel campo radiotelevisivo locale e nazionale (1977-2015). Troppa acqua è passata sotto i ponti per poterla raccontare. E’ una lunga storia che la racconterò un’altra volta; quando avrò il  tempo di sdraiarmi comodo su un divano intento a riflettere sui ricordi delle battaglie vissute per la conquista della libertà d’antenna con l’intento di lasciare alle nuove generazioni una traccia tangibile dei grandi valori ideali, che allora avevamo, poi divenuti realtà a costo di grandissimi sacrifici personali e familiari.

 

Tralasciando per il momento il glorioso passato dell’emittenza locale del quale sono parte integrante, mi trasferisco immediatamente sulla realtà odierna, in verità, meno gloriosa per diversi motivi. Ma tutti attribuibili a certa parte politica nel considerare il valore costituzionale della libertà d’espressione, esercitato dalle emittenti locali, un fastidioso problema da liberarsi quanto prima possibile per accaparrarsi definitivamente di tutti i mezzi di comunicazione (frequenze) con la teoria, poi divenuta legge, della separazione tra operatori di rete e fornitori di contenuti.  

 

Così, subito dopo  la Mammì, iniziò una inesorabile opera di decimazione dell’emittenza locale, tuttora in corso,  con provvedimenti su provvedimenti talmente penalizzanti da ridurre radio e televisioni ad uno stato comatoso. Mi direte: come si fa ad uscirne fuori? Sapete che non sono incline a credere che si possa vendere il futuro senza imbrogliare qualcuno, ma una scommessa la farei a una condizione: dobbiamo ripensare il ruolo dell’associazione  adeguandolo al cambiamento della società consapevoli che da soli (siamo appena 1350 soggetti) “non si va da nessuna parte”.  In sostanza dobbiamo integrarci nella società come forza attiva che fornisce un servizio di pubblica utilità. Dobbiamo ricordarci che il nostro naturale alleato è il “pubblico” che ci ascolta e ci vede.

 

Per uscire dalla crisi  dobbiamo incamminarci verso la via del cambiamento culturale e organizzativo dell’associazionismo nostrano. L’associazione settoriale, peggio ancora di ambito strettamente professionale non funziona più. Non ha futuro. L’associazione “megafono” di ciò che succede in AGCOM e al Mise, senza proporre soluzioni concrete per la definizione dei problemi con adeguate azioni, non ha motivo di esistere. L’associazione che non sa reagire di fronte alle “truffe legalizzate” dell’Amministrazione o, peggio ancora, non può reagire in quanto compromessa, è da abbandonare in tutta fretta.

 

Che ne pensate di quell’associazione che vanta tra i suoi massimi rappresentanti una persona indagata per presunta “truffa aggravata” per aver sottratto circa 9 milioni  euro al fondo dell’editoria? Eppure a quel personaggio nessuno della sua organizzazione gli ha chiesto cortesemente farsi da parte. E’ ancora lì a parlare in nome delle locali in tutte le sedi istituzionali! “Che figura di merda!!!” avrebbe detto  Emilio Fede. Riflettiamo. Pensate che voi, noi tutti ci meritiamo  tutto questo o che non sia il caso di “cambiare” cultura associativa?

 

Il problema è come e con chi cambiare. La risposta è una sola. Dal 2016, tutti,  dobbiamo impegnarci ad essere concreti, onesti, trasparenti, audaci, efficaci nella difesa dei nostri diritti e, soprattutto, dei diritti dei nostri alleati naturali (gli utenti) per renderci, non solo utili, ma indispensabili sul territorio. Forte del consenso del pubblico, saremo indistruttibili. Gli associati daranno così all’associazione che li rappresenta una forza tremenda nelle sedi parlamentari e istituzionali nei confronti della  mala politica che ha portato alla rovina non solo noi, ma l’intero Paese. La vita è fatta di scelte. Chi vuole cambiare è invitato a scrivere alla REA info@reasat.it. Chi invece è contento e felici di come ci hanno ridotto, rimanga pure dove si trova e che Dio lo assista. 

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Maggiori informazioni sullo Stato Sociale

www.facebook.com/osservatoriostatosociale

Trasmissioni della REA (Piccole e medie radio e Tv europee associate)

1) I 7 Bisogni Capitali – https://www.youtube.com/watch?v=XbfDTMeAYXQ

2) L’assistenza legale umanitaria – https://www.youtube.com/watch?v=ZpNNm-LpbXI&feature=youtu.be

 

ANTONIO DIOMEDE: IN ARRIVO IL RISANAMENTO DELL’ETERE

Posted by Antonio Diomede On dicembre - 31 - 2015 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: IN ARRIVO IL RISANAMENTO DELL’ETERE

Dalla data del primo censimento delle frequenze radiofoniche a modulazione di frequenza sono trascorsi trenta anni (1985 – 2015). Il secondo censimento fu realizzato con la legge Mammì del 6 agosto 1990 la quale, con l’articolo 32, prometteva il rilascio delle concessioni  entro i successivi 730 giorni lasciando sperare nell’attuazione del  piano di assegnazione delle frequenze ampiamente dettagliato nel suo percorso all’articolo 3.  Le concessioni furono rilasciate a marzo del 1994, mentre dell’attuazione del Piano di Assegnazione delle Frequenze non se ne è più parlato lasciando nel  caos la banda FM per il semplice motivo che non è mai piaciuto alle Reti nazionali. Infatti, come farebbero poverine a far i loro comodi nell’etere aumentando a proprio piacimento la potenza di emissione per interferire le locali in modo da farle chiudere o annetterle?

 

Tutto ciò accade grazie alle commistioni tra interessi privati e pubblici ad opera delle squallide configurazioni di governo degli ultimi trent’anni. A causa degli incessanti reclami pervenuti da più parti, ma soprattutto dalla REA, finalmente l’AGCOM si è resa conto della necessità di iniziare a risanare l’etere FM con un censimento catastale da sempre auspicato in modo da poter monitorare l’effettivo parco degli impianti radiofonici esistenti in Italia per far emergere l’abusivismo.

 

 

Nell’incontro del 15 dicembre scorso con l’Autorità delle Comunicazioni  e il Ministero dello Sviluppo Economico, la REA nel condividere il progetto per la formazione del Catasto Nazionale delle Frequenze FM, ha proposto di costituire un appropriato Tavolo tecnico di lavoro mirato a snellire al massimo  la relativa procedura di accatastamento mirata a non pesare economicamente sui bilanci delle emittenti. A tal proposito, la REA, assicurerà alle emittenti associate l’assistenza tecnica necessaria per metterle nelle condizioni di ottemperare  alla imminente delibera AGCOM che verrà pubblicata entro il mese di gennaio 2016.

 

 

Il termine per l’accatastamento delle frequenze è previsto per la fine di maggio/giugno 2016. Il Catasto delle Frequenze Radiofoniche FM sarà pubblicato sul sito dell’Autorità www.agcom.it  .  L’operazione accatastamento avrà un senso solo se immediatamente dopo si procederà a Pianificare l’intera banda 88-108 assegnando a ciascuna emittente le frequenze necessarie per irradiare un servizio radiofonico nazionale e locale esente da disturbi con ambiti territoriali estesi.

  

ANTONIO DIOMEDE: TANTI DUBBI SUL CANONE DELLE FREQUENZE TV

Posted by Antonio Diomede On gennaio - 11 - 2015 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: TANTI DUBBI SUL CANONE DELLE FREQUENZE TV

I canoni per l’attività televisiva come definiti dalla legge 223/90 e dalla 488/99 sono definitivamente cessati. Pertanto, ai sensi della delibera 494/14/CONS, articolo 3, le modalità di pagamento dei contributi di cui all’articolo 35 del Codice delle Comunicazioni, a carico degli operatori di rete con decorrenza 1 gennaio 2014, saranno emesse dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il Governo, per bocca del sottosegretario Antonello Giacomelli, si era impegnato ad intervenire con la modifica dei criteri per la determinazione dei canoni annuali con una legge primaria. In tale attesa, lo stesso Governo,  aveva predisposto un emendamento alla legge di stabilità 2015 per prorogare il pagamento del canone annuale all’1% del fatturato, ma la Commissione Bilancio del Senato lo ha respinto  in quanto ritenuto non coerente  con la legge Passera-Monti del 2012 a cui la delibera AGCOM si è dovuta attenere.

 

Insomma è il solito pastrocchio delle leggi italiane nelle quali si dice tutto e il contrario di tutto fino al punto da imballare il sistema burocratico e produttivo del Paese. In tutti i modi, alla data in cui scriviamo, risulta che sia stato predisposto un decreto interministeriale (Mise e Economia) in cui, in attesa di una legge primaria sui canoni, si dice che, entro il 31 gennaio 2015, gli operatori di rete dovranno pagare un acconto pari al 40% del canone versato il 2013. Il decreto è alla firma della Corte dei Conti e dovrebbe essere pubblicato in gazzetta entro il 20 gennaio 2015. Se ciò sarà confermato potremo tirare un sospiro di sollievo almeno fino a quando non saranno definiti equi criteri per la determinazione del  calcolo dei canoni annuali per l’’uso delle frequenze.

 

La REA ha avanzato una proposta di rimodulazione e compatibilizzazione delle tariffe con le reali possibilità di bilancio degli operatori di rete che consiste nel riunificare i tre oneri a carico dell’operatore di rete  (contributi per l’uso della frequenza + diritti amministrativi + contributi per l’uso delle frequenze di collegamento) in un  “contributo annuale unificato” calcolando € 0,00185 x abitante. In tal modo, l’operatore interregionale  pagherebbe  € 18.700/anno e l’operatore interprovinciale, con 2 milioni di abitanti,  € 3.700/anno. Con tale proposta, i fornitori di contenuti, continueranno a pagare l’1%  calcolato sul fatturato. L’anzidetta proposta è frutto di uno studio che i consulenti della REA hanno fatto esaminando attentamente, oltre alle esose cifre in se stesse previste dal Codice delle Comunicazioni, l’aspetto giuridico della questione.

 

Infatti, accollando i contributi solo all’operatore di rete, questi non potranno  rivalersi sui fornitori di contenuti aumentandone le tariffe. Di fatto, l’operatore di rete, assumerebbe la figura di “sostituto d’imposta” cioè di esattore per conto dello Stato di un onere “nascosto”, contenuto nell’affitto della capacità trasmissiva. Se ne deduce che lo Stato lo rende garante dell’incasso dell’onere e ciò non è concepibile  in quanto, oltretutto, di fronte alle eventuali insolvenze, l’operatore di rete dovrà  accollarsi anche le spese del contenzioso senza alcuna possibilità di rivalsa anche nel caso estremo di disattivazione del servizio per morosità. Con la proposta della REA di prevedere il versamento di un contributo annuale unificato per gli operatori di rete e un contributo annuale percentuale sul fatturato per i fornitori di contenuti, di fronte alle insolvenze,  ognuno risponderà per sé. La nostra è una proposta che vorremmo sia discussa in un confronto istituzionale franco, realistico e democratico.

 

LA PUGLIA SI ASSOCIA AL RICORSO DELLA REA CONTRO AGCOM. Altra questione importante riguarda il ricorso contro l’AGCOM. Il 14 gennaio 2015 si riunisce, infatti,  la  Camera di Consiglio del Tar Lazio per esaminare, in via preliminare,  le motivazioni esposte dalla REA – Radiotelevisioni Europee Associate – a sostegno dell’annullamento della Delibera AGCOM 480/14/CONS la quale determina la dismissione di 76 frequenze televisive recentemente  assegnate alle emittenti locali in seguito al passaggio alla tv digitale. La dismissione è  conseguente ai reclami dei Paesi confinanti (Croazia, Slovenia, Malta) per le interferenze provocate da frequenze “non coordinate” in sede europea, dunque, considerate “abusive” benché siano state regolarmente  pianificate dall’AGCOM italiana e rilasciati diritti d’uso ventennali dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Il danno è enorme. In sostanza si tratta di prevedere la chiusura di centinaia di emittenti locali con la perdita di almeno 1500 posti di lavoro. Le emittenti penalizzate sono maggiormente quelle che operano sulla dorsale adriatica e della Sicilia e le regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Toscana. La più colpita è la Regione Puglia che si è costituita nel giudizio a fianco della REA. La comunicazione data alla stampa si legge:

 

“È stato depositato al Tar Lazio giovedì 8 gennaio l’atto di costituzione col quale la Regione Puglia si associa al ricorso della REA contro la delibera dell’Autorità Garante per le comunicazioni (Agcom), che prevede la soppressione delle emittenti televisive private che irradiano interferenze verso i Paesi europei confinanti. Lunedì 12 verrà depositata anche la memoria difensiva in cui sarà “argomentato il pregiudizio che la comunità pugliese subisce dal provvedimento Agcom 480/14/CONS”. Nel renderlo noto, il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna ricorda che la battaglia a difesa del pluralismo dell’informazione televisiva è stata dichiarata dall’intera Assemblea regionale pugliese e fatta propria dalla Giunta regionale.

La Regione si costituisce davanti alla giustizia amministrativa chiedendo l’accoglimento del ricorso dell’Associazione delle antenne locali. “Consideriamo fondate le censure sollevate e valutiamo grave e irreparabile il pregiudizio derivante dal provvedimento, sul quale incide l’interesse dell’intera collettività regionale oltre a quello delle aziende televisive”. L’intervento ad adiuvandum nel procedimento avviato dall’Associazione delle antenne locali (REA – Radiotelevisioni Europee Associate) è stato proposto nei tempi utili: “la Regione ora è anche legalmente al fianco delle emittenti e dei lavoratori delle nostre televisioni, a tutela delle voci del territorio, che sono le voci della democrazia”, aggiunge Introna. 

La richiesta al Tar Lazio – la Regione Puglia è rappresentata dall’avv. Marina Altamura – è di annullare la delibera 480/14/CONS, che applicando la legge statale n. 9/2014 (Modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale), prevede lo spegnimento entro il 31 dicembre 2014 di 12 canali televisivi in Puglia, sui 18 complessivi dell’offerta digitale regionale. Si stimano in un migliaio i posti di lavoro minacciati, tra giornalisti, tecnici e amministrativi, nelle 35 imprese a rischio (95 in Italia, dei 76 canali nazionali coinvolti dal provvedimento di soppressione). 

Un emendamento alla legge di stabilità nazionale ha com’è noto  concesso lo slittamento al 30 aprile 2015 del termine per abbandonare le frequenze, ma “non risolve il problema”, ripete il presidente del Consiglio regionale, che rinnova al Governo Renzi l’invito a rivedere la decisione, contenuto nell’ordine del giorno unitario approvato dal Consiglio regionale pugliese il 14 ottobre2014”.

 

Nel ringraziare il Consiglio Regionale Puglia e il Presidente Introna per il tempestivo e fermo intervento in favore di una causa di giustizia costituzionale, sottoline l’importanza dell’affiancamento della Regione alla causa della REA in un momento in cui la libertà d’espressione, da tutti a parole vantata e difesa, viene violentemente e costantemente attaccata nelle più disparate forme. La REA auspica che il Governo Renzi si renda conto che, da anni,  in Italia è in atto una vera e propria guerra delle frequenze  dalla quale dipende la sorte della libertà dei singoli e delle istituzioni democratiche che rischiano di essere soggiogate dall’emergente potere mediatico delle Reti nazionali e delle Telecoms internazionali fino a sfociare in una possibile strisciante eversione legalizzata.

 

La REA, sull’esempio della Regione Puglia,  invita le emittenti locali a portare a conoscenza delle Regioni nelle quali operano il presente documento affinché si costituiscano in difesa della libertà d’espressione, d’impresa e dei posti di lavoro con l’annullamento della Delibera AGCOM  480/14/CONS. Lo Studio legale Parenti di Roma è a disposizione per gli eventuali ragguagli.

 

. Antonio Diomede

ANTONIO DIOMEDE: IN CORSO UN ATTACCO ALLE EMITTENZE LOCALI

Posted by Antonio Diomede On agosto - 1 - 2014 Commenti disabilitati su ANTONIO DIOMEDE: IN CORSO UN ATTACCO ALLE EMITTENZE LOCALI

 Antonio Diomede

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di Antonio Diomede (presidente della REA, l’associazione che raggruppa le piccole e medio radio e televisioni europee)riguardante le assegnazione delle frequenze. L’argomento interessa 625 imprese e i 10 mila lavoratori.  

 

Di Antonio Diomede 

Nelle segrete stanze del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) si sta ordendo un altro feroce attacco ai danni dell’emittenza locale. Con la scusa delle interferenze provocate ai Paesi confinanti (Croazia, Slovenia, Malta) si sta preparando una nuova mattanza di emittenti televisive per regalare altre preziose frequenze alle Telecoms. Il tutto avverrà con un nuovo piano di assegnazione e successivi altri “bandi farsa” senza possibilità di valide alternative per salvare le 625  imprese e i 10 mila posti di lavoro del settore. Dall’Europa, cioè dalla centrale della lobby delle Telecoms, è in arrivo la disposizione al Governo italiano di requisire la banda 700 tv e la banda L radio (1435-1492 MHz), destinata al DAB/DMB e ai ponti radio FM.

 

La pazienza delle emittenti locali non è infinita. Questo ulteriore oltraggio richiede una dura protesta. Oltre tutto, la protesta è conseguente al rifiuto del Governo di convocare un tavolo di confronto per esaminare e risolvere, non con le chiacchiere, ma con i fatti, i gravissimi problemi esposti nella lettera-documento della REA a seguito della quale, il Ministro Federica Guidi ha risposto in modo del tutto evasivo. La REA ha chiesto:

 

1) l’urgentissima predisposizione di un progetto operativo per l’utilizzo della capacità trasmissiva ovunque disponibile in modo da salvare 350 imprese,  2800 posti di lavoro;

 

2) Risarcimento dei danni subiti dalle emittenti locali  per la violazione dell’articolo 8, comma 2, decreto legislativo 31 luglio 2005 (riserva un terzo capacità trasmissiva alle locali) e  della ulteriore violazione dell’articolo 43 del T.U. (uso efficiente dello spettro elettromagnetico e pianificazione delle frequenze). In base a tali disposizioni di legge, il diritto d’uso poteva essere rilasciato per una porzione di capacità trasmissiva espressa in Mbit/s anziché per l’intero canale, a tutte le emittenti ex analogiche senza necessità dei disastrosi bandi di gara.

 

Infatti, la legge parla di tutela dell’emittenza in ambito locale “ e riserva, comunque, un terzo della capacità trasmissiva,  determinata con l’adozione del piano di assegnazione delle frequenze..” ai soggetti titolari di autorizzazione alla fornitura di contenuti destinati in tale ambito, cioè, prima di tutto, agli ex analogici per via  della doppia tutela derivante sia  dall’articolo 8, comma 2 del Testo Unico sia dalla Costituzione per i diritti acquisiti in anni e anni di interrotta attività. La decisione del MISE e dell’Autorità di far corrispondere ad ogni canale ex analogico il diritto d’uso per un intero canale digitale ha prodotto il disastro che tutti conosciamo per il quale è stato valutato un danno di almeno  700 milioni di euro.

 

Si è trattato di mero errore di valutazione o di una perversa volontà politica per far chiudere il maggior numero possibile di emittenti locali? Comunque sia le emittenti che si ritengono danneggiate possono reclamare il danno subìto davanti al magistrato. E’ in corso la raccolta delle adesioni per una causa comune.   I legali sono già al lavoro per citare in giudizio sia il MISE, sia l’AGCOM. Le emittenti interessate possono  scrivere a info@reasat.it . Ovviamente, in caso di vittoria, il risarcimento del danno sarà riconosciuto solo alle emittenti che si saranno costituite nel giudizio.

 

3) immediato sblocco della pianificazione LCN con l’assegnazione, dei primi 40 numeri del telecomando digitale, alle emittenti storiche.  Anche in questo caso, per i diritti acquisiti, tutelati dalla Costituzione, L’AGCOM e MISE saranno chiamati al risarcimento dei danni a seguito della perdita di ascolto e della pubblicità  per averle disseminate  sui numeri altissimi del telecomando digitale;

 

4) l’immediata revisione del riassetto radiotelevisivo e, in particolare, del piano di assegnazione delle frequenze digitali radiofoniche e televisive su base nazionale e locale nella prospettiva dell’introduzione del DVB-T2.

 

5) immediata pianificazione della banda 88-108 prevedendo reti nazionali SFN in modo da liberare centinaia frequenze locali nell’ottica della ottimizzazione ed efficiente utilizzazione delle risorse radioelettriche al fine della totale eliminazione del caos radioelettrico esistente in tale porzione di banda;

 

6) immediato decreto attuativo dell’articolo 24, comma 2, legge 112/04, misure di sostegno per l’avviamento della radio digitale terrestre (DAB/DMB);

 

7) immediata abrogazione della legge 448/98 agganciando le misure di sostegno al canone RAI come da legge 422/93;

 

8)  immediata erogazione dei contributi 448/01 alle imprese radiofoniche in graduatoria 2012 e 2013 abrogando il comma 1 dell’articolo 2 del Regolamento (ottenimento del parere favorevole all’ammissione  stessa  da parte  della Commissione istituita ai sensi del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 settembre 1987, n. 410). In alternativa concedere alle emittenti in graduatoria 2012 e 2013 un’anticipazione del 90% del contributo dell’anno precedente rinviando il saldo prima che vada perento;

 

9) immediato ripristino delle provvidenze editoria estese ai consumi di energia elettrica e agenzie di stampa come da legge 250/90;

 

10) immediato sblocco dei crediti derivanti dalle provvidenze editoria sui consumi di energia elettrica relativi agli anni 2006-2007-2008;

 

11) immediato pagamento dei Mag elettorali relativi alle elezioni politiche ed amministrative del 2013;

 

12) immediata soppressione dei privilegi riservati alle emittenti di partito

 

Non siamo i forconi dell’etere. Vogliamo che i nostri diritti siano rispettati. La protesta sarà totale e ad oltranza fino al raggiungimento degli obbiettivi più qualificanti per la salvaguardia delle nostre imprese e dei posti di lavoro in un settore che conta 12 mila dipendenti. Ci aspettiamo che il Governo convochi un tavolo di lavoro per un decisivo confronto tra le rappresentanze degli operatori e le istituzioni per una salutare riforma del settore. Intanto le emittenti radio e tv locali e le web/radio-tv svolgeranno una campagna di protesta nazionale antigovernativa con messaggi audio e video fino alla convocazione del richiesto tavolo di lavoro per la soluzione concreta delle questioni esposte.

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