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Sunday, December 9, 2018

PIERA PRINCIPE: PER UN TEATRO DELLA NON DIVERSITA’

Posted by Piera Principe On gennaio - 30 - 2017 Commenti disabilitati su PIERA PRINCIPE: PER UN TEATRO DELLA NON DIVERSITA’

Foto: Piera Principe nel riquadro 

 

Punto Continenti ha deciso di pubblicare la Carta d’intenti della danzatrice e coreografa Piera Principe nella piena convinzione che la cultura spesso rappresenta il miglior cavallo di battaglia per affrontare e riuscire ad affermare l’importanza di creare un nuovo e forte Stato Sociale, sia in Italia che all’estero.  Dopo che è stata vittima di un gravissimo incidente automobilistico la Principe si è dedicata con tutte le forze alla ricerca artistica, creando un nuovo metodo di danza terapia chiamato “La memoria poetica del Corpo”. Inoltre. è autrice dell’interessante volume, che poi è un libro-diario, “La Zattera di Nessuno. Diario di una danzatrice tra abilità e disabilità”.

 

A partire dal 1994 la Principe ha iniziato un intenso lavoro di gruppo con persone disabili, educatori, formatori, attori e ballerini. Inoltre ha esplorato il limite come completamento indispensabile della verità del corpo e del suo movimento.  Attualmente svolge attività di danzatrice nella compagnia Sosta Palmizi diretta da Raffaella Giordano. Per la cronaca, è stata anche docente di Area Motoria presso l’Università Bicocca.

 

L’autrice, danzatrice e coreografa Piera Principe dopo gli anni di formazione iniziata in Italia si perfeziona a Parigi, New York e Boston. La sua promettente attività professionale si arresta bruscamente nel 1985 a causa di un gravissimo incidente stradale. Dopo due anni di immobilità totale, torna in palcoscenico con una rinnovata forza interiore dedicandosi alla ricerca artistica in particolare al limite-come-diversa-opportunità che traduce in poesie gestuali, installazioni e performances di grande intensità. Ha creato il metodo di danza terapia “La memoria poetica del Corpo” e il laboratorio permanente per viaggiatori abili e disabili: “La Zattera di Nessuno“,oggetto di quattro tesi di laurea in differenti poli universitari. Con il suo metodo, stupisce tutti  e tre anni dopo l’incidente, realizza l’ assolo “Riservato” vincendo il premio Nuove Proposte a Vignale Danza, uno dei più prestigiosi festival di danza nazionale. Dal ‘94, con persone disabili, educatori, formatori, attori e ballerini, ha esplorato il limite come completamento indispensabile della verità del corpo e del suo movimento e quindi aiutando la sua rivelazione, non la negazione. Dal 1999 al 2010 è danzatrice nella compagnia Sosta Palmizi diretta da Raffaella Giordano. E’ stata docente di Area Motoria presso l’Università Bicocca. Nel settembre 2013 ha pubblicato il libro-diario “La Zattera di Nessuno. Diario di una danzatrice tra abilità e disabilità

 

 

Questa carta di intenti vuole essere un appello pubblico da sottoscrivere per fare in modo che lo studio del teatro e del teatro danza sia accessibile in tutte le Accademie e le Scuole Nazionali, anche a giovani con disabilità. L’arte della narrazione, della rappresentazione teatrale come pure la poesia gestuale nella danza, germogliano da un talento a volte non evidente, che necessita di essere riconosciuto, educato, perfezionato per poter giungere ad essere Arte.

 

A questo servono le scuole. Perché dunque non aprirle anche a chi è portatore di disabilità? Chiedo alle Accademie e alle Scuole di teatro e di danza di rivedere i criteri di idoneità al fine di far interagire allievi abili e allievi disabili negli stessi percorsi di formazione. Scelti tutti indistintamente, per merito, dal corpo docente, senza nessuna concessione. Tutti gli allievi, insieme, sosterrebbero gli stessi obiettivi, supererebbero le stesse selezioni. Una vicinanza che farebbe scoprire la diversità come risorsa, favorendo così la stima reciproca. Una formazione adeguata motiverebbe a pieno diritto l’inserimento di attori e danzatori disabili nelle produzioni teatrali.

 

Partecipazioni ottenute per merito, curriculum e professionalità e quindi retribuite con gli stessi parametri, così come avviene per tutti gli attori o danzatori professionisti. Con questa carta di intenti si cerca di stimolare registi e coreografi ad inserire nelle produzioni teatrali non “persone” con disabilità, ma “attori e danzatori” con disabilità, cioè allievi formati nelle Accademie e nelle Scuole nazionali che si siano formati come tutti gli altri durante i tre, quattro anni canonici di studio.

 

La potenza scenica di attori e danzatori con disabilità ha un impatto forte sul pubblico, lo sappiamo bene, proprio per questo abbiamo la responsabilità di impedire che questa disabilità venga “usata” in forme distorte. Se il corpo è il medium dell’arte scenica, con la sua forma, la sua agilità, la sua voce, anche i suoi limiti, se guardati meglio, da vicino, senza preclusioni, non sono un vuoto o una mancanza, sono solo un terreno d’altra natura, tutto da esplorare. Stupefacente per poesia e grazia.

 

Per questo occorre mobilitarsi, intanto chiedendo adesioni a questa carta di intenti, sottoscrivendone i contenuti, amplificandone il messaggio e promuovendola in tutte le sedi deputate. Abbiamo il coraggio di metterci in discussione, ammettere che è tempo che il Teatro torni ad essere impegnato nelle sfide sociali che da sempre lo attraversano e lo sostanziano? Cosa cerca il Teatro se non questo? Ci sono atti politici silenziosi che possono cambiare la sostanza delle cose, occorre solo crederci. Piera Principe


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