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Monday, November 19, 2018

ALBERTO AGGIO: BOLSONARO E L’ULTRA DESTRA BRASILIANA

Posted by Alberto Aggio On novembre - 18 - 2018 Commenti disabilitati su ALBERTO AGGIO: BOLSONARO E L’ULTRA DESTRA BRASILIANA

Corteo di simpatizzanti del nuovo Presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Riquadro: Alberto Aggio

 

Sull’elezione del nuovo e controverso Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, riceviamo un interessante articolo di Alberto Aggio,  Professore di Storia Contemporanea nello Stato di San Paolo del Brasile e autore di diversi libri (alcuni anche su Gramsci), nonché uno dei più importanti collaboratori del prestigioso giornale ‘O Estado de Sao Paolo’. Al prof. Aggio Punto Continenti ha anche chiesto un parere sulla politica estera brasiliana, in particolare per quanto riguarda gli Stati Uniti, nonché la sua opinione sull’estradizione avanzata dall’Italia nei riguardi di Cesare Battisti. 

 

La vittoria di Jair Bolsonaro (PSL) è stata un successo dell’ultra-destra. E’ legittima e incontestabile, secondo i parametri democratici. Nel gennaio 2019, come previsto dalla Costituzione, Bolsonaro assumerà la Presidenza della Repubblica. Contrariamente alle paure diffuse, specialmente in Europa, i pilastri della democrazia brasiliana, basati sulla Costituzione del 1988, rimangono solidi. L’orientamento che esprime Bolsonaro non è lo stesso del 1964 (anno del golpe militare NdR.) e non potrebbe essere diversamente. Tuttavia non manca di una retorica anticomunista, ottusa e anacronistica. Essa esprime un “populismo illiberale” che segue l’onda planetaria, con inclinazioni reazionarie e autoritarie. Bolsonaro è un personaggio, allo stesso tempo, pragmatico e mediatico (senza essere carismatico), che usa perlopiù  una retorica strumentale stile pentecostale piuttosto che fascista in senso stretto.

 

Tutto ciò non è sufficiente a tranquillizzarci sul piano dei rischi democratici. Quello di  Bolsonaro sarà certamente un governo di destra tendente a fare appello all’ordine in modo minaccioso e quasi brutale, ad esempio sul piano dei cambiamenti economici caratterizzati dal dominio neoliberista, con poca o nessuna concessione agli aspetti sociali. Inoltre sarà caratterizzato da aspetti retrogradi, restrittivi e anacronistici in termini culturali e ambientali. Sconfitto alle elezioni, il PT (Partito dei lavoratori, NdR.) continua a collocarsi in una posizione di irriducibile antagonismo. Per il partito, l’opposizione a Bolsonaro dovrebbe assumere la rappresentazione politica di un’altra Nazione, la cui parola chiave è quella della “resistenza” a una sorta di governo di occupazione. Nella sostanza, la situazione della sinistra è difensiva e di ricomposizione. Tuttavia, l’irriducibile antagonismo del PT lo condanna all’isolamento.

 

Il PT è un attore problematico in chiave strategica di opposizione democratica al governo di Bolsonaro. È ancora incatenato al miraggio della liberazione e delle favole di Lula (l’autore si riferisce al 2016, quando venne sospesa per impeachment la Presidentessa Dilma Rousseff, vicina a Lula NdR.) che contaminano la sua visione di ciò che è accaduto nel paese dal 2013 in poi. Il PT non riconosce che il partito, e in particolare il lulismo, sono visti oggi dalla società come due espressioni conclamate di corruzione condannate dall’elettorato. È ampiamente riconosciuto che il fattore principale che ha dato la vittoria a Bolsonaro è stato l’antipetismo, per non parlare dei milioni di disoccupati emersi e cresciuti spaventosamente durante l’amministrazione di Dilma Rousseff. Un’opposizione democratica al governo di Bolsonaro non può essere imbrigliata dal PT e dal suo egemonismo.

 

L’opposizione democratica deve cercare di superare lo scenario della terra bruciata che il PT ha cominciato a diffondere dopo l’avvenuto impeachment. Essa deve cercare di stabilire nuovi e articolati rapporti in grado di dare ossigeno alla vita politica e a promuovere, tra le altre cose, il rinnovamento della leadership politica della democrazia brasiliana, oltre ad aggiornare l’agenda tematica della sua opposizione. In questo momento le forze democratiche debbono dedicarsi alle riflessioni, agli studi e ai dibattiti, come suggerito da Fernando Gabeira (giornalista, scrittore e politico brasiliano NdR.). E non solo perché la congiuntura politica è cambiata velocemente e profondamente, ma perché siamo in pieno cambio d’epoca.

 

All’interno delle forze democratiche è necessario rifondare il campo del centro-sinistra e progettare una politica di riforme dello Stato e della società, che miri alla piena emancipazione degli individui e alla difesa dei cittadini. Inoltre, occorre allargare gli orizzonti verso una nuova prospettiva di sostenibilità della vita di fronte alle sfide della globalizzazione, affrontando le proprie crisi che drammaticamente stanno assumendo una dimensione umanitaria. Per essere credibili e non dover combattere con gli occhi bendati, i democratici debbono individuare cosa occorre fare nelle varie circostanze, con realismo e generosa prospettiva verso il futuro.

 

Per poter rispondere alle questioni specifiche sollevate da Punto Continenti in merito ai rapporti con gli Stati Uniti e a Cesare Battisti, è necessario aspettare l’insediamento del Governo per vedere cosa succederà. Per ora possiamo solo ricordare che Bolsonaro ha promesso all’ambasciatore italiano che Battisti verrà estradato, ma ciò dipende dalla nostra Corte Suprema (STF). Per quanto riguarda, invece, gli Stati Uniti, l’ispirazione in Trump è cristallina. Ma non sappiamo se questo comporterà un allineamento automatico della politica estera sotto Bolsonaro. Detto ciò, fino a questo momento i segnali appaiono problematici.

 

Nota: l’articolo è parte integrante di un’alisi più ampia che verrà pubblicata sulla Rivista Política Democrática On-line, dalla Fondazione Astrojildo Pereira (FAP).

 

SPOT REA SULLO STATO SOCIALE

L’ATTENTATO A BOLSONARO? UN RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA

Posted by Alberto Aggio On settembre - 10 - 2018 Commenti disabilitati su L’ATTENTATO A BOLSONARO? UN RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA

Foto: a sinistra Alberto Aggio. A destra, Jair Bolsonaro

 

Nei giorni scorsi i principali giornali e telegiornali di tutto il mondo si sono aperti con l’attentato realizzato in Brasile al candidato alla presidenziali del prossimo 7 ottobre, Jair Bolsonaro (del partito social liberale) che, nelle settimane precedenti, ha infiammato buona parte dell’elettorato brasiliano con discorsi radicali.  Abbiamo quindi chiesto un parere sulle conseguenze di questo avvenimento ad Alberto Aggio, Professore di Storia Contemporanea nello Stato di San Paolo del Brasile e autore di diversi libri (alcuni anche su Gramsci), nonché uno dei più importanti collaboratori del prestigioso giornale ‘O Estado de Sao Paolo’. 

 

 

Giovedì 6 settembre il candidato dell’estrema destra alle elezioni presidenziali, Jair Bolsonaro ha subito un attentato nella città di Juiz de Fora (Stato di Minas Gerais) che ha avuto delle forti ripercussioni sia nel Paese che nel mondo. Per fortuna il candidato è fuori pericolo. La pugnalata su Bolsonaro avrà delle conseguenze dirette sul processo elettorale, anche se ancora non è possibile intravedere le ripercussioni in termini di proiezioni dei voti. L’attentato a Bolsonaro è stato un gesto stupido. È stata una pugnalata alla democrazia. La violenza politica alle elezioni presidenziali non è un fatto comune dopo il ritorno alla democrazia nel Paese avvenuta negli anni 1980. La democrazia richiede serenità e spirito di convivenza. Un atto come questo getta legna sul fuoco della violenza verbale e simbolica, che è una delle caratteristiche dei discorsi di Bolsonaro. Potrebbe essere un segnale negativo di ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni.

 

È vero che il Brasile sta vivendo una delle sue più grandi crisi a causa dei disastrosi risultati determinati dalla gestione dell’ex Presidente Dilma Rousseff (PT) e la paralisi dell’attuale Presidente Temer. Ma il clima politico che il Paese sta vivendo è di “terra bruciata” e di polarizzazione estrema. Ciò non aiuta a trovare un’uscita che unisca il Paese sulla base delle sue istituzioni democratiche.

 

Bolsonaro rappresenta un’uscita estrema da questa crisi attraverso un discorso carico di violenza. Per lui, il popolo “recupererà” il potere perso dopo il 1985, quando finì l’ultimo governo della dittatura. Difende apertamente questo periodo, inclusi i torturatori considerati eroi. Il simbolo della sua campagna è un fucile AR15, che fa paura. Il generale Mourão, il suo compagno di merende, ha dichiarato in un’intervista che “gli eroi uccidono”. Succede che gli eroi del momento non hanno usato le armi, ma il bisturi per salvare Bolsonaro. Il generale Mourão non riesce a capire che quegli eroi (in netta contrapposizione con quello che sostiene il giornalista Luiz Carlos Azedo del Correio Brasiliense), “salvano le vite”.

 

Il livello di polarizzazione nel Paese sfida la democrazia. Con Lula (PT) fuori dalla disputa per essere stato condannato e con una estrema destra violenta, si sta vivendo una situazione drammatica. Il Brasile deve trovare una via d’uscita al centro, un via democratica, che ottenga la fiducia della gente e che riguadagni una governance capace di far nuovamente crescere il Paese.

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Video REA in Brasile

 

 

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