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Saturday, September 22, 2018

MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

Posted by Rainero Schembri On giugno - 30 - 2018 Commenti disabilitati su MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

Foto: Nei riquadro: Rosalia Martinez e il Presidente Andres Manuel Lopez Obrador

 

Il Messico ha appena eletto un nuovo Presidente: Andres Manuel Lopez Obrador che sostituisce Enrique Pena Nieto. Ma chi è questo nuovo Presidente, pressoché sconosciuto in Italia e in Europa? Lo abbiamo chiesto a Rosalia Martinez, Presidente della Pyme (Associazione di piccole medie imprese messicane) e Responsabile del Centro Stampa Sociale, con sedi a Città del Messico e nel Chiapas, collegato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Ecco cosa ci ha riferito.

 

Il Presidente Obrador ha iniziato la sua carriera politica nel 1976 come membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nel sud-est del Messico, stato di Tabasco che successivamente gli ha voltato le spalle perché si è rifiutato di entrare nella sua cerchia di corruzione. Nel 1989 è entrato a far parte del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) che lo ha lanciato come candidato alla carica di Governatore nel 1994, trasformandolo in un leader nazionale oltre che sindaco della Capitale Città del Messico nel 2000.

 

In Europa alcuni lo descrivono come un populista. Cosa c’è di vero? 

Lo hanno sempre descritto come populista e nazionalista perché sorveglia sugli interessi della gente, in particolare su quelli meno avvantaggiati, oltre ad aver denunciato e combattuto la corruzione. Per gli eccellenti risultati raggiunti in favore delle persone della terza età, i disabili, le ragazze madri e i bambini poveri, Obrador negli ultimi anni è stato il politico più amato della popolazione ma anche il più odiato dall’aristocrazia politica, da molti definiti i mafiosi del potere. Nel luglio del 2006 si era presentato una prima volta come candidato alle elezioni. In quella circostanza non ha vinto per una manciata di voti. Nel 2012 si è ripresentato in coalizione con altri partiti e solo gravissimi imbrogli hanno impedito la sua vittoria.

 

Entrato in contrasto con alcuni dirigenti del partito, Obrador è uscito dal PRD per fondare il Movimento – Partito Morena (Rigenerazione Nazionale). Il suo prestigio è cresciuto velocemente tanto da portarlo alla recente vittoria con oltre il 53% dei voti: il secondo più votato è stato Ricardo Anaya con il 22,5%.  Da notare che il candidato del partito di governo PRI si è collocato al terzo posto con solo il 16% dei voti. Da registrare, poi, un fatto curioso: per la prima volta nella storia del Messico un candidato alla presidenza si è presentato in coalizione sia con un partito di sinistra (PRD) che con uno di destra (Movimento dei cittadini). Il trionfo di Lopez Obrador è stato travolgente alimentando grande speranze per i prossimi sei anni del suo mandato (2008 – 2014).

 

Possiamo approfondire l’aspetto della sua clamorosa uscita dal Partito e la conseguente creazione di un nuovo movimento politico.

 

Quando per lui si sono chiuse le porte del suo partito Obrador ha deciso di organizzare una nuova formazione politica. Per molti commentatori politici si trattava di un vero salto nel buio. Ma il Presidente è un uomo tenace che non prende neanche in considerazione la possibilità di fallire. In quel periodo la sinistra era divisa ma il popolo era con lui. Lui ha scommesso il tutto per tutto perché non aveva niente da perdere: e così con niente ha vinto tutto. López Obrador è un uomo di speranza e di fede ma soprattutto di visione. Non solo ha progettato il suo trionfo, ma ha visto, giudicato e dato vita a ciò che il PRI in 80 anni ha fatto finta di non vedere: la corruzione. E’ andato oltre.

 

Diciamoci francamente: negli ultimi dodici anni i due partiti PRI (Centro-destra-sinistra) e PAN (estrema destra) hanno fatto tutto il possibile e l’impossibile per sparire dalla scena politica. Per 12 anni hanno blindato la Presidenza, facendo in modo che pochi ancora credessero in un futuro. Oggi ha vinto la presidenza del Messico. Obrador ha fatto tutto da solo e contro tanti nemici. Lui non è un prodotto della  politica o delle cricche di amici, né in quella dei lussi o dei lignaggi. Non è il figlio di antiche e potenti famiglie del centro o del nord del Paese, ma di una umile famiglia di periferia, o meglio, della periferia della periferia. Si è fatto da solo velocemente. E dato che nessun altro candidato ha attraversato il paese da un capo all’altro con modestia e umiltà, per anni ha viaggiato in autobus per farsi conoscere nei villaggi più remoti con pochi sostenitori. Oggi riempie le più importanti piazze delle più grandi città, riscuotendo un tifo da stadio come se il Messico giocasse la finale della coppa del mondo.

 

Ora però si trova davanti alla sua sfida più grande: Governare. Sarà capace di sconfiggere i suoi tanti nemici? 

 

Penso proprio di sì. Del resto, come si dice in Italia, lui si è fatto le ossa nella battaglia politica, dove i limiti del possibile sono infranti, dove l’accettabile viene messo in discussione. La sua unicità è rilevante. Possiamo dire che all’orizzonte messicano sta emergendo una leadership radicalmente diversa, allo stesso tempo autentica e indomabile, profonda e sfrenata. Obrador sarà il primo leader sociale a occupare la presidenza del Messico. Parliamo di un uomo d’istinto, percettivo, audace, fantasioso, misteriosamente eloquente, che provoca un’enorme consenso da parte della popolazione e grandi timori da parte dei suoi avversari. Alcuni lo hanno definito il politico più strano ma anche più talentuoso nato in Messico nel secolo scorso.

 

Eppure, López Obrador ha denunciato soprattutto l’ovvio, quel cancro che pervade il Messico e che molti politici, dal PRI al PAN hanno fatto finta di non conoscere. La corruzione è presente in tutti gli uffici, in tutti i comuni e Stati del Paese. Solo Lopez Obrador ha avuto il coraggio di puntare contro l’oligarchia artefice di tante ingiustizia. Lui ha interpretato lo spirito anti-elitario dei cittadini del Messico e del mondo. La sua ascesa non è dovuta, comunque, solo alla sua capacità di rivolgersi alla sua gente, al suo carisma, alla sua strategia politica: il popolo ha voluto anche punire l’arroganza e gli abusi del PRI al potere. Obrador ha messo in luce: la sfacciata corruzione del partito che ha governato per quasi 80 anni; la mancanza di opportunità per milioni di persone; le atrocità che la corruzione ha causato ai cittadini; l’importanza delle piccole e medie imprese, della campagna, dell’industria, delle esportazioni, dell’ambiente e della competitività generale del paese. Un certo modo di gestire la politica ha determinato in passato uno stato sociale molto precario e sempre in vendita al miglior offerente nazionale o estero: parliamo della terra, dei mari, delle foreste, delle miniere, dello spazio aereo e di recente anche dell’acqua. Senza parlare, poi, dello sfruttamento della manodopera intensiva al costo orario di 2,90 euro per una giornata lavorativa di otto ore: una cosa che non accade nemmeno in Cina.

 

Probabilmente in futuro avrà ancora molti più nemici in patria e all’estero.

 

Può essere. Fino ad ora, comunque, più sono aumentati i nemici più lui si è rafforzato. Il suo pragmatismo gli impedisce di fare scelte pericolosamente radicali. Non a caso è stato eletto negli anni passati come secondo miglior sindaco del mondo, superando i sindaci di Parigi, New York e Berlino. Nel governare Città del Messico è stato efficace e disciplinato. Per anni è stato accusato di essere un grande pericolo per il Messico. Ma il vero pericolo per il Paese era continuare sulla scia del precedente governo che si è distinto per dodici anni di violenze, uccisioni e corruzione. Uno degli slogan di Obrador recita: “Né con Maduro né con Donald Trump. Saremo rispettosi dei governi esteri, ma chiediamo rispetto per il Messico e per i messicani che vivono negli Stati Uniti”.

 

PROGRAMMA SOCIALE

Riportiamo di seguito una sintesi del programma politico del nuovo Presidente

  • Equa distribuzione del bilancio nazionale per generare nuovi posti di lavoro, per riattivare l’economia e per garantire il benessere minimo alla maggioranza dei messicani, senza dover ricorrere ad altre fonti di finanziamento.
  • Monitorare che i poco più di 3,5 miliardi di pesos del bilancio pubblico siano gestiti con onestà e trasparenza
  • Governare per tutti, ascoltando tutti ma con una particolare attenzione ai poveri.
  • Cambiare radicalmente il modo di fare politica, riattivando le attività produttive e stimolando la creazione di lavoro e opportunità di studio per i giovani.
  • Incrementare le risorse alimentari per tutti gli anziani del paese, a partire dall’età di 68 anni, ma questa età verrà ridotta a 65 anni, nei casi in cui gli anziani vivano nelle zone rurali.
  • Concessione a tutti gli anziani di una pensione sociale (è stato il primo governatore a varare un programma pensionistico in Messico)
  • Sostenere la parità di genere e maggiori opportunità per le donne
  • Rispettare i diritti sessuali della persona
  • Sostenere l’agricoltura con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza alimentare e promuovere il consumo di ciò viene prodotto in Messico. Sostenere la piccole e medie imprese che complessivamente generano più del 90% dei posti di lavoro a livello nazionale.
  • Creare nuove opportunità occupazionali e professionali capaci di rafforzare la forza produttiva nei luoghi di origine, contrastando l’emigrazione negli Stati Uniti d’America e la fuga di cervelli all’estero, attraverso la creazione di nuovo opportunità in Messico.
  • Valutare attentamente tutti i decreti, autorizzazioni e offerte pubbliche fatte dal governo precedente. Verrà rimosso solo ciò che contrasta gli interessi nazionali
  • Concessione di borse di studio alle madri single, alle persone con disabilità e agli studenti che frequentano le scuole superiori.
  • Severa lotta alla corruzione, alle ingiustizie, all’oppressioni e ai privilegi
  • Maggiore impegno pubblico per la maggioranza della popolazione, soprattutto per i più poveri.
  • Seguire attentamente la grave e delicata questione dei 43 studenti scomparsi ad Ayotzinapa
  • Difesa della sovranità e degli interessi del Messico e dei messicani che vivono negli Stati Uniti.
  • Rispetto della Costituzione in materia di sovranità e non intervento negli affari interni di altri paesi.

 

 

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ALMA DADDARIO E IL SUO CORSO DI SCRITTURA DRAMMATURGICA

Posted by Punto Continenti On marzo - 19 - 2018 Commenti disabilitati su ALMA DADDARIO E IL SUO CORSO DI SCRITTURA DRAMMATURGICA

Foto: nel riquadro Alma Daddario

“Un racconto è una storia che viene narrata in tempi rapidi e precisi, caratterizzata da un linguaggio sintetico e diretto, basato più sulla sottrazione di dettagli che sulla loro diluizione. Il tutto condito da una buona dose di “suspense”, un’aspettativa che possa tenere alta l’attenzione del lettore. Il linguaggio teatrale rappresentato dalle tre S  (sintesi, simbolicità,  sonorità), ha molto in comune con la narrativa propria del racconto breve. Per questo un racconto ha tutte le caratteristiche per poter diventare una sceneggiatura, o meglio una perfetta partitura scenica”. In questi termini la giornalista e scrittrice Alma Daddario ha presentato il suo nuovo Corso di scrittura drammaturgica, promosso dall’Istituto Teatrale Europeo fondato nel 1973 e accreditato dal Ministero dell’Istruzione (d.m. 90 del 1/12/2003)

 

In questo campo la Daddario, che vive e lavora a Roma, è sicuramente un garanzia. Nella Capitale  svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche. E’ anche autrice teatrale: premiata per “Siamo tutti…libertini” con il premio “Stanze Segrete”, ha inoltre rappresentato “Albertine o della gelosia”, “L’anima e la voce”, “Le confessioni”, “Ritmo spezzato”, “Le attese: moods for love”, “Come nebbia sottile o lieve sogno”, “Matilde di Canossa: la legge, il cuore, la fede”, “L’anima e la voce”,  “Clitennestra”, “Pancrazio, la libertà di avere paura”.  Inoltre, ha pubblicato narrativa e saggi sulla scrittura creativa. Con la scrittrice Dacia Maraini ha collaborato, presso il Centro Internazionale Alberto Moravia, alla realizzazione di seminari di scrittura teatrale e creativa. Fa parte della giuria del premio teatrale: “Ombra della Sera” per il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra e del concorso internazionale di drammaturgia contemporanea: L’Artigogolo, organizzato dall’Editrice ChiPiùNeart. E’ membro del CENDIC: Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea.

 

Il corso della Daddario, realizzato con altri autori (verrà presentato il 28 marzo al Teatro Abarico di Roma), prevede otto incontri (un incontro a settimana della durata di due ore e trenta). Gli incontri consistono in una parte teorica e una pratica. Sono inoltre previsti momenti di confronto con attori professionisti e registi. Prevista una sessione successiva di perfezionamento, cui potranno accedere gli allievi che abbiano seguito la prima, con altri otto incontri al termine dei quali i testi migliori saranno pubblicati in antologia. Ma vediamo alcuni aspetti caratterizzanti il corso che si svolge a Roma presso il Teatro Abarico in Via dei Sabelli 116.

 

PROGRAMMA

  • Si prevedono otto incontri (un incontro a settimana della durata di due ore e trenta)
  • Gli incontri prevedono una parte teorica e una pratica. Sono inoltre previsti momenti di confronto con attori professionisti e registi.
  • Prevista una sessione successiva di perfezionamento, cui potranno accedere gli allievi che abbiano seguito la prima, con altri otto incontri al termine dei quali i testi migliori saranno pubblicati in antologia.
  • La tecnica dell’ascolto: memorizzare, prendere appunti, congelare
  • Narrativa da recitare e teatro da leggere: contaminazioni possibili
  • La grammatica della drammaturgia e le regole delle 3 S. La differenza nella punteggiatura
  • Scrivere per il corpo: l’adattamento di un testo letterario per il teatro. Affiancare gli attori
  • Dal monologo al dialogo
  • Linguaggio e ascolto: sintesi e sonorità. Esercitazioni pratiche.
  • Suspense e ritmo: creare le attese
  • L’importanza dell’incipit
  • Prendere appunti, memorizzare, congelare
  • Consigli bibliografici

 

LA PAROLA DELLA NARRATIVA DECLINATA A TEATRO

Franz Kafka, Julio Cortàzar, Dino Buzzati, Italo Calvino, Don De Lillo, Paul Auster, Katherine Mansfield, Joyce Carol Oates, Alice Munro, Flannery O’ Connor, Raymond Carver, Tennessee Williams e altri ancora: le storie brevi di questi autori, pur diversissime fra loro, contengono i germi di una potente teatralità. Il fantastico, il mistero, la frammentarietà, il gioco fra i piani di realtà e sogno, passato e immaginazione, la presenza-assenza di certi personaggi, l’approfondita indagine psicologica degli stessi e anche uno spiazzante senso dell’imprevisto, sono tutte caratteristiche che accomunano le opere narrative brevi.

 

Queste caratteristiche, quasi spontaneamente, chiamano queste opere a un approdo scenico. Si tratta di una teatralità obliqua, anomala, indiretta, inaspettata: una teatralità tutta contemporanea, modulata sulla simbolicità di un linguaggio che spesso lascia più spazio all’intuizione che all’azione, che ha a che fare più con Beckett che con Shakespeare. Alcuni racconti brevi e brevissimi di un autore come Dino Buzzati, per esempio, appaiono molto più contemporanei e più “teatrali” delle opere che lo stesso Buzzati ha scritto appositamente per le scene. Altro esempio eccellente è quello del drammaturgo Tennesee Williams che ha iniziato cimentandosi in brevi racconti, ritratto di un’America generosa e al contempo spietata, trasformando alcuni di questi in magnifici testi teatrali, come Ritratto di ragazza in vetro, divenuto per le scene: Lo zoo di vetro.

 

MODALITÀ DI ADESIONE

Il corso di Scrittura Drammaturgica prevede un contributo associativo di €. 200,00 –  Invitiamo coloro che fossero interessati a prenotare la propria partecipazione scrivendo a info@istitutoteatraleuropeo.it . Per ulteriori informazioni: 3485483107

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Video sullo Stato Sociale

 

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DINO SUPPA: RITROVIAMO L’ORGOGLIO DI ESSERE ITALIANI

Posted by Maurizio Miranda On febbraio - 25 - 2018 Commenti disabilitati su DINO SUPPA: RITROVIAMO L’ORGOGLIO DI ESSERE ITALIANI

 

Gli italiani che oggi vivono in Italia sono 60’589’445 . Oltre 60’000’000 di italiani e figli di italiani vivono in tutto il mondo.                         Dei oltre  60’000’000 residenti all’estero, solo 4’973942 sono registrati all’AIRE e di questi, 606’000 vivono in Svizzera.

I nostri politici non si chiedono, ignorano o fanno finta di non sapere perché la metà dei propri concittadini vive all’estero e                    solo il 15% è ancora cittadino italiano al 100% ?

L’emigrazione è sorta quando l’essere umano ha cominciato a socializzare.  Spostandosi, ha cercato e si è stabilito in luoghi più idonei alle proprie esigenze. In quei nuovi luoghi ha disboscato, bonificato, costruito e realizzato quanto desiderava. In altri casi ha combattuto per conquistarsi luoghi e borghi già esistenti fondendosi con i loro abitanti. In altri casi ha chiesto e ottenuto ospitalità in cambio di servizi e lavoro.

Quali sono le cause principali della migrazione? È difficile isolare il fattore singolo più importante che porta alla decisione di spostarsi; generalmente, la responsabilità andava attribuita ad una combinazione di circostanze.  Qualsiasi decisione di migrare o di spostarsi,  deriva da una particolare serie di circostanze, ed è spesso difficile individuarle.                                                                                                                                                                                                                                                            Probabilmente il motivo principale è economico e finanziario: la percezione dell’opportunità di migliorare le proprie condizioni materiali guadagnando di più. Nelle grandi migrazioni storiche dei secoli passati, la prospettiva di una vita migliore portò decine di milioni di persone dalla loro patria al Nuovo Mondo e alle nuove terre dell’emisfero meridionale.                                                                                 Anche le condizioni politiche hanno generato migrazioni su larga scala. Espulsioni e fughe hanno contribuito a tali spostamenti.              Le guerre civili e i conflitti armati internazionali generano correnti migratorie, sebbene la fine delle ostilità tenda ad essere seguita da un rientro della maggioranza dei migranti.

Questa era la linea generale che spingeva all’emigrazione popolazioni in difficoltà, accettandone le condizioni, le usanze, rispettandone le leggi e accettando di buon grado e tanta riconoscenza la possibilità di una vita migliore in luoghi diversi dal Paese natio.

Tutti i Paesi che hanno saputo e sanno gestire l’emigrazione si sono arricchiti con l’incremento di queste nuove forze e capacità.

Oggi in Italia non è sempre e tutto così. Lo Stato italiano, accetta l’invasione di tanti stranieri che non apprezzano nemmeno quello che gli viene messo a disposizione, e nega ai propri cittadini esigenti, gli stessi trattamenti e condizioni di vita.                                                                                          Perché non utilizza queste nuove energie per colmare le lacune lavorative ed economiche come fanno gli altri Stati civili ? e maschera sotto falsa solidarietà, la propria incompetenza, la pessima e sconsiderata gestione dello Stato ?

Anche i nostri connazionali sono in gran parte emigrati per cercare altrove quanto non trovavano in casa propria.

I governanti italiani, non si sono limitati solo a promuovere l’allontanamento dei propri cittadini dall’Italia, ma addirittura li hanno usati come scambi commerciali con altri Paesi. Il Belgio ha dato all’Italia “carbone” in cambio di immigrati italiani da utilizzare nelle miniere per l’estrazione del carbone.

I Paesi che hanno saputo e sanno gestire l’emigrazione, si sono arricchiti con questa aggiunta di risorse umani di diverse categorie e con diverse capacità. Hanno accettato gli emigranti in cambio di prestazioni di lavoro e con l’obbligo di rispettare le leggi, usi e costumi del loro Paese. A queste persone, dopo anni di assimilazione della cultura, conoscenza della lingua e delle leggi è stata offerta la possibilità di comperare la cittadinanza del Paese ospitante.

Ad ogni tornata elettorale si evidenzia l’arroganza e la presunzione di molti politici che, col mandato ricevuto, non solo non hanno realizzato quanto vantavano di realizzare, predicandolo nella campagna elettorale, ma hanno anche contribuito a umiliare, massacrare e dissanguare i cittadini che li hanno eletti.                                                                                                                                                                     Ora, puntando sulla demenza e ignoranza politica dei loro elettori, si ripresentano rifacendo promesse astronomiche e utopiche che loro stessi sanno di non poter mai realizzare.

Si ripresentano anche alcuni politici che, anche se armati di buona volontà e grandi progetti, non sono riusciti a realizzare quanto volevano perché condizionati dai loro dirigenti dei partiti, che impongono cosa e quando farlo.

Si sono candidati anche gruppi di giovani con idee e progetti moderni e attraenti che: promettono di cambiare il Sistema, eliminare la Casta e ridare all’Italia il rispetto che merita.

Per realizzare questo miracolo politico bisognerebbe innanzitutto cambiare la mentalità di tantissimi italiani che, per servilismo e ottusità continuano a dare il loro consenso elettorale a personaggi che li hanno già sfruttati, umiliati, presi in giro.

Sarebbe un sogno meraviglioso avere un governo giovane, moderno, funzionante e sburocratizzato.

E’ risaputo che la Costituzione italiana è una delle migliori al mondo.

Sono convinto che per far funzionare il Paese,

basterebbe:

 

Far rispettare l’attuale Costituzione senza continuare a fare modifiche insensate.

Rendere lo Stato più presente nel Paese con le forze dell’ordine, oggi destinate in gran parte a fare la scorta o ad accompagnare “Onorevoli”  a fare la spesa, o a portare il cane al parco.

Eliminare e non far eleggere politici indagati o addirittura già condannati.

Limitare l’eleggibilità dei politici al massimo di due legislazioni.

Eliminare i vitalizi ai politici non più eletti.

Eliminare i tanti e inutili ministeri.

Dare la scorta e l’auto blu, solo alle alte cariche dello Stato.

Creare un ministero per l’emigrazione, guidato e gestito da ex emigranti.

Aumentare considerevolmente il dazio sui prodotti importati dall’estero, che esistono e vengono prodotti in Italia.

Limitare o ridurre gli interventi dei nostri militari all’estero e reintrodurre il servizio militare obbligatorio.

Dato che: Lo Stato Italiano non ha potere giuridico e amministrativo sui dipendenti del Vaticano e del Clero che operano nel Vaticano e in tutto il nostro Paese, necessita:

Limitare le costanti interferenze, invasione e imposizioni della Chiesa nelle attività dello Stato e nella vita comune dei cittadini italiani

Ritrattare e ridimenzionare i “Patti Lateranenzi” vera sottomissione e servilismo dello Stato Italiano al Vaticano.

Far pagare le tasse al Vaticano per tutti i beni immobili che possiede sul territorio italiano.

Far pagare TUTTI i servizi che lo Stato Italiano fornisce al Vaticano.

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