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Tuesday, May 22, 2018

IL TEATRO DI ALMA DADDARIO VISTO DA GIOVANNI ANTONUCCI

Posted by Giovanni Antonucci On febbraio - 15 - 2018

 

Riportiamo di seguito la critica scritta da Giovanni Antonucci (storico del teatro, critico e drammaturgo) sul teatro della scrittrice e giornalista  Alma Daddario. Le sue opere (Pan-crazio, Clitennestra, Ero e Leandro e Matilde di Canossa) si trovano nel libro ‘Oltre la quarta parete’, edito da ChiPiuNeArt.  Nei riquadri la copertina del libro, Alma Daddario e Giovanni Antonucci. 

 

Il teatro di Alma Daddario ha un gran merito, quello di confrontarsi con il mito in un panorama drammaturgico come quello italiano dominato da testi cronachistici e che quindi volano basso. Quel mito che è all’origine stessa del teatro. Sulla scena teatrale, come scrive l’autrice nella raccolta di quatto testi, Oltre la quarta parete, editi da ChiPiuNeArt , però “ l’invisibile diventa visibile”. Il mito permea la nostra esistenza.

 

Pan-crazio è il mito di Pan calato nella realtà di oggi. Pan-crazio è un musicista che non ha mai accettato l’abbandono della madre e che ha sofferto un rapporto conflittuale con il padre. Tutto ciò ne ha fatto un uomo introverso, penalizzato per giunta da un fisico sgradevole, incapace di trovare un rapporto adeguato con le donne. Eppure egli sostiene che “l ‘unica esperienza di calore, di energia, è attraverso il corpo di una donna. I fantasmi, i ricordi, l’angoscia, la solitudine, si disintegrano nel corpo di una donna”. Eco, la bellissima cantante che frequenta i suoi concerti, è stata la sua musa, ma egli ha rifiutato il figlio che avevano concepito. Pan-crazio ha la libertà d’ avere paura.In questo testo la Daddario rivela una scrittura drammaturgica matura che non teme l’afflato e la vibrazione poetica. Scrittura che si ritrova, d’altra parte, in tutti gli altri tre testi.

 

Clitennestra è un’immersione nel mondo di Clitennestra , Cassandra, Elettra, Agamennone e Oreste , i protagonisti dell’ Orestiade di Eschilo, con un taglio drammaturgico e poetico di rilievo e con il recupero coraggioso e controcorrente, nella drammaturgia dei giorni nostri, del Coro. Il senso del dramma è nella battuta finale di Clitennestra: “ Donne di secoli mi abitano: danzano e cantano, libere ormai, donne ardenti, desiderate, ripudiate, appassionate, amate o temute, mortali ma immortali grazie al ricordo”.

 

Ero e Leandro è una trasposizione in chiave moderna del noto mito dei due amanti. Ero è una bellissima danzatrice classica, vittima dei genitori che ne vogliono fare una étoile. Leandro è il musicista di cui si innamora e con il quale passa di nascosto indimenticabili ore d’amore. Ma la morte di Leandro in un incidente con la moto è la fine di Ero: “ Voglio raggiungerti. Perchè aspettare se non posso più guardarti, respirare, dormire, correre con te?” . La pièce ricca di sfumature è accompagnata da una colonna musicale raffinata, che passa da Bernstein a Telemann, da Boccherini a Debussy, da Ravel a Satie.

  

Matilde di Canossa è apparentemente un dramma storico su quella straordinaria figura di donna che appoggiò il Papa Gregorio VII nel conflitto contro l’Imperatore Enrico IV, lasciando alla chiesa, dopo la morte, i suoi domini in Toscana. Matilde, nella creazione di Alma Daddario, è però assai di più di un personaggio storico, diventa un mito anche lei. Il mito di una donna di qualità umane, prima che politiche, fuori del comune, che ha la consapevolezza dei limiti e dei rischi del potere. Non a caso dice alla fine della sua vita: “ La solitudine mi dà un distacco grazie al quale ho capito, che tutto il resto è nulla” per concludere con la domanda: “ E’ libero colui che deve per forza piacere al mondo?”. Una domanda che non è solo di Matilde di Canossa, ma di tutti noi che viviamo per piacere al mondo, dimenticando spesso noi stessi, la nostra vera natura di esseri umani.

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Nota: Vedere il video ‘Lo Stato Sociale per Giovanni Antonucci’

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