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Monday, November 19, 2018

MESSICO: LA GRANDE RIVOLUZIONE PACIFICA DI OBRADOR

Posted by Rainero Schembri On giugno - 30 - 2018

Foto: Nei riquadro: Rosalia Martinez e il Presidente Andres Manuel Lopez Obrador

 

Il Messico ha appena eletto un nuovo Presidente: Andres Manuel Lopez Obrador che sostituisce Enrique Pena Nieto. Ma chi è questo nuovo Presidente, pressoché sconosciuto in Italia e in Europa? Lo abbiamo chiesto a Rosalia Martinez, Presidente della Pyme (Associazione di piccole medie imprese messicane) e Responsabile del Centro Stampa Sociale, con sedi a Città del Messico e nel Chiapas, collegato dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate). Ecco cosa ci ha riferito.

 

Il Presidente Obrador ha iniziato la sua carriera politica nel 1976 come membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nel sud-est del Messico, stato di Tabasco che successivamente gli ha voltato le spalle perché si è rifiutato di entrare nella sua cerchia di corruzione. Nel 1989 è entrato a far parte del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) che lo ha lanciato come candidato alla carica di Governatore nel 1994, trasformandolo in un leader nazionale oltre che sindaco della Capitale Città del Messico nel 2000.

 

In Europa alcuni lo descrivono come un populista. Cosa c’è di vero? 

Lo hanno sempre descritto come populista e nazionalista perché sorveglia sugli interessi della gente, in particolare su quelli meno avvantaggiati, oltre ad aver denunciato e combattuto la corruzione. Per gli eccellenti risultati raggiunti in favore delle persone della terza età, i disabili, le ragazze madri e i bambini poveri, Obrador negli ultimi anni è stato il politico più amato della popolazione ma anche il più odiato dall’aristocrazia politica, da molti definiti i mafiosi del potere. Nel luglio del 2006 si era presentato una prima volta come candidato alle elezioni. In quella circostanza non ha vinto per una manciata di voti. Nel 2012 si è ripresentato in coalizione con altri partiti e solo gravissimi imbrogli hanno impedito la sua vittoria.

 

Entrato in contrasto con alcuni dirigenti del partito, Obrador è uscito dal PRD per fondare il Movimento – Partito Morena (Rigenerazione Nazionale). Il suo prestigio è cresciuto velocemente tanto da portarlo alla recente vittoria con oltre il 53% dei voti: il secondo più votato è stato Ricardo Anaya con il 22,5%.  Da notare che il candidato del partito di governo PRI si è collocato al terzo posto con solo il 16% dei voti. Da registrare, poi, un fatto curioso: per la prima volta nella storia del Messico un candidato alla presidenza si è presentato in coalizione sia con un partito di sinistra (PRD) che con uno di destra (Movimento dei cittadini). Il trionfo di Lopez Obrador è stato travolgente alimentando grande speranze per i prossimi sei anni del suo mandato (2008 – 2014).

 

Possiamo approfondire l’aspetto della sua clamorosa uscita dal Partito e la conseguente creazione di un nuovo movimento politico.

 

Quando per lui si sono chiuse le porte del suo partito Obrador ha deciso di organizzare una nuova formazione politica. Per molti commentatori politici si trattava di un vero salto nel buio. Ma il Presidente è un uomo tenace che non prende neanche in considerazione la possibilità di fallire. In quel periodo la sinistra era divisa ma il popolo era con lui. Lui ha scommesso il tutto per tutto perché non aveva niente da perdere: e così con niente ha vinto tutto. López Obrador è un uomo di speranza e di fede ma soprattutto di visione. Non solo ha progettato il suo trionfo, ma ha visto, giudicato e dato vita a ciò che il PRI in 80 anni ha fatto finta di non vedere: la corruzione. E’ andato oltre.

 

Diciamoci francamente: negli ultimi dodici anni i due partiti PRI (Centro-destra-sinistra) e PAN (estrema destra) hanno fatto tutto il possibile e l’impossibile per sparire dalla scena politica. Per 12 anni hanno blindato la Presidenza, facendo in modo che pochi ancora credessero in un futuro. Oggi ha vinto la presidenza del Messico. Obrador ha fatto tutto da solo e contro tanti nemici. Lui non è un prodotto della  politica o delle cricche di amici, né in quella dei lussi o dei lignaggi. Non è il figlio di antiche e potenti famiglie del centro o del nord del Paese, ma di una umile famiglia di periferia, o meglio, della periferia della periferia. Si è fatto da solo velocemente. E dato che nessun altro candidato ha attraversato il paese da un capo all’altro con modestia e umiltà, per anni ha viaggiato in autobus per farsi conoscere nei villaggi più remoti con pochi sostenitori. Oggi riempie le più importanti piazze delle più grandi città, riscuotendo un tifo da stadio come se il Messico giocasse la finale della coppa del mondo.

 

Ora però si trova davanti alla sua sfida più grande: Governare. Sarà capace di sconfiggere i suoi tanti nemici? 

 

Penso proprio di sì. Del resto, come si dice in Italia, lui si è fatto le ossa nella battaglia politica, dove i limiti del possibile sono infranti, dove l’accettabile viene messo in discussione. La sua unicità è rilevante. Possiamo dire che all’orizzonte messicano sta emergendo una leadership radicalmente diversa, allo stesso tempo autentica e indomabile, profonda e sfrenata. Obrador sarà il primo leader sociale a occupare la presidenza del Messico. Parliamo di un uomo d’istinto, percettivo, audace, fantasioso, misteriosamente eloquente, che provoca un’enorme consenso da parte della popolazione e grandi timori da parte dei suoi avversari. Alcuni lo hanno definito il politico più strano ma anche più talentuoso nato in Messico nel secolo scorso.

 

Eppure, López Obrador ha denunciato soprattutto l’ovvio, quel cancro che pervade il Messico e che molti politici, dal PRI al PAN hanno fatto finta di non conoscere. La corruzione è presente in tutti gli uffici, in tutti i comuni e Stati del Paese. Solo Lopez Obrador ha avuto il coraggio di puntare contro l’oligarchia artefice di tante ingiustizia. Lui ha interpretato lo spirito anti-elitario dei cittadini del Messico e del mondo. La sua ascesa non è dovuta, comunque, solo alla sua capacità di rivolgersi alla sua gente, al suo carisma, alla sua strategia politica: il popolo ha voluto anche punire l’arroganza e gli abusi del PRI al potere. Obrador ha messo in luce: la sfacciata corruzione del partito che ha governato per quasi 80 anni; la mancanza di opportunità per milioni di persone; le atrocità che la corruzione ha causato ai cittadini; l’importanza delle piccole e medie imprese, della campagna, dell’industria, delle esportazioni, dell’ambiente e della competitività generale del paese. Un certo modo di gestire la politica ha determinato in passato uno stato sociale molto precario e sempre in vendita al miglior offerente nazionale o estero: parliamo della terra, dei mari, delle foreste, delle miniere, dello spazio aereo e di recente anche dell’acqua. Senza parlare, poi, dello sfruttamento della manodopera intensiva al costo orario di 2,90 euro per una giornata lavorativa di otto ore: una cosa che non accade nemmeno in Cina.

 

Probabilmente in futuro avrà ancora molti più nemici in patria e all’estero.

 

Può essere. Fino ad ora, comunque, più sono aumentati i nemici più lui si è rafforzato. Il suo pragmatismo gli impedisce di fare scelte pericolosamente radicali. Non a caso è stato eletto negli anni passati come secondo miglior sindaco del mondo, superando i sindaci di Parigi, New York e Berlino. Nel governare Città del Messico è stato efficace e disciplinato. Per anni è stato accusato di essere un grande pericolo per il Messico. Ma il vero pericolo per il Paese era continuare sulla scia del precedente governo che si è distinto per dodici anni di violenze, uccisioni e corruzione. Uno degli slogan di Obrador recita: “Né con Maduro né con Donald Trump. Saremo rispettosi dei governi esteri, ma chiediamo rispetto per il Messico e per i messicani che vivono negli Stati Uniti”.

 

PROGRAMMA SOCIALE

Riportiamo di seguito una sintesi del programma politico del nuovo Presidente

  • Equa distribuzione del bilancio nazionale per generare nuovi posti di lavoro, per riattivare l’economia e per garantire il benessere minimo alla maggioranza dei messicani, senza dover ricorrere ad altre fonti di finanziamento.
  • Monitorare che i poco più di 3,5 miliardi di pesos del bilancio pubblico siano gestiti con onestà e trasparenza
  • Governare per tutti, ascoltando tutti ma con una particolare attenzione ai poveri.
  • Cambiare radicalmente il modo di fare politica, riattivando le attività produttive e stimolando la creazione di lavoro e opportunità di studio per i giovani.
  • Incrementare le risorse alimentari per tutti gli anziani del paese, a partire dall’età di 68 anni, ma questa età verrà ridotta a 65 anni, nei casi in cui gli anziani vivano nelle zone rurali.
  • Concessione a tutti gli anziani di una pensione sociale (è stato il primo governatore a varare un programma pensionistico in Messico)
  • Sostenere la parità di genere e maggiori opportunità per le donne
  • Rispettare i diritti sessuali della persona
  • Sostenere l’agricoltura con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza alimentare e promuovere il consumo di ciò viene prodotto in Messico. Sostenere la piccole e medie imprese che complessivamente generano più del 90% dei posti di lavoro a livello nazionale.
  • Creare nuove opportunità occupazionali e professionali capaci di rafforzare la forza produttiva nei luoghi di origine, contrastando l’emigrazione negli Stati Uniti d’America e la fuga di cervelli all’estero, attraverso la creazione di nuovo opportunità in Messico.
  • Valutare attentamente tutti i decreti, autorizzazioni e offerte pubbliche fatte dal governo precedente. Verrà rimosso solo ciò che contrasta gli interessi nazionali
  • Concessione di borse di studio alle madri single, alle persone con disabilità e agli studenti che frequentano le scuole superiori.
  • Severa lotta alla corruzione, alle ingiustizie, all’oppressioni e ai privilegi
  • Maggiore impegno pubblico per la maggioranza della popolazione, soprattutto per i più poveri.
  • Seguire attentamente la grave e delicata questione dei 43 studenti scomparsi ad Ayotzinapa
  • Difesa della sovranità e degli interessi del Messico e dei messicani che vivono negli Stati Uniti.
  • Rispetto della Costituzione in materia di sovranità e non intervento negli affari interni di altri paesi.

 

 

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