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Monday, October 26, 2020

ANTONIO MARTINO: LA TRAGICOMMEDIA ARGENTINA

Posted by Antonio A. Martino On maggio - 3 - 2020

Foto: il prof. argentino Antonio A. Martino

 

Nell’ambito della Rete Internazionale per uno Stato Sociale più forte in tutto il mondo, l’Università Internazionale per la Pace di Roma e la REA (Radiotelevisioni Europee Associate) hanno avviato una serie di collaborazioni e scambi di informazioni nell’ambito del mondo accademico e degli organi di stampa (radio, tv, giornali, siti web, ecc.). Questa volta ospitiamo un interessantissimo contributo del professore argentino Antonio A. Martino, membro dell’Accademia di Giurisprudenza di Cordoba e professore emerito delle Università di Pisa in Italia  e dell’Università del Salvador di Buenos Aires in Argentina. Il professore fa una disamina impietosa della tragica quanto assurda situazione vissuta dal suo Paese, dove ci sono tanti poveri con fame nonostante l’Argentina sia uno dei maggiori produttori di generi alimentari del mondo.

Enea FranzaDirettore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università per la Pace di Roma

 

L’alimentazione dei poveri in Argentina ha del tragico, dell’incredibile e del buffo, peché in un territorio di 2.840.000 km 2 (quasi dieci volte l’Italia) vivono 44.600.000  persone, le quali sono concentrate (l’82%) soprattutto in 3 città: Buenos Aires, Rosario e Cordoba. Eppure di questi quarantaquattro milioni, sedici sono poveri, vale a dire il 35, 5  o il 40 % a seconda delle stime  fatte. Tutto diventa ancora più incomprensibile se si tiene presente che buona parte di questi poveri è composta da bambini al di sotto dei dieci anni.  Si potrebbe, quindi, ipotizzare che i piu poveri fanno più figli: un’ipotesi probabilmente favorita dal fatto che le bidonville sono le principali responsabili di questa pazzia.

 

Questi dati sono, inoltre, ingiustificati se consideriamo che stiamo parlando di una terra estremamente fertile, ricca di fiumi e climi variegati lungo i suoi 5.600 km di costa. Il discorso diventa ancora più assurdo se consideriamo che il Paese produce cibo per 440 milioni di persone nel mondo, vale a dire 10 volte gli abitanti dell’Argentina. Infatti, parliamo dello Stato che è il terzo produttore di miele, limoni, soja e aglio, il quarto di pere, granoturco e carne (famosa), il quinto di mele, il settimo di grano ed oli, nonché uno dei maggiori produttori di vini.  Basti ricordare che nel 2019 il premio al miglior vino al mondo lo ha vinto la cantina Zuccardi  di Mendoza.

 

Ma, allora, come mai avviene questo mistero buffo e drammatico?  La spiegazione è molto complessa ed è maturata nel corso del tempo.    Per dirla in parole semplici, il paese aveva un’economia fiorente nel 1930,  quando il peso argentino valeva più del dollaro. In quell’anno si è rotta la continuità costituzionale in vigore dal 1853. Con un vasto consenso popolare nel 1905  è stato eletto il primo deputato socialista: Alfredo Palacios. Nel 1914  è stato introdotto il voto segreto e obbligatorio per tutti i maschi maggiorenni.  Nel 1945 ha assunto il potere Juan Peron, un militare populista, ammiratore del fascismo italiano e che ha creato una sorta di ideologia vaga, accettabile sia dalla destra sia dalla sinistra, e dove l’unica cosa chiara era la massima di origine Schmittiana: “agli amici tutto, ai nemici nemmeno la giustizia” (un modo di pensare ancora oggi in vigore). Nelle ultime elezioni i peronisti hanno avuto il 48,9 % dei voti, contro il 40 %  di coloro che vorrebbero un Paese non populista.

 

Il peronismo ha rotto con il modo di pensare degli immigranti europei, tutto improntato sul lavoro e sulla possibilità di progredire  mediante la fatica. Al suo posto è subentrato una sorte di furbizia caratterizzata dalla ricerca di lavorare poco o niente e di aspettare gli aiuti governativi. Non a caso ci sono diciotto milioni di persone che vivono grazie agli aiuti statali senza lavorare: parliamo del  43 % della popolazione.  Tutto ciò comporta per chi lavora di dover pagare tasse paragonabili a quelle pagate in Paesi come la Svezia, la Danimarca o la Finlandia, senza però avere in cambio la qualità dei servizi offerti in questi paesi.  La sanità argentina, ad esempio, è a pezzi come è apparso evidente nel corso della prima fase del coronavirus.  A fine di maggio, quando la pandemia raggiungerà il picco, c’è da immaginare che quasi tutti gli ospedali (spesso inaugurati più volte per motivi propagandistici) si troveranno senza mezzi e senza letti.

 

I sindacati, poi, li possiamo ormai considerare delle mafie sostenute da oltre trent’anni dal Governo: attraverso una serie ingiustificata di pressioni riescono a far lievitare anche del 22% il costo di ogni lavoro. Dal canto loro, gli imprenditori (salvo alcune eccezioni) non producono per competere sui mercati mondiali ma per trovare contributi per la loro pessima produzione. Non a caso tutte le imprese statali registrano pesanti deficit e ci sono Regioni (Provincias) ormai diventate veri feudi familiari, come San Luis, Santiago del Estero, Chaco, Formosa, Tucuman e Santa Cruz. A tutto ciò possiamo aggiungere la diffusa piaga del lavoro nero.

 

Dal 2005 il Paese cresce poco a causa anche del pesante ladrocinio perpetuato da politici ed imprenditori: un fenomeno che farebbe impallidire “mani pulite”.   Ci sono stati ben quattro default in 20 anni. Ora, ancora una volta, il nuovo governo sostiene di non essere in grado di restituire il pesante debito accumulato. La sua proposta? Cominciare a pagare solo nel 2023, anno elettorale, togliendo ai creditori il 62 % del capitale.  Se venisse accettata questa proposta la potremmo di diritto inserire tra i miracoli del coronavirus.

 

Purtroppo c’è un divario enorme tra la parte ricca del Paese, che cerca di mantenersi nel ceto medio, e la massa dei poveri e poverissimi.  Ciò si reflette ovviamente anche sulla salute.  Secondo il Center for Child Nutrition Studies, consulente dell’OMS, le maggiori vittime di questa situazione sono i minori di cinque anni.  Non a caso in questi giorni è circolata la notizia che sono morti tantissimi bambini indigeni nella Provincia di Salta. Secondo la FAO,  in Argentina ci sono almeno 2 milioni di denutriti e ben 6 milioni non possono beneficiare di una dieta minima. Va detto, inoltre, che in tutto il Paese troviamo un numero altissimo di mense collettive organizzate da volontari mentre sono poche quelle pubbliche.

 

L’alimentazione di molti argentini è composta da pochi cereali e tuberi,  carne, latte e uova (ai limiti della sufficienza), mentre viene consumata molta frutta e verdura. Lo Stato è praticamente assente. In compenso, imperversa una feroce propaganda da parte delle multi nazionali che offrono cibi precotti o pieni di grassi e addirittura uno yogurt capace di far crescere in altezza i bambini della Regione del Jujuy, storicamente di statura bassa. In questo contesto troviamo poi gruppi di persone che auspicano un Reddito minimo universale senza alcun obbligo per i beneficiari: insomma, il Paese di Bengodi, una vera truffa per un Paese ormai in corso di fallimento.

La romanza più nota dell’opera Evita  dice “non piangere per me Argentina”, ma in queste condizioni, come si fa a non piangere?

 

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Video fatto con il prof. Antonio Martino

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