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Thursday, October 1, 2020

ANTONIO MARTINO: LA LEGGE E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Posted by Antonio A. Martino On luglio - 1 - 2020

Foto: Antonio Martino.

 

Riceviamo da Buenos Aires e volentieri pubblichiamo l’interessante anche se impegnativo articolo del Professore Antonio Martino, giurista e politologo italo-argentino. Laureato presso la facoltà di Legge dell’Università di Buenos Aires nell’ambito della quale è diventato professore associato, Martino nel 1976, a causa del colpo di stato militare, si è trasferito in Italia assumendo l’incarico di professore associato presso l’Università di Scienze Politiche a Pisa. Martino viene considerato un esperto di livello internazionale per quanto riguarda l’influenza dell’intelligenza artificiale sulla giustizia.  Oltre a questa complessa materia Martino segue molto anche l’attività della grande Comunità italiana in Argentina. A questo proposito suggeriamo di vedere in coda a questo articolo il video fatto dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) con il prof. Martino e intitolato l’Altra Italia in Argentina.  

 

Quando ho iniziato a occuparmi di Intelligenza artificiale e di Diritto ho aggiunto, nella versione classica del diritto informatico una sessione che all’epoca chiamai “decisione legale”: in verità non era un titolo originale, dato che prima di me lo avevano adoperato anche altri. In una conferenza in Francia, poi, mi era stato chiesto di riformulare l’argomento e a quel punto l’ho chiamato “supporto decisionale”.  Penso che sia stata una scelta molto tempestiva, perché mentre il primo titolo aveva spaventato alcuni giudici e avvocati, il secondo ha subito trovato molti sostenitori. Nella sostanza ritengo che non si debba temere il fatto che un automa possa aiutare un giudice, il quale, anzi, potrebbe guadagnare in termini di precisione e affidabilità. Su questa linea si sono mosse anche le case automobilistiche autonome: l’acquirente deve, infatti, firmare un accordo con il quale s’impegna ad avere sempre al volante un autista umano che, in caso d’incidenti, prende l’ultima decisione. Tutto ciò può apparire ragionevole ma anche è anche fuorviante.  Comunque, andiamo per ordine.

 

Per una valutazione più corretta occorre prendere in considerazione due aspetti: il primo lo avevano già fatto i critici del mio sistema iniziale che avevo sviluppato nel 1987. E, cioè, che le macchine possono calcolare molto bene, quindi sono razionali,  ma non riescono a ponderare tra i valori in gioco, quindi non sono ragionevoli.   Il secondo riguarda la paura, elemento connaturale all’uomo. Bisogna, cioè, capire se ci blocchiamo o se riusciamo ad andare avanti, anche con paura. Il timore che le macchine possano sostituire integralmente l’uomo mi sembra francamente un po’ esagerato anche se suggerito da una mente colta ma non adeguatamente informata sull’Intelligenza Artificiale. [1]. Cerchiamo ora di approfondire la questione.

 

L’incidente automobilistico negli USA. Il 7 maggio 2016, negli Stati Uniti e su una strada dello Stato della Florida, si è verificato un incidente che ha portato alla morte di un automobilista quarantenne. A parte la delusione sempre legata alla morte di un essere umano, la notizia in sé non è grande rilevanza dato che i morti negli Stati Uniti a causa di incidenti stradali sono stati 35.200 nel 2015. Ma in questo caso si è trattato di qualcosa di speciale perché il conducente che guidava era un modello Tesla “S” con la “funzione autopilota” attivata. Questo primo incidente mortale ha rilanciato il dibattito sull’automazione e sul rapporto uomo-macchina e ha sollevato importanti questioni.

Progetto Scorpio.    I computer hanno già componenti di intelligenza artificiale progettate per simulare qualsiasi tipo di reazione razionale al cambiamento delle circostanze.  Microsoft, ad esempio, ha lanciato il “Project Scorpio”: si tratta di una console progettata per la realtà virtuale e per i giochi 4K, e che sono stati presentati in occasione della sua conferenza annuale sui videogiochi presso il Gale Center di Los Angeles.

Progetto BiroRobot. Riguarda un robot che riduce il consumo di energia. Quante volte accendiamo la luce? Un riscaldatore perde? Una finestra provoca una perdita di calore? BiroRobot vi avvisa. È un robot che mette in discussione le nostre abitudini e l’uso di energia, sia termica che elettrica, all’interno di una casa o di un’azienda. Dopo un periodo di osservazione di un mese BiroRobot è pronto a suggerire come ridurre i rifiuti in casa e come gestire meglio l’energia.

l’Umanoide R1. Parliamo di un robot che può essere un ottimo assistente in casa, un buon venditore o un assistente infermiere. Ultima creazione dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia, R1 è un umanoide personale progettato per entrare nelle nostre case. Top 1,25 m  ma può raggiungere 1,40m grazie al busto e alle braccia estensibili . Può essere diretto verso l’alto, verso il basso o lateralmente. La batteria permette un’autonomia di 3 ore, mentre la sua velocità massima, per motivi di sicurezza, è di 2 km/h. L’Intelligenza Artificiale di R1 si sviluppa direttamente sull’umanoide, a differenza di quanto accade nella maggior parte degli studi dedicati. Ciò significa che l’intelligenza del robot sviluppa in modo funzionale il corpo che lo ospita.

Ne ho visto un altro alla Scuola normale Sant’Anna di Pisa, nel laboratorio di biorobotica di Pontedera nel febbraio 2020.  Non si caratterizza tanto per l’aspetto esteriore, ma è un compagno perfetto per le persone anziane o con difficoltà visive o acustiche.  Il compagno deve potersi muovere da solo. Una cosa interessante: il robot è stato fatto da materiale riciclabile  (proveniente anche dall’agricoltura) invece che del classico metallo.  [2]

Il processo telematico. Nello Stato del Michigan, negli Stati Uniti, un avvocato potrebbe presto essere in grado di difendere un caso in tribunale dalla cucina di casa sua di New York, in pigiama, mentre fa colazione. Non ha bisogno di mettere piede in Michigan. Almeno, questo è il piano. Per invogliare le aziende tecnologiche ad aprire un negozio in Michigan, il governatore John Engler vuole istituire un “cyber tribunale” separato per i casi che coinvolgono aziende high-tech, dove in sostanza tutto può essere risolto tramite computer piuttosto che di persona in tribunale. Le relazioni possono essere presentate online, le prove possono essere videoregistrate, le argomentazioni orali possono essere ascoltate in teleconferenza e le conferenze possono essere tenute via e-mail.

Voi direte: ma in Italia, in Spagna e in molti paesi europei già esiste il processo telematico.  Il problema è che nei paesi a organizzazione federale come EEUU, Brasile e Argentina risulta piu difficile organizzare processi telematici nei Tribunali. [3]

L’interlacciamento. Gli scienziati sostengono di aver dimostrato che un effetto chiamato entanglement (intreccio) è presente in otto unità d’informazione quantistica. L’interlacciamento è un passo fondamentale per la costruzione di una piattaforma pratica. I computer quantistici usano il principio della sovrapposizione o dell’intreccio per ottenere di più da dwavesy. Un bit quantistico, qubit, ha maggiori possibilità di memorizzare informazioni perché, oltre ai due stati classici 1 e 0, si trova in una sovrapposizione di questi. In altre parole, può essere parzialmente in uno e l’altro allo stesso tempo. La gamma di possibilità varia continuamente da 0 a 1, con sovrapposizioni contenenti più o meno due stati classici.[4]

Fin ora i problemi delle macchine quantiche era la temperatura, molto alta, che non consentiva stati duraturi di frequenza.  Ora ci sono gia tre novità:  Amazon dice avere un computer quantico di 20 qubit  e Google un altro di 80 quibit,  ma quella più  sorprendente riguarda l’IBM  che dice avere una macchina quantica pronta per essere venduta: sarebbe un cubo di 2 metri che sotto il nome Q System One si differenzia dai classici computer in quanto utilizza un sistema di cubiti che memorizza le informazioni.

Ricerca. Non solo ci sono prodotti in funzione, ma la ricerca continua ai massimi livelli.  Tra le tante esperienze ce ne sono due: MIREL – MIning e REasoning with Legal texts, che è una ricerca dell’Unione Europea. Il progetto MIREL creerà una rete internazionale e intersettoriale per definire un quadro formale per la traduzione di questi testi legali in rappresentazioni formali che possono essere utilizzate per la consultazione standard, la verifica della conformità e il supporto decisionale. Lo sviluppo del framework e degli strumenti MIREL sarà guidato dalle esigenze di tre partner industriali e convalidato da casi di studio di settore.

MIREL promuove la mobilità e lo scambio di personale tra le PMI e il mondo accademico al fine di creare un ambiente intercontinentale. parliamo di un Consorzio interdisciplinare nelle aree del Diritto e dell’Intelligenza Artificiale, tra cui Natural Language Processing, Ontologie Informatiche, Argomentazione, Logica e Ragionamento. Il MIREL affronta sia le sfide concettuali, come il ruolo dell’interpretazione giuridica nell’estrazione mineraria e nel ragionamento, sia le sfide computazionali, come la gestione di grandi dati legali, e la complessità della conformità normativa. Esso colma il divario tra la comunità che lavora sulle ontologie legali e gli analisti della PNL e la comunità che lavora sui metodi di ragionamento e sulla logica formale. È anche il primo progetto di questo tipo a coinvolgere i partner del settore nello sviluppo futuro di prodotti e servizi innovativi nel ragionamento giuridico e nella diffusione sul mercato.[5]

Prometeo. È un programma creato da un team multidisciplinare della Procura della Città di Buenos Aires (CABA) per assistere il sistema giudiziario. Per raggiungere quest’ obiettivo, insieme ai specialisti in Intelligenza Artificiale che hanno sviluppato Prometea, è stato progettato un sistema in grado di prevedere la soluzione di semplici casi legali.  Il team che ha creato Prometea è guidato da due funzionari della giustizia di Buenos Aires: Juan Corvalán – vice procuratore generale per le questioni amministrative e fiscali presso la Procura della Repubblica – e Luis Cevasco – vice procuratore generale incaricato della procura generale. Il team è stato creato nell’ambito di una sezione della Facoltà di Giurisprudenza di Buenos Aires che si occupa di Intelligenza  Artificiale applicata al diritto IA Lab [6]

 

Inseguendo la logica deontica abbiamo trovato l’intelligenza artificiale

Quando abbiamo iniziato queste ricerche, più di quarant’anni fa, abbiamo avuto un grande vantaggio cognitivo: il nostro principale riferimento è stato Georg H. von Wright, discepolo di Wittgenstein e successore nella cattedra di filosofia all’Università di Cambridge di Layman Alen, professore di logica e filosofia all’Università di An Arbor. Inoltre c’erano, Miguel Sanchez Maza, professore di logica e filosofia all’Università di Deusto, nonché un gruppo operante nell’ambito della filosofia del diritto all’Università di Buenos Aires: Carlos E. Alchourron, Eugenio Bulygin, Roberto Vernengo e io. Eravamo tutti filosofi del diritto che sapevano di cosa si parlasse, scrivesse o producesse.

Tutto è iniziato con un articolo di Georg H. von WrightDeontic Logicnella della rivista in Mind, nel 1951.  All’Istituto di Filosofia del diritto della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Buenos Aires, il suo direttore, Ambrosio Lucas Gioja, promosse lo studio della filosofia analitica e portò a Buenos Aires diversi suoi rappresentanti: Peter Strawson, Alf Ross e Georg H. von Wright. Molti studi e visite produssero una nuova visione della logica verso il diritto.   Nel 1971 Carlos Alchourron ed Eugenio Bulygin pubblicarono i Sistemi Normativi  e provocarono una grande cambiamento negli studi di logica giuridica.  Poi nel 1977/78 abbiamo pubblicato con Carlos Alchourron Logica senza Verità. Ora, privata della sua dimensione semantica, la logica era sintattica, cioè un rapporto tra segni.  Era esattamente quello che facevano gli informatici, quindi era possibile lavorare insieme senza paura di distorcere ciò che veniva detto.

Nel 1980 ero già nel Consiglio Scientifico e poi mi è stata affidata la direzione dell’Istituto di Documentazione Legale, ora ITIIG, con sede a Firenze.  Sono stato direttore per circa undici anni, dal 1982 al 1993, e lì sono potuto entrare in contatto con i migliori informatici giuridici del momento: Layman Allen, Pier Catala, Stamper, Mc Carty, Sheridan, G Kalinowski, John Bing, D Bourcier, J L. Bilon, Michel Vivant e Michel, Bibant, L. Reisinger, A. Pezenick, AN Castañeda, Bernet, Victor Knapp Jersy Wrobleski. H. Fiedler, L. Aquist, A. Oskamp, C, De Bessonet. C.S. Saxon. Helen Bauer Bernet, Robert Vernengo, W.S. Svoboda, S. Nagel. R. v. de Mulder, J. Thorne, V. V. Vrecion, Miguel Sanchez Mazas, Piero Zarri, A. Gardner, Ricardo Guibourg, C.H. Shyu, C. MFu, C. H. Lee, G., R. Cross, W.B. Huan, D. van der Merwe, Richard E. Susskind etc.

Mi fa piacere, infine, ricordare 4 congressi su Logica, Informatica, Diritto che si sono svolti presso l’Istituto di Documentazione Giuridica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (oggi ITTIG) nel 1981, 1985, 1989 e 1993: cioè, uno ogni quattro anni, tutti pubblicati da Elsevier. [7]   Disponevamo di ampie risorse per fare del nostro meglio, sia dal CNR, che ha stanziato ingenti somme di denaro per rendere indimenticabili questi convegni, sia dai giudici della Corte di Cassazione con i quali abbiamo collaborato per il programma Italgiure. Ma il denaro è solo una parte del rendere indimenticabile un convegno. Ci vuole la pazienza e la determinazione di tutti i ricercatori, nonché dello staff dell’Istituto.

 

Note

[1] Se qualcuno pensa che mi riferisca a Youval Harari,  21 lezioni per il secolo xxi,  ha perfettamente ragione.  Però non mi riferisco solo a questo tipo di paura.

[2] ROBOT SOFFICI sono i robot di ultima generazione. Siamo andati alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa per intervistare due insegnanti che stanno conducendo il progetto: la prof.ssa Cecilia Laschi e la prof.ssa Barbara Mazzolai @ScuolaSantAnna @SoftRobotics_JN @softrobotics @afrisoli @IITalk . https://www.facebook.com/istitutobioroboticascuolasuperioresantanna/

[3] Il 20 maggio di quest’anno per prima volta una sessione della Corte Suprema americana è stata trasmessa via on line.

[4] Il qubit conduce una vita molto più complessa di quella classica. Questo definisce l’importanza dei sistemi quantistici per l’informatica. Possiamo immaginare qubit come vettore. La lunghezza di questo vettore è fissa, ma può puntare in qualsiasi direzione, a differenza del classico bit, che può solo puntare, diciamo, verso l’alto e verso il basso.

[5] E finanziato da un grosso Progetto europeo.

[6] https://ialab.com.ar/prometea/Prometea è un sistema di IA creato nell’ambito della Procura della Repubblica del CABA. Con competenze che vanno dall’automazione alla previsione, è stato originariamente costruito pensando all’ottimizzazione della giustizia, anche se ha dimostrato che potrebbe essere interessante per altri settori. Nasce così l’Esperienza Prometea, volta a snellire e ottimizzare i processi burocratici in ogni tipo di organizzazione. Utilizza tecniche di machine learning e clustering supervisionate, basate sull’etichettatura manuale e a macchina. Funziona come un sistema esperto per automatizzare la creazione di documenti, eseguire ricerche intelligenti e assistere nel controllo dei dati. Ha un’interfaccia intuitiva e amichevole che permette di “parlare” al sistema o di chattare.

[7] Costantino CiampiAntonio Anselmo Martino  Edited versions of selected papers from the International Conference on “Logic, Informatics, Law,”Florence, Italy, April 1981.

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Video. L’altra Italia in Argentina

 

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