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Friday, February 26, 2021

ENEA FRANZA: L’ACQUA QUOTATA IN BORSA? UN VERO PERICOLO

Posted by Enea Franza On febbraio - 22 - 2021

Nei riquadri Enea Franza e  Pedro Arrojo-Agudo

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo di Enea Franza, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Internazionale per la Pace istituita nel 198o dall’ONU. Enea è anche uno dei fondatori del Movimento Tutela Sociale, un Movimento d’opinione che si batte per migliorare le condizioni sociali e ambientali.

 

Lo scorso 11 dicembre il Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua Pedro Arrojo-Agudo ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, verrà scambiata nel mercato dei “futures” della Borsa di Wall Street. Secondo l’alto funzionario delle Nazioni Unite l’inizio della quotazione di tale bene essenziale per la vita segna un  prima ed un dopo che rimarca un passaggio epocale che apre alla speculazionedei grandi capitali ed alla emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese ed è una grave minaccia ai diritti umani fondamentali. Secondo l’ONU già oggi un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e dai tre ai quattro miliardi ne dispongono in quantità insufficiente. In buona sostanza, ben otto milioni di esseri umani all’anno muoiono per malattie legate alla carenza di questo bene così prezioso. Questa operazione, secondo il Relatore, meramente speculativa, renderà vana nei fatti, la fondamentale risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2010 sul diritto universale all’acqua.

 

In effetti, l’acqua scarseggia e le cause sono varie. Contribuisce alla crisi, oltre l’incontrollato incremento demografico, l’eccessivo sfruttamento di questa risorsa da parte del settore primario e dell’industria, rendendo l’acqua – sulla carta un bene largamente disponibile vista la sua diffusione sul pianeta – un bene prezioso perché sempre più raro. Essa, inoltre, è minacciata dal surriscaldamento globale e dai relativi cambiamenti climatici. Lo studio “Importance and vulnerability of the world’s water towers” pubblicato  un anno  fa ha, infatti, mostrato come montagne e ghiacciai di tutto il mondo non riescano più a stoccare ed immagazzinare l’acqua, e come questo porterà in pochi anni ad una vera e propria emergenza idrica planetaria: secondo l’ONU già oggi  un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muore ogni anno perché non può bere acqua pulita o usare un bagno adeguato a casa o a scuola.

 

Se oggi l’acqua può essere quotata in Borsa è perché già da tempo l’acqua è considerata come merce e, quindi come qualsiasi alto bene sottoposta ad una logica di profitto. Inoltre, la sua gestione è in molti paesi privatizzata. Il Nasdaq Veles California Water Index, per esempio, quotava l’acqua, l’8 dicembre scorso, a $ 486,53 per piede acro, una misura di volume comunemente usata negli Stati Uniti equivalente a 1.233 metri cubi. Gli esperti del Chicago Mercantile Exchange (in breve CME), mercato globale dei derivati, in realtà sostengono che la quotazione dell’acqua potrebbe consentire una migliore gestione del rischio futuro legato a questo bene e, quindi, assicurarne un ottimale utilizzo.A titolo di esempio, il CME Group riporta che il 40% dell’acqua attualmente consumata in California viene utilizzato per irrigare i suoi nove milioni di acri di colture, ma che l’Indice consentirebbe ad un produttore agricolo di pianificare in anticipo la modifica dei costi dell’acqua di cui ha bisogno per l’irrigazione su larga scala. Questo permetterebbe inoltre ad un utente finale commerciale, come un produttore, di gestire meglio i rischi economici e finanziari quando i prezzi dell’acqua fluttuano.

 

Per altro verso è evidente che la decisione presa dal mercato americano rende vana una qualsiasi norma statale, atteso che un eventuale accaparramento delle fonti attraverso l’approvazione di concessioni di derivazione che non garantiscano il principio di solidarietà a livello planetario si rifletterebbe inevitabilmente anche sulle decisioni interne degli Stati. Nel nostro Paese, ad esempio, nel 2011, 27 milioni di cittadine/i italiane/i si espressero nel referendum dicendo che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene e, oggi, una proposta di legge ancora più tutelante (“Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” A. C. n. 52) è in discussione presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati. Di fatto, quindi, il mercato globale vince ancora una volta sulle decisioni degli Stati nazionali. E ai cittadini non resta che stare a guardare…

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Videolink del Movimento Tutela Sociale

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