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Friday, May 7, 2021

SASIS: UN PROGETTO CONTRO LA SCHIAVITÙ DEL PETROLIO

Posted by Punto Continenti On aprile - 14 - 2021

Foto: L’isola del generatore ondoso collegata al generatore eolico (nel riquadro). Immagine dell’ing. Mauro Marchionni. 

 

Sul piano dell’interesse dei cittadini il primo video sul progetto ha ottenuto un grande successo. In poco tempo, infatti, ‘Produrre energia a costo O?’ ha avuto quasi 130mila visualizzazioni (in coda all’articolo lo ripresentiamo). Tanti sono stati anche i complimenti espressi da importanti personaggi del mondo politico e scientifico. E quante sono state le iniziative concrete per l’avviamento del progetto: ZERO ASSOLUTO. Eppure l’ingegnere Mauro Marchionni del noto studio Aeroconsult, non intende mollare, come non intende mollare il Movimento Tutela Sociale, il Movimento d’opinione Internazionale che si batte oltre che per i diritti sociali anche per un ambiente più sano e sicuro su scala planetaria. Questa iniziativa, come altre che stiamo esaminando, può contare anche sul sostegno mediatico della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) che opera notoriamente con il supporto scientifico di UNIPACE (Università Internazionale per la Pace di Roma, istituita nel 1980 dalle Nazioni Unite). Certo, si tratta di smuovere una montagna ma questa non è decisamenteuna buona ragione per fermarsi.  (Rainero Schembri, Coordinatore MTS).

 

Lei sostiene che l’Italia potrebbe essere praticamente indipendente dal punto di vista energetico. Come è possibile raggiungere un traguardo di questa portata?

Può sembrare avventato ma per un Paese con oltre 8mila chilometri di coste, abbinando l’energia eolica a quella delle correnti marittime, sarebbe possibile produrre quasitutta l’energia necessaria al Paese. Ci libereremo, cioè, dalla schiavitù delle importazioni dipetrolio, migliorando contemporaneamente l’ambiente oltre a dare un fortissimo impulso alla crescita economica ed occupazionale.

 

Bella prospettiva ma come pensa di poterla realizzare?

Da diversi anni come dirigente della società di ingegneria Aeroconsult stavo lavorando a un progetto chiamato SASIS, che sta per Sea and Sky Integrated System.  Parliamo di un sistema integrato (aria-mare) che sfrutta la forza del vento per produrre energia elettrica assolutamente verde. In estrema sintesi, il progetto prevede la creazione di isolotti galleggianti distanti circa 1 chilometro dalla costa. A queste isole sono collegati  in ariadei generatori eolici e in acqua dei generatori marini. Questi due generatori integrati sono in grado di produrre complessivamente una potenza media di targa dell’ordine di 10-12 MW e va notato che, essendo energia eolica, non dipende dalla presenza o meno del sole come invece accade con quella fotovoltaica. Anzi, meno sole c’è e più il sistema fornisce energia.

Con questo sistema che, ripeto, è tecnologicamente decisamente fattibile, l’Italia potrebbe liberarsi quasi totalmente dalle importazioni di petrolio e di energia carbonifera. Detto ciò si potrebbe anche ipotizzare un esperimento campione, limitando a rendere autosufficiente una singola città.

Di quali dimensioni?

Sulla carta qualsiasi località ne potrà essere beneficiaria, dal piccolo Comune più a sud dell’Italia, Capopassero in Sicilia (conta 4 mila abitanti) fino a Venezia o altre città. Ovviamente sarebbe solo un esperimento dimostrativo delle capacità del sistema, un grimaldello per aprire la strada alla realizzazione del sistema nazionale completo

Ma quante isole occorre costruire per soddisfare il fabbisogno italiano?

Per rendere tutta l’Italia indipendente, ci vorrebbero circa 4mila isole galleggianti (una ogni due chilometri di mare) per un costo che s’aggira tra i 40 e i 50 miliardi di euro complessivi, che diventerebbero  80-100 miliardi se includiamo i costi del rifacimento e/o adeguamento della rete elettrica nazionale, quelli per la costruzione delle infrastrutture di costruzione e di manutenzione, nonché per quelli per il trasporto del SASIS e cos’ via.

E per una singola città?

Per Portopalo e località simili, tanto per fare un esempio, sarebbe sufficiente anche una sola isola. Se potessimo intervenire su Venezia, invece, l’impatto a livello mondiale sarebbe dirompente e potremmo studiare la proposta, ad esempio, di illuminare il Canal Grande e i monumenti più importanti della Città con energia verde SASIS (costo: 10-20 milioni di euro). Ovviamente andrebbero studiati i particolari operativi con gli enti comunali e regionali gestori della rete elettrica, ma il miracolo di accendere tutti i monumenti di Venezia improvvisamente in una notte d’estate e lasciarli così illuminati di giorno e di notte grazie al vento…..sarebbe una cosa con un impatto mediatico incredibile.

Comunque per lo Stato sarebbe un investimento molto elevato.

No, non è molto elevato se si pensa che ogni anno spendiamo per importare petrolio e gas più della metà di questa cifra. In un paio d’anni, quindi, ci ripagheremmo dell’investimento ed avremmo creato decine di migliaia di posti di lavoro ad alto contenuto tecnologico.

Va poi considerato che per progetti di questa natura avviene sempre una partecipazione collettiva: penso all’Europa, alle Regioni, ai privati a anche ai moderni sistemi di finanziamento come il crowdfunding. Inoltre, volendo, si possono anche attrezzare le isole come aree verdi e zone alberghiere, ottenendo così dei bellissimi resorts ancorati in mezzo al mare e possibili fonti di ulteriori entrate per i gestori del sistema SASIS. Comunque, nella valutazione dei costi, c’è anche un altro aspetto che non va dimenticato.

Quale?

L’installazione massiccia dei sistemi integrati permetterebbe anche una produzione economica di idrogeno che, come unico e vero carburante assolutamente ecologico, sarebbe un’alternativa alla mobilità stradale molto più credibile/fattibile della soluzione elettrica. In ogni caso, il problema non è tanto di natura tecnologica o economica ma essenzialmente di scelta e volontà politica. E qui tutto rischia sempre di fermarsi. Manca, cioè, quella forza decisionale capace di compiere non solo a parole ma anche nei fatti un’autentica rivoluzione verde orientata a cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e di sfruttare correttamente le immense risorse offerta dalla natura.

Un altro aspetto importante, anzi importantissimo, del progetto è quello che il SASIS, una volta messo a punto, potrebbe essere esportato in tutto il mondo con benefici incalcolabili per l’occupazione, per lo sviluppo tecnologico e, fondamentalmente, per la bilancia dei pagamenti.

Ma lei ha mai presentato il progetto Sasis al mondo politico?

Ovviamente si. Il progetto ha avuto l’approvazione di ben due comitati scientifici ministeriali: parlo  dell’allora Ministero dell’Università e di quello dello Sviluppo economico. In entrambi i casi ci sono stati tanti complimenti ma tutto, come al solito, è finito nei cassetti. Del resto anche tanti altri progetti e scienziati hanno avuto la stessa sorte. Mi sorge a volte il dubbio “complottisitico” che ci sia qualcuno che non vuole  dare la possibilità ai cittadini di pagare l’energia 2 centesimi al Kwh ma che preferisce a imporre costi di  non meno di 6 centesimi per Kwh. Se pensiamo che secondo la stima dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, una famiglia composta da due persone consuma circa 2.700 kWh all’anno, penso che sia facile calcolare il notevole risparmio che questo sistema integrato può determinare.

E se con una bacchetta magica si riuscisse a far crollare questo muro di indifferenza, quanto tempo occorrerebbe per attivare l’intero sistema su scala nazionale e locale?

Sulla carta, gli studi  preliminari sono pronti. A questo punto, se riuscissimo a superare i consueti pretestuosi intoppi burocratici, tecnicamente sul piano nazionale occorrerebbero circa 2 anni per la messa a punto del prototipo. Poi per la produzione in serie di migliaia di esemplari e per l’adeguamento della rete elettrica nazionale occorrerebbero vari anni, almeno un decina, ma alla fine…addio petrolio… Per quanto riguarda le singole città, molto dipende naturalmente da dove sono localizzate. Per Portopalo, sempre per restare all’interno dei nostri esempi, un anno potrebbe bastare. Ma anche per la sola città di Venezia non serve molto di più. A proposito di Venezia, mi viene automaticamente da dire che questo sarebbe un modo eccellente per festeggiare i suoi 1600 anni di storia e per fare di questa splendida città un esempio europeo e mondiale di rilancio.

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Video dell’intervista con l’ingegnere Mauro Marchionni

 

 

 

 

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