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Wednesday, August 4, 2021

CARLOS ALBERTO DI FRANCO: LA PERICOLOSA SFIDA BRASILIANA

Posted by Rainero Schembri On maggio - 7 - 2021

Foto: sullo sfondo della capitale Brasilia, in trasparenza Jair Bolsonaro e Luiz Ignácio Lula. Al centro Carlos Alberto Di Franco.

 

Il Brasile non è solo il colosso dell’America Latina: è un colosso mondiale dove vivono e convivono molte razze e cittadini originari di vari Paesi. Da sempre il Movimento Tutela Sociale, promosso dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) con la consulenza scientifica di UNIPACE (l’Università dell’ONU con sede a Roma) dedica un particolare attenzione all’evoluzione politica e sociale di questo gigante nell’ambito del quale risiedono milioni di italiani e oriundi italiani. Ebbene, il prossimo anno ci saranno le elezioni presidenziali, forse una delle più drammatiche della storia del Brasile. Il Paese sembra, infatti, spaccato tra due leaders completamente agli opposti: l’attuale Presidente Jair Bolsonaro e l’ex Presidente Luiz Inácio Lula. C’è chi teme che si possa arrivare addirittura a una contrapposizione violenta tra la destra,  incarnata da Bolsonaro, e la sinistra che ha come punto di riferimento Lula. Ma come stanno esattamente le cose? Lo abbiamo chiesto a Carlos Alberto di Franco, uno dei più stimati commentatori politici brasiliani e docente universitario. Le sue analisi equilibrate sull’Estadão  (il prestigioso giornale di San Paolo) e altri noti quotidiani sono tutte improntate a impedire una polarizzazione altamente pericolosa per il Brasile e, di conseguenza, per l’intera America Latina.

Nota: abbiamo riportato di seguito anche la traduzione dell’intervista originale fatta in portoghese. L’incontro con Di Franco è avvenuto a seguito di un webinar organizzato da Mediatrends America-Europa.   

 

In Italia molti ritengono che alle prossime elezioni politiche assisteremo allo scontro tra l’attuale presidente Bolsonaro e l’ex presidente Lula, a cui la Corte Suprema Federale ha restituito i diritti politici dopo l’arresto con l’accusa di corruzione. In questo caso è vero che il Paese rischia di affrontare una grave crisi politica e sociale dalle dimensioni incalcolabili?

 

La probabilità di elezioni con candidati con atteggiamenti radicalizzati è alta. I settori politici cercano di rendere praticabile una via alternativa, espressione di un centro moderato. Tuttavia, il numero di candidati e l’insieme degli interessi in gioco ci fa pensare che questa sia un’ipotesi improbabile. Pertanto, il rischio di radicalizzazione, a sinistra e a destra, è grande. Sarà un test per la democrazia brasiliana relativamente giovane che ha riacquistato l’esercizio della vita democratica negli anni ’80, dopo più di due decenni di governo militare.

 

È vero che dopo anni di dittatura militare, l’esercito è sempre rimasto abbastanza neutrale rispetto al conflitto tra le parti. Ma se, purtroppo, c’è una tensione esasperata, non teme che ci sia il rischio di un nuovo intervento militare?

Le Forze Armate, dalla ridemocratizzazione del Brasile, hanno sempre avuto un comportamento esemplare, nel rispetto della Costituzione e delle istituzioni della Repubblica. Se si verifica il caos sociale, possono essere chiamati a ristabilire l’ordine. Ma questo è previsto dalla legislazione. Nessuno crede all’intervento militare nel senso di prendere il potere. I militari, dopo l’usura subita dalla dittatura, difficilmente si imbarcherebbero in un’avventura di rottura istituzionale. La democrazia brasiliana ha problemi. Ma sembra abbastanza solida per non soccombere a causa di una crisi più grave.

 

Parliamo dell’Amazzonia. Non v’è dubbio che il Brasile ha tutto il diritto di rivendicare la proprietà esclusiva delle immense ricchezze dell’Amazzonica ma non ritiene, allo stesso tempo, che il governo abbia un grande dovere verso il mondo di non permettere che il più grande polmone di ossigeno della terra venga distrutto? Com’è possibile che questo disastro non possa essere fermato?

 

Rispetto alla Regione amazzonica c’è molta disinformazione e strumentalizzazione ideologica, dentro e fuori il Brasile. Per quanto riguarda il Governo, è mancata una maggiore trasparenza e una comunicazione più convincente. Credo, tuttavia, che si sia riusciti a risvegliare in Brasile una forte consapevolezza della necessità conservare e sfruttare in modo responsabile questo grande territorio. E il modo migliore per difendere l’Amazzonia è promuovere la dignità umana delle persone che vivono sul posto. Ci sono 23 milioni di brasiliani che vivono condizioni di vita molto avverse. Lo sviluppo della Regione è l’unico modo per proteggere l’Amazzonia. Una persona fragile è anche una facile  presa nelle mani di coloro che vogliono sfruttare illegalmente la Regione. Diverse grandi aziende private si stanno dedicando alla conservazione della Regione in accordo con il governo. L’iniziativa privata si è assunta una responsabilità significativa e consistente rispetto alle aree che ha avuto in concessione. Si tratta di un’iniziativa interessante ed efficiente, in quanto evita gli ostacoli burocratici dello Stato. Il binomio è controllo della deforestazione e promozione umana nella Regione. Il governo brasiliano sembra aver accettato la sfida.

 

Si è spesso sentito dire che in Brasile la Chiesa evangelica ha una notevole influenza in politica e in Parlamento. È un’esagerazione maturata a Roma, capitale del cattolicesimo, o è una verità che preoccupa anche in Brasile?

 

Non è un’esagerazione. In effetti, le diverse denominazioni evangeliche sono cresciute molto in Brasile. E, infatti, molti dei suoi rappresentanti sono attivi nella politica brasiliana. Al Congresso, ad esempio, c’è la cosiddetta panchina evangelica. Le loro preoccupazioni sono in gran parte incentrate sulla questione dei valori morali. Il presidente Bolsonaro conta su un importante sostegno da parte degli evangelici.

 

L’Associazione ReCivitas, che opera vicino a San Paolo, è impegnata in un programma di aiuti basato su un reddito garantito concesso ai poveri di Quantinga Velho. Questa associazione ha ricevuto diversi premi internazionali. Ebbene, di recente, il suo presidente, Marcus Vinicius Brancaglione, ha lanciato un forte appello finalizzato a: 1 – impedire che il programma di aiuti Bolsa Família,  lanciato a suo tempo dal Presidente Lula, venga completamente annullato o svuotato di contenuti; 2 – ativar a adoção de todas as medidas necessárias para garantir o direito constitucional ao mínimo vital. Come commenta queste parole?

 

Non credo che ci sia alcuna possibilità di estinzione della Bolsa Família. È una conquista del governo Lula che potrebbe, forse, cambiare nome o parvenza, ma sarà mantenuto. L’attuale governo, durante la pandemia, ha effettuato – e continua a fare – un grande trasferimento di risorse sotto forma di aiuti di emergenza ai settori più poveri. È stata un’azione capillare, molto interessante e ben condotta, attraverso la Caixa Econômica Federal, banca statale presente nei luoghi più remoti del Brasile.

 

Oggi, in molti paesi, si teme un’eccessiva penetrazione economica e commerciale cinese. È un pericolo che si fa sentire anche in Brasile?

 

Il fenomeno Cina è preoccupante. Non solo in Brasile, ma in tutto il mondo. È un potere economico che non nasconde il suo progetto egemonico, sebbene condotto in modo pragmatico e apparentemente regolare. In Brasile c’è una chiara consapevolezza della necessità di quadri giuridici che proteggano la sovranità. Allo stesso tempo, è necessario sviluppare una crescente partnership commerciale con la Cina. Al momento, la Cina è il principale partner commerciale del Brasile. Pertanto, è necessaria una combinazione fatta di apertura commerciale e prudenza politica e diplomatica.

 

 

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Tradução para o português. O encontro con Di Franco ocorreu na sequência de um webinar organizado pela Mediatrends America-Europe.


CARLOS ALBERTO DI FRANCO: O PERIGOSO DESAFIO BRASILEIRO

O Brasil não é apenas o colosso da América Latina: é um colosso mundial onde vivem e convivem muitas raças e cidadãos originários de vários países. O Movimento de Proteção Social, promovido pela REA (Radiotelevisioni Europee Associate) com o conselho científico da UNIPACE (Universidade das Nações Unidas com sede em Roma), sempre prestou especial atenção à evolução política e social deste gigante em cujo campo vivem milhões de italianos. e nativos italianos. No próximo ano haverá eleições presidenciais, talvez uma das mais dramáticas da história do Brasil. O país parece, de fato, dividido entre duas lideranças completamente opostas: o atual presidente Jair Bolsonaro e o ex-presidente Luis Inácio Lula. Há quem tema que se chegue até a uma oposição violenta entre a direita, encarnada pelo Bolsonaro, e a esquerda que tem Lula como referência. Mas como são exatamente as coisas? Perguntamos a Carlos Alberto Di Franco, um dos mais respeitados comentaristas políticos e professor universitário. Suas análises equilibradas no Estadão (prestigioso jornal de São Paulo) e de outros importantes jornais são todas voltadas para evitar uma polarização altamente perigosa para o Brasil e, conseqüentemente, para toda a América Latina.

 

Na Itália muitos acreditam que nas próximas eleições políticas veremos o embate entre o atual presidente Jair Bolsonaro e o ex-presidente Lula, a quem o Supremo Tribunal Federal devolveu direitos políticos após a prisão do presidente acusado de corrupção. Em caso afirmativo, é verdade que o país corre o risco de enfrentar uma grave crise política e social de dimensões incalculáveis?

 

A probabilidade de uma eleição com candidatos com posturas radicalizadas é grande. Setores políticos tentam viabilizar uma via alternativa, expressão de um centro moderado. No entanto, o número de postulantes e o conjunto de interesses em jogo faz pensar que se trata de uma hipótese pouco viável. Sendo assim, o risco de radicalização, à esquerda e à direita, é grande. Será um teste para a relativamente jovem democracia brasileira que recuperou o exercício da vida democrática nos anos oitenta, após mais de duas décadas de regime militar.

 

É verdade que depois de anos de ditadura militar, o exército sempre se manteve bastante neutro em relação ao conflito entre as partes. Mas se, infelizmente, vier uma tensão exasperada, não teme que haja o risco de uma nova intervenção militar?

 

As Forças Armadas, desde a redemocratização do Brasil, têm tido um comportamento exemplar, de respeito à Constituição e às instituições da República. Caso se instale um caos social, podem ser chamadas a restabelecer a ordem. Mas isso está previsto na legislação. Ninguém acredita numa intervenção militar no sentido de tomada do poder. Os militares, após o desgaste sofrido com a ditadura, dificilmente embarcariam numa aventura de ruptura institucional. A democracia brasileira tem problemas. Mas parece suficientemente sólida para sucumbir a uma crise mais grave.

 

Vamos falar sobre a Amazônia. Dado que o Brasil tem todo o direito de reivindicar a propriedade exclusiva sobre a imensa riqueza da Amazônia, não acha que ao mesmo tempo o governo tem um grande dever para com o mundo de não permitir que o maior pulmão de oxigênio da terra seja destruído? Como é possível que este desastre não possa ser interrompido?

 

Há muita desinformação sobre a Região Amazônica. Na verdade, há muita instrumentalização ideológica, dentro e fora do Brasil, a respeito dessa imensa região. Tem faltado ao governo mais transparência e uma comunicação mais assertiva. Creio, no entanto, que despertou no Brasil uma forte consciência da necessidade de preservação e exploração, responsável e sustentável, daquela região. E a melhor forma de defender a Amazônia é promover a dignidade humana das pessoas que lá vivem. São 23 milhões de brasileiros que sofrem com condições de vida muito adversas. O desenvolvimento da região é o único caminho para proteger a Amazônia. Uma pessoa fragilizada é presa fácil nas mãos daqueles que querem explorar ilegalmente a região. Várias empresas privadas de grande porte estão assumindo funções de zeladoria da região em acordos com o governo. A iniciativa privada doa um valor expressivo que deve obrigatoriamente ser investido na área que lhe foi concedida. É uma iniciativa interessante e eficiente, pois evita os estraves burocráticos do Estado. O binômio é controle do desmatamento e promoção humana da região. O governo brasileiro parece ter acordado para o desafio.

 

Ouviu-se frequentemente que no Brasil a Igreja Evangélica exerce uma influência considerável na política e no Parlamento. É um exagero que amadureceu em Roma, capital do catolicismo, ou é uma verdade que preocupa até no Brasil?

 

Não é exagero. De fato, as diversas denominações evangélicas cresceram bastante no Brasil. E, efetivamente, vários de seus representantes atuam na política brasileira. No Congresso, por exemplo, existe a chamada Bancada Evangélica. Suas preocupações estão bastante centradas no tema dos valores morais. O presidente Bolsonaro conta com apoio importante dos evangélicos.

 

A Associação ReCivitas opera perto de São Paulo e está comprometida com o programa básico Rendida e há vários anos ajuda os pobres de Quantinga Velho. Esta associação recebeu vários prêmios internacionais. Pois bem, recentemente seu presidente, Marcus Vinicius Brancaglione, lançou um forte apelo para: 1 – impedir que o Bolsa-Família seja definitivamente pervertido em sua razão social ou até mesmo desintegrado, sucateado e extinto. 2- e que providências sejam imediatamente retiradas para que a Renda Básica seja DE FATO instituída como garantia do direito constitucional ao mínimo vital. Como comenta este recurso?

 

Não creio que exista qualquer possibilidade da extinção do Bolsa-Família. Trata-se de um conceito bem sucedido do governo Lula que pode, talvez, ganhar outro nome ou outro rosto, mas será mantido. O atual governo, durante a pandemia, fez – e continua fazendo- uma grande transferência de recursos sob a forma de ajuda emergencial para setores mais pobres. Foi uma ação capilar, muito interessante e bem conduzida, por intermédio da Caixa Econômica Federal, um banco estatal com presença nos lugares mais recônditos do Brasil.

 

Hoje, em muitos países, existe o temor da excessiva penetração econômica e comercial chinesa. É um perigo que também se faz sentir no Brasil?

 

O fenômeno China preocupa. Não apenas no Brasil, mas em todo mundo. É uma potência econômica que não disfarça seu projeto hegemônico, embora conduzido de modo pragmático e aparentemente suave. No Brasil existe a clara consciência da necessidade de marcos legais que protejam a soberania. Ao mesmo tempo, é preciso desenvolve uma parceria comercial crescente com a China. Neste momento a China é o maior parceiro comercial do Brasil. Impõe-se, portanto, uma conjugação de abertura comercial e prudência política e diplomática.

 

Videoclip sulla Nuova era sociale con traduzione in portoghese

 

 

 

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