( Foto: Dacca – Capitale del Bangladesh) – Prosegue l’indagine di REA INTERNATIONAL e del Circuito delle 100 Radio, sulle reali motivazione dei singoli Paesi in occasione della votazione all’ONU sulla mozione di condanna della Russia per l’invasione dell’Ucraina. In questa puntata parliamo di cinque Paesi che si sono astenuti (l’elenco dei Paesi esaminati precedentemente si trova a fondo pagina). Complessivamente 141 Stati hanno votato a favore, 34 si sono astenuti, 13 non hanno votato  e solo 5 si sono opposti alla condanna.

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SRI LANKA

Lo Sri Lanka (ex Ceylon) è stato uno dei Paesi che in occasione del voto all’ONU sulla condanna della Russia per l’aggressione all’Ukraina si è astenuto.

Indipendente dal 1948, membro del  Commonwealth britannico, lo Sri Lanka è situato di fronte all’India (non a caso per la sua forma viene spesso soprannominato lacrima dell’India). Dopo una guerra civile durata ben 26 anni contro le cosiddette Tigri Tamil del nord, attualmente il Paese sta attraversando una delle peggiori crisi economiche della sua storia, rischiando addirittura l’insolvenza a seguito del crollo delle riserve di valuta estera, ormai al di sotto del miliardo di dollari.

Per fronteggiare questa situazione nel mese di marzo del 2022 il ministero dell’energia si è visto costretto a introdurre un blackout giornaliero di sette ore e mezza per mancanza di petrolio. La crisi è iniziata, comunque, nei primi mesi del 2020 a seguito del crollo del turismo causato dalla pandemia. Nelle casse dello Stato sono venute a mancare, infatti, circa 4 miliardi di dollari all’anno. 

Tutto ciò ha fatto scoppiare accese  proteste popolari determinate dalla grave carenza di cibo, carburante e farmici. Il governo ha cercato di reagire energicamente oscurando, tra l’altro, i vari social che, tuttavia, sono stati presto riavviati su una precisa indicazione della Commissione dei diritti umani con sede nella ex capitale Colombo.

Per uscire da questa traballante situazione il premier Rajapkasa ha presentato le dimissioni. Il nuovo governo ad interim dovrebbe inglobare ben 11 partiti. Nel frattempo, lo Sri Lanka è stato costretto a chiedere aiuto a diversi Paesi, tra cui anche l’India e la Cina. Ed è chiaro che in questa situazione di estrema debolezza allo Sri Lanka non rimaneva altra scelta all’ONU che astenersi sul caso Russia-Ucraina.

Per uscire da questa traballante situazione il Presidente Rajapkasa ha chiesto le dimissioni del Governo. Infatti, tutti i ministri si sono dimessi, meno che il Presidente stesso (come auspicato da numerosi manifestanti) e il suo fratello e primo ministro Mahinda. Ora c’è il tentativo di formare un 

nuovo governo ad interim comprensivo di ben 11 partiti. Nel frattempo, lo Sri Lanka è stato costretto a chiedere aiuto a diversi Paesi, tra cui anche l’India e la Cina. Ed è chiaro che in questa situazione di estrema debolezza allo Sri Lanka non rimaneva altra scelta all’ONU che astenersi sul caso Russia-Ucraina.

SENEGAL

Il Senegal, Paese dell’Africa occidentale ed ex colonia francese fino al 1960, si è astenuto all’ONU quando si è trattato di votare per la condanna della Russia a seguito dell’invasione dell’Ukraina. In questo periodo il Senegal sta attraversando una fase di profondo cambiamento, come certificato alle elezioni amministrative del 23 gennaio 2022. In quella circostanza la coalizione al potere, chiamata, Benno Book Yakar è stata sconfitta nella capitale Dakar. Lo stesso è avvenuto in diverse altre località. Ma ad uscire sconfitto è soprattutto il Presidente Macky Sall.  Un contraltare di questa disfatta si è creata invece a Laolack, la sesta città del Senegal dove si presentato come candidato sindaco il giornalista Fadel Barro, vero idolo della giovane generazione e uno dei fondatori del gruppo di rappers e giornalisti conosciuti come Y’en a marre.

In economia, il Senegal ha avviato una politica di senegalizzazione basata, da un lato, sul controllo delle attività primarie, e dall’altro, sull’apertura totale agli investimenti esteri. Inoltre, è stata creata una grande zona franca industriale. La consistente produzione agricola è stata accompagnata da una sensibile crescita anche del comparto industriale. Recentemente, poi, sono stati trovati importanti giacimenti petroliferi.

Da registrare che in Senegal un notevole numero dì volontari ha manifestato l’intenzione dì partire per l’Ucraina, ma il governo ha messo in guardia i suoi cittadini e ha ordinato all’ambasciatore ucraino di rimuovere un post su Facebook con il quale si invitava i senegalesi a raccogliere l’appello del Presidente ucraino Zelensky, definendo il tentativo di reclutamento “illegale e punibile dalla legge”. Una decisione in perfetta sintonia con la scelta neutrale del Presidente senegalese Macky Shall, espressa durante la sua presidenza di turno dell’Assemblea dell’Unione africana.

BANGLADESH

All’ONU, in occasione del voto di condanna della Russia per l’aggressione all’Ucraina, il Bangladesh si è astenuto. Con una popolazione di 166 milioni di persone, confinante con l’India e la Birmania, nei secoli passati questa regione conosciuta come Bengala è stata definita dagli europei come il miglior Paese per il commercio. Purtroppo, oggi la situazione è completamente diversa: il Bangladesh, per una serie di fattori, è diventato uno degli Stati più poveri del mondo. Ma facciamo qualche passo indietro.

Ne1947 la regione del Bengala è stata spezzata in due parti lontane ben 1.600 chilometri, con in mezzo l’India. La parte occidentale era in prevalenza induista mentre quella orientale era musulmana. Questa divisione religiosa ha determinato per lungo tempo un esodo biblico in direzioni opposte. 

Nel 1971, un serie di contrasti molto accesi tra le due parti del Pakistan ha determinato nella zona orientale del Paese una feroce guerra di indipendenza (con circa 3 milioni di morti), nonché  la costituzione dell’odierno Stato del Bangladesh.

Passando ai giorni nostri, ai tradizionali problemi causati dalle carestie, catastrofi naturali, povertà diffusa, nonché da una serie di sanguinosi colpi di Stato, recentemente si è aggiunta la pandemia del covid e l’invasione di 850mila profughi musulmani rohingya, scappati dalla feroce persecuzione birmana.

Tutto ciò ha portato l’ONU nel dicembre del 2021 a lanciare un appello alla comunità internazionale affinché collabori e assista questo martoriato Paese. E sono proprio queste gravi condizioni economiche, abbinate alla sua  tradizionale politica estera moderata, a indurre il Bangladesh a seguire gli esempi di Cina e India, con i quali mantiene ottimi rapporti, ad astenersi all’Onu in merito al conflitto Russia Ucraina.

SUD SUDAN

Il Sud Sudan si è astenuto durante la votazione all’ONU per la condanna dell’invasione Russa in Ucraina. Parliamo del più giovane Stato diventato indipendente nel novembre del 2011 con il definitivo distacco dal Sudan a seguito di una lunga e sanguinosa guerra civile.

La separazione del Sud Sudan (animista) dal Sudan (prevalentemente arabo)  è stata poi certificata da un referendum popolare che ha visto il consenso sulla divisione del Paese da parte di quasi il 99% della popolazione. Purtroppo, solo due anni dopo,  nel 2013 è scoppiata una nuova guerra civile, questa volta all’interno del Sud Sudan tra le forze di etnia dinka, sostenuta dal Presidente Salva Kiir,  e quelle di etnia nuer, appoggiata dal Vicepresidente ed ex leader della ribellione Rick Machar. 

Nel 2018 venne siglato un importante accordo di riconciliazione che permise la creazione di un nuovo Parlamento. Nel dicembre del 2022 dovrebbero poi svolgersi nuove elezioni per la presidenza della Repubblica.

Purtroppo, nel 2020 la Pandemia del Covid 19 si è abbattuta pesantemente  sul Sud Sudan che, in aggiunta, è stato vittima di gravissime inondazioni che hanno colpito 835mila persone uccidendo anche 800mila capi di bestiame. Da registrare che altre aree del Paese sono invece afflitte da una siccità estrema. E tutto ciò sta comportando una serie di scontri nell’ambito della popolazione.

Sul piano economico, il Sud Sudan vanta, a differenza del Sudan, la maggior parte delle riserve petrolifere (circa l’80%). In compenso quasi tutti gli impianti di raffinazione si trovano nel nord. E dato che il 98% del budget statale dipende dal greggio appare del tutto naturale che in occasione del voto sulla guerra russo-ucraina, che potrebbe alimentare una consiste richiesta di petrolio sul mercato internazionale, sia il Sudan che il Sud Sudan abbiano deciso ugualmente di astenersi all’Onu.

TANZANIA

La Tanzania è uno degli Stati che in occasione del voto all’ONU sulla condanna della Russia per l’aggressione all’Ukraina si è astenuto. Da diversi anni il Paese vive una situazione molto conflittuale al suo interno. La cosa è peggiorata dopo la morte del presidente John Magufuli e l’ascesa al potere nel 2021 di una donna di ferro: Samia Suluhu Hassan.

La sua presidenza sta assumendo, infatti,  un carattere sempre di più autoritario: Freedom Mobowe, leader di Chadema, il più importante partito d’opposizione, è stato incarcerato e torturato con l’accusa di fomentare terrorismo e sabotaggio economico; altri oppositori sono stati ugualmente arrestati; due giornali hanno dovuto sospendere le pubblicazioni con l’accusa di aver diffuso notizie false.

Nel frattempo, questa ex colonia britannica bagnata dall’Oceano indiano, indipendente dal 1961 e localizzata nell’Africa orientale, deve superare una serie di gravi problemi sociali ed economici, determinati anche dalla presenza di ben 125 etnie.

Padre della patria viene considerato Julius Nyerere, di ispirazione socialista che lasciò liberamente il potere nel 1985. Oggi, il 60% della popolazione è priva dell’elettricità e il 40% dell’acqua potabile. L’economia dipende in gran parte dall’agricoltura, che costituisce circa il 60% del PIL e l’85% delle esportazioni, oltre a impiegare l’80% della forza lavoro. Il debito pubblico, ha raggiunto cifre colossali che rendono estremamente difficile ogni serio piano di riforme strutturali.

Tornando al voto di astensione all’ONU è opportuno ricordare, in estrema sintesi, cosa ha detto la Presidente Samia Suluhu: “Noi siamo interessati a tutti i mercati. Fortunatamente lavoriamo con diverse società europee come la francese Total. Le nostre riserve di gas sono le seste in Africa”. Tradotto: A noi conviene restare neutrali per poter fare affari con tutti”.

SRI LANKA

Lo Sri Lanka (ex Ceylon) è stato uno dei Paesi che in occasione del voto all’ONU sulla condanna della Russia per l’aggressione all’Ukraina si è astenuto.

Indipendente dal 1948, membro del  Commonwealth britannico, lo Sri Lanka è situato di fronte all’India (non a caso per la sua forma viene spesso soprannominato lacrima dell’India). Dopo una guerra civile durata ben 26 anni contro le cosiddette Tigri Tamil del nord, attualmente il Paese sta attraversando una delle peggiori crisi economiche della sua storia, rischiando addirittura l’insolvenza a seguito del crollo delle riserve di valuta estera, ormai al di sotto del miliardo di dollari.

Per fronteggiare questa situazione nel mese di marzo del 2022 il ministero dell’energia si è visto costretto a introdurre un blackout giornaliero di sette ore e mezza per mancanza di petrolio. La crisi è iniziata, comunque, nei primi mesi del 2020 a seguito del crollo del turismo causato dalla pandemia. Nelle casse dello Stato sono venute a mancare, infatti, circa 4 miliardi di dollari all’anno. 

Tutto ciò ha fatto scoppiare accese  proteste popolari determinate dalla grave carenza di cibo, carburante e farmici. Il governo ha cercato di reagire energicamente oscurando, tra l’altro, i vari social che, tuttavia, sono stati presto riavviati su una precisa indicazione della Commissione dei diritti umani con sede nella ex capitale Colombo.

Per uscire da questa traballante situazione il premier Rajapkasa ha presentato le dimissioni. Il nuovo governo ad interim dovrebbe inglobare ben 11 partiti. Nel frattempo, lo Sri Lanka è stato costretto a chiedere aiuto a diversi Paesi, tra cui anche l’India e la Cina. Ed è chiaro che in questa situazione di estrema debolezza allo Sri Lanka non rimaneva altra scelta all’ONU che astenersi sul caso Russia-Ucraina.

Per uscire da questa traballante situazione il Presidente Rajapkasa ha chiesto le dimissioni del Governo. Infatti, tutti i ministri si sono dimessi, meno che il Presidente stesso (come auspicato da numerosi manifestanti) e il suo fratello e primo ministro Mahinda. Ora c’è il tentativo di formare un 

nuovo governo ad interim comprensivo di ben 11 partiti. Nel frattempo, lo Sri Lanka è stato costretto a chiedere aiuto a diversi Paesi, tra cui anche l’India e la Cina. Ed è chiaro che in questa situazione di estrema debolezza allo Sri Lanka non rimaneva altra scelta all’ONU che astenersi sul caso Russia-Ucraina.

SENEGAL

Il Senegal, Paese dell’Africa occidentale ed ex colonia francese fino al 1960, si è astenuto all’ONU quando si è trattato di votare per la condanna della Russia a seguito dell’invasione dell’Ukraina. In questo periodo il Senegal sta attraversando una fase di profondo cambiamento, come certificato alle elezioni amministrative del 23 gennaio 2022. In quella circostanza la coalizione al potere, chiamata, Benno Book Yakar è stata sconfitta nella capitale Dakar. Lo stesso è avvenuto in diverse altre località. Ma ad uscire sconfitto è soprattutto il Presidente Macky Sall.  Un contraltare di questa disfatta si è creata invece a Laolack, la sesta città del Senegal dove si presentato come candidato sindaco il giornalista Fadel Barro, vero idolo della giovane generazione e uno dei fondatori del gruppo di rappers e giornalisti conosciuti come Y’en a marre.

In economia, il Senegal ha avviato una politica di senegalizzazione basata, da un lato, sul controllo delle attività primarie, e dall’altro, sull’apertura totale agli investimenti esteri. Inoltre, è stata creata una grande zona franca industriale. La consistente produzione agricola è stata accompagnata da una sensibile crescita anche del comparto industriale. Recentemente, poi, sono stati trovati importanti giacimenti petroliferi.

Da registrare che in Senegal un notevole numero dì volontari ha manifestato l’intenzione dì partire per l’Ucraina, ma il governo ha messo in guardia i suoi cittadini e ha ordinato all’ambasciatore ucraino di rimuovere un post su Facebook con il quale si invitava i senegalesi a raccogliere l’appello del Presidente ucraino Zelensky, definendo il tentativo di reclutamento “illegale e punibile dalla legge”. Una decisione in perfetta sintonia con la scelta neutrale del Presidente senegalese Macky Shall, espressa durante la sua presidenza di turno dell’Assemblea dell’Unione africana.

BANGLADESH

All’ONU, in occasione del voto di condanna della Russia per l’aggressione all’Ucraina, il Bangladesh si è astenuto. Con una popolazione di 166 milioni di persone, confinante con l’India e la Birmania, nei secoli passati questa regione conosciuta come Bengala è stata definita dagli europei come il miglior Paese per il commercio. Purtroppo, oggi la situazione è completamente diversa: il Bangladesh, per una serie di fattori, è diventato uno degli Stati più poveri del mondo. Ma facciamo qualche passo indietro.

Ne1947 la regione del Bengala è stata spezzata in due parti lontane ben 1.600 chilometri, con in mezzo l’India. La parte occidentale era in prevalenza induista mentre quella orientale era musulmana. Questa divisione religiosa ha determinato per lungo tempo un esodo biblico in direzioni opposte. 

Nel 1971, un serie di contrasti molto accesi tra le due parti del Pakistan ha determinato nella zona orientale del Paese una feroce guerra di indipendenza (con circa 3 milioni di morti), nonché  la costituzione dell’odierno Stato del Bangladesh.

Passando ai giorni nostri, ai tradizionali problemi causati dalle carestie, catastrofi naturali, povertà diffusa, nonché da una serie di sanguinosi colpi di Stato, recentemente si è aggiunta la pandemia del covid e l’invasione di 850mila profughi musulmani rohingya, scappati dalla feroce persecuzione birmana.

Tutto ciò ha portato l’ONU nel dicembre del 2021 a lanciare un appello alla comunità internazionale affinché collabori e assista questo martoriato Paese. E sono proprio queste gravi condizioni economiche, abbinate alla sua  tradizionale politica estera moderata, a indurre il Bangladesh a seguire gli esempi di Cina e India, con i quali mantiene ottimi rapporti, ad astenersi all’Onu in merito al conflitto Russia Ucraina.

SUD SUDAN

Il Sud Sudan si è astenuto durante la votazione all’ONU per la condanna dell’invasione Russa in Ucraina. Parliamo del più giovane Stato diventato indipendente nel novembre del 2011 con il definitivo distacco dal Sudan a seguito di una lunga e sanguinosa guerra civile.

La separazione del Sud Sudan (animista) dal Sudan (prevalentemente arabo)  è stata poi certificata da un referendum popolare che ha visto il consenso sulla divisione del Paese da parte di quasi il 99% della popolazione. Purtroppo, solo due anni dopo,  nel 2013 è scoppiata una nuova guerra civile, questa volta all’interno del Sud Sudan tra le forze di etnia dinka, sostenuta dal Presidente Salva Kiir,  e quelle di etnia nuer, appoggiata dal Vicepresidente ed ex leader della ribellione Rick Machar. 

Nel 2018 venne siglato un importante accordo di riconciliazione che permise la creazione di un nuovo Parlamento. Nel dicembre del 2022 dovrebbero poi svolgersi nuove elezioni per la presidenza della Repubblica.

Purtroppo, nel 2020 la Pandemia del Covid 19 si è abbattuta pesantemente  sul Sud Sudan che, in aggiunta, è stato vittima di gravissime inondazioni che hanno colpito 835mila persone uccidendo anche 800mila capi di bestiame. Da registrare che altre aree del Paese sono invece afflitte da una siccità estrema. E tutto ciò sta comportando una serie di scontri nell’ambito della popolazione.

Sul piano economico, il Sud Sudan vanta, a differenza del Sudan, la maggior parte delle riserve petrolifere (circa l’80%). In compenso quasi tutti gli impianti di raffinazione si trovano nel nord. E dato che il 98% del budget statale dipende dal greggio appare del tutto naturale che in occasione del voto sulla guerra russo-ucraina, che potrebbe alimentare una consiste richiesta di petrolio sul mercato internazionale, sia il Sudan che il Sud Sudan abbiano deciso ugualmente di astenersi all’Onu.

TANZANIA

La Tanzania è uno degli Stati che in occasione del voto all’ONU sulla condanna della Russia per l’aggressione all’Ukraina si è astenuto. Da diversi anni il Paese vive una situazione molto conflittuale al suo interno. La cosa è peggiorata dopo la morte del presidente John Magufuli e l’ascesa al potere nel 2021 di una donna di ferro: Samia Suluhu Hassan.

La sua presidenza sta assumendo, infatti,  un carattere sempre di più autoritario: Freedom Mobowe, leader di Chadema, il più importante partito d’opposizione, è stato incarcerato e torturato con l’accusa di fomentare terrorismo e sabotaggio economico; altri oppositori sono stati ugualmente arrestati; due giornali hanno dovuto sospendere le pubblicazioni con l’accusa di aver diffuso notizie false.

Nel frattempo, questa ex colonia britannica bagnata dall’Oceano indiano, indipendente dal 1961 e localizzata nell’Africa orientale, deve superare una serie di gravi problemi sociali ed economici, determinati anche dalla presenza di ben 125 etnie.

Padre della patria viene considerato Julius Nyerere, di ispirazione socialista che lasciò liberamente il potere nel 1985. Oggi, il 60% della popolazione è priva dell’elettricità e il 40% dell’acqua potabile. L’economia dipende in gran parte dall’agricoltura, che costituisce circa il 60% del PIL e l’85% delle esportazioni, oltre a impiegare l’80% della forza lavoro. Il debito pubblico, ha raggiunto cifre colossali che rendono estremamente difficile ogni serio piano di riforme strutturali.

Tornando al voto di astensione all’ONU è opportuno ricordare, in estrema sintesi, cosa ha detto la Presidente Samia Suluhu: “Noi siamo interessati a tutti i mercati. Fortunatamente lavoriamo con diverse società europee come la francese Total. Le nostre riserve di gas sono le seste in Africa”. Tradotto: A noi conviene restare neutrali per poter fare affari con tutti”.

Puntate precedenti

Puntata n.1 (http://puntocontinenti.it/?p=19857) – Bielorussia, Corea del Nord, Siria, Eritrea

Puntata n.2 (http://puntocontinenti.it/?p=19877) – Cina, Cuba, India, Iraq, Iran

Puntata n. 3 (http://puntocontinenti.it/?p=19916) – Algeria, Sud Africa, Vietnam, Pakistan, Bolivia 

Puntata n.4  (http://puntocontinenti.it/?p=19986) – Kasakistan, Mozambico, Angola, Congo e Sudan

Puntata n. 5 ( http://puntocontinenti.it/?p=20025) – El Salvador, Mali, Armenia, Uganda _________________________________________________________________________________

REA International fa riferimento alla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e al Circuito delle 100 Radio                                                                                                                                                              Consulenza scientifica: UNIPACE (Università Internazionale per la Pace) dell’ONU – Sede di Roma

Video Nuova Era Sociale https://youtu.be/Q3GUChqDO2c