( Foto: Baku, Capitale dell’Azerbaigian) – Prosegue l’indagine di REA INTERNATIONAL e del Circuito delle 100 Radio, sulle reali motivazione dei singoli Paesi in occasione della votazione all’ONU sulla mozione di condanna della Russia per l’invasione dell’Ucraina. In questa puntata parliamo di cinque Paesi che non hanno votato (l’elenco dei Paesi esaminati precedentemente si trova a fondo pagina). Complessivamente 141 Stati hanno votato a favore, 34 si sono astenuti, 13 non hanno votato e solo 5 si sono opposti alla condanna.

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AZERBAIGIAN

Ha destato qualche sorpresa il fatto che in occasione del voto all’ONU sulla guerra russo-ucraina, l’Azerbaigian abbia deciso di non partecipare alla votazione. Ex membro dell’Unione Sovietica, l’Azerbaigian è diventata indipendente nel 1991, come le altre repubbliche ex sovietiche. Attualmente è membro del Consiglio d’Europa, mantenendo una missione permanente nell’Unione europea oltre a ospitare una missione della Commissione europea.

Le origini dell’Azerbaigian risalgono al III millennio a.C. In passato ci fu una dominazione greca, romana e islamica. Nell’epoca moderna, al termine della prima guerra mondiale l’Azerbaigian, insieme all’Armenia e alla Georgia, ha formato la Repubblica Federativa Democratica di Transcaucasia che alcuni anni dopo verrà inglobata nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Oggi l’Azerbaigian è una Repubblica semipresidenzale guidata dal 2003 dal Presidente Heydar Aliyev. In politica estera l’Azerbaigian ha sempre mantenuto buoni rapporti sia con la Russia sia con gli Stati Uniti, esercitando sostanzialmente una politica neutrale sul piano internazionale. E questo spiega anche la sua scelta di non votare all’ONU sul conflitto russo-ucraino.

Per quanto riguarda, infine,  le relazioni tra l’Italia e l’Azerbaigian esse sono state sempre molto proficue. L’Italia è, infatti, uno dei principali partner dell’Azerbaigian con consistenti esportazioni di tubi, tabacco, cuoio e mobili. Le importazioni italiane riguardano, invece, soprattutto petrolio greggio e prodotti petroliferi. Già nel 2007 furono siglati diversi accordi di cooperazione nel settore del gas naturale e che ora sono stati rilanciati durante l’incontro nella Capitale Baku dal Ministro degli Esteri italiano Luigi Maio con il Presidente della Repubblica Aliyev. Risultato: le forniture di gas aumenteranno di 2,3 miliardi di metri cubi e il Gasdotto Trans-Adriatico (TAP), verrà raddoppiato.

BURKINA FASO

Il Burkina Faso, in passato chiamato Alto Volta, è sicuramente uno dei Paesi più instabili e insicuri dell’Africa. Sul suo territorio operano numerose organizzazioni terroristiche mentre nei villaggi la gente scappa continuamente per paura dei jihadisti. Tutto ciò alimenta continue rivolte popolari che spesso sfociano in colpi di stato militari che avvengono anche con il consenso popolare. L’ultimo è stato compiuto il 24 gennaio del 2022 e porta la firma del colonnello Sandago Damiba, che ha destituito Christyian Kaboré: un cambio festeggiato con sincero entusiasmo nella capitale Ouagadougou.

Da registrare che dopo 35 anni è terminato finalmente il processo per l’uccisione del Presidente Thomas Sankara, una delle figure più carismatiche della storia africana. Per questo omicidio è stato condannato l’ex Presidente Blaise Compaoré che però vive tranquillamente in esilio in Costa d’Avorio.

Sul piano economico il Bourkina Faso (che significa letteralmente La terra degli uomini integri) è completamente devastato. Da parte dell’Unione Europea vengono erogati diversi aiuti anche se alcuni di essi suscitano delle perplessità. E’ il caso della massiccia esportazione a bassissimo costo di latte in polvere che, per un verso, aiuta sicuramente a sfamare la popolazione, ma dall’altro mette sul lastrico gli allevatori locali dediti alla produzione di latte fresco.

Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, il Bourkina Faso è inserito tra i paesi prioritari dell’Africa Occidentale: negli ultimi anni la Cooperazione italiana ha rafforzato il suo supporto nell’ambito dell’agricoltura e della sicurezza alimentare.

Tornando a quello che è stato detto in apertura del nostro commento, il Burkina Faso non ha votato all’Onu semplicemente perché le sue precarie condizioni politiche ed economiche, che richiedono aiuti da tutte le parti, non potevano certo suggerire un comportamento diverso.

CAMERUN

Parliamo del Camerun che non ha partecipato al voto all’ONU sulla guerra russo-ucraina, nel quadro della nuova geopolitica mondiale. Nella capitale Yaoundé le autorità politiche hanno ritenuto opportuno mantenere una posizione sostanzialmente neutrale per non interferire nell’attuale politica economica di grande apertura perseguita sui mercati internazionali.

Da registrare che questo Paese dell’Africa centrale viene spesso chiamato l’Africa in miniatura, per la sua diversità geologica, linguistica e culturale, nonché per le sue diverse bellezze naturali.

Scoperto dai portoghesi nel XV secolo, è diventato colonia tedesca nel 1884. Dopo la prima guerra mondiale  venne diviso tra inglesi e francesi. L’indipendenza fu raggiunta definitivamente nel 1960. Dopo alcuni passaggi istituzionali nel 1984 si costituì in Repubblica del Camerun.

Da quel momento è sempre stato Presidente Paolo Biya.

I camerunesi vivono soprattutto di agricoltura anche se obiettivamente l’economia negli ultimi anni ha registrato importanti successi.

Sul piano della politica estera il Camerun è sempre stato abbastanza in linea con la politica estera francese. Per diversi anni, comunque, si è trovato coinvolto in una serie di conflitti con la Nigeria per questioni territoriali: conflitti  che si sono risolti pacificamente solo nel 2006.

Per quanto riguarda, infine, i rapporti tra l’Italia e il Camerun va registrato che diversi imprenditori italiani operano nel settore dello sfruttamento forestale, nei settori delle costruzioni immobiliari, delle infrastrutture, dell’impiantistica e nella trasformazione dei prodotti.  Rimangono, invece, relativamente inesplorati i settori delle energie rinnovabili, della trasformazione dei prodotti alimentari  alimentari e del riciclo dei rifiuti.

ETIOPIA

REA, Radiotelevisioni Europee Associate.

Nel quadro della nuova geopolitica mondiale parliamo questa volta dell’Etiopia: Paese che ha scelto di non votare all’ONU sulla condanna della Russia per l’invasione dell’Ucraina.  Probabilmente perché si sente in questo momento in una posizione abbastanza conflittuale con le Organizzazioni internazionali che non hanno mancato di sollevare diverse perplessità sulle sue scelte politiche. Ma facciamo qualche passo indietro.

L’Etiopia rappresenta sicuramente uno dei Paesi più martoriati del Globo, soprattutto a partire dal XIX secolo. Eppure in passato ha vissuto momenti di grande splendore, come nel I sec. d.C. con il grande Regno di Axum. La sua storia recente è invece caratterizzata da continui conflitti e devastazioni. Prima della seconda guerra mondiale l’Etiopia è stata una colonia dell’Italia, nell’ambito dell’Africa orientale italiana. In questo periodo si è distinta la figura dell’imperatore Hailé Selassié, diventato col tempo un personaggio carismatico a livello internazionale. Selassié è riuscito addirittura a convincere la Società delle Nazioni, l’organizzazione antecedente l’Onu,  a deliberare delle sanzioni economiche all’Italia per l’invasione dell’Etiopia.

Finita la guerra, inizia un susseguirsi di conflitti senza fine, a cominciare con la Somalia. Nel frattempo il popolo ha sofferto di carestie, nonché di regimi sanguinari, come quello del maggiore Menghistu.

Nei primi anni novanta il Paese ha cercato di avviare almeno una parvenza di democrazia. Ma ecco che si è riacceso subito il conflitto con il vecchio nemico e rivale: l’Eritrea.    

Oggi il Paese guidato da Abiy Ahmed,  si trova praticamente in guerra con i ribelli indipendentisti del Tigrai. Secondo esperti dell’ONU, entrambi gli schieramenti si sono macchiati di atrocità inaudite. E pensare che il Presidente Ahmed, eletto nel 2021 alla guida del Partito della Prosperità, ha ricevuto nel 2019, cosa a dir poco sorprendente, il Premio Nobel per la Pace.

E a proposito del mancato rispetto dei diritti umani l’Etiopia, è stato escluso dall’accordo Agoa che consente ai Paesi dell’Africa subsahariana di esportare senza dazi negli Sati Uniti.

Infine, per quanto riguarda la Cooperazione italiana, essa continua sempre a sostenere gli sforzi di emancipazione economica dell’Etiopia: agli inizi degli anni 2000, ad esempio, ha destinato 13,5 milioni di euro per il miglioramento

Puntate precedenti

Puntata n.1 (http://puntocontinenti.it/?p=19857) – Bielorussia, Corea del Nord, Siria, Eritrea

Puntata n.2 (http://puntocontinenti.it/?p=19877) – Cina, Cuba, India, Iraq, Iran

Puntata n.3 (http://puntocontinenti.it/?p=19916) – Algeria, Sud Africa, Vietnam, Pakistan, Bolivia 

Puntata n.4  (http://puntocontinenti.it/?p=19986) – Kasakistan, Mozambico, Angola, Congo e Sudan

Puntata n.5 ( http://puntocontinenti.it/?p=20025) – El Salvador, Mali, Armenia, Uganda

Puntata n.6 (http://puntocontinenti.it/?p=20064) – Sri Lanka, Senegal, Bangladesh, Sud Sudan e Tanzania.

Puntata n. 7 (http://puntocontinenti.it/?p=20080) – Laos, Khirghizistan, Zimbabwe, Burundi e Madagascar

Puntata n. 8 ( http://puntocontinenti.it/?p=20117 ) Mongolia, Namibia, Nicaragua, Repubblica Centrafricana e Tagikistan

REA International fa riferimento alla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e al Circuito delle 100 Radio                                                                                                                                       

Consulenza scientifica: UNIPACE (Università Internazionale per la Pace) dell’ONU – Sede di Roma

Video del Movimento Tutela Sociale La Nuova Era Sociale