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Friday, July 20, 2018

ANTONIO DIOMEDE: TANTI DUBBI SUL CANONE DELLE FREQUENZE TV

Posted by Antonio Diomede On gennaio - 11 - 2015

I canoni per l’attività televisiva come definiti dalla legge 223/90 e dalla 488/99 sono definitivamente cessati. Pertanto, ai sensi della delibera 494/14/CONS, articolo 3, le modalità di pagamento dei contributi di cui all’articolo 35 del Codice delle Comunicazioni, a carico degli operatori di rete con decorrenza 1 gennaio 2014, saranno emesse dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il Governo, per bocca del sottosegretario Antonello Giacomelli, si era impegnato ad intervenire con la modifica dei criteri per la determinazione dei canoni annuali con una legge primaria. In tale attesa, lo stesso Governo,  aveva predisposto un emendamento alla legge di stabilità 2015 per prorogare il pagamento del canone annuale all’1% del fatturato, ma la Commissione Bilancio del Senato lo ha respinto  in quanto ritenuto non coerente  con la legge Passera-Monti del 2012 a cui la delibera AGCOM si è dovuta attenere.

 

Insomma è il solito pastrocchio delle leggi italiane nelle quali si dice tutto e il contrario di tutto fino al punto da imballare il sistema burocratico e produttivo del Paese. In tutti i modi, alla data in cui scriviamo, risulta che sia stato predisposto un decreto interministeriale (Mise e Economia) in cui, in attesa di una legge primaria sui canoni, si dice che, entro il 31 gennaio 2015, gli operatori di rete dovranno pagare un acconto pari al 40% del canone versato il 2013. Il decreto è alla firma della Corte dei Conti e dovrebbe essere pubblicato in gazzetta entro il 20 gennaio 2015. Se ciò sarà confermato potremo tirare un sospiro di sollievo almeno fino a quando non saranno definiti equi criteri per la determinazione del  calcolo dei canoni annuali per l’’uso delle frequenze.

 

La REA ha avanzato una proposta di rimodulazione e compatibilizzazione delle tariffe con le reali possibilità di bilancio degli operatori di rete che consiste nel riunificare i tre oneri a carico dell’operatore di rete  (contributi per l’uso della frequenza + diritti amministrativi + contributi per l’uso delle frequenze di collegamento) in un  “contributo annuale unificato” calcolando € 0,00185 x abitante. In tal modo, l’operatore interregionale  pagherebbe  € 18.700/anno e l’operatore interprovinciale, con 2 milioni di abitanti,  € 3.700/anno. Con tale proposta, i fornitori di contenuti, continueranno a pagare l’1%  calcolato sul fatturato. L’anzidetta proposta è frutto di uno studio che i consulenti della REA hanno fatto esaminando attentamente, oltre alle esose cifre in se stesse previste dal Codice delle Comunicazioni, l’aspetto giuridico della questione.

 

Infatti, accollando i contributi solo all’operatore di rete, questi non potranno  rivalersi sui fornitori di contenuti aumentandone le tariffe. Di fatto, l’operatore di rete, assumerebbe la figura di “sostituto d’imposta” cioè di esattore per conto dello Stato di un onere “nascosto”, contenuto nell’affitto della capacità trasmissiva. Se ne deduce che lo Stato lo rende garante dell’incasso dell’onere e ciò non è concepibile  in quanto, oltretutto, di fronte alle eventuali insolvenze, l’operatore di rete dovrà  accollarsi anche le spese del contenzioso senza alcuna possibilità di rivalsa anche nel caso estremo di disattivazione del servizio per morosità. Con la proposta della REA di prevedere il versamento di un contributo annuale unificato per gli operatori di rete e un contributo annuale percentuale sul fatturato per i fornitori di contenuti, di fronte alle insolvenze,  ognuno risponderà per sé. La nostra è una proposta che vorremmo sia discussa in un confronto istituzionale franco, realistico e democratico.

 

LA PUGLIA SI ASSOCIA AL RICORSO DELLA REA CONTRO AGCOM. Altra questione importante riguarda il ricorso contro l’AGCOM. Il 14 gennaio 2015 si riunisce, infatti,  la  Camera di Consiglio del Tar Lazio per esaminare, in via preliminare,  le motivazioni esposte dalla REA – Radiotelevisioni Europee Associate – a sostegno dell’annullamento della Delibera AGCOM 480/14/CONS la quale determina la dismissione di 76 frequenze televisive recentemente  assegnate alle emittenti locali in seguito al passaggio alla tv digitale. La dismissione è  conseguente ai reclami dei Paesi confinanti (Croazia, Slovenia, Malta) per le interferenze provocate da frequenze “non coordinate” in sede europea, dunque, considerate “abusive” benché siano state regolarmente  pianificate dall’AGCOM italiana e rilasciati diritti d’uso ventennali dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Il danno è enorme. In sostanza si tratta di prevedere la chiusura di centinaia di emittenti locali con la perdita di almeno 1500 posti di lavoro. Le emittenti penalizzate sono maggiormente quelle che operano sulla dorsale adriatica e della Sicilia e le regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Toscana. La più colpita è la Regione Puglia che si è costituita nel giudizio a fianco della REA. La comunicazione data alla stampa si legge:

 

“È stato depositato al Tar Lazio giovedì 8 gennaio l’atto di costituzione col quale la Regione Puglia si associa al ricorso della REA contro la delibera dell’Autorità Garante per le comunicazioni (Agcom), che prevede la soppressione delle emittenti televisive private che irradiano interferenze verso i Paesi europei confinanti. Lunedì 12 verrà depositata anche la memoria difensiva in cui sarà “argomentato il pregiudizio che la comunità pugliese subisce dal provvedimento Agcom 480/14/CONS”. Nel renderlo noto, il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna ricorda che la battaglia a difesa del pluralismo dell’informazione televisiva è stata dichiarata dall’intera Assemblea regionale pugliese e fatta propria dalla Giunta regionale.

La Regione si costituisce davanti alla giustizia amministrativa chiedendo l’accoglimento del ricorso dell’Associazione delle antenne locali. “Consideriamo fondate le censure sollevate e valutiamo grave e irreparabile il pregiudizio derivante dal provvedimento, sul quale incide l’interesse dell’intera collettività regionale oltre a quello delle aziende televisive”. L’intervento ad adiuvandum nel procedimento avviato dall’Associazione delle antenne locali (REA – Radiotelevisioni Europee Associate) è stato proposto nei tempi utili: “la Regione ora è anche legalmente al fianco delle emittenti e dei lavoratori delle nostre televisioni, a tutela delle voci del territorio, che sono le voci della democrazia”, aggiunge Introna. 

La richiesta al Tar Lazio – la Regione Puglia è rappresentata dall’avv. Marina Altamura – è di annullare la delibera 480/14/CONS, che applicando la legge statale n. 9/2014 (Modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale), prevede lo spegnimento entro il 31 dicembre 2014 di 12 canali televisivi in Puglia, sui 18 complessivi dell’offerta digitale regionale. Si stimano in un migliaio i posti di lavoro minacciati, tra giornalisti, tecnici e amministrativi, nelle 35 imprese a rischio (95 in Italia, dei 76 canali nazionali coinvolti dal provvedimento di soppressione). 

Un emendamento alla legge di stabilità nazionale ha com’è noto  concesso lo slittamento al 30 aprile 2015 del termine per abbandonare le frequenze, ma “non risolve il problema”, ripete il presidente del Consiglio regionale, che rinnova al Governo Renzi l’invito a rivedere la decisione, contenuto nell’ordine del giorno unitario approvato dal Consiglio regionale pugliese il 14 ottobre2014”.

 

Nel ringraziare il Consiglio Regionale Puglia e il Presidente Introna per il tempestivo e fermo intervento in favore di una causa di giustizia costituzionale, sottoline l’importanza dell’affiancamento della Regione alla causa della REA in un momento in cui la libertà d’espressione, da tutti a parole vantata e difesa, viene violentemente e costantemente attaccata nelle più disparate forme. La REA auspica che il Governo Renzi si renda conto che, da anni,  in Italia è in atto una vera e propria guerra delle frequenze  dalla quale dipende la sorte della libertà dei singoli e delle istituzioni democratiche che rischiano di essere soggiogate dall’emergente potere mediatico delle Reti nazionali e delle Telecoms internazionali fino a sfociare in una possibile strisciante eversione legalizzata.

 

La REA, sull’esempio della Regione Puglia,  invita le emittenti locali a portare a conoscenza delle Regioni nelle quali operano il presente documento affinché si costituiscano in difesa della libertà d’espressione, d’impresa e dei posti di lavoro con l’annullamento della Delibera AGCOM  480/14/CONS. Lo Studio legale Parenti di Roma è a disposizione per gli eventuali ragguagli.

 

. Antonio Diomede

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