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Tuesday, January 23, 2018

POLEMICA SU ALBERTAZZI? AL TEATRO DI VOLTERRA CALA IL SIPARIO

Posted by Varo De Maria On agosto - 30 - 2016

 Simone Migliorini con Giorgio Albertazzi.

 

Certamente l’ultima cosa che Simone Migliorini (Direttore artistico del Festival di Volterra) si poteva aspettare era di essere coinvolto in un’infuocata polemica alimentata sulla stampa nazionale e locale per aver ospitato all’interno del suo Festival la cerimonia di consegna della Cittadinanza onoraria a Giorgio Albertazzi. Onorificenza decisa da questo suggestivo Comune toscano prima della recente scomparsa del grande attore (uno dei più incisivi del teatro italiano del dopo guerra) consegnata in questa occasione alla moglie Pia.

 

A sollevare la protesta è stata l’ANPI, l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani che ha ritenuto che il Comune non dovesse assegnare questa onorificenza a causa del passato fascista di Albertazzi e di una sua presunta partecipazione a una fucilazione. Per parlare di questa vicenda e per fare un bilancio dell’edizione 2016 del Festival siamo andati a sentire Migliorini, che è stato anche uno dei principali protagonisti della rinascita dell’antico Teatro Romano di Volterra.

 

Dica la verità, Lei si è un po’ pentito per aver inserito nella serata riservata ai Premi ombra della sera la cerimonia di consegna della Cittadinanza onoraria a Giorgio Albertazzi?

 

Per niente. Ritengo, invece, che l’intera vicenda sia un po’ paradossale per non dire fuori luogo, almeno nella tempistica. Basti ricordare che la ‘Cittadinanza onoraria’ è stata conferita ben tre anni fa quando Giorgio era ancora in vita: un riconoscimento avvenuto con il consenso di tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione del Consiglio Comunale della precedente legislatura. Ne è stata data notizia su tutta la stampa e nessuno in quella circostanza ha protestato. Guarda caso, la polemica scoppia solo ora quando lui non è più in vita e quindi non può nemmeno difendersi.

 

Se ho capito bene, la colpa più grave di Giorgio Albertazzi sarebbe quella di non essersi pentito pubblicamente. Ebbene, come aveva spiegato più volte, lui non poteva pentirsi per qualcosa che non aveva fatto, anche se ha riconosciuto di essersi messo in gioventù dalla parte sbagliata. Non gli vogliamo credere? Intanto, quello che è certo è che è stato assolto e non grazie all’amnistia. Non mi sembra, poi, che sia stato l’unico nel vasto panorama della politica, della cultura, delle scienze ad essersi trovato negli anni verdi dalla parte sbagliata. E se qualche altro grande personaggio  ha deciso di pentirsi, chi ci garantisce che  non lo abbia fatto per pura convenienza?

 

In ogni caso Albertazzi ha avuto la ‘Cittadinanza onoraria’ per i sui indiscussi meriti artistici, riconosciuti a livello internazionale. Come suo allievo posso testimoniare che è stata una persona splendida, nonché un grande e generoso maestro. Albertazzi ha insegnato a generazioni di giovani se non a fare gli attori ad amare l’ arte, il teatro, il cinema, la poesia e gli ha donato gli strumenti per poterlo fare. Inoltre, posso assicurare che non esiste un suo allievo che oggi sia fascista o che abbia commesso delitti o scorrettezze nella società, quantomeno per essergli stato allievo, sodale o amico. Ecco perché non mi pento affatto di questa scelta: anzi, per me è stato un vero privilegio e un onore averlo fatto in memoria di uno dei più grandi artisti italiani del dopo guerra. Del resto ho sempre ritenuto che il pentimento sia un fatto personale e di coscienza individuale che non ha bisogno di essere sbandierato in pubblico per avere la patente di autenticità.

 

Parliamo allora del Festival. Che bilancio si sente di fare?

 

Direi senz’altro positivo. Con appena 20 mila euro in questa XVI edizione del Festival siamo riusciti a mettere in scena una ventina di spettacoli, compresi due eventi come la premiazione dell’Ombra della Sera e un concerto lirico, nonché quattro debutti in prima nazionale, tra cui Pan…crazio di Alma D’Addario. Quest’anno ci siamo aperti anche al cinema con la prima nazionale del film Il diritto di uccidere interpretato da Alan Rickman, questo grande attore britannico scomparso recentemente. Inoltre, abbiamo fatto una rievocazione storica sui gladiatori e incentivato il teatro amatoriale con una decina di compagnie in giro per la città. Complessivamente sono stati coinvolti tre-quattro mila spettatori, dei quali un 50% di turisti, in prevalenza stranieri. Si è trattato di un Festival fatto di prosa, musica, danza e lirica. In estrema sintesi, è stato un anno stupefacente anche se ci è costato una grande fatica.

 

Parliamo allora della serata finale di premiazione con la consegna della copia di una statuina etrusca intitolata da Gabriele D’Annunzio Ombra della Sera.

 

Insieme al conferimento della Cittadinanza onoraria a Pia Tolomei di Lippa (moglie di Albertazzi) da parte del Sindaco di Volterra Marco Buselli e della proiezione di un interessante documentario sulla vita dell’artista, la serata del 3 agosto scorso, condotta dalla giornalista Floriana Mastandrea, ha premiato la grande attrice Mariangelo D’Abbraccio, il noto scrittore Rocco Familiari (che non è potuto venire per motivi di salute) e il cantante, ballerino e compositore Antonio Menicucci.

 

Inoltre, è stato dato un premio alla memoria al compianto Direttore di scena Edoardo Lelio nelle mani dei familiari mentre la grande attrazione è stata sicuramente Patrizia Ciofi, soprano di livello mondiale. Tutti questi nomi sono stati selezionati da un’autorevole giuria presieduta dal grande storico del Teatro Giovanni Antonucci. Alla riuscita della serata hanno poi collaborato i pianisti David Dainelli e Joachim Baar.

 

A questo punto, oltre all’Amministrazione di Volterra mi preme di ringraziare anche i pochi ma convinti sponsor tra cui, in prima fila, la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra con il suo Presidente Augusto Mugellini, l’Associazione Teatri di Pietra, alcune aziende private come La Fattoria di Lischetto (che ha offerto un apprezzatissimo buffet), Conad, Altair, Knauf, Camera di commercio di Pisa, Società Chimica Larderello, Soprintendenza Beni Archeologici Toscana, insieme a molti semplici cittadini, tutti convinti che il Festival rappresenti ormai un lustro per la città. Infine, a questa manifestazione hanno assistito e partecipato anche diversi giornalisti e scrittori come Tania Croce o Vito Bruschini, autore di diversi best seller e che sta lanciando il suo nuovo libro ‘Il Vangelo proibito’. Insomma, è stata una bellissima serata che certamente non verrà ricordata per i pentimenti. In ogni caso sulla questione intendiamo calare definitivamente il sipario.

 

Vedere Video sulla Serata di premiazione: https://www.youtube.com/watch?v=P0Nk1GRxz1s

 

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