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Tuesday, May 21, 2019

‘VENETO AZZURRO’ PER PREVENIRE IL TUMORE DELLA PROSTATA

Posted by Matteo Bruno On marzo - 23 - 2019 Commenti disabilitati su ‘VENETO AZZURRO’ PER PREVENIRE IL TUMORE DELLA PROSTATA

Nel riquadro Matteo Bruno

 

Promuovere la Costituzione di un nuovo Stato Sociale attraverso l’informazione sulla Sanità è da sempre uno dei cavalli di battaglia di  un consistente gruppo di giornalisti raggruppati intorno alla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e la componente ‘Giornalisti Italiani Uniti‘ (della Federazione della Stampa – Stampa Romana). Molto dipenderà anche dalla capacità di utilizzare correttamente le nuove tecnologie che debbono essere soprattutto al servizio della qualità della vita e non rischiare di distruggere semplicemente posti di lavoro per consentire l’arricchimento di pochi, come illustrato nel video ONU e nuove tecnologie, collocato in fondo alla pagina. Oggi riportiamo il contributo di Matteo Bruno, Dottore in Infermieristica e Membro Associazione Fincopp (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico), nonché promotore  di “Veneto Azzurro: Campagna di prevenzione e diagnosi precoce del tumore della prostata”.

 

La prostata, o ghiandola prostatica, è un organo che fa parte dell’apparato genitale maschile. Nel soggetto normale assume una forma a piramide, simile ad una castagna, ed è situata al di sotto della vescica ed alla base del pene. La sua funzione principale è quella di produrre ed emettere il liquido prostatico, uno dei costituenti dello sperma, fondamentale alla sopravvivenza e alla qualità degli spermatozoi: aumenta la motilità degli spermatozoi, partecipa ai processi di coagulazione e fluidificazione dello sperma. Pertanto, alcune alterazioni dello stato e della struttura ghiandolare della prostata possono influenzare la fertilità maschile, inoltre, la prostata può essere la sede di malattie infiammatorie, quali le prostatiti, l’ipertrofia prostatica benigna (I.P.B.), e tumori maligni: il tumore della prostata.

 

Nel complesso il tumore della prostata è la neoplasia maligna più diffusa nella popolazione maschile, a partire dai 50 anni di età. Invece, nel caso in cui ci sia una familiarità per tumore prostatico (nonno, padre, fratello), il limite d’età scende a 45 anni. Nel nostro Paese, il carcinoma prostatico rappresenta la neoplasia più frequente tra i maschi e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età (Aiom-Airtum; 2018). Attualmente il rischio che il tumore abbia un esito infausto nell’uomo è minimo, questo grazie anche, e soprattutto, alla prevenzione e alla diagnosi precoce.

 

Per un uomo affrontare la consapevolezza di avere un tumore alla prostata non è facile. Oltre alla patologia, egli deve anche affrontare i vari effetti collaterali che insorgono con i vari trattamenti: sia farmacologico, sia chirurgico, sia radioterapico. Spesso, dopo il trattamento della patologia, si verificano effetti indesiderati che prevalentemente si traducono in problemi di incontinenza urinaria, disfunzione erettile e assenza di eiaculazione. Tutto questo si traduce in un grave disagio a livello psicologico e relazionale, con pesanti ricadute sulla qualità della vita.

 

Personalmente posso solo esprimere una grande soddisfazione per il fatto che l’associazione Fincopp Veneto in collaborazione con le Associazioni, i Comuni e le Aziende Ulss e Ospedaliere del Veneto abbia deciso di accogliere la mia proposta  di promuovere l’iniziativa “Veneto Azzurro: Campagna di prevenzione e diagnosi precoce del tumore della prostata”. La Campagna regionale si basa su due iniziative: una visita urologica gratuita e un incontro informativo teso a diffondere la cultura della prevenzione del tumore della prostata tra la popolazione maschile. Obiettivo della Campagna regionale è sensibilizzare la popolazione maschile sull’importanza della prevenzione: primaria (adozione di corretti stili di vita) e secondaria (promozione di una cultura della diagnosi precoce), e suscitare un maggiore interesse e una maggiore attenzione e responsabilità verso la propria salute coinvolgendo non solo la popolazione di interesse, ma anche soggetti di sesso maschile non direttamente coinvolti nell’iniziativa.

 

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Video suggerito e commentato (in inglese e italiano, 2 minuti):

ONU e Nuove Tecnologie: Vera sfida per Guterres – UN and New Technologies: Real challenge for Guterres https://www.youtube.com/watch?v=szhu2nTTWLo

 

 

MATTEO BRUNO SULLE NUOVE TECNOLOGIE NELLA SANITA’

Posted by Matteo Bruno On marzo - 11 - 2019 Commenti disabilitati su MATTEO BRUNO SULLE NUOVE TECNOLOGIE NELLA SANITA’

Riportiamo si seguito un’articolata riflessione del Dottore in Infermieristica Matteo Bruno (nel riquadro) che prende spunto dal video ONU E NUOVE TECNOLOGIE inserito a fondo pagina.

 

Credo che il video ONU e Nuove Tecnologie faccia riflettere molto sulla situazione attuale e futura ad un uso corretto e responsabile delle nuove tecnologie. Ottima l’ idea ad aprire uno spazio di confronto e riflessione su tale tematica. Il video fa emergere molti spunti su cui riflettere, la mia prima riflessione è “la nuova tecnologia distrugge il lavoro o crea lavoro?, la mia seconda riflessione riguarda“l’Intelligenza Artificiale in Sanità”, con un focus sulla cura e l’assistenza dei pazienti. Riportiamo si seguito un’articolata riflessione del Dottore in Infermieristica Matteo Bruno che prende spunto dal video ONU E NUOVE TECNOLOGIE inserito a fondo pagina.

 

La rivoluzione delle nuove tecnologie. L’ Industria 4.0 è l’evoluzione del processo produttivo, avviata ormai da tempo, che sta portando le aziende verso una nuova rivoluzione: la digitalizzazione dei processi produttivi, l’impiego di software e macchine intelligenti completamente interconnesse tra loro capaci di prendere decisioni, di intervenire (in autonomia) sull’intero ciclo produttivo e in grado di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori all’interno dell’azienda. Per quanto mi riguarda, ben venga il fatto che software avanzati e robot possano svolgere le mansioni più pesanti e pericolose, che per lungo tempo sono state in carico all’uomo, con benefici in termini di sicurezza sul lavoro, riduzione dei costi, aumento della produttività e dell’efficienza al fine di garantire la continuità della produzione e del lavoro, ma i rapidi progressi dell’intelligenza artificiale (da qui in poi AI) porterà, in un futuro ormai vicino, l’impiego di robot collaborativi o sociali (umanoidi) che all’interno del processo produttivo avranno il compito di formulare una diagnosi di eventuali malfunzionamenti, saranno in grado di ordinare il ricambio necessario oppure avranno l’assoluta autonomia del giudizio nel valutare la presenza e l’esistenza del danno ed eseguire le riparazioni necessarie.

 

A vantaggio di chi? Vedremo, quindi, che non sarà più il tecnico specializzato a scoprire un guasto, ad eseguire una riparazione o ad ordinare un pezzo di ricambio, questa figura tecnica specializzata andrà a scomparire in breve tempo e sarà sostituita da un software e da robot consapevoli dotati di AI. Al giorno d’oggi, invece, alcune mansioni e professioni come l’operatore di call center (sostituito da un software in grado di interagire tramite voce o testo con l’essere umano), la commessa o il cassiere (sostituiti dalla cassa automatica), l’impiegato di banca (sostituito dal bancomat e dall’home banking o internet banking) e gli operatori di agenzie di viaggio saranno destinati a scomparire gradualmente e soppiantate da servizi digitali. Sempre più intelligenza artificiale, sempre più online e più tempo all’interno di ambienti digitali, sempre più servizi online. La nostra vita è sempre più digitale. Ma tutto questo a vantaggio di chi? Sicuramente a vantaggio delle aziende coinvolte nello sviluppo di software e robot con AI, degli investitori – le grandi multinazionali – che investono milioni di dollari in azioni e nei settori della robotica per un semplicissimo motivo, generare ancora più profitto e imporsi in maniera importante sul mercato.

 

Cosa cambia nella sanità. Per quanto riguarda l’ambito sanitario, la sanità digitale, la robotica e l’intelligenza artificiale stanno riscrivendo i modelli di intervento socio-sanitario. La sanità digitale ha dimostrato, ad esempio, risultati rilevanti riguardo la riduzione di sprechi e truffe a danno del SSN (Sistema Sanitario nazionale)  e nel migliorare l’efficienza dei servizi sanitari: prenotazione e disdetta online delle prestazioni specialistiche, il download o la visualizzazione dei referti online e i servizi di telemedicina. Per quanto riguarda invece la robotica, essa viene utilizzata per assistere e curare i pazienti di ogni età. Ne è un esempio la chirurgia robotica, in cui il chirurgo non esegue l’intervento chirurgico con le proprie mani, ma manovrando un robot a distanza ravvicinata, oppure la robotica riabilitativa (l’impiego di esoscheletri per la riabilitazione), un approccio terapeutico che può essere personalizzato e adattato alle esigenze del singolo paziente, quindi in grado di offrire un vantaggio in termini di risposta alla terapia, anche a seconda della parte del corpo che deve essere riabilitata. A ciò si aggiungono altri vantaggi come la misurazione di una serie di parametri che permettono di capire i progressi fatti dal paziente e orientare le successive decisioni terapeutiche, la riduzione dei rischi correlati alla chirurgia classica, la riduzione dei tempi di degenza e un rapido ritorno del paziente alle normali attività quotidiane.

 

Preoccupazioni. La mia grande preoccupazione è l’ipotesi, da qui ai prossimi 10/15 anni, che l’AI renderà inutili e/o obsoleti gli operatori sanitari (Medici, Infermieri, Fisioterapisti, Oss, ecc..). Si partirà, come peraltro già avviene, da una piccola mansione o da una procedura medica e infermieristica da delegare alla macchina con AI, per poi passare alla graduale e completa assunzione di compiti assistenziali e l’esecuzione di interventi in assoluta autonomia. Vedremo assistere ad una (quasi) totale automazione delle figure sanitarie, robot in grado di agire autonomamente, che si dedicheranno alla cura diretta del paziente, faranno il giro letti, eseguiranno un prelievo venoso, prescriveranno la terapia o addirittura la somministreranno. Le figure sanitarie così come li conosciamo ora, probabilmente, diventeranno obsolete e finiranno per svolgere il ruolo di semplici assistenti di una macchina dotata di AI. Dal mio punto di vista, una visione che può essere condivisibile o meno, immagino un modello di sanità che si basa sulla netta separazione di ruoli tra operatori sanitari e software o robot dotati di AI. Il primo dovrà continuare ad essere il protagonista attivo nelle diverse fasi del processo di cura e di assistenza al paziente, il secondo dovrà essere capace di processare in tempi rapidi una quantità sempre maggiore di dati scientifici, che siano motivate e comprensibili, ed essere di supporto all’attività medica e infermieristica, il cui scopo è permettere agli operatori sanitari di lavorare con più serenità e dedicare più tempo al soddisfacimento dei bisogni dei pazienti. Il corpo umano ha una organizzazione strutturale di una macchina pressoché perfetta, dotata di capacità straordinarie e costituita da apparati che svolgono una loro funzione precisa.

 

L’insostituibile ruolo dell’uomo. L’uomo, fatto di carne e ossa, possiede una personalità, un carattere, ed è in grado di percepire le proprie e le altrui emozioni, comprende pienamente lo stato d’animo delle persone e cerca in ogni modo di contribuire al benessere psicofisico e a fornire un sostegno emotivo agli altri, ciò che un software o un robot dotato di AI non potrà mai fare o capire. Anche se ci somigliano e possono compiere azioni simili alle nostre, loro non hanno un cervello come il nostro, non provano le nostre stesse emozioni, non comprendono lo stato d’animo e la situazione emotiva di una persona. Sono robot, software incapaci di empatia e non potranno stabilire un rapporto di fiducia e comprensione con il paziente. Concludo dicendo che, in ambito sanitario, sono favorevole ad una collaborazione, ad una alleanza tra uomo e macchina intelligente, della quale l’uomo deve avere l’assoluto controllo. I software e i robot dotati di AI dovranno essere bravi nel svolgere le loro mansioni e a fare quello che vogliamo noi, non quello che vogliono loro.

 

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