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Saturday, February 23, 2019

PIENZA: UN CONCORSO LIRICO APRE LE CELEBRAZIONI UNESCO

Posted by Punto Continenti On agosto - 7 - 2015 Commenti disabilitati su PIENZA: UN CONCORSO LIRICO APRE LE CELEBRAZIONI UNESCO

Da vent’anni Pienza (1996-2016), la splendida cittadina in provincia di Siena, si trova inserita nella speciale lista UNESCO (lOrganizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) che comprende le località considerate Patrimonio dell’Umanità. Per l’occasione sono state programmate dal Comune una serie di iniziative culturali ad alto livello, A dare il via alle celebrazioni sarà la sesta edizione del Concorso Internazionale per Cantanti Lirici «Benvenuto Franci», ormai diventato un punto fermo nel panorama lirico italiano. Ma prima dare qualche altra informazione sul Concorso (che si svolgerà dall’8 al 10 ottobre), soffermiamoci ancora su Pienza.

 

Si tratta di un Comune (guidato dal sindaco Fabrizio Fè) di poco più di due mila abitanti considerato dagli esperti il centro di maggiore importanza artistica di tutta la Val d’Orcia.  Nel 1405 nacque da queste parti Enea Silvio Picolomini, futuro Papa Pio II. Gran parte del rilevante patrimonio storico-artistico di Pienza si concentra nella suggestiva piazza dedicata al pontefice, personalità che ha dato un contributo fondamentale alla trasformazione di Pienza in una ‘città ideale’ del Rinascimento. Molti dei progetti architettonici sono stati affidati a Bernardo Rossellino e ancora oggi vengono classificati come esempi estremamente significativi di progettazione urbanistica. Da visitare assolutamente la rinascimentale Cattedrale, il Palazzo Comunale e i Palazzi Borgia e Piccolomini. Inoltre, va segnalato il  Romitorio, un complesso di locali scavati nell’arenaria da monaci eremiti e che si trova nei pressi di Pienza. Non manca, infine, una curiosità: in una grotta si può ammirare la scultura di una Madonna con sei dita.

 

Come detto precedentemente, le celebrazioni avranno inizio, con la sesta edizione del Concorso Internazionale per Cantanti Lirici «Benvenuto Franci» che, nell’ambito di un Concerto conclusivo (che si terrà nella splendida cornice della Chiesa di San Francesco), ospiterà personalità di spicco del mondo della lirica e dello spettacolo. Promosso dall’Amministrazione Comunale, il Concorso è sostenuta da importanti e autorevoli Patrocinii e Collaborazioni, quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il MIBACT, l’Opera di Firenze Maggio Musicale Fiorentino, l’Opéra National du Rhin Strasbourg, lo Staatstheater Nürnberg, il Theater Basel, lo Stadttheater Klagenfurt, il Conservatorio «G.Nicolini» di Piacenza, l’Agenzia Lirica Atelier Musicale, la società Moira Johnson Consulting, la Regione Toscana, la Provincia di Siena, il «Rotary» Montepulciano-Chiusi-Chianciano Terme e l’Accademia degli Oscuri di Torrita di Siena.

 

Per maggiori informazioni sul Concorso scrivere a iscrizioni.concorsofranci@comune.pienza.si.it o consultare il sito www.operapienza.it

 

 Il Sindaco Fabrizio Fè

VOLTERRA PREMIA GRANDI ARTISTI CON L’OMBRA DELLA SERA

Posted by Punto Continenti On agosto - 3 - 2015 Commenti disabilitati su VOLTERRA PREMIA GRANDI ARTISTI CON L’OMBRA DELLA SERA

Il prestigioso premio Ombra della Sera per il cinema e il teatro è stato dedicato quest’anno al grande regista, drammaturgo, sceneggiatore, poeta, scrittore e pitore  spagnolo Fernando Arrabal, considerato uno degli autori più importanti e completi del XX secolo. Le sue opere teatrali sono tra le più rappresentate al mondo. Ha diretto sette lungometraggi. Ha pubblicato quattordici romanzi, circa ottocento libri di poesia, nonché vari saggi. Sul Dictionnaire des littératures de langue française  si può leggere: “Arrabal eredita la lucidità di un Kafka e l’umore di un Jarry; per la sua violenza viene paragonato a Sade o ad Artaud. Ma probabilmente è l’unico ad aver portato lo scherno così lontano”.  Nel 1982 ha vinto il premio Nadal di narrativa (equivalente del premio Strega) per La torre herida por el rayo.

 

Fondatore e Direttore Artistico del Premio Volterra (giunto alla tredicesima edizione) è l’attore Simone Migliorini che, tra l’altro, per anni si è trovato in prima fila nello sforzo di far rinascere e restaurare il Teatro Romano, vero gioiello archeologico. Insieme al Premio,  Migliorini promuove anche il Festival Teatrale di Volterra che quest’anno ha visto in cartellone ben 21 eventi di alto livello.

 

Purtroppo la cerimonia di premiazione, che doveva avvenire nel Teatro Romano, è stata spostata all’ultimo momento, a causa di un’improvvisa pioggia, all’interno della splendida cornice del Teatro Persio Flacco, dal nome del poeta satirico romano di età imperiale aderente allo stoicismo. Insieme ad Arrabal sono stati premiati da un’autorevole giuria, formata da critici e giornalisti e presieduta da Ernesto G. Laura, i seguenti artisti e scrittori:

 

Premio “Tommaso – Fedra-Inghirami alla carriera a Eros Pagni  (attore);

Premio “Bruno Landi” alla Lirica a Maria Grazia Patella (soprano) e Miro Solman (tenore);

Premio “Giorgio Tani” al miglior Costumista alla memoria di Bice Minori (premio ritirato da Gigliola Funaro);

Premio “Giulio Piccini – Jarro ” al giornalismo e critica teatrale alla memoria di Ettore Zocaro;

Premio “Vittorio Gassman” alla migliore attrice della stagione Mariangela D’Abbraccio;

Premio”Ernestina Fenzi” alla Danza a Roberta Escamilla Garrison  (ballerina americana);

Premio “Giulio Piccini – Jarro ” al giornalismo e critica teatrale a Masolino d’Amico (critico letterario e teatrale);

Premio “Dino Lessi” al miglior Spettacolo dell’anno Magazzino 18 (diretto da Antonio Calenda, il premio è stato ritirato da Simone Cristichi che ha composto le musiche);

Premio “Marcello Marcellini” al miglior attore/trice emergente dell’anno a Ruben Rigillo (attore);

Premio “Giovanni Villifranchi” alla drammaturgia Giuseppe Manfridi (autore teatrale);

Premio “Nuccio Messina” all’organizzazione e impresa teatrale ad Aurelio Gatti;

Premio “Franco Porretti” al volterrano distintosi in arti e mestieri a Luca Signorini;

Premio Unesco alla cultura (indicato da una speciale giuria presieduta da Giovanni Puglisi) a Laura Olivetti (Presidente della fondazione Adriano Olivetti);

 

Per la cronaca, nel corso della premiazione si sono esibiti tra gli altri Eros Pagni, Mariano Rigillo (padre del premiato Ruben) e  la coppia Patella-Solman che ogni anno organizza a Oderzo ‘Opera in Piazza’, uno spettacolo lirico di livello internazionale (quest’anno è stata messa in scena una splendida AIDA, in collaborazione  con il Teatro di Maribor della Slovenia e la Fondazione del Teatro Arena di Verona.

 

Nelle edizioni precedenti sono stati premiati artisti del calibro di Massimo Ranieri, Gabriele Lavia, Arnoldo Foà, Giugliana Lojodice, Franca Valeri, Alessandro Gassman, Giorgio Albertazzi, Antonio Calenda, Leo Gullotta, Edardo Erba, Manlio Santanelli, Ugo Chiti, Nuccio Messina, Pino Strabioli, Paola Gassman, Maria Rosaria Omaggio, Paolo Ferrari, Maurizio Giammusso, Roberto Herlitzka, Glauco Mauri, Ivana Monti, ecc.

 

Tutti i premiati ricevono la statuina ‘Ombra della Sera’. Si tratta della riproduzione, in formato originale, del famoso bronzetto etrusco realizzato da un ignoto scultore vissuto circa 3000 anni fa. L’edizione di quest’anno è stata presentata dall’attrice Giovanna Lombardi. Tra i grandi sponsor della manifestazioni figurano, tra gli altri, la Cassa di Risparmio di Volterra, la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, la Regione Toscana, la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana, il Comune di Volterra, la Camera di Commercio, la Scuola Internazionale di Alta Formazione SIAF, la Commissione Italiana Unesco, l’agriturismo Il Lischeto, l’Associazione Pro Volterra (presieduta da Franco Frediani, subentrato nella carica a Piero Fiumi, figlio del noto archeologo scopritore del teatro).

 

 

 

 Fernando Arrabal (a sinistra) insieme Simone Migliorini.

COMPATANGELO: IL TEATRO, CHE CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

Posted by Punto Continenti On luglio - 10 - 2015 Commenti disabilitati su COMPATANGELO: IL TEATRO, CHE CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

Recentemente è stata presentata a Roma la prima edizione del Premio Cendic – Segesta, dedicato alla drammaturgia italiana contemporanea, e promosso dal Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea – Cendic, in collaborazione con il Comune di Calatafimi Segesta, il Calatafimi-Segesta Festival “Le Dionisiache 2015”, il Centro Teatrale Meridionale di Locri e il Teatro Arcobaleno – Centro Stabile del Classico di Roma (vedere servizio http://puntocontinenti.it/?p=7698 ).

 

Presidente del Premio è Maria Letiza Compatangelo, drammaturga, saggista, laureata in Lettere (Storia del Teatro), che ha scritto numerose commedie rappresentate in Italia e all’estero, pubblicate in volume e su riviste specializzate. Ha vinto vari premi teatrali nazionali e per due volte il Premio I.D.I. (Istituto del Dramma Italiano), con le commedie ‘Trasformazioni’ e ‘Il Veliero e il Pesce Rosso’. La sua ultima commedia, La cena di Vermeer, ha vinto nel 2014 i due più prestigiosi concorsi nazionali di drammaturgia: il Premio SIAE e il Premio Vallecorsi. Alla Compatangelo abbiamo formulato alcune domande sulla grave crisi che sta attraversando il teatro italiano.

 

Tutti parlano genericamente della crisi del Teatro italiano. Ce la può descrivere un po’ nei dettagli questa crisi, dal punto di vista economico, occupazionale, gestione dei teatri, qualità degli autori e attori (soprattutto giovani)?

 

La crisi è certamente influenzata dalla mancanza di risorse economiche che sta attanagliando gli enti locali e tutti i settori produttivi del nostro Paese, ma la gravissima e carenza di “investimenti in ricerca e innovazione” di cui tutti ora parlano, nel campo della produzione culturale è un vero e proprio vulnus che si trascina da anni e che potrei definire come incapacità di produrre un credibile progetto culturale a medio e lungo termine. Da parte politica ma anche da parte degli addetti ai lavori.

 

Non dimentichiamo che se dal dopoguerra il nostro Teatro non ha ancora una legge quadro, la responsabilità non è stata solo dei politici – che il più delle volte non sono competenti in materia – ma essenzialmente di chi, a livello sia pubblico, sia privato, ha gestito il teatro italiano in questi decenni… ed anche degli artisti, perlopiù irrimediabilmente autoreferenziali. Eduardo De Filippo denunciava questo stato di cose già nel 1958, nella sua lettera aperta al Ministro dell’epoca, Tupini. Per lui il teatro doveva “andare avanti con la vita”, ma questo non è accaduto.

 

La sua domanda mi sembra riferita essenzialmente al versante occupazionale e gestionale, per cui lascio da parte il discorso artistico per dirle che sino agli anni Ottanta intere categorie di attori, registi, tecnici, scenografi, costumisti e organizzatori (ma solo qualche drammaturgo) potevano vivere di teatro: un teatro costituito essenzialmente dalle cosiddette “compagnie di giro”, che avevano tournée che potevano durare anche otto mesi, da ottobre a maggio, a cui spesso si accompagnavano le “estive”, in luglio e agosto. Da molti anni questo impegno è  diventato impensabile, anche per le formazioni più grandi e strutturate, con il risultato che per i giovani è diventato impossibile costruirsi con il teatro una vita lavorativa e una pensione. Si sono moltiplicate le piccole e piccolissime formazioni, le autoproduzioni, mentre si cerca di sbarcare il lunario saltando dal doppiaggio, al teatro, dall’insegnamento alla pubblicità, nella speranza di trovare un lavoretto nella fiction o al cinema.

 

Si moltiplicano le scuole di recitazione, oggi c’è più gente che vuole fare teatro di quanti vogliano andare a vederlo, ma ai giovani artisti manca, a mio parere, la possibilità di fare la gavetta. Intendo una gavetta vera, retribuita, che costituisca il primo passo nella costruzione di una carriera, e non una serie infinita di provini per produzioni non pagate, di stage a pagamento in cui praticamente questi ragazzi pagano per fare le prove di uno spettacolo, nel quale alla fine solo uno o due di loro saranno impiegati e forse remunerati (se non sono già stati scelti altri!).

 

Fuori da Roma e da Milano, la situazione è leggermente migliore: c’è meno ressa e per le giovani formazioni che riescono a radicarsi in un territorio – grazie anche al sistema delle residenze, che a mio parere dovrebbero essere allargate agli autori, come accade in altri Paesi europei – si aprono maggiori possibilità di crescita artistica, di sopravvivenza e paradossalmente, con il circuito dei Festival, anche di apertura su una platea internazionale. Continuando con i paradossi, questo stato di crisi perdurante e generalizzata ha creato le condizioni per tornare a parlare di drammaturgia italiana contemporanea. Come se, nella precarietà generale imperante, tra le categorie dei teatranti e i drammaturghi si fosse riannodato un filo di solidarietà.

 

Certo in questi decenni i drammaturghi si sono battuti contro l’esterofilia imbecille a tutti i costi, che ha messo la nostra scrittura teatrale in condizioni di minorità rispetto alle drammaturgie europee e d’oltreoceano, e questo ha senz’altro contribuito a creare una nuova sensibilità a riguardo, ma ora sono gli attori che cercano testi nuovi e i produttori hanno capito che una buona storia può contribuire a riportare il pubblico a teatro e a conquistarne di nuovo.

 

In occasione della presentazione del Premio Cendic lei ha parlato della necessità di “imprimere un segnale concreto di cambiamento e stimolo affinché la cultura possa essere il volano di una reale rinascita civile, sociale ed economica del Paese”. In concreto cosa s’aspetta esattamente dal potere politico?

 

La cultura produce ricchezza, lo spettacolo ha un indotto molto esteso ed ogni euro investito in questo campo ne produce quattro, con lavoro, sviluppo, coesione sociale e controllo del territorio. Bisogna però avere progetti chiari, coraggio e coerenza. Anche perché spesso la controparte non è all’altezza. Le faccio un esempio: il MIBACT ha emanato esattamente un anno fa un decreto che rivoluziona i criteri di ripartizione del FUS. Un decreto con qualche aspetto positivo, molte criticità ed alcune contraddizioni. Il progetto dichiarato era quello di intervenire, in assenza, come abbiamo detto, di una legge quadro sullo spettacolo dal vivo,  su un meccanismo di finanziamento che stava producendo poca cultura e molte sterili posizioni di rendita, grandi e piccole. Il progetto reale – sto ai fatti – è risultato essere quello di disincentivare le domande di finanziamento e quindi ridurre la platea degli aventi diritto, imponendo nuovi parametri di accesso insostenibili per i più.

 

Su tutto ciò si è rapidamente innestato il tipico meccanismo del mors tua, vita mea, per cui le compagnie e i teatri più forti – o i più accreditati politicamente – invece di intavolare un confronto serio nel merito della riforma proposta e dei suoi punti di validità,  sono stati tutti  zitti, pensando di trarre vantaggi dall’eliminazione dalla competizione di tanti piccoli concorrenti. Ci sono stati mugugni, lamenti … ma quelli che più oggi  si stracciano le vesti, perché eliminati dal novero dei Teatri Nazionali, o dei TRIC (teatri di rilevante interesse culturale n.d.r.) o addirittura dei Centri di Produzione Teatrale, sono proprio quelli che avrebbero avuto la forza e il credito per farsi sentire con competenza un anno fa, a beneficio di tutta la categoria.

 

Prima parlavo di coerenza, c’è un motivo: quando è stato emanato il Decreto del 1° luglio 2014, è stato detto e scritto che il modello a cui questa “rimodulazione” si era ispirata era quello francese, dove il teatro è nettamente ripartito tra teatro finanziato dallo Stato ed il teatro cosiddetto commerciale – che non vuol dire non colto! – che non gode di finanziati pubblici.

 

Peccato che nel voler riproporre questo modello non si è tenuto conto che in Francia esistono dagli anni ’60 ben 4 Teatri nazionali, completamente sovvenzionati, di cui due dedicati per statuto alla loro drammaturgia nazionale: la Comédie Française, fondata all’epoca di Luigi XIV, votata alla valorizzazione del repertorio nazionale, mentre il Théâtre de la Coline è preposto all’individuazione  e produzione di testi contemporanei. Poi ci sono  Théâtre de l’Odeon, che è il “Théâtre de l’Europe”, mentre al Théâtre National di Chaillot le produzioni sono più puntate sulla danza e il teatro musicale. Tutto ciò per creare una sinergia tra le diverse componenti artistiche e far nascere e crescere un vivaio di nuove idee e nuovi autori. Il decreto citato, invece, cosa ha prodotto in Italia? La scomparsa di tante piccole e medie compagnie che negli ultimi anni producevano drammaturgia italiana contemporanea, senza però prevedere il contrappeso di un Teatro Nazionale ad essa dedicato.

 

In questo quadro il Cendic ha lanciato un appello, lo scorso settembre, che in pochi giorni ha raccolto più di 1300 firme di autori, registi, attori, musicisti, tecnici, produttori, organizzatori, intellettuali, enti, teatri, sindacati, associazioni… Un appello al quale le Istituzioni devono ancora una risposta. Noi non vogliamo un Teatro Nazionale per il Cendic, vogliamo che nasca un’istituzione omologa a quelle esistenti da decenni all’estero, come il Royal Court a Londra, la Schaubuhne di Berlino  o il citato Théâtre de la Coline a Parigi. Un progetto per l’Italia per il quale si potrebbero trovare risorse anche tra le somme dovute agli autori per la copia privata, la reprografia, etc. A parole tutti ci dicono che è un progetto al quale è impossibile dire di no, nella pratica occorrono politici coraggiosi, competenti e coerenti che vogliano dargli vita.

 

A proposito di crisi del teatro già nel 1928, il grande critico Silvio D’Amico, citando Firmin Gemiér (attore insigne, direttore dell’Odéon e presidente della Societé Universelle du Théâtre) sostenne in un articolo che  «Oggi gli autori drammatici scrivono per i piccoli gruppi intellettuali, per una certa critica, per porre la candidatura all’Académie, non scrivono più per la folla. Sdegnano di fare quello che non hanno sdegnato Eschilo, Shakespeare, Calderon, Molière. E allora la folla, ch’essi affettano di ignorare, li abbandona”. Cosa c’è di vero ancora oggi?

 

C’è moltissimo di vero. La ricerca del nuovo per il nuovo sta diventando un’ossessione ridicola e un’ennesima forma di provincialismo; scrivere per piacere al critico o per il proprio salotto di amici è molto diffuso oggi in Italia. Non credo che tutto ciò sia positivo per la drammaturgia e per il teatro italiani, ma certamente lo è per alcuni. E qui la responsabilità è tutta della pigrizia e della logica da clan di chi è proposto alle scelte, che trova più comodo blaterare che in Italia non esistono autori teatrali…  a parte i loro tre o quattro “protetti”.

 

Anche per questo il Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea – Cendic ha voluto il Premio Cendic Segesta, un premio pensato dagli autori per gli autori, fuori da queste logiche di clan, cominciando dall’anonimato dei partecipanti garantito da un notaio, l’assenza di balzelli per sedicenti spese di segreteria e costose spedizioni di copioni. Con in palio la messinscena del testo vincitore e la garanzia di un’effettiva lettura da parte di giurati competenti. Visti i risultati, con oltre 90 testi pervenuti da tutt’Italia in meno di un mese, nonostante il tema obbligato del mito, forse ce n’era bisogno!

 

Come vede il futuro della drammaturgia italiana?     

 

In divenire. C’è una grande confusione sotto il cielo… ma se la situazione sia o no eccellente, dipende dalla nostra volontà e capacità di cambiare le cose. I 180 drammaturghi iscritti al Cendic ci stanno provando in tutte le maniere: siamo nati per “riempire un vuoto istituzionale” (dopo la chiusura dell’IDI e dell’ETI), vogliamo un Teatro per la Drammaturgia Italiana Contemporanea ma nel frattempo – senza alcun finanziamento esterno –   “lavoriamo al back stage”, con una serie di progetti volti alla promozione della scrittura teatrale nazionale in Italia e all’estero, alla formazione del pubblico e alla formazione degli autori. Perché la scrittura teatrale in Italia sia, come in altri campi autorali, una professione artistica qualificata che permetta a chi la esercita di vivere del proprio lavoro.

 Maria Letiza Compatangelo

SFILATA DI MODA LATINO AMERICANA ALL’IILA

Posted by Punto Continenti On luglio - 6 - 2015 Commenti disabilitati su SFILATA DI MODA LATINO AMERICANA ALL’IILA

In occasione della presenza di giovani stilisti latinoamericani nella settimana di AltaRomAltaModa, l’Istituto Italo Latino Americano (IILA), la Accademia Italiana Estesia Moda e Cultura e le Ambasciate di Argentina, Colombia e Messico in Italia, presentano il prossimo 15 luglio la nuova edizione dello Show Room Party–iila, un nuovo appuntamento con la moda latinoamericana, rappresentata questa volta dagli stilisti: Elvio Acevedo dell’Argentina, Lisbeth Camargo della Colombia e Jehsel Lau del Messico.

 

L’evento, offre spunti e suggerimenti di tre giovani promesse della moda latinoamericana. Le loro proposte sartoriali, combinano l’alta moda con colori ed elementi dei loro paesi di origine, creando stili e tendenze estremamente personali ed eleganti.

 

Lo Show Room Party–iila, giunto alla quarta edizione, è un evento ideato da Maurizio Passeri, Direttore dell’Accademia Italiana Estesia eEsperanza Anzola dell’Ufficio stampa dell’IILA, e rappresenta un veicolo che esprime valori di creatività ed avanguardia, pregi dei giovani rappresentanti della moda e della bellezza del Continente latinoamericano.

 

Nello Show Room Party sfilerà la collezione dello stilista argentino Elvio Acevedo intitolata “a m a d a”. Il raso, le Sete, il taffetà si combinano in armoniosi disegni unici ed eleganti. Elvio Acevedo, che inizialmente ha lavorato come “hair stilist” a Córdoba, sua città d’origine, ha intrapreso il suo percorso nel mondo della moda nel 2000, quando alcune delle suoi clienti hanno deciso di affidare al loro acconciatore di fiducia la propria immagine ed il proprio abbigliamento. Attualmente Acevedo conduce nella televisione Argentina lo show “Estilosas”, dove moda, stile e gusto sono la chiave per accompagnare le donne senza limiti d’età, attraverso lo slogan “puedes ser hermosa a los 30, irresistible a los 40 e inolvidable para toda la vida“.

 

La stilista Lisbeth Camargo, è di origine colombiana, 33 anni, intraprendente, allegra e creativa. Ha creato la propria linea di abiti da sposa e da cerimonia, con grinta ed intensità. Le sue collezioni sofisticate ed eleganti, sfilano sulle passerelle d’Italia e Colombia e si dirigono verso la ricerca di linee pulite dove ogni taglio e ogni forma raggiungono il senso di libertà, forza ed armonia. Per Lisbeth, ogni disegno realizzato con tessuti preziosi -georgette, raso e organza – deve donare fascino e sensualità.

 

Ecco quindi Jehsel Lau, giovane stilista messicana che ha iniziato la sua carriera con una linea speciale di abbigliamento per la danza, attraverso un progetto di moda emergente che cerca di trasformare l’indumento di uso quotidiano del ballerino in un indumento fashionista e ergonomico. Nel 2013 si propone come stilista di alta moda, dando una svolta radicale alla sua carriera come costumista. Progetta Jehsel Lau ® Outlier Fashion, seguendo la filosofia di “zero spreco”, personalizzazione, disegno digitale. Le tecniche millenarie ed artigianali si combinano tra ergonomia e bellezza estetica. I suoi disegni sono presentati in bianco, con l’ideologia di spazio aperto alla creatività, la diversità e la personalizzazione cliente a cliente. Per la giovane stilista Jehsel Lau ogni disegno è una tela che prende vita e colori, dove si scrive una storia, un tempo ed una ideologia.

 

Nel corso della serata viene anche presentata la bellezza latinoamericana attraverso le splendide Miss Belleza Latina 2014. Marcella Molina della Colombia e Maria Arismendi del Venezuela, finalista dello steso concorso ideato nel 2011 dall’Associazione ASOCOLSI, con sede in Siena e promosso dalla sua presidente Beatriz Zapata, con l’obbiettivo di fare conoscere come legato culturale con l’Italia, la bellezza latinoamericana. Queste due rappresentanti della bellezza del Continente, indosseranno abiti degli stilisti invitati.

 

La serata sarà introdotta dall’Ambasciatore Giorgio Malfatti di Monte TrettoSegretario General dell’IILA che conferma il suo sostegno e l’ospitalità allo Show Room degli stilisti latinoamericani, e insieme alla rappresentanza diplomatica di Argentina, Colombia e Messico riaffermano che questi tipo d’eventi, convalidano lo sforzo complessivo sviluppato dall’IILA per promuovere in Italia la conoscenza della storia, del lavoro e della cultura, anche attraverso la bellezza, creatività e fantasia degli stilisti. Presenterà la manifestazione Nino Graziano Luca, giornalista ed organizzatore del World of Fashion. Hanno collabarato: Moda-GuApa & Design, punto di riferimento per gli stilisti del centro e sud America e la Agenzia di Comunicazione e Ufficio Stampa Latinoamericana Tcg Newscon la sua corrispondente Elsy Aparicio.

AL VIA IL FESTIVAL DEL TEATRO ROMANO DI VOLTERRA

Posted by Punto Continenti On luglio - 6 - 2015 Commenti disabilitati su AL VIA IL FESTIVAL DEL TEATRO ROMANO DI VOLTERRA

Il millenario Teatro Romano di Volterra torna a rivivere, e grazie al teatro e alla musica, si  popola di voci, suoni, canti e bellezza. L’itinerario di accesso al teatro sarà arricchito quest’anno di un nuovo percorso: gli spettatori potranno immergersi nello spettacolo silente dei reperti e in quello festoso e nutriente per anima e corpo, degli spettacoli. Nella programmazione di quest’anno 21 eventi: per tutti è prevista l’opzione buffet di prodotti locali derivanti da coltivazione biologica.

 

Si parte con una delle commedie più divertenti del genio Aristofane il 6 Luglio: Le Rane, si passa poi a Kiron Cafè, che vedrà in scena 14 tra attori e ballerini in un vortice poetico e ironico sulla storia del centauro Kirone, con Giasone e Medea, gli Argonauti, Arianna, Ercole e altri personaggi del mito. Lina Prosa con la De Palma si cimenterà in un nuovo sperimentare il teatro di parola e suoni, che si affida al racconto di Ifigenia. E’ poi la volta di un maestro assoluto della Danza contemporanea: Mvula Sungani con il suo psichedelico Anemos, e a seguire il Prof Giancarlo Sammartano, dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, con il Poenelus, in prima nazionale assoluta. Ampio spazio anche per la musica: un omaggio a De Andrè con l’attrice Cristina Sarti, poi gli Ottoni di Rinaldo Ghelli, talentuoso musicista volterrano, con il suo quintetto, e le straordinarie Sorelle Marinetti, che ripercorreranno in una sorta di spettacolo teatral-musicale, la vicenda dello storico Trio Lescano.

 

Ci sarà, poi, uno spazio per i turbamenti poetici, mistici e carnali di D’Annunzio con lo scandaloso e vietato ai minori: “Musami o vate alle colonne del vizio“. Seguiranno i Laboratori di Cinzia Maccagnano, Aurelio Gatti, e del Prof Sammartano. Un pomeriggio speciale sarà dedicato ai più piccoli, con gli attori del laboratorio volterrano l’Avventuracolorata: Af/Fabulae merenda con il mito . A concludere la prima parte del Festival, la tradizionale Trimalcena nell’ambulacro del teatro, uno scenario mozzafiato solo per 80 partecipanti. La serata sarà allietata da “Artisti di Volterra nel teatro di Volterra“, una kermesse che vedrà esibirsi sul palco una seconda mandata di artisti volterrani, assenti nella scorsa edizione. Allo spettacolo si potrà assistere anche dalla platea, senza partecipare alla cena.

 

“Ringraziamo chi ci ha sostenuto in questo non sempre facile percorso”, ha affermato Simone Migliorini, Direttore Artistico del Festival,”la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, al Comune di Volterra con le autorità, ma anche con gli impiegati, i tecnici, i collaboratori che con entusiasmo si sono prestati ad affiancarci in questa avventura. Grazie anche alla Soprintendenza ai Beni Archeologici, alla Provolterra, alla Cassa di Risparmio di Volterra, all’Architetto Giuliano Chelazzi, realizzatore del progetto per la fruizione del Teatro”.

SI APRE IL SIPARIO SULLA RASSEGNA TEATRI DI PIETRA LAZIO

Posted by Punto Continenti On luglio - 4 - 2015 Commenti disabilitati su SI APRE IL SIPARIO SULLA RASSEGNA TEATRI DI PIETRA LAZIO

Si apre il sipario sulla nuova edizione della rassegna Teatri di Pietra Lazio: la rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, con oltre venti aree coinvolte in diverse regioni, dalla Toscana alla Sicilia, che ospiteranno gli appuntamenti di una programmazione dedicata ai temi del Mediterraneo e del Mito, ideata da Pentagono Produzioni e Circuito Danza Lazio, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma per l’Arco di Malborghetto e con la Soprintendenza dell’Etruria Meridionale per l’Anfiteatro di Sutri, con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Lazio e il Comune di Roma – XV Municipio.

 

In scena per la XVI edizione, opere in cui il tema classico e del mito diventano “materia sensibile” per approcciare il contemporaneo attraverso il rito del teatro. Un percorso che unisce arte, cultura, storia e paesaggio, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il patrimonio storico-paesaggistico italiano, grazie anche al contributo di enti pubblici e privati. La fruizione del luogo si accompagna ad una rinascita dell’idea di comunità, come rete di persone unite nella condivisione di pensieri e ideali. Una proposta diversificata e la presenza di alcune tra le compagnie più rappresentative e artisti di rilievo internazionale, confermano la rassegna come una tra le più propositive e interessanti della stagione.

 

Tra gli ospiti della kermesse, diretta da Aurelio Gatti: Sebastiano Tringali, Maurizio Panici, Galatea Ranzi, Barbara De Rossi, Tato Russo, Maria Rosaria Omaggio, Maurizio Donadoni, Hal Hyamanouchi e Giancarlo Sammartano. Diciassette gli appuntamenti previsti, tra cui alcune prime nazionali e anteprime,  tra teatro, musica e danza, dislocati tra il suggestivo Anfiteatro di Sutri e l’incantevole Arco di Malborghetto, dal 4 Luglio al 2 Agosto. Ad inaugurare la nuova edizione, il 4 Luglio nell’Anfiteatro di Sutri e il 5 Luglio nell’Area Archeologica di Malborghetto, “Kiron Cafè” per la regia di Sebastiano Tringali e Aurelio Gatti.

 

L’8 Luglio si terrà presso l’Area Archeologica di Malborghetto l’anteprima di Medea con Barbara De Rossi e la regia di Francesco Branchetti. L’11 Luglio andrà in scena a Sutri Esecuzione/Ifigenia, composizione vocale e ritmica di Miriam Palma, testo e regia di Lina Prosa; sempre l’11 Luglio a Malborghetto un progetto di Maurizio Panici dall’Iliade di Omero, Concerto per Odysseo. Il 12 Luglio la Compagnia Nuda Veritas sarà a Malborghetto con Canto Scuro, di e con Giovanna Amarù. Il 16 Luglio a Sutri, Arte e Spettacolo Domovoj presentano Iliade – Le Lacrime di Achille, da Omero, Ovidio e Kleist, drammaturgia e regia di Matteo Tarasco. Il 18 Luglio a Sutri l’appuntamento è con Il Persiano da Tito Maccio Plauto, regia di Giancarlo Sammartano.

 

Il 19 Luglio a Malborghetto si parte per un viaggio fantastico con Anemos, regia e coreografie Mvula Sungani. Il 22 Luglio a Malborghetto la performance di Galatea Ranzi in Fedra diritto all’amore di Eva Cantarella. Il 23 Luglio a Sutri uno spettacolo di teatro-danza: Attacchi di Pane con la coreografia di Federica Galimberti.  Il 25 Luglio a Malborghetto, in occasione del centenario dalla pubblicazione della Teoria delle Relatività Generale e nell’Anno Internazionale della Luce 2015, indetto dall’UNESCO, andrà in scena Il Violino Realtivo – Albert Einstein e il segreto di Stradivari, con Riccardo Bàrbera e la regia di Paolo Pasquini. Sempre a Malborghetto il 29 Luglio il cavallo di battaglia di Tato Russo: Menecmi, due gemelli napoletani.

 

Il 30 Luglio a Sutri e il 31 Luglio a Malborghetto, è la volta di Me Dea – Variazioni sul Mito con Maria Rosaria Omaggio, Maurizio Donadoni e la straordinaria partecipazione di Hal Yamanouchi. La rassegna si conclude a Sutri con la Commedia di Dante, regia e drammaturgia di Paolo Pasquini: il 1 Agosto con Versus Dante, discesa nella Commedia dantesca; il 2 Agosto Dante Symphonia, forme d’acqua nella Commedia. 

 

UE-AMERICA LATINA: INDAGINE PRESTOMEDIA E MEDIATRENDS

Posted by Punto Continenti On luglio - 2 - 2015 Commenti disabilitati su UE-AMERICA LATINA: INDAGINE PRESTOMEDIA E MEDIATRENDS

Quanto interessa veramente ai latino americani cosa succede in Europa e, viceversa, quanto gli europei seguono gli avvenimenti legati all’America Latina e Carabi? A questa domanda ha cercato di rispondere un’interessante inchiesta condotta dal Grupo Prestomedia, in collaborazione con l’Osservatorio Mediatrends (il titolo in spagnolo è El atlas de intereses entre la Union Europea y America Latina Caribe). Il compito di presentare questa ricerca effettuata in Spagna è stato affidato al giornalista peruviano Roberto Montoya (che da diversi anni organizza a Roma incontri tra Ambasciatori latino americani e la stampa italiana) e il giornalista dell’agenzia ZenitSergio Mora. Ma vediamo, in estrema sintesi, i risultati dell’indagine.

 

L’interesse del 57,4% dei cittadini latino americani è concentrata su sei Paesi dell’UE: Spagna, Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Portogallo. Viceversa, l’attenzione dei cittadini europei è più diversificata e non si concentra su un Paese in particolare. In ogni caso in cima alla lista si trova il Messico (10% nell’ambito dei cittadini), seguito dal Brasile (7,4%). Sul piano delle città europee, l’interesse è concentrato soprattutto su Madrid e Barcellona. Seguono a distanza Londra, Parigi e Roma. Per quanto riguarda l’interesse dei cittadini UE per le città latino americane spicca al primo posto Buenos Aires, seguita da Rio de Janeiro, Sao Paolo e Città del Messico.

 

Complessivamente l’interesse dei latino americani per l’Europa è superiore a quello degli europei per l’America Latina. Un dato interessante: il concetto di Unione Europea è abbastanza radicato nella mente dei latino americani mentre difficilmente gli europei concepiscono l’America Latina come una realtà unica. Sul fronte della stampa la Spagna è certamente il Paese che occupa lo  spazio maggiore sui mezzi di comunicazione europei (il 19,8% del totale). Seguono l’Italia (13,4%) e la Francia (12,9%). Ai primi posti dell’interesse della stampa europea si trovano il Messico (13,9%) e l’Argentina (12,3%), seguiti da Brasile e Colombia. Da registrare che in entrambe le direzioni prevalgono i servizi e gli articoli in materia di relazioni internazionali e di economia e finanza.

 

Interessante, infine, è l’immagine dei vari leaders politici. In campo latino americano prevalgono nella stampa europa il presidente messicano Pena Nieto (15%), seguito dal Presidente dell’Argentina Cristina Fernandez Kirchner(12%) e dal Presidente del Brasile Dilma Rousseff (11%). Insieme i  tre occupano il 38% dell’informazione sui leaders latino americani. Viceversa, i capi di governo europei più seguiti sulla stampa latino americana sono sono il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy (35%), seguito  dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (21%), dal primo ministro britannico David Cameron (19%) e dal presidente Francese Francois Hollande (10%). E il nostro primo ministro Matteo Renzi? E’ solo quinto (3%). Apparentemente in netto contrasto con la seconda posizione occupata dall’Italia nell’ambito della stampa latino americana, se non fosse per il fatto che il vero interesse per l’Italia è collegabile essenzialmente alla presenza a Roma del Vaticano.

 

‘INVITO ALLA DANZA’ FESTEGGIA IL SUO XXV ANNIVERSARIO

Posted by Punto Continenti On luglio - 2 - 2015 Commenti disabilitati su ‘INVITO ALLA DANZA’ FESTEGGIA IL SUO XXV ANNIVERSARIO

Nozze d’argento per Invito alla Danza, la più antica manifestazione romana dedicata a quest’arte che festeggia nel 2015 il suo XXV anniversario realizzando, com’è nel suo stile, spettacoli di innovazione culturale, grande danza e multidisciplinarietà secondo un cartellone variegato. Per valorizzare questo importante anniversario, il Festival ha riconquistato il suo spazio storico a Villa Pamphilj. Apre il cartellone, il 16 luglio, la Nueva Compañia de Tango Argentino di recente formazione e al suo debutto romano con lo spettacolo El ultimo Tango, dedicato alla musica di Piazzolla mirabilmente eseguita dall’Orquestra Minimal Flores del Alma.

A seguire il 21 luglio, in prima assoluta, lo spettacolo L’ultimo rifugio realizzato in collaborazione con la compagnia Egri Bianco Danza e il sito archeologico museale del Bunker del Soratte. Lo spettacolo interdisciplinare con musica live, testo recitato, video multimediale e filmati d’epoca, unico nel suo genere, realizza un’interessante innovazione teatrale. Dopo il debutto romano, la performance verrà riproposta il 26 luglio all’interno del Bunker del Soratte. Il 23 luglio appuntamento stabile con la primaria compagnia di danza Aterballetto che presenterà lo spettacolo Certe notti su musiche e poesie di Luciano Ligabue e coreografia di Mauro Bigonzetti. La performance rappresenta un cammino nella notte intesa come rigeneratrice di una realtà intima personale.

Invito alla Danza apre quest’anno a un nuovo genere teatrale in cui si mescolano momenti di clownerie,  cabaret , street-dance, mimo e proiezioni video. Tutto questo è lo spettacolo Scotch imBALLATI vivi che arriva a Villa Pamphilj il 28 e 29 luglio e coinvolge i Bandits Crew e i Falappa Project.

In questo momento è particolarmente fragile la situazione della danza classica che sempre meno viene rappresentata e che, per non sparire definitivamente dai palcoscenici italiani, ha bisogno di essere tutelata: nel cartellone 2015 l’appuntamento col balletto è il 31 luglio e viene rappresentato dal Gala Giuseppe Picone e i grandi della danza. Con l’étoile partenopea si esibiscono i migliori danzatori dello scenario internazionale, attualmente principals nei più importanti teatri e compagnie. Chiude il cartellone, nell’ambito dell’Estate Romana, la Spellbound Contemporary Ballet con una serata a lei dedicata. Il 3 agosto la compagnia guidata da Mauro Astolfi si esibirà infatti nello spettacolo Serata Spellbound formato da tre diverse coreografie.

All’inizio dell’autunno, con date ancora da definire, Invito alla Danza proporrà due progetti realizzati in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza. Il primo, Formidabili quegli anni, ricostruisce le performances dei grandi coreografi che hanno introdotto in Italia, e a Roma in particolare, la Modern Dance americana (Elsa Piperno, Joseph Fontano e Nicoletta Giavotto) e delle tecniche di riferimento per la conoscenza e la diffusione della danza contemporanea nei suoi linguaggi fondamentali (Graham, Limòn e Cunningham). Il progetto si articola in un triennio e ripropone nel 2015 le coreografie più significative degli anni ’70 e ’80. Il secondo, Trenta e’ Bello (il titolo prende spunto dall’età dei partecipanti) è frutto di un programma ideato da Invito alla Danza nel 1996 atto a stimolare e supportare la creatività giovanile, promuovere i giovani coreografi e rinverdire la danza degli anni a venire.

Un giro di boa, questo venticinquesimo di Invito alla Danza, che conferma la passione, la determinazione e la qualità delle scelte per una proposta articolata e sempre allineata con i nuovi linguaggi della contemporaneità. Come afferma Marina Michetti, direttrice artistica della rassegna: “La freschezza, l’entusiasmo, l’ingenuità degli esordi hanno negli anni ceduto il passo ad una volontà ferrea e ad una professionalità a volte esasperata, grazie alla quale però siamo cresciuti e andati avanti. Grandi però le soddisfazioni, il piacere insostituibile di aver realizzato nella maggioranza dei casi qualcosa di bello o di unico, confortante l’accoglienza e la richiesta del pubblico. In tutti questi anni di lavoro non ci siamo mai allontanati dai nostri obiettivi: dare pari dignità ai diversi stili di danza, presentare nuove proposte, artisti e compagnie esordienti nel nostro paese, senza dimenticare i grandi eventi. In altre parole creare una ‘cultura della danza’.”

www.invitoalladanza.it 
inizio spettacoli h. 21.30
Biglietti da 15,00 a 23,00 Euro
POSTI NUMERATI
INFO +39 06 39738323 info@invitoalladanza.it

IL CALENDARIO IN SINTESI

16/07/15    
NUEVA COMPANIA DE TANGO ARGENTNO                                                                                                                                                                                   EL ULTIMO TANGO

21/07/15    
COMPAGNIA EGRI BIANCO DANZA                                                                                                                                                                                           L’ULTIMO RIFUGIO
Prima assoluta

23/07/15    
COMPAGNIA ATERBALLETTO                                                                                                                                                                                                             CERTE NOTTI

26/07/15  
COMPAGNIA EGRI BIANCO DANZA
L’ULTIMO RIFUGIO
Presso Bunker del Soratte (S. Oreste)

28/07/15 
FALAPPA PROJECT e BANDITS CREW
SCOTCH im-BALLATI vivi
Prima assoluta

29/07/15  
FALAPPA PROJECT e BANDITS CREW
SCOTCH im-BALLATI vivi
Prima assoluta

31/07/15  
GALA INTERNAZIONALE
GIUSEPPE PICONE E I GRANDI DELLA DANZA

03/08/15   
SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET
SERATA SPELLBOUND

 

FRANCIS YEOH: “IL MIO CONCERTO PER GLI AMANTI DELLA LIRICA”

Posted by Punto Continenti On luglio - 1 - 2015 Commenti disabilitati su FRANCIS YEOH: “IL MIO CONCERTO PER GLI AMANTI DELLA LIRICA”

E’ stata l’occasione per presentare ai romani Francis Yeoh, malese e Amministratore Delegato della multinazionale YTL, che ha donato al Teatro dell’Opera di Roma un milione di euro. “Un esempio rarissimo in Italia” ha dichiarato il sovrintendente Carlo Fuortes, nel corso dell’incontro organizzato in teatro e al quale ha partecipato anche Paolo Rozera, Direttore di UNICEF Italia. Per celebrare questa collaborazione Yeo ha deciso di organizzare il 19 luglio alle Terme di Caracalla un grande concerto dedicato alla cittadinanza. Gli ingressi saranno gratuiti con offerta libera per l’Unicef, che in tutto il mondo si occupa dei problemi dell’infanzia. Prima dell’intervento degli ospiti è statao proiettato un video sul gruppo YTL e sulle numerose iniziative culturali promosse dalla società.

Nella sua introduzione il sovrintendente Fuortes si è soffermato anche sull’importanza dell’ Art Bonus, la legge voluta dal Ministro della cultura Dario Franceschini. “Deve diventare” ha dichiarato Fuortes, “uno stimolo per tutti i grandi imprenditori italiani. La legge prevede per quest’anno uno sgravio fiscale del 65% che scenderà al 50% dal prossimo anno. Oggi”, ha sostenuto ancora Fuortes, “abbiamo la legge più avanzata in materia del mondo”.

Nel suo intervento Yeo ha dichiarato di sentirsi onorato a collaborare con il Teatro dell’Opera di Roma, definito “una delle eccellenze culturali nel mondo”. Yeoh (che è entrato nel Consiglio d’indirizzo del Teatro) ha voluto anche ricordare la sua amicizia con Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli, avendo sponsorizzato alcuni dei loro concerti. Da registrare che la YTL è attiva in diverse imprese economico finanziarie, dall’elettricità alle catene di grandi alberghi. Per ‘Bloomberg Businessweek’ e Fortune Magazine Yeo è una delle 25 personalità più potenti ed influenti dell’Asia. Inoltre è un appassionato amante delle arti, della musica e dell’opera. A Punto Continenti  ha confessato che in Malesia, a differenza di quanto sta avvenendo in altri Paesi asiatici come la Cina, la Corea e il Giappone, mancano ancora grandi cantanti lirici ma che lui spera di incentivare i giovani malesi su questa strada.  

Il Direttore Generale di Unicef Italia, Paolo Rozera, ha spiegato che tutti i fondi volontari raccolti i occasione del Concerto alle Terme di Caracalla saranno devoluti ai bambini del Nepal, il martoriato Paese sconvolto recentemente da un terribile terremoto. Da registrare che il Comitato Italiano per l’UNICEF è parte integrante dell’ UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, l’organo sussidiario dell’ONU che ha il mandato di tutelare e promuovere i diritti dei bambini e degli adolescenti (0-18 anni) in tutto il mondo nonché di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita. In sostanza, Unicef Italia è al tempo stesso Organizzazione non governativa (ONG, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) collocata nel panorama italiano del Terzo Settore, e rappresentante di un programma inter-governativo delle Nazioni Unite.

Il concerto si svolgerà alle Terme di Caracalla (i biglietti gratuiti si possono chiedere alla portineria del Teatro Costanzi) e l’attrazione principale sarà il tenore spagnolo José Carreras (mancava a Roma dal 1990) che, insieme a Luciano Pavarotti e Placido Domingo in passato ha dato vita ai memorabili concerti dei tre Tenori seguiti nel mondo da oltre due miliardi di persone. Dal 1988 Carreras presiede una fondazione internazionale per la lotta alla leucemia. Al concerto parteciperanno anche:  il noto flautista solista Andrea Griminelli (inserito dal New York Times fra gli otto artisti emergenti degli anni novanta); il mezzosoprano inglese Carly Paoli; il tenore inglese Russell Watson; il soprano americano Cynthia Lawrence; il tenore Alessandro Safina. Direttore d’orchestra sarà lo spagnolo David Gimenez, che ha già diretto le principali orchestre del mondo, mentre per la serata a Caracalla è stata allestita un’inedita Roma United Orchestra.

 Francis Yeoh

LE TELECOMS PUNTANO SUL MONOPOLIO TELEVISIVO MONDIALE

Posted by Punto Continenti On giugno - 30 - 2015 Commenti disabilitati su LE TELECOMS PUNTANO SUL MONOPOLIO TELEVISIVO MONDIALE

Antonio Diomede, Presidente della REA (piccole e medie radio e televisioni europee associate), da diversi anni è impegnato nella tutela della legalità nell’emittenza locale.  Recentemente ha presentato alla stampa i contenuti principali di un Dossier sull’emittenza televisiva locale che verrà consegnato al Procuratore Generale Giuseppe Pignatone riguardante una serie di storture e abusi commessi in questo settore. Nel corso dell’incontro con i giornalisti Diomede ha parlato anche del pericolo della creazione di un monopolio informativo a livello mondiale. Ed è proprio su questo aspetto che Punto Continenti ha voluto porre al Presidente della REA alcune domande specifiche.  

 

Secondo lei esiste un reale pericolo che si venga a costituire a livello mondiale un monopolio dell’informazione?

 

Un monopolio in senso stretto no, ma è possibile che si costituisca  una centrale oligarchica della comunicazione globale come diretta conseguenza dell’accentramento dei mezzi di comunicazione in poche mani. E’ scontato che chi comanderà il mondo del domani non tanto lontano, parliamo massimo del 2050, saranno coloro che avranno nelle mani le reti di comunicazione. L’operazione è partita dall’Italia nel 1993 con la legge Mammì che assegnò tre reti televisive nazionali a un unico soggetto privato precostituendo così un duopolio del potere mediatico contro lo storico monopolio della RAI.

 

Il passo successivo, quello del potere mediatico oligarchico, in forma ancora embrionale, lo si è visto con il passaggio al digitale nel 2010 che vide assegnare alle reti private nazionali 15 canali televisivi, di cui sei a Mediaset, cinque a La7 e quattro a reti nazionali minori con la parallela distruzione della fastidiosa emittenza locale. L’Europa ha fatto suo questo progetto “made in Italy” esportandolo nei Paesi della comunità anche su suggerimento dell’ITU (International Telecommunication Union),  particolarmente interessata a pianificare a livello mondiale le frequenze radioelettriche ai fini del controllo totale dei mezzi di comunicazione da parte delle società telefoniche. Infatti è dal 2010 che si assiste alla campagna acquisti delle frequenze televisive da parte delle Telecoms con l’apparente motivazione dello sviluppo della telefonia mobile LTE ma che in realtà rappresenta il cammino verso il controllo totale dei mezzi di diffusione (frequenze e impianti) per una possibile gestione centralizzata dell’ informazione mondiale. Dunque dobbiamo aspettarci un diverso modello di democrazia che non sarà più pluralista e territoriale ma, come ho già accennato, oligarchica e vigilata.

 

Quando è iniziata questa operazione e in quanto tempo si potrebbe verificare questa sciagura e chi farebbe parte di questo super potere?

 

Il progetto ebbe inizio a Ginevra il 1992 in occasione della riforma dell’ITU dove le società telefoniche hanno avuto buon gioco nel determinare l’assetto delle frequenze a livello mondiale. Ora si procede a passi di dieci/dodici anni. Infatti , dopo il 1992, la successiva Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni di Ginevra 2006 determinò la brillante idea (si fa per dire) dei telefonici e dei maggiori broadcaster televisivi di parcellizzare l’attività di diffusione e produzione televisiva in modo da separare le due attività: quella di operatore di rete (proprietario della rete) e quella di fornitore di contenuti (colui che provvede a realizzare la programmazione). Dietro questa distinzione, apparentemente anche più razionale, si potrebbe  nascondere la pericolosità dell’operazione di “accentramento dei mezzi di comunicazione”, che gran parte dei Governi, data la crisi economica vedono di buon occhio, sottraendo frequenze alle libere voci territoriali per venderle alle ricchissime Telecoms. Ufficialmente a muoversi sono le Telecoms, ma quali poteri superiori si possano nascondere è difficile da dirsi, ma facile da immaginare. La finanza mondiale sicuramente c’è…..

 

Cosa intende esattamente quando afferma che quello che oggi Rai e Mediaset stanno facendo alle piccole e medie emitenti locali domani sarà fatto loro dai grandi gruppi dell’informazione mondiale?

 

Il prossimo step sarà la Conferenza di Ginevra che si svolgerà a Novembre 2015, dove già si preannuncia che altre preziose frequenze televisive  verranno assegnate alle Telecoms e sono quelle della banda 700 che comprende i canali dal 49 al 60. Si è anche accennato che nella già prevista Conferenza del 2030, le Telecoms vorrebbero condividere anche le frequenze ora occupate da Mediaset, RAI e La7. A quel punto, se ciò si verificherà, avremo la prova provata che l’accentramento dei mezzi di comunicazione mondiale si è realizzato anche per l’accelerata spinta che si sta dando alla fibra ottica e alla comunicazione satellitare già in gran parte in possesso delle Telecoms mondiali. In questo processo bisogna distinguere il destino di RAI da quello di Mediaset che è perfettamente integrata nell’operazione con la sua holding Fininvest. Il problema salvezza vale per la RAI così come vale oggi vale le emittenti locali. Tutto dipende dalla volontà della politica e del  Governo di turno che si troverà ad affrontare il problema se far cessare definitivamente il servizio pubblico vendendo le sue reti alle Telecoms o mostrare i denti per difendere ciò che rimane dei diritti costituzionali.

 

Come vede nel suo complesso l’attuale sistema informativo italiano, sia televisivo che della carta stampata?

 

Parlare di sistema informativo italiano significa parlare di spartizione del potere mediatico stratificato su diversi livelli. Il primo livello è quello delle televisioni e dei giornali nazionali controllato dai poteri forti dello Stato (Partiti e Finanza innanzi tutto). Il livello intermedio, testate interregionali, per via del processo di accentramento di cui ho già parlato, sono in completa crisi esistenziale, in quanto nel panorama mediatico non sono né carne né pesce. Cioè non hanno possibilità di crescere per elevarsi a testate nazionali e non riescono a identificarsi in uno specifico territorio. Le testate più piccole, quelle più tipicamente locali, essendo radicate sul territorio hanno ruolo importante d’informazione, ma le stanno ammazzando proprio per questo. Sono difficilmente controllabili dai poteri forti e rappresentano una variabile indipendente rispetto a qualsiasi tentazione autoritaria.

 

 Antonio Diomede

NUOVO STATO SOCIALE NEL MONDO

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