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Tuesday, May 21, 2019

IILA ALLA FIERA DELLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA DI ROMA

Posted by Punto Continenti On novembre - 30 - 2015 Commenti disabilitati su IILA ALLA FIERA DELLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA DI ROMA

Dal giorno 4 fino al giorno 8 dicembre si svolgerà la quattordicesima edizione di Più libri più liberila Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria promossa e organizzata da AIE (Associazione Italiana Editori) nella consueta sede del Palazzo dei Congressi nel quartiere dell’EUR. Cinque giorni di fiera e un’unica grande finestra sul mondo fatta di incontri, conferenze, tavole rotonde, reading, spettacoli e laboratori. Dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Germania al Messico, passando per l’Argentina, l’Irlanda e il Camerun, e poi Danimarca, Cile,Congo, fino ad approdare in Italia: un vero e proprio atlante mondiale che collega latitudini diverse all’insegna di comuni geografie tematiche.

 

All’interno di questa manifestazione un “angolo speciale” é rappresentato dalla manifestazione “América Latina Tierra de Libros”. Si tratta di un programma ideato nel 2008 dall’IILA (l’Istituto Italo Latino Americano) con la collaborazione delle Ambasciate dei suoi venti Paesi membri. La rassegna si propone di valorizzare il ricco patrimonio culturale latinoamericano stimolando lo scambio tra la produzione editoriale latinoamericana e quella italiana. L’edizione di questo anno ha come titolo “Los libros abiertos de América Latina”, in omaggio allo scrittore uruguayano Eduardo Galeano, recentemente scomparso.

 

Il programma dei cinque giorni di Fiera prevede la presenza di alcuni autori latinoamericani testimoni e interpreti di differenti realtà rivisitate ciascuna alla luce del proprio vissuto. Gli scrittori si confronteranno sulle seguenti tematiche: Identità latinoamericana tra realtà e finzione; America Latina: centri e periferie. Il primo appuntamento, fissato per domenica 6 dicembre, dalle 19.00 alle 20.00, in Sala Smeraldo, vedrà protagonisti Alejandro Zambra (Cile) e Ondina Zea (Honduras), che si confronteranno sul tema “Identità latinoamericana tra realtà e finzione”. Coordina la Professoressa Camilla Cattarulla, Docente di Lingua e Letterature Ispanoamericane all’Università degli Studi Roma Tre.

 

Lunedì 7 dicembre, alle ore 17.00, in Sala Diamante, si terrà la videoconferenza da Madrid con il Premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa, intervistato dalla Professoressa Martha Canfield, docente di Lingua e Letteratura Ispanomericana dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente del Centro Studi Jorge Eielson, di cui Vargas Llosa è Direttore del Comitato Scientifico. Lo scrittore, interprete d’eccellenza del tema “realtà e finzione”, è anche portavoce privilegiato di fatti e vicende ambientati nei centri urbani e nelle periferie.

 

Quest’ultima tematica sarà affrontata anche dagli scrittori Hernán Ronsino (Argentina), Alejandro Zambra (Cile), Julián Herbert (Messico), Valeria Luiselli (Messico), previsti nel dibattito di martedì 8 dicembre, alle ore 19.00, in Sala Diamante, ugualmente coordinati dalla Professoressa Camilla Cattarulla.

 

Nello stand assegnato all’Istituto (T01 – 1° piano), oltre alle opere degli scrittori latinoamericani invitati, saranno disponibili numerosi testi di altri autori in lingua originale e tradotti in italiano. Anche quest’ultima edizione di “América Latina Tierra de Libros”, pertanto, si configura come un appuntamento ricco di incontri finalizzati alla conoscenza e alla riflessione della poliedrica realtà culturale latinoamericana. Per ulteriori informazioni: Segreteria Culturale IILA E-mail: s.culturale@iila.org Tel: +39 06 68492.225 / 246

 

 

RENZI IN AMERICA LATINA: IL PARERE DEGLI AMBASCIATORI

Posted by Punto Continenti On novembre - 11 - 2015 Commenti disabilitati su RENZI IN AMERICA LATINA: IL PARERE DEGLI AMBASCIATORI

Che bilancio si può fare del recente viaggio in America Latina (Cile, Perù, Colombia e Cuba) compiuto dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi? A questa domanda ha cercato di rispondere una tavola rotonda coordinata dal giornalista peruviano Roberto Montoya che da diversi anni organizza nell’albergo Giustiniani di Roma incontri tra Ambasciatori latino americani e la stampa italiana per conto dell’Osservatorio Prestomedia –  Mediatrends, in collaborazione con il giornalista Sergio Mora dell’Agenzia Zenit. All’incontro hanno partecipato gli Ambasciatori di Cile (Fernando Ayala), Perù (Adriana Rivas Franchini) e di Cuba (Alba Soto Pimentel) che hanno messo in risalto che si tratta della prima visita di un Capo di governo italiano in quella regione negli ultimi vent’anni.

 

Per l’Ambasciatore cileno Ayala è stato significativo che Renzi sia venuto con 80 imprenditori e che abbia sbloccato la spinosa questione delle doppia imposizione, rimasta irrisolta per un ventennio. Una misura che dovrebbe aumentare gli investimenti italiani in Cile. Inoltre, Renzi ha visitato il nuovo centro astronomico del Paranal, uno dei più grandi del mondo, finanziato da aziende europee. L’Ambasciatore cileno ha poi ricordato che è stato visto in maniera positiva dall’Italia la decisione ciloena di accogliere un certo numero di rifugiati siriani. Infine, ha auspicato un sensibile rafforzamento dell’Istituto Italo Latino Americano. Da registrare che dal prossimo mese di maggio verrà inaugurato il volo diretto Santiago – Roma.

 

Per l’Ambasiatrice del Perù Rivas Franchini, la visita di Renzi a Machu Picchu è stato un gesto carico di significato simbolico. Lo stesso per quanto riguarda l’incontro con il religioso Hugo Censi e con una impresa italiana operante in Perù. L’Ambasciatrice ha poi ricordato l’impegno italiano nel settore dell’energia e delle infrastrutture. Notevole è anche l’attività delle piccole e medie imprese italiane che, tra l’altro, stanno collaborando alla realizzazione della seconda linea di metro.

 

L’Ambasciatrice di Cuba Alba Soto Pimentel ha ricodato che è la prima volta che un capo di Governo ha deciso di visitare il suo Paese. Una visita che contribuirà decisamente a incrementare il flusso turistico (attualmente sono 122 mila gli italiani che visitano il Paese caraibico) e ad attirare imprenditori italiani anche se permane il problema del blocco commerciale, tuttora in vigore nonostante la riapertura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

 

Al dibattito sono intervenuti anche altri diplomatici, esperti e giornalisti. Quasi tutti si sono trovati concordi nel sottolineare che si è trattato di un’iniziativa positiva. Naturalmente, come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, che questa volta è rappresentato dall’immenso oceano Atlantico che in passato ha favorito una massiccia emigrazione italiana ma che ora deve fare i conti con la crisi italiana e con l’inizio di un momento difficile anche per il grande continente latino americano.

 

GIOVANI ALL’ESTERO CON UNDESA E PROGRAMMI DEL MAECI

Posted by Punto Continenti On novembre - 9 - 2015 Commenti disabilitati su GIOVANI ALL’ESTERO CON UNDESA E PROGRAMMI DEL MAECI

 Gherardo Casini

 

La Sezione italiana dell’United Nations Department of Economic and Social Affairs, UNDESA, ha cambiato sede. Ora si trova all’interno della FAO, l’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta alla fame nel mondo (l’indirizzo preciso é: Roma, Viale delle Terme di Caracalla, ufficio piano terra B001-6, telefono 0657054638). Ma questo cambiamento, come vedremo più avanti, è del tutto irrilevante: significativo, invece, è il fatto che quest’anno il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Italiano potrebbe destinare maggiori risorse per i giovani italiani interessati a lavorare nell’ambito delle Organizzazioni internazionali. E qui andiamo al nocciolo della questione.

 

L’Undesa rappresenta, infatti, una delle vie principali per entrare nell’affascinante mondo della cooperazione internazionale. Tra i vari programmi gestiti da questo ufficio figurano, ad esempio, il JPO (Junior Professional Officers Programme) e l’Italian Fellowships Programme, entrambi finanziati dalla Cooperazione Italiana. Le selezioni sono certamente dure ma per chi riesce a superarle una carriera è ben impostata, non solo nell’ambito delle grandi Istituzioni Internazionali ma anche presso le Organizzazioni non governative (ONG), Università, multinazionali o grandi Imprese. 

 

 

Per entrare maggiormente nei dettagli di questi programmi Punto Continenti è andato a trovare Gherardo Casini che dal 2001 dirige l’ufficio italiano dell’Undesa (inaugurato nel 1992) e che vanta una grande esperienza in ambito internazionale.

 

Direttore Casini, cominciamo dal JPO. Concretamente quant’è difficile superare questa selezione?

 

Sicuramente non è facile, sia per il numero di candidati (l’anno scorso sono stati circa 3 mila) sia per l’elevato livello di preparazione di chi si è presentato. Tuttavia mi sento assolutamente di consigliare i giovani a tentare questa strada. Già il semplice riempimento della domanda di partecipazione consente di conoscere ed entrare nella mentalità degli organismi internazionali e di capire come impostare correttamente i propri interessi professionali. Forse non è esagerato affermare che partecipare al concorso è anche un modo per maturare.

 

Vediamo allora nei dettagli cosa deve fare il giovane, passo dopo passo.

 

Innanzitutto è bene ricordare che il JPO è riservato ai giovani italiani qualificati che non abbiano superato i trent’anni, cioè, nati dal 1 gennaio 1985 in poi. Inoltre, debbono avere un’ottima conoscenza della lingua inglese e aver ottenuto una laurea specialistica, magistrale o una laurea accompagnata da un titolo di Master universitario.  Se il giovane ha queste caratteristiche, va sul nostro sito www.undesa.it e si candida al Programma utilizzando il sistema online disponibile. E’ fondamentale presentare un curriculum molto ben fatto. Su questo aspetto mi vorrei soffermare.

 

 

Alcuni giovani hanno il vizio di fare le cose all’ultimo momento e in fretta. Presentare, invece, un curriculum ben fatto può risultare determinante per tutta la futura carriera professionale. Oltre alla conoscenza delle lingue vanno anche indicate le varie esperienze maturate in Italia e all’estero, sia nelle organizzazioni internazionali che negli organismi privati, i master conseguiti, le pubblicazioni effettuate, ecc. Mettiamola così: un buon curriculum ancora non apre le porte ma uno fatto in fretta e in maniera disordinata sicuramente le chiude. Da non dimenticare, poi, che questi curriculum rimangono negli archivi. Il mio consiglio quindi è di lavorare con calma alla candidatura, prendendo il tempo necessario alla sua preparazione, e seguendo attentamente le istruzioni disponibili sul sito.

 

Altra informazione importante: per quanto il riguarda il JPO le domande vanno presentate esclusivamente on-line entro le ore 12 del 15 dicembre 2015. Le domande presentate dopo quella data, inviate per fax o consegnate manualmente, non verranno accolte. Tutto deve venire tassativamente on line.

 

Una volta inserita la candidatura cosa succede?

 

A quel punto i CV dei candidati vengono valutati dal nostro ufficio e in seconda battuta da una commissione delle Nazioni Unite per arrivare a una rosa di candidati pre-selezionati per posizioni approvate dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e richieste dagli Organismi internazionali. In genere vengono pre-selezionati 8 candidati per ogni posizione. Nel 2015 per 18 posizioni circa un centinaio di candidati hanno passato la pre-selezione. Nella fase successiva i candidati pre-selezionati sono intervistati da rappresentanti degli Organismi richiedenti: questa intervista viene effettuata in inglese, francese o altra lingua collegata al lavoro.

 

Tutto ciò avviene in genere nei mesi di giugno e luglio. I vincitori che usciranno dai vari gruppi avranno un contratto annuale rinnovabile, assimilabile a quello di staff delle Nazioni Unite a livello P2, e andranno a lavorare all’estero o in una delle Organizzazioni internazionali presenti in Italia come la FAO, l’IFAD o il World Food Programme. Il costo dei giovani selezionati è interamente a carico del Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale, che finanzia il Programma.

 

Quali sono i corsi di laurea e di specializzazione che hanno maggiori possibilità di incidere nella selezione?

 

Nessuna facoltà è ovviamente preclusa. Diciamo che i più ricercati sono i laureati in Scienze Politiche, Economia, Legge, Scienza dell’Amministrazione, Scienze Naturali e Ambientali, e Scienze Matematiche. Ovviamente ci si aspetta che i candidati abbiano una propensione alle tematiche dello sviluppo, degli affari umanitari, o internazionali. Oltre al titolo di studio contano naturalmente anche le esperienze fatte, la predisposizione a lavorare all’estero, la capacità di fare squadra e, soprattutto, le motivazioni giuste.

 

Oltre al JPO quali altri programmi state gestendo?

 

Ci sono diversi programmi di assistenza alle organizzazioni internazionali. Cito, ad esempio, il Programma Fellowships, riservato ai giovani fino ai 28 anni, o il UNV Youth Programme, riservato ai giovani fino a 26 anni. In ogni caso, tutto si trova sul nostro sito.

 

 

 

 

 

 

KATIA ANEDDA: COME AIUTIAMO GLI ITALIANI DETENUTI ALL’ESTERO

Posted by Punto Continenti On novembre - 4 - 2015 Commenti disabilitati su KATIA ANEDDA: COME AIUTIAMO GLI ITALIANI DETENUTI ALL’ESTERO

Foto: la Presidente dell’ONLUS Katia Anedda insieme all’ex ministro degli esteri Giulio Maria Terzi autore della prefazione di un interessante libro sull’argomento.

 

Katia Anedda è sicuramente una donna piena di energia che ha fatto dell’impegno di assistere i detenuti italiani all’estero una missione di vita. Lo strumento utilizzato è la Onlus ‘Prigionieri del Silenzio’ che già dice tutto: sono oltre 3 mila gli italiani detenuti (molti dei quali innocenti) praticamente abbandonati, sia in patria che all’estero. Si tratta di un problema sociale drammatico. Per affrontarlo ci siamo rivolti direttamente a questa combattente silenziosa.

 

Com’è nata e come è organizzata la vostra associazione? 

 

Prigionieri del Silenzio è stata fondata nel 2008 da persone che in qualche modo erano colpite direttamente o indirettamente da casi di detenzione all’estero. Uno dei casi principali per cui è nata l’idea di Prigionieri del Silenzio, è stato il caso Parlanti, un italiano ingiustamente incarcerato negli Stati Uniti a cui io ero legata sentimentalmente. L’obiettivo era di dare quell’aiuto e indicazione dettata dalla mia esperienza e da quella di altri fondatori in condizioni simili che noi non avevano avuto e che probabilmente sarebbe stata opportuna al fine di gestire meglio la nostra condizione.

 

I motivi che ci hanno spinto a dare vita a questa associazione, oggi ONLUS, sono evidenti: gli italiani detenuti all’estero spesso, sono sottoposti a condizioni di vita lesive dei più elementari diritti dell’uomo e assolutamente non compatibili con l’obiettivo della riabilitazione a cui la pena deve essere finalizzata, mancano idonei strumenti di assistenza, con la conseguenza che sovente i detenuti all’estero non ricevono neppure le cure mediche del caso, né un’appropriata difesa legale: l’Italia, infatti, non prevede, in questi casi, l’istituto del ”gratuito patrocinio” ed anche gli aiuti che possono essere concessi dai Consolati italiani sono solo facoltativi. Tutto ciò causa condizioni di detenzione veramente inique e, prima ancora, una tutela legale debole, quando non inesistente, che comporta, in taluni casi, condanne ingiuste. Senza parlare delle famiglie dei detenuti, che si trovano ad affrontare problemi immensi con le loro sole forze.

 

Siamo volontari che dedicano il loro tempo, quando possono e come possono. Nel direttivo dell’associazione siamo in 5 donne, (presidente, vicepresidente, segretario, due consiglieri) come prevede il nostro statuto visualizzabile sul sito internet www.prigionieridelsilenzio.com. Componenti dell’associazione sono anche tre supporter (tra cui Carlo Parlanti) con la carica di probiviro e diversi soci ordinari e onorari in giro per il mondo che, come dicevo prima ci aiutano come possono, con la divulgazione delle nostre news, con traduzioni di documentazione, collaborando ad eventuali eventi e tante altre cose.

 

Come si presenta il quadro dei detenuti italiani all’estero? 

 

All’indirizzo http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/pubblicazioni/annuario_statistico/ possono essere visualizzati i dati aggiornati e ufficializzati dal MAE, nella pagina 162 si ritrovano tutte le informazioni dettagliate sugli italiani detenuti all’estero che al dicembre del 2014 erano 3 309 divisi come da tabella riportata.

 

Che tipo di assistenza fornite a questi detenuti?

 

Come gia detto precedentemente forniamo aiuto alle famiglie indicando cosa meglio potrebbero fare e come farla, la dove è richiesto promuoviamo raccolte fondi, quando ci sono gli estremi e la necessità. Traduciamo documenti, agevoliamo i rapporti con le rappresentanze diplomatiche sul posto. Tutto quanto prevede l’articolo 4 del nostro statuto reperibile al link: www.prigionieridelsilenzio.it

 

Come giudica l’impegno, in questo campo, delle autorità diplomatiche italiane?

 

E’ necessario ricordare che Consolati e Ambasciate, sono fatte di persone ed ogni persona è diversa da l’altra. Tra gli obiettivi dei consolati è inclusa l’assistenza ai connazionali detenuti all’estero, alcuni consolati lo fanno correttamente e con grande impegno e altri avrebbero molto da migliorare. E’ pur vero che il nostro governo anziché agevolare le ambasciate a fare e fare sempre meglio è, invece orientato, negli ultimi anni, a togliere risorse.

 

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

 

Il nostro obiettivo principale è continuare a fare e fare sempre meglio. Negli ultimi mesi con la collaborazione dello staff e di Sara D’Amario, giovane scrittrice, abbiamo scritto un libro intitolato “I Prigionieri del Sielenzio” che vanta la magistrale prefazione dell’ex ministro degli esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata e che riporta alcune delle storie che abbiamo seguito, toccando tutto il globo per poter dare una visibilità completa sulle dinamiche. Il nostro scopo è poter fare realizzare ai nostri connazionali che quella della detenzione all’estero è una realtà spesso più vicina di quanto potremmo immaginare e che è necessario fare qualcosa anche nel proprio piccolo per poter fermare questo che oramai è diventato un problema sociale. Quelli sfidanti li riporto cosi come li abbiamo pubblicato sul nostro sito internet:

 

1) La riesamina del Protocollo di Strasburgo che al momento e’ generico e la dove si intende come e’ stato specificato nel caso di qualche anno fa di Beniamino Cipriani, arrestato in USA a rischio di pena di morte, clausole aggiuntive, sarebbe necessario specificare chiaramente che può essere personalizzato a seconda delle esigenze del caso e del Paese di condanna.

 

Un unità (o più unità) all’interno dei consolati o l’ambasciata (a seconda del numero della popolazione italiana sul posto) esperta in tema giuridico penale del paese che possa fungere da consulente e affiancare gli eventuali avvocati del posto predisponendo a secondo delle possibilità del concittadino e del caso, aiuti economici. In sostanza un italiano detenuto all’estero o con un processo penale all’estero dovrebbe avere le stesse identiche possibilità di difesa che avrebbe nel suo paese, compreso l’appoggio dei famigliari e qualsiasi supporto logistico e tecnico che avrebbe in Italia con le sue possibilità

 

2) Sarebbe necessario un team in Italia esperto in materie giuridiche e sociali, in continuo contatto con il referente sul posto addetto ad informare e aiutare la famiglia residente in Italia in quanto a informazioni sul proprio caro detenuto e agevolare i contatti con esso prevedendo anche l’ausilio e la collaborazione con un ONLUS quale potrebbe essere Prigionieri del Silenzio per collaborazioni di eventi atti all’informazione e al reperimento di fondi per l’aiuto economico dei meno abbienti.

 

3) Infine e’ auspicabile da parte del governo un azione di informazione sui paesi esteri, in quanto a regole, criticità e quant’altro, tenendo anche conto dei casi di detenzione conosciuti sino ad ora.

RICARDO NEIVA TAVARES: LA NOSTRA ECONOMIA E’ SEMPRE FORTE

Posted by Punto Continenti On ottobre - 29 - 2015 Commenti disabilitati su RICARDO NEIVA TAVARES: LA NOSTRA ECONOMIA E’ SEMPRE FORTE

 Ricardo Neiva Tavares

Punto Continenti riporta di seguito l’intervento che l’Ambasciatore del Brasile a Roma, Ricardo Neiva Tavares, ha compiuto nel corso dell’incontro ‘Quale Brasile?’ che si è svolto all’Istituto della Enciclopedia Italiana-Treccani e che è stato condotto da Donato di Santo, promotore degli incontri con l’America Latina. In quella circostanza sono intervenuti anche Michele Valensise (Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), Giorgio Malfatti (Segretario Generale dell’Istituto Italo Latino Americano), Roberto Vecchi (Università di Bologna),  Roberto Da Rin (Sole 24 Ore), Paolo Magri (Vice President Esecutivo e Direttore ISPI), Antonella Mori (Università Bocconi), Fabio Porta (Deputato eletto in Sud America), Marina Sereni (Vice Presidente della Camera). Con il suo intervento l’Ambasciatore Tavares ha fatto un’articolata disanima della situazione economica nella quale vive oggi una delle maggiori potenze economiche del mondo.  

 

Le edizioni della rivista The Economist del 2009 e del 2013 con la copertina dedicata al Brasile hanno avuto ampia ripercussione e servono come uno stimolante punto di partenza per una riflessione sul Paese. Nel 2009, la copertina della rivista esprimeva ottimismo sul futuro. Il Brasile decollava e rifletteva la fiducia in un decennio marcato da una vigorosa crescita economica, combinata con il successo delle politiche di inclusione di una porzione significativa della popolazione nel mercato interno. Tale scenario contrastava, agli occhi di alcuni analisti, con la crisi finanziaria internazionale che si abbatteva e aveva origine in altri paesi del mondo. Per la prima volta, dopo molti decenni, i paesi in via di sviluppo non erano i principali fattori responsabili dello scoppio di crisi internazionali. Al contrario, erano in gran parte responsabili del sostentamento dell’economia mondiale.

 

Dopo quattro anni, nel 2013, la copertina della rivista presentava una visione radicalmente diversa da quella. Gli stessi analisti profetizzavano il pessimismo e il caos. Affermavano che l’economia brasiliana ristagnava, che il Governo fronteggiava manifestazioni pubbliche. L’esacerbarsi di lagnanze della popolazione e i costi di vita elevati, associati a servizi pubblici carenti e a corruzione, presentavano, secondo quella visione, sfide insuperabili. Per quegli analisti, il Brasile aveva perduto l’occasione per porre le basi di uno sviluppo economico sostenibile.

 

Con tutto il rispetto per l’Economist, entrambe le immagini della rivista hanno peccato nel conferire enfasi a elementi congiunturali piuttosto che ad aspetti strutturali. In contrapposizione a tale visione, è opportuno offrire una prospettiva più a lungo termine sul Brasile, le sue sfide e le sue prospettive. Nonostante che il Paese stia attraversando un momento di difficoltà, siamo in una situazione più tranquilla e confortevole di molti. L’economia brasiliana è oggi più forte, solida e resistente rispetto a decenni precedenti.

 

Ne sono esempio le consistenti riserve internazionali, di circa US$370 miliardi, maggiori del PIL di vari paesi dell’Unione Europea, che costituiscono un’importante salvaguardia per affrontare le avversità dei cicli economici, come pure per offrire una garanzia contro eventuali attacchi speculativi alla moneta brasiliana. Parte di queste riserve sono attualmente investite in titoli del Governo nordamericano, il che fa del Brasile il quarto maggiore Paese-creditore degli USA, preceduto solo da Cina, Giappone e Regno Unito.

 

C’è stata molta amplificazione sulle presunte debilità dell’economia brasiliana. Tuttavia, per l’agenzia di notizie Bloomberg – una fonte insospettabile -, nel recente episodio di abbassamento del rating del Brasile da parte della S&P, i mercati hanno reagito in maniera eccessiva. La Bloomberg ha ricordato alcuni elementi che sembrano essere stati dimenticati in analisi affrettate, tra cui il fatto che le riserve internazionali del Brasile corrispondono al 217% del debito estero netto.

 

Nonostante il difficile scenario, il debito pubblico netto del Brasile – equivalente al debito lordo meno le riserve internazionali – è in calo. Secondo i più recenti dati disponibili, di agosto, il debito netto rappresenta il 33,7% del PIL brasiliano, un valore di 0,4 punti percentuali inferiore a quello dell’inizio del 2015. Tale rapporto debito/PIL rappresenta una situazione molto confortevole, anche in comparazione con altre grandi economie.

 

È opportuno rilevare, inoltre, che il tasso di disoccupazione in Brasile, nonostante le difficoltà del momento, ha raggiunto, nello scorso mese di settembre, il 7,6%, un numero che ovviamente non è buono, ma che neppure rappresenta un paese prossimo alla catastrofe, soprattutto se comparato anche in questo caso ad altre grandi economie. Inoltre, il tasso d’inflazione, secondo proiezioni del mercato finanziario, indicano una caduta da 9,7% nel 2015 a 6,1% nel 2016, entro la meta fissata dalla Banca Centrale.

 

La resistenza del Brasile agli shock congiunturali deriva anche dalla capacità del settore produttivo nazionale. Una ricerca realizzata dal Centro Studi di Confindustria nel 2014 classifica l’industria brasiliana come la settima maggiore del mondo in produzione, davanti a tutti i paesi europei eccetto la Germania. Il Paese è anche uno dei leader mondiali nella produzione ed esportazione di vari prodotti agro-zootecnici. È il primo produttore ed esportatore di caffè, zucchero, etanolo e succo d’arancia, nel caso di quest’ultimo prodotto con più del 50% del mercato mondiale. Guida, inoltre, la classifica delle vendite all’estero dei prodotti della soia (semi, farina e olio). Tra il 1975 e il 2009, la produzione di latte è triplicata e l’offerta di carne di manzo e pollo, prodotti per la cui esportazione il paese è anche leader, si è moltiplicata rispettivamente per 4 e 22.

 

Parafrasando Mark Twain: Le notizie sulla morte dell’economia brasiliana sono grandemente esagerate. Il principale effetto della svalutazione della moneta brasiliana nel 2015 è stato quello di riequilibrare il settore estero del Paese. Il surplus della bilancia commerciale dovrebbe raggiungere US$13 miliardi nel 2015 e US$25 miliardi nel 2016, il che rappresenterà una svolta dinanzi al deficit commerciale di US$6 miliardi registrato nel 2014.

 

Sulla stessa linea, il deficit di transazioni correnti si dovrebbe ridurre di quasi US$40 miliardi, passando da US$104 miliardi  nel 2014 a circa US$65 miliardi nel 2015. Sul piano interno, la nuova combinazione di minori costi e cambio riaggiustato dovrebbe conferire impulso alla ripresa degli investimenti. Il Brasile continua a essere un’opzione sicura e attraente, con stime di ingressi di US$65 miliardi sotto forma di Investimento Diretto nel Paese nel 2015.  Solo nello scorso mese di settembre, sono entrati nel Paese più di US$6 miliardi, in contrasto con l’aspettativa di alcuni che vi sarebbe stato un calo significativo di investimenti nel Paese.  Il Brasile offre grandi opportunità di affari, conta su un mercato interno di 205 milioni di abitanti, e un ambiente di affari sofisticato e sicuro.

 

Uno dei pilastri della ripresa della crescita economica è il trattamento della questione fiscale. In tal senso, l’economia brasiliana nel 2015 presenta dei paralleli con i cicli di consolidamento del bilancio del 1999-2000 e del 2003-2004 che hanno finito per portare a un nuovo ciclo di crescita economica. Per sei anni, abbiamo cercato di impedire che gli effetti della crisi mondiale, esplosa nel 2008 nel mondo sviluppato, si abbattesse sull’economia e la società brasiliana e si traducesse nella riduzione dell’occupazione e del reddito nel Paese.

 

Abbiamo adottato misure per la riduzione delle imposte, l’ampliamento del credito e lo sviluppo economico, sociale e produttivo del Paese, nell’aspettativa che le condizioni dell’economia mondiale sarebbero tornate a essere favorevoli in un orizzonte di tempo ragionevole. Questo sforzo è giunto ora al limite, tanto per ragioni interne come per contingenze correlate allo scenario esterno. Il lento recupero dell’economia mondiale, l’aspettativa di inizio di una politica di innalzamento degli interessi negli USA, le pressioni deflazionarie nelle economie più mature e la fine del ciclo delle commodities hanno messo in chiaro che le sfide della più grande recessione mondiale dopo gli anni Trenta hanno provocato difficoltà aggiuntive nei paesi in via di sviluppo e in Brasile in particolare.

 

Siamo in un momento di transizione verso un nuovo ciclo di espansione più profondo, più solido e più duraturo. Per questo, la necessità che si adottino azioni in favore del riequilibrio del bilancio fiscale e della riduzione delle spese governative. Lo sforzo fiscale, tuttavia, non significa trascurare la politica di inclusione sociale, adottata a partire dallo scorso decennio, grazie alla quale è stato possibile fare uscire 36 milioni di brasiliani dalla povertà estrema e includerne 40 milioni nella classe media.

 

Le iniziative adottate tendono a correggere le rotte, ridurre l’inflazione, consolidare la stabilità macroeconomica, aumentare la fiducia e garantire la ripresa della crescita su basi sostenibili e durature con distribuzione di reddito, dando inizio a un nuovo ciclo di sviluppo basato su aumento della produttività, generazione di altre opportunità di investimento e crescita di reddito per i cittadini. Le fondamenta dell’economia brasiliana sono molto solide. Il Brasile non è solo un paese del futuro o con un grande potenziale, come a volte si presume in maniera un po’ paternalistica. È un paese del presente, con una delle più grandi economie del mondo e istituzioni solide.

Ricardo Neiva Tavares

ERTHARIN COUSIN: ‘FAME ZERO’ NEL 2030 E’ POSSIBILE

Posted by Punto Continenti On ottobre - 26 - 2015 Commenti disabilitati su ERTHARIN COUSIN: ‘FAME ZERO’ NEL 2030 E’ POSSIBILE

“L’anniversario della Carta delle Nazioni Unite (ONU) offre un’opportunità per dare riconoscimento alla visione di un mondo ‘libero dalla paura e dal bisogno’, un obiettivo rilevante oggi tanto quanto lo era 70 anni fa”, ha detto Ertharin Cousin, Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP). “Le parole”, ha aggiunto la Cousin, “di apertura della Carta ONU, Noi, popoli delle Nazioni Unite, rappresenta un appello coinvolgente alla responsabilità collettiva per realizzare pace, stabilità e prosperità per tutti nel mondo. Non un singolo individuo, non una singola organizzazione, non un singolo governo e non una singola impresa possono prosperare da soli. Ma alzandoci, levando le nostre voci e lavorando insieme, possiamo realizzare lo sviluppo, eliminare tutte le forme di malnutrizione e realizzare ‘Zero Hunger’ (Fame zero, n.d.r.) entro il 2030”.

 

“L’Agenda 2030″,  ha sostenuto inoltre la Cousin, “richiede di dare la priorità a coloro che sono rimasti più indietro, chiedendoci di riservare speciale attenzione alle donne rurali, ai bambini che subiscono l’impatto di guerre e conflitti, a coloro che sono stati costretti ad abbandonare la propria casa, alle popolazioni indigene e alle comunità isolate che troppo spesso portano su di sé il peso della fame. Chiediamo a ciascuno di partecipare e fare la sua parte, per creare un mondo dove ciascuno, in ogni luogo del mondo, abbia un futuro libero dalla fame: un futuro Zero Hunger in cui sia garantito l’accesso a cibo sano e nutriente ogni giorno, tutto l’anno. La Carta ONU include un impegno a promuovere il benessere delle persone nel mondo, e cosa vi è di più importante per il nostro benessere dell’accesso garantito a cibo nutriente tutto l’anno”.

 

Da precisare che ‘Zero Hunger’ è il secondo dei 17 Obiettivi Globali tra loro interconnessi (Global Goals) adottati lo scorso mese dall’ONU, ed è al cuore della nuova agenda per combattere le cause strutturali della povertà e del bisogno. Circa 795 milioni di persone soffrono la fame oggi, un numero sconcertante, e tuttavia ridottosi di 167 milioni rispetto a un decennio fa, grazie agli sforzi precedenti nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ONU (un Millennium Development Goals, MDGs). Tali sforzi, inoltre, hanno visto la prevalenza della denutrizione ridursi fino al 12, 9 percento, dai livelli precedenti del 23,3 per cento.

 

Ogni giorno, l’ONU e le sue agenzie producono un impatto positivo per le vite di milioni di persone: vaccinano bambini; forniscono assistenza alimentare; danno riparo ai rifugiati; impegnano caschi blu per le operazioni di peacekeeping; proteggono l’ambiente; ricercano la risoluzione pacifica delle dispute; sostengono elezioni democratiche, l’eguaglianza di genere, i diritti umani e lo stato di diritto. Una parte importante di questo lavoro viene svolta dal WFP, che è cresciuto nell’arco di 53 anni di storia per assistere 80 milioni di persone in 80 paesi ogni anno, fornendo sia assistenza umanitaria sia assistenza allo sviluppo.

OPIS (2): COSA I MUSICISTI S’ASPETTANO DA UN’EUROPA SOCIALE?

Posted by Punto Continenti On ottobre - 23 - 2015 Commenti disabilitati su OPIS (2): COSA I MUSICISTI S’ASPETTANO DA UN’EUROPA SOCIALE?

FotoSullo sfondo della bandiera dell’Europa da sinistra verso destra, Bongiovanni Felicia (Soprano), Dessi Daniela (Soprano), La Vecchia Francesco (Direttore d’Orchestra), Panerai Rolando (Baritono), Solman Miro (Tenore)  e Ughi Uto (Violinista). 

 

Introduzione

Dopo la prima selezione di interventi avvenuta nel precedente numero sull’Impegno Latino Americano per lo Stato Sociale questa volta l’Osservatorio Permanente Internazionale sullo Stato Sociale (OPIS) ha cercato di mettere a confronto alcuni dei più grandi artisti e musicisti  italiani di livello mondiale sulle aspettative che essi nutrono verso l’Europa.  L’obiettivo è di creare una forte sensibilizzazione sulla necessità di cambiare l’Europa sul piano sociale. In questo contesto l’arte e la cultura (soprattutto quella italiana) possono svolgere un ruolo fondamentale. Se è vero, infatti,  ‘che non si vive di solo pane’ è anche vero che nel valorizzare i beni culturali si aiuta anche a reperire i necessari fondi per creare le condizioni minime di sopravvivenza. Su questo argomento torneremo più volte nei prossimi numeri. E se qualcuno desidera contribuire a questo sforzo collettivo con suggerimenti o riflessioni personali  può scrivere a info@puntocontinenti.it. Alcune di questi contributi vengono pubblicate su Punto Continenti nella rubrica ‘Nuova Europa e Stato Sociale’.

Rainero Schembri (Coordinatore dell’Osservatorio)

 

Argomento selezionato: COSA I MUSICISTI S’ASPETTANO DA UN’EUROPA SOCIALE

Interventi di: Bongiovanni Felicia  (Soprano); Dessi Daniela (soprano); La Vecchia Francesco (Direttore d’Orchestra); Panerai Rolando (Baritono); Solman Miro (Tenore); Ughi Uto (Violinista).

 

CI VUOLE PIU’ RISPETTO PER LA PATERNITA’ DEI PROGETTI 

Bongiovanni Felicia (21 agosto 2014).

“Nel mio settore, come artista lirica che tanto s’è impegnata a raggiungere quello che si era prefissata all’inizio della sua carriera, ritengo che sia fondamentale assicurare il rispetto per la fatica e per la scelta di percorrere tutte le strade con onestà. In altre parole, se hai delle idee o la paternità di progetti riguardanti concerti o elaborati, devi sentirti riconosciuta e tutelata come avviene, ad esempio, in America, dove l’origine delle idee è sacra. Ecco, in Europa s’avverte in questo campo la necessità di una maggiore tutela. In sostanza, ci tengo tantissimo che soprattutto  in Italia prevalga una mentalità orientata verso l’onestà e il rispetto non circoscritta solo ai potenti, ricchi o famosi ma verso tutti coloro che per una vita si sono impegnati facendo leva essenzialmente sulla bravura e sul talento.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=S09z4jN2ba8&feature=youtu.be

 

L’ITALIA DEVE RIPRENDERE IL SUO POSTO IN EUROPA

Dessi Daniela – (16 agosto 2014)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=VfBgMmU1WB0&feature=youtu.be

“Quello che mi aspetto dall’Europa unita è un’unione di Paesi che collabori in vista di uno stesso ideale. Purtroppo dal punto di vista artistico ciò non avviene. In Italia, poi, ci troviamo nella condizione di essere un po’ la cenerentola dell’Europa ma non per mancanza di persone valide o artisti capaci di rendere grande questo Paese. Purtroppo l’arte è stata tagliata e  sono state tagliate le ali. Proprio nel riflettere sull’attuale posizione italiana in Europa mi viene spontaneo aspettare che il nostro Paese riprenda il suo posto naturale, soprattutto a livello artistico. E’ vero che anche altri Paesi vivono un momento di crisi però constato che all’estero c’è più voglia di valorizzare i propri artisti e le proprie risorse artistiche. In ogni caso mi aspetto che l’Italia svolga nell’Unione europea il ruolo che le compete”.

 

IL REPERTORIO SINFONICO ITALIANO MERITA UN’AFFERMAZIONE EUROPEA

La Vecchia Francesco – (16 agosto 2014)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=D9pGaTGkq2k&feature=youtu.be

L’orchestra sinfonica di Roma è un’istituzione musicale italiana. Noi siamo in buone relazioni con molte istituzioni europee. Dall’Europa mi aspetto un’equa distribuzione delle risorse della cultura, nonché una maggiore compartecipazione dei valori che le istituzioni musicali riescono a porre in essere. Occorre una sempre più intensa relazione di scambi tra le diverse orchestre europee e una maggiore attenzione al repertorio sinfonico italiano e, quindi, ai suoi compositori che hanno scritto pagine meravigliose di musica sinfonica. Cito tra gli altri Martucci, Malipiero, Sgambati, Dallapiccola, Petrassi, Respighi,  Casella e tanti altri. Sarebbe importante che sul piano europeo  ci fosse una maggiore attenzione verso i nostri compositori e che l’Italia possa inserirsi alla pari in un contesto più vasto di scambi e relazioni.

 

A QUANDO UN GOVERNO EUROPEO

Panerai Rolando – (18 ottobre 2015).

Video: https://www.youtube.com/watch?v=WFXJ4gPkHNY

“Affinché l’Europa riesca a stare veramente unita occorrerebbe un governo non solo economico  ma anche politico. L’Europa è divisa come sono divise tutte le nazioni al loro interno. Mi preoccupa lo smantellamento dello Stato sociale perché penso ai nipoti e ai figli dei miei nipoti. Siamo arrivati a un punto tale di scoramento che preferiamo lasciare le cose stanno, quasi nella convinzione che forse debbono andare così. Guardiamo all’Italia. Leggendo i giornali ho perso completamente il gusto di andare a votare. Cito, solo a titolo di esempio, il dibattito sulla riforma del Senato. Secondo me, se siamo convinti che sia superfluo allora aboliamolo ma non possiamo far eleggere i politici dai politici stessi. Manchiamo di libertà”.

 

L’ASSOLUTA IMPORTANZA DI CONSERVARE IL PATRIMONIO ARTISTICO

Solman Miro – (13 novembre 2011)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=tbHwbeQz1Iw

“Mi aspetto dall’Europa che abbia un occhio di riguardo per tutto ciò che l’arte europea rappresenta e, detto un po’ egoisticamente, soprattutto per quello che rappresenta l’arte italiana. Del resto se è vero che in Italia c’è tanta arte non possiamo lasciare che le nostre bellezze e i nostri monumenti crollino come quelli di Pompei: dobbiamo fare in modo che questi monumenti siano saldati col cemento in maniera che rimangano a testimonianza della realtà artistica del nostro passato. Un passato che rappresenta le fondamenta di quello che siamo ora. Il mio appello all’Europa è che s’impegni a conservare l’immenso patrimonio del nostro Continente, con una particolare attenzione al patrimonio italiano che è immenso e impareggiabile. Questo è quello che mi aspetto”.

 

FERMIAMO LA DECADENZA

Ughi Uto – (16 agosto 2014)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=UxSry_dbpUE

“L’Europa è stata la culla e la matrice di tutte le arti. Purtroppo oggi l’Europa vive la stessa decadenza e lo stesso degrado del nostro Paese per cui mi aspetto che ci sia questa Unione europea non solo dal punto di vista economico e monetario ma anche da quello dei valori spirituali ed esistenziali, nonché della sua matrice culturale e cristiana che è stata messa veramente sotto i piedi. Per me è importante che l’Europa conservi e sia orgogliosa della sua tradizione”.

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IN PRECEDENZA

1 – L’impegno Latino Americano per lo Stato Sociale ( http://puntocontinenti.it/?p=8472 ) con interventi di: Breccia Alberto (ex Ambasciatore dell’Uruguay in Italia, scomparso recentemente); Cabanas Miguel Ruiz (ex Ambasciatore del Messico in  Italia, attuale vice Ministro degli Esteri messicano); Cherniak Carlos (Ministro plenipotenziario dell’Argentina); Morales Evo (Presidente della Bolivia); Tavares Ricardo Neiva (Ambasciatore del Brasile in Italia).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CATASTROFE SUD SUDAN: ALLARME DI FAO,UNICEF E WFP

Posted by Punto Continenti On ottobre - 23 - 2015 Commenti disabilitati su CATASTROFE SUD SUDAN: ALLARME DI FAO,UNICEF E WFP

 Tre agenzie ONU hanno lanciato l’allarme sulla condizione di fame  estrema che, in alcune zone del Sud Sudan, sta spingendo la popolazione sull’orlo della catastrofe. Secondo gli ultimi dati, sarebbero 3,9 milioni le persone che, nel paese, vivono in stato di grave insicurezza alimentare. Le agenzie ONU – Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), l’ UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) –  hanno fatto appello alle parti in conflitto perché garantiscano accesso immediato e senza restrizioni nello Stato di Unità. Il nuovo studio Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato che  almeno 30.000 persone vivono attualmente in gravi condizioni, esposte alla fame e al rischio di morte. Dall’inizio del conflitto in Sud Sudan, quasi due anni fa, è la prima volta che uno studio IPC registra il livello cinque (“catastrofe”) – il più alto nella scala da uno a cinque – per tutte le fasce della popolazione.

“E’ il periodo in cui si inizia il raccolto, dovremmo quindi assistere a un miglioramento significativo della sicurezza alimentare nel paese. Purtroppo, in luoghi come le zone meridionali dello Stato di Unità, ciò non sta avvenendo e le persone sono sull’orlo di una catastrofe che potrebbe essere scongiurata”, ha detto la Direttrice del WFP nel paese, Joyce Luma. “La popolazione del Sud Sudan ha bisogno di pace, di cibo nutriente e di assistenza umanitaria, insieme al sostegno alle proprie attività di sostentamento per sopravvivere e ricostruire la propria vita”, ha aggiunto Luma.

Se non verrà garantito accesso umanitario senza restrizioni, hanno dichiarato le agenzie, l’insicurezza alimentare potrebbe aggravarsi fino alla carestia in zone dello Stato di Unità dove nei mesi scorsi l’assistenza umanitaria è stata compromessa da violenze terribili e dall’impossibilità di accesso. Alcune famiglie sfollate dicono di sopravvivere con solo un pasto al giorno a base di pesce e ninfee. “Dallo scoppio delle violenze quasi due anni fa, i bambini hanno sofferto il conflitto, la malattia, la paura e la fame”, ha detto Jonathan Veitch, Rappresentante dell’UNICEF in Sud Sudan. “Le loro famiglie sono state incredibili nel cercare di provvedere al loro sostentamento, ma hanno ora esaurito tutte le strategie di sopravvivenza. Le agenzie possono fornire sostegno, ma solo se è loro garantito accesso senza restrizioni. Altrimenti, molti bambini rischiano di morire”.

Lo studio IPC indica che 3,9 milioni di persone in Sud Sudan soffrono la fame acuta. Nonostante il numero di nuclei familiari in stato di insicurezza alimentare sia diminuito durante la stagione del raccolto – come previsto – esso è superiore di circa l’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò è dovuto al fatto che anche la popolazione delle regioni non direttamente coinvolte del conflitto ne subisce gli effetti di lungo periodo, assieme a quelli causati da precipitazioni irregolari, da strumenti di sostentamento in esaurimento, da alti prezzi alimentari, dal costo del carburante e dall’inflazione, in una condizione economica in generale degrado.

Inoltre, l’IPC registra come la situazione nutrizionale complessiva rimanga critica, con la Malnutrizione Acuta Globale (Global Acute Malnutrition, GAM) tra i bambini al di sotto dei cinque anni superiore alla soglia di emergenza negli stati colpiti dal conflitto di Jonglei, Alto Nilo e Unità nel mese di settembre, e a livelli elevati nel Bahr el Ghazal settentrionale e nel Warrap durante tutto l’anno. Il livello elevato è dovuto a consumo alimentare inappropriato, ad inadeguate pratiche di alimentazione per madri e bambini, al cattivo stato di salute e all’offerta limitata di servizi sanitari e nutrizionali.

Le tre agenzie – che lavorano nell’ambito della sicurezza alimentare e della nutrizione – hanno avvertito che la drammatica situazione economica nel paese sta contribuendo alla crescita record dei prezzi alimentari, che condiziona negativamente il potere d’acquisto delle famiglie acuendo i livelli di insicurezza alimentare. Anche le aree prima non interessate ora mostrano i segni di un grave deterioramento, con ampie parti della popolazione negli stati del Grande Bahr el Ghazal in stato di crisi alimentare. “Le attività di sostentamento sono state gravemente colpite da tassi di inflazione elevati, dall’interruzione dei mercati, dai fenomeni di sfollamento legati al conflitto e dalla perdita di bestiame e produzione agricola”, ha spiegato Serge Tissot, Capo della FAO in Sud Sudan. Inoltre, al termine della stagione agricola alla fine dell’anno, ci si attende una produzione cerealicola al di sotto della media in Uganda, Sudan ed Etiopia, che condizionerà gravemente le importazioni di cibo in Sud Sudan. Se verranno create nuove modalità di sostegno ai produttori agricoli, agli allevatori di pesce e bestiame, la resilienza di queste comunità ne uscirà rafforzata”, ha aggiunto Tissot.

UNICEF, WFP e FAO, insieme ad altri partner dell’ONU e delle organizzazioni non governative, stanno raggiungendo milioni di persone con cibo, assistenza nutrizionale e kit d’emergenza per le attività di sostentamento. Le missioni di risposta rapida convogliano l’assistenza in molte aree remote, che sarebbero altrimenti tagliate fuori dai soccorsi umanitari. Il sostegno rapido alla produzione alimentare contribuisce alla sicurezza alimentare di lungo termine per le persone più gravemente colpite. Le agenzie hanno fatto appello alla comunità internazionale perché fornisca le risorse necessarie a sostenere ed estendere gli sforzi di assistenza salvavita.

FAO

La FAO è alla guida degli sforzi internazionali per sconfiggere la fame. Assiste i paesi nella modernizzazione e nel miglioramento delle pratiche agricole, forestali e ittiche, e garantisce una buona nutrizione per tutti. La FAO rivolge la sua attenzione in particolare alle aree rurali, in cui vive il 70 per cento di chi nel mondo soffre fame e povertà.

UNICEF

L’UNICEF promuove i diritti e il benessere di ogni bambina e di ogni bambino, in ogni sua attività. Insieme ai suoi partner, lavora in 190 paesi e territori per tradurre questo impegno in azioni concrete, concentrando gli sforzi sulle bambine e i bambini più vulnerabili ed emarginati, a beneficio di tutta l’infanzia, in ogni luogo. Per saperne di più sull’UNICEF e sul suo lavoro visita:www.unicef.org o segui UNICEF su Facebook e Twitter 

WFP

Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

OPIS (1): L’IMPEGNO LATINO AMERICANO PER LO STATO SOCIALE

Posted by Punto Continenti On ottobre - 16 - 2015 Commenti disabilitati su OPIS (1): L’IMPEGNO LATINO AMERICANO PER LO STATO SOCIALE

FotoSullo sfondo della mappa dell’America Latina, da sinistra verso destra, Aberto Breccia (ex Ambasciatore dell’Uruguay), Miguel Ruiz Cabanas (Vice Ministro degli Esteri ed ex Ambasciatore del Messico), Carlos Cherniak (Diplomatico dell’Argentina), Evo Morales (Presidente della Bolivia) e Ricardo Neiva Tavares (Ambasciatore del Brasile).

 

Introduzione

E’ da alcuni anni che un gruppo di giornalisti e studiosi, nonché semplici cittadini appassionati di questioni sociali segue e raccoglie testimonianze sul progressivo smantellamento dello Stato Sociale in Italia e nel mondo. L’obiettivo è di stimolare una vasta presa di coscienza collettiva sull’assoluta necessità di costringere tutti i Governi a collocare in cima alle varie priorità il benessere della parte più povera della popolazione.

 

Ora sta per iniziare una nuova fase con la nascita di un Osservatorio Permanente Internazionale sullo  Stato Sociale (OPIS), espressione di un libero Movimento d’opinione, nato per il ripristino di molti diritti civili. Si tratta, in sostanza, di riordinare vecchie e nuove testimonianze, idee e proposte, tutte raccolte direttamente (anche in video) su Punto Continenti (www.puntocontinenti.it). L’Osservatorio è naturalmente aperto al contributo di tutti coloro che sono convinti che uno Stato può definirsi veramente civile nella misura in cui consente realmente a tutti i cittadini di vivere una vita dignitosa.

 

Di volta in volta verranno affrontati argomenti specifici con una selezione di pareri espressi da cittadini dei più svariati orientamenti politici, filosofici e religiosi. La scelta degli argomenti e gli accostamenti degli interventi sono affidati a un ‘Comitato promotore’. Da precisare che l’Osservatorio non ha alcuna finalità di lucro, non prevede quote d’iscrizione e si basa essenzialmente sul contributo di idee. Non sono previsti compensi e rimborsi di nessun genere. Tutto avviene su base esclusivamente volontaristica. Proposte e Suggerimenti dovranno essere inviati a info@puntocontinenti.it .

 

Iniziamo questa nuova iniziativa con una raccolta di pareri di diplomatici latino americani nonché del Presidente della Bolivia Evo Morales. L’America Latina, infatti, secondo molti esperti rappresenta attualmente il Continente più sensibile alle tematiche sociali. Ci è sembrato, quindi, opportuno cominciare proprio dall’estero, tanto più che parliamo di un Continente particolarmente legato all’Italia da ragioni storiche, culturali, sociali ed economiche. Oltre a una sintesi delle opinioni raccolte, verranno indicate di seguito anche eventuali interviste e video pubblicati sempre su Punto Continenti.

 

Rainero Schembri (Coordinatore dell’Osservatorio)

 

Argomento selezionatoL’IMPEGNO LATINO AMERICANO NEL SOCIALE

Interventi di: Breccia Alberto (ex Ambasciatore dell’Uruguay in Italia, scomparso recentemente); Cabanas Miguel Ruiz (ex Ambasciatore del Messico in  Italia, attuale vice Ministro degli Esteri messicano); Cherniak Carlos (Ministro plenipotenziario dell’Argentina); Morales Evo (Presidente della Bolivia); Tavares Ricardo Neiva (Ambasciatore del Brasile in Italia).

 

URUGUAY: POVERTÀ E ANZIANI IN CIMA AI NOSTRI PENSIERI

Breccia  Alberto (26 giugno 2014).

Video: https://www.youtube.com/watch?v=7Q3cOs2zpAY&feature=youtu.be

 

“Nel 2005 abbiamo superato la grave crisi economica iniziata nel 2002, quando il livello di povertà aveva raggiunto il 40% della popoloazione, con un indice di indigenza superiore al 15%. Dal 2005 il Governo progressista ha avviato una serie di programmi sociali che all’inizio erano di tipo assistenziale ma poi si sono trasformati in politiche sociali molto più complete a seguito anche della creazione di un Ministero dello Sviluppo sociale che opera insieme ad altri ministeri come il Ministero dell’economia e finanza e il Ministero della Sanità. Siamo così riusciti a ridurre in meno di nove anni il livello di povertà intorno al 12% e l’indigenza intorno allo 0,5%”.

“La politica sociale dell’Uruguay ha raggiunto risultati molto positivi. Dobbiamo continuare su questa strada perché riteniamo che l’Uruguay, in quanto produttore di generi alimentari, non può e non deve avere dei poveri e soprattutto indigenti. Per quanto riguarda specificamente gli anziani abbiamo lavorato e legiferato molto in materia. Il candidato presidenziale Tabaré Vazquez (diventato poi Presidente della Repubblica n.d.r.) ha proposto la Creazione di un sistema nazionale di assistenza in favore di 250 mila anziani vulnerabili e che vivono da soli senza che qualcuno si occupi delle loro esigenze quotidiane. Questo sforzo avrà un doppio effetto positivo: innanzitutto aiuterà i singoli anziani soprattutto sul piano della solidarietà. E poi offrirà alle persone volenterose interessate a restare in contatto con il mondo del lavoro la possibilità di trasformare questo impegno sociale anche in una fonte di guadagno”.

 

MESSICO: LA DURA LOTTA CONTRO LA POVERTÀ

Cabanas Miguel Ruiz – (6 aprile 2014)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=WZm-3apNkAs&feature=youtu.be

Intervista: Con l’Italia un amore da vivere (http://puntocontinenti.it/?p=5570)

 

“La politica sociale del Messico è di eliminare definitivamente la fame e la povertà estrema. Noi abbiamo sette milioni di messicani che soffrono la fame e la decisione del Governo è di fare tutto quanto sia necessario per farci uscire da questa realtà”.

 

ARGENTINA: PUNTIAMO SULL’INCLUSIONE SOCIALE

Cherniak Carlos – (15 giugno 2015)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=pevMlRbCKMQ&feature=youtu.be

Intervista: L’argentina punta sull’integrazione (http://puntocontinenti.it/?p=7847)

 

“Senza voler sostenere che il nostro modello di gestione è un modello valido anche per gli altri Stati,  perché ogni Paese deve decidere autonomamente cosa fare, ricordo che abbiamo un reddito di cittadinanza per tutte le famiglie che hanno dei bambini. Ma se le madri vogliono ricevere questo sussidio debbono rispettare alcune condizioni. Ad esempio, debbono vaccinare e mandare a scuola i propri figli. Non a caso è incrementata notevolmente la presenza scolastica dei bambini argentini e questo è molto importante. Per noi l’inclusione sociale parte, infatti, proprio dalla frequenza scolastica perché se i ragazzi restano fuori dal sistema educativo vivranno ai margini  della società e l’inclusione sociale diventerà molto più difficile”.

“Inoltre, l’assistenza sanitaria è completamente gratuita, come lo sono le medicine per i più poveri. Anche il sistema scolastico è gratuito, dall’asilo fino all’Università. Possiamo dire di avere una democrazia impostata sui diritti umani in netto contrasto con gli anni della dittatura. Molti tendono a sottovalutare questo aspetto e parlano di populismo. Non siamo, comunque, gli unici a perseguire questa politica, lo fa anche il Brasile. Tutto ciò non è populismo ma governo popolare progressista che cerca di garantire i diritti a tutti. Ovviamente ci sono ancora tante cose da migliorare: dobbiamo capire che quando ci sono bambini che hanno fame o che debbono andare a scuola dobbiamo agire subito perché se non lo facciamo siamo di fronte a un grave problema umanitario”.

 

BOLIVIA: ABBIAMO ASSISTITO SOPRATTUTTO GLI INDIOS E LE DONNE

Morales Evo – (29 ottobre 2014).

Video: https://www.youtube.com/watch?v=H4pgDy5FTOo&feature=youtu.be

 

“Lavoriamo con una visione di sviluppo proiettata verso il 2020 e con l’obiettivo principale di consolidare e di fare delle conquiste sociali più avanzate possibili. Conquiste che hanno consentito, ad esempio, la distribuzione delle terre a circa il 50% alle donne. A proposito delle donne, ricordo che oggi il 48% dei parlamentari è di sesso femminile mentre in passato solo alcune donne erano state elette. Siamo quindi quasi alla parità di genere. Coloro che maggiormente si sono avvantaggiati della nostra politica sociale sono stati indubbiamente gli indios e le donne. Sento quindi una forte responsabilità a rappresentare questo modello di politica e conquiste sociali”.

“Per quanto riguarda i rapporti tra l’Italia e la Bolivia,  purtroppo, non c’è alcuna azienda italiana che offra servizi. Non lo so perché. Sono molto sincero, quando facciamo delle gare internazionali si presentano quasi esclusivamente cinesi, coreani e pochissimi europei. Forse perché non ottengono certe agevolazioni. Auspico una maggiore presenza degli europei che non deve limitarsi agli Ambasciatori: ci deve essere, invece, un intenso interscambio commerciale di esperienze lavorative, di conoscenze e di investimenti. Vorrei ribadire che gli investimenti esteri sono garantiti dalla nostra Costituzione, noi siamo un’economia pluralista, la proprietà privata è garantita come sono garantiti gli investimenti esteri.

 

BRASILE:  LA NOSTRA LOTTA ALLA POVERTA’

Tavares Ricardo Neiva – (28 febbraio 2014)

Video: https://www.youtube.com/watch?v=u2Go0xONMpw&feature=youtu.be

Intervista: Ricardo Neiva Tavares descrive lo Stato Sociale brasiliano (http://puntocontinenti.it/?p=5499)

 

“Negli ultimi anni abbiamo fatti in Brasile molti progressi in termini di inclusione sociale, redistribuzione del reddito e creazione di maggiori possibilità per la popolazione più povera. In sostanza, abbiamo migliorato le condizioni di 40 milioni di persone. Oggi oltre il 50 % dei cittadini fa parte della classe media. Inoltre, abbiamo inciso sul problema della carenza di case, sull’alimentazione e sull’innovazione tecnologica. Il Brasile è cambiato tantissimo negli ultimi anni grazie a una politica di forte sensibilizzazione e attenzione alle questioni sociali. Con il programma Mia casa mia vita  entro il 2017 ben 3 milioni di poveri brasiliani avranno un’abitazione”.

 

IL WFP PREVEDE DI AIUTARE 3,9 MILIONI DI AFGHANI

Posted by Punto Continenti On ottobre - 15 - 2015 Commenti disabilitati su IL WFP PREVEDE DI AIUTARE 3,9 MILIONI DI AFGHANI

In seguito al recente intensificarsi dei combattimenti nella provincia settentrionale afghana di Kunduz, il Programma Alimentare Mondialedelle Nazioni Unite (WFP) sta fornendo assistenza alimentare alle persone sfollate. Il WFP ha cominciato, infatti, a distribuire cibo sufficiente per un mese a più di 150 famiglie fuggite nella città di Mazar-e-Sharif, mentre si sta inviando altro cibo a quasi 950 famiglie sfollate nella città di Taluqan, nella provincia di Takhar. All’inizio di questa settimana, oltre 3 tonnellate di cibo sono state distribuite tramite l’Autorità nazionale di Gestione dei Disastri dell’Afghanistan (Afghanistan National Disaster Management Authority, ANDMA) a famiglie sfollate a Mazar.

 

Il WFP ha fornito scorte d’emergenza di farina di grano, arricchita con vitamine e minerali, all’ANDMA, che ha stipulato accordi con le panetterie per fornire pane alle famiglie sfollate.  Finora, 1.800 persone in un campo a Mazar-i-Sharif hanno ricevuto il pane. Si sta macinando altro grano in previsione della crescita dei bisogni nei prossimi giorni. Valutazioni sui bisogni umanitari degli sfollati sono in corso nelle città settentrionali, tra cui Mazar-i-Sharif, Poul-e-Khumri, Taluqan Faizabad. Il WFP ha preposizionato scorte alimentari sufficienti a un massimo di 12.000 famiglie.

 

Il WFP è seriamente preoccupato per l’incolumità e la sicurezza alimentare delle persone rimaste a Kunduz, a causa dell’intensificarsi dei combattimenti. “Il WFP sta valutando la situazione in coordinamento con altri partner umanitari; siamo pronti ad estendere l’assistenza alla città di Kunduz non appena le condizioni di sicurezza ci consentiranno l’accesso”, ha detto Angeline Rudakubana, Vicedirettore e Responsabile del WFP in Afghanistan. “In questo momento”, ha aggiunto Rudakubana, “possiamo fornire razioni per un mese a circa 12.000 famiglie nella regione. Ciò richiederà, tuttavia, un cambiamento di destinazione rispetto ai programmi che il WFP aveva già in corso. Attendiamo con urgenza l’assistenza dei donatori per colmare il deficit di finanziamenti”.

 

Tra lo scoppio dei combattimenti il 28 settembre e la chiusura dell’aeroporto di Kunduz due giorni dopo, il WFP ha partecipato all’ evacuazione di circa 200 operatori umanitari e le loro famiglie attraverso il Servizio aereo umanitario delle Nazioni Unite (UN Humanitarian Air Service, UNHAS) in coordinamento con la Missione di Assistenza ONU in Afghanistan (UN Assistance Mission in Afghanistan, UNAMA). Il WFP è finanziato interamente con contributi volontari e la crisi a Kunduz sopraggiunge in una fase in cui l’agenzia fronteggia grandi difficoltà a causa di un budget insufficiente per l’Afghanistan. Sono necessari 30 milioni di dollari per aiutare le comunità remote e le persone sfollate nel paese a prepararsi per l’inverno, un periodo in cui generalmente il cibo è scarso.

 

Nel 2015, il WFP in Afghanistan prevede di assistere 3,9 milioni di afghani vulnerabili in tutte le 34 province del paese attraverso diversi progetti, tra cui la creazione di beni strumentali, i pasti scolastici, la formazione professionale e il supporto nutrizionale. Da registrare che il  WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi. Il WFP in Afghanistan ha installato una linea diretta e riceve commenti, reclami e reazioni riguardo la distribuzione dell’assistenza alimentare WFP. Il numero è : 0790-555-544

 

NUOVO STATO SOCIALE NEL MONDO

RUBRICA ‘INFORMARE PER CREARE UN NUOVO STATO SOCIALE NEL MONDO’ Video di Rainero Schembri ONU e Nuove Tecnologie Di Rainero […]

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  ESSENZIALISTI IN VIAGGIO Patrocinati dalla REA (Radiotelevisioni Europee Associate) Incontri e confronti. Dopo numerosi incontri, scambi di opinioni, interviste, interventi […]