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Sunday, January 20, 2019

TEATRO OPERA DI ROMA: PRESENTATA LA PROSSIMA STAGIONE

Posted by Punto Continenti On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su TEATRO OPERA DI ROMA: PRESENTATA LA PROSSIMA STAGIONE

Un aumento del numero degli spettacoli senza mai perdere la qualità, l’eccellenza che il Teatro ha conquistato grazie alla presenza del Maestro Riccardo Muti sul podio e quale Direttore onorario a vita. Questa è la formula anti crisi che il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, Carlo Fuortes, ha presentato al primo incontro con il pubblico e la stampa. Il disavanzo delle precedenti gestioni, la crisi economica in atto nel Paese e la conseguente diminuzione dei finanziamenti pubblici, in Teatro si possono superare con una decisa crescita della produttività.

 

Ma l’ultima parola è pur sempre quella dei numeri: nella stagione 2014-2015 andranno in scena 14 spettacoli di opera e balletto, (rispetto ai 12 della passata stagione), tra questi 5 nuovi allestimenti (3 lo scorso anno); ma soprattutto è il numero delle recite che cresce con un totale di 115 (sulle 89 della passata stagione); le repliche passano mediamente a 8-10 rispetto alle 5-7 dell’anno scorso.

 

La ripresa economica del Teatro dell’Opera passa soprattutto dal botteghino, cioè dal pubblico, spiega il sovrintendente Carlo Fuortes: “Si può reagire in due modi alla crisi. Tagliare spettacoli e recite permette certamente una riduzione dei costi, ma è una strada che porta all’agonia e all’asfissia di un teatro. È giusto, invece, scommettere sulla produttività, sulla qualità e sul pubblico aumentando e non riducendo l’attività. Il Teatro deve soprattutto guardare a sé stesso per trovare nuova forza culturale, musicale ed economica. La storia ci insegna che le crisi possono diventare opportunità di sviluppo“. Un rilancio, dunque, un new deal, di cui questa nuova stagione 2014-2015 ne è chiara, precisa e decisa dimostrazione.

 

La produzione, la qualità, il futuro del Teatro dell’Opera quindi, ma anche un richiamo alla memoria, alla Storia di questa Fondazione che tra Ottocento e Novecento è stata al centro di debutti che hanno fatto la storia dell’opera, della musica, della cultura. Così nasce l’idea del sovrintendente del recupero della memoria con la ripresa (almeno una produzione l’anno) di allestimenti storici. Uno sguardo filologico, affettuoso, culturale al passato.

 

La stagione 2014-2015 vola sulla storia della musica dal Settecento al Novecento, un percorso affascinante da Mozart ad Adams, uno stupendo, musicalmente avventuroso viaggio da Le nozze di Figaro (1786) a I was looking at The Ceiling Then I saw the Sky (1995) e così per il balletto da Adam e Čajkovskij con Giselle e Loschiaccianoci a Stravinskij e Duke Ellington con Le chant du rossignol e The River. Titoli di grande repertorio, ma anche opere che saranno una vera e propria scoperta.

 

Quel percorso che un teatro d’opera ha il dovere di offrire al proprio pubblico così da accontentare ogni gusto e far conoscere nuove creazioni, i nuovi orizzonti della musica, del canto, della danza. Per attirare anche un pubblico eterogeneo che vada da chi ama l’opera ai turisti che affollano la Capitale, dai melomani più esigenti ai giovani con tanta voglia di scoprire i diversi confini della musica.

 

Un cartellone ricco – che ha pochi confronti in Italia e in Europa – di nomi prestigiosi, amati dal pubblico, di fama internazionale. Direttori, registi, cantanti che hanno fatto, e fanno, la storia dell’interpretazione e della messa in scena. A cominciare dal Maestro Riccardo Muti, il quale ha dato nuova identità all’Orchestra e al Coro del Teatro dell’Opera considerati oggi, dalla critica specializzata, tra le compagini musicali più importanti d’Europa. Un valore dimostrato con gli spettacoli al Costanzi e con due recenti tournée, a Salisburgo e in Giappone. Un vero e proprio trionfo decretato dal pubblico e dalla stampa. Infatti, le richieste di tournée internazionali crescono e già nell’estate del 2015 il Teatro dell’Opera di Roma Capitale tornerà a Salisburgo, con la direzione del Maestro Muti, per proporre l’Ernani di Giuseppe Verdi.

 

Il Maestro Riccardo Muti aprirà la nuova stagione, in novembre, con l’Aida di Giuseppe Verdi e quindi in maggio tornerà sul podio per dirigere Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart. Saranno due eccezionali interpretazioni per due capolavori che troveranno nuova vita, riveleranno tutti gli incanti musicali e vocali che si nascondono nella partitura. Ed è facile prevedere che sarà, come hanno scritto numerosi critici per le precedenti opere dirette dal Maestro Muti, “come ascoltare l’opera per la prima volta”. Quindi l’incontro e la riscoperta con due capolavori assoluti. Meravigliosi classici che si mostreranno in due nuovi allestimentiche porteranno la firma di Pier’Alli per l’Aida e Andrea De Rosa per Le nozze di Figaro. Il cast vocale è quanto di meglio si possa avere su un palcoscenico per tali opere. Per Verdi, Krassimira Stoyanova, Violeta Urmana, Aleksandrs Antonenko, Luca Salsi. Per Mozart, Rosa Feola, Markus Werba, Michaela Selinger e Carlo Lepore.

 

E’ il balletto del Natale, è la favola che si rinnova sempre con grande successo per la festa più importante dell’anno: Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Uno spettacolo, è il caso di dirlo con una frase abusata, per piccoli e grandi. La coreografia è firmata da Amedeo Amodio, favola nella favola le scene di Emanuele Luzzati, alla direzione Nir Kabaretti. E sempre con il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, in febbraio arriverà un dittico che unirà Le chant du Rossignol di Stravinskij e i Carmina burana di Orff, il primo con la coreografia di Leonide Massine e il secondo con la firma di Micha van Hoecke (Direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera). Ancora balletto in aprile, ancora coreografi moderni, geniali, che hanno segnato la storia della danza con un trittico su musiche di Bach, Ellington e Purcell, rispettivamente con le coreografie di Forsythe, Ailey e Limón. Si torna al grande Ottocento tra ottobre e novembre con Giselle di Adam, nella versione di Patrice Bart, e quindi con Coppélia nella mitica, si può ben dire, edizione di Roland Petit. Le due direzioni d’orchestra sono affidate a David Garforth.

 

La stagione 2014-2015 offrirà sempre eccellenza e prestigio sul podio e sul palcoscenico. In gennaio il Maestro Jesús López-Cobos, raffinato direttore spagnolo, che debutta a Roma con l’opera lirica, sarà sul podio del Werther di Massenet, in un allestimento (della Frankfurt Opera) che porta la firma di Willy Decker. Protagonista Francesco Meli, oggi uno dei più importanti tenori internazionali: un artista che il pubblico del Costanzi ben conosce per i successi del Simon Boccanegra e del recente Ernani; accanto a Meli il prestigio di un astro nascente: Veronica Simeoni.

 

In febbraio Gaetano d’Espinosa, applaudito nella scorsa stagione alle Terme di Caracalla, dirigerà il Rigolettodi Verdi, un allestimento del Teatro dell’Opera che vede protagonista un baritono di grande forza e capacità interpretative quale è George Petean, già applaudito protagonista del Simon Boccanegra. Petean si sta rivelando uno dei più importanti baritoni del panorama internazionale. Accanto a lui Irina Lungu e Ivan Magrì.

 

La memoria storica del Teatro dell’Opera tornerà con un nuovo-vecchio allestimento: la messa in scena, sui bozzetti originali di Adolf Hohenstein, della prima edizione di Tosca di Giacomo Puccini che debuttò il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi. Un recupero che non è mera filologia, ma un omaggio alla memoria per ricordare quanto il Costanzi sia stato fondamentale per la storia dell’opera lirica. Sul podio Donato Renzetti, cast delle grandi occasioni con Roberto Frontali, Yonghoon Lee e Oksana

Dyka. La Tosca sarà proposta in marzo e quindi ripresa in giugno.

 

Un nuovo allestimento firmato da Luca Ronconi – un regista che non smette mai di meravigliare ed esaltare ad ogni suo spettacolo – e diretto da Roberto Abbado che porteranno in scena, nel mese di marzo, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Il capolavoro del belcanto, la radice del grande romanticismo italiano d’opera, sarà interpretato da Jessica Pratt, cantante dalla voce che perfettamente si adatta ai colori e alla “follia” romantica della protagonista. Accanto a lei il tenore Stefano Secco.

 

Sarà James Conlon, il Maestro che si divide con eguale successo tra Stati Uniti ed Europa, a dirigere in giugnoLa dama di picche, uno dei capolavori d’opera di Pëtr Il’ič Čajkovskij. L’allestimento porta la firma di uno dei più famosi registi di opere liriche e di prosa: Peter Stein. In scena Maksim Aksënov, Oksana Dyka, Ludovic Tézier (oggi uno dei più apprezzati baritoni sui palcoscenici di tutto il mondo).

 

Un salto nel passato prossimo, al 1995 anno in cui fu composta l’opera I Was Looking at the Ceiling then I Saw the Sky (Stavo guardando il soffitto e poi ho visto il cielo) di John Adams. La storia si svolge all’indomani del terremoto del 1994 a Los Angeles, e racconta, rivela in musica le reazioni al sisma di sette giovani, di diversa estrazione sociale ed etnica. Adams, uno dei più famosi e apprezzati autori contemporanei, crea le proprie opere su temi forti, legati alla cronaca sociale e politica. Per esempio Nixon in Cina (1985) oppure La morte di Klinghoffer (1991), quest’ultima tornata recentemente in scena tra molte polemiche.  Per I Was Looking at the Ceiling then I Saw the Sky dichiara di essersi ispirato ai musical statunitensi e alle opere di Kurt Weill. L’allestimento del Théâtre du Châtelet, è diretto da Alexander Briger e porta la firma del regista Giorgio Barberio Corsetti.

 

E sarà proprio un’opera di Kurt Weill, su testo di Bertolt Brecht, a chiudere nell’ottobre del 2015 la stagione lirica: Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny (Ascesa e caduta della città di Mahagonny), un’opera del 1930 che – con L’opera da tre soldi – ha fortemente segnato la musica del Novecento oltre a diventare un simbolo dell’opposizione musicale e politica al nazismo. Alla direzione d’orchestra John Axelrod. Il nuovo allestimento è affidato a Graham Vick, regista tra i più inventivi nel panorama odierno. Il cast conta Willard White, Measha Brueggergosman, Roberto Saccà, Iris Vermillion.

 

Quest’anno è stato chiesto a Gianluigi Toccafondo di illustrare, percorrere con la visione personale di artista, tutti i titoli della nuova stagione. Il risultato è nei disegni originali che accompagneranno la comunicazione sul cartellone 2014-2015 del Teatro dell’Opera di Roma Capitale.

‘IL SECCHIO’ RIVIVE LO STORICO PROCESSO AD ADOLF EICHMANN

Posted by Punto Continenti On luglio - 31 - 2014 Commenti disabilitati su ‘IL SECCHIO’ RIVIVE LO STORICO PROCESSO AD ADOLF EICHMANN

Anche se è un lavoro teatrale, il primo paragone che viene in mente è il film che ha vinto tre premi Oscar: ‘La vita è bella’.  La ragione è semplice. Come Roberto Benigni anche l’autore Fabio Salvati e la regista Daniela Coppola sono riusciti in un’impresa difficilissima e molto coraggiosa, cioè, trasformare in commedia uno dei processi più tragici della storia (anche per il suo valore simbolico). Parliamo di quello perpetuato nel 1961 contro il criminale nazista Adolf Eichmann, considerato uno dei grandi responsabili dell’Olocausto. Inoltre, alla fine del lavoro ‘Il Secchio’, l’autore riserva agli spettatori uno scoop clamoroso (che però ancora non è stato dimostrato scientificamente). Si tratta di un ‘vero colpo di teatro’ che non sarebbe corretto anticipare ma che tutti possono conoscere andando il 3 e 4 giugno al Teatro della Cometa di Roma.

 

Prima di andare avanti cerchiamo di riepilogare velocemente gli avvenimenti storici. Eichmann con il grado di SS-Obersturmbannfuhrer ed esperto di questioni ebraiche,  organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento. Sfuggito al processo di Norimberga riuscì a nascondersi  in Argentina, dove catturato in maniera rocambolesca dal servizio segreto israeliano del Mossad, fu processato e condannato a morte  per aver spietatamente perseguito lo sterminio degli ebrei. Impiccato nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962, il corpo di Eichmann fu cremato e le sue ceneri trasportate in un secchio (da qui il titolo del lavoro teatrale) per essere disperse nel Mar Mediterraneo

 

Da precisare che gli attori sono quasi tutti avvocati con la passione per il teatro e questo non fa che avvalorare ulteriormente l’impegno della regista Daniela Coppola. Dal freddo burocrate Eichman al misterioso Ettore, dagli scanzonati costruttori della forca al drammatico personaggio dell’avvocato del criminale, dalla conflittuale moglie di Eichmann al ‘superbo’ consigliere governativo, dai perplessi giudici ai passionali ‘rapinatori’ del protagonista: tutti insieme riescono a tenere per due atti un ritmo calzante e sempre viva l’attenzione del pubblico presente al saggio finale che si è svolto al Teatro Arvalia di Roma. Molto applaudito, ad esempio, è risultato il siparietto delle giornaliste accreditate e composte da una sofisticata corrispondente francese, una spumeggiante napoletana e un’intellettuale e bella americana.

 

Per la cronaca i nomi degli artisti  corrispondono a: Luciano Ciamillo (Adolf Eichmann); Roberto Di Michele (Ettore); Francesco Notari (Augusto); Corrado Castellano (Leone); Angelica Addessi (Maria Masenbacher); Andrea Meloni (Manus Diamont); Vincenzo Marano (Zvi Aroni); Stenio Salzano (Malkin); Alessandra Coppola (Veronica Eichmann); Aldo Minghelli (Elia Dviri); Fabrizio Fornicella (Presidente M. Landau); Andrea Masotta (giudice a latere); Fabio Salvati (giudica a latere); Roberto Catalano (Procuratore Hausner); Salvatore Viglia (Avv. Servatius); Carla Ghezzi (Marisa Pistilli); Emilia Marra (Hannah Arendt); Laura Dipaola (Chantal); Viviana Manotta (donna del pubblico). Da segnalare, inoltre, l’assistente alla regia Alessandra Coppola, assistente di scena Cristina Bonanno, scenografia Riccardo Polimeni, luci e audio Alberto Aschelter, grafica Corrado Castellano, foto Stefano Dipaolantonio.

 

UNDESA: AI GIOVANI APRE LE PORTE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Posted by Punto Continenti On luglio - 19 - 2014 Commenti disabilitati su UNDESA: AI GIOVANI APRE LE PORTE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Per i giovani preparati e appassionati di problematiche internazionali è sicuramente una delle vie  d’ingresso più interessanti sul piano lavorativo. Il suo portone si trova a Roma in Via Vittorio Emanuele II, numero 251. Fuori c’è la targa UNDESA –  sede romana dell’United Nations Department of Economic and Social Affairs. Intendiamoci: non è che il lavoro si trovi in queste stanze ma è qui che vengono compiute le selezioni del programma Junior Professional Officer (JPO), interamente finanziato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri italiano. Sulle modalità di partecipazione (le domande vanno presentate entro il 31 ottobre)  la cosa più semplice è andare sul sito www.undesa.it . Se poi rimane ancora qualche dubbio si può sempre telefonare al numero 06.68136320 o scrivere a JPOinfo@undesa.it.

 

In estrema sintesi, il Programma è riservato a giovani laureati che non hanno superato i 30 anni (33 per i laureati in medicina e chirurgia). I profili ricercati sono vari: si va dal giurista all’economista, dal medico all’ingegnere, fino agli esperti in materia di alimentazione, ambiente, sviluppo, politica internazionale, diritti umani. Naturalmente, oltre all’ottima conoscenza dell’inglese, che è un requisito indispensabile per proporre la propria candidatura, la conoscenza di almeno un’altra lingua ufficiale delle Nazioni Unite è valutata molto positivamente. Per i candidati selezionati si prospetta la possibilità di lavorare stipendiati fino a due anni (livello P2) in una delle tante Organizzazioni internazionali. E quasi sempre, a quel punto, un lavoro presso un’Istituzione internazionale, non governativa o privata è assicurato.

 

Per cercare di sapere qualcosa in più rispetto alle informazioni ‘ufficiali’, siamo andati a trovare Gherardo Casini, dal 2001 direttore dell’ufficio in Italia di UNDESA, aperto a Roma nel 1992 e che opera in sintonia con la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari esteri. In precedenza ha lavorato alcuni anni presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York su temi emergenti dello sviluppo, nonché per un’ organizzazione non governativa in Ecuador e nel settore privato in Italia.

 

Sulla carta il Programma appare interessantissimo. Ma poi nella realtà come si presenta la situazione?

 

Non è certamente una passeggiata. I candidati sono tantissimi, circa 3 mila ogni anno e la maggior parte di essi è molto preparata. Purtroppo, i posti riservati sono pochi: l’anno scorso ci siamo limitati a 16 per i noti motivi di risparmio, mentre in passato si raggiungevano le 40 unità. Quest’anno, tuttavia, si è avuto un leggero miglioramento, auspicabile indice di una ripresa. Fatta questa premessa ritengo che per un giovane che ami operare in un clima internazionale, che abbia certe inclinazioni, che sappia lavorare all’interno di un team, tentare questa strada rappresenti un’ottima scelta.

 

Quali consigli pratici se la sente di dare?

 

E’ importante innanzitutto che il candidato presenti un curriculum fatto molto bene e che dia l’immagine di una professionalità specifica. La conoscenza di più lingue, l’aver compiuto dei master, aver frequentato alcuni stage presso organismi internazionali o grandi società private e avere un bagaglio professionale solido rappresentano  indubbiamente dei titoli preferenziali, insieme a eventuali pubblicazioni.

 

Come avviene la selezione?

 

Consideriamo che mediamente dagli organismi internazionali arrivano ogni anno una settantina di richieste di lavoro JPO italiani. A quel punto il Ministero degli Affari esteri dopo una prima scrematura delle posizioni disponibili seleziona quelle che saranno finanziate, tenendo in considerazione le priorità della cooperazione allo sviluppo. La pre-selezione, portata avanti dall’ufficio UNDESA e nella fase finale da una Commissione apposita, tiene conto dei profili richiesti e identifica un piccolo gruppo di circa 8 candidati per ogni posizione. Solo allora arrivano a Roma i rappresentanti degli organismi richiedenti per avere un colloquio diretto con i candidati, in inglese, francese o altra lingua collegata al piano di lavoro (in genere questi incontri avvengono nei mesi di giugno e luglio). Da ogni gruppo esce un solo candidato selezionato, vincitore della posizione, che per un anno rinnovabile si trasferisce all’estero o in una delle organizzazioni internazionali con sede in Italia, come la Fao, l’Ifad o il World Food Program. Così come per altri programmi JPO finanziati da vari donatori, il costo del contratto dei candidati selezionati è a carico del Ministero degli Affari esteri italiano.

 

E dopo cosa succede?

 

Dalla nostra esperienza pregressa possiamo dire che quasi sempre tutti i candidati vincitori hanno poi trovato uno sbocco professionale, sia negli organismi internazionali che nel privato o nel terzo settore. Da un nostra precedente indagine è emerso, infatti, che il 60% ha trovato una collocazione presso le grandi Istituzioni internazionali, un 15% presso le Organizzazioni non governativa (ONG) e il restante presso Università, multinazionali o grandi imprese.

 

Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un candidato.

 

Non esiste un candidato tipo.  Diciamo che tra le lauree che si sono affermate figurano ai primi posti Scienze Politiche, Economia, Legge, Scienza dell’Amministrazione, Scienze naturali e matematiche, Discipline umanistiche, Medicina e Agricoltura. Assistiamo poi a un crescente numero di donne che ormai superano gli uomini, mentre non ci sono grandi differenze tra nord e sud del Paese. La maggior parte dei candidati è orientata sull’Africa. Cresce poi il numero di giovani che conoscono anche lingue come l’arabo, il russo, il portoghese, ecc.

 

Ma aldilà di questi titoli, gli esaminatori guardano molto alle motivazioni, agli interessi personali, alla capacità di rapportarsi con gli altri, alle esperienze maturate all’estero, alla facilità di fare in rete, alle conoscenze degli usi e costumi tra i popoli. Naturalmente, come per tutte le cose della vita, ci vuole anche un po’ di fortuna che, in questo caso, consiste nel fatto che proprio in quel determinato anno sia pervenuta una richiesta internazionale corrispondente al profilo del singolo candidato, sia dal punto di vista della preparazione professionale che della lingua. In ogni caso, consigliamo sempre ai giovani non selezionati di non scoraggiarsi ma di ripresentare le proprie candidature per tutti gli anni in cui hanno diritto.

 

La vostra attività si limita al programma JPO?

 

Assolutamente no. Gestiamo programmi di sviluppo, organizziamo conferenze su temi di cooperazione, collaboriamo a seminari, svolgiamo attività d’informazione e abbiamo anche assistito il Parlamento dal 2006 al 2013, portando avanti un’iniziativa globale volta a rafforzare la capacità dei Parlamenti a utilizzare le nuove tecnologie per raggiungere una maggiore apertura, trasparenza ed efficienza. Inoltre, e questo potrebbe interessare molto i giovani, gestiamo anche il programma Fellowships riguardante borse di studio annuali, ugualmente finanziate dalla Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri, in collaborazione con il Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite.

 

In questo caso il limite di età è di 28 anni e le borse sono circa 35 ogni anno. Anche per questo programma esiste una selezione e una preselezione molto competitiva fatta insieme ai funzionari di UNDESA di New York. I candidati preselezioni hanno un colloquio a ottobre mentre per i selezionati è previsto un tirocinio a dicembre a Torino presso il Campus dell’ILO, prima della loro partenza verso uno dei Paesi richiedenti. I vincitori verranno stipendiati in moneta locale sulla base del costo della vita. Il prossimo bando di gara è in attesa di pubblicazione sul sito.

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